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Per il 2008 sono oltre 270mila i "fantasmi" nei cantieri italiani e 4,35 miliardi di euro il totale dell’evasione ed elusione contributiva. Queste le stime fornite dalla Fillea Cgil in una nota del suo segretario generale Walter Schiavella. “L’impianto deregolativo del piano per l’edilizia, le recenti modifiche al Testo Unico sulla sicurezza, la direttiva ministeriale che taglia per il 2009 le attività di controllo, con una riduzione di 17 mila ispezioni, il rischio di depotenziamento del Durc, strumento che ha permesso negli ultimi due anni di far emergere dal nero oltre 200mila lavoratori dell’edilizia, sembrano rispondere – afferma Schiavella - ad una unica strategia: destrutturate ancor più un settore già oggi pesantemente segnato da illegalità, lavoro nero, evasione ed elusione contributiva, mancanza di sicurezza".

Il rischio concreto, a suo giudizio, è l’attenuazione dei controlli e la crisi "facciano aumentare l’area dell’elusione e dell’evasione contributiva, come sembrano dimostrare i dati delle Casse Edili in questi primi tre mesi". L'edilizia può favorire la ripresa, a suo giudizio, ma "solo se si punta al rafforzamento delle regole, alla crescita del sistema di impresa nella direzione della qualità e dell’innovazione, al rafforzamento dei diritti, delle tutele e della sicurezza, alla sostenibilità sociale ed ambientale, alla crescita degli investimenti in bioedilizia e risparmio energetico.”

Nel piano casa attualmente in discussione, quindi, sono accettabili il bonus edificatorio per le costruzioni a risparmio energetico e la volontà di semplificare le procedure, ma "quello che non va assolutamente bene è la deregolazione che può nascondersi in quelle norme e, soprattutto, l’assenza di qualsiasi riferimento alla regolarità del lavoro, certificata ad esempio dal Durc per congruità, come condizione per avere accesso ai benefici". E' mancato, inoltre, qualunque forma di confronto con le organizzazioni sindacali sui temi della sicurezza e regolarità.

"Quante abitazioni potrebbero essere realizzate - si chiede Schiavella - se si intervenisse in modo serio sull’evasione contributiva nel settore dell’edilizia?". Le difficoltà non si superano con la deregolamentazione selvaggia e lo sfruttamento, conclude, "noi pensiamo che ci sia un altro modo di uscire dalla crisi, nel segno della qualità e del rispetto del lavoro e dell’ambiente".


Convocati dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sugli Infortuni sul Lavoro, i sindacati Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil hanno presentato, oggi, una nota unitaria contenente proposte che mirano ad arginare il fenomeno degli infortuni nel settore delle costruzioni.
Sicurezza nei cantieri, le proposte dei sindacati di categoria
Sicurezza nei cantieri, le proposte dei sindacati di categoria

Partendo da un’analisi delle principali condizioni che provocano l’estesa presenza di lavoro nero e irregolare e, quindi, maggiormente esposto a rischi, dovuti spesso alla mancanza delle più elementari misure di prevenzione, Feneal, Filca e Fillea ritengono indispensabile operare una politica industriale che crei una concorrenza fra le imprese basata su fattori di qualità e innovazione, e non una concorrenza «sleale» fondata sui costi, sull’evasione contributiva, sul lavoro nero e sull’elusione della normativa di sicurezza.

Tra le proposte figurano la necessità di disciplinare l’accesso alla professione ed individuare soluzioni che consentano l’assegnazione degli appalti secondo il meccanismo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, consolidare l’esperienza del Durc integrandola con la Congruità, incentivare la regolarità delle imprese attraverso sistemi di riduzione degli oneri fiscali, garantire parità di condizioni fra lavoratori immigrati e italiani, rafforzare ed estendere la presenza del Rappresentate territoriale per la Sicurezza ed incrementare la formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.


Le correzioni contenute nella bozza ministeriale possono così essere riassunte:

In tema di Valutazione dei Rischi:
- Fissazione di procedure standardizzate per facilitare le PMI e le imprese agricole nella identificazione dei rischi aziendali e nella predisposizione del DvR
- Fissazione di criteri standard per la formulazione del DUVRI negli appalti
- Fissazione di criteri standard per la valutazione dello “Stress lavoro-correlato”
- La data certa del DvR sarà assicurata dalla firma contestuale del datore di lavoro, del RSPP e del RLS

Altre modifiche:
- Abolizione del divieto delle visite mediche preassuntive
- Comunicazione in via telematica degli infortuni superiori ad 1 giorno

Modifiche relative all’apparato sanzionatorio:
- Nelle due fattispecie in cui il T.U. prevede l’arresto obbligatorio (salvo che dalla violazione non derivi la morte o la lesione grave di un dipendente), si prevede l’alternatività tra arresto e ammenda
- Rivisitazione dell’entità delle ammende
- Le sanzioni d’impresa ex D.Lgs 231/01 non potranno essere applicate automaticamente

Una sentenza della Corte Costituzionale riconosce la disparità di trattamento rispetto alla prole nata da una coppia regolarmente sposata. Ma esclude che al convivente "more uxorio" possa spettare lo stesso beneficio percepito dal coniuge

Il figlio naturale di un lavoratore morto in un incidente sul lavoro d'ora innanzi ha diritto non più al 20% ma al 40% della rendita INAIL, per l'evidente disparità con i figli legittimi, nati da una coppia regolarmente sposata, i quali possono godere del "plus" di assistenza che spetta al genitore superstite nella misura del 50% della rendita. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità parziale dell'art.85 (primo comma, numero due) del Testo unico del 1965 relativo alle norme sull'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

La Corte, nella sentenza n. 86 scritta dal giudice Alfio Finocchiaro, ha accolto solo in parte le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Milano che, in sede civile, era chiamato a decidere su una controversia tra l'INAIL e una donna il cui convivente era morto in un incidente sul lavoro. La Consulta ha escluso - come invece richiesto dal Tribunale - che il convivente "more uxorio" abbia diritto alla stessa rendita percepita dal coniuge del lavoratore deceduto (vale a dire il 50% della retribuzione), ma al contempo ha ampliato i diritti dei figli naturali, altrimenti discriminati rispetto a quelli legittimi.

Nella sentenza la Corte ricorda di aver "ripetutamente posto in evidenza la diversità tra famiglia di fatto e famiglia fondata sul matrimonio, in ragione dei caratteri di stabilità, certezza, reciprocità e corrispettività dei diritti e doveri che nascono soltanto da tale vincolo, individuando le ragioni costituzionali che giustificano un differente trattamento normativo tra i due casi nella circostanza che il rapporto coniugale trova tutela diretta nell'art. 29 della Costituzione". Ecco perché, in materia pensionistica, i giudici costituzionali ribadiscono un principio già sancito nel 2000 secondo cui "la mancata inclusione del convivente "more uxorio" tra i soggetti beneficiari del trattamento pensionistico di reversibilità trova una sua non irragionevole giustificazione nella circostanza che il suddetto trattamento si collega geneticamente ad un preesistente rapporto giuridico che, nel caso considerato, manca".

