Infotel
E-Learning, LMS, Learning Management System, Scorm

Il Consorzio Infotel vi aspetta al FOSOF di Salerno a partire dal 27 novembre fino a domenica 29 presso il Padiglione X Stand 1 – 4.


Ritorna l’appuntamento con il salone informatico per la provincia di Salerno e come consuetudine il Consorzio Infotel parteciperà all’evento aspettando quanti vorranno visitare lo stand per mostrare loro le ultime novità software ed offrire particolari promozioni per l’acquisto.

Particolarmente importante la giornata di sabato, 28 novembre, nel corso della quale a partire dalle ore 14.00 fino alle ore 16.30 il CONSORZIO INFOTEL ha organizzato un convegno dal titolo “La sicurezza nei cantieri alla luce del D. Lgs. 106/09 ” nel corso del quale saranno presenti personalità di spicco del mondo della sicurezza dall’Ing. PORRECA che affronterà l’argomento relativo alle modifiche introdotte dal D.LGS. 106/09 al Giud. Giuseppe Renato Croce - Magistrato Corte di Cassazione che parlerà degli aspetti civili e penali della sicurezza nei cantieri edili

Tra le principali novità la presentazione del nuovo sistema software “ IMPREDIL ” che permette di risolvere in maniera efficace ed a 360° le problematiche delle imprese. Dalla sicurezza alla fatturazione fino alla gestione e simulazione delle gare d’appalto, IMPREDIL rappresenta la soluzione del CONSORZIO INFOTEL frutto di un’attenta ricerca rivolta alla risoluzione delle problematiche aziendali

Iscrizione al convegno

Responsabile Marketing e Comunicazione

Consorzio Infotel

Matteo Puppo

In apertura di udienza i difensori denunciano la distribuzione di volantini diffamatori all'entrata del tribunale. Già identificati i responsabili. Solidarietà da Guariniello

«Ci hanno accusato di tutto e di più, secondo me senza ragione»: è lo sfogo cui si è abbandonato Raffaele Salerno, uno dei sei dirigenti della ThyssenKrupp imputati per rogo che il 6 dicembre 2007 uccise sette operai, ad un certo punto del suo interrogatorio davanti alla corte d’assise di Torino.


Incalzato dalle domande del pm Francesca Traverso, che gli ha sottoposto gli esiti degli accertamenti dell’Asl da cui in materia di sicurezza e pulizia degli impianti sono risultate «situazioni critiche», Salerno, che dello stabilimento torinese era il direttore, ha affermato che «non mi sembra di avere avuto carenze particolarmente gravi». «C’erano - ha aggiunto - molte ispezioni da parte degli organi di controllo, e tutto quello che ci dicevano veniva segnalato alla sede centrale di Terni».

In apertura di udienza l’avvocato Ezio Audisio, uno dei difensori, ha denunciato che all’ingresso del Palazzo di Giustizia è stato distribuito un volantino «gravemente diffamatorio verso il collegio difensivo» e con «velate minacce all’attività dei legali». Il volantino è firmato Collettivo Comunista Piemontese e, tra l’altro, definisce gli avvocati dei dirigenti ThyssenKrupp «mercenari senza scrupoli e senza morale, professionisti che accumulano quattrini sporti del sangue degli operai uccisi». Audisio ha informato dell’accaduto la procura generale e i carabinieri hanno identificato le persone che distribuivano il foglio.

Pronta la reazione anche del pm Guariniello: «Esprimo la solidarietà del nostro ufficio agli avvocati difensori - ha detto - per l’alta opera che essi svolgono a tutela dei propri assistiti».

La Lombardia fa il punto sulle morti bianche. La situazione delle tragedia sul lavoro in regione vede una diminuzione del 37% rispetto al 2007, con gli indici di frequenza infortunistica che calano del 5% tra il 2007 e il 2008 e del 7% rispetto al 2006. Nel 2008 la riduzione degli infortuni nel settore dell’industria è stata pari all’11%, mentre nelle costruzioni di quasi il 19%. Inoltre con l'adozione del piano regionale della sicurezza è stata incrementata l'attività ispettiva da parte delle Asl, passando da 26.215 sopralluoghi del 2007 a 52.309 nel 2008.


A fronte di una diminuzione del fenomeno rispetto agli anni passati, il risultato positivo deve essere un punto di partenza per non abbassare la guardia nella sfida alla sicurezza sul lavoro. È questo il senso della tavola rotonda sul lavoro organizzata ieri a Milano a un anno dall’approvazione del piano 2008/2010 per la promozione della sicurezza e salute negli ambienti di lavoro sottoscritto con le parti sociali, dove sono intervenuti il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e il governatore lombardo, Roberto Formigoni.

«Il risultato positivo resta però un punto di partenza, perché una sola vita sacrificata sul lavoro è una vita che deve essere salvata e risparmiata - ha spiegato Formigoni -. Da una parte vogliamo rafforzare i controlli, soprattutto sulla strada della prevenzione e aiutare i lavoratori a conoscere meglio le leggi per applicarle in maniera più costante. In secondo luogo puntiamo però alla semplificazione, perché l’artigiano che magari è solo a capo di un’azienda deve poter perdere meno tempo in burocrazia e deve avere accesso più agile alle regole sulla sicurezza. Inoltre la Regione è pronta ad assumersi maggiori responsabilità, per questo si candida a sperimentare, attraverso un accordo con il ministero, un modello che ci assegni il ruolo di coordinamento dei piani di controllo di tutti gli enti che operano sul territorio».

A livello nazionale dal 2001 al 2008 gli incidenti sul lavoro si sono ridotti del 15%, a fronte di un incremento dell’occupazione del 9%. «Nell’ambito della salute e della sicurezza registriamo un trend positivo - ha spiegato il ministro Sacconi -. Dal 1963, anno del picco di incidenti mortali, la discesa è stata costante. Tuttavia non possiamo accontentarci di ciò, come del confronto europeo dove siamo in una condizione leggermente migliore rispetto al resto dell’Unione».
 
fonte il giornale

Safety day – Il 29 e 30 ottobre presso la Fiera del SAIE di Bologna, due giornate dedicate alla tematica della Sicurezza sul lavoro organizzate da Consorzio Infotel in collaborazione con importanti professionisti esperti in materia di sicurezza.


Un evento unico composto da due momenti, all’interno della Fiera del SAIE, dedicati all’approfondimento delle problematiche legate alla sicurezza dei luoghi di lavoro alla luce del nuovo D.lgs. 106/09 ed all’attuazione di un modello organizzativo per la gestione della sicurezza. Interverranno relatori di caratura nazionale quali l’ing. G. Porreca, l’Ing. M. Taramelli ed il Dott. Frasca.

Il 29, infatti, a partire dalle 9.30, si parlerà dell’attuazione del modello organizzativo per la Gestione della Sicurezza (Norma OHSAS 18001:2007), grazie all’intervento dell’Ing. Mario Taramelli, Contrammiraglio ( r ) e Docente in Sicurezza sul lavoro, per poi discutere dell’importanza della formazione assieme al Dott. Piergiorgio Frasca, coordinatore del Comitato AIAS Formazione e RSPP certificato. Non mancherà, infine, lo spazio dedicato al confronto e la dimostrazione pratica di quanto discusso.

Il 30, invece, sempre a partire dalle 9.30, spazio all’intervento dell’Ing. Porreca, Presidente del SIE ( Società Italiana di Ergonomia ) Puglia nonché Vice Coordinatore AIAS per la Puglia, per discutere delle novità introdotte dal Decreto Correttivo del D.Lgs. 106/09 per poi approfondire le novità nel settore della cantieristica grazie al contributo dell’Ing. Daniela Sagarese, responsabile tecnico del Consorzio Infotel.

Per tutti i partecipanti saranno previsti Omaggi ed Attestati di Partecipazione.

Per partecipare all’evento registrati Qui

Nel 2008 gli infortuni nel Molise diminuiscono di circa il 5,8%. Anche per gli infortuni mortali si registra un lieve calo: sono infatti 4 rispetto agli 11 del 2007.

È questo il primo dato positivo emerso questa mattina, in apertura della presentazione del Rapporto annuale dell’Inail sugli infortuni sul lavoro in Molise, avvenuta presso il Palazzo del Governo di Campobasso.

“Sebbene il problema degli infortuni mortali rimanga una delle più grandi emergenze nazionali e che anche un singolo decesso rappresenta una grave tragedia, quest’anno la nostra regione può registrare dati leggermente incoraggianti”, così ha commentato Michele Cataldo, direttore regionale del Molise, “il Molise, infatti sta finalmente uscendo dal trend negativo degli ultimi anni per avviarsi verso un percorso virtuoso di maggiore rispetto delle condizioni di sicurezza: ne sono testimonianza i dati presentati nel Rapporto.

Anche l’Inail regionale negli ultimi anni ha intensificato la lotta agli infortuni, presidiando il campo in tutti i modi: da corsi di formazione ex d.lgs. 195/2003 per Rspp ed Aspp, agli incentivi alle imprese, ai corsi per consulenti e progettisti della piccola e media impresa relativi all’implementazione dei sistemi di gestione di sicurezza sul lavoro, ai finanziamenti per le scuole in Molise”.

Il Prefetto di Campobasso Carmela Pagano, intervenendo nel corso della presentazione, ha sottolineato che ”i dati incoraggianti del 2008, in linea peraltro con un trend positivo già registratosi nell’anno precedente, costituiscono la premessa per il raggiungimento di risultati ancor più lusinghieri, grazie allo sforzo di tutte le Istituzioni impegnate nella sicurezza del lavoro: è questa la strada maestra da seguire per raggiungere l’ambizioso obiettivo “infortuni zero” ”.

