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AMIANTO

Pubblicato da Lilino Albanese | 11:05

Con il termine „ amianto “ si intende un gruppo di fibre minerali presenti in determinate rocce. Si è soliti distinguere l'amianto in due grandi gruppi: serpentino e anfiboli. L’amianto è presente in parte sulla superficie terrestre, anche se nella maggior parte dei casi è inglobato nella roccia. Dal punto di vista chimico appartiene alla famiglia dei silicati.

La particolarità dell’amianto risiede nella sua capacità di sfaldarsi in fibre sottilissime e inalabili quando viene lavorato o manipolato. L’amianto è presente un po’ dappertutto, tanto che con i metodi di analisi attuali è possibile rilevarne piccolissime quantità un po' ovunque. La presenza di fibre di amianto nell’aria è dovuta in parte al fenomeno naturale di erosione delle rocce superficiali o deriva da un precedente uso industriale. L’aria che respiriamo contiene solitamente meno di 300 fibre inalabili per metro cubo.

L’amianto è resistente al calore fino a 1000ºC e all’azione di numerosi agenti chimici.

Presenta inoltre un’elevata conducibilità elettrica e termica, è molto elastico e resistente alla trazione e si lega facilmente con altri materiali.

Grazie alle sue straordinarie proprietà l’amianto è stato ampiamente utilizzato dal 1930 nell'industria. Per decenni è stato considerato un materiale estremamente versatile e ha trovato applicazione in molti campi, ad esempio per realizzare pannelli, lastre e compound (masse) per la protezione antincendio e l’isolamento termico, nelle pastiglie dei freni e nelle frizioni per l’industria automobilistica; in virtù della sua elevata resistenza termica e chimica è stato impiegato anche nelle guarnizioni.

L'amianto è pericoloso se le fibre aerodisperse vengono inalate e penetrano negli alveoli polmonari. Le fibre di amianto presentano una struttura cristallina e tendono a sfaldarsi in senso longitudinale in fibre ancora più sottili. Solo una parte di queste fibre viene eliminata o scomposta dall’organismo. L’azione aggressiva dei fagociti (cosiddetti „spazzini“ del sistema immunitario) sulle fibre di amianto e l’azione meccanica diretta di quest’ultime danneggiano i tessuti e il patrimonio genetico cellulare. 

Già ad una bassa concentrazione di polveri di amianto è possibile che si sviluppi il mesotelioma (tumore della pleura o del peritoneo) o il carcinoma polmonare.

L’esposizione diventa pericolosa se la lunghezza delle fibre è superiore a 5 micron (0,005 mm), se il loro diametro è inferiore a 3 micron e se il rapporto lunghezza-diametro è superiore Particolarmente pericolose sono le fibre lunghe più di 20 micron. Le malattie da amianto possono manifestarsi dopo molti anni, a volte persino dopo 40 anni dalla prima esposizione.

Il rischio individuale dipende dal numero di fibre „biopersistenti“ inalate, ossia da quelle fibre che si accumulano e permangono nei polmoni in forma inalterata. Il rischio è in funzione anche della concentrazione di fibre nell’aria respirabile e della durata di esposizione. Alcuni studi epidemiologici hanno dimostrato che nei soggetti fumatori contemporaneamente esposti ad amianto il rischio di sviluppare un carcinoma polmonare aumenta in maniera sostanziale.

In base alle conoscenze attuali non esiste un pericolo per la salute in caso di ingestione di fibre di amianto presenti, ad esempio, nell’acqua potabile o negli alimenti.

Metodologia in due fasi più una

La valutazione si articola in due fasi: una necessaria, ossia la valutazione preliminare; l’altra eventuale, da attivare nel caso in cui la valutazione preliminare riveli elementi di rischio da stress lavoro- correlato e le misure di correzione adottate dal datore di lavoro si rivelino inefficaci.

La valutazione preliminare consiste nella rilevazione di indicatori oggettivi e verificabili, se possibile numericamente apprezzabili, appartenenti quanto meno a tre distinte famiglie: eventi sentinella, fattori di contenuto del lavoro e fattori di contesto del lavoro. Per eventi sentinella s’intendono per esempio gli indici infortunistici, le assenze per malattia, il turnover, i procedimenti e le sanzioni, le segnalazioni del medico competente, specifiche e frequenti lamentele formalizzate da parte dei lavoratori. Si tratta di tutti eventi che vanno valutati sulla base di parametri omogenei, individuati internamente all’azienda (per esempio, l’andamento nel tempo degli indici infortunistici rilevati in azienda). I fattori di contenuto, invece, riguardano l’ambiente di lavoro, i carichi e i ritmi di lavoro, l’orario di lavoro e i turni, la corrispondenza tra le competenze dei lavoratori e i requisiti professionali richiesti. I fattori di contesto, infine, attengono al ruolo nell’ambito dell’organizzazione, all’autonomia decisionale e al controllo, ai conflitti interpersonali al lavoro, l’evoluzione e lo sviluppo della carriera, la comunicazione (per esempio, l’incertezza in ordine alle prestazioni richieste).

In questa prima fase possono essere utilizzate liste di controllo applicabili anche dai soggetti aziendali della prevenzione che consentano una valutazione oggettiva, complessiva e, quando possibile, parametrica dei fattori sopra esposti. In relazione alla valutazione dei fattori di contesto e di contenuto occorre sentire i lavoratori e il Rls/Rlst. Nelle aziende di maggiori dimensioni è possibile sentire un campione rappresentativo di lavoratori. La scelta delle modalità tramite cui sentire i lavoratori è rimessa al datore di lavoro, anche in relazione alla metodologia di valutazione adottata. Se dalla valutazione preliminare non emergono elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive, il datore di lavoro sarà tenuto a darne conto nel Documento di valutazione del rischio (Dvr) e a prevedere un piano di monitoraggio. 

Diversamente, cioè nel caso in cui vengono rilevati elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere azioni correttive, si procede alla pianificazione e all’adozione degli opportuni interventi correttivi, come interventi organizzativi, tecnici, procedurali, comunicativi, formativi. Se questi interventi correttivi risultano inefficaci, si procede, nei tempi che la stessa impresa definisce nella pianificazione degli interventi, alla fase di valutazione successiva, la cosiddetta valutazione approfondita. La valutazione approfondita rileva la percezione soggettiva dei lavoratori, ad esempio attraverso strumenti come questionari, focus group, interviste semi- strutturate, sulle famiglie di fattori/ indicatori. La valutazione fa riferimento ai gruppi omogenei di lavoratori rispetto ai quali sono state rilevate le problematiche.

Nelle aziende di maggiori dimensioni è possibile che tale fase di indagine venga realizzata tramite un campione rappresentativo di lavoratori. Nelle imprese che occupano fino a cinque lavoratori, invece degli strumenti di valutazione approfondita, il datore di lavoro può scegliere di utilizzare modalità di valutazione, come le riunioni, che garantiscano il coinvolgimento diretto dei lavoratori nella ricerca delle soluzioni e nella verifica della loro efficacia.