Ciò premesso, i giudici costituzionali hanno accolto la richiesta del Tribunale di Milano che quantomeno al figlio naturale venga concessa una rendita del 40% (anziché del 20%) fino al compimento dei diciotto anni, pari a quella cui hanno diritto gli orfani di entrambi i genitori. La Consulta in questo caso ha riconosciuto una "discriminazione tra figli naturali e figli legittimi" che si pone in contrasto con gli articoli 3 e 30 della Costituzione. "Infatti mentre la morte del coniuge per infortunio comporta, in presenza di figli legittimi, l'attribuzione della rendita al superstite nella misura del 50% e a ciascuno dei figli nella misura del 20%", spiega la Corte, "la morte per infortunio di colui che non è coniugato e ha figli naturali riconosciuti non comporta l'attribuzione al genitore superstite di alcuna rendita per infortunio, mentre i figli hanno diritto solo al 20% di detta rendita".

Fonte Inail

Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto legislativo contenente disposizioni integrative e correttive al Testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Ora il decreto legislativo correttivo del decreto 81 dovrà andare all’esame delle competenti commissioni di Camera e Senato e della conferenza Stato-Regioni. Ma la modifica ha innescato una dura polemica con la Cgil. Epifani ha criticato il provvedimento («Un errore grave che il Paese fa fatica a comprendere). E Sacconi ha immediatamente risposto con pari polemica: «La Cgil ed Epifani non conoscono il testo e giá ci sono manifestazioni e dichiarazioni contrarie. Questa è la prova provata che dalla Cgil c'è solo pregiudizio. Non è più la Cgil di Di Vittorio pronta a confrontarsi sui testi con testardaggine anche con un Governo non amico. Qui abbiamo la Cgil del pregiudizio».

NOVITÀ - Tra le novità, secondo quanto annunciato, l'aumento delle le sanzioni pecuniarie rispetto a quelle finora previste. Resta l'arresto per il datore di lavoro che non procede alla valutazione del rischio nelle aziende considerate a rischio rilevante, mentre le sanzioni pecuniarie saranno aumentate del 50% rispetto a quelle previste dalla legge 626 del 1994 sulla sicurezza sul lavoro. (Leggi una sintesi delle novità principali)

LE CRITICHE DELLA CGIL - Guglielmo Epifani lancia l'allarme e parla di un «errore grave che la Cgil non comprende e che anche il Paese fa fatica a comprendere». Da tempo il sindacato aveva chiesto di non toccare il Testo unico e di avviare una sperimentazione per due anni. «In Italia non c'è bisogno di modifiche legislative continue che fanno venire meno la certezza della norma ed è questa una modifica di cui non si sentiva assolutamente il bisogno» ha detto Epifani alla presentazione del rapporto Ires-Cgil sui salari. Secondo il sindacato le modifiche non riguardano solo le sanzioni, che in ogni caso «si attenuano», ma anche altri capitoli che diminuiscono le responsabilità dei datori di lavoro. «Altri adempimenti andavano fatti e ci voleva più prudenza proprio ora che comincia il processo a Torino per l'Eternit e vediamo le immagini del rogo della Thyssen Krupp. Si è fatto invece un passo indietro». Le nuove norme, ha aggiunto Epifani, «spostano più responsabilità sul lavoratore che non sull'azienda».

LE PICCOLE IMPRESE APPLAUDONO- Il fronte favorevole alle nuove norme si apre con associazioni di categoria come la Confederazione dell'artigianato, xche parla di «importanti novità che riguardano prima di tutto le necessarie semplificazioni per rendere le disposizioni applicabili alle piccole imprese; la rivisitazione del sistema sanzionatorio che ha abbassato le singole sanzioni rendendole più proporzionali alle responsabilità dei singoli soggetti». O come la Confartigianato, che ritiene «opportuna la riformulazione delle sanzioni in base a criteri che mantengano la deterrenza e la dissuasività dei comportamenti scorretti, ma senza gli eccessi del Testo Unico che puniscono allo stesso modo gli errori formali e le violazioni che causano situazioni di pericolo reale per i lavoratori». Ma sul fronte politico ci sono già le posizioni negative dell'opposizione. Favorevole anche Confcommercio: «Il dl mira a promuovere una cultura ed una pratica sostanziale della sicurezza sul lavoro, puntando fortemente su politiche e strumenti di formazione e prevenzione, riducendo formalismi ed appesantimenti burocratici, razionalizzando l’apparato sanzionatorio, valorizzando gli enti bilaterali ai fini della certificazione dei modelli di organizzazione della sicurezza»

DI PIETRO: «LICENZA DI UCCIDERE» - La reazione politica più dura arriva da Di Pietro, che parla di «licenza di uccidere». Il leader dell'Idv spiega che «già le norme approvate dal governo sulla denuncia ritardata delle assunzioni favoriscono sfacciatamente il lavoro nero e il camuffamento degli incidenti sul lavoro. Ora si restringe ancora di più l'intervento degli ispettori del lavoro e si indeboliscono e riducono notevolmente le sanzioni per gli imprenditori che non applicano la disciplina sulla prevenzione. È un vero e proprio colpo di spugna che nella sostanza depenalizza il reato di omessa applicazione delle norme sulla sicurezza del lavoro e cancella l'aggravante di questi comportamenti sulla sanzione del reato. Il governo aveva detto che avrebbe dichiarato guerra agli infortuni sul lavoro. Non aveva detto però da quale parte l'avrebbe combattuta. Ora sappiamo che sta dalla parte degli omicidi». Più cauto ma ugualmente negativo il commento di una nota congiunta firmata da Enrico Letta, responsabile Welfare Pd, di Cesare Damiano, responsabile lavoro e di Tiziano Treu, vicepresidente commissione lavoro del Senato: «Ci riserviamo di vedere il testo. Come abbiamo più volte rilevato, non abbiamo obiezioni di fronte a correzioni formali o a miglioramenti soprattutto diretti a rafforzare la prevenzione e il controllo . Siamo però decisamente contrari a modifiche sostanziali che cambino l'impostazione di fondo del testo unico sulla sicurezza. Purtroppo, il governo ha già provveduto, nei mesi precedenti, ad apportare modifiche peggiorative».

Non è bastata la tragedia immane della Thyssen. E non basta lo strazio più recente dei "caduti" nei grandi impianti siderurgici e nei piccoli cantieri edili. Non basta il quotidiano bollettino di guerra delle oltre 1270 morti bianche all'anno, che fanno dell'Italia il paese in cui si muore di più in Europa, per fare la cosa più naturale e banale che esista: lavorare. Non basta sapere che ogni anno per infortuni sul lavoro oltre 30 mila persone subiscono danni permanenti, e oltre 600 mila patiscono danni temporanei. Non bastano nemmeno gli appelli accorati del presidente della Repubblica Napolitano, che da mesi si batte contro questo flagello che colpisce i più deboli, spesso costretti "a salari indecenti". Questo stillicidio, che interroga il nostro vivere civile e la nostra democrazia, non è abbastanza insopportabile da spingere la politica ad una vera, radicale, definitiva assunzione di responsabilità.

Il governo Berlusconi sta ultimando la stesura del decreto legislativo con il quale si riscrive il Testo unico sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Oltre 170 articoli, ora profondamente "integrati e corretti" dal pacchetto di misure che dovrebbe approdare al Consiglio dei ministri della prossima settimana. Un testo, non ancora definitivo, è stato anticipato ieri dall'agenzia Apcom. Multe più leggere per le imprese, in alcuni casi più che dimezzate; eliminazione dell'ipotesi del solo arresto a favore di un sistema che privilegi l'applicazione di sanzioni.

