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E' stato firmato stamattina un protocollo di collaborazione tra il Capo della Polizia e Direttore generale della pubblica sicurezza, Prefetto Antonio Manganelli e il Presidente dell'Inail, Marco Fabio Sartori sulla sicurezza stradale, nella ''comune ottica della prevenzione e nella prospettiva di un'intervento di sistema''.

La percezione comune, spiega una nota della Polizia di Stato, e' che incidenti stradali ed incidenti sul lavoro costituiscano due fenomeni distinti, mentre le statistiche ci dicono, invece, che il 54,1% delle morti sul lavoro e' causata da incidenti stradali. Nel 2009, su un totale di 1053 infortuni mortali sul lavoro, 570 sono quelli dovuti a circolazione stradale.

Questi incidenti si dividono in due categorie: 1) incidenti in itinere, nel tragitto casa-lavoro-casa, che nel 2009 sono 93.116 di cui 75.048 sulla strada, con 274 morti di cui 262 sulla strada. 2)incidenti stradali in occasione di lavoro, ovvero nello svolgimento di lavori per cui il viaggio rappresenta un aspetto importante dell'attivita' (es. autotrasportatori, agenti di commercio) o per cui la strada costituisce la sede di lavoro (es. addetti alla manutenzione stradale). Nel 2009 sono 50.745, di cui 308 mortali.

L'idea, spiega la nota, e' di avviare una serie di progetti volti a far crescere la cultura della sicurezza stradale attraverso iniziative nel campo della formazione e della divulgazione, promuovendo campagne informative e interventi mirati soprattutto negli ambienti professionali e presso le associazioni di categoria. Le parti, prosegue la nota, si impegnano anche a condurre un'analisi piu' approfondita dei fenomeni tramite lo scambio dei dati tra Polizia Stradale e Inail e lo studio di interventi operativi di prevenzione.

''Oggi il lavoro della Polizia Stradale - ha detto il Prefetto Manganelli - si svolge anche all'interno dei luoghi di lavoro, oltre che sulla strada. L'attenzione al fenomeno degli incidenti sul lavoro, sottolineata costantemente anche dal Presidente della Repubblica, ha determinato infatti un rinnovamento della nostra attivita'. Non solo sensibilizzazione degli studenti sui temi della sicurezza stradale, ma anche del mondo del lavoro attraverso un linguaggio che sia il piu' efficace per spiegare i comportamenti a rischio. Sono particolarmente soddisfatto dell'intesa con l'Inail: ancora una volta si e' trattato di confermare un modello di sicurezza partecipata e condivisa con tutti coloro che possono contribuire ad elevare gli standard di sicurezza sulle nostre strade e all'interno dei luoghi di lavoro''.

''Stanno cambiando la cultura e l'approccio a queste tematiche - ha spiegato il presidente dell'Inail, Marco Fabio Sartori - non solo da parte delle imprese, ma di tutti gli attori del sistema lavoro. Segno anche di una forte e capillare presenza dell'Inail, che ha saputo far penetrare un concetto basilare: la sicurezza prima di tutto. Proprio in quest'ottica muove il protocollo siglato con la Polizia Stradale, un passo in avanti che si inserisce a pieno titolo nel complessivo ridisegno del sistema del Welfare che assegna all'Inail un ruolo di primo piano non solo in campo assicurativo, ma in tutte le fasi della sicurezza sul lavoro.

A tale proposito ringrazio la Polizia Stradale per la collaborazione e l'interesse dimostrati; sono sicuro che insieme riusciremo a raccogliere buoni risultati''.

res-dab/sam/alf  asca

La sicurezza in tutti i posti di lavoro è stato uno dei punti affrontati, il più discusso, nella riunione dell’attivo della SLC, svoltosi a Ragusa mercoledì scorso.

