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Bando 2011 di finanziamento per a le Mpmi della provincia di Venezia in materia di formazione e consulenza sulla sicurezza sul lavoro e su altri temi dello sviluppo d'impresa.

Anche per il 2011 la Camera di Commercio di Venezia ha stanziato, con le stesse modalità dell’anno precedente, 120.000,00 euro per sostenere le Micro, Piccole e Medie Imprese che intendano effettuare interventi di formazione in materia di sicurezza o consulenza in materia di sviluppo d'impresa, adeguamento al Testo Unico sulla Sicurezza, efficienza energetica, ecc.

I contributi sono pari al 50% delle spese riconosciute come ammissibili (al netto di IVA) purché riferite a costi per iniziative realizzate nel periodo 01.01.2011 - 30.06.2011, fino ad un massimo di € 2.500,00 per ciascuna linea di finanziamento (Formazione e/o Consulenza).

Erogazione di contributi a fondo perduto sono relativa alle seguenti iniziative:

FORMAZIONE:

- corsi di formazione ed aggiornamento professionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro;

CONSULENZA:

- elaborazione di un piano strategico di marketing internazionale, realizzazione di ricerche di mercato/prodotto, verifica delle procedure tecniche per l'export;

- elaborazione di studi di fattibilità tecnica preliminari ad attività di ricerca industriale o di sviluppo sperimentale di processi innovativi di prodotto e l'utilizzo di nuove tecnologie;

- consulenza per adeguamento di documenti, procedure e manuali operativi in conformità del Testo Unico sulla Sicurezza;

- pianificazione economico finanziaria strategica, finalizzata allo sviluppo d'impresa, esclusi costi ordinari di gestione connessi ad attività regolari, quali la consulenza fiscale, legale e la pubblicità;

- -innovazione tecnologica e assistenza al trasferimento tecnologico, nonché progetti di sviluppo in materia brevettuale e spese di consulenza e formazione connesse ai diritti di proprietà industriale;

- consulenza e studi per migliorare l'efficienza ed il risparmio energetico.

L’assegnazione dei contributi è disposta fino ad esaurimento dei fondi tramite la formazione di una graduatoria basata sull'ordine cronologico di presentazione delle domande

Non appena sarà reso disponibile il regolamento definitivo dalla Camera di Commercio di Venezia per il bando 2011 vi comunicheremo eventuali integrazioni

Interventi di formazione professionale per ASPP e RSPP - Addetto e Responsabile dei Servizi di Prevenzione e Protezione dei Lavoratori - Disponibile fac-simile di Atto di Adesione modificato con decreto 939/2009

Informazioni generali

Struttura di riferimento:
Dir. Formazione
Data Scadenza:
31/12/2011
Pubblicazione nel Bollettino Ufficiale Regione Veneto (BURV):
n. 58 del 17 luglio 2009
Tel. Ente Appaltante
041/2795035
Fax Ente Appaltante
041/2795085
E-mail Ente Appaltante
dir.formazione@regione.veneto.it
Data Pubblicazione nel web:
17/07/2009
Importo in Euro:

Testo o Estratto Bando di Gara

TITOLO COMPLETO
Approvazione avviso pubblico per la realizzazione di interventi di formazione professionale per "Addetto e Responsabile dei Servizi di Prevenzione e Protezione dei Lavoratori" in attuazione dell'art. 32 del D.Lgs 09/04/2008 n. 81. Programmazione formativa anni 2009/2011 (L.R. 10/1990 e successive modifiche).
DESTINATARI
  • Organismi iscritti nell'elenco regionale degli organismi di formazione accreditati ai sensi della L.R. 19/2002 negli ambiti della Formazione Superiore e/o Continua
  • Soggetti non iscritti nel suddetto elenco ma che abbiano già presentato istanza di accreditamento
NORMATIVA DI RIFERIMENTO
D.Lgs 81/2008
Legge Regionale n. 10/1990
FINALITA’
Presentazione di progetti per la realizzazione di interventi formativi per addetto e responsabile dei servizi di prevenzione e protezione.
ULTERIORI INFORMAZIONI
Il presente avviso viene emanato in coerenza con i due accordi tra il Governo e le Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano del 26 gennaio 2006 e del 5 ottobre 2006, che prevedono per le figure professionali di Responsabile dei Servizi di Prevenzione e Protezione interni o esterni (RSPP), e di Addetto ai Servizi di Prevenzione e Protezione interni o esterni (ASPP), la titolarità di un ruolo e di una responsabilità di assoluto rilievo a tutela della sicurezza e incolumità dei lavoratori.
NOTA: l’Allegato D (fac-simile di Atto di Adesione) alla DGR 1970/09 è stato sostituito con l’Allegato B) al Decreto del Dirigente della Direzione Formazione n. 939 del 02/10/2009.

Allegati

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L’Amministrazione provinciale di Ascoli Piceno, in attuazione della D. G. R. Marche n. 1425 del 04/10/2010, ai sensi dell’art. 11,  comma 7, del D. Lgs. n. 81 del 09/04/2008, al fine di promuovere la CULTURA DELLA SICUREZZA E DELLA PREVENZIONE DAI RISCHI ALLA SALUTE ED INFORTUNI NEI LUOGHI DI LAVORO, emana il presente avviso pubblico destinato ai seguenti settori di attività economica: AGRICOLTURA, SILVICULTURA e AGRINDUSTRIA, INDUSTRIA METALMECCANICA, LEGNO E MOBILE, CALZATURIERO-PELLETTIERO, EDILIZIA, INTERSETTORIALE, approvato con Determinazione del Dirigente del Servizio Formazione e POlitiche Attive del Lavoro della Provincia di Ascoli Piceno N. 95 del 21 Marzo 2011.

Scadenza Avviso Pubblico 28 Aprile 2011.

inf:
tel. 0736-277474
tel. 0736-277412

Allegati

Bando sicurezza DGR 62 del 16-03-11.pdf

Nell’ambito del progetto nato dalla collaborazione tra MIUR, Inail e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l’inserimento di tematiche sociali come salute e tutela della sicurezza dei lavoratori nei programmi scolastici e universitari, è stato emanato un bando che prevede lo stanziamento di 3.500.000 milioni di euro da utilizzare per l’attuazione di attività di sensibilizzazione di studenti e operatori scolastici sui temi legati alla prevenzione da infortuni e incidenti, sicurezza nelle scuole e nei posti di lavoro, prevenzione delle malattie professionali alla valutazione dei rischi per le attività lavorative e legalità.

Il bando, emanato dal Ministero della Pubblica Istruzione della Università e della Ricerca persegue l’obiettivo di formare e informare i giovani su diritti e doveri in tema di sicurezza e lavoro, i progetti dovranno essere mirati in base al grado di istruzione e coinvolgere tutte le fasce scolastiche.

Formare le generazioni del futuro per infondere una cultura della sicurezza e informare i più grandi su quanto riportato dal Testo Unico sulla sicurezza, ma anche preparare figure professionali specializzate nella gestione delle attività inerenti la sicurezza sul lavoro, con conoscenze multidisciplinari in grado di operare a 360° su aspetti giuridici, economici ed organizzativi.

Sul sito del Governo è possibile scaricare il bando di concorso “Cittadinanza, Costituzione e Sicurezza” che definisce a chi è rivolto il bando, quali devono essere gli obiettivi dei progetti e come questi progetti devono essere gestiti. All’interno del bando è possibile anche trovare il link al modulo da compilare per la presentazione del proprio progetto e i documenti necessari da allegare.