E poi, ancora, rimodulazione degli obblighi per il datore di lavoro, introduzione di misure di semplificazione relative alle comunicazioni dell'Inail, modalità della formazione e utilizzo del libretto formativo del cittadino. Due novità specifiche della bozza, soprattutto, colpiscono l'attenzione, perché chiamano in causa i doveri delle imprese e la disciplina dei casi di violazione delle norme sulla sicurezza. La prima: il nuovo testo prevederebbe la riscrittura dell'articolo che regola la sospensione dell'attività imprenditoriale "in modo da eliminare qualsiasi discrezionalità nell'adozione del provvedimento sanzionatorio e di rendere attuale, dopo l'abolizione dei libri matricola e paga, il parametro relativo al lavoro irregolare".

La seconda: verrebbe eliminato il riferimento alla "reiterazione" sostituito dal concetto di "plurima" violazione, articolata in una pluralità contestuale di almeno tre gravi violazioni o, in alternativa, della ripetizione in un biennio di un'identica grave violazione. "La sanzione che colpisce l'imprenditore che non osservi il provvedimento di sospensione viene trasformata in una sanzione che prevede non più l'arresto, ma l'alternatività dell'arresto e dell'ammenda".

Non ci vuole molto a capire la "ratio" delle norme. Se questo impianto del nuovo Testo unico fosse confermato cambierebbe la qualità dell'apparato sanzionatorio, palesemente attenuato rispetto all'impostazione originaria voluta dal precedente governo. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi nega decisamente questa lettura: "Intanto il testo è ancora in fase di elaborazione. E in ogni caso non ci sarà nessun abbassamento della guardia nella prevenzione e nella punizione degli incidenti sul lavoro. Anzi, vedrete che in molti casi le norme saranno anche più severe, e gli impegni richiesti alle imprese saranno anche più onerosi". Di più, sul dettaglio, il ministro non può dire: "Il confronto nel governo e con le parti sociali è tuttora in corso".

Ed è ovviamente un confronto delicato. Nella precedente legislatura il testo varato dal governo di centrosinistra, che introduceva un corposo ampliamento degli adempimenti e un sostanzioso inasprimento delle sanzioni, scatenò una reazione durissima da parte delle imprese. Il fuoco di sbarramento di Confindustria fu altissimo, alimentato in parte anche dalle altre associazioni di categoria. La sensazione è che il testo del governo di centrodestra abbia sostanzialmente ceduto a queste pressioni.

Anche in questo caso Sacconi smentisce, ma non nega che il suo pacchetto punta esplicitamente a smantellare alcune "storture insensate" della legge precedente. "Sulle sanzioni il vecchio governo aveva introdotto misure assurde, incentrate su questioni e adempimenti di carattere esclusivamente formale. Questa spasmodica attenzione alla forma ci fa perdere di vista la sostanza. Detto altrimenti: alzare in modo esagerato l'assicella delle sicurezze formali determina un abbattimento della soglia delle sicurezze sostanziali".

Il principio teorico può non essere contestabile. Il problema è capire la sua applicazione pratica. Ma soprattutto, il problema è il messaggio complessivo che la politica vuole lanciare. Se l'obiettivo è quello di mantenere un sistema severo nella prevenzione e nella repressione, sia pure alleggerendo qualche onere burocratico per le aziende, è un conto. Se l'obiettivo è invece un regime di fattuale "deregulation" anche per la sicurezza del lavoro (sul modello della smobilitazione fiscale implicita nel piano Tremonti o della cementificazione selvaggia esplicita nel piano casa) allora è tutt'altro conto.

Sacconi respinge ogni sospetto: "Non permetterò a nessuno di dire che il governo abbassa la guardia su questo fronte. E vedrà, il testo che approveremo avrà il via libera della Cisl, della Uil, e di tutte le associazioni datoriali...". Non avrà quindi il disco verde della Cgil, che evidentemente ha già fatto pervenire al ministro il suo no, forte e chiaro. Aspettiamo di leggere il testo definitivo del decreto, ma già questo non è affatto un buon segnale. Qui non stiamo parlando di salari nel pubblico impiego o di riforma della contrattazione. Qui parliamo di un lavoro che non solo stanca. Ma che troppo spesso, purtroppo, uccide.

(21 marzo 2009) www.repubblica.it

Pos e Dvr 3.0

Pubblicato da Lilino Albanese | 15:14

Pos e Dvr 3.0 valutazione dei rischi per le imprese edili

POS & DVR nasce come strumento software per la valutazione dei rischi nelle attività svolte dalle imprese edili. Concepito ai sensi del nuovo Testo Unico

La nuova versione da la possibilità di stampare senza Office.

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Cantieri system 3.0 VALUTAZIONE DEI RISCHI NEI CANTIERI EDILI

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La composizione dei documenti , NON richiede la presenza di Microsoft Word installato sul PC e
tramite il nostro editor interno e' possibile esportare in DOC, DOCX, PDF, RTF, HTML

Scopri di piu'

L’art. 13 del D.Lgs. 81/2008 attribuisce al C.N.VV.F. la vigilanza sull'applicazione della legislazione in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro “per quanto di specifica competenza”.

In concreto, tale attività è volta a verificare l’attuazione del complesso di norme, contenute nel codice penale ed in leggi speciali, che si prefiggono di:

  • prevenire l’insorgere di incendi nei luoghi di lavoro;
  • prevenire la formazione e l’innesco di miscele esplosive nei luoghi di lavoro;
  • assicurare le condizioni per un rapido e sicuro allontanamento dei lavoratori in caso di pericolo d’incendio e/o esplosione.

Per far fronte agli adempimenti derivanti da tale attività istituzionale (aggiuntiva rispetto a quelle tradizionali rappresentate dall’estinzione degli incendi e del soccorso pubblico, nonché della prevenzione incendi e delle attività di ricerca e studio) presso le sedi dei Comandi Provinciali VV.F. sono presenti gli "Uffici di Polizia Giudiziaria".

Ciò premesso, le attività che il C.N.VV.F. svolge nello specifico ambito della sicurezza nei luoghi di lavoro, consistono essenzialmente in:

Agenti e ufficiali di P.G.

A tal proposito è opportuno sottolineare che, in forza degli art. 7, co.1 e 2, art. 8 e 17 della legge 27 dicembre 1941, n. 1570, nonché degli artt. 14 e 16 della legge 13 maggio 1961, n. 469 e degli artt. 1 e 2 della legge 30 settembre 2004, n. 252 accorpati integralmente dal disposto dell’art. 6, 2° comma del D.Lgs. 8 marzo 2006 n. 139>, il personale operativo del Cnvvf nell’esercizio delle attività istituzionali svolge funzioni di polizia giudiziaria; in particolare, al personale appartenente al ruolo di vigile del fuoco è attribuita la qualifica di agente di polizia giudiziaria, mentre al personale appartenente agli altri ruoli dell’area operativa del Corpo nazionale (capi squadra, capi reparti, funzionari, dirigenti) è attribuita la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria.