Ampia collaborazione è stata garantita dall’Assessore alla Politiche Sociali e del Lavoro della Regione Molise, Angiolina Fusco Perrella, per la realizzazione delle concrete iniziative concordate con l’Inail nel protocollo d’intesa sulla sicurezza del lavoro, già attivo da anni.

Nel corso della presentazione sono intervenuti anche i rappresentanti delle Associazioni datoriali e dei lavoratori, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. e delle Istituzioni pubbliche della regione.

Collaborazione tra le parti sociali, e’ questa la parola chiave per la sicurezza sul lavoro per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ha dichiarato: “i dati sono incoraggianti, nel senso che fra il 2008 e il 2001, nonostante la crescita dell’occupazione del 9 per cento, c’e’ stata una caduta degli infortuni del 15 per cento. Tuttavia - ha aggiunto il ministro - dobbiamo avere traguardi ancora piu’ ambiziosi e il metodo per raggiungerli deve essere quello per obiettivi e non solo regole e adempimenti”. Il ministro Sacconi ha quindi sottolineato che il testo unico sulla sicurezza si ispira proprio a questi principi, per poi lodare l’esempio della Regione Lombardia. (AGI)




Red/Dib

E' disponibile il formato elettronico degli atti del convegno "La nuova politica della sicurezza: D.lgs. 81/08 e successive modifiche. Primi elementi di valutazione della Direttiva Macchine " organizzato dall' ISPESL - Dipartimento Tecnologie di Sicurezza , che si è tenuto a Moasca il 18 - 19 Giugno 2009.

"La nuova politica della sicurezza: D.lgs. 81/08 e successive modifiche. Primi elementi di valutazione della Direttiva Macchine "

Evento organizzato da: ISPESL (Dipartimento Tecnologie di Sicurezza, Dipartimento Certificazione e Conformità, Dipartimento di Alessandria)
Presso: Moasca 18 - 19 Giugno 2009 - Castello Medievale MOASCA (AT)

Il convegno si propone di presentare gli aspetti critici e le problematiche del D.lgs. 81/08 ad un anno dalla sua entrata in vigore ed affrontare le ultime modifiche normative in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Inoltre si cercherà di evidenziare le future integrazioni tra le disposizioni legislative del D.Lgs. 81/08, Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e la nuova Direttiva Macchine 2006/42/CE, che entrerà in vigore in tutta Europa il 29 dicembre 2009. A riguardo nel corso del convegno saranno presentate le Linee Guida “Guida al confronto fra la nuova Direttiva Macchine 2006/42/CE e la Direttiva Macchine 98/37/CE”, un documento questo, utile per il confronto delle versioni italiane delle due direttive, che evidenzia anche le difformità fra le versioni italiane e le corrispondenti versioni inglesi fornendo commenti esplicativi.










Documenti


Interventi del 18 Giugno

Interventi del 19 Giugno

impredil


Ideato per soddisfare le esigenze delle Imprese Edili, è un vero e proprio sistema integrato per la Gestione delle Commesse. Ad ogni commessa possono essere associati più cantieri. IMPREDIL è un cruscotto di lavoro che consente di gestire le diverse fasi amministrative, contabili e operative legate ad una specifica commessa: Preventivazione, Programmazione, Conto Economico di Cantiere, Incassi, Sicurezza e gestione Gare

Dati Generali e Tabelle di base
  • Anagrafiche comuni a tutti i software integrati
  • Anagrafica dei dipendenti e gestione delle risorse umane per commessa, in termini di costi e quantità di lavoro
  • Archivio Clienti e Fornitori, Banche, Prezzari regionali
  • Aliquote IVA
  • Categorie merceologiche per la definizione degli articoli di magazzino
  • Gestione Listini
Preventivazione (Contab System)
  • Gestione prezzari  Regionali e personali con analisi nuovi prezzi
  • Computo Metrico Estimativo per lavorazioni a Corpo, a misura e/o misti
  • Gestione della documentazione di preventivazione (Computi metrici, Stime, Quadri di incidenza, Quadri economici…)

application_up.png Scopri di piu'

Dal distacco al coinvolgimento. Medici, assistenti sociali e forze dell'ordine sono molto più sensibili ai maltrattamenti subiti dalle donne, hanno una buona conoscenza del fenomeno "violenza di genere", ma la difficoltà maggiore resta quella di relazionarsi con la vittima. Per questo chiedono una formazione adeguata e la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti nella prima accoglienza alle donne vittime di abusi. Sono questi i risultati del rapporto "Le istituzioni in ascolto. Operatori di sanità e di polizia di fronte alla violenza alle donne" realizzato da Telefono Rosa e dall'Istituto di ricerche internazionali Archivio disarmo, in collaborazione con l'INAIL, il ministero dello Sviluppo economico e il dipartimento di Innovazione e società della Sapienza, nell'ambito del progetto "Cassiopea" promosso dal dipartimento delle Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Durante la ricerca, realizzata da marzo a giugno 2009 e presentata oggi nella sede dell'Associazione stampa estera, a Roma, sono state intervistate 70 persone tra operatori socio sanitari (ginecologi, infermieri, psicologi, assistenti sociali) e agenti di polizia e carabinieri. Dai risultati è emerso che tutti i diretti interessati hanno una buona conoscenza del fenomeno "violenza di genere" - sia essa fisica, psicologica o sessuale - e che la criticità maggiore nasce dalla "necessità di creare un rapporto di fiducia con la vittima", anche a fini investigativi, soprattutto quando gli operatori socio sanitari e le forze dell'ordine sono uomini e manca il supporto dello psicologo.
Non è facile neanche "dover appurare la veridicità di quanto denunciato dalla vittima di un abuso senza far trapelare nessun tipo di diffidenza", si legge nel rapporto. Una difficoltà riscontrata soprattutto da polizia e carabinieri. I pronto soccorso, invece, lamentano spesso sia la mancanza di "un protocollo procedurale univoco da attivare in questi casi sia la formalizzazione di una rete con gli altri soggetti che gestiscono la prima accoglienza delle donne" picchiate o stuprate. Tutti gli operatori, comunque, richiedono a gran voce la necessità di ricevere "una formazione adeguata e possibilmente continua soprattutto sul primo approccio con la vittima, ritenuto la fase centrale e più critica del proprio lavoro".
Qualche dato: a Roma nel mese di gennaio 2009, come riportano i dati Istat, si sono verificati sei casi di violenza sessuale. In realtà il fenomeno della violenza ha conosciuto una contrazione di oltre il 10% negli ultimi anni: dai 242 casi del 2007 ai 216 casi del 2008 (dati della Questura). Come riportato dai centri antiviolenza, il 70% degli stupri viene perpetrato da mariti e compagni conviventi, il 12% da ex mariti ed ex compagni, e solo il 3% da sconosciuti. Nel Lazio, una delle regioni più sessualmente violente d'Italia come riporta una ricerca condotta dalla Regione e da Telefono Rosa, il 49% delle donne si sente insicura in qualunque luogo della città e il 38% ha dichiarato di essere stata vittima almeno una volta di una qualche forma di violenza fisica, sessuale o psicologica.
"La richiesta di formazione da parte degli operatori non è solo in itinere ma è soprattutto iniziale", spiega Fabrizio Battistelli, presidente dell'Archivio disarmo. Gli agenti delle volanti, chi sta nei commissariati e il personale dei pronto soccorso "vogliono avere almeno una conoscenza di base di come ci si comporta in casi di stupro, percosse o altre forme di abusi". Altra esigenza è "il bisogno, sia degli operatori sanitari sia delle forze dell'ordine, di fare rete con altri soggetti, come i servizi sociali comunali, le associazioni, i centri anti-violenza", continua Battistelli.
Il colonnello dei carabinieri Roberto Massi ha invece sottolineato anche "la necessità di fare prevenzione", mentre Francesca Monadi, vice dirigente della squadra mobile di Roma, ha richiamato l'attenzione sull'importanza che anche gli operatori sanitari sappiano "cosa succede nei casi di violenza sulle donne sia dal punto di vista investigativo e giudiziario sia da quello della seconda accoglienza". Ma anche chi sta dietro gli sportelli d'ascolto contro le molestie sessuali sul lavoro deve avere un'infarinatura del problema. "Spesso i disagi lavorativi delle donne nascondono casi di abuso", aggiunge Mirella Ferlazzo, presidente del Comitato Pari opportunità del ministero dello Sviluppo economico.
(RedSoc/roma)