La domanda dovrà essere inviata online nel periodo compreso tra il 7 Marzo 2011 ed il 4 Aprile 2011, i progetti presentati dovranno essere attuati entro l’anno scolastico 2011/2012.

Due  i temi al centro della conferenza stampa odierna convocata dall’assessore provinciale al lavoro, Roberto Bizzo, da un lato la campagna straordinaria di formazione al fine di diffondere la cultura della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, che prevede sostegni per le associazioni dei datori di lavoro o dei lavoratori per corsi ed iniziative formative in questo campo, e dall’altro l’azione di sistema “Welfare to work” nel campo delle politiche per il re-impiego.

La campagna straordinaria sulla sicurezza nei posti di lavoro è effettuata nell’ambito dell’accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome. La Giunta Provinciale a tal fine ha approvato, con delibera N. 2174/2010, un bando per la concessione di contributi ad organizzazioni private per lo svolgimento di azioni formative. (Pubblicato sul bollettino della Regione in data 25 gennaio 2011.

Le risorse finanziarie messe a disposizione ammontano a 290.000 Euro. Per ogni singola iniziativa di formazione potrà essere concesso un contributo fino a 30.000 Euro con un limite massimo di 90.000 Euro per richiedente. Il contributo viene concesso per l’80% dei costi ammissibili.

Riguardo alla campagna l’assessore Bizzo ha sottolineato l’importanza di diffondere tra i lavoratori e gli operatori del settore una vera e propria cultura della sicurezza sul lavoro che dovrebbe essere presente già nelle scuole per sensibilizzare i giovani su questa delicata materia. “Il costo della sicurezza è comunque inferiore a quello legato all’insicurezza sul posto di lavoro. L’invalidità più o meno grave rappresenta un dramma con gravi implicazioni non solo individuali o famigliari ma anche a livello sociale” ha sottolineato l’assessore Bizzo.

Possono presentare un progetto per ottenere il finanziamento: associazioni dei datori di lavoro, associazioni dei lavoratori, organismi paritetici, enti bilaterali, fondi interprofessionali, soggetti formatori accreditati al FSE della Provincia che dimostrino di possedere esperienza almeno biennale, maturata in ambito di prevenzione e sicurezza sul lavoro.

Le attività di formazione dovranno avere carattere innovativo e aggiuntivo rispetto a quanto previsto dalla normativa. Esse non dovranno contenere iniziative di formazione già svolte dalla Provincia nella formazione ordinaria.

I destinatari dei progetti di formazione dovranno essere: lavoratori stranieri, lavoratori stagionali del settore agricolo, datori di lavoro delle piccole e medie imprese, piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e parasubordinati, lavoratori giovani che abbiano un’es­perienza lavorativa di meno di due anni, giovani allievi dei corsi di formazione professionale, rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza.

I progetti devono essere presentati alla Ripartizione Provinciale Lavoro, in via Gamper, 1 a Bolzano, ove verranno esaminati da un comitato di valutazione composto dal direttore della Ripartizione Lavoro, da un rappresentante delle tre ripartizioni provinciali per la formazione professionale, da un rappresentante delle associazioni dei datori di lavoro ed un rappresentante delle organizzazioni sindacali. Altri termini entro i quali possono essere presentati i progetti oltre il 31 marzo, sono il 30 giugno, il 30 settembre ed il 31 dicembre.

Per ulteriori informazioni è competente l’Ufficio sicurezza del Lavoro, tel. 0471 418660.

Il secondo intervento illustrato dall’assessore Bizzo e dal direttore della Ripartizione lavoro, Helmuth Sinn, riguarda l’azione di sistema denominata “Welfare to work” nel campo delle politiche per il re-impiego, sostenuta dal Fondo Sociale Europeo. L’iniziativa si propone di coinvolgere direttamente i datori di lavoro attivando una serie di misure e di incentivi (bonus assunzionali) per l’assunzione di lavoratori svantaggiati.

L’iniziativa prevede, a cura dell’Ufficio Servizio Lavoro e dei relativi Centri di mediazione lavoro (sedi di Bolzano, Egna, Merano, Silandro, Bressanone, Brunico, Vipiteno), una serie di servizi alle imprese: ricerca, preselezione e selezione del personale, consulenza normativa, attività informativa sul sistema di convenienze. L’iniziativa è rivolta ai datori di lavoro che assumono lavoratori svantaggiati entro e non oltre il 30 novembre 2011, con contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato della durata di almeno 12 mesi.

Destinatari della misura di re-inserimento lavorativo sono persone disoccupate con un’età superiore a 50 anni che non sono iscritte nella lista di mobilità,o che hanno raggiunto il periodo massimo di iscrizione, persone disoccupate che dispongono di una certificazione sanitaria (es: tossicodipendenza), disoccupati di lunga durata* con un periodo di disoccupazione inferiore a 24 mesi  (oltre i 24 mesi sono già previsti degli incentivi all’assunzione).

Inoltre cittadini extracomunitari, persone appartenenti alle comunità Sinti e Rom che sono disoccupate da più di sei mesi, persone invalide con un’invalidità inferiore al 46 %, ex detenuti o carcerati, persone disoccupate da più di sei mesi provenienti da un settore economico, che negli ultimi 12 mesi prima della presentazione della domanda per l’incentivo all’assunzione, ha perso più dell’1% di persone occupate (in base alla rilevazione dell’Ufficio osservazione del mercato del lavoro), apprendisti che hanno interrotto il rapporto di apprendistato prima del conseguimento della qualifica, persone in reinserimento lavorativo (in particolare donne) a cui viene offerto un rapporto di lavoro part-time (pari o superiore al 50% rispetto all’orario a tempo pieno previsto dal relativo contratto collettivo).

Per questo tipo di intervento è previsto uno stanziamento complessivo di 500.000 Euro e le domande devono essere presentate entro il 30 novembre 2011.

Le imprese interessate possono presentare la documentazione: con raccomandata A/R oppure a mano (lunedì – martedì - mercoledì – venerdì dalle 9.00 alle 12.00; giovedì dalle 8.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.30) presso l’Ufficio Servizio Lavoro, che ha sede in via Gamper, 1 a Bolzano o mediante posta elettronica certificata all’indirizzo: arbeit.lavoro@pec.prov.bz.it. Per ulteriori informazioni gli interessati possono consultare il sito Internet: www.provincia.bz.it/lavoro/default.asp.

Giovani imprese con idee innovative e nuovi rami d'azienda. La Regione Molise cerca di rinnovare al massimo e al meglio il tessuto produttivo ed imprenditoriale e di ridare slancio e ottimismo a tutti i rami aziendali presenti in regione.

Oltre venti milioni di euro le risorse destinate ai progetti e alle idee di sturt up, imprese appena messe in piedi e condotte da giovani e spin off, rami di azienda in settori produttivi, industriali commerciali o artigianali già avviati con una ricaduta occupazionale di oltre 660 unità.