Denunciata,da parte del coordinato provinciale Sebastiano Cocuzza, questa carenza ma diventa intollerabile che in un’azienda come quella delle poste, molto all’avanguardia in tutti i settori, sia poco attenzionato questo problema.

Nel particolare è stato rilevato come i carichi ,a cui sono sottoposti i portalettere,autisti e tutti quei colleghi il cui lavoro comprende la movimentazione degli stessi ( compresi gli operatori di mercato privato e nello specifico coloro che sono applicati agli sportelli per i servizi postali e nella fattispecie all’ accettazione pacchi) dovrebbero operare in un ambito di maggiore sicurezza. Discorso a parte per i caschi la cui efficienza dovrebbe essere monitorata e sostituire quelli che non assicurano sicurezza. A questo, come hanno fatto rilevare alcuni addetti ai lavori nel corso dell’attivo, vanno aggiunti un parco motomezzi che non sono molto sicuri e un corredo di vestiario che andrebbe in molti casi sostituito.

Il coordinatore provinciale Cucuzza ha già inviato una nota di denuncia agli organi preposti e si è in attesa che l’azienda dia delle risposte concrete venendo incontro alle legittime richieste degli operatori.
Dal dibattito, molto partecipato, si è dato atto che l’Azienda Poste è in piena crescita ed espansione, “che si mette in gioco continuamente, commenta Sebastiano Cucuzza, e questo sicuramente le fa onore in quanto il suo stare in linea con le esigenze di mercato non può che farci piacere in quanto dà una certa garanzia ai tutti i dipendenti e quindi ci assicura il posto di lavoro, ma è chiaro che questo deve essere fatto nel rispetto di tutti i diritti e doveri che essa stessa ha nei confronti dei propri dipendenti. Il mio compito è quello di stare attento che almeno nella nostra provincia le cose vadano affrontate nel giusto modo e che i miei colleghi,senza distinzione alcuna, siano non solo tutelati ma soprattutto sicuri che nessun diritto venga loro leso.”

Aumentano le sanzioni per il lavoro nero nel 2010: sono state 57.186 rispetto alle 45.045 del 2009, con aumento del 27%. In crescita anche gli illeciti in materia di sicurezza sul lavoro: 38.357 nel 2010, il 45% in più rispetto all'anno precedente quando i casi erano 26.404. I dati emergono dalla relazione sull'attività di vigilanza 2010, resa nota questa mattina, a Roma, dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. I controlli sono stati effettuati dal dicastero in collaborazione con Inps, Inail ed Enpals. "Al di là dei risultati quantitativi, l'azione di vigilanza per l'anno 2010 evidenzia risultati significativi", sottolinea Sacconi, "sotto il profilo dell'efficacia, poiché continua a registrarsi una sempre più incisiva attività di intelligence volta all'individuazione di quei fenomeni di violazione sostanziale e di rilevante impatto sul piano economico sociale".

Boom degli illeciti. Oltre alle sanzioni in materia di lavoro nero e sicurezza, nel 2010 gli illeciti negli appalti sono stati 15.907 a fronte di 6.649 del 2009  con un incremento del 139%. Le violazioni in materia di disciplina dello Statuto dei lavoratori sono state 2.604 il 150% in più dell'anno precedente quando erano. 1.042. In aumento anche le truffe nei confronti degli istituti previdenziali: 3.316 nel 2010 rispetto ai 2.493 del 2009 (+33%). Le ipotesi di reato relative a evasioni contributive sono state 4.886 a fronte di 3.781 del 2009(+29%). Le violazioni di reato in ordine alla tutela economica delle lavoratrici madri sono state 1.280 (+215% rispetto al 2009 quando erano 406) mentre quelle rispetto alla tutela fisica 973, il 47% (nel 2009 erano 661).