Sedici ore di formazione per chi entra per la prima volta in un cantiere. E una banca dati che rilascia un libretto che certifica le competenze di ogni singolo operaio. Ecco come INAIL, Formedil, ministero del Welfare e sindacati dichiarano guerra agli infortuni nel settore
ROMA - E' lotta agli incidenti nei cantieri. Un corso di formazione obbligatorio di 16 ore e un libretto di formazione - una sorta di "passaporto" che certifica il profilo professionale - per tutti i nuovi lavoratori edili: sono queste le iniziative presentate oggi, a Roma, in occasione dell'apertura delle giornate per la formazione nell'edilizia organizzate da INAIL, Formedil (l'Ente nazionale per la formazione e l'Addestramento professionale nell'Edilizia), ministero del Lavoro e Conferenza Stato-Regioni.  Entrambe le iniziative fanno parte delle strategie previste dal contratto nazionale del settore.
La formazione diventa obbligatoria. Secondo quanto stabilito dall'intesa - già operativa in fase sperimentale - tutti gli operai che, per la prima volta, mettono piede in un cantiere sono obbligati a frequentare un corso di preparazione di 16 ore. L'obiettivo - oltre alla finalità primaria di ridurre la possibilità di infortuni - è anche agevolare l'impatto iniziale tra lavoratore e azienda. Dopo i primi otto mesi di prova, hanno già frequentato i corsi oltre 15mila "allievi", appartenenti a circa 13mila aziende. Tra gennaio e settembre 2009, pertanto, una quota rilevante dei nuovi ingressi nel settore ha ricevuto una formazione professionale di base utile a riconoscere i rischi del mestiere: una sensibilizzazione a una cultura della sicurezza che andrà di pari passo con la crescita professionale degli interessati.
Le 16 ore sono, infatti, il punto di partenza di un cammino formativo che intende accompagnare nel tempo un operaio, rappresentando non solo una prima garanzia della qualità delle risorse umane, della regolarità dei rapporti contrattuali e della sicurezza, ma anche un mezzo innovativo per "intercettare" e dare delle prime competenze di base a tutti i nuovi lavoratori. "Per le parti sociali l'avvio di questa innovazione contrattuale rappresenta il primo passo per la costruzione di un percorso di formazione continua", sottolinea il presidente di Formedil, Massimo Calzoni, "in grado di garantire una specifica e adeguata formazione alla sicurezza per tutte le figure e a tutti i ruoli professionali. Per questo abbiamo deciso di legare le 16 ore a un'altra iniziativa oggi al centro dell'attenzione anche del governo e del Parlamento: la creazione del Libretto formativo del lavoratore, già previsto dalla legge Biagi e che viene rilanciato dal recente decreto legislativo 106 pubblicato lo scorso 5 agosto".
Il libretto formativo. Alla base del libretto vi è la creazione di una banca dati dove sono inseriti tutti i lavoratori con le loro rispettive competenze. "Si tratta di una sorta di schedatura", ha continuato Calzoni, "che garantisce trasparenza e qualità". Secondo Formedil ogni anno saranno monitorati circa 100mila persone: una strategia all'insegna della trasparenza e della tracciabilità in grado di incidere anche sull'emersione del lavoro nero. Il "libretto formativo" - un documento che fornisce un profilo completo e aggiornato del percorso professionale di ciascun operaio - rappresenterà il punto terminale di questo percorso.
Ma come è organizzato questo percorso? Con la banca dati verrà garantito da parte di tutte le scuole, entro la fine del 2009, il censimento delle competenze di ogni singolo lavoratore sulla base di un repertorio nazionale condiviso: ciò consentirà di monitorare costantemente l'offerta formativa di settore, nonché di conoscere e seguire in tempo reale i suoi utenti. Dall'inserimento e dall'elaborazione dei dati relativi al curriculum, anagrafico e professionale, dei corsi realizzati a quelli delle esperienze di lavoro (questi ultimi incrociati con i repertori delle competenze e delle unità didattiche): saranno questi i contenuti del Libretto che - rilasciato dalla scuola edile nell'ambito della prima occasione formativa come stampa automatica della posizione dell'utente risultante dalla banca dati - verrà continuamente aggiornato e sarà in continua evoluzione (la responsabilità di aggiornamento è della scuola che di volta in volta lo rilascia al lavoratore, che deve provvedere a sostituirlo al vecchio).
Questa modalità operativa, infine, contribuirà in modo determinante a contrastare il lavoro irregolare e consentirà al sistema paritetico di conoscere in tempo reale il valore professionale del proprio patrimonio umano, da sempre la principale risorsa dell'industria delle costruzioni. "A breve, ne avvieremo la sperimentazione, partendo proprio dai lavoratori neo-assunti che hanno frequentato e frequenteranno i corsi delle 16 ore", ha concluso Calzoni.

In Italia l'economia sommersa oscilla intorno al 17 e il 19% del Pil. Tradotto in termini monetari: vengono sottratti al sistema economico fiscale intorno ai 240-279 miliardi di euro. Una cifra che, secondo il ministero dell'Economia, corrisponde a una perdita di gettito di 100 miliardi l'anno, ossia più del 15% del totale delle entrate fiscali raccolte. E la gravità del fenomeno cresce nel tempo: in soli cinque anni la ricchezza nascosta al fisco è aumentata del 30% e l'evasione accumulata ha superato i 400 miliardi di euro, un ammontare pari alle risorse impegnate nello stesso periodo nel servizio sanitario nazionale e che supera quelle per l'istruzione. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal report "Emersione e legalità per un lavoro sicuro" realizzato dall'Ires, in collaborazione con l'università Link Campus e presentato oggi a Roma all'interno del progetto "In regola". L'indagine - che utilizza dati Istat, INAIL e del ministero dell'Economia - fotografa la situazione italiana per fornire un'interpretazione delle interrelazioni tra legalità, emersione e sicurezza del lavoro.


In totale sono 5.544 le attività lavorative svolte in maniera irregolare, pari a 2.951mila occupati a tempo pieno. Rispetto ai settori di attività negli ultimi anni il sommerso sta interessando soprattutto il settore dei servizi che assorbono il 76% del lavoro irregolare,  l'intero aggregato del  manifatturiero rappresenta, invece, il 6,5% del totale, a cui va aggiunta la quota delle costruzioni (7,3%) e dell'agricoltura (9,8%). A livello geografico il fenomeno si concentra maggiormente al sud che assorbe il 45% del totale contro il 18% del centro e il 37% del nord. Tra le regioni la maglia nera spetta alla Calabria con il 27% di diffusione del fenomeno e numeri sull'occupazione irregolare che continuano a crescere (+7 nel periodo 2001-2005).
Un altro aspetto messo in risalto dal report riguarda i costo sociali ed economici dell'illegalità in Italia. In totale secondo l'indagine sono 160mila le vittime di estorsione con un costo stimato di 9 miliardi di euro. E 180mila le persone finite nel giro dell'usura, con un giro di affari di circa 15 miliardi di euro. Per quanto riguarda invece la sicurezza dei lavoratori, i soggetti  più a rischio restano i giovani. Emerge, inoltre, che anche la precarietà contrattuale si correla con una salute precaria, nel triennio 2005-2007 sono aumentati infatti gli infortuni agli atipici: il 22% in più ai danni dei parasubordinati e +35% quelli ai danni degli interinali.

Per quanto riguarda la zona di Roma, infine, nonostante un andamento positivo del mercato del lavoro si registra un abbassamento del livello di sicurezza: se tra il 2007 e 2008 è diminuito a livello nazionale il numero di infortuni sul lavoro del 4,1%, nella Capitale il dato è in controtendenza con un +0,3%. Ed è proprio per contrastare questo fenomeno che questa mattina la Provincia di Roma ha lanciato"In regola", un progetto formativo che coinvolgerà le aziende e le pubbliche amministrazioni sui temi della salute e sicurezza dei lavoratori. Gli interventi prevedono corsi gratuiti e autodiagnosi interne per valutare l'idonetità dei propri modelli organizzativi e di gestione. Inoltre sarà possibile fare formazione anche in rete attraverso corsi on line resi disponibili sul portale creato appositamente per il progetto.  Nell'ambito dell'iniziativa è stato realizzato anche il film "Lavoro Brado", che verrà proiettato nelle cinque province del Lazio.
(ec/roma)

In premessa non si può nascondere la soddisfazione di aver avuto dal legislatore, in occasione dell’emanazione del D. Lgs. 3/8/2009 n. 106, correttivo del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, contenente il Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, la conferma di alcune delle interpretazioni personali sulla applicazione di tale decreto legislativo già espresse e riportate più volte in approfondimenti, articoli di stampa, incontri e seminari sul tema specifico.

Certamente la interpretazione più discussa ed anche la  più contestata è stata quella data sulla nomina da parte del committente del responsabile dei lavori nell’ambito dei cantieri temporanei o mobili, nomina che in base ad una interpretazione logica e sistematica è stata sempre considerata dallo scrivente una facoltà e non anche un obbligo da parte del committente al contrario di quanto sostenuto da altre fonti.