Un impegno regionale notevole con due Bandi promossi anche dalla Unione europea nel momento in cui all'interno dell'obiettivo 2 si cerca di dare spazio a giovani intelligenze che hanno terminato la formazione universitaria e specialistica e a cui gli enti locali offrono le migliori condizioni di permanenza in loco. Nello specifico sono 20 le idee progettuali per Start up, mentre ventitre risultano le iniziative approvate nell'ambito del programma Spin Off. I settori individuati e che raccolgono maggiore interesse sono industria della salute, energia e risparmio energetico, abbigliamento e moda, diffusione suono, sicurezza e packaging. «Come Governo regionale crediamo fortemente nelle professionalità e nelle capacità dei giovani e delle imprese molisane – ha affermato il presidente della Giunta Regionale, Michele Iorio. 

Intendiamo quindi svolgere il nostro ruolo istituzionale di supporto e di sostegno per dare a ciascuno la possibilità di realizzarsi nel proprio lavoro e nelle proprie aspettative di vita, trovando in questa terra spazio per concorrere alla crescita della società molisana». Una bella boccata di ossigeno per ridare slancio all'imprenditoria molisana ed uscire così dalla vischiosità della crisi economico-finanziaria che ci ha risucchiato negli ultimi anni. Un aiuto per combattere l'alto tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, e per dare una scossa alla fuga dei cervelli. L'intento è quello di far crescere e formare i giovani lella loro terra e far sì che restino a lavorare nella loro terra. 

La Regione, coi suoi vari programmi messi in piedi negli ultimi anni, sta cercando di frenare i contraccolpi della congiuntura. 

L'edilizia, grazie all'arrivo dei fondi bloccati per i crediti vantati, ha le carte in regola per risalire la china. Mano tesa alle grandei realtà industriali, vedi Zuccherificio del Molise e Ittierre.

L'Assessorato del Lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale ha approvato l'elenco delle proposte ammesse alla fase di valutazione dell'avviso pubblico per la realizzazione di azioni formative e di accompagnamento rivolte ai futuri vincitori del concorso di idee "Europeando - nuovi imprenditori".

Tutte le nove proposte pervenute sono risultate ammissibili e saranno ora valutate in base ai seguenti criteri: qualità progettuale, rispondenza dei progetti alle priorità indicate, adeguatezza delle risorse, adeguatezza e chiarezza del preventivo economico-finanziario.

Ricordiamo che con questo avviso, finanziato con i fondi del POR FSE 2007/2013, sarà individuata un'unica agenzia formativa che dovrà gestire il percorso integrato di formazione, consulenza individuale e accompagnamento destinato ai 200 vincitori del concorso e finalizzato a favorire processi di creazione di impresa sul territorio sardo.

Il percorso integrato dovrà prevedere anche lo studio di buone prassi e/o esperienze di impresa nel territorio dell'Unione europea o comunque al di fuori del territorio regionale, in settori analoghi a quelli per i quali è stata elaborata l'idea imprenditoriale. 
 
Ai vincitori del concorso dovranno, inoltre, essere assicurate l'assistenza per il perfezionamento dell'idea imprenditoriale, la verifica della sua fattibilità tecnologica ed economico-finanziaria e la predisposizione del piano d'impresa.

Consulta i documenti
Consulta il procedimento


Informazione a cura dell'Urp della Presidenza

Progetto Speciale "Sicurformando"

PO FSE Abruzzo 2007-2013 Obiettivo "Competitività regionale e Occupazione" - Piano 2009-2010-2011 - Progetto speciale "Sicurformando" - Approvazione Avviso pubblico per la presentazione dei progetti. Il presente Avviso sarà pubblicato sul n° 20 Ordinario del 23 marzo 2011 del B.U.R.A.
 
 

Documenti e altre informazioni

Formare su quanto previsto dal D.lgs 81/08 Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro i dipendenti e i datori di lavoro delle piccole e medie imprese delle province de L’Aquila, Teramo, Chieti, Pescara. Questo quanto previsto dal progetto “Sicurformando”, progetto della Regione Abruzzo che stanzia un bando da un 1.300.000 euro per finanziare programmi di formazione destinati ai lavoratori delle aziende del territorio.

 Il Comune di Ravenna, in collaborazione con la Fondazione Flaminia, torna sul tema della sicurezza sul lavoro ricordando, con due opportunità rivolte agli studenti, la figura di Raffaele Rozzi, il giovane chimico ravennate che perse la vita a Bilbao per salvare due suoi colleghi.  Queste iniziative danno continuità all'impegno del sindaco Fabrizio Matteucci iniziato nell'anno accademico 2007-2008 e proseguito gli anni successivi, con corsi universitari di alta formazione grazie ai quali si sono formate più di cinquanta persone.

Per  favorire la partecipazione ai master sono state erogate complessivamente oltre 20 borse di studio ad altrettanti allievi, grazie al contributo di: Comune di Ravenna, Tecofil International, Sapir, Autorità Portuale, Camera di Commercio e Associazione degli Industriali.  Con il sostegno dei medesimi sponsor le iniziative proseguono anche quest'anno con l'istituzione di due bandi di concorso, rivolti rispettivamente agli studenti delle ultime due classi delle scuole superiori, e ai neolaureati negli ambiti delle scienze chimiche e giuridiche, per premiare l'impegno e la diffusione della cultura della sicurezza in ambito lavorativo e delle garanzie necessarie.

Il primo in ordine di scadenza, riguarda l'attribuzione di quattro premi per la redazione di un elaborato degli studenti delle classi quarte e quinte delle scuole superiori. L'elaborato potrà essere redatto da uno o più studenti o prodotto dal lavoro collettivo di una o più classi. I premi, di 1.000 euro ciascuno, saranno assegnati agli Istituti vincitori come supporto dell'attività didattica. Il bando di partecipazione scade il prossimo 3 giugno.

L'altro concorso mette in palio quattro premi per altrettante tesi di laurea sulla sicurezza sul lavoro. Potranno partecipare i neolaureati in Chimica industriale e Giurisprudenza dell'Ateneo di Bologna a non oltre 24 mesi dalla laurea. L'ammontare di ogni singolo premio è di 1.000 euro: due premi andranno a due tesi di chimica industriale e altrettanti alle tesi di Giurisprudenza. 

Il bando scade il 9 settembre 2011.  

Il testo integrale dei due bandi è pubblicato sia sul sito del Comune (www.comune.ra.it) che su quello della Fondazione Flaminia (www.fondazioneflaminia.it).

Gravi violazioni della legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sfruttamento di manodopera clandestina. Per questo i lavori in un cantiere edile a Taino, vicino ad Angera, nel Varesotto, sono stati sospesi e sono state comminate multe per 100mila euro. Gli ispettori del lavoro e i militari del Nucleo Carabinieri dell'Ispettorato del Lavoro, tutti in forza alla Direzione Provinciale del Lavoro di Varese, insieme ai carabinieri della stazione di Angera, nell'ambito del ''Patto sicurezza laghi'', hanno ispezionato un cantiere edile a Taino, in via Ticino, in cui si costruiscono quattro edifici residenziali. 

Sono state riscontrate "gravi violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, omissione colposa di cautela o difese contro disastri o infortuni sul lavoro (inadempienza ditta affidataria; zone di lavoro non protetta; viabilita' nei cantieri; scavi non protetti; attrezzature di lavoro non conformi; passerella di transito non idonea), nonche' lo sfruttamento di manodopera clandestina". 

All'interno del cantiere sono stati identificati due operai extracomunitari, irregolari, egiziani domiciliati a Milano, assunti in nero, che sono stati arrestati per violazione della legge sugli stranieri e per possesso di documenti di identita' falsi. Sono stati denunciati i responsabili delle ditte appaltatrici ed esecutrici dei lavori ed e' stata disposta la sospensione dei lavori in tutta l'area del cantiere, oltre alla sospensione dell'attivita' imprenditoriale per impiego di manodopera in nero.