Più di 297 milioni di contributi recuperati. Il recupero di contributi e premi evasi ottenuto grazie all'attività ispettiva del ministero del Lavoro, Inps, Inail ed Enpals è stato di 297,1 milioni di euro. Per quanto riguarda l'importo delle somme incassate sia a titolo di sanzioni amministrative che penali, si registra un ulteriore incremento, in quanto sono stati riscossi ben 112.677.786 euro nel 2010 a fronte di 47.841.926 del 2009 (+ 135%). Anche sul fronte dell'adozione dei provvedimenti di sospensione dell'attività imprenditoriale, si registra un rilevante incremento in quanto, sono stati adottati 7.651 provvedimenti nel 2010 a fronte dei 4.770 del 2009 (+60%). Sostanzialmente stabile rimane, invece, la percentuale dei provvedimenti revocati pari al 79% nel 2010 a fronte del 77% dell'anno precedente.

Sacconi: "Nel 2011 80mila ispezioni". Ottantamila ispezioni mirate solo contro il lavoro nero, "fatte bene". Questo l'obiettivo per il 2011 indicato da Sacconi, in continuità con il modello seguito nel 2010, improntato su ispezioni mirate sulle violazioni sostanziali. Intervenendo al convegno su "Il contrasto al lavoro sommerso: le implicazioni sul piano della legislazione sociale, fiscale e previdenziale" , Sacconi rivendica l'impostazione della sua direttiva mirata a "sradicare" le violazioni più odiose, assumendo come obiettivo prioritario quello delle violazioni non formali come è stato in passato. "Non vogliamo limare le unghie alle zanzare", ribadisce il rappresentante del governo, "ma cercare gli elefanti nelle praterie destrutturate. È il metodo giusto, andiamo avanti". Nell'anno appena iniziato quindi occhi puntati su "agricoltura, edilizia, filiera del turismo e dei servizi", in particolare nel Mezzogiorno con attenzione alle "comunità immigrate che sono oggettivamente più esposte" e agli appalti e subappalti. Lo strumento da adottare, ribadisce il ministro, è una maggiore collaborazione tra istituzioni al loro interno e tra queste e le parti sociali, accelerando sull'uso dei voucher.

Una Procura per le violazioni sulla sicurezza sul lavoro. In prospettiva ci sono poi due temi che stanno a cuore al ministro. Innanzitutto - nel campo della sicurezza sul lavoro - cercare di risolvere il problema delle ispezioni. "Spero che le nostre attività ispettive  possano estendersi alla sicurezza, in attesa della riforma costituzionale", ha affermato in merito. "Mi batterò per riportare al centro le competenze perché in questo ambito l'omogeneità è fondamentale". Infine, Sacconi ha annunciato un attività congiunta col dicastero della Giustizia per istituire una Procura nazionale di esperti che lavori sulle "violazioni di una certe dimensione" nella sicurezza sul lavoro, sul modello della Procura antimafia, ma costituita da esperti del settore, "visto che la materia è tecnica e richiede conoscenze tecnologiche specifiche".

Nel 2010 le aziende irregolari sono state il 66% di quelle ispezionate, mentre sul totale dei lavoratori irregolari il 57% e' risultato completamente in nero. E' quanto emerge dai dati della Direzione generale per l'attivita' ispettiva del Ministero del Lavoro, che raccolgono i risultati delle ispezioni realizzate nel 2010 da Ministero, Inps, Inail ed Enpals.

In particolare, su 262.014 aziende ispezionate quelle irregolari sono state 171.810; i lavoratori irregolari sono stati 232.854, di cui 133.366 totalmente in nero. I contributi e premi evasi recuperati si sono attestati a 297,18 milioni di euro.

"L'azione di vigilanza per l'anno 2010 - spiega un comunicato del Ministero del Lavoro - evidenzia risultati significativi sotto il profilo dell'efficacia dell'azione ispettiva in quanto continua a registrarsi una sempre piu' incisiva attivita' di 'intelligence' volta all'individuazione di quei fenomeni di violazione sostanziale e di rilevante impatto sul piano economico sociale".