La convinzione sulla quale si era basata la interpretazione sulla facoltà della suddetta nomina alla luce delle indicazioni fornite dal D. Lgs. n. 81/2008 si basava su delle osservazioni e derivava da alcune considerazioni che tenevano conto che:
- la nomina del responsabile dei lavori da parte del committente non era obbligatoria ma era una sua scelta tant’è che non è stata esplicitamente inserita dal legislatore fra gli obblighi del committente;
- il committente, secondo le indicazioni fornite nella materia dalle direttive europee è, comunque, il primo destinatario degli obblighi ed è il perno della sicurezza nei cantieri temporanei o mobili; questa affermazione è stata anche confermata dalla giurisprudenza così come si desume dalla lettura delle numerose sentenze emesse dalla Corte di Cassazione penale sulla responsabilità del committente e raccolte nel “Repertorio delle sentenze” di questo stesso sito per cui si era ritenuto che, in assenza di una esplicita nomina, il responsabile dei lavori era e rimanesse comunque il committente medesimo;
-  ogni volta che nel Titolo IV del D. Lgs. n. 81/2008 il legislatore citava il “committente” lo ha fatto accompagnandolo con il termine “responsabile dei lavori” ed attraverso la congiunzione “o” a dimostrazione che tutti gli obblighi posti a carico del committente potessero essere addebitati alternativamente a carico del committente stesso oppure del responsabile dei lavori nel caso in cui questi fosse stato nominato e fosse stato delegato, al momento dell’incarico, all’assolvimento degli obblighi del committente. Una sola volta nel testo originario del D. Lgs. n. 81/2008 il termine “committente” non era seguito dalla espressione “o responsabile dei lavori” e ciò si verificava nell’art 93 comma 1 dello stesso D. Lgs. n. 81/2008, ma ovviamente in quanto in tale articolo era inserito l’obbligo da parte del committente di controllare proprio l’operato del responsabile dei lavori per cui è chiaro che non poteva essere diversamente;
- il legislatore, per quanto riguarda la nomina del responsabile dei lavori, aveva preso in considerazione nel D. Lgs. n. 81/2008 solo le fasi della progettazione e della esecuzione dell’opera. Per altre fasi legate alla realizzazione dell’opera, quale potesse essere la fase di gestione degli appalti e di scelta delle imprese, appariva ovvio che la figura del responsabile dei lavori facesse sempre capo ovviamente al committente dell’opera;
- ci sono dei casi in cui si aveva difficoltà a sostenere la tesi della nomina ope legis ed automatica del responsabile dei lavori e nei quali sembrava chiaro che la figura del responsabile dei lavori non può che essere ricoperta dal committente in prima persona, quale quelli nei quali non è prevista, ad esempio, la presenza di un progettista dell’opera, nonché casi in cui è prevista la presenza di più progettisti (delle strutture, architettonico, degli impianti, ecc.) nei quali casi non era chiaro a chi dovesse essere affidato ope legis l’incarico di responsabile dei lavori;
- ai sensi dell’art. 93 comma 1 del D. Lgs. n. 81/2008, inoltre, il committente  “è esonerato dalle responsabilità connesse all'adempimento degli obblighi limitatamente all'incarico conferito al responsabile dei lavori. In ogni caso il conferimento dell'incarico al responsabile dei lavori non esonera il committente dalle responsabilità connesse alla verifica degli adempimenti degli obblighi di cui agli articoli 90, 92, comma 1, lettera e), e 99”,  il che sta ad indicare chiaramente che il committente, con il conferimento dell’incarico al responsabile dei lavori, potesse trasferire e delegare a questi il compito di adempiere ad alcuni o a tutti gli obblighi che il legislatore aveva originariamente posti a suo carico, fermo restando che comunque il committente  stesso era tenuto a verificare che il responsabile dei lavori delegato adempisse agli obblighi generali del committente a lui trasferiti (art. 90), che provvedesse a verificare che il coordinatore in fase di esecuzione gli segnalasse le inadempienze delle imprese operanti in cantiere (art. 92 comma 1 lettera e) ed a verificare che avesse effettuata la notifica preliminare (art. 99);
- il legislatore non aveva con il D. Lgs. n. 81/2008 fissato i compiti del responsabile dei lavori. La sfera di competenza del responsabile dei lavori, proprio perché legata ad un incarico previsto dall’art. 93 comma 1 del D. Lgs. n. 81/2008, veniva stabilita dal committente al momento del suo conferimento;
-  l’unico compito che emergeva fissato ope legis per il responsabile dei lavori era quello rinveniente dalla lettura dell’art. 93 comma 2 del D. Lgs. n. 81/2008 che recita “La designazione del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l'esecuzione (che si rammenta può essere fatta ai sensi dei commi 3 e 4 dell’art. 90 del D. Lgs. n. 81/2008 sia dal committente che dal responsabile dei lavori), non esonera il responsabile dei lavori dalle responsabilità connesse alla verifica dell'adempimento degli obblighi di cui agli articoli 91, comma 1, e 92, comma 1, lettere a), b), c) e d)” cioè alla verifica che sia il coordinatore in fase di progettazione che quello in fase di esecuzione assolvessero agli obblighi che la legge aveva a loro assegnati. Si osserva, in proposito, che il comma 2 dell’art. 93 era l’unico del Titolo IV del D. Lgs. n. 81/2008 nella versione originaria nel quale non veniva citato il committente in alternativa al responsabile dei lavori. Quanto sopra aveva portato alcuni a rafforzare la propria opinione che il legislatore con tale comma avesse voluto espressamente assegnare un obbligo esclusivo a carico del responsabile dei lavori e non anche del committente e quindi in definitiva a carico del progettista o del direttore dei lavori che venivano identificati ope legis in tale figura. “Tecnico controlla tecnico” si commentava a proposito.




A seguito della lettura del testo originario del D. Lgs. n. 81/2008 non si è ritenuto comunque di interpretare nel senso sopraindicato la disposizione di cui all’art. 93 comma 2 ma si era più propensi a pensare che ci fosse stata una omissione da parte del legislatore nel trascrivere il D. Lgs. n. 494/1996 e s.m.i., il quale nell’art. 6 comma 2, come modificato dal D. Lgs. 19/11/1999 n. 528, indicava appunto che “La designazione del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l’esecuzione, non esonera il committente o il responsabile dei lavori dalle responsabilità connesse alla verifica dell’adempimento degli obblighi” da parte dei coordinatori e quindi fissava l’alternativa fra le due figure. Tale convinzione era avvalorata anche da alcune considerazioni secondo le quali non appariva logico che il legislatore avesse voluto affidare ope legis un compito esclusivo, che portava all’esonero dalle responsabilità da parte del committente, ad una figura (il responsabile dei lavori) che poteva pure non sussistere perché era nominata a discrezione del committente.
     Ma perché il “può” ballerino che appare nel testo dell’approfondimento? Perchè le disposizioni legislative che si sono succedute nel tempo nella materia specifica hanno sostenuto alternativamente ora l’obbligatorietà ora la facoltà della nomina di tale figura da parte del committente.
     Ma andiamo con ordine.
     Con l’art. 2 comma 1 lettera c del D. Lgs. 14/8/1996 n. 494, contenente l’attuazione della direttiva 92/57/CEE concernente le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili, il responsabile dei lavori veniva definito quale il:

“soggetto incaricato dal committente per la progettazione o per l'esecuzione o per il controllo dell'esecuzione dell'opera”
(art. 2 comma 1 lettera c del D. Lgs. n. 494/1996).

Il D. Lgs.  19/11/1999 n. 528 che ha successivamente apportato delle modifiche al D. Lgs. n. 494/1996, definiva, invece, il responsabile dei lavori il:

“soggetto che può essere incaricato dal committente ai fini della progettazione o della esecuzione o del controllo dell’esecuzione dell’opera” aggiungendo che “ Nel caso di appalto di opera pubblica, il responsabile dei lavori è il responsabile unico del procedimento ai sensi dell’articolo 7 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modifiche”
(art. 2 comma 1 lettera c D. Lgs. n. 494/1996 come modificato dal D. Lgs.  n. 528/1999).

definizione questa, contenuta nel decreto modificativo del D. Lgs. n. 494/1996, nella quale è facile osservare l’inserimento della parola “può” che introduceva chiaramente la facoltà da parte del committente di affidare l’incarico ad un responsabile dei lavori.

Con l’art. 89 comma 1 lettera c) del successivo D. Lgs. 9/4/2008 n. 81 è stato ancora una volta eliminato il termine “può” essendo stato definito il responsabile dei lavori quale il:

“soggetto incaricato, dal committente, della progettazione o del controllo dell'esecuzione dell'opera; tale soggetto coincide con il progettista per la fase di progettazione dell'opera e con il direttore dei lavori per la fase di esecuzione dell'opera. Nel campo di applicazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, il responsabile dei lavori è il responsabile unico del procedimento”.
(art. 89 comma 1 lettera c del D. Lgs. n. 81/2008).

Una interpretazione contraria a quella sopraindicata e che individuava nella lettura del D. Lgs. n. 81/2008 una facoltà della nomina del responsabile dei lavori  da parte del committente era fondata invece su alcuni altri elementi derivanti sostanzialmente dalla lettura degli articoli 93 e 92 dello stesso D. Lgs. n. 81/2008. In particolare veniva posto all’attenzione, da parte di chi sosteneva l’automaticità della nomina, che nell’art. 93, riportante le responsabilità dei committenti e dei responsabili dei lavori, secondo il quale “la designazione del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l'esecuzione, non esonera il responsabile dei lavori  dalle responsabilità (non veniva indicato in alternativa il committente) connesse alla verifica dell'adempimento degli obblighi di cui agli articoli 91, comma 1, e 92, comma 1, lettere a), b), c) e d)”, veniva assegnato dal legislatore il compito del controllo dell’attività dei coordinatori esclusivamente al responsabile dei lavori non avendo lo stesso indicato per tale incombenza una alternativa fra il responsabile dei lavori ed il committente come era stato invece fatto in tanti altri punti del decreto stesso. Inoltre, sostenevano ancora costoro, nel comma 1 lettera e) dell’art. 92 sugli obblighi del coordinatore per l’esecuzione dei lavori, secondo il quale questi “segnala al committente e al responsabile dei lavori, previa contestazione scritta alle imprese e ai lavoratori autonomi interessati, le inosservanze alle disposizioni degli articoli 94, 95 e 96 e alle prescrizioni del piano di cui all'articolo 100, e propone la sospensione dei lavori, l'allontanamento delle imprese o dei lavoratori autonomi dal cantiere, o la risoluzione del contratto”, veniva imposto al coordinatore medesimo di effettuare tale segnalazione sia al committente che al responsabile dei lavori per la presenza della congiunzione “e”. Queste due osservazioni portavano quindi a concludere che il legislatore aveva prevista sempre e comunque la presenza del responsabile dei lavori nell’ambito dei cantieri temporanei o mobili.  
     Ora finalmente il decreto correttivo di cui al D. Lgs. n. 106/2009 ha messo la parola fine alla diatriba in quanto con l’art. 89 comma 1 lettera c) definisce il responsabile dei lavori quale il:

“soggetto che può essere incaricato dal committente per svolgere i compiti ad esso attribuiti dal presente decreto; nel campo di applicazione del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, il responsabile dei lavori è il responsabile del procedimento”
(art. 89 comma 1 lettera c del D. Lgs. n. 81/2008 come modificato con il D. Lgs. n. 106/2009).

