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* Scarica sintesi linee  applicative  degli  accordi

Sintesi
: Adeguamento  e  linee  applicative  degli  accordi  ex  articolo  34,  comma  2,  e  37, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni e integrazioni

Articolo 34  
Svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione dai Rischi

Comma 2

Il datore di lavoro che intende svolgere i compiti di cui al comma 1, deve frequentare corsi di formazione, di durata minima di 16 ore e massima di 48 ore, adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative, nel rispetto dei contenuti e delle articolazioni definiti mediante Accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, entro il termine di dodici mesi dall’entrata in vigore del presente Decreto Legislativo ……..  

Articolo 37
  Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti  

Comma 2  
La durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione di cui aòl comma 1 sono definiti mediante Accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano adottato, previa consultazione delle parti sociali, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente Decreto Legislativo……..        

Collaborazione degli organismi paritetici alla formazione
  .......................

- Scarica Linee applicative in Conferenza Stato-Regioni

La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano ha approvato, nel corso della riunione del 25 luglio 2012, un documento recante “Adeguamento e linee applicative degli accordi ex articolo 34, comma 2, e 37, comma 2, del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni e integrazioni” concernenti le attività di formazione in materia di salute e sicurezza per datori di lavoro (ove, quando consentito per legge, decidano di svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione), lavoratori, dirigenti e preposti.
 
In tal modo si completa e chiarisce - attraverso l’identificazione di indirizzi uniformi a livello nazionale - il quadro di riferimento già delineato dagli accordi del 21 dicembre 2011 e si forniscono a tutti gli operatori e agli organi di vigilanza indicazioni essenziali per l’organizzazione, la realizzazione e la verifica di attività formative pienamente coerenti con la vigente normativa.


Adeguamento  e  linee  applicative  degli  accordi  ex  articolo  34,  comma  2,  e  37, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni e integrazioni    
Nella Gazzetta Ufficiale n. 8 dell’11 gennaio 2012 sono stati pubblicati gli accordi, approvati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano, di seguito Conferenza Stato-Regioni, in data 21 dicembre 2011, in tema di formazione dei datori di lavoro che intendano svolgere i compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione e dei lavoratori, dirigenti e preposti, adottati ai sensi, rispettivamente, degli articoli 34 e 37 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modifiche e integrazioni, anche noto come “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro, di seguito d.lgs. n. 81/2008. Allo scopo di fornire alle aziende e agli organi di vigilanza prime indicazioni in ordine ai contenuti degli accordi in parola, d’intesa con il coordinamento tecnico interregionale assessorati sanità e con il coordinamento tecnico interregionale assessorati formazione, si espone quanto segue.  

accordo stato regioni 2012
La Conferenza Stato Regioni, presieduta dal Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, ha esaminato e discusso i seguenti punti all’ordine del giorno, con gli esiti indicati:

Approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 25/7/2012 il documento proposto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali recante le linee applicative degli Accordi del 21/12/2011 sulla formazione dei datori di lavoro RSPP ex art. 34 del D. Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. e sulla formazione dei lavoratori, dirigenti e preposti ex art. 37


Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sul documento proposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali recante: “Linee guida per il settore della musica e delle attività ricreative, ai sensi dell’articolo 198 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81”. SANCITO ACCORDO

 Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sul documento proposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali recante “Adeguamento e linee applicative degli accordi ex articolo 34, comma 2 e 37, comma 2 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni e integrazioni. SANCITO ACCORDO..............


Scarica Documento

Formazione accordo stato regioni
Scarica Linee applicative in Conferenza Stato-Regioni 2012


Vedi anche :

Linee guida per il settore della musica e delle attività ricreative convocata conferenza Stato Regioni

formazione rsppFORMAZIONE DATORE DI LAVORO CHE RICOPRE RUOLO RSPP


RISCHIO BASSO : corso di formazione di 16 ore
RISCHIO MEDIO: corso di formazione di 32 ore
RISCHIO ALTO : corso di formazione di 48 ore

Il monte ore di formazione è individuato in base al settore Ateco 2002 di appartenenza.