Nel dettaglio, le sanzioni per il lavoro nero sono state 57.186, in aumento del 27% rispetto al 2009. Le violazioni per quanto riguarda appalti e somministrazione illecita sono salite a 15.907 (+139%), quelle in materia di disciplina dello Statuto sono state 2.604 (+150%). Le truffe nei confronti degli Istituti previdenziali sono salite a 3.316 (+33%); le ipotesi di reato relative a evasioni contributive sono state pari a 4.886 (+29%) e gli illeciti in materia di sicurezza sul lavoro sono stati 38.357 (+45%). Infine, le violazioni della tutela economica delle lavoratrici madri sono state 1.280 (+215%) e le ipotesi di reato sulla tutela fisica delle lavoratrici madri sono state 973 (+47%).

Per quanto riguarda l'importo delle somme introitate sia a titolo di sanzioni amministrative che penali, si registra un ulteriore incremento, in quanto sono stati riscossi 112.677.786 euro, con un aumento del 135% sul dato del 2009. Anche sul fronte dell'adozione dei provvedimenti di sospensione dell'attivita' imprenditoriale si registra un rilevante incremento in quanto, con 7.651 provvedimenti (+60%). Sostanzialmente stabile rimane invece la percentuale dei provvedimenti revocati, pari al 79% nel 2010 (77% nel 2009).

Rilasciato aggiornamento per Cantieri system


Soluzione completa e definitiva per il monitoraggio e la gestione della salute, ambiente e sicurezza nei cantieri ai sensi del D.Lgs 81/08 come modificato dal D.Lgs 106/09.

E' lo strumento informatico appositamente realizzato per i consulenti, i progettisti, i coordinatori ed i direttori dei lavori per la redazione di tutta la documentazione prevista ai sensi della vigente normativa.
ELENCO NUOVE SCHEDE TECNICHE

FASI LAVORATIVE

Impianti Fotovoltaici
•    Impianti pannelli fotovoltaici
•    Manto di copertura con tegole fotovoltaiche
•    Facciate con moduli fotovoltaici
•    Guaina fotovoltaica su tetto
Impianti Solari
•    Impianto solare termico su tetto a falde
•    Impianto solare termico su tetto piano
•    Sistemi di accumulo
•    Collettore a piastra su tetto a falde
•    Collettore a piastra su tetto piano
•    Collettori tubo sottovuoto su tetto a falde
•    Collettori tubo sottovuoto su tetto piano
Impianti Eolici
•    Impianti Eolici
•    Impianto Micro-eolico
Impianti TV
•    Installazione antenna centralizzata
•    Installazione impianto satellitare
Impianti Elevatori
•    Impianto ascensore elettrico
•    Impianto ascensore oleodinamico
Impianti Elettrici
•    Lavorazione e posa canalette portacavi
•    Posa cavi e conduttori
•    Lavori su quadri elettrici
•    Lavori su linee in tensione
•    Allacciamenti alla rete elettrica
•    Impianto sottotraccia
•    Installazione apparecchiature elettriche
•    Lavorazione e posa tubi e posa scatole
Impianti Sicurezza
•    Impianti antintrusione
•    Impianti fonia e dati
•    Impianti rilevazione incendio
•    Impianti videosorveglianza
MACCHINE
•    Carrello Portacentine
•    Cassaforma Calotta
•    Escavatore con benna
•    Escavatore con ripper
•    Furgone con cassone
•    Jumbo
•    Nastro trasportatore semovente
•    Ponte arco-rovescio semovente
•    Posa centine con cestello
•    Posizionatore

Scopri di più

Varato il piano ispettivo per il primo semestre 2011. Nello scorso anno applicate sanzioni per circa 3 milioni e 800 mila euro
   
Investigatori privati, servizi informatici (in particolare quelli forniti mediante il cosiddetto "cloud computing"), istituti bancari e carte di credito, marketing (anche via sms ed e-mail), enti previdenziali. E' su questi delicati settori e sulle modalità con le quali vengono trattati i dati personali di milioni di cittadini italiani che si concentrerà l'attività di accertamento del Garante per la privacy nei primi sei mesi dell'anno.