La competenza degli agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria degli operatori del C.N.VV.F. è limitata alle tipologie di reati fondamentalmente ascrivibili alle due seguenti categorie:

  • delitti contro la pubblica incolumità;
  • contravvenzioni in materia di sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro.

I principali reati di competenza del CNVVF

Le principali fattispecie di reato relative alle violazioni delle norme in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro che rientrano tra le competenza del Corpo nazionale dei vigili del fuoco possono così riassumersi:

  • Omissione colposa di cautele e difese contro disastri o infortuni sul lavoro
    (codice penale, art. 451)
  • Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro
    (codice penale, art. 437)
  • Omessa predisposizione ed omesso controllo dei mezzi ed impianti di estinzione incendi.
    (D.Lgs 81/2008 – combinato disposto degli artt. 63, comma 1 (punto 4.1.3 allegato IV), 64, comma 1, lett. a) e 68)
  • Omessa sottoposizione a preventivo esame di progetti ed omessa richiesta di visita di controllo di impianti o costruzioni
    (D.Lgs 81/2008 - combinato disposto degli artt. 63, comma 1 (punto 4.4 allegato IV), 64, comma 1, lett. a) e 68)
  • Omessa predisposizione del “documento della sicurezza e salute dei lavoratori”
    (D.Lgs. 81/2008 – combinato disposto degli artt. 17, comma 1, lett. a) e 55, comma 1, lett. a))
  • Omessa designazione del responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
    (D.Lgs. 81/2008 – combinato disposto degli artt.17, comma 1, lett. b) e 55, comma 1, lett. b))
  • Omessa adozione delle misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’incolumità dei lavoratori
    (D. Lgs. 81/2008 – combinato disposto degli artt. 46 comma 2, e 55, comma 4, lett. b))
  • Omessa designazione dei lavoratori incaricati delle attività di prevenzione incendi, lotta antincendio ed evacuazione
    (D. Lgs. 81/2008 – combinato disposto degli artt. 18 comma 1, lett. b) e 55, comma 4, lett. a))
  • Omessa formazione dei lavoratori incaricati delle attività di prevenzione incendi, lotta antincendio ed evacuazione
    (D. Lgs. 81/2008 – combinato disposto degli artt. 18 comma 1, lett. l), e 55, comma 4, lett. e))
  • Omessa attuazione del sistema di gestione della sicurezza da parte del gestore di attività a rischio di incidente rilevate ai sensi del D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 334.
    (D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 334 – articolo 7 comma 2)

D.Lgs. 758/1994

Pubblicato da Lilino Albanese | 14:55

Appare importante evidenziare brevemente la speciale procedura introdotta dal Legislatore, con l’ormai datato D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758 in materia di violazioni (di carattere contravvenzionale) delle norme relative alla sicurezza ed igiene sui luoghi di lavoro:

  • una volta accertata la commissione di una contravvenzione in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi lavoro, l’organo di vigilanza, nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria di cui all’art. 55 del codice di procedura penale, impartisce al contravventore un’apposita prescrizione, fissando, contestualmente, un arco temporale in cui questi deve adempiere;
  • trascorso tale intervallo di tempo, l’organo di vigilanza verifica che il contravventore abbia adempiuto (nei tempi e nei modi) alla prescrizione impartita e, in caso affermativo, lo ammette al pagamento di una somma di denaro (1/4 della pena edittale massima prevista per la violazione);
  • a pagamento avvenuto l’organo di vigilanza comunica al pubblico ministero l’avvenuto adempimento (nei tempi e nei modi) e l’avvenuto pagamento (nei tempi) chiedendo, al contempo, l’archiviazione del procedimento penale apertosi (e rimasto in sospeso) con la contestazione della contravvenzione.

In tal modo, quindi, il legislatore ha inteso perseguire un il duplice obiettivo: deflazionare il sistema penale da un lato e garantire l’incolumità dei lavoratori attraverso la rimozione delle situazioni pericolose ed il ripristino delle condizioni di sicurezza, dall’altro.

Le principali attività che impegnano il Corpo nazionale dei vigili del fuoco nel settore della sicurezza possono essere così riassunte:

* Vigilanza

L’art. 13 del D.Lgs. 81/2008 prevede che la vigilanza circa l’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro sia svolta, per quanto di specifica competenza, dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
In concreto, tale attività è volta a verificare l’attuazione del complesso di norme, contenute nel codice penale ed in leggi speciali, che si prefiggono di:

* prevenire l’insorgere di incendi nei luoghi di lavoro;
* prevenire la formazione e l’innesco di miscele esplosive nei luoghi di lavoro;
* assicurare le condizioni per un rapido e sicuro allontanamento dei lavoratori in caso di pericolo d’incendio e/o esplosione.

* Polizia amministrativa

Tale attività riguarda, principalmente, il settore della prevenzione incendi e si concretizza attraverso al controllo obbligatorio da parte dei Vigili del Fuoco di talune attività pericolose per le quali è previsto il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI);

* Formazione

Tale attività è rivolta essenzialmente ad alcuni dei soggetti destinatari delle norme in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro tra cui:

* Responsabili ed addetti al servizio di prevenzione protezione (RSPP e ASPP)
* Preposti
* Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS)
* Addetti alla lotta antincendio e gestione dell’emergenza (squadra antincendio aziendale);

* Ulteriore attività di formazione

È rivolta a figure particolari quali ad esempio gli addetti alla sicurezza in impianti sportivi, i rivenditori di bombole di GPL, gli addetti alle squadre antincendio aziendali all’interno degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, etc.

* Polizia giudiziaria

Il personale operativo dei Vigili del Fuoco, nell’ambito delle proprie competenze, svolge le funzioni di polizia giudiziaria in forza dell’art. 8 della legge 1570/41. Tali compiti e funzioni sono stati ribaditi dall’art. 16 della legge 13 maggio 1961, n. 469 ed infine confermati dal decreto legislativo 139/2006 recante norme sul “riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco” (art. 6, comma 2).

* Assistenza alle imprese

È un’assoluta novità introdotta dall’art. 46 del T.U. dove si prevede, tra le altre cose, la creazione di appositi nuclei specialistici presso le Direzioni regionali dei Vigili del Fuoco al fine di favorire il miglioramento dei livelli di sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro, le cui modalità attuative sono in corso di definizione.