Chi deve redigere il PIMUS ?

Il TITOLO IV del D.Lgs. 81/08 al CAPO II specifica le Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota.

La definizione di lavori in quota viene data dall’articolo 107:

Art. 107. Definizioni

Agli effetti delle disposizioni di cui al presente capo si intende per lavoro in quota: attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile.
In particolare, è l’articolo 136 che il Dlgs 81/08 specifica che il datore di lavoro deve redigere il PIMUS:
Art. 136.
(Montaggio e smontaggio)
1. Nei lavori in quota il datore di lavoro provvede a redigere a mezzo di persona competente un piano di montaggio, uso e smontaggio (Pi.M.U.S.), in funzione della complessità del ponteggio scelto, con la valutazione delle condizioni di sicurezza realizzate attraverso l’adozione degli specifici sistemi utilizzati nella particolare realizzazione e in ciascuna fase di lavoro prevista. Tale piano può assumere la forma di un piano di applicazione generalizzata integrato da istruzioni e progetti particolareggiati per gli schemi speciali costituenti il ponteggio, ed é messo a disposizione del preposto addetto alla sorveglianza e dei lavoratori interessati.

Il PIMUS quindi, è un obbligo del datore di lavoro dell’impresa che monta e smonta i ponteggi.
In merito alla redazione del documento da parte di persona competente, la norma non esplicita quali siano le competenze necessarie/obbligatorie della persona che redige il PIMUS.

Il datore di lavoro realizza questo documento con la massima perizia ricorrendo, dove le particolarità del cantiere e del ponteggio da montare lo richiedano, alla professionalità dell’ingegnere o dell’architetto per la progettazione del ponteggio difforme dagli schemi autorizzati.

Per quanto riguarda le sanzioni previste dal Dlgs. 81/08, l’articolo 159 prevede come sanzione, l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.000 a 4.800 euro per la violazione dell’articolo 136, commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6, e, cioè, quindi, per la mancata redazione del PIMUS (articolo 136 comma 1) e per la violazione del comma 6 dello stesso articolo 136 che stabilisce:

Il datore di lavoro assicura che i ponteggi siano montati, smontati o trasformati sotto la diretta sorveglianza di un preposto, a regola d’arte e conformemente al Pi.M.U.S., ad opera di lavoratori che hanno ricevuto una formazione adeguata e mirata alle operazioni previste.

Il datore di lavoro

Pubblicato da Lilino Albanese | 18:01

Il datore di lavoro

DATORE DI LAVORO : il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa;

I datori di lavoro delle imprese affidatarie e delle imprese esecutrici, anche nel caso in cui nel cantiere operi una unica impresa, anche familiare o con meno di dieci addetti:
a) adottano le misure conformi alle prescrizioni di cui all' ALLEGATO XIII;
b) predispongono l'accesso e la recinzione del cantiere con modalità chiaramente visibili e individuabili;
c) curano la disposizione o l’accatastamento di materiali o attrezzature in modo da evitarne il crollo o il ribaltamento;
d) curano la protezione dei lavoratori contro le influenze atmosferiche che possono compromettere la loro sicurezza e la loro salute;
e) curano le condizioni di rimozione dei materiali pericolosi, previo, se del caso, coordinamento con il committente o il responsabile dei lavori;
f) curano che lo stoccaggio e l'evacuazione dei detriti e delle macerie avvengano correttamente;
g) redigono il piano operativo di sicurezza.

Il decreto correttivo specifica che non è necessario il piano operativo di sicurezza nel caso di mere forniture di materiali o attrezzature. In tali casi trovano comunque applicazione le disposizioni di cui all’articolo 26 del presente decreto:

L'accettazione da parte di ciascun datore di lavoro delle imprese del piano di sicurezza e di coordinamento di cui all'articolo 100 nonché la redazione del piano operativo di sicurezza costituiscono, limitatamente al singolo cantiere interessato, adempimento alle disposizioni di cui all'articolo 17 comma 1, lettera a), all’articolo 26, commi 1, lettera b), 2, 3, e 5, e all’articolo 29, comma 3.

Chi è e quali obblighi ha il committente?


COMMITTENTE: il soggetto per conto del quale l'intera opera viene realizzata, indipendentemente da eventuali frazionamenti della sua realizzazione. Nel caso di appalto di opera pubblica, il committente è il soggetto titolare del potere decisionale e di spesa relativo alla gestione dell'appalto;

Il committente è:
- nelle pubbliche amministrazioni, il dirigente con potere decisionale e di spesa destinato all’attuazione di progetti;
- nelle società giuridiche, l’amministratore delegato o il legale rappresentante, salvo il caso in cui la particolare struttura societaria prevede che l’attuazione degli interventi edili siano affidati ad altro soggetto;
- nelle società individuali, il titolare;
- nel condominio, l’amministratore nei limiti dei poteri conferiti dall’Assemblea Condominiale;
- il privato cittadino.

E’ obbligo del committente conferire l’incarico di effettuazione dei lavori all’impresa che possiede specifica idoneità tecnico-professionale verificando il possesso della stessa attraverso quanto previsto nell’ allegato XVII del Testo Unico.
Il committente chiede anche alle imprese esecutrici una dichiarazione dell’organico medio annuo, distinto per qualifica, corredata dagli estremi delle denunce dei lavoratori effettuate all’INPS, all’ INAIL e alle Casse Edili, nonché una dichiarazione relativa al contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, applicato ai lavoratori dipendenti.

Con il decreto correttivo (decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106, “Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81”) in riferimento a quest’ultimo obbligo, è specificato che:
Nei cantieri la cui entità presunta è inferiore a 200 uomini-giorno e i cui lavori non comportano rischi particolari di cui all’allegato XI, il requisito di cui al periodo che precede si considera soddisfatto mediante presentazione da parte delle imprese del documento unico di regolarità contributiva, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 16-bis, comma 10, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e dell’autocertificazione relativa al contratto collettivo applicato;

Inoltre, il committente trasmette all’amministrazione concedente, prima dell’inizio dei lavori oggetto del permesso di costruire o della denuncia di inizio attività, copia della notifica preliminare di cui all’articolo 99, il documento unico di regolarità contributiva delle imprese e dei lavoratori autonomi, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 16-bis, comma 10, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e una dichiarazione attestante l’avvenuta verifica della ulteriore documentazione relativa agli obblighi su descritti (verifica idoneità tecnico professionale, dichiarazione organico medio annuo etc..)

Inoltre, il committente deve fornire alle imprese appaltanti le seguenti informazioni:
- i rischi specifici presenti nell’ambiente di lavoro ;
- la presenza o assenza di lavoratori del committente ;
- informazioni relative all’utilizzo di attrezzature del committente.
Tale informativa avviene mediante :
  • il PSC a cura del coordinatore per la progettazione ;
  • il POS dell’ impresa esecutrice ;
  • il Piano di lavoro nel caso in cui vengano effettuati lavori in presenza di amianto.