Il piano ispettivo appena varato prevede specifici controlli, sia nel settore pubblico che in quello privato, anche riguardo alle informazioni da fornire ai cittadini sull'uso dei loro dati personali, all'adozione delle misure di sicurezza, alla durata di conservazione dei dati, al consenso da richiedere nei casi previsti dalla legge, all'obbligo di notificazione al Garante. Oltre 250 gli accertamenti ispettivi programmati che verranno effettuati come di consueto anche in collaborazione con le Unità Speciali della Guardia di Finanza - Nucleo Privacy. A questi accertamenti si affiancheranno quelli che si renderanno necessari in ordine a segnalazioni e reclami presentati.

Intanto, un primo bilancio sull'attività ispettiva relativa al 2010 mostra il significativo lavoro di controllo svolto dall'Autorità: sono state circa 474 le ispezioni effettuate e 424 i procedimenti sanzionatori, relativi in larga parte alla omessa informativa, al trattamento illecito dei dati, alla mancata adozione di misure di sicurezza, all' inosservanza dei provvedimenti del Garante.Le ispezioni hanno riguardato in particolare il settore sanitario, le catene alberghiere, l'attivazione di schede telefoniche multiple, la formazione on line.

Le segnalazioni all'autorità giudiziaria per violazioni penali sono state 55, e hanno riguardato tra l'altro la mancata adozione misure di sicurezza, la falsità nelle dichiarazioni e nelle notificazioni, il mancato adempimento ai provvedimenti del Garante.

Complessivamente le entrate derivanti dalle sanzioni sono state pari a circa 3 milioni e 800 mila euro: in particolare, 2 milioni relativi alle violazioni degli obblighi sull'informativa, 800 mila relativi al trattamento illecito di dati e 450 mila relativi alla mancata adozione delle misure di sicurezza da parte di aziende e pubbliche amministrazioni.

grante privacy

Nel marzo scorso è stata pubblicata la norma UNI EN ISO 3691-5:2010 “Carrelli industriali - Requisiti di sicurezza e verifiche - Parte 5: Carrelli spinti manualmente”.

Essa, come indicato nella prefazione, avrebbe dovuto sostituire quattro altre norme del medesimo settore: la UNI EN 1726-1:2004, la UNI EN 1757-1:2003, la UNI EN 1757-2:2003 e la UNI EN 1757-4:2004.
In verità il CEN ha ora prontamente pubblicato un errata corrige in cui si specifica che la norma UNI EN ISO 3691-5:2010 non sostituisce la UNI EN 1726-1:2004, la quale rimane pertanto regolarmente in vigore, pur non essendo più considerata “armonizzata” ai fini della nuova edizione della direttiva macchine 2006/42/CE (leggi articolo >>).

La norma UNI EN ISO 3691-5:2010 specifica i requisiti di sicurezza ed i relativi metodi di verifica per alcune tipologie di carrelli con sollevamento manuale o a batteria elettrica, che operano su pavimentazioni lisce, piane e compatte, quali:
  • carrelli impilatori spinti manualmente,
  • carrelli transpallet,
  • carrelli industriali con portata nominale minore od uguale a 1000 kg e con sollevamento manuale o a batteria elettrica,
  • carrelli transpallet a bassa elevazione con altezza di sollevamento fino a 300 mm e portata nominale fino a 2300 kg,
  • carrelli transpallet con elevazione a forbice con altezza di sollevamento fino a 1000 mm o portata nominale fino a 1000 kg con sollevamento manuale o a batteria elettrica.
 La UNI EN 1726-1:2004 si applica invece ai carrelli industriali semoventi, compresi i carrelli fuoristrada dotati di sollevatore con accessori amovibili o integrati con portata nominale fino a 10000 kg compresi ed ai trattori con forza di trazione fino a 20000 N compresi.