Il decreto legislativo 81/2008, meglio noto come Testo Unico sulla sicurezza, è stato emanato in attuazione della legge 123/2007 con la quale il Governo è stato delegato ad adottare “uno o più decreti legislativi per il riassetto e la riforma delle vigenti disposizioni in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro”. Occorre evidenziare, in primo luogo, che gli ambiti di applicazione del T.U. sono tutti i luoghi di lavoro in cui sono presenti lavoratori dipendenti ovvero lavoratori ad essi assimilati (soci lavoratori di società anche di fatto, soci lavoratori di società cooperative, l’allievo degli istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti
chimici, fisici e biologici ecc., i volontari dei vigili del Fuoco e di protezione civile, ecc.).
I principali soggettiGiustifica che a diverso titolo sono destinatari delle suddette norme sono:

* datore di lavoro;
* dirigente;
* preposto;
* addetti al servizio di prevenzione e protezione (ASPP)
* responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP)
* medico competente;
* lavoratore
* rappresentate dei lavoratori (RLS)

Il citato decreto legislativo 81/2008, conferma il ruolo centrale che svolge il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco attraverso l’assolvimento di uno dei suoi compiti istituzionali: la prevenzione incendi. Tale aspetto, peraltro presente anche nelle norme degli anni ‘50 (DPR 547/55 abrogato dal D.Lgs 81/2008), viene ribadito dal titolo IV del citato T.U. laddove precisa che i titolari delle “aziende e le lavorazioni nelle quali si producono, si impiegano, si sviluppano o si detengono prodotti infiammabili, incendiabili o esplodenti e che, per dimensioni, ubicazione ed altre ragioni presentano in caso di incendio gravi pericoli per la incolumità dei lavoratori sono soggette, ai fini della prevenzione degli incendi, al controllo del Comando provinciale dei vigili del fuoco competente per territorio ad esclusione delle attività svolte dal Ministero della difesa per le quali lo stesso Ministero provvede ai controlli e all’attuazione di idonee misure a salvaguardia dell’incolumità dei lavoratori” hanno l’obbligo di richiedere al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco competente per territorio il preventivo esame sui progetti e la relativa visita di sopralluogo, rispettivamente, prima di realizzare l’attività e prima di metterla in esercizio. Il legislatore delegato ha ritenuto così importante il suddetto aspetto prevenzionistico al punto di prevedere sanzioni penali per le eventuali violazioni.

Legge 27 febbraio 2009 n 14

( Gazzetta Ufficiale n. 49 del 28-2-2009 - Suppl. Ordinario n. 28)

che ha convertito, con modificazioni, il Decreto Legge 30 dicembre 2008, n. 207 recante: «Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti».

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CAPO XI - Lavoro, salute e politiche sociali

Art. 32. - Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81

1. Le disposizioni di cui agli articoli 18, comma 1, lettera r), e 41, comma 3, lettera a), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, si applicano a decorrere dal 16 maggio 2009.

2. Il termine di cui all'articolo 306, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, con riferimento alle disposizioni di cui all'articolo 28, commi 1 e 2, del medesimo decreto legislativo, concernenti la valutazione dello stress lavoro-correlato e la data certa, e' prorogato al 16 maggio 2009.

2-bis. All'articolo 3, comma 2, primo periodo, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le parole: «entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo» sono sostituite dalle seguenti: «entro e non oltre ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo».

2-ter. All'articolo 3, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le parole: «Con i successivi decreti, da emanare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell'articolo 17, comma 3» sono sostituite dalle seguenti: «Con decreti, da emanare entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell'articolo 17, comma 2».

La prevenzione degli incidenti sul lavoro, che hanno assunto nel nostro paese una drammatica rilevanza e che continuano a causare troppe vittime innocenti, deve ormai costituire un fondamentale impegno condiviso".

Lo afferma il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio inviato al sindaco di napoli Rosa Russo Jervolino in occasione della Giornata cittadina della sicurezza sul lavoro, organizzata dal capoluogo partenopeo. Nel messaggio il Capo dello Stato esprime vivo apprezzamento per l'iniziativa, che "conferma la responsabile attenzione della citta' di Napoli su un tema di estrema attualita'".

"In tale quadro - afferma Napolitano -, la manifestazione di oggi rappresenta un appuntamento significativo di sensibilizzazione, rivolto in particolare al mondo dei giovani, duramente colpito dalla pesante situazione del mercato del lavoro: e' necessario mobilitare ogni risorsa affinche' questo difficile momento non si traduca in una minore attenzione alle condizioni che devono salvaguardare sicurezza e salute di ogni lavoratore".

E' stato approvato dall'Assemblea Legislativa regionale il progetto di legge che detta norme sulla "Tutela e sicurezza del lavoro nei cantieri edili e di ingegneria civile".

"E' un'azione importante della Regione Emilia-Romagna che rafforza le politiche per la legalità e la sicurezza sul lavoro", commentano i consiglieri regionali PD Mario Mazzotti e Miro Fiammenghi. "E' provata la relazione diretta tra la violazione delle condizioni di sicurezza e lo scarso rispetto delle norme in materia contrattuale, assicurativa e previdenziale. Per noi questo non è accettabile, ed abbiamo creato un testo normativo che premia le tante imprese che da noi assicurano lavoro in regola, qualificato, nel rispetto di ogni condizione di sicurezza e legalità. Responsabilizziamo imprese e lavoratori per ottenere una migliore qualità del lavoro e rafforzare la coesione sociale".

Mazzotti e Fiammenghi evidenziano in particolare la concretezza del progetto: "E' un testo che darà risultati: poche parole e molti fatti. Le imprese devono rispettare requisiti chiari, precisi, oggettivi per ottenere incentivi e contributi regionali: devono cioè assicurare trasparenza, legalità, condizioni di lavoro secondo le norme e la piena applicazione di ogni disposizione vigente in materia di sicurezza e tutela della salute sui luoghi di lavoro. Il provvedimento regionale rafforza i Protocolli per la sicurezza sul lavoro - ad esempio in ambito portuale - sottoscritti a Ravenna, che si conferma così una delle realtà più attenta ai temi della sicurezza".

Ebla, Ente Bilaterale Lavoro e Ambiente (Federlazio - Cgil - Cisl - Uil), e la Dpl (Direzione Provinciale del Lavoro) di Roma hanno firmato una convenzione al fine di promuovere la conoscenza del diritto del lavoro e della prevenzione in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Presenti all'incontro, tra gli altri, il direttore generale della Federlazio, Giovanni Quintieri, e il direttore della Dpl Roma, Marco Esposito. Grazie a questo accordo la Dpl di Roma metterà a disposizione di Ebla il personale docente tecnico, medico e amministrativo legale, per l'effettuazione di corsi di formazione rivolti a lavoratori, datori di lavoro, dirigenti, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, addetti alle emergenze e al primo soccorso, responsabili dei servizi di prevenzione e protezione, direttori dei lavori, addetti ai lavori in quota, e per ogni altra esigenza formativa prevista in materia.

Nel contempo Ebla metterà a disposizione i propri locali e le proprie attrezzature per l'effettuazione dei corsi. La durata della convenzione è di due anni e potrà essere successivamente rinnovata. La scopo che Ebla e Dpl Roma si prefiggono è quello di diffondere quelle conoscenze indispensabili in materia di sicurezza, che possano contribuire ad abbattere, o almeno ridurre quanto piu' possibile, il numero di incidenti che spesso si verificano nei luoghi di lavoro.

Da una recente statistica effettuata da Dpl Roma, relativa al periodo luglio/dicembre 2008, risulta infatti che il lavoro nero, spesso causa di incidenti sul lavoro per conseguente mancata applicazione delle regole sulla sicurezza, è ancora diffuso in alcune realtà e deve quindi essere combattuto con ogni mezzo.Su un totale di oltre 3.100 aziende ispezionate a Roma e provincia, 825 sono risultate irregolari. Su 15.600 lavoratori occupati, 1280 sono risultati irregolari, di cui 380 totalmente in nero (77 extracomunitari e 28 clandestini). Sono state commissionate un totale di 5.713.690 sanzioni, di cui 4.338.520 amministrative e 1.375.172 penali, che hanno consentito un recupero contributivo pari a oltre 2 milioni di euro

fonte: ambiente.it

Nella giornata che Napoli ha deciso di dedicare, ogni anno, alla sicurezza sul lavoro, arriva il monito del presidente Napolitano perché la crisi "non si traduca in una minore attenzione alle condizioni che devono salvaguardare sicurezza e salute di ogni lavoratore"; e non mancano altre vittime. Sono quattro i morti e quattro sono invece i feriti in altrettanti incidenti avvenuti oggi in varie città italiane.