MODULO 1. NORMATIVO – giuridico
MODULO 2. GESTIONALE - gestione ed organizzazione della sicurezza
MODULO 3. TECNICO - individuazione e valutazione dei rischi
MODULO 4. RELAZIONALE – formazione e consultazione dei lavoratori

E’ consentito la modalità e-learning per il Modulo 1 e 2.

Al termine del corso verifica di apprendimento o colloquio.

AGGIORNAMENTO

L’aggiornamento che ha periodicità quinquennale (cinque anni a decorrere dalla data di
pubblicazione del presente Accordo), ha durata, modulata in relazione ai tre livelli di rischio sopra individuati, come segue:

RISCHIO BASSO 6 ore
RISCHIO MEDIO 10 ore
RISCHIO ALTO 14 ore

Non sono tenuti a frequentare il corso di formazione del presente accordo coloro che dimostrino di aver svolto, alla data di pubblicazione del presente accordo, una formazione con contenuti conformi all’articolo 3 del D.M. 16/01/97. Per tali soggetti(DM 16/01/97), così come indicato al comma 3 dell’articolo 34, è previsto l’obbligo di aggiornamento secondo le modalità indicate al punto 7 del presente accordo, da effettuarsi entro 24 mesi dalla pubblicazione dell’accordo.

In caso di inizio di nuova attività il datore di lavoro che intende svolgere, nei
casi previsti dal decreto stesso, i compiti del servizio di prevenzione e protezione dai rischi deve completare il percorso formativo di cui al presente accordo entro e non oltre 90 giorni dalla data di inizio della propria attività.

DISPOSIZIONI TRANSITORIE

In fase di prima applicazione, non sono tenuti a frequentare i corsi di formazione i datori di lavoro che abbiano frequentato – entro e non oltre sei mesi dalla entrata in vigore del presente accordo – corsi di formazione formalmente e documentalmente approvati alla data di entrata in vigore del presente accordo, rispettosi delle previsioni di cui all’articolo 3 del D.M. 16/01/97 per quanto riguarda durata e contenuti.


Vedi anche :

e learning fad

Possono essere utilizzate piattaforme e-learning, cioè un modello formativo interattivo attraverso una piattaforma informatica che rende l’apprendimento più dinamico


E’ consentito per (punto 3 Accordo):

- formazione generale dei lavoratori;
- la formazione dei dirigenti;
- corsi aggiornamento lavoratori/preposti/dirigenti;
- la formazione dei preposti solo per i punti da 1 (Principali soggetti del sistema di prevenzione aziendale) a 5 (Tecniche di comunicazione e sensibilizzazione dei lavoratori).
- progetti formativi sperimentali anche per la formazione specifica dei lavoratori e preposti
 
Si potrà ricorrere all’e-learning qualora ricorrano determinate condizioni:

1) la formazione può svolgersi presso la sede del formatore, presso l’azienda o presso domicilio del partecipante, purchè le ore utilizzate vengano considerate orario di lavoro effettivo.
2)  Programma e materiale didattico formalizzato
3) Tutor o esperto con esperienza almeno triennale in salute e sicurezza.
4) Valutazione: prove di autovalutazione e prova di apprendimento finale.
5) Deve essere indicata la durata di studio suddivisa in unità didattiche omogenee.
6) Materiali


Vedi anche :

lavoratori dirigenti preposti
Riconoscimento della FORMAZIONE PREGRESSA

CREDITI FORMATIVI (punto 8) Formazione dei lavoratori

Nuovo rapporto di lavoro:

a) se il nuovo rapporto di lavoro si costituisce con un’azienda dello stesso settore, costituisce credito formativo sia la frequenza della Formazione Generale che specifica.
b )se il nuovo rapporto di lavoro si costituisce con un’azienda di un altro settore, costituisce credito formativo la Formazione Generale, mentre quella specifica deve essere effettuata.
c) se il lavoratore,all’interno di una società di multi servizi, vada a svolgere mansioni a maggior rischio, il credito formativo vale sia per la formazione generale che specifica, con un modulo di integrazione.