fonte uni

  Repubblica Italiana

In nome del popolo italiano

IL GIUDICE DI MILANO

Dr. Atanasio quale giudice del lavoro ha pronunciato la seguente


SENTENZA

Ai sensi dell'art. 429 c.p.c. come modificato dall'art. 53 D.L. 25.06.2008 n. 112 conv. in

L. 6.08.2008, n. 133

nella causa promossa da

E. S.p.A. con avv. L. ......................................................OPPONENTE

contro D. M. con avv. F. .........................................................OPPOSTO



Oggetto: opposizione a decreto ingiuntivo, prerogative del responsabile per la sicurezza, obbligo di consegna del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi)

All'udienza di discussione i procuratori concludevano come in atti

FATTO

Con ricorso depositato il 21.09.2009, la ricorrente proponeva opposizione al decreto ingiuntivo n. 31303/2009 del21.08.2009 con il quale le era stato ordinato "di consegnare immediatamente a D. M., nella sua qualità di RLS il documento di valutazione dei rischi relativo al punto vendita di Milano in via ...".

La società infatti, evidenziava che - per effetto della intervenuta modifica dell'art. 18 lett. o) del D.lvo 81/2008 ad opera del D.lvo. 106/2009, nella parte in cui dispone che il RLS può consultare il DVR solo in azienda - non sarebbe tenuta a consegnare in copia cartacea il DVR al RLS.

Consentiva pertanto, al D. di consultare liberamente il DVR consegnato su supporto informatico, "ma unicamente utilizzando, in azienda, il computer messo a disposizione a questo scopo".

Si costituiva il lavoratore il quale, nel chiedere la conferma del decreto ingiuntivo opposto, lamentava l'impossibilità di esercitare adeguatamente i compiti di responsabile della sicurezza in assenza della disponibilità materiale del documento, stante l'ingente mole (oltre 500 pagine) dello stesso, compiti certamente non soddisfabili attraverso una messa a disposizione del documento limitata alla messa in visione dello stesso.

Riteneva pertanto, che l'apportata modifica legislativa costituisce una illegittima limitazione delle prerogative del RLS il quale sarebbe tenuto a validare un atto aziendale senza un controllo effettivo sul rispetto delle regole della sicurezza.

Ravvisava quindi un eccesso di delega nella parte in cui l'art. 13 d.lvo. 106/2009 mod. dell'art. 18 d.lvo 81/2008 prevede che il lavoratore possa consultare il documento di valutazione dei rischi solo in azienda ed in particolar modo dell'art. 1 co.3 L. 123/2007 nella parte in cui prevede che i decreti legislativi attuativi della delega "non possono disporre un abbassamento dei livelli di protezione, di sicurezza e di tutela o una riduzione dei diritti e delle prerogative dei lavoratori e delle loro rappresentanze".

 Chiedeva pertanto, a questo giudice di sospendere il procedimento e di rimettere gli atti alla Corte Costituzionale ritenuta la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione di illegittimità costituzionale dell'art. 13 co. 1 d.lvo. 106/2009.

Ritenuta la causa matura per la decisione, il Giudice ha invitato i procuratori alla discussione ed i procuratori hanno concluso come in atti.

DIRITTO

1. Prerogative del RLS e obbligo di consegna del DVR del datore di lavoro

 La questione di diritto che occorre risolvere attiene al riconoscimento in capo al RLS del diritto a ricevere una copia cartacea del DVR e del diritto di consultare il DVR anche fuori dalla sede aziendale.

Più correttamente occorre comprendere se la consultazione fuori dai locali aziendali del DVR debba considerarsi una prerogativa del RLS o invece, una modalità di esercizio delle prerogative riconosciute ex lege ed in particolare, delle sue attribuzioni, che quindi attiene solo al più agevole esercizio delle stesse.