 per cui è facile osservare che è ricomparso il “può” ballerino il quale avvalora definitivamente e chiaramente la facoltà della nomina da parte del committente del responsabile dei lavori. Analogamente e corrispondentemente anche nell’art. 92 comma 1 lettera c) la congiunzione “e” è stata ovviamente sostituita da una “o”.
     C’è da concludere che a volte la lettura logica e sistematica e non proprio strettamente lessicale di una disposizione di legge può dare una giusta interpretazione a quello che il legislatore non è stato in grado di esprimere felicemente ed a scavalcare così gli errori e le omissioni la cui presenza è fisiologica nell’elaborazione dei testi delle leggi.
     Dove invece non si è avuto un riscontro nel decreto correttivo del D. Lgs. n. 81/2008 è il ricorso all’istituto della delega che si è ritenuto e si ritiene debba necessariamente accompagnare l’incarico del responsabile dei lavori sulla quale il legislatore anche in occasione del decreto correttivo non ha inteso ancora esprimersi, necessità questa che è stata comunque individuata  nelle varie indicazioni fornite dalla giurisprudenza in base alla quale ogni qualvolta si devono trasferire obblighi penali da un soggetto ad un altro è necessario che ciò sia fatto tramite l’istituto della delega che tra l’altro, come è noto, è stato regolamentato, sia pure per i datori di lavoro, dall’art. 16 dello stesso D. Lgs. n. 81/2008.
     La convinzione sulla necessità della delega è stata questa volta basata sulle indicazioni fornite in merito dalla Corte di Cassazione e che è possibile leggere in alcune sentenze dalla stessa emesse. Nella sentenza n. 23090 del 10/6/2008, infatti, emessa in riferimento ad un infortunio mortale occorso ad un lavoratore di una ditta appaltatrice il quale, mentre era intento a dei lavori di demolizione sopra di una scala all’altezza di circa sei metri, cadeva rimanendo infortunato mortalmente, la Sezione IV della Suprema Corte ha avuto modo di esprimersi nel senso che il responsabile dei lavori deve essere oggetto di una esplicita delega da parte del committente e con accettazione scritta da parte dello stesso (il che esclude una nomina ope legis) e che inoltre il committente è esonerato dal rispetto degli obblighi che eventualmente lo stesso ha inteso trasferire al responsabile dei lavori. In tale sentenza della Suprema Corte è possibile, infatti,  leggere che “L'esenzione del committente  dalle responsabilità che la legge gli impone si verifica solo a seguito della nomina del responsabile dei lavori e nei limiti dell'incarico conferito a quest'ultimo” e la stessa ha proseguito ribadendo che “Dalla formulazione della suddetta norma, dunque, emerge chiaramente che il legislatore, nel prevedere l'esonero del committente dalle responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro nel cantiere, lo ha subordinato alla nomina di un responsabile dei lavori, nell'ambito però della delega ad esso conferita. Alla nomina del responsabile dei lavori si deve imprescindibilmente accompagnare un atto di delega, con il quale si attribuiscano al predetto responsabile dei lavori poteri decisionali, cui sono connessi evidenti oneri di spesa o, più in generale, la determinazione della sfera di competenza attribuitagli”.
     “Il legislatore, in sostanza”,  ha proseguito la Corte di Cassazione in tale sentenza, “non ha predeterminato gli effetti della nomina del responsabile dei lavori, avendo stabilito espressamente che l'area di esonero della responsabilità del committente dipende dal contenuto e dall'estensione dell'incarico conferitogli”. Ha concluso, infine, la Sez IV precisando che le condizioni perché vi sia un esonero da responsabilità del committente sono quindi la nomina di un responsabile dei lavori, la tempestività di detta nomina in relazione agli adempimenti da osservarsi in materia di sicurezza del lavoro e l’estensione della delega conferita al responsabile dei lavori ai predetti adempimenti.
     In una precedente sentenza, la n.. 29149 del 10 agosto 2006 la Sezione III della stessa Corte di Cassazione aveva condannato un committente per aver omesso di designare il coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione. In tale circostanza la Corte di Cassazione ha avuto modo di sostenere che «il committente può essere sgravato degli obblighi in materia di sicurezza e di salute da attuare nel cantieri temporanei soltanto se abbia conferito incarico al responsabile dei lavori, non essendo sufficiente, per l’esonero da responsabilità del committente, la nomina del responsabile dei lavori ove non intervenga delega a quest’ultimo, che nella specie non risulta essere stata espressamente rilasciata».
     Dobbiamo aggiungere altro?