Trasferimento mansione o introduzione nuove tecnologie
E’ riconosciuto credito formativo la formazione generale, mentre deve essere ripetuta la formazione specifica relativa alle nuove introduzioni.

Formazione lavoratori somministrati

Le modalità di formazione possono essere concordate tra il somministratore e l’utilizzatore, in particolare la formazione generale a carico del somministratore e quella specifica a carico dell’utilizzatore. In difetto di tali accordi, la formazione dei lavoratori va effettuata dal somministratore unicamente con riferimento alle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa per le quali vengono assunti, a meno che il contratto di somministrazione non prevede tale obbligo a carico dell’utilizzatore.

- La formazione per i dirigenti costituisce credito formativo permanente.

Formazione dei lavoratori e dei preposti

Non sono tenuti a frequentare i corsi di formazione di cui al punto 4 i lavoratori ed i preposti per i quali i datori di lavoro possano documentare di aver svolto, entro 12 mesi dalla pubblicazione dell’accordo, una formazione nel rispetto delle previsioni normative e delle indicazioni previste nei contratti di lavoro sia per quanto riguarda durata, contenuti e modalità di svolgimento.
L’obbligo di aggiornamento dovrà essere entro 12 mesi (11 gennaio 2013) qualora la formazione sia stata erogata da più di 5 anni dalla data di pubblicazione del presente accordo.
In ogni caso la formazione particolare ed aggiuntiva di cui al punto 5 dovrà concludersi entro e non oltre il termine di 12 mesi dalla pubblicazione del presente accordo.

Formazione dei dirigenti.

Non sono tenuti a frequentare il corso di formazione di cui al punto 6 i dirigenti che dimostrino di aver svolto, alla data di pubblicazione del presente accordo, una formazione con contenuti conformi all’art. 3 del D.M. 16/01/1997 effettuata dopo il 14 agosto 2003 o a quelli del Modulo A per ASPP e RSPP previsto nell’accordo Stato Regioni del 26 gennaio 2006, pubblicato su GU n. 37 del 14 febbraio 2006.


Vedi anche :

aggiornamenti dirigenti e preposti
AGGIORNAMENTO  lavoratori preposti dirigenti

E’ previsto un aggiornamento quinquennale per i lavoratori, con durata minima di 6ore, per tutti e tre i livelli di rischio sopra individuati. Con riferimento ai preposti si prevede un aggiornamento quinquennale, con durata minima di 6 ore. Con riferimento ai dirigenti aggiornamento quinquennale, con durata minima di 6 ore.
Possono essere utilizzate piattaforme e-learning.

DISPOSIZIONI TRANSITORIE

I datori di lavoro sono tenuti ad avviare i dirigenti e i preposti a corsi di formazione di contenuto rispettivamente coerente con le disposizioni di cui al presente accordo in modo che i medesimi corsi vengano conclusi entro e non oltre il termine di 18 mesi dalla pubblicazione del presente accordo (11 luglio 2013).

Il personale di nuova assunzione deve essere avviato ai rispettivi corsi di formazione anteriormente o, se ciò non risulta possibile, contestualmente all’assunzione.

In tale ultima ipotesi, ove non risulti possibile completare il corso di formazione prima della adibizione del dirigente, del preposto o del lavoratore alle proprie attività, il relativo percorso formativo deve essere completato entro e non oltre 60 giorni dalla assunzione.

In fase di prima applicazione, non sono tenuti a frequentare i corsi di formazione di cui al punto 4 i lavoratori ed i preposti per i quali i datori di lavoro possano documentare di aver svolto, entro 12 mesi dalla pubblicazione dell’accordo, una formazione nel rispetto delle previsioni normative e delle indicazioni previste nei contratti di lavoro sia per quanto riguarda durata, contenuti e modalità di svolgimento.