Inoltre, sinteticamente, tra i suoi compiti, il committente:
-Determina la tipologia e la durata dei lavori e delle fasi di lavoro che si devono svolgere simultaneamente o successivamente nel cantiere;
-nomina eventualmente il responsabile dei lavori;
-nomina, contestualmente all’affidamento dell’incarico di progettazione, nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese, anche non in contemporanea, il coordinatore per la progettazione accertandone il possesso dei requisiti;
-nomina, prima di affidare i lavori, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, accertandone il possesso dei requisiti;
-prende in considerazione il piano di sicurezza e coordinamento e il fascicolo con le caratteristiche dell’opera;
-controlla l’operato del responsabile dei lavori se è stato nominato;
-trasmette all’unità sanitaria locale e alla Direzione provinciale del lavoro la notifica preliminare prima dell’inizio dei lavori;
-comunica alle imprese e ai lavoratori autonomi i nominativi dei coordinatori;
-verifica, che il coordinatore per la progettazione predisponga il piano di sicurezza e coordinamento e il fascicolo dell’opera e che il coordinatore per l’esecuzione controlli che le imprese esecutrici e i lavoratori autonomi applichino il piano di sicurezza e coordinamento;
-trasmette o mette a disposizione, nel caso di appalto di opera pubblica, alle imprese invitate a presentare l’offerta il piano di sicurezza e coordinamento;
-su richiesta del coordinatore per l’esecuzione, in caso di “gravi inosservanze”, sospende i lavori, allontana le imprese o lavoratori autonomi o addirittura risolve il contratto;
-nelle fasi di progettazione dell’opera, si attiene ai principi e alle misure generali di tutela
-nel caso di lavori effettuati all’interno della propria azienda, attua le misure di cooperazione e di coordinamento in materia di sicurezza previste dall’articolo 26 del D.Lgs. 81/08.

Premessa: il decreto legislativo n. 81 del 2008 in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e il ruolo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione - 2. Gli adempimenti richiesti al R.S.P.P. e i “confini” della sua responsabilità penale - 3. La significatività del ruolo ricoperto connota il “carico” di responsabilità assunto. Profili critici - 4. Le (più) recenti pronunce giurisprudenziali delineano il fondamento della responsabilità penale per il R.S.P.P..

1. Premessa: il decreto legislativo n. 81 del 2008 in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e il ruolo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il decreto legislativo n. 81 del 2008, recante “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”, ha sostanzialmente concluso l’iter normativo finalizzato al riassetto ed alla riforma delle disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. L’entrata in vigore del suddetto decreto legislativo, tuttavia, deve essere considerata come un nuovo punto di partenza (e non invece come un definitivo punto d’arrivo) nella logica del contrasto agli infortuni e alle malattie professionali sul lavoro.

Il nuovo complesso normativo ha, infatti, introdotto rilevanti novità – prime tra tutte, l’espresso riconoscimento di precisi requisiti di validità della delega di funzioni e di limiti e condizioni di efficacia della stessa, nonché l’individuazione di obblighi del datore di lavoro non delegabili – ma ha pure meglio esplicitato (rectius: confermato!) alcune peculiarità che già caratterizzavano la precedente disciplina[1].

In tal senso, sulla falsariga di quanto previsto dalla direttiva “quadro” n. 89/391/CEE, e di quanto già recepito dal legislatore italiano con il decreto legislativo 626 del 1994, anche la logica del recente sistema delineato muove dalla cristallizzazione di alcuni punti fermi. Ed, infatti, un’attenta esegesi del “nuovo” impianto normativo denota anzitutto l’esigenza di uno spiccato e crescente tecnicismo, nonché di una più qualificante professionalità, nel quadro degli adempimenti imposti per realizzare un’idonea politica di prevenzione degli infortuni e della malattie sul lavoro. Tali esigenze, da un lato, rivelano come non sempre i soggetti titolari di numerosi obblighi di condotta sanzionati penalmente possano esser in grado di adempiere “personalmente” tutti i compiti correlati alla loro qualifica; dall’altro, logicamente, comportano che, quanto più aumentino dimensioni e complessità dell’impresa, tanto più sia irrealistico ritenere che gli adempimenti in materia di sicurezza possano essere soddisfatti da un unico soggetto, il datore di lavoro[2]. Infine, la ratio stessa del decreto legislativo e le misure predisposte palesano come la finalità di prevenzione o, quantomeno, di contenimento degli infortuni sul lavoro possa essere perseguita efficacemente soltanto attraverso una procedimentalizzazione dei comportamenti all’interno dei luoghi di lavoro.

Del tutto fisiologico è, dunque, il tentativo di razionalizzare ed individuare ulteriori “centri di intervento” dotati di un certo grado di autonomia rispetto ai settori affidati alle loro competenze, nonché processi decisionali caratterizzati da un elevato grado di plurisoggettività: in questo modo, infatti, si potrebbe “auspicare” una parcellizzazione dei rischi se non addirittura una “condivisione delle responsabilità”.

In tale sistema si coglie l’importanza di una definizione del canone di responsabilità che interessa i componenti del Servizio di Prevenzione e Protezione (s.p.p.), nonché il relativo responsabile (r.s.p.p.), oggi definito dall’art. 2 lett. f) d.lgs. 81/2008[3]. Suddetta ultima figura si erge, invero, ad assoluto protagonista in «tutti i capisaldi normativi entro cui si snoda la disciplina della sicurezza»[4]; gli adempimenti che gli competono, infatti, tratteggiano un modus operandi che, se correttamente funzionante, costituisce il fulcro di un qualsivoglia sistema di sicurezza.

Il datore di lavoro è, così, tenuto a fornire al R.S.P.P. informazioni in merito alla natura dei rischi, all’organizzazione del lavoro, alla programmazione e all’attuazione delle misure preventive e protettive, alla descrizione degli impianti e dei processi produttivi, ai dati del registro degli infortuni e delle malattie professionali, alle prescrizioni degli organi di vigilanza, etc.; corrispondentemente, il R.S.P.P. deve coadiuvare il datore di lavoro nell’assolvimento dei suoi doveri, fornendo competenze tecniche ed organizzative. Tuttavia, il R.S.P.P. non pare avere un autonomo obbligo di effettuare controlli sulla effettiva applicazione dei presidi antinfortunistici ed, anzi, il “ruolo” che gli viene affidato sembra assimilabile a quello di una consulenza (tecnica) specializzata e quindi a quello di una prestazione di assistenza più che all’individuazione di un centro autonomo di responsabilità: in altre parole, egli pare privo di quella “posizione di garanzia” che il legislatore ha incardinato espressamente in capo al datore di lavoro, al dirigente e al preposto, nell’ambito delle loro rispettive attribuzioni.

È però opportuno chiarire, sin da ora, come sebbene il R.S.P.P. sia (essenzialmente) un organo di “studio e consulenza”, dotato di una particolare competenza in materia infortunistica, e sebbene lo stesso non abbia poteri decisionali né di “intervento attivo” nel settore della sicurezza, ciononostante tale soggetto non venga affatto individuato dal decreto come strumento meramente passivo, attivabile solo se e quando il datore di lavoro lo richieda (e nei limiti in cui sia richiesto): in altri termini, in capo al R.S.P.P. dovrebbe rinvenirsi (una volta ricevuto ed accettato l’incarico) un “onere di attivazione automatica”, un vero e proprio “dovere di impulso” anche rispetto ad un datore di lavoro (che si riveli, successivamente,) inerte.

La peculiarità degli adempimenti e degli obblighi attribuiti al R.S.P.P., conseguentemente, riflette e colora i tratti caratterizzanti di una (eventuale) responsabilità penale di quest’ultimo.