ING.  GERARDO  PORRECA

Ancora a proposito di segreto aziendale e di obbligo di consegna del DVR al RLS (*)
Premessa
Nell'agosto del 2007, avevamo salutato l'approvazione della legge 123 come segnale di grande importanza dato al mondo del lavoro.
La legge, nel delegare il governo (Prodi) ad adottare “entro 9 mesi.. uno o più decreti legislativi per il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro”, configurava un quadro di tutele più avanzato e stabiliva alcune norme immediatamente esecutive.
Di notevolissimo significato, tra queste, l'obbligo di consegna materiale di copia del DVR al Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Il decreto legislativo n. 81 del 2008, in recepimento della delega, aveva accolto e ribadito tale obbligo in ben quattro norme, comprendendo la consegna del DUVRI: all'art 18 [Obblighi del datore di lavoro e del dirigente], comma 1, lettere o) p) e all'art. 50 [Attribuzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza], commi 4 e 5.
Con l'avvento del nuovo governo e del potente nuovo ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, abbiamo assistito al sistematico tentativo di smantellare il quadro organico di riordino e coordinamento delle disposizioni vigenti , in materia di SSL, definito dal D.Lgs. 81.
Rispetto all'obbligo di consegna del DVR al RLS, l'intervento ha operato utilizzando entrambe le direttrici, amministrativa e legislativa.
L'intervento per via amministrativa ha prodotto la risposta all'interpello n. 52, in base alla quale il DVR può essere consegnato al RLS su supporto informatico utilizzabile solo su terminale video aziendale.
Quello legislativo, col D.Lgs. n.106 dello scorso 3 agosto, ha prodotto la previsione che il DVR sia da consultare esclusivamente in azienda.
Entrambe le decisioni patiscono però una contraddizione destinata a divenire oggetto di un contenzioso sul quale inevitabilmente sarà chiamata ad esprimersi la magistratura.
Tale contraddizione è rappresentata sia da un profilo di anticostituzionalità sia dalla violazione di norma comunitaria, per riduzione delle tutele. Agendo, pertanto, in violazione (per eccesso) della delega nei punti in cui questa prevede la garanzia dell'uniformità della tutela, il rispetto delle normative comunitarie e delle convenzioni internazionali in materia, l'introduzione dello strumento dell'interpello differenziandolo da quello previsto nel decreto legislativo 124/2004.
Il ricorso presentato da un RLS col sostegno della FILCAMS-CGIL di Milano contro Esselunga per la mancata consegna materiale del DVR, accolto dal giudice del lavoro, inizia a muovere nella direzione sopra indicata.
(*) in allegato, l'Approfondimento del 13 marzo 2009.
L' della sentenza della Cassazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione [Cass. Sezione V Penale – sentenza del 27 aprile 2009 n. 17744] riapre la discussione sulla risposta all'interpello n. 52 del 19 dicembre 2008 in relazione al quesito posto da Confcommercio: “Consegna al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza del documento di valutazione dei rischi unicamente su supporto informatico”.
Nell'approfondimento del 13 marzo avevamo accennato al problema del segreto industriale, o aziendale, come unica logica radicante la necessità che il DVR non debba “uscire” dall'azienda.
Ne avevamo pertanto criticato il carattere surrettizio e incongruente, portando a riferimento le norme del D.Lgs. 25/2007 (“Attuazione della direttiva 2002/14/CE che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione [dei rappresentanti] dei lavoratori”).
Vale richiamare come l'art. 5 di tale decreto costituisca “la previsione posta a garanzia dell'effettività dei diritti” [Luciana Guaglianone: “Il problema delle informazioni riservate (art. 5 d.lgs. 25/07)”]; sia, quindi, del diritto di ricevere la informazione e di preparare/svolgere la consultazione, così come del diritto per l'impresa ad avere protette le informazioni/documentazioni che siano state “espressamente fornite in via riservata e qualificate come tali”.
Ad ulteriore protezione dell'impresa, il comma 2 dell'art. 5 prevede che: “Il datore di lavoro non è obbligato a procedere a consultazioni o a comunicare informazioni che, per comprovate esigenze tecniche, organizzative e produttive, siano di natura tale da creare notevoli difficoltà al funzionamento dell''impresa o da arrecarle danno”. Disposizione riproposta, da ultimo, nella recentissima Direttiva 2009/38/CE (1) all'art. 8, comma 2:
“2. Ciascun stato membro dispone che, nei casi specifici e nelle condizioni e limiti stabiliti dalla legislazione nazionale, la direzione centrale situata nel proprio territorio non sia obbligata a comunicare informazioni che, secondo criteri obiettivi, siano di natura tale da creare notevoli difficoltà al funzionamento delle imprese interessate o da arrecar loro danno”. (si osserva, per inciso, che l'obbligo di consultazione del RLS e l'elaborazione del Documento di valutazione dei rischi dovranno, perciò, necessariamente già aver trasceso il limite posto dal comma 2, nel senso di escludere consultazioni e le informazioni di know-how su aspetti provatamente “sensibili”; ..si dovrebbe quindi inferire la mancanza stessa della condizione alla violabilità del precetto, del divieto di rivelazione).
Ora la Suprema Corte, con la sentenza citata, interviene a ribadire che “Ai sensi dell'art. 621 del codice penale, la rivelazione del contenuto di documenti segreti costituisce reato solo se dal fatto deriva un nocumento, inteso questo come pregiudizio giuridicamente rilevante di qualsiasi natura possa derivare a colui che abbia il diritto alla segretezza dei documenti”.
Afferma cioè che anche nel caso la rivelazione riguardi contenuti espressamente qualificati come segreti, bisognerà ancora dimostrare che essa abbia prodotto un danno reale all'azienda.
Mancando questa condizione, viene a cadere la perseguibilità penale (in appendice, gli artt. 621, 622, 623 c.p.).
1). “Direttiva 2009/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 6 maggio 2009 riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di dimensioni comunitarie”.
La Cassazione accoglie il ricorso ex art. 606 lett. b) e) del codice di procedura penale (2).
Accoglie pienamente i primi due motivi; i quali rappresentavano la mancanza della condizione obbiettiva di punibilità, mancando sia la contestazione che il verificarsi del nocumento.
E' da rilevare che la Corte accoglie senza distinguo anche il terzo motivo del ricorrente: “sarebbe mancata anche la volontà dell'avente diritto [l'impresa] di attribuire segretezza al contenuto delle informazioni. La segretezza sarebbe stata affermata apoditticamente e mancherebbe del tutto la motivazione sul punto, così come sul valore economico dei dati, in quanto segreti”.
Ciò è di interesse in quanto, nel caso in questione, tale motivo poteva risultare meno influente rispetto ai due precedenti.
La Corte sembra voler precisamente richiamare quanto, in materia di segreto aziendale, veniva già definito dal Regio Decreto del 1939 n. 1127, all'art. 6-bis (3):
“1. ..costituisce atto di concorrenza sleale la rivelazione a terzi.. di informazioni commerciali.. ove tali informazioni:
a) siano segrete, nel senso che non siano nel loro insieme, o nella precisa configurazione e combinazione dei loro elementi , generalmente note o facilmente accessibili agli esperti ed agli operatori del settore;
b) abbiano valore economico in quanto segrete;
c) siano sottoposte, da parte delle persone al cui legittimo controllo sono soggette, a misure da ritenersi ragionevolmente adeguate a rimanere segrete.
Queste le condizioni (che devono essere tutte presenti) perché si possa parlare di “informazioni aziendali riservate”(4).
La normativa comunitaria: alcuni cenni.
Vediamo dunque che affinché possa operare la protezione di legge rispetto alle informazioni che costituiscono il patrimonio conoscitivo di un'azienda (il c.d. know-how), è necessario che esse insieme costituiscano un valore aziendale e siano mantenute segrete.
Cosa si debba intendere per lo definisce l'art. 10 del Reg. CE 96/240:
“know-how.: un insieme di informazioni tecniche segrete, sostanziali e identificate in una qualsiasi forma appropriata”.
Sempre per l'art. 10, indica che il know-how è descritto o fissato su un supporto materiale, in modo tale da permettere di verificare se esso possieda i requisiti della segretezza e della sostanzialità.
(2). art. 606 c.p.p. “Il ricorso per Cassazione può essere proposto per i seguenti motivi:
b) inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si deve tener conto nell'applicazione della legge penale;
e) mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta dal testo del provvedimento impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente indicati nei motivi del gravame.”
(3). L'art. 6-bis è stato introdotto nel R.D. 1127/39 (c.d. Legge invenzioni) dal D.Lgs. 198/96: “Adeguamento della legislazione interna in materia di proprietà industriale alle prescrizioni obbligatorie dell'accordo relativo agli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale concernenti il commercio – Uruguay round”. Il suo contenuto è poi diventato l'oggetto della tutela di informazioni aziendali e delle esperienze tecnico-industriali, comprese quelle commerciali, previsto dall'art. 98 del D.Lgs. 10 febbraio 2005 n. 30 “Codice della proprietà industriale, a norma dell'art. 15 della legge 12 dicembre n. 273”, che ha abrogato il R.D. 1127/39.
4. definizione dell'art. 1 del D.Lgs. 30/2005 (in recepimento della delega);
Sono la Direttiva 2002/14/CE e il D.Lgs. 25/ 2007 (in attuazione della direttiva medesima) ad istituire un “quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione [dei rappresentanti] dei lavoratori”.
A questo proposito c'è da chiedersi se la definizione di , facendo esplicito riferimento agli Accordi interconfederali di Confindustria e Confcommercio con CGIL-CISL-UIL per la costituzione delle RSU, non possa/debba comprendere anche il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza per effetto degli A.I. 22.6.95 (Confindustria) e 18.11.96 (Confcommercio)(5).
Questo aggancio sembra peraltro prefigurato nella Carta sociale europea del 1996 (in appendice gli artt. 3, 21 e 22), successiva alla Direttiva quadro 89/391/CEE ed al suo recepimento nella legislazione nazionale col D.Lgs. 626/94 (6).
Si consideri che la stessa Direttiva 2002/14/CE, pur riferendosi all'informazione e consultazione “contrattuali”, prevede, nello spirito di “intensificare il dialogo sociale e le relazioni di fiducia nell'ambito dell'impresa”, che occorra “agevolare l'accesso dei lavoratori alla formazione nell'ambito dell'impresa in un quadro di sicurezza”(7). Né si puo' ritenere che il successivo art. 4, comma 2, lettere a) e c), debba risultare slegato dalle politiche di prevenzione in materia di salute e sicurezza sul lavoro (8).
Sembra confermare questo spirito la recente “Risoluzione del Parlamento europeo del 19 febbraio 2009 sull'applicazione della direttiva 2002/14/CE che stabilisce un quadro generale relativo all'informazione e consultazione dei lavoratori nella Comunità europea” allorquando al punto 28 afferma: “[il Parlamento] si compiace del riferimento alla consultazione inserito in merito a talune questioni, ad esempio i pericoli per la salute e la sicurezza dei lavoratori o la risoluzione anticipata di un contratto di lavoro, nell'accordo concluso dall'Associazione armatori della Comunità europea e dalla Federazione europea dei lavoratori dei trasporti sulla convenzione sul lavoro marittimo del 2006”
Se questo è il quadro logico di riferimento, dovrebbe conseguire la legittima applicabilità del D.Lgs. 25/2007, in applicazione della direttiva europea, anche alla informazione e
consultazione degli RLS, secondo le modalità e i contenuti definiti dalla contrattazione collettiva “in modo tale da garantire comunque l'efficacia dell'iniziativa, attraverso il contemperamento degli interessi dell'impresa [in questo caso a mantenere riservate alcune informazioni] con quelli dei lavoratori e la collaborazione tra datore di lavoro e rappresentanti dei lavoratori, nel rispetto dei reciproci diritti ed obblighi” (art 1, comma 2).
(5). “Accordo Interconfederale 22/6/95 di attuazione del D.L. n. 626/95, in tema di rappresentanza
dei lavoratori per la sicurezza, le sue modalità di esercizio, la formazione di detta rappresentanza e la costituzione di organismi paritetici territoriali”; “Accordo Interconfederale per il commercio 20/11/96 sui Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza”.
(6). “Direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1989, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro”.
(7). “Direttiva 2002/14/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell'11 marzo 2002 che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori”, settimo considerando.
(8). “2. L'informazione e la consultazione riguardano:
a) l'informazione sull'evoluzione recente e quella probabile delle attività dell'impresa o dello stabilimento e della situazione economica;
b) ........
c) l'informazione e la consultazione sulle decisioni suscettibili di comportare cambiamenti di rilievo
in materia di organizzazione del lavoro, nonché di contratti di lavoro, ..”.
Inoltre, se vale questo ordine di ragionamento, si dovrebbe seriamente considerare se non siano due le leggi che pongono l'obbligo di informazione e consultazione nei confronti del RLS: il D.Lgs. 25/2007 e il D.Lgs. 81/2008.
Il primo, secondo le modalità stabilite dall'art. 4 e coi limiti definiti dall'art. 5 (“Informazioni riservate”); il secondo, in base a quanto prescritto dagli artt. 18, comma 1 (“Obblighi del datore di lavoro e del dirigente”) e 50 (“Attribuzioni del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”). (in appendice gli art. 4 e 5; le lett. l) n) o) p) art. 18 e i commi 4, 5 e 6 art. 50).
Com'è ovvio, sovraordinata resta pur sempre la norma dettata dall'ordinamento primo, l'articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”.
In quanto sancita come bene/diritto indisponibile, la [difesa della] salute risulterebbe, in via di principio, comunque prevalente rispetto al dovere di riservatezza. Come peraltro stabilito anche dall'articolo 41 Cost., laddove afferma che la libera iniziativa privata non possa svolgersi in in contrasto con l'utilità sociale [salute come interesse della collettività] o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità della persona [salute come fondamentale diritto dell'individuo].
L'aggiramento della delega
Quanto fin qui prospettato, prova a chiarificare le relazioni tra il diritto/dovere alla riservatezza e quello alla trasmissione di informazioni (nel caso, la consegna del DVR).
Si tratta ora di considerare il contenuto dell'interpello n. 52, per verificarne la coerenza con la norma di legge.
Non si può, per intanto, sottacere che il pronunciamento del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali – Direzione generale per l'attività ispettiva, si muove sia in violazione della delega contenuta nella legge 123 del 3 agosto 2007 (9) all'art.1, comma 2, lettera v): “introduzione dello strumento dell'interpello.. relativamente a quesiti di di ordine generale sulla normativa di salute e sicurezza sul lavoro, individuando il soggetto titolare competente a fornire la risposta”, sia in violazione del decreto attuativo 81/08, art. 1, comma 2 (10). Al punto da porre ancora a suo oggetto l'art. 9 del D.Lgs. 124/2004 (11).
E' pur vero che dal 2004 ad oggi “l'impropria funzione ” denunciata dalla Conferenza delle Regioni è stata esercitata altre volte rispetto alla materia di salute e
sicurezza sul lavoro (12).
Ma, all'epoca, non erano vigenti né la legge 123, né il decreto 81! (13)
9). “Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia”.
(10), (11). vedi approfondimento del 13 marzo 2009
(12). interpelli in materia di SSL:
3 marzo 2008 su: Possesso dei requisiti e delle capacità professionali per il datore di lavoro che intenda svolgere direttamente il compito di RSPP;
17 sett. 2007 su: Obblighi del somministratore in materia di effettuazione della valutazione dei rischi da parte dell'utilizzatore;
23 febbr. 2006 su: Facoltà da parte del medico competente di farsi assistere da altri medici specialistici (ASCOM Forlì);
22 dic. 2005 su: Facoltà da parte di una struttura privata convenzionata con un datore di lavoro per la fornitura di servizi di medicina del lavoro, di avvalersi dell'opera di un medico competente esterno alla struttura (ASCOM Forlì).
(13). fa eccezione il solo interpello n. 5 del 3 marzo 2008; tuttavia esso non è incoerente rispetto alla legge del 2007 poiché essa delegava l'individuazione del “soggetto titolare a fornire la risposta”. Tale soggetto titolato sarà quello previsto, poi, dal D.Lgs. 81, art.12, comma 2, nella composizione ivi stabilita.