Newsletter Ministero del lavoro
N° 13 - Dicembre 2010

Le indicazioni della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro

Quadro normativo di riferimento e finalità

Il Testo Unico per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro prevede che la valutazione dei rischi debba essere effettuata tenendo conto, tra l’altro, dei rischi da stress lavoro-correlato, secondo i contenutidell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004. In ragione delle difficoltà operative segnalate più volte, nel corso dell’anno 2008, al Ministero del lavoro sull’individuazione delle corrette modalità di attuazione di questa previsione legislativa, in sede di adozione delle disposizioni integrative e correttive del Testo Unico, è stato attribuito alla Commissione consultiva per la salute e sicurezza sul lavoro il compito formulare indicazioni metodologiche sul corretto adempimento dell’obbligo, per indirizzare le attività dei datori di lavoro, dei loro consulenti e degli organi di vigilanza. Pertanto, la Commissione ha costituito un proprio gruppo “interno” di lavoro, composto paritariamente da rappresentanti delle Pubbliche Amministrazioni competenti in materia, delle Regioni e delle parti sociali che, dopo diverse riunione e una ampia e articolata discussione, ha elaborato il documento poi approvato dalla Commissione nella propria seduta del 17 novembre u.s..

Le indicazioni metodologiche sono state elaborate nei limiti e per le finalità puntualmente individuati dalla Legge tenendo conto dell’ampia produzione scientifica disponibile sul tema e delle proposte pervenute all’interno della Commissione consultiva e sono state redatte secondo criteri di semplicità, brevità e comprensibilità. Viene indicato un percorso metodologico che rappresenta il livello minimo di attuazione dell’obbligo di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato per tutti i datori di lavoro pubblici e privati.


Definizioni e indicazioni generali

Lo stress lavoro-correlato viene descritto dall’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004 quale “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro”. Nell’ambito del lavoro questo squilibrio si può verificare quando il lavoratore non si sente in grado di corrispondere alle richieste lavorative.

Tuttavia, non tutte le manifestazioni di stress sul lavoro possono essere considerate come stress lavoro-correlato. Lo stress lavoro-correlato, infatti, è quello causato da vari fattori propri del contesto e del contenuto del lavoro.

La valutazione del rischio da stress lavoro- correlato è parte integrante della valutazione dei rischi e viene effettuata, come per tutti gli altri fattori di rischio, dal datore di lavoro, che si avvale del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (Rspp), con il coinvolgimento del medico competente e previa consultazione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls/Rlst).

È, quindi, necessario prima di tutto indicare il percorso metodologico che permetta una corretta identificazione dei fattori di rischio da stress lavoro-correlato, in modo che ne discendano la pianificazione e la realizzazione di misure di eliminazione o, almeno, riduzione al minimo dei fattori di rischio.

Va chiarito che le attività devono essere compiute con riferimento a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, compresi dirigenti e preposti. La valutazione prende in esame non i singoli, ma gruppi omogenei di lavoratori (per esempio, per mansioni o partizioni organizzative) che risultino esposti a rischi dello stesso tipo, secondo un’indicazione che ogni datore di lavoro può autonomamente fornire nell’ambito dell’effettiva organizzazione aziendale (potrebbero essere, ad esempio, i turnisti, i dipendenti di un determinato settore oppure chi svolge la
medesima mansione).

Newsletter Ministero del lavoro
N° 13 - Dicembre 2010

Il testo dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro comprende sezioni su «Come fare una valutazione dei rischi» e «Come usare una lista di controllo»
 
Disponibile un documento dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro su come effettuare la valutazione del rischio per gli agenti biologici nei luoghi di lavoro.

Dopo una breve introduzione sugli agenti biologici e sui possibili rischi creati da questi agenti, il documento dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro comprende sezioni su «Come fare una valutazione dei rischi» e «Come usare una lista di controllo».

Viene quindi illustrata un'apposita lista di controllo per aiutare a identificare i pericoli che possono derivare dagli agenti biologici.
Sono quindi proposte una serie di soluzioni ed esempi di misure di prevenzione per questo tipo di rischi.

Tre milioni di euro per favorire progetti di ricerca sui rischi nell'ambiente di lavoro e sulle nuove malattie professionali. È lo stanziamento previsto dall''INAIL, che pone tra i propri obiettivi prioritari anche l'attività di studio per migliorare il sistema di tutela integrale offerta ai soggetti assicurati.

Nello svolgimento di tale attività di prevenzione (art. 9, comma 4, lettera b del Testo Unico Sicurezza sul lavoro, Decreto legislativo 81/2008 aggiornato dal D.lgs 106/2009) l'INAIL ha assegnato gli importi per il finanziamento di progetti  che approfondiscano le conoscenze della epidemiologia e della fisiopatologia clinica del fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.

Per il 2010 i progetti interesseranno tematiche ritenute prioritarie come le malattie a genesi multifattoriale e neurodegenerative; le malattie causate da amianto, radon, onde elettromagnetiche; le malattie più tipicamente legate al settore agricolo.

I risultati conseguiti attraverso le attività di ricerca finanziate saranno messi a disposizione di tutti i soggetti che concorrono, insieme all'INAIL, al perseguimento di obiettivi in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Destinatari dei finanziamenti sono gli Istituti universitari e scientifici di alta specializzazione, che abbiano presentato progetti di studio o ricerca corredati dei relativi piani esecutivi secondo le modalità indicate nel bando. Tra i 50 progetti presentati, ne sono stati ammessi al finanziamento 19 in seguito alla positiva valutazione della Commissione tecnico-scientifica, composta da rappresentanti dell'Istituto, di ex Ispesl, del ministero del Lavoro e da esperti della materia.

Secondo i dati del rapporto regionale Inail, presentato a Milano nei giorni scorsi, la Lombardia è la regione con il maggior numero di infortuni in termini assoluti. Nel 2009 si sono verificati 134.087 incidenti, in calo rispetto ai 149.565 dell'anno precedente, ma risultano in aumento i casi mortali, che passano da 175 a 177. Altro dato interessante è l’indice di frequenza che, pari al 29,97, risulta ben al di sotto della media nazionale (28,50).

Dall'analisi dei dati, aggiornati al 30 aprile 2010, si evidenzia che la flessione degli infortuni osservata tra il 2008 e il 2009 – con un -10,3% a livello regionale - ha riguardato tutte le province ed è stata particolarmente consistente a Lodi (-20,5%) e a Brescia (-18,3%).
Per quanto riguarda gli incidenti mortali si evidenzia, invece, un lieve aumento - dai 175 casi nel 2008 ai 177 nel 2009 -. In particolare le morti sul lavoro sono aumentate a Mantova (da 7 a 18) e Pavia (da 8 a 20). Rispetto alle modalità di accadimento degli infortuni, diminuiscono sia quelli dovuti a circolazione stradale (-10,8%), sia in itinere, ossia nel percorso casa-lavoro-casa (-6,1%).

Le denunce di infortunio dei lavoratori stranieri sono state quasi 25mila, il 18,3% del totale regionale, e 30 i casi mortali (16,9%). Marocco, Romania e Albania sono nell'ordine i Paesi di origine dei lavoratori non italiani che hanno denunciato il maggior numero di incidenti, totalizzando ben il 35,8%.

Le denunce di malattia professionale pervenute nel 2009 sono 2.831, in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Per quanto riguarda la tipologia, la patologia più diffusa in Lombardia è l'ipoacusia, seguita da quelle che interessano l'apparato muscolo-scheletrico e le malattie dell'apparato respiratorio.

Presepe sicurezza lavoro

Pubblicato da Lilino Albanese | 19:39

Pensando a Natale i dipendenti Enel Distribuzione Campania hanno allestito, presso la sede di Galileo Ferraris, un presepe un po’ fuori dal comune, fatto con la voglia di lanciare dalla base un messaggio sull'importanza dell’uso dei sistemi di sicurezza sul lavoro .