2. Gli adempimenti richiesti al R.S.P.P. e i “confini” della sua responsabilità penale

Nonostante il ruolo del R.S.P.P. consista (essenzialmente) in un’attività di consulenza tecnica ed organizzativa – scevra di qualsivoglia apporto decisionale rispetto alla politica di impresa adottata – deve, tuttavia, escludersi che tale soggetto “goda di un totale esonero da ogni responsabilità” (penale e civile)[5]. È possibile, infatti, che l’infortunio o la malattia professionale si verifichino proprio a causa dell’errato svolgimento dei compiti del R.S.P.P. e che quest’ultimo non possa, conseguentemente, ritenersi esente da responsabilità quando la sua negligenza, imprudenza, imperizia, ovvero il suo errore valutativo, abbiano prodotto non solo l’insorgere di una situazione di pericolo, ma anche la sopravvenienza di un conseguente evento lesivo.

Preme, dunque, anzitutto, chiarire in cosa consistano i compiti allo stesso richiesti. I compiti di un Servizio di Prevenzione e Protezione (e, quindi, del suo responsabile) sono ora previsti dall’articolo 33 d.lgs. 81/2008. Nello specifico si tratta di: individuare i fattori di rischio, valutare i rischi e individuare le misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro rispettose della normativa vigente e che si adattino alle specifiche esigenze aziendali (art 33, comma I, lett. a); elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive del documento di valutazione dei rischi ed i relativi strumenti di controllo (art. 33, comma I, lett. b); redigere le procedure di sicurezza per le diverse attività aziendali (art. 33, comma I, lett. c); proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori (art. 33, comma I, lett. d); partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro e alla riunione periodica prevista dall’art 35 (art 33, comma I, lett. e); fornire ai lavoratori le informazioni previste dall’art 36 (art. 33, comma I, lett. f)[6].

In altri termini, il R.S.P.P. è il vero “fulcro” del sistema sicurezza dal momento che tale soggetto deve favorire con il proprio operato una politica di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, oltre che controllare che venga data attuazione agli interventi previsti dal documento di valutazione dei rischi predisposto. La significatività del ruolo che tale soggetto assume nelle dinamiche aziendali è tanto più rimarcata dal fatto che il datore di lavoro è tenuto a verificare che il R.S.P.P. (e gli ulteriori soggetti incaricati) abbia(no) le capacità e i requisiti professionali adeguati ai rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi all’attività svolta dall’azienda. La necessità di requisiti e capacità dal carattere non generico ma specifico e qualificato in ordine alle esigenze dell’attività evidenzia come suddetto soggetto sia portatore di competenze tecniche (conoscitive) di cui il datore di lavoro e l’azienda si avvalgono.

A dimostrazione della crescente rilevanza assunta dal ruolo del R.S.P.P. nelle dinamiche aziendali, sempre più frequentemente, la giurisprudenza è stata chiamata ad esprimersi sugli eventuali profili di responsabilità penale dello stesso nello svolgimento delle sue funzioni e ad affrontare il rapporto sussistente fra i compiti previsti in capo al R.S.P.P. ed i reati di omicidio e di lesioni colpose di cui agli art. 589 e 590 c.p. che si verifichino in seguito alla violazione di norme in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

L’elaborazione giurisprudenziale penale è così solita distinguere fra l’individuazione di responsabilità prevenzionali, derivanti dalla violazione di norme di puro pericolo, e di responsabilità per reati colposi di evento (quali infortuni o malattie professionali).

Per quanto attiene alla prima tematica, è noto come, in materia di contravvenzioni, la responsabilità penale derivi anche dalla mera colpa lievissima (che può assumere le forme della culpa in eligendo e/o della culpa in vigilando). Ne consegue, pertanto, che seppure l’inosservanza del precetto da parte del datore di lavoro sia conseguita da un errore di valutazione del R.S.P.P., il datore di lavoro risulterebbe, ugualmente, unico responsabile dell’inosservanza dei precetti infortunistici prescritti, giacché unico destinatario della previsione legislativa; in altri termini, al datore di lavoro si verrebbe a rimproverare l’errore di valutazione commesso dal R.S.P.P., dal momento che tale errore non si sarebbe verificato se vi fosse stata una maggiore diligenza nella scelta o nel controllo dell’attività consulenziale.

Per quanto, invece, concerne il secondo profilo, allorché l’(in)attività (o, in senso più lato, la condotta) del R.S.P.P. abbia determinato un evento lesivo, l’individuazione della responsabilità penale deve esser compiuta alla stregua dei normali criteri di imputazione penale. Pertanto, nel caso in cui un R.S.P.P. abbia violato i doveri a lui imposti dal decreto e, agendo (anche soltanto) con colpa, abbia indotto il datore di lavoro ad omettere l’adozione di una doverosa misura prevenzionale, lo stesso soggetto potrebbe risultare responsabile (insieme al datore di lavoro) dell’evento di danno derivato, essendo a lui (astrattamente) ascrivibile una “colpa professionale” che potrebbe assumere, in certi casi, addirittura un carattere di esclusività. In altre parole, il R.S.P.P., esercitando i propri compiti, potrebbe accollarsi, al pari di qualsiasi consulente (tecnico) privato, l’onere di riconoscere ed affrontare le situazioni e i problemi inerenti al ruolo rivestito, secondo lo standard di diligenza, capacità e conoscenze tecniche richieste per il corretto svolgimento della “delicata“ funzione. Ove si registrasse un eventuale deficit di diligenza nello svolgimento delle proprie mansioni si dovrebbe, perciò, indagare se ciò ha avuto un nesso con il (determinarsi ed il) verificarsi dell’evento.

3. La significatività del ruolo ricoperto connota il “carico” di responsabilità assunto. Profili critici

La rilevanza del ruolo ricoperto dal R.S.P.P., sopra genericamente descritta, ha evidenziato l’astratta possibilità per tale soggetto di essere considerato penalmente responsabile “insieme” al datore di lavoro dell’evento a causa dalla violazione degli adempimento volti a garantire la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Emerge, quindi, la necessità di sindacare l’ipotesi di un “concorso di responsabilità” tra il datore di lavoro e il R.S.P.P. ed, in particolare, considerata la tematica che più interessa, quanto disposto dall’articolo 113 c.p., in relazione alle ipotesi di cooperazione nel delitto colposo, ovvero “quando l’evento è stato cagionato dalla cooperazione di più persone”.

Ebbene, giova anzitutto chiarire come la cooperazione colposa sussista quando, da un lato, vi sia stata la volontà di concorrere nella realizzazione della condotta colposa e, dall’altro, non vi sia stata volontà dell’evento offensivo che ne consegua. In altri termini, a differenza del concorso di persone nel reato doloso (art. 110 c.p.), la volontà del concorrente nella cooperazione colposa ha ad oggetto solo la condotta e non anche l’evento lesivo che ne deriva[7]. L’articolo 113 c.p., pertanto, determinerebbe la penale rilevanza (anche) di condotte che altrimenti rimarrebbero escluse da qualsivoglia rimprovero penale; si registrerebbe così un’estensione dei confini della tipicità della condotta colposa fino a comprendervi quei comportamenti che possano aver anche soltanto agevolato, aumentando il rischio di verificazione, l’altrui fatto colposo.

Ciò detto, però, permangono alcuni punti problematici.