La questione assume concreta rilevanza per effetto della intervenuta modifica normativa dell'art. 18 c. 1 lett. o) ad opera dell'art. 13 c. 1 d.lvo. 106/2009 nella parte in cui statuisce che il documento è consultato dal RLS solo in azienda.

In questa sede, deve dunque chiarirsi se tale modifica limita le prerogative riconosciute dalla legge al RLS o se invece, incide sull'esercizio delle stesse, condizionandone le modalità di espletamento.

 Ciò premesso, occorre in primo luogo, porre in evidenza che non è più certamente controvertibile l'obbligo del datore di lavoro di consegnare al RLS il DVR.

L'art. 50 co. 1 lett. e) stabilisce infatti, che il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente alla valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, ...

Il successivo co. 4 afferma che il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, su sua richiesta e per l'espletamento della sua funzione, riceve copia del documento di cui all'art. 17, co. 1 lett. a), ossia il DVR.

 È evidente che il riconosciuto diritto da parte della legge al RLS di avere una copia del DVR con correlativo obbligo di consegna in capo al datore di lavoro implica la materiale disponibilità del documento stesso da parte del RLS, con conseguente ricezione dello stesso; ricezione che può avvenire sia in forma cartacea che informatica [secondo quanto previsto dall'art. 18 lett. o) ("anche su supporto informatico") nonché dall'art. 53 comma 5) ("su unico supporto cartaceo o informatico")].

Ma a tale proposito, proprio in quanto si tratta di una possibilità alternativa, questa non può che essere rimessa alla scelta del RLS il quale certamente ha diritto di richiedere in quale forma preferisca consultare il documento stesso.

Ciò in quanto l'obbligo di consegna si attua mediante la ricezione di una res e non può essere obliterato attraverso la semplice messa a disposizione o consultazione di un documento solo su supporto informatico e su computer aziendale, alla luce delle importanti, ma soprattutto delle fattive prerogative riconosciute dalla legge al RLS (art. 50 d.lvo. 81/2008), che presuppongono una analitica ed approfondita conoscenza del documento in parola.

 Non si dimentichi infatti, che spesso i documenti di valutazione rischi come è quello di specie, constano di centinaia di pagine che certamente non possono essere adeguatamente esaminati senza averne la materiale disponibilità.

Tutto ciò ricordato, preme evidenziare che l'intervenuta modifica normativa ad opera dell'art. 13 c. 1 d.lvo. 106/2009 dell'art. 18 c. 1 lett. o) d.lgvo 81/2008 non ha affatto limitato le prerogative del RLS non avendo inciso sul diritto di consultazione bensì solo sulle modalità della consultazione, escludendola al di fuori degli spazi aziendali; nella sostanza se in qualche modo ha reso più incomoda la fruibilità del diritto non si può affatto affermare che quella prerogativa sia stata in qualche modo incisa.

Deve pertanto escludersi, che tale modifica abbia attuato un arretramento delle tutele in precedenze riconosciute dalla legge al RLS (art. 1 co.3 L. 123/2007).

Del resto, la modifica normativa ha riguardato non già l'art. 50 d.lvo. 81/2008 rubricato "prerogative del responsabile dei lavoratori per la sicurezza", bensì l'art. 18 della stessa disciplina che riguarda, si legge nella rubrica, gli "obblighi del datore di lavoro".


Ad ogni modo, poiché il ruolo del RLS all'interno dell'azienda è posto a presidio e controllo della salvaguardia di intessi di primaria importanza, quali sono quelli relativi alla salute dei lavoratori ne deriva che il datore di lavoro dovrà consentire al RLS la consultazione del DVR per tutto il tempo che sarà necessario, tenuto conto della eventuale complessità del documento stesso.