Vedi anche :

formazione
FORMAZIONE SPECIFICA DEI DIRIGENTI

La formazione dei dirigenti è strutturata in quattro moduli e comprende i seguenti contenuti minimi(non si aggiunge a quella dei lavoratori, ma la sostituisce integralmente):

MODULO 1. GIURIDICO – NORMATIVO
MODULO 2. GESTIONE ED ORGANIZZAZIONE DELLA SICUREZZA
MODULO 3. INDIVIDUAZIONE E VALUTAZIONE DEI RISCHI
MODULO 4. COMUNICAZIONE, FORMAZIONE E CONSULTAZIONE DEI LAVORATORI

La durata minima della formazione per i dirigenti è di 16 ore, e deve essere completata entro 12 mesi.

preposto sicurezza lavoro
FORMAZIONE PARTICOLARE AGGIUNTIVA PER IL PREPOSTO

La formazione del preposto deve comprendere quella dei lavoratori e deve essere integrata da una formazione particolare della durata minima del modulo di 8 ore .

I contenuti del percorso formativo si suddivide in 8 punti, vedi accordo.

Fermo restando la durata e i contenuti dei percorsi formativi, le modalità formative possono essere disciplinate da accordi aziendali, previa consultazione con RLS.

Quindi si prospettano 3 tipologie di corsi:

1)16 ore (8+8): preposti di aziende di settori con rischio basso; 
2)20 ore (12+8): preposti di aziende di settori con rischio medio; 
3) 24 ore: (16+8): preposti di aziende di settori con rischio alto;

accordo stato regione 2012
ACCORDO STATO-REGIONI FORMAZIONE 21 dicembre 2011
(in vigore dal 26 gennaio 2012)

FORMAZIONE LAVORATORI

-Sono esclusi i lavoratori stagionali in attesa di un provvedimento ad hoc da parte del Min.Lavoro. Se non viene emanato entro 18 mesi dal presente accordo allora valgono gli stessi percorsi formativi.
-La formazione può avvenire sia in aula che nel luogo di lavoro.
-I corsi di formazione per i lavoratori devono essere realizzati previa richiesta di collaborazione agli enti bilaterali/paritetici.
Se non si riceve riscontro da parte degli Organismi Bilaterali/paritetici entro 15 giorni, il datore di lavoro procede autonomamente alla pianificazione e realizzazione dell’attività di formazione.
-Docenti interni/esterni con esperienza almeno triennale di insegnamento o professionale (es: Rspp) in materia di salute e sicurezza sul lavoro .
Durata minima complessiva dei corsi di formazione per i lavoratori, in base alla
classificazione dei settori di cui all’allegato 1:

• 4 ore di Formazione Generale + 4 ore di Formazione Specifica per i settori della classe di rischio basso: TOTALE 8 ore
• 4 ore di Formazione Generale + 8 ore di Formazione Specifica per i settori della classe di rischio medio: TOTALE 12 ore
• 4 ore di Formazione Generale + 12 ore di Formazione Specifica per i settori della classe di rischio alto: TOTALE 16 ore

Condizioni particolari

I lavoratori di aziende a prescindere dal settore di appartenenza, che non svolgano mansioni che comportino la loro presenza, anche saltuaria, nei reparti produttivi, possono frequentare i corsi individuati per il rischio basso

Nel settore costruzioni, la formazione di primo ingresso di 16 ore sono corrispondenti alla formazione generale e alla specifica, se i contenuti sono corrispondenti.


Vedi anche :

lavoro sicuro
Promozione della salute tra i giovani lavoratori

Sintesi di casi di buone pratiche

Secondo i dati disponibili, il tasso di incidenti non mortali che si verifi cano sul posto di lavoro tra i lavoratori la cui età è compresa fra i 18 e i 24 anni è di oltre il 40 % superiore a quello relativo alla forza lavoro analizzata nel suo complesso. Per la categoria dei giovani lavoratori anche le probabilità di contrarre una malattia professionale sono maggiori.

Tuttavia, anziché rivelarsi dannosi, i luoghi di lavoro possono costituire uno scenario importante ai fi ni della promozione della salute.
In essi è possibile migliorare le condizioni generali di salute dei lavoratori off rendo, in tal modo, vantaggi anche per l’azienda che vedrà ridursi i costi correlati alle malattie e crescere la propria produttività.