Si rende, perciò, opportuna una valutazione del necessario apporto causale richiesto, valutazione che poggia su un “dato di fatto” (rectius: un dato statistico!). È, infatti, notorio come la maggior parte dei reati di lesione colposa o di omicidio colposo, che interessano la disciplina della salute e della sicurezza sul lavoro, rientrino nella categoria dei cd. “reati commissivi mediante omissione”, ovvero reati nei quali l’evento consegue ad una omissione antidoverosa (penalmente rilevante in virtù della cd. clausola di equivalenza sancita dall’art. 40, comma 2, c.p.)[8]: in tal senso, occorre perciò comprendere se un R.S.P.P. possa dirsi investito dell’obbligo giuridico di impedire un determinato evento e se lo stesso ricopra una particolare “posizione di garanzia” che possa giustificare una sua conseguente (eventuale) responsabilità penale.

In dottrina, la questione trova risposta affermativa ove si aderisca alle tesi di quanti[9] considerano ammissibile un richiamo alla disciplina dell’articolo 117 c.p. (cd. concorso dell’extraneus nel reato proprio dell’intraneus): in altri termini, aderendo alla logica sottesa alle ipotesi di concorso nel reato proprio da parte di un soggetto privo di una peculiare qualifica soggettiva, potrebbe assumere rilievo penale anche la condotta di un soggetto che non sia “direttamente” obbligato. Il carattere “strumentale” della funzione ricoperta dal R.S.P.P. (e delle regole di condotta che dallo stesso si esigono) non potrebbe, dunque, erigersi quale ostacolo insormontabile rispetto all’individuazione di una responsabilità penale fondata sul meccanismo della cooperazione colposa prevista dall’art. 113 c.p.

Tale tesi, tuttavia, trova la ferma opposizione di coloro[10] che giudicano l’applicazione di suddetta logica come un tentativo volto ad operare un’indebita estensione analogica in malam partem della ratio dell’art. 40, comma 2, c.p., tentativo irrimediabilmente precluso dal principio per cui nullum crimen sine lege. In tal senso, si opererebbe la più classica “truffa delle etichette”, ovvero quella tesa ad aggirare il divieto di analogia “malevola” mediante un asserito ricorso all’istituto dell’interpretazione estensiva[11].

4. Le (più) recenti pronunce giurisprudenziali delineano il fondamento della responsabilità penale per il R.S.P.P.

Rinviando ad altra sede una ricostruzione completa ed esauriente dei diversi orientamenti giurisprudenziali succedutisi in argomento, preme qui accennare alle pronunce più significative. In particolare, si rende necessario, anzitutto, precisare come le pronunce più recenti individuino nella “funzione” ricoperta dai R.S.P.P. il paradigma di una responsabilità “in grado di incidere sulle scelte che il datore di lavoro compie e sulle responsabilità che lo stesso assume”.

Tale considerazione si evince dal presupposto logico secondo cui il R.S.P.P. è un soggetto appositamente designato dal datore di lavoro che si avvale, appunto, di una sorta di “consulente tecnico” per colmare un proprio deficit conoscitivo. Di conseguenza, un mancato adempimento (ovvero un assolvimento parziale, erroneo o, comunque, insoddisfacente) di quei compiti di carattere consultivo che la legge prevede (ed impone) a vantaggio (più che a carico) del datore di lavoro non può che fondare un’eventuale conseguente responsabilità anche del R.S.P.P., qualora ne consegua un evento lesivo della salute o della sicurezza di terzi. Come accennato, infatti, il canone di responsabilità che investe il Responsabile in questione deriva dal carattere peculiare riconosciuto alla sua figura nella gestione della sicurezza e dalla rilevanza dell’incarico assunto in relazione ad una pretesa finalità di prevenzione perseguibile (anche, o soprattutto) attraverso il suo apporto.

In passato, la giurisprudenza, assumendo diversi presupposti logici di partenza, era pervenuta a conclusioni diametralmente opposte. Ed, infatti, aveva considerato quella del R.S.P.P. come una figura meramente integrativa e strumentale rispetto a quella del datore di lavoro e, perciò, avulsa da eventuali responsabilità penali. Tuttavia, il carattere strumentale della funzione non era ex sé preclusivo per una possibile responsabilità ma, semmai, “indicativo” di una impossibilità di decisione e, perciò, di “incisione” sulle reali dinamiche aziendali. In altri termini, il risultato di negare la configurabilità di una responsabilità penale in capo al R.S.P.P., era, quindi, motivato dal fatto che tale soggetto era da considerarsi del tutto privo di poteri di decisione e di spesa in materia antinfortunistica. Secondo tale impostazione il R.S.P.P., in quanto mero consulente, svolgerebbe un’attività i cui risultati vengono fatti propri dal vertice aziendale sulla base di un rapporto di affidamento liberamente instaurato; conseguentemente, il vertice aziendale si avvarrebbe della loro opera soltanto per meglio ottemperare agli obblighi di cui è esclusivo destinatario[12].

Tali prospettive, oggi, risultano come detto superate, per non dire anacronistiche.

Più recentemente, infatti, la suprema Corte ha ritenuto “non rilevante il mancato potere di decisione e di spesa” ed, anzi, ha rilevato come tale mancanza non escluda comunque un potere-dovere del R.S.P.P. di “segnalare una situazione di pericolo ai soggetti muniti delle necessarie possibilità di intervento”[13]. In altri termini, l’assenza di una capacità immediatamente operativa da parte di un R.S.P.P. in una struttura aziendale non può essere invocata quale “scusante” in grado di escludere la responsabilità per un’eventuale inottemperanza nello svolgimento dei propri compiti ed, in particolare, per una mancata elaborazione delle procedure di sicurezza; piuttosto, l’inadempimento di taluno dei compiti prescritti dalla legge può ben costituire un’omissione rilevante ai fini dell’accertamento di una responsabilità penale ogni qual volta un sinistro sia oggettivamente riconducibile ad una situazione di pericolo ignorata dal responsabile del servizio.

Un’ulteriore argomentazione a sostegno di una presunta irresponsabilità penale del R.S.P.P. era quella che pretendeva di fondarne le ragioni sulla carenza di sanzioni a carico del soggetto in questione: ed, infatti, nella sezione dedicata alle sanzioni, il decreto legislativo 81/2008, mentre prevede specifiche sanzioni a carico del dirigente, del preposto, del medico competente e dei lavoratori, per la violazione dei relativi obblighi di competenza, nulla dice in ordine all’eventuale violazione dei compiti dei componenti del S.P.P., nonché del suo responsabile.

Il fatto, però, che il decreto abbia escluso sanzioni penali (o anche amministrative) per le eventuali violazioni dei componenti interni o esterni del R.S.P.P. non significa che costoro siano totalmente esonerati da qualsiasi responsabilità penale derivante da attività svolte nell’ambito dell’incarico ricevuto. L’assenza di sanzioni specifiche non può, infatti, indurre a pensare che tale organo goda di una posizione privilegiata o che, addirittura, possa andare esente da qualsivoglia responsabilità.