Il presepe è formato da una parte storica che ricorda il passato di Enel , ancora prima della nazionalizzazione; un libro, in particolare, ricorda l’Ing. Faro, ideatore della prima centrale elettrica a corrente continua proprio nella sede Enel di Galileo Ferrarsi, denominata all’epoca Bufala.
Strumenti e altri oggetti richiamano la sicurezza del passato, come ad esempio l’interruttore a olio minerale, su cui è posto un casco, tra le mani protette da un paio di guanti isolanti, nel quale nasce in sicurezza il bambino Gesù, circondato da tanti altri oggetti che richiamano alla sicurezza dei giorni d’oggi.

Tutto questo per augurare un sereno e felice Natale a tutti e soprattutto un modo un po diverso per parlare al cuore delle persone, coinvolgerle sul significato della sicurezza e del benessere sul lavoro, perché la sicurezza è prima di tutto cultura.

Lunedì 27 dicembre è previsto un incontro in Regione per richiedere che venga prolungato il periodo di cassa integrazione in deroga per gli ultimi 13 lavoratori della Thyssenkrupp tutti costituiti parte civile e per questo mai ricollocati, come invece previsto dagli accordi tra Azienda e Enti locali.

Lavoro a noi negato in quanto visti come "scomodi" per la nostra presa di posizione contro la multinazionale tedesca ma anche a causa della colpevole assenza delle Istituzioni, a tutti i livelli:

- il Capo dello Stato Napolitano, che dopo il commovente discorso di fine anno del 2007 dedicato ai 7 operai morti alla ThyssenKrupp e tante promesse, nulla ha fatto per migliorare la situazione della sicurezza nei luoghi di lavoro facendo valere il peso del suo ruolo sulla politica, fino a scadere nella patetica e offensiva campagna per la sicurezza sul lavoro lanciata in queste ultime settimane Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene. Come se il problema della sicurezza fosse unicamente responsabilità dei lavoratori e non una questione politica e delle aziende;

- il nuovo Presidente della Regione Cota, che sbandiera ai quattro venti un programma tutto incentrato sulla difesa dei posti di lavoro per i lavoratori del Piemonte: ci chiediamo a quali lavoratori si riferisce e come lo sta attuando...una nuova ricetta Fiat (?!);

- il Comune di Torino, che nelle persone del Sindaco Chiamparino e del suo Vice Tom Dealessandri, ci ha del tutto ignorato, anzi, collocando in aziende ex municipalizzate alcune decine di lavoratori della ThyssenKrupp, tutti non costituiti parte civile.

Una situazione, la nostra, davvero paradossale: gli stessi Enti locali che hanno sottoscritto gli accordi che prevedono la ricollocazione per tutti i lavoratori e che si sono costituiti parte civile nel processo al fianco degli operai, li hanno poi completamente abbandonati al loro destino!
Ci chiediamo se il 27 dicembre il Presidente Napolitano, che si è più volte espresso a favore delle famiglie delle vittime e perché un'altra ThyssenKrupp non abbia mai più a ripetersi, sarà presente all'incontro prendendo o per lo meno prenda una posizione in nostro favore, sostenendo la nostra causa: il diritto ad un lavoro e un vita dignitosi!

Operai Thyssenkrupp Torino

/torino.blogosfere.it

Sono 88 le morti sul lavoro rilevate in undici mesi a nordest: un morto ogni quattro giorni. In Veneto il maggior numero di vittime: sono 51, e la regione è seconda a livello nazionale. In Trentino Alto Adige (settimo nella lista nera nazionale) le vittime sono state 29; in Friuli Venezia-Giulia i decessi sono stati otto.

Bolzano è la provincia più colpita dal dramma a nordest e in tutto il Paese.

Quasi il 50 per cento delle vittime ha trovato la morte nei campi; due su dieci nell'edilizia. La fascia d'età più colpita è quella fra i 40 e i 49 anni. Gli stranieri sono l''11,3 per cento di tutte le vittime del lavoro.

«È un bilancio tragico, quelle delle morti bianche a nordest nel 2010: ogni quattro giorni, infatti, si è spenta una vita sul luogo di lavoro». E’ così che esordisce Mauro Rossato, oresidente dell’osservatorio Sicurezza sul lavoro di Vega Engineering di Mestre, nel presentare l’ultimo monitoraggio sulla base dei dati raccolti ed elaborati da gennaio a novembre.

Sono 88 le vittime registrate a nordest dagli esperti dell’Osservatorio; e la maggior parte si concentra in Veneto (51). Il Veneto è purtroppo anche sul podio nazionale dopo la Lombardia (dove si contano 68 vittime).

Il Trentino, invece, sebbene conti un numero inferiore di decessi (29), risulta essere primo (anche a livello nazionale) per incidenza di morti bianche calcolata sul totale della popolazione lavorativa. Il suo indice di è pari a 62,2 contro una media che nel Paese è di 25,2.
In Veneto si arriva a quota 24,2 e in Friuli Venezia Giulia a 15,7.

La provincia più colpita a nordest (e nuovamente in tutta Italia) è Bolzano con 20 morti, mentre Padova è seconda (11), terza è Vicenza (10). Seguono Treviso e Trento (9), Verona (8), Belluno (7, ed è terza a livello nazionale per incidenza sulla popolazione lavorativa dopo Bolzano), Rovigo, Venezia e Udine (3), Trieste e Pordenone (2) e Gorizia (1).

L’agricoltura continua a detenere il primato delle morti sul lavoro con il 45,5 per cento delle vittime (contro il 36,4 per cento della media nazionale).

I morti nei cantieri edili invece sono il 19,3 per cento del totale (rispetto al 27,9 per cento della media del Paese). A distanza si trovano le percentuali delle morti bianche rilevate nel commercio e delle attività artigianali (8 per cento), di trasporti, magazzinaggi e comunicazioni (5,7 per cento).

Fanno rilevare il 4,5 per cento delle vittime, poi, il settore di produzione e lavorazione dei metalli e quello delle industrie alimentari.
«Intanto, sono sempre i più esperti coloro che perdono la vita durante l’orario di lavoro», sottolinea l’ingegner Rossato. «E ciò significa che l’esperienza contribuisce ad abbassare pericolosamente i livelli di guardia».

Così la fascia d’età maggiormente coinvolta nel dramma è quella compresa tra i 40 e i 49 anni, con il 23,5 per cento delle vittime. Fortemente più a rischio di altre fasce d’età anche quella dei sessantenni (21,2 per cento delle vittime).

La caduta dall’alto, il ribaltamento di un veicolo o di un mezzo in movimento e lo schiacciamento, sono invece le cause principali di morte (rispettivamente nel 23,9 per cento, nel 22,7 per cento e nel 21,6 per cento dei casi).

Gli stranieri rappresentano l’11,3 per cento dei decessi. Le vittime rumene (22,2 per cento) e quelle albanesi (33,3 per cento) sono le più numerose tra quelle che non hanno nazionalità italiana.

Le donne che hanno perso la vita al lavoro a nordest sono 3 su 14 in tutto il Paese.
«Da esperti di sicurezza sul lavoro», conclude il presidente dell’Osservatorio, «ci auguriamo che il prossimo anno il bilancio delle morti bianche possa essere meno tragico. Anche in virtù dei contributi Inail a favore delle imprese e delle industrie che investiranno in formazione , adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale finalizzati a migliorare proprio la sicurezza nei luoghi di lavoro».