Cosa si può fare sul luogo di lavoro ?

La presente scheda informativa sintetizza 12 casi di promozione della salute sul luogo di lavoro (Workplace Health Promotion — WHP) provenienti dall’Austria, dal Belgio, dalla Danimarca, dalla Germania, dall’Italia, dai Paesi Bassi, dalla Romania e dalla Svezia (1). I casi studio presentano una serie di iniziative e interventi volti a promuovere la salute dei giovani lavoratori. Questi ultimi sono stati defi niti in diversi modi dalle aziende coinvolte: mentre la maggior parte di esse li defi niva in termini di età, in alcuni casi venivano classifi cate come «giovani» lavoratori anche quelle persone che svolgevano da poco tempo la propria attività lavorativa. I programmi sono stati realizzati in diverse aziende, sia pubbliche sia private; la maggior parte di essi coinvolgeva lavoratori del settore privato la cui attività lavorativa era fi sicamente impegnativa.

sicurezza sul lavoro
 

Messaggi chiave

La maggior parte dei programmi di promozione della salute si concentrava sul livello individuale, in particolare sui fattori relativi allo stile di vita La maggior parte dei casi si concentrava sui fattori individuali.
Tali iniziative e programmi riguardavano principalmente i fattori relativi allo stile di vita quali l’abuso di sostanze alcoliche, il fumo, la dieta/nutrizione e l’esercizio fi sico. Tutto ciò è importante in quanto la tutela della salute del personale comporta vantaggi anche per l’azienda. Fra gli altri fattori presi in considerazione vi sono: lo sviluppo di competenze/personalità, il team building, l’ottimizzazione dell’ambiente di lavoro nonché problematiche di carattere psicosociale. È importante notare come in molti casi vi fosse una compresenza delle suddette tematiche. Su tutti i casi presi in esame, quattro erano costituiti da azioni temporanee mentre gli altri si riferivano a progetti in corso. Questo dato è particolarmente signifi cativo poiché i progetti in corso indicano una maggiore possibilità di sostenibilità.

Ulteriori informazioni sulla promozione della salute sui luoghi di lavoro sono disponibili all’indirizzo http://osha.europa.eu/it/topics/ whp e sui giovani lavoratori all’indirizzo http://osha.europa.eu/it/ priority_groups/young_people

La presente scheda informativa è disponibile in 24 lingue all’indirizzo:

http://osha.europa.eu/it/publications/factsheets

Strategie di formazione per insegnanti nell’ambito dell’educazione al rischio

Questa scheda informativa si basa sulle conclusioni di un rapporto che presenta casi di formazione di insegnanti futuri e già in servizio su temi di sicurezza e salute sul lavoro (SSL) o in generale di educazione al rischio . 
L’ideale sarebbe che tutti gli insegnanti ricevessero una formazione sulla sicurezza e sulla salute sul lavoro nella loro vita professionale e su come integrare l’educazione al rischio nel proprio lavoro quotidiano.
Se è difficile inserire in modo adeguato l’educazione al rischio nel programma scolastico, è ancora più difficile integrarla nei programmi di formazione per gli insegnanti futuri. 
Tuttavia, i casi presentano approcci e metodi diversi da poter studiare o elaborare. 
Essi mostrano che il successo dipende dall’adozione di un approccio pragmatico, sensibile alle esigenze e alle circostanze delle scuole e dei corsi per futuri insegnanti. 
Evidenziano, inoltre, il valore della formazione a sostegno di un approccio che coinvolge tutti i soggetti del processo educativo e abbina l’educazione al rischio alla gestione della sicurezza e della salute sul lavoro, al fine di offrire un ambiente di lavoro e di apprendimento sano e sicuro. 
Sarà fondamentale sviluppare partenariati pertinenti e assicurarsi l’impegno di tutti i principali gruppi interessati, nonché continuare a mettere in comune pratiche ed esperienze. 
Uno dei problemi evidenziati negli esempi è stata la necessità di contatti individuali per l’inserimento dell’educazione al rischio. 
È un problema, inoltre, se le sessioni formative sono un evento eccezionale e non invece parte di una serie di eventi organizzati con regolarità
 
I progetti, infatti, devono essere resi sostenibili inserendoli in una strategia globale coerente.