A margine è da rilevare che le istanze di interpello, facendo riferimento all'articolo 9 del D.Lgs. 124/2004, venivano allora presentate anche da Associazioni sindacali datoriali di livello territoriale; cosa non più consentita dal comma 1 dell'art. 12 D.Lgs. 81/08.
I margini di applicabilità dell'interpello n. 52
Ciò premesso, va riconosciuto che la pronuncia risulta corretta e condivisibile laddove:
a- riconosce e conferma l'obbligo di consegna del DVR;
b- stabilisce la connessione dell'art. 53, commi 1 e 5 (14) con l'art. 18, comma 1, lettera o) del D.Lgs. 81.
In effetti la consegna del DVR viene “comunque garantita mediante consegna dello stesso su supporto informatico, anche se utilizzabile solo su terminale video”.
A partire da qui, però, cominciano le problematicità.
E' anzitutto opportuno ricordare che la querelle sull'obbligo o meno di consegna materiale del DVR, era stata innescata dalla duplice, infelice formulazione dell'art. 19 del D.Lgs. 626/94. Il quale articolo recitava, al comma 1, lettera e): “ [il RLS] riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente la valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative,..” mentre al comma 5 prevedeva che “il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha accesso, per l'espletamento della sua funzione, al documento.. [DVR], nonché al registro degli infortuni sul lavoro..”.
Le Associazioni datoriali (Confindustria in primis) avevano quindi interpretato come assolvimento dell'obbligo la messa a disposizione del DVR per la consultazione in azienda.
La sorta di paralogismo applicato, suonava più o meno così: il RLS riceve le informazioni e la documentazione avendone accesso:
Il decreto 81 ha tagliato il nodo gordiano, stabilendo inequivocabilmente che al RLS debba venir tempestivamente consegnato il DVR.
Eppure ancora una volta, ignorando qualsiasi spirito collaborativo, si è ricorsi a pretestuosità: “é vero che legge stabilisce l'obbligo di consegna del DVR ma non dice che esso debba uscire dall'azienda ; perciò ( sostiene l'azienda che ha
informato l'istanza di
di Confcommercio) io ti faccio accedere a un terminale di sola lettura”.
Ciò -che pure avviene nella pratica di significative realtà aziendali- si pone paradossalmente in contrasto sia con l'art. 53 del decreto 81 sia con lo stesso parere espresso dall'interpello n. 52.
Infatti l'art. 53, comma 2, lettera e), prevede:
“2. La modalità di memorizzazione dei dati di accesso al sistema di gestione [informatica] della predetta documentazione devono essere tali da assicurare che:
e) sia possibile riprodurre su supporti a stampa, sulla base dei singoli documenti, ove previsti dal presente decreto legislativo, le informazioni contenute nei supporti di memoria”.
L'interpello n. 52, per suo conto, NON dice che il terminale video debba essere di sola lettura.
Se lo affermasse “si ritornerebbe nella previsione della precedente norma [art. 19 del 626] che consentiva modalità alternative di accesso” [Maria Capozzi: L'interpello sul documento di valutazione dei rischi]. La qual cosa è oggi impedita dall'assertività degli artt. 18, comma 1, lettere o) e p) e 50, commi 4 e 5.
14). “1. E' consentito l'impiego di sistemi di elaborazione automatica dei dati per la memorizzazione di qualunque tipo di documentazione prevista dal presente decreto legislativo.”
“5. Tutta la documentazione rilevante in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro e tutela delle condizioni di lavoro può essere tenuta su unico supporto cartaceo o informatico. ..”
Parla invece, correttamente, di “pc portatile, connesso con la rete aziendale” che consenta “la disponibilità del documento in qualsiasi momento ed in qualsiasi area all'interno dei locali aziendali”.
Davvero difficile sostenere che ciò non debba consentire al RLS di poter “lavorare” sul DVR, selezionando, stampando o estraendo copia (ad es. su chiavetta) così che non venga pregiudicato “lo svolgimento effettivo delle funzioni del rls”.
Si deve anzi ritenere che far salva questa facoltà per il RLS, rappresenti interpretazione lineare e coerente dell'interpello 52.
Conclusioni
Se tuttavia tale facoltà non venisse riconosciuta dal datore di lavoro, nulla vieta che il RLS proceda a una copiatura, manuale o su nastro magnetico, del DVR: in toto o nelle parti che egli, di volta in volta, ritenga necessarie. Nulla vieta al RLS di rivolgere al datore di lavoro richiesta formale di poter disporre dei mezzi (art. 50, comma 2) per poter estrarre copia del DVR. Nulla vieta al RLS di rivolgersi all'Organismo di vigilanza territorialmente competente (art. 50, comma 1, lettera o) ).
Su questi aspetti non bisogna temere il “contenzioso”; contenzioso che mai, d'altronde, è stato posto -in vigenza del 626- circa gli appunti molto, molto puntuali di alcuni RLS.
Anzi, di fronte alla caduta di significato della le aziende avevano poi provveduto alla consegna in copia cartacea del documento.
Buon lavoro
Brescia 27 giugno 2009 Dipartimento Salute Sicurezza Ambiente
Camera del Lavoro di Brescia
P.S. 24 agosto - L'approvazione, e ormai la vigenza, del D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106 [“Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”] prevede ora, all'art. 18, comma 1, lett. o), che “il documento è consultato esclusivamente in azienda;”.
Dato l'attuale governo e l'attuale ministro, risulta difficile pensare a una -pur possibile- modifica della norma. Ciò, tuttavia, non impedisce di cominciare a studiare il modo (come ha fatto Confindustria il giorno successivo all'emanazione del Testo unico) per superarla nella pratica. La contrattazione aziendale è destinata, in questo senso, ad avere un ruolo decisivo. La legge infatti non vieta l'acquisizione (per usare il linguaggio della Direttiva 89/391/CE) di condizioni più favorevoli alla protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.
Si tenga anche conto che la norma in oggetto presenta, ad oggi, due aspetti sensibilmente problematici:
a) significa forse che l'organismo di vigilanza, in funzione ispettiva, può solo consultare il documento all'interno dell'azienda?
b) significa forse che l'azienda, con più di 10 lavoratori, più non adempie al dovere di consultazione/documentazione inviando al RLST, presso l'Organismo Paritetico Territoriale, copia del documento?
Non si mettono così in discussione due principi generali della delega, ovvero la garanzia della “uniformità della tutela” e la non-riduzione “dei diritti e delle prerogative dei lavoratori e delle loro rappresentanze”?
Codice penale
Art. 44
Condizione obiettiva di punibilità
Quando, per la punibilità del reato, la legge richiede il verificarsi di una condizione, il colpevole risponde del reato, anche se l'evento, da cui dipende il verificarsi della condizione, non è da lui voluto.
Art. 621
Rivelazione del contenuto di documenti segreti
Chiunque, essendo venuto abusivamente a cognizione del contenuto, che debba rimanere segreto, di altrui atti o documenti, pubblici o privati, non costituenti corrispondenza, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032.
Agli effetti della disposizione di cui al primo comma è considerato documento anche qualunque supporto informatico contenente dati, informazioni e programmi.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Art. 622
Rivelazione di segreto professionale
Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 30 a euro 516.
La pena è aggravata se il fatto è commesso da amministratori, direttori generali, sindaci o liquidatori o se è commesso da chi svolge la revisione contabile della società.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Art. 623
Rivelazione di segreti scientifici o industriali
Chiunque, venuto a conoscenza per ragione del suo stato o ufficio, o della sua professione o arte, di notizie destinate a rimanere segrete, sopra scoperte o invenzioni scientifiche o applicazioni industriali, le rivela o le impiega a proprio o altrui profitto, è punito con la reclusione fino a due anni.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa.
Codice civile
Art. 2105
Obbligo di fedeltà
Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, né divulgare notizie attinenti all'organizzazione del lavoro e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da arrecare ad essa pregiudizio.
Carta sociale europea (riveduta) Strasburgo, 3 maggio 1996
Articolo 3 – Diritto alla sicurezza e all'igiene sul lavoro
Per garantire l'effettivo esercizio del diritto alla sicurezza e all'igiene sul lavoro, le Parti si impegnano, in consultazione con le organizzazioni di datori di lavoro e di lavoratori:
1. a definire, attuare e riesaminare periodicamente una politica nazionale coerente in materia di sicurezza, di salute dei lavoratori e dell'ambiente di lavoro. Questa politica avrà come scopo fondamentale di migliorare la sicurezza e l'igiene professionale e di prevenire gli incidenti ed i danni alla salute che derivano dal lavoro, sono legati al lavoro o sopravvengono durante il lavoro, in particolare riducendo al minimo le cause di pericoli inerenti all'ambiente di lavoro;
2. a promulgare regolamenti di sicurezza e d'igiene;
3. a promulgare misure di controllo sull'applicazione di questi regolamenti;
4. a promuovere l'istituzione progressiva sul lavoro di servizi sanitari con funzioni
sostanzialmente preventive e di consulenza di tutti i lavoratori.
Articolo 21 – Diritto alla informazione e alla consultazione
Per assicurare l'effettivo esercizio del diritto dei lavoratori all'informazione e alla consultazione in seno all'impresa, le Parti si impegnano a prendere o a promuovere misure che consentano ai lavoratori o ai loro rappresentanti, in conformità con la legislazione e la prassi nazionale:
a. di essere regolarmente o tempestivamente informati in maniera comprensibile, della situazione economica e finanziaria dell'impresa che li ha assunti, fermo restando che potrà essere negata la divulgazione di talune informazioni suscettibili di recare pregiudizio all'impresa o che potrà essere richiesto che tali informazioni siano considerate riservate;
b. di essere consultati in tempo utile sulle decisioni previste che potrebbero pregiudicare sostanzialmente gli interessi dei lavoratori, in particolare quelle che potrebbero avere conseguenze importanti sulla situazione del lavoro nell'impresa.
Articolo 22 – Diritto di partecipare alla determinazione ed al miglioramento delle condizioni di lavoro e dell'ambiente di lavoro
Per assicurare l'effettivo esercizio del diritto dei lavoratori di partecipare alla determinazione ed al miglioramento delle condizioni di lavoro e dell'ambiente di lavoro nell'impresa, le Parti s'impegnano a prendere o a promuovere misure che consentano ai lavoratori o ai loro rappresentanti, in conformità con la legislazione e la prassi nazionale, di contribuire:
a. alla determinazione ed al miglioramento delle condizioni di lavoro, dell'organizzazione del lavoro e dell'ambiente di lavoro;
b. alla protezione della salute e della sicurezza in seno all'impresa
c. al controllo dell'osservanza della regolamentazione in queste materie.
Decreto Legislativo 6 febbraio 2007 n. 25
Art. 4
Modalità dell'informazione e della consultazione
1. Nel rispetto dei principali enunciati dell'art. 1, ferme restando le eventuali prassi più favorevoli per i lavoratori, i contratti collettivi definiscono le sedi, i tempi, i soggetti, le modalità ed i contenuti dei diritti di informazione e consultazione riconosciuti ai lavoratori.
2. Sono fatti salvi i contratti collettivi esistenti alla data di sottoscrizione del presente decreto legislativo.
3. L'informazione e la consultazione riguardano:
a) l'andamento recente e quello prevedibile dell'attività dell'impresa, nonché la sua situazione economica;
b) la situazione, la struttura e l'andamento prevedibile dell'occupazione nell'impresa, nonché, in caso di rischio per i livelli occupazionali, le relative misure di contrasto;
c) le decisioni dell'impresa che siano suscettibili di comportare rilevanti cambiamenti nell'organizzazione del lavoro, dei contratti di lavoro, anche nelle ipotesi di cui all'art. 7, comma 1.
4. L'informazione avviene secondo modalità di tempo e contenuto appropriate allo scopo ed in modo da permettere ai rappresentanti dei lavoratori di procedere ad un esame adeguato delle informazioni fornite e preparare , se del caso, la consultazione.
5. La consultazione avviene:
a) secondo modalità di tempo e contenuto adeguate allo scopo;
b) tra livelli pertinenti di direzione e rappresentanza, in funzione dell'argomento trattato;
c) sulla base delle informazioni di cui all'art, 2, comma 1, lettera e) [“: ogni trasmissione di dati dal parte del datore di lavoro ai rappresentanti dei lavoratori, finalizzata alla conoscenza ed all'esame di questioni attinenti alla attività della impresa;”] fornite dal datore di lavoro e del parere che i rappresentanti dei lavoratori hanno diritto di formulare;
d) in modo tale da permettere ai rappresentanti dei lavoratori di incontrare il datore di lavoro e di ottenere una risposta motivata all'eventuale parere espresso;
e) al fine di ricercare un accordo sulle decisioni del datore di lavoro, quale individuato dall'art. 2, comma 1, lettera b).
Art. 5
Informazioni riservate
1. I rappresentanti dei lavoratori, nonché gli esperti che eventualmente li assistono, non sono autorizzati a rivelare, né ai lavoratori né a terzi, informazioni che siano state loro espressamente fornite in via riservata e qualificate come tali dal datore di lavoro o dai suoi rappresentanti, nel legittimo interesse dell'impresa. .. In caso di violazione del divieto, fatta salva la responsabilità civile, si applicano i provvedimenti disciplinari stabiliti dai contratti collettivi applicati.
2. Il datore di lavoro non è obbligato a procedere a consultazioni o a comunicare informazioni che, per comprovate esigenze tecniche, organizzative e produttive siano di natura tale da creare notevoli difficoltà al funzionamento dell'impresa o da arrecarle danno.
3. I contratti nazionali di lavoro prevedono la costituzione di una commissione di conciliazione per le contestazioni relative alla natura riservata delle notizie fornite e qualificate come tali, nonché per la concreta determinazione delle esigenze tecniche, organizzative e produttive per l'individuazione delle informazioni suscettibili di creare notevoli difficoltà al funzionamento della impresa interessata o da arrecarle danno: I contratti collettivi determinano, altresì, la composizione e le modalità di funzionamento della commissione di conciliazione.
4. Resta ferma l'applicabilità della disciplina a tutela dei dati personali, prevista dal decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196.
Art. 6
Tutela dei rappresentanti dei lavoratori
1. I rappresentanti dei lavoratori fruiscono, nell'esercizio delle loro funzioni della stessa protezione e delle stesse garanzie previste per i rappresentanti dei lavoratori dalla normativa vigente ovvero dagli accordi e contratti collettivi applicati, sufficienti a permettere loro di realizzare in modo adeguato i compiti che sono loro stati affidati.
Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81
Art. 18
Obblighi del datore di lavoro e del dirigente
l) adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli art. 36 e 37;
n) consentire ai lavoratori di verificare, mediante il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, l'applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute;
o) consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, su richiesta di questi e per l'espletamento della sua funzione, copia del documento di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a) [DVR], nonché consentire al medesimo rappresentante di accedere ai dati di cui alla lettera r) [infortuni];
p) elaborare il documento di cui all'articolo 26, comma 3 [DUVRI], e, su richiesta di questi e per l'espletamento della sua funzione, consegnarne tempestivamente copia ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
Art. 50
Attribuzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
4. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, su sua richiesta e per l'espletamento della sua funzione, riceve copia del documento di cui all'art. 17, comma 1, lettera a).
5. I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza rispettivamente del datore di lavoro committente e delle imprese appaltatrici, su loro richiesta e per l'espletamento della loro funzione, ricevono copia del documento di valutazione dei rischi [da interferenze] di cui all'articolo 26, comma 3.
6. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è tenuto al rispetto delle disposizioni di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 e del segreto industriale relativamente alle informazioni contenute nel documento di valutazione dei rischi.. nonché al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui venga a conoscenza nell'esercizio delle funzioni.