Anche oggi numerosi incidenti sul lavoro
- Un imprenditore di 27 anni, titolare di una ditta edile, è morto schiacciato tra un escavatore e un pilastro a Crispiano (Taranto) mentre manovrava una ruspa lavorando alla costruzione di un edificio. La procura di Taranto ha sequestrato il cantiere. Alla periferia di Roma un operaio di 31 anni è morto a causa di uno smottamento del terreno durante alcuni scavi, mentre un agricoltore è rimasto schiacciato ed è morto sotto il trattore che stava guidando in un campo ad Aprilia, vicino a Roma. In Sicilia, sull'autostrada Mazara del Vallo-Palermo, allo svincolo di Gallitello un operaio di una ditta di lavori di manutenzione è stato travolto e ucciso da un'auto. Nell'incidente è rimasto ferito anche un altro operaio. Così come è stato investito e ferito, sempre da un'auto un operaio dell'Anas sulla superstrada E45 vicino a Todi. Infine, un macchinista di scena di 32 anni, è rimasto ferito al Teatro Traiano di Civitavecchia mentre smontava la scenografia dello spettacolo 'Il Laureato', interpretato da Giuliana De Sio. Colpito da un pannello, l'uomo è caduto finendo con l'addome sul martello che stava maneggiando. Un altro operaio è caduto da una impalcatura, in un cantiere a Vigo Lomaso in provincia di Trento, rimanendo ferito.


Napolitano: "Prevenzione deve costituire un fondamentale impegno condiviso"
- "La prevenzione degli incidenti sul lavoro, che hanno assunto nel nostro Paese una drammatica rilevanza e che continuano a causare troppe vittime innocenti deve ormai costituire un fondamentale impegno condiviso", ha detto Napolitano nel messaggio inviato al sindaco, Rosa Russo Iervolino in occasione della riunione solenne del Consiglio Comunale che ha decretato il 5 marzo giornata dedicata alla sicurezza sul lavoro a Napoli.


Non abbassare la guardia, ancor più ora che la crisi colpisce tutti i settori
- "In tale quadro - ha proseguito il Presidente - la manifestazione di oggi rappresenta un appuntamento significativo di sensibilizzazione, rivolto in particolare al mondo dei giovani, duramente colpito dalla pesante situazione del mercato del lavoro: è necessario mobilitare ogni risorsa affinché questo difficile momento non si traduca in una minore attenzione alle condizioni che devono salvaguardare sicurezza e salute di ogni lavoratore".

Nel corso della riunione solenne del consiglio comunale di Napoli, il sindaco Iervolino ha sottolineato come "le spese per la prevenzione e la sicurezza sono un investimento a tutela del diritto dei cittadini", mentre il presidente dell'associazione costruttori di Napoli ha annunciato che gli operai edili assunti nel 2009 svolgeranno obbligatoriamente un corso di formazione di 16 ore sulla sicurezza prima di entrare nei cantieri. "Si tratta di una innovazione - ha detto Ambrogio Prezioso - introdotta dal contratto nazionale di categoria e del nostro contributo alla lotta contro gli incidenti sul lavoro".





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Un interpello del Ministero del lavoro sulle modalità di consegna del DVR al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Con l'interpello n. 52/2008 il Ministero del lavoro ha chiarito in quali casi e con quali modalità sia necessario effettuare la consegna al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza del documento di valutazione dei rischi, e se ciò sia possibile unicamente su supporto informatico.
Il Ministero ha in particolare risposto al quesito inoltrato dalla Confcommercio, volto a chiarire se la consegna al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza del DVR su supporto informatico, tramite pc portatile contenente il documento relativo all’unità produttiva di competenza e consultabile all’interno dei locali aziendali negli orari di operatività, costituisca per il datore di lavoro assolvimento dell’obbligo previsto dall’articolo 18 comma 1 lett. o) del D. Leg.vo n. 81/2008. Si ricorda che tale norma richiede di «consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, su richiesta di questi e per l'espletamento della sua funzione, copia del documento di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), nonché consentire al medesimo rappresentante di accedere ai dati di cui alla lettera r)».
Il citato D. Leg.vo 81/2008 non prevede alcuna particolare modalità per la consegna del DVR, e l'art. 53 del medesimo provvedimento dispone che tutta la documentazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro possa essere tenuta in formato sia cartaceo che informatico, Sulla base di quanto sopra il Ministero ritiene che l’adempimento all’obbligo di legge sia garantito mediante consegna del DVR su supporto informatico, anche se utilizzabile solo su terminale video messo a disposizione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, giacché tale modalità, consentendo la disponibilità del documento in qualsiasi momento ed in qualsiasi area all’interno dei locali aziendali, non pregiudica lo svolgimento effettivo delle funzioni del RLS.

Il Ministero del Lavoro, con gli interpelli nn. 9, 10 e 15 del 20.2.2009, ha fornito importanti chiarimenti sul Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC), specificandone la disciplina in particolari ambiti applicativi degli appalti pubblici.
DURC riferito al singolo cantiere o opera
In particolare con l'interpello n. 15 è stata analizzata la problematica legata all'impossibilità da parte delle imprese appaltatrici di ottenere il pagamento degli stati di avanzamento lavori (SAL) in ragione dell'irregolarità contributiva di imprese subappaltatrici riferita a cantieri o opere diversi da quelli per il quale si chiede il pagamento.
Tale situazione porta dunque a dichiarare un'impresa, in regola per il lavoro per il quale il DURC è richiesto, complessivamente irregolare a causa di altri cantieri, tra l'altro non individuabili in quanto gli enti preposti all'attestazione della regolarità contributiva non sono in grado di fare ciò con riferimento al singolo appalto.
Considerato il principio generale alla base del DURC, che ha il fine di valutare la regolarità complessiva delle imprese, consentendo solo a quelle regolari di avere rapporti con la pubblica amministrazione, il Ministero ha disposto comunque che, nelle fattispecie considerate, sia possibile attivare una specifica procedura di accertamento da parte del personale ispettivo, che rilascerà un verbale attestante la regolarità degli adempimenti contributivi nei confronti del personale utilizzato nel singolo appalto, così come previsto dall'art. 3, comma 20, della L. n. 335/1995.
Tale verbale potrà quindi essere utilizzato ai fini del rilascio di una certificazione di regolarità contributiva, evidentemente riferita al singolo cantiere, con il quale l'impresa in questione potrà ottenere il pagamento degli stati di avanzamento lavori.Altri chiarimenti L'interpello n. 10 ha chiarito l'obbligo di richiesta del DURC, senza alcuna eccezione, per ogni contratto pubblico, compresi gli acquisti in economia o di modesta entità.Con l'interpello n. 9, infine, il Ministero ha chiarito che l'obbligo di presentazione del DURC alla stazione appaltante riguarda sia i soggetti privati che quelli pubblici.
In particolare il datore di lavoro pubblico dovrà richiedere il certificato di regolarità contributiva all'Istituto presso il quale sono assicurati i relativi dipendenti. Quindi, nel caso di dipendenti assicurati pressi l'INPDAP, il datore di lavoro farà richiesta a quest'ultimo, che è tenuto comunque a rilasciare il DURC nelle more della stipulazione della convenzione con INPS e INAIL di cui al D. Min. 24.10.2007

La Direzione Generale per l'Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, con interpello n. 9 del 20 febbraio 2009, ha risposto ad un quesito dell’Università degli Studi di Bologna, in merito alla sussistenza dell’obbligo di presentazione del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) alle stazioni appaltanti, nei casi in cui la stessa Università partecipi a procedure di evidenza pubblica in qualità di appaltatore. In caso di risposta affermativa, l’Università chiede quale sia il soggetto competente al rilascio del DURC, posto che la stessa versa i propri contributi all’INPDAP, Istituto previdenziale “non menzionato dalla normativa in tema di Documentazione Unica di Regolarità Contributiva”.