RILASCIATA VERSIONE 3.0 DI SICURNET CANTIERI
 
 
La versione 3.0 di SICURNET CANTIERI HA APPORTATO INTERESSANTI NOVITA' E NUOVE FUNZIONALITA'

Tra le principali novità si segnalano:

InfoWORD 2010 - VERSIONE STILE OFFICE 2010 con ribbon e nuova interfaccia utente
Archivi di base più ricchi di macchine e fasi lavorative (aggiunti 75 nuovi elementi)
Gestione e personalizzazione dei sopralluoghi e controlli in cantiere con redazione automatica dei verbali di visita e segnalazione delle difformità al committente.

Di seguito sono riportate le nuove lavorazioni e macchine aggiunte nella versione 3.0:

ELENCO FASI LAVORATIVE

GALLERIE STRADALI
* Costruzione arco rovescio-Getto calcestruzzo
* Costruzione arco rovescio-Predisposizione smorza e tubi drenaggio
* Costruzione arco rovescio-Scavo e smarino
* Costruzione calotta e piedritti-Getto e disarmo
* Costruzione calotta e piedritti-Traslazione cassaforma
* Costruzione murette-Getto e disarmo
* Costruzione murette-Predisposizione cassaforma
* Costruzione murette-Scavo e smarino
* Impermeabilizzazione-Posa guaina PVC
* Impermeabilizzazione-Posa teli TNT
* Preconsolidamento-Inserimento tubi e iniezioni
* Preconsolidamento-Perforazione e Jet grouting
* Preconsolidamento-Spritz Beton
* Prerivestimento-Montaggio Centina
* Prerivestimento-Posa bulloni radiali
* Prerivestimento-Posa catene e rete elettrosaldata
* Scavo del fronte con esplosivo
* Scavo del fronte con martellone
* Scavo del fronte-Disgaggio
* Scavo del fronte-Pre-Spritz
* Smarino del fronte
IMPIANTI FOTOVOLTAICI
* Facciate con moduli fotovoltaici
* Guaina fotovoltaica su tetto
* Impianti pannelli fotovoltaici
* Manto di copertura con tegole fotovoltaiche
IMPIANTI SOLARI
* Collettore a piastra su tetto a falde
* Collettore a piastra su tetto piano
* Collettori tubo sottovuoto su tetto a falde
* Collettori tubo sottovuoto su tetto piano
* Impianto solare termico su tetto a falde
* Impianto solare termico su tetto piano
* Sistemi di accumulo
IMPIANTI EOLICI
* Impianti Eolici
* Impianto Micro-eolico
IMPIANTI TV
* Installazione antenna centralizzata
* Installazione impianto satellitare
IMPIANTI ELEVATORI
* Impianto ascensore elettrico
* Impianto ascensore oleodinamico
IMPIANTI ELETTRICI
* Allacciamenti alla rete elettrica
* Impianto sottotraccia
* Installazione apparecchiature elettriche
SICURNET CANTIERI 3.0.0
Elenco nuovi elementi aggiunti negli archivi di base
ELENCO FASI LAVORATIVE
* Lavorazione e posa canalette portacavi
* Lavorazione e posa tubi e posa scatole
* Lavori su linee in tensione
* Lavori su quadri elettrici
* Posa cavi e conduttori
IMPIANTI SICUREZZA
* Impianti antintrusione
* Impianti fonia e dati
* Impianti rilevazione incendio
* Impianti videosorveglianza
SETTORE DVR
* Bonifica discarica
* Demolizione navi ed imbarcazioni
ELENCO MACCHINE
* Carrello Portacentine
* Cassaforma Calotta
* Caterpillar 320 con cesoia forbice
* Caterpillar 320 con polipo
* Caterpillar 330 Demolition
* Escavatore con benna
* Escavatore con ripper
* Furgone con cassone
* Gru con cestello
* Impianto mobile di frantumazione inerti
* Jumbo
* Nastro trasportatore semovente
* Ponte arco-rovescio semovente
* Posa centine con cestello
* Posizionatore
* Sollevatore telescopico-Merlo-Manitou
ELENCO MANSIONI
* Jumbista
* Lancista
* Minatore-fochino
* Palista
* Pompista
* Rocciatore edile
* Sondatore


Scopri di più

SICURNET LAVORO 4.4

Pubblicato da Lilino Albanese | 13:10

RILASCIATA VERSIONE 4.4 DI SICURNET LAVORO
La versione 4.4 di SICURNET LAVORO HA APPORTATO INTERESSANTI NOVITà E NUOVE FUNZIONALITA'

Tra le principali novità si segnalano:

InfoWORD 2010-VERSIONE STILE OFFICE 2010 con ribbon e nuova interfaccia utente
Integrazione con INFOSCHEDULER
Attivazione Hardware
5 nuovi prototipi: Produzione Parmigiano Reggiano, Allevamenti Suini, Allevamenti bovini,Piscicoltura,Centrale di betonaggio
Scadenzata data prevista intervento in Elenco Risorse


L'integrazione con INFOSCHEDULER, permette di visionare tutte le scadenze generate dal software SicurNET Lavoro per invio notifiche tramite mail ed sms.

Creando calendari ognuno dedicato alle varie scadenze, si potranno seguire tutti gli impegni aziendali in termini di visite mediche, controlli periodici, nomine e riunioni.

Per provare infoscheduler clicca qui .

Sicurezza e Prevenzione

Pubblicato da Lilino Albanese | 13:08

Newsletter “ Sicurezza e Prevenzione
Gli argomenti del dodicesimo numero in uscita

Dedicata alla sicurezza nel settore marittimo, la newsletter è introdotta dagli ultimi dati presentati dall’Inail a Genova, il 29 novembre, sugli infortuni tra i lavoratori del mare.

A seguire un approfondimento relativo alle situazioni ritenute più a rischio infortuni nel comparto marittimo e in chiusura un quadro sintetico sulla normativa di riferimento.

* Incidenti in calo fra i marittimi

* Il rischio infortuni sulle navi  Personale di coperta, servizi macchina e cuochi
sono esposti a incidenti in navigazione
* Il rischio infortuni sulle navi LOCALI MACCHINE - DISPOSIZIONI GENERALI PER I LAVORI IN MACCHINA

* Galata Museo del mare

* Lavoratori del mare e sicurezza

Newsletter n. 12 (formato .pdf 1 Mb)

RSPP ASPP MODULO A

Pubblicato da Lilino Albanese | 13:06

Corso multimediale su CD

PROGRAMMA DEL CORSO RSPP ASPP MODULO A (28 ORE)

*      L'approccio alla prevenzione attraverso il D.Lgs. 81/08 per un percorso di miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori
*      Il sistema legislativo: esame delle normative di riferimento
*      I soggetti del Sistema di Prevenzione aziendale secondo il D.Lgs. 81/08: i compiti, gli obblighi, le responsabilità civili e penali
*      Criteri e strumenti per la individuazione dei rischi ü Documento di valutazione dei rischi ü Il Sistema Pubblico della prevenzione
*      Rischio incendio ed esplosione ü La classificazione dei rischi in relazione alla normativa
*      La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla relativa normativa di salute e sicurezza
*      Le ricadute applicative e organizzative della valutazione del rischio
*      La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla relativa normativa di igiene del lavoro la di alla rischi valutazione normativa relazione in relativa specifici alcuni del lavoro igiene

IL CORSO E' DIRETTO A:
Responsabili e Addetti del Servizio di Prevenzione e di Protezione

IL CORSO TI PREPARA A:
Il decreto ha definito il percorso formativo per i RSPP e ASPP in tre moduli: A, B e C. Il modulo A, propedeutico agli altri due, offre una corretta chiave interpretativa delle norme di prevenzione previste dal D. Lgs. 81/08 . La frequenza al modulo A vale per qualsiasi macrosettore e costituisce credito formativo permanente.