Invero, la suprema Corte (seppur sotto la vigenza del d.lgs. 626 del 1994) ha osservato[14] come la mancata previsione di una sanzione penale a carico del R.S.P.P. non impedisca che questi possa essere chiamato a rispondere penalmente per l’inadempimento delle proprie funzioni. Ed anzi, un’affermazione in senso contrario – volta a sostenere che un R.S.P.P. nello svolgimento della sua attività non possa essere chiamato a rispondere di delitti colposi contro la vita e l’incolumità – equivarrebbe a negare l’esistenza di un obbligo giuridicamente rilevante e, dunque, comporterebbe una contraddizione rispetto alla logica stessa del sistema predisposto. Del resto, come sopra accennato, il testo normativo individua nell’apparato prevenzionistico aziendale un soggetto, il R.S.P.P., incaricato di monitorare costantemente la sicurezza degli impianti e di interloquire con il datore di lavoro affinché quest’ultimo assuma ogni iniziativa idonea a neutralizzare i possibili rischi. In altre parole, il R.S.P.P. rappresenterebbe, per certi versi, una sorta di longa manus del datore di lavoro. L’assenza di un’individuazione specifica di sanzioni in capo al R.S.P.P. troverebbe, quindi, la propria giustificazione, ancora una volta, nella peculiarità della funzione ricoperta dal R.S.P.P. e nella maggiore importanza che questo ha acquistato rispetto agli altri soggetti sopra menzionati.

La Cassazione afferma, altresì, che occorre distinguere il piano delle responsabilità prevenzionali derivanti dalla violazione di norme di puro pericolo da quello delle responsabilità per reati colposi di evento. E, dunque, se il R.S.P.P., agendo con colpa, abbia omesso di segnalare una situazione di rischio, inducendo, così, il datore di lavoro a non adottare una doverosa misura prevenzionale, risponderà insieme a questi dell’evento dannoso derivatone, nelle forme della cooperazione sopra descritte.

La medesima pronuncia evidenzia, ancora una volta, come seppure non vi siano “poteri di amministrazione attiva in materia di adeguamento dei luoghi di lavoro, e segnatamente di intervento e di spesa, può tuttavia esservi responsabilità colposa per l’infortunio” e come “l’assenza di poteri immediatamente efficaci sulla struttura aziendale non esclude che i relativi inadempimenti possano integrare un’omissione rilevante tutte le volte in cui un infortunio sia oggettivamente riconducibile a una situazione pericolosa ignorata dal R.S.P.P.”

La Cassazione[15] è, dunque, ormai pacifica nel ritenere che la responsabilità del R.S.P.P. – indiretta ed additiva rispetto a quella del datore di lavoro – vada affermata ogni volta che lo stesso, a seguito di un inadempimento dei propri compiti, “ometta di indicare la presenza di un rischio attraverso la propria consulenza di carattere strumentale”, ovvero l’adozione di una determinata misura idonea, e, conseguentemente, si verifichi un infortunio riconducibile casualmente a suddetta omissione. In altri termini, già prima dell’entrata in vigore del d.lgs 81/2008, e a maggior ragione dopo, la particolare significatività del ruolo ricoperto, pare(va) far individuare una posizione di garanzia antinfortunistica (rilevante ex art. 40, comma 2, c.p.) anche in capo R.S.P.P. – seppur limitata ai compiti espressamente previsti dalla legge.

Rimane inteso che, alla stregua dei principi generali del diritto penale, la responsabilità del R.S.P.P. non “sorgerà” in maniera automatica con il verificarsi di qualsiasi infortunio: perché ciò avvenga è, infatti, necessario che l’evento costituisca la concretizzazione del rischio che la norma cautelare era volta a prevenire.

I vigili del fuoco aderenti al CONAPO, il sindacato autonomo dei vigili del fuoco, hanno effettuato oggi un sit-in nei pressi del colosseo per protestare contro il blocco delle retribuzioni e di un anno per l’accesso alla pensione imposto dal governo.

 Dal CONAPO fanno sapere che, a differenza del resto dei pubblici dipendenti, i vigili del fuoco, come le forze di polizia, al verificarsi delle emergenze, sono obbligati ad effettuare lo straordinario, ma l’assurda legge finanziaria ne pone a rischio il pagamento come anche gli aumenti per i passaggi di grado. Contestano inoltre la differenza di trattamento retributivo, pensionistico e di carriera rispetto agli altri corpi dello stato, oltre alle carenze di personale che mettono in difficoltà la sicurezza degli stessi vigili del fuoco.


 Crediamo che l’inserimento dei vigili del fuoco nel “comparto sicurezza” – afferma Antonio Brizzi segretario del CONAPO – sia la soluzione di molti dei problemi dei vigili del fuoco e la fine della diversità di trattamento tra corpi ad ordinamento civile preposti alla sicurezza del paese. Non mancano i problemi legati al mancato trasferimento del personale, costretto a restare per anni lontano dalle proprie famiglie e ritadi nei pagamenti che non arrivano mai degli straordinari effettuati dai vigili del fuoco nelle operazioni legate alle calamità naturali e ai servizi resi per conto degli enti locali.  Vigili del Fuoco in divisa in via dei Fori Imperiali, che da una parte regalano mimose con auguri alle donne, e dall’altra propalano il malcontento e distribuiscono volantini di protesta. 

Ed il segretario Brizzi annuncia …. “non finisce qui”, stiamo preparando altre proteste con l’obbiettivo di verificare se questo governo continua a fare il sordo o se prima o poi intende ascoltare i vigili del fuoco.

SICUREZZA SUL LAVORO, GATTI: 1,3MIL EURO A CORSI DI FORMAZIONE

SICURFORMANDO: 30 CORSI,'RISERVA' AD IMPRESE EDILI E AGRICOLE 

 E' stato pubblicato l'avviso del progetto 'Sicurformando' per la selezione a sportello di corsi di formazione, finalizzati all'innalzamento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro delle micro, piccole e medie imprese abruzzesi. L'iniziativa è finanziata con 1,3 milioni di euro di risorse programmate nel Piano Operativo 2009/10/11 del Fondo Sociale Europeo 2007/13. L'Assessorato al Lavoro della Regione Abruzzo intende sostenere, così, le aziende impegnate nello sforzo di formare i propri dipendenti sui corretti comportamenti da osservare durante i processi produttivi per ridurre gli errori che causano morti, infortuni e incidenti sul lavoro. 

Una riserva di 300mila euro è stata destinata alle imprese operanti nei settori edile e dell'agricoltura, che risultano essere, sulla base delle rilevazioni effettuate dall'INAIL, gli ambiti di attività economica a più elevata intensità di rischio. 'Torniamo a investire sulla sicurezza aziendale. Se nel vecchio piano operativo - commenta l'assessore Paolo Gatti - abbiamo puntato sugli aspetti della sensibilizzazione e della comunicazione per ridurre gli incidenti sul lavoro, con questo progetto diamo un forte impulso alla cultura della formazione nell'impresa, per elevare gli standard di conoscenza di tutti gli addetti. Formare i lavoratori sulle corrette azioni per prevenire gli infortuni è un dovere delle aziende'. 'La Regione Abruzzo - prosegue Gatti - è loro vicina ed intende favorire e promuovere queste iniziative. Il nostro obiettivo - conclude - è far diminuire entro una soglia fisiologica gli incidenti aziendali e ridurre le morti bianche, costruendo una cultura informata sulla sicurezza nei luoghi di lavoro'. La procedura pubblica sarà a sportello e finanzierà un massimo di 30 corsi. I momenti formativi, articolati in attività corsuali e seminariali, saranno erogati a livello di azienda di appartenenza o di aziende contigue ed omogenee rispetto al tipo di produzione. Saranno finanziati i progetti di formazione presentati da organismi formativi accreditati presso la Regione Abruzzo