Sviluppo di una strategia
 
I casi esaminati indicano che una strategia di questo tipo potrebbe contemplare:

• una formazione con un approccio che coinvolge tutti i soggetti del processo educativo e abbina l’educazione al rischio alla promozione di una migliore gestione della SSL nelle scuole, integrando
anche la SSL nel lavoro quotidiano di tutti gli insegnanti, in un contesto generale di cultura della sicurezza nelle scuole che ne promuova la partecipazione e li impegni attivamente;
• la formazione di tutti i futuri insegnanti su come inserire le nozioni di base della SSL nelle scuole e come integrare l’educazione al rischio nel loro lavoro quotidiano;
• l’istruzione di tutti gli insegnanti sulla SSL non appena prendono servizio in una scuola, compresa l’educazione al rischio degli alunni;
• una formazione supplementare per i presidi affinché questi ultimi acquisiscano una conoscenza approfondita della gestione della SSL e integrino l’educazione al rischio nella pratica scolastica;
• una formazione supplementare per altri docenti, a seconda della loro specializzazione, affinché acquisiscano una conoscenza approfondita della SSL e dell’educazione al rischio, con un’attenzione particolare alla possibilità di dichiarare determinati docenti «campioni» e affidare loro il compito di diffondere le informazioni e motivare gli altri;
• la definizione del numero minimo di docenti cui impartire una formazione speciale;
• la possibilità di «fare rete» tra le scuole e i docenti «campioni» in tema di SSL/educazione al rischio:
— per contribuire a tenere aggiornati altri docenti, dal momento che le scuole spesso hanno delle difficoltà in questo senso, 
— per condividere e scambiarsi esperienze;
• la collaborazione e la partecipazione di un gran numero di gruppi interessati, fra cui:
— autorità competenti in materia d’istruzione, enti responsabili dei programmi scolastici e istituti di formazione per futuri insegnanti,
— altre organizzazioni i cui obiettivi possono essere correlati all’educazione al rischio (educatori sanitari, enti responsabili della prevenzione di incidenti e della sicurezza stradale, organismi sportivi),
— enti professionali e sindacati di docenti;
• l’identificazione di sinergie e modalità per formare i docenti con il minor disagio possibile;
• il sostegno specifico, informazioni e strumenti da offrire alle scuole per creare un ambiente di apprendimento e di lavoro sano e sicuro, in modo tale che le questioni relative alla salute e alla sicurezza siano considerate fondamentali sia per i docenti che per gli alunni.



Definizione degli obiettivi di apprendimento

Per discutere di strategie di formazione con altri soggetti, quali ad esempio le autorità competenti in materia d’istruzione o le università per futuri insegnanti, è importante che siano chiari gli obiettivi di apprendimento da includere nella formazione in questione. A seconda dei casi, gli obiettivi di apprendimento per la formazione di tutti i docenti dediti all’insegnamento generale nelle scuole elementari e medie potrebbero articolarsi come segue:

• acquisizione delle nozioni e delle abilità necessarie per inserire l’educazione al rischio nel loro lavoro d’insegnamento quotidiano;
• acquisizione di atteggiamenti e nozioni di base in relazione alla propria sicurezza e salute sul lavoro, vale a dire alla SSL nelle scuole;
• acquisizione delle nozioni e delle abilità necessarie per poter dare un contributo positivo alla salute e alla sicurezza, propria e degli altri, nelle scuole.

Risorse didattiche pertinenti e adeguate Nei precedenti rapporti dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) sull’integrazione della SSL nell’istruzione è stato anche osservato che occorre sviluppare risorse didattiche pertinenti da fornire a scuole e facoltà a sostegno di una strategia d’integrazione dell’educazione al rischio nell’istruzione. 
Lo stesso vale per la formazione per docenti. I casi studio indicano che occorre studiare varie risorse e approcci per la formazione dei docenti nell’ambito di una strategia di formazione ad hoc.