LA METODOLOGIA DIDATTICA:
Interattiva

Il modulo A è il corso base ed è obbligatorio per RSPP e ASPP ai fini di svolgere le funzioni proprie dei ruoli. E' previsto l' esonero dalla frequenza a questo modulo A per RSPP e ASPP nella condizioni previste dalle tabelle A4 e A5 dell'accordo definitivo Conferenza Stato Regioni del 26/01/2006 (cosiddetto "Decreto RSPP" pubblicato sulla G.U. n.37 del 14/02/2006) e dall'art. 32 comma 5 del D Lgs n.81 del 9 aprile 2008 (attuazione dell'art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro) I contenuti delle attività formative devono essere conformi a quanto indicato nel DM 16/01/97 e integrate come da schema pubblicato nell'Accordo

Scopri di più

DICHIARAZIONE DI AVVIO DEL PROGRAMMA DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORO CORRELATO AI SENSI DELLA CIRCOLARE MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI N° 23692 DEL 18 NOVEMBRE 2010.

Per la "scadenza del 31/12/2010 sarà necessario indicare nel DVR aziendale, da parte del Datore di Lavoro o RSPP, di aver avviato l’attività di valutazione del rischio stress lavoro-correlato ai sensi dell’art. 28, comma 1-bis, del D. Lgs. 81/08 e s.m.i. Le attività da sviluppare per effettuare la valutazione del rischio devono essere pianificate secondo un crono-programma.

E' stato predisposto un file da poter scaricare per assolvere in pieno anche a questo adempimento e facilitare l'attività del valutatore e del datore di lavoro.

Scarica il documento

RILASCIATA VERSIONE 4.2 DI RISCHIO STRESS

La versione 4.2 di Rischio Stress ha inserito la valutazione degli eventi sentinella di 1° t ipo come suggerisce il metodo seguito circa le indicazioni della Circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 18/11/2010.


Novità della versione 4.2 :

1) Inserita VALUTAZIONE EVENTI SENTINELLA DI 1° TIPO: “Lista delle caratteristiche aziendali e delle lavorazioni identificabili come rischi potenziali”,  per effettuare la valutazione preliminare di 1° livello della tipologia di rischio aziendale. La “Lista” utilizzata per effettuare la valutazione è quella predisposta dalla Regione Toscana e inserita nella Guida operativa del Coordinamento Interregioni per la prevenzione. La lista rileva la presenza o meno di caratteristiche aziendali (tipo di attività, mansioni, lavorazioni) che in base agli studi scientifici in materia presentano caratteristiche correlate al rischio stress.
2) INFOWORD 2010, nuova interfaccia utente in stile OFFICE 2010, introdotta formattazione del secondo livello nella stesura dei documenti
3) Corso light sullo stress, inserita versione light del corso nella pagina iniziale del software


Di seguito si riporta in maniera semplificativa l'iter di valutazione del Rischio Stress da lavoro Correlato:

SCHEMA PERCORSO DA SEGUIRE PER EFFETTUARE VdR STRESS LC SECONDO ACCORDI COMMISSIONE PARITETICA del 17 novembre 2010.

Punti dell’accordo:
1) La valutazione deve essere effettuata dal datore di lavoro con il supporto del RSPP e la collaborazione del Medico competente, previa consultazione del RLS (Dettato art. 29 D.Lgs. 81/08)
2) La scadenza del 31/12/2010 va intesa come termine dare avvio alle attività per svolgere la valutazione del rischio stress.

Ciò premesso, il percorso di valutazione comprende i seguenti passaggi:

1) Il datore di lavoro deve indicare nel Documento di VdR aziendale il percorso metodologico di effettuazione della valutazione ed il programma temporale nel quale intende svilupparlo;
2) Le attività devono prendere in esame tutti i lavoratori, compresi i dirigenti ed i preposti, per cui devono essere effettuate con riferimento ai singoli gruppi omogenei di lavoratori.
3) Il procedimento deve essere sviluppato in due Fasi:

FASE 1 – VALUTAZIONE PRELIMINARE

A) Esame dei dati oggettivi relativi a:

1.Eventi sentinella (desumibili dalle due schede LCA + TDSA
2.Fattori di contenuto del lavoro (desumibili dalla scheda CDO)
3.Fattori di contesto del lavoro (desumibili dalla scheda CDO)

B) Se non emergono rischi il Ddl deve indicarlo nel documento di VdR aziendale e avviare il monitoraggio.

C) Se  emergono rischi il Ddl deve      

- Pianificare e adottare degli opportuni interventi correttivi;
- Attuare un piano di monitoraggio
- Verificare effetto interventi correttivi nel tempo (entro un anno)

FASE 2 - VALUTAZIONE APPROFONDITA (eventuale).(Questionario QVP SLC10)

Da attivare nel caso la valutazione preliminare con rischio stress abbia rilevato indici di rischio non trascurabili e le misure adottate siano risultate inefficaci

Scopri di piu'

CORTE DI CASSAZIONE Sez. pen. - Sentenza 14 dicembre 2000, n. 13012
Pres. Acquarone - Est. Fiale (ric. Manca e altro)

Svolgimento del processo

Con sentenza 7 maggio 1996 il Pretore di Tempio Pausania affermava la penale responsabilità di Manca Giovanni Maria e Saba Giovanni Maria in ordine al reato di cui:

- agli artt. 113 e 589, 1° e 2° comma, cod. pen. (per avere - il Manca nella qualità di subappaltante i lavori di costruzione di un complesso edilizio in località "Sedda" di Tempio Pausania ed il Saba quale operatore gruista - cooperato a cagionare la morte di Firinu Giovanni, per colpa, consistita per il primo nel non vigilare adeguatamente sul rispetto della normativa antinfortunistica ed in particolare violando gli artt. 58 del D.P.R. n. 164/1956 e 186 del D.P.R. n. 547/1955, consentendo il sollevamento di "pallets" di blocchetti di cemento senza sistema di imbragaggio ed il passaggio sopra la testa dei lavoratori, ed il secondo operando materialmente tali manovre, procurato la morte del predetto lavoratore per la caduta sul capo di uno di tali "pallets" di blocchetti - in Tempio Pausania, il 1° ottobre 1993) e, riconosciute circostanze attenuanti generiche equivalenti all'aggravante contestata, condannava ciascuno alla pena di mesi sei di reclusione, concedendo ad entrambi il beneficio della sospensione condizionale.