fonte cgil

Nei cantieri e nelle fabbriche per ascoltare dalla viva voce dei lavoratori le condizioni di sicurezza in cui operano, con l'intento di concertare con istituzioni, associazioni e sindacati le iniziative da mettere in campo per garantire la tutela della salute dei lavoratori.

Questo l'obiettivo dell'iniziativa "Viaggio nei luoghi di lavoro per la salute e la sicurezza".
Promosso dal gruppo per la sicurezza sul lavoro del Consiglio regionale della Campania, guidato dal consigliere Antonio Amato, dall'assessorato regionale al Lavoro, dall'associazione nazionale mutilati e invalidi, dall'Inail Napoli, dall'Ance Campania, dall'Unione industriali della Provincia di Napoli, da Confindustria Salerno e dalle sigle sindacali, è un viaggio che è iniziato oggi nel cantiere simbolo di Napoli: il cantiere della Metropolitana di piazza Municipio. L'iniziativa si concluderà a marzo. Prossime tappe: la Circumvesuviana, l'Ansaldo, l'Unilevel ex Algida di Caivano, la Gallozzi group di Salerno, la Pomilia spa, il Cardarelli e una scuola secondaria superiore napoletana da scegliere nell'ambito degli istituti per geometri. Un viaggio che, dunque, tocca molteplici e diversi settori uniti dall'importanza del tema in materia di sicurezza.
Scopo dell'iniziativa, come affermato da Amato, è "la redazione di documenti che saranno poi posti all'attenzione del Comitato e del Consiglio regionale al fine di contribuire alla definizione di azioni concrete per la redazione della legge regionale sulla sicurezza". Al dibattito, aperto dal presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, hanno partecipato i circa 150 operai che lavorano per la realizzazione della stazione in piazza Municipio. Operai che hanno sottolineato la qualità e l'alto grado di sicurezza in cui operano senza dimenticare quanti, invece, lavorano in cantieri e in aziende in cui la realtà è diversa. "Siamo dei privilegiati - ha detto Giuseppe Camillo - perchè lavoriamo per una grande organizzazione e rappresentiamo il primo esempio di minatori napoletani, ma non dimentichiamo chi invece opera per piccole imprese che hanno difficoltà ad adeguarsi a questi standard di sicurezza". Sicurezza legata anche, come sottolineato dal responsabile lavoro sicurezza del cantiere Carmine Guasco "allo stress spesso causa di distrazione e di incidenti" e che, come sottolineato dall'operaio Francesco Pesce "non è garantita quando a prevalere sono la produzione e le scadenze perchè la fretta è causa di incidenti". Cantieri della metropolitana, dunque, promossi dai lavoratori e dai numeri, nonostante, come sottolineato dal presidente di Metropolitana Giannegidio Silva "si tratti di cantieri complessi in cui si coniugano l'utilizzo di avanzate tecnologie per realizzare un'opera sotterranea in un territorio fortemente urbanizzato e attività di recupero archeologico".
Secondo i dati forniti, infatti, dal 1999 al 2006, nei cantieri per la realizzazione della tratta  Garibaldi-Dante si sono verificati 46 incidenti di lieve entità.