Fra le risorse didattiche vi sono:

• opuscoli per insegnanti apprendisti;
• opuscoli per insegnanti nuovi sul luogo di lavoro;
• pacchetti di risorse didattiche per docenti universitari;
• risorse didattiche per formare gli insegnanti a fornire formazione a cascata;
• risorse didattiche affinché gli insegnanti possano offrire istruzione e formazione a cascata ad altri insegnanti;
• materiale chiaro e facilmente comprensibile da utilizzare con gli alunni in classe.
I metodi e gli approcci di formazione comprendono:
• opzioni di autoformazione, in particolare l’e-learning e/o i CD-ROM interattivi;
• apprendimento misto: una combinazione di formazione online a distanza e formazione in aula, ad esempio con la partecipazione a seminari;
• metodi di apprendimento attivo in cui i docenti utilizzano la propria conoscenza, particolarmente importante in quanto sarà l’approccio didattico per gli alunni in classe;
• come per altri settori di formazione professionale, inserimento di un collegamento con la salute e sicurezza sul lavoro degli stessi docenti nei corsi per insegnanti apprendisti;
• collegamento chiaro fra la formazione dei docenti e lo sviluppo di programmi scolastici.

Altre questioni relative alla formazione comprendono:

• discussione delle esigenze formative dei docenti quando vengono sperimentate le risorse didattiche;
• valutazione delle possibilità di formazione generica, come ad esempio la formazione relativa all’educazione alla salute, alla sicurezza stradale, all’educazione fisica e all’educazione al rischio;
• studio su come trasmettere le informazioni e le abilità di base ai docenti nel minor tempo possibile;
• legame fra formazione e sviluppo della carriera mediante la valutazione, il rilascio di certificati, il riconoscimento delle abilità di gestione della SSL acquisite ecc.;
• sostegno supplementare alle scuole nelle valutazioni dei rischi e nella gestione della sicurezza e salute sul luogo di lavoro;
• valutazione di progetti, programmi e metodi di formazione.
• L’approccio dell’autorità irlandese per la salute e la sicurezza prevede: e-learning (generale per presidi e docenti, specifico per insegnanti di tecnologia e scienze); corsi estivi online per insegnanti elementari; risorse didattiche per docenti; e-learning per studenti; eventi e concorsi; orientamento e sostegno sulla gestione della SSL nelle scuole.
• Le iniziative prese in Danimarca comprendono una rete di docenti definiti come «ambasciatori» della SSL nelle scuole e corsi personalizzati per docenti a diversi livelli d’istruzione.
• La Polonia coinvolge i docenti nella pianificazione di un concorso artistico nazionale sulla SSL, aiutandoli a sviluppare la loro conoscenza.
• La Finlandia punta ad avere due docenti per scuola formati nel settore dell’educazione alla salute, inserendo nella formazione il benessere sul luogo di lavoro.
• I progetti tedeschi prevedono una formazione multimediale per tele-tutor e partenariati con organizzazioni sportive, al fine di sviluppare corsi formativi per insegnanti di sport ad alto rischio.
• Negli Stati Uniti si formano i docenti su come tenere un corso di SSL per studenti mediante seminari di tre ore.

Il rapporto è disponibile in inglese sul sito web dell’EU-OSHA al seguente indirizzo:

http://osha.europa.eu/en/publications/reports/teacherstraining-risk-education_TE3111358ENN/view

accordo stato regioneIl 26 luglio 2012 terminerà il periodo transitorio previsto dall’Accordo della Conferenza Stato/Regioni del 21 dicembre 2011, n. 223 relativo ai corsi di formazione per lo svolgimento diretto, da parte del datore di lavoro, dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi.

I datori di lavoro con compiti di R.S.P.P. che entro la data dell’11 luglio 2012 abbiano frequentato corsi di formazione con contenuti conformi all'articolo 3 del DM 16/01/1997, già approvati sia formalmente che documentalmente alla data di entrata in vigore dell’Accordo della Conferenza Stato/Regioni del 21 dicembre 2011, n. 223, potranno beneficiare dell'esenzione dall'obbligo di frequentare i corsi di formazione di cui al punto 5 del menzionato Accordo Stato/Regioni.