2. Questione di legittimità costituzionale

 Le argomentazioni svolte portano ad escludere che possa sollevarsi una questione di legittimità costituzionale in ordine all'art. 13 co. 1 L. 123/2007 stante la non fondatezza e non manifesta rilevanza della stessa.

Alla luce delle argomentazioni svolte, va disposta la conferma del decreto ingiuntivo opposto.

La particolarità e novità della questione controversa giustificano l'integrale compensazione tra le parti delle spese di lite.

PQM Rigetta l'opposizione; conferma il decreto ingiuntivo opposto; spese compensate

Protocollo: MM/eg/2010/4205
Roma, 24 novembre 2010
A tutte le strutture regionali
A tutte le strutture territoriali
Segreteria e apparato Fiom nazionale
______________________________________
Care compagne, cari compagni,
vi inviamo la seconda nota relativa al rischio da stress correlato al lavoro, che sarà seguita da ulteriori approfondimenti relativi alla fase di eliminazione o riduzione del rischio stesso.

Questa nota potrà essere utile, affinché gli Rls possano realizzare le azioni più efficaci per una corretta valutazione del rischio. Il pericolo è che l'assenza di un forte e immediato ruolo degli Rls porti le direzioni aziendali a valutare come “basso” il rischio da stress, perché la valutazione si è realizzata solo, come intendono fare le aziende e come permette la stessa circolare ministeriale, con una verifica oggettiva dei fattori stresso geni, che esclude di conseguenza la valutazione soggettiva dei lavoratori.

E’ importante dunque che si attivino da subito le seguenti azioni:
1) convocare nelle prossime settimane, a livello delle strutture regionali e/o territoriali Fiom, riunioni a carattere seminariale di conoscenza e approfondimento della materia;
2) procedere da parte degli Rls alla richiesta di un incontro specifico con Rspp e medico competente per attivare il gruppo di lavoro/commissione di valutazione del rischio;
3) gli Rls devono dichiarare alle direzioni aziendali che qualsiasi procedura per la valutazione del rischio realizzata in assenza di precise linee di indirizzo e prima del 17 novembre, è da considerarsi nulla e da riattivare;
4) deve essere definito tra gli Rls e le direzioni aziendali il tempo che si prevede necessario per la valutazione del rischio stesso; noi riteniamo che sia corretto non superare il massimo di 6 mesi;
5) deve essere nominato da parte delle direzioni aziendali il gruppo di lavoro/commissione di valutazione entro il 31/12/2010 composta da: datore di lavoro o suo delegato, Rspp, medico competente, direttore della produzione, responsabile delle risorse umane/personale, dirigenti, Rls, se è necessario competenze esterne da concordare congiuntamente;
6) per la definizione della valutazione oggettiva, dei fattori stressogeni presenti in azienda si devono considerare utili, comunque, “tutti” quelli elencati dall'Agenzia Europea per la salute e sicurezza sul lavoro;
7) la fase conoscitiva dei fattori che portano allo stress non può essere considerata chiusa solo con la valutazione oggettiva, anche se questa evidenziasse un rischio basso è necessario passare comunque alla valutazione soggettiva dei lavoratori;
8) la valutazione soggettiva dei lavoratori si deve realizzare attraverso riunioni di reparto, aree omogenee e/o gruppi di lavoratori omogenei per mansione, anche attraverso la somministrazione di questionari, che devono essere definiti dal gruppo di lavoro, impedendo che si usino questionari che evidenziano test di matrice clinica che tendono a evidenziare solo gli aspetti psicopatologici individuali;
9) come primo questionario da utilizzare si potrà proporre nel gruppo di lavoro l’utilizzo del questionario relativo al 4° fattore di rischio presente in allegato nel manuale Fiom per Rls. In allegato troverete delle schede che sintetizzano le azioni da attivare.

Fraterni saluti.

p. l'Ufficio SAS
Maurizio Marcelli

Scarica Schede che sintetizzano le azioni da attivare