La risposta in sintesi:

".... Quanto al primo quesito va chiarito che, nel campo dei contratti pubblici si assiste, in particolare sulla scorta dei principi di carattere comunitario, ad una tendenziale parificazione dei soggetti privati e pubblici, con conseguente inammissibilità di situazioni di disparità di trattamento non adeguatamente giustificate. In tale contesto, pertanto, sembrerebbe incongruo prevedere l’obbligo di presentazione della certificazione di regolarità contributiva unicamente in capo ai soggetti privati, con esclusione di quelli pubblici che decidano di partecipare a procedure dievidenza pubblica. Anche il dato normativo non giustifica una diversa soluzione atteso che, già ai sensi del D.M. 24 ottobre 2007, il DURC è richiesto ai “datori di lavoro (…)” nell’ambito delle procedure di appalto di opere, servizi e forniture pubblici e nei lavori privati dell’edilizia, con ciò ricomprendendo necessariamente anche i datori di lavoro pubblici.

Quanto al secondo quesito si ricorda che, ai sensi del citato art. 2 del D.M. 24 ottobre 2007, il DURC è rilasciato, fra l’altro, dall’INPS (INPS) e dall’INAIL “e, previa apposita convenzione con i predetti Enti, dagli altri Istituti previdenziali che gestiscono forme di assicurazione obbligatoria”. Va dunque evidenziato che anche l’INPDAP, quale Istituto previdenziale che gestisce una “forma di assicurazione obbligatoria”, può validamente sottoscrivere una convenzione per il rilascio del DURC, il quale attesterà evidentemente la regolarità contributiva anche con riferimento ai versamenti operati nei confronti di tale Istituto.Nelle more della stipulazione della predetta convenzione si ritiene che l’INPDAP e, più in generale, gli enti previdenziali diversi da INPS ed INAIL siano comunque tenuti a rilasciare le rispettive certificazioni di regolarità contributiva.
Nel caso di specie l’Università, qualora abbia necessità di attestare la regolarità dei propri versamenti contributivi, sarà tenuta:- a richiedere all’INPDAP il certificato di regolarità contributiva, con riferimento ai versamenti relativi ai dipendenti assicurati presso tale Istituto;- a richiedere il DURC agli Istituti competenti al suo rilascio, per il personale assicurato all’INPS e all’INAIL.
Da ultimo va comunque ricordato che trova applicazione, anche in tale ipotesi, la disposizione di semplificazione introdotta dall’art. 16 bis, comma 10, del D.L. n. 185/2008 (conv. da L. n. 2/2009), secondo cui “le stazioni appaltanti pubbliche acquisiscono d’ufficio, anche attraverso strumenti informatici, il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) dagli istituti o dagli enti abilitati al rilascio in tutti i casi in cui è richiesto dalla legge”.".

Appalti pubblici e DURC

Pubblicato da Lilino Albanese | 18:04

La Direzione Generale per l'Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, con interpello n. 15 del 20 febbraio 2009, ha risposto ad un quesito dell'ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili), in merito alla corretta interpretazione delle norme poste a fondamento degli istituti della responsabilità solidale nel contratto di subappalto e del rilascio DURC nell’ambito di lavori pubblici.


La risposta in sintesi:

".... In tali fattispecie, pertanto, sembra possibile attivare una specifica procedura di accertamento da parte del personale ispettivo INPS, che rilascerà un verbale in cui si dà contezza della regolarità degli adempimenti contributivi nei confronti del personale utilizzato nel singolo appalto, così come previsto dall’art. 3, comma 20, della L. n. 335/1995. Detto verbale potrà essere quindi utilizzato ai fini del rilascio di una certificazione di regolarità contributiva, evidentemente riferita al singolo cantiere, con il quale l’impresa in questione potrà ottenere il pagamento degli stati di avanzamento lavori.".

ENPALS: le indicazioni per l'applicazione delle sanzioni sul LUL

L'ENPALS, con circolare n. 7 del 24 febbraio 2009, fornisce le indicazioni in ordine all’applicazione delle sanzioni amministrative a seguito dell’introduzione del Libro Unico del Lavoro, istituito con il D.L. n. 112/2008 convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, artt. 39 e 40.

Legge n. 133/2008

ART. 39 - Adempimenti di natura formale nella gestione dei rapporti di lavoro

Il datore di lavoro privato, con la sola esclusione del datore di lavoro domestico, deve istituire e tenere il libro unico del lavoro nel quale sono iscritti tutti i lavoratori subordinati, i collaboratori coordinati e continuativi e gli associati in partecipazione con apporto lavorativo. Per ciascun lavoratore devono essere indicati il nome e cognome, il codice fiscale e, ove ricorrano, la qualifica e il livello, la retribuzione base, l'anzianità di servizio, nonché le relative posizioni assicurative.

Nel libro unico del lavoro deve essere effettuata ogni annotazione relativa a dazioni in danaro o in natura corrisposte o gestite dal datore di lavoro, compresi le somme a titolo di rimborso spese, le trattenute a qualsiasi titolo effettuate, le detrazioni fiscali, i dati relativi agli assegni per il nucleo familiare, le prestazioni ricevute da enti e istituti previdenziali.
Le somme erogate a titolo di premio o per prestazioni di lavoro straordinario devono essere indicate specificatamente. Il libro unico del lavoro deve altresì contenere un calendario delle presenze, da cui risulti, per ogni giorno, il numero di ore di lavoro effettuate da ciascun lavoratore subordinato, nonché l'indicazione delle ore di straordinario, delle eventuali assenze dal lavoro, anche non retribuite, delle ferie e dei riposi. Nella ipotesi in cui al lavoratore venga corrisposta una retribuzione fissa o a giornata intera o a periodi superiori è annotata solo la giornata di presenza al lavoro.
Il libro unico del lavoro deve essere compilato coi dati di cui ai commi 1 e 2, per ciascun mese di riferimento, entro il giorno 16 del mese successivo.

Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali stabilisce, con decreto da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le modalità e tempi di tenuta e conservazione del libro unico del lavoro e disciplina il relativo regime transitorio.
Con la consegna al lavoratore di copia delle scritturazioni effettuate nel libro unico del lavoro il datore di lavoro adempie agli obblighi di cui alla legge 5 gennaio 1953, n. 4.
La violazione dell'obbligo di istituzione e tenuta del libro unico del lavoro di cui al comma 1 è punita con la sanzione pecuniaria amministrativa da 500 a 2.500 euro. L'omessa esibizione agli organi di vigilanza del libro unico del lavoro è punita con la sanzione pecuniaria amministrativa da 200 a 2.000 euro. I soggetti di cui all'articolo 1, quarto comma, della legge 11 gennaio 1979, n. 12, che, senza giustificato motivo, non ottemperino entro quindici giorni alla richiesta degli organi di vigilanza di esibire la documentazione in loro possesso sono puniti con la sanzione amministrativa da 250 a 2000 euro. In caso di recidiva della violazione la sanzione varia da 500 a 3000.

Salvo i casi di errore meramente materiale, l'omessa o infedele registrazione dei dati di cui ai commi 1 e 2 che determina differenti trattamenti retributivi, previdenziali o fiscali è punita con la sanzione pecuniaria amministrativa da 150 a 1500 euro e se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori la sanzione va da 500 a 3000 euro. La violazione dell'obbligo di cui al comma 3 è punita con la sanzione pecuniaria amministrativa da 100 a 600 euro, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori la sanzione va da 150 a 1500 euro. La mancata conservazione per il termine previsto dal decreto di cui al comma 4 è punita con la sanzione pecuniaria amministrativa da 100 a 600 euro. Alla contestazione delle sanzioni amministrative di cui al presente comma provvedono gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro e previdenza. Autorità competente a ricevere il rapporto ai sensi dell'articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689 è la Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente.

La Direzione Generale per l'Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, con interpello n. 10 del 20 febbraio 2009, ha risposto ad un quesito dell’Università degli Studi di Sassari, in merito alla sussistenza dell’obbligo di presentazione del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) nell’ambito delle procedure di acquisizione in economia di beni, servizi e lavori previste e disciplinate dal D.Lgs. n. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici relativi ai lavori, servizi e forniture).

La risposta in sintesi:

".... si ritiene che il DURC debba essere richiesto, senza alcuna eccezione, per ogni contratto pubblico e, dunque, anche nel caso degli acquisti in economia o di modesta entità.Rispetto a tali acquisti, evidentemente, il DURC sarà richiesto solo nel caso di cottimo fiduciario ex art. 125, comma 1 lett. b), D.Lgs. n. 163/2006 – attraverso il quale le prestazioni avvengono mediante affidamento a terzi – e non anche nel caso di ricorso all’amministrazione diretta, attraverso la quale le acquisizioni “sono effettuate con materiali e mezzi propri o appositamente acquistati o noleggiati e con personale proprio delle stazioni appaltanti, o eventualmente assunto per l’occasione (…)”.

La Direzione Generale per l'Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, rispondendo, in data 16 novembre 2007, ad un interpello dell'EPACA in merito all'individuazione del datore di lavoro obbligato alla denuncia infortuni all’autorità di Pubblica Sicurezza per lavoratori agricoli a tempo determinato e autonomo, si è così espressa:

"....Ciò considerato si ritiene che l’art. 25 del D.Lgs. n. 38/2000 abbia inteso estendere ai datori di lavoro agricolo, per gli operai a tempo determinato e, al titolare del nucleo di appartenenza dell’infortunato, per i lavoratori agricoli autonomi, le medesime modalità operative per la denuncia già applicabili con la L. n. 54/1982 ai datori di lavoro agricolo per i lavoratori a tempo indeterminato.
Pertanto sussiste l’obbligo di denuncia all’Autorità di Pubblica Sicurezza, in caso di infortunio che abbia per conseguenza la morte o l’inabilità al lavoro per più di tre giorni, in capo ai datori di lavoro agricolo anche per i lavoratori a tempo determinato e al titolare del nucleo di appartenenza dell’infortunato, per i lavoratori agricoli autonomi.
Diversamente infatti, eventi infortunistici della medesima gravità risulterebbero ingiustificatamente soggetti ad obblighi differenti solo, ad esempio, in ragione della natura a termine o meno del rapporto di lavoro.Una tale chiave d’interpretazione della normativa in esame appare altresì aderente a quanto tendenzialmente formulato dalla UE nella Raccomandazione 2003/134/Ce del 18 febbraio 2003, concernente il “miglioramento della protezione della salute e della sicurezza sul lavoro dei lavoratori autonomi”, ove al punto 8) del testo si fa specifico richiamo ai “settori ad alto rischio” tra i quali viene incluso quello agricolo, comprendente un elevato numero di lavoratori autonomi.Con un secondo quesito l’interpellante chiede ulteriori chiarimenti in merito all’identificazione del datore di lavoro obbligato ai sensi del combinato disposto degli artt. 239 D.P.R. n. 1124/1965 e 25 del D.Lgs. n. 38/2000, in particolare in caso di infortunio verificatosi a carico del titolare del nucleo, facente parte di un’impresa costituita in forma societaria.
In proposito si conferma per analogia la lettura già fornita da questo Ministero con lettera circolare n. VII/2/276/B/13 del 23 aprile 1998 relativamente all’obbligo del titolare di azienda artigiana di denunciare all’autorità di Pubblica Sicurezza l’infortunio occorso.
Tale obbligo grava sul datore di lavoro, ovvero sulla società, non rilevando che l’infortunio sia occorso ai soci contitolari della stessa. Solo nel caso di lavoratore agricolo autonomo, ove questi si trovi nell’impossibilità di provvedere alla prescritta denuncia di infortunio, interviene in funzione sostitutiva l’obbligo di darne notizia gravante sul sanitario che per primo ne abbia constatato le conseguenze, come peraltro precisato dall’art. 3 comma 6 della delibera INAIL n. 239/2001.Con un terzo quesito l’interpellante chiede se le sanzioni per omessa o ritardata denuncia di infortunio all’autorità di Pubblica Sicurezza vengano meno nel caso in cui lo stesso sia successivamente ritenuto dall’INAIL non indennizzabile. Secondo l’EPACA il dubbio sorgerebbe in quanto la delibera INAIL n. 239/2001 prevede l’obbligo, conformemente al dettato dell’art. 53 D.P.R. n. 1124/1965, “indipendentemente da ogni valutazione circa la ricorrenza degli estremi di legge per l’indennizzabilità”, mentre per la comunicazione all’autorità di Pubblica Sicurezza non esplicita la medesima precisazione.In proposito merita sottolineare che la disciplina della modalità di denuncia dell’infortunio contenuta nella delibera INAIL riprende puntualmente il contenuto degli obblighi di cui all’art. 238 e 239 del D.P.R. n. 1124/1965.
Solo nel primo caso è parsa al legislatore necessaria la precisazione relativa alla indennizzabilità dell’infortunio, introdotta in ragione della specifica competenza del soggetto destinatario della comunicazione stessa, che decide appunto in merito alla titolarità dell’indennizzo. Nessuna conseguenza sul piano sanzionatorio può pertanto discendere dalla mancanza di precisazioni relative all’indennizzabilità con riguardo all’obbligo di denuncia all’autorità di Pubblica Sicurezza. Tale obbligo sussiste e le relative violazioni sono sanzionate a prescindere dal successivo riconoscimento dell’indennizzabilità, trattandosi evidentemente di comunicazione avente fine del tutto diverso da quella inviata all’INAIL.".