L’Accordo in materia di formazione per datori di lavoro che svolgano compiti di RSPP è entrato in vigore il 26 gennaio 2012 (15 giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n.8 dell’11 gennaio 2012) ed entrerà in vigore al termine dei sei mesi di regime transitorio previsto dall’Accordo.

Sulla stessa Gazzetta ufficiale dell’11 gennaio è stato pubblicato anche il secondo Accordo del 21 dicembre n. 221, in materia di formazione dei lavoratori, dirigenti e preposti ai sensi dell'articolo 37, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
 
 

lavoro sicuro
"Il lavoro sui decreti attuativi è in avanzato stato di definizione: l'impegno fermo del ministro è completare tutto entro la fine dell'anno". Così il ministro del Lavoro e della politiche sociali, Elsa Fornero, oggi nel corso del suo intervento, alla sala della Lupa di Montecitorio, in occasione della presentazione del Rapporto annuale INAIL 2011. "Sulla sicurezza non siamo in ritardo nel nostro paese - ha sostenuto il ministro, sottolineando che questi principi richiedono "un radicamento diffuso della cultura della prevenzione". Da qui la garanzia di portare a compimento, nei prossimi cinque mesi, i decreti attuativi previsti dal dlgs 81/2008 (Testo unico sulla sicurezza) che daranno definitiva applicazione al provvedimento.

"La sicurezza non è più un onere per l'impresa, ma un incentivo". "La sicurezza non è più vista come un mero onere, una mera incombenza, un gravame burocratico, ma è percepito ormai come un incentivo al lavoro e, dunque, un fattore essenziale di crescita - ha aggiunto Fornero - "E tutto questo necessita di una normativa aggiornata e coerente come lo è il Testo unico 2008, punto di riferimento essenziale per il Paese e che rende evidente come l'Italia, sotto il profilo normativo, non è in ritardo". Resta, tuttavia, la necessità "di una effettiva applicazione e un costante monitoraggio grazie al continuo coinvolgimento dei soggetti coinvolti", ammette il ministro. Soprattutto davanti a un mondo del lavoro in continuo cambiamento: realtà che cambia, di conseguenza, anche la natura del rischio.

Fini: il calo degli infortuni impone un rilancio della cultura della prevenzione. Prima di Fornero, a introdurre la relazione del presidente dell'INAIL, Massimo De Felice, è stato il presidente della Camera, Gianfranco Fini. "Anche nel 2011, la soglia dei morti sul lavoro è scesa sotto i mille casi, con una diminuzione del 5,4% rispetto al dato definitivo del 2010 - ha evidenziato - E' un piccolo segnale positivo che, ovviamente, non ci esime dal compiere uno sforzo aggiuntivo per rilanciare con determinazione - soprattutto attraverso una più intensa collaborazione tra imprese e lavoratori - quella cultura della sicurezza che trova nella prevenzione il suo punto più qualificante". Fini ha ricordato, così, le costanti sollecitazioni in merito da parte del Capo dello Stato. "Come ci ricorda continuamente il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - che ha avuto l'indubbio merito di sensibilizzare l'opinione pubblica sul dramma del fenomeno infortunistico - l'incolumità e la salute dei lavoratori costituiscono valori primari per la società e la loro tutela è  interesse non solo del singolo, ma di tutta la collettività", ha sottolineato il presidente della Camera.

Norme non applicate, scarsa formazione, salari non adeguati: ecco i nodi da sciogliere. Esistono, tuttavia, non pochi fattori che rendono ancora densa di incognite la sfida contro gli infortuni sul lavoro. "La mancata applicazione della normativa antinfortunistica, l'incapacità di assicurare efficienti ed aggiornati programmi formativi per la prevenzione degli incidenti, i salari non sempre adeguati al costo della vita, la sottovalutazione del ruolo di denuncia dei sindacati costituiscono il substrato oggettivo su cui occorre intervenire immediatamente per stroncare quell'intreccio di fattori comportamentali che mette a rischio la salute dei lavoratori - ha analizzato