Sul gravame degli imputati, la Corte di appello di Cagliari - Sezione distaccata di Sassari, con sentenza 1° febbraio 1997, assolveva gli stessi con la formula "il fatto non sussiste" sui rilievi che, nella fattispecie:

# non poteva trovare applicazione l'art. 58 del D.P.R. n. 164/1956, la cui previsione si riferisce alle operazioni di sollevamento di laterizi, pietrame, ghiaia ed altri materiali minuti;
# non era stata dimostrata la violazione dell'art. 186 del D.P.R. n. 547/1955, poichè il carico aveva iniziato il movimento quando nel suo raggio d'azione non vi era alcuna persona presente;
# nel capo di imputazione non si era provveduto a contestare la colpa generica e, comunque, elementi di colpa generica avrebbero potuto essere addebitati soltanto alla vittima.
Detta decisione veniva annullata da questa Corte Suprema, con sentenza di rinvio dell'11 febbraio 1998, con la quale veniva rilevato che la prescrizione antinfortunistica violata non era quella di cui all'art. 58 del D.P.R. n. 164/1956, bensì quella - contestata in fatto e comunque da ricomprendersi nel richiamo contenuto nell'imputazione agli obblighi di cui all'art. 4 del D.P.R. n. 164/1956 - prevista dall'art. 169 del D.P.R. n. 547/1955: norma di carattere generale che mira per l'appunto ad evitare eventi del genere di quello in concreto verificatosi con la previsione di un obbligo, gravante sia sul datore di lavoro che sul gruista, durante le operazioni di sollevamento, la stabilità del carico.

La Corte di appello di Cagliari - giudicando in seguito a detto rinvio con sentenza del 20 gennaio 2000 - ravvisava la violazione, da parte di entrambi gli imputati, dell'obbligo di osservanza della prescrizione di cui all'art. 169 del D.P.R. n. 547/1955 (nell'esercizio dei mezzi di sollevamento e di trasporto si devono adottare le necessarie misure per assicurare la stabilità del mezzo e del suo carico, in relazione al tipo del mezzo stesso, alla sua velocità, alle accelerazioni in fase di avviamento e di arresto ed alle caratteristiche del percorso) e l'incidenza causale della violazione medesima sull'evento letale, sicchè confermava la pronuncia di condanna adottata dal primo giudice.

Avverso tale ultima sentenza hanno proposto ricorso gli imputati, i quali - sotto i profili della violazione di legge e della mancanza e manifesta illogicità della motivazione - hanno eccepito che il giudice di rinvio non avrebbe "svolto le operazioni ricostruttive a lui demandate". In particolare:

# quanto al Manca, non avrebbe tenuto conto che, "obbligo, incombente sul datore di lavoro, di vigilare affinchè siano impediti atti o manovre rischiose del dipendente nello svolgimento del suo lavoro e di controllare l'osservanza da parte dello stesso delle norme di sicurezza e dei mezzi di protezione non comporta una continua vigilanza sull'esecuzione di ogni attività,… richiedendosi solo una diligenza rapportata in concreto al lavoro da svolgere e cioè all'ubicazione del medesimo, all'esperienza e specializzazione del lavoratore, alla sua autonomia, alla prevedibilità della sua condotta, alla normalità della tecnica di lavorazione".

Lo stesso Manca, nel caso concreto, aveva provveduto a dotare il cantiere di tutti mezzi necessari (cassoni, braghe, pedane rigide di legno, caschi, ecc.) ed aveva reiteratamente ribadito la prescrizione di usare le pedane rigide di legno di cui il cantiere era dotato, scartando quelle eventualmente diverse impiegate dalle ditte fornitrici dei materiali. Egli, perciò - contrariamente a quanto affermato dalla Corte di merito - non avrebbe dovuto "vigilare specificamente sulla singola operazione standard, seguendola direttamente e controllando le modalità di sua esecuzione";

# quanto al Saba, avrebbe ravvisato la violazione del precetto fissato dall'art. 169 del D.P.R. n. 547/1955 omettendo ogni indispensabile valutazione in ordine al tipo di mezzo impiegato in concreto ed alle sue caratteristiche tecniche (velocità, accelerazioni, assenza o meno di scosse, meccanismi di ammortizzamento dell'arresto, ecc.).

La Corte di merito, inoltre - procedendo ad una ricostruzione imprecisa e semplificata della vicenda ed omettendo di valutare significativi elementi di fatto (il lavoratore deceduto avrebbe usato una pedana diversa da quelle fornite dal datore di lavoro; l'incidente mortale sarebbe avvenuto dopo che erano stati sollevati e scaricati ben cinque "pallets" confezionati con le pedane rigide; il sesto "pallet" avrebbe presentato specifiche anomalie per il caricamento, su pedana non rigida, di una fila in più di blocchetti di cemento sporgenti dai bordi; esso inoltre sarebbe stato sollevato con le forche infilate solo parzialmente e non distese per tutta la loro lunghezza) - avrebbe espresso un giudizio apodittico sulla necessità che il carico, per essere stabile, dovesse essere legato con braghe ed avrebbe dedotto l'affermata inidoneità delle modalità di sollevamento e trasporto esclusivamente dalla circostanza dell'intervenuta caduta del carico medesimo.


Motivi della decisione

Il ricorso deve essere rigettato, poichè le doglianze anzidette sono infondate.
Il giudice di rinvio, infatti, si è correttamente uniformato al principio di diritto affermato da questa Corte Suprema nella precedente sentenza di annullamento ed ha giustificato il proprio convincimento secondo lo schema esplicitamente enunciato nella sentenza rescindente.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte medesima, in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro:

# al fine di escludere la responsabilità per reati colposi dei soggetti obbligati a garantire la sicurezza dello svolgimento del lavoro, non è sufficiente che tali soggetti impartiscano le direttive da seguire a tale scopo, ma è necessario che ne controllino, con prudente e continua diligenza la puntuale osservanza (Cass., Sez. Unite, 21 aprile 1989, n. 6168);
# il controllo e la vigilanza, affinchè l'attività lavorativa venga svolta con mezzi e modalità idonei a tutelare la sicurezza dei lavoratori, devono essere continui (Cass., Sez. IV, 22 settembre 1994, n. 10021) ed il destinatario delle regole di prudenza e delle norme di prevenzione deve provare in modo rigoroso e sicuro di avere compiuto atti specifici rivolti ad evitare che l'attività lavorativa si svolgesse in modo difforme dalle norme di sicurezza (Cass., Sez. IV, 22 settembre 1994, n. 10014);
# il compito del datore di lavoro è molteplice ed articolato e va dalla istruzione dei lavoratori sui rischi delle attività da essi svolte e sulla necessità di adottare, nell'espletamento delle stesse, misure di sicurezza determinate, alla predisposizione concreta di queste misure e quindi, ove le stesse consistano in particolari cose o strumenti, al mettere tali cose e strumenti a portata di mano del lavoratore e, soprattutto, al controllo continuo e pressante per imporre che i lavoratori rispettino le norme antinfortunistiche, si adeguino alle misure in esse previste e sfuggano alla superficiale tentazione di trascurarle (Cass, Sez. IV, 3 giugno 1995, n. 6486).
In relazione a tali enunciati i giudici del merito - nella fattispecie in esame - hanno accertato in punto di fatto:
# l'assoluta inidoneità del sistema di sollevamento dei carichi con "pallets" (anche rigidi) comunemente adottato, invece, sino al momento dell'incidente mortale;
# la esistenza di mezzi di imbragatura quali dotazioni del cantiere, ma la mancata prescrizione dell'uso indefettibile degli stessi nelle operazioni di sollevamento e trasporto di carichi sospesi;
# la sostanziale rimessione all'iniziativa ed alle scelte degli operatori dell'individuazione del mezzo più idoneo per il sollevamento dei carichi;
# l'omessa vigilanza sulla concreta utilizzazione dei mezzi di imbragatura;
# l'esecuzione, da parte dell'operatore gruista - proprio in considerazione dell'utilizzazione di una gru e di quelle che sono le caratteristiche comuni di tale mezzo meccanico - di operazioni di sollevamento e trasporto di carichi non stabili poichè non bene assicurati (blocchetti di cemento, del peso di circa 30 kg ciascuno, posti l'uno sull'altro e per file parallele su piattaforma di legno senza l'adozione di alcun sistema di contenimento o di imbragatura), cioè non assicurati in modo idoneo per essere sollevati e trasportati con una gru.
Razionalmente risulta pertanto affermata la violazione degli obblighi imposti dall'art. 169 del D.P.R. n. 547/1955 - da parte sia del datore di lavoro sia dell'operaio gruista - quale causa efficiente avente incidenza causale diretta sull'evento mortale.
Al rigetto del ricorso segue la condanna dei ricorrenti, in solido, al pagamento delle spese del procedimento.

Per questi motivi
La Corte Suprema di cassazione, visti gli artt. 607, 615 e 616 cod. proc. pen., rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento delle spese processuali.

Cala il numero degli infortuni nel 2009 fra i lavoratori marittimi. Lo scorso anno, gli infortunati sono stati 1.264 contro i 1.340 del 2008 in diminuzione del 5,7% rispetto al 2008, quando gli incidenti erano calati dell’8% tendenziale. In calo anche gli infortuni mortali: lo scorso anno sono morti cinque marittimi, tre dei quali nel settore pesca, uno nel naviglio ausiliario e uno nella categoria passeggeri, contro sei decessi del 2008 e dei quali quattro nel settore carico, uno nella pesca e uno nel settore passeggeri.

Gli infortuni si sono verificati prevalentemente nelle categorie del naviglio passeggeri (54,6%), in quella del carico o trasporto merci (16,9%) ed in quella della pesca (15,8%). Per gli altri settori - carico, rimorchiatori e naviglio ausiliario - si registra, invece, una flessione rispettivamente del 21,3, del 17,7 e del 48,6%. Il solo comparto in crescita, in termini di numero di infortuni, è quello della pesca (+16,3%), settore che dopo una forte flessione degli eventi registrata nel 2008 (-22%) è tornato quasi ai livelli medi degli anni precedenti. E sempre la pesca risulta il settore maggiormente colpito dagli eventi mortali, il 68% dal 2003 al 2009. Nel lavoro marittimo la presenza delle donne è ancora molto limitata ed è concentrata prevalentemente nella categoria di naviglio passeggeri dove si rileva annualmente il maggior numero di infortuni tra le donne marittime, pari, nel 2009, al 3,2% degli infortuni avvenuti nell’anno. La media dell’età degli infortunati è leggermente aumentata negli ultimi due anni: nel 2009 l’età media è pari a 42,6 anni, contro i 41,5 anni rilevati sugli infortunati nel 2008. Per quanto riguarda le qualifiche professionali, ogni anno si rileva che oltre il 40% degli infortuni è avvenuto a carico di marinai, piccoli e mozzi-allievi comuni polivalenti, situazione che risulta confermata anche nel 2009.

Oltre il 57% degli eventi infortunistici nel 2009, come negli anni passati, si è verificato in mare aperto e lo scorso anno il maggior numero di infortuni si è verificato nei mesi di agosto e settembre.

Scivolate (31% dei casi) e cadute dall’alto (23% dei casi), complessivamente il 54% dei casi, sono fra le cause degli incidenti. La maggior parte degli infortuni si è verificata durante lo svolgimento di servizi di coperta (19,1% dei casi); attività legate alla ristorazione e agli altri servizi complementari di bordo (14,3% dei casi); servizi di macchina (12,9%); operazioni di ormeggio, disormeggio e rimorchio (11%); attività legate alla pesca, quali il maneggio di reti ed altri arnesi da pesca, la raccolta e la manipolazione del pescato (10,1%).

Gli organi colpiti più frequentemente nel 2009, analogamente agli anni passati, sono gli arti inferiori (23,4% dei casi) e mani e dita (18,8%). Il maggior numero di lesioni, come negli anni scorsi, è del tipo contusioni, escoriazioni, abrasioni.



Guerra allo stress da lavoro. Dal primo gennaio scatta l'obbligo per le aziende e gli uffici di valutare non solo i fattori di rischio tradizionali legati, per esempio, all'uso di sostanze pericolose o a particolari macchinari, ma anche l'orario, i turni, la ripetitività delle azioni quotidiane, i carichi, i ritmi di lavoro, l'incertezza delle prestazioni richieste. E ancora: i percorsi di carriera e persino le lamentele del personale o i rapporti conflittuali tra i colleghi. La qualità riguarda i prodotti, i processi di produzione: ora pure la vita negli uffici e nelle fabbriche. Perché nei luoghi di lavoro le persone passano buona parte della loro giornata. Lì costruiscono i propri progetti e ambizioni professionali. Il lavoro non è solo il mezzo per sostenersi. Il lavoro è fonte di realizzazione e dunque anche di stress. Lo sappiamo tutti dai ''Tempi moderni'' di Charlie Chaplin.

I più stressati? Di certo gli infermieri, gli addetti ai call center o agli uffici reclami, gli autotrasportatori. E, a sorpresa, anche molti lavoratori del pubblico impiego, dove il blocco delle assunzioni aumenta i carichi di lavoro e il ricorso allo straordinario. Talvolta senza gratificazioni. Quindi anche nuove figure professionali che si aggiungono ai 'vecchi' operai della fabbrica. Nel 2004 il cosiddetto 'stress da lavoro correlato' è stato tradotto in un accordo a livello europeo recepito quattro anni dopo in Italia dalle parti sociali. Viene definito così: ''Condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro''.

Molte le cause che possono produrlo: una ripartizione dei compiti non corretta (troppi straordinari richiesti sempre alla stessa persona), una sensazione di frustrazione perché si ritiene non essere adeguatamente utilizzati, la pesantezza dell'orario di lavoro notturno, la frequenza di incidenti (per esempio nelle aziende petrolchimiche o nel settore edile le cadute dall'alto). Vari i sintomi, che cambiamo a seconda del soggetto. Lo spiega Patrizia Deitinger, psicologa dell'Ispesl (l'istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro, ora confluito nell'Inail): aumento della frequenza cardiaca, sudorazione, irritabilità, riduzione della salivazione, tensione muscolare, difficoltà a concentrarsi.
''E' un fenomeno allarmante perché sottostimato e in continua crescita'', osserva la psicologa sottolineando come un superlavoro due giorni si può sostenere, ma non si regge se protratto nel tempo. Lo stress lavoro-correlato colpisce il 22% dei lavoratori in Europa. Con un costo di oltre 20 miliardi di euro l'anno. Dagli studi condotti emerge che una percentuale compresa tra il 50 %e il 60% di tutte le giornate lavorative perse è riconducibile allo stress. Tra i settori più a rischio, dunque, l'area sanitaria, i trasporti o ancora le professioni a continuo contatto col pubblico. Secondo Deitinger, ci si è sempre preoccupati della tutela dei lavoratori e questo è sì lodevole, ma sono stati sottovalutati i vantaggi per l'azienda in termini di meno assenteismo e di maggiore produttività. ''Perché se un lavoratore si sente bistrattato o non partecipe - osserva - è chiaro che renderà meno".

Obiettivo della valutazione è l' eliminazione o perlomeno la riduzione al minimo dei fattori di rischio. Nei giorni scorsi - in base alle previsioni del Testo unico sulla salute e sicurezza del lavoro - è stata diramata la circolare del ministero guidato da Maurizio Sacconi, che recepisce le indicazioni della commissione consultiva istituita presso lo stesso dicastero. Linee guida considerate però insufficienti dalla Deitinger, critica per la mancanza nella valutazione del coinvolgimento dei lavoratori. La valutazione sarà effettuata su gruppi di lavoratori esposti ai rischi dello stress allo stesso modo (per esempio i turnisti oppure i dipendenti di un settore). Non quindi sul singolo il quale potrebbe avere una percezione troppo personale delle condizioni di lavoro. E sarà in due step: una necessaria, quella preliminare, nel corso della quale saranno rilevati indicatori oggettivi e verificabili; l'altra eventuale se la prima riveli elementi di rischio da stress lavoro-correlato e le correzioni risultino inefficaci. Sarà effettuata, come per tutti gli altri fattori di rischio, dal datore di lavoro avvalendosi del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione con il coinvolgimento del medico competente se nominato e con la consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.  L'obbligo per i datori di lavoro scatta quindi dal prossimo anno dopo un lunga incubazione. ''Siamo piuttosto in ritardo - commenta il segretario confederale della Uil, Paolo Carcassi - per questo era importante partire. Poi ci potranno essere elementi di affinamento. Noi - dice ancora il dirigente sindacale - puntavamo ad una fase di coinvolgimento e consultazione dei lavoratori''. Ma le aziende sono pronte? ''Quelle più grandi sì anzi alcune già lo fanno, - risponde - per quelle medio-piccole ci sarà qualche problema''. La Confartigianato già nei giorni scorsi ha diffuso una nota in cui parla di ''ennesima incombenza normativa di provenienza europea a carico delle aziende''. Stress, in questo caso, per i datori di lavoro. Stress da lavoro.

ansa.it

I Carabinieri della Stazione di Cave hanno eseguito nei giorni scorsi un'intensa attività di controllo finalizzata alla prevenzione, laddove necessario anche alla repressione, del fenomeno dell'abusivismo edilizio, delle violazioni delle leggi ambientali e di quelle igienico-sanitarie da parte delle attività commerciali. 

Le verifiche, a cui hanno reso parte 15 militari, hanno interessato tre cantieri edili della zona dove i militari hanno accertato complessivamente 10 infrazioni per violazioni alla normativa in materia di sicurezza che vanno dalla mancata realizzazione di strutture di protezione e dei quadri elettrici, all'assenza del piano operativo di sicurezza, a seguito delle quali sono state denunciate a piede libero 3 persone, titolari delle ditte esecutrici. 

La quarta denuncia è scattata a carico di un cittadino di Cave che aveva realizzato un immobile di 120 mq senza mai aver ottenuto la necessaria concessione edilizia. Sempre a Cave, con l'ausilio dei militari del NAS di Roma, i Carabinieri hanno effettuato 5 ispezioni in altrettanti esercizi commerciali per verificare l'osservanza delle norme in materia igienico-sanitaria. 

In questo caso sono state 3 le infrazioni amministrative contestate, per oltre 2.550 euro di sanzioni, a carico del titolare, di origine egiziana, di una frutteria, nella quale sono emerse gravi inadempienze sul piano dell'igiene del locale e riscontrando anche l'assenza del manuale di autocontrollo e della necessaria documentazione relativamente alla tracciabilità dei prodotti vendita. Infine, sono stati controllati due Internet Point, gestiti da quattro cittadini stranieri, un marocchino e tre nigeriani, che sono stati denunciati a piede libero per l'omissione della registrazione dei clienti che utilizzavano le postazioni Internet.

Le vittime degli infortuni sul lavoro sono maggiormente esposte ad ansia, depressione e frequenti preoccupazioni,  presentano cioè un'elevata sintomatologia post-traumatica. Lo dimostra una ricerca realizzata dal dipartimento di Psicologia generale dell'università di Padova e presentato oggi durante il convegno dell'Anmil "Le conseguenze psicologiche di un infortunio sul lavoro". Il fenomeno è stato esplorato attraverso quattro studi. Il primo ha coinvolto due gruppi di 14 persone, uno dei quali composto da chi ha subito almeno un infortunio nella propria vita, riportando un'invalidità compresa tra il 33% e il 70% (il valore medio è del 43%). La distanza dall'incidente è compresa tra i 5 e i 25 anni (valore medio 14.9). "Negli infortunati valutati non sono emersi consistenti disturbi psicologici né rispetto all'ansia né alla depressione", si legge nella ricerca. "Tuttavia si è rilevata una certa propensione al rischio di sviluppare un disturbo da stress post-traumatico".
 
Sulla base di questa prima indagine è stato poi sviluppato il secondo studio, focalizzato sugli aspetti clinici, che ha ampliato il campione e reso più omogenea la distanza dall'infortunio. Vi hanno preso parte 38 lavoratori che hanno subìto un incidente sul lavoro e 38 persone che, invece, non hanno riportato alcun infortunio, né altri tipi di evento traumatico. Nel gruppo di infortunati, la distanza temporale dall'incidente variava tra 6 mesi e 7 anni, mentre il tasso di invalidità (secondo percentuali INAIL) era compreso tra il 25% e il 75%.
Questa seconda indagine ha messo in luce la maggiore vulnerabilità degli individui che hanno subito un incidente sul lavoro allo sviluppo di disturbi d'ansia e, in particolare, di un disturbo da stress post-traumatico, oltre che disturbi depressivi e difficoltà nel fronteggiare situazioni stressanti e nel gestire la propria rabbia. Al contrario, all'aumentare della sintomatologia post-traumatica si riducevano le abilità di reagire alle situazioni stressanti. Non è emersa invece alcuna relazione tra la gravità della sintomatologia post-traumatica e né il grado di disabilità fisica né la distanza temporale dall'evento. "Ciò significa", secondo i ricercatori, "che le ripercussioni psicologiche individuali possono perdurare anche a distanza di tempo dall'incidente".

Il terzo studio, teso a valutare se a sintomi di tipo post-traumatico si associassero disturbi sul piano cognitivo, ha evidenziato per le vittime di incidenti sul lavoro disturbi di organizzazione e controllo di strategie di azioni flessibili, di concentrazione e di memoria: "tutte abilità indispensabili per un'adeguata prestazione lavorativa e quindi un più rapido ed efficiente reinserimento sociale e lavorativo".

Infine, nell'ultimo studio effettuato con un gruppo di 30 vittime di incidenti sul lavoro (27 maschi e 3 femmine, con età media di 39 anni; la distanza temporale dall'evento traumatico variava da 1 a 10 anni; il tasso di invalidità era compreso tra il 21% e l'87% con una media del 47%) si è deciso di svolgere un'indagine correlazionale tra sintomatologia post-traumatica, disfunzioni cognitive e attivazione fisiologica emozionale durante la rievocazione guidata dell'incidente. "I risultati indicano che le vittime di un infortunio lavorativo presentavano un'elevata sintomatologia post-traumatica, che si accompagnava a depressione, ansia e frequenti preoccupazioni", sottolineano i ricercatori. Questo quadro clinico "non era rispecchiato dal grado di invalidità fisica definito in base ai punteggi percentuali dell'INAIL", continua l'indagine, ribadendo la necessità di criteri capaci di cogliere adeguatamente tutte le conseguenze di un incidente sulla salute psico-fisica complessiva del lavoratore, inclusi gli esiti psicologici ed emozionali di tale evento. Inoltre, gli infortunati che presentavano una maggiore sintomatologia post-traumatica hanno riportato una perfomance peggiore in compiti che misurano l'attenzione o la capacità di concentrazione, mostrandosi più lenti e meno concentrati.

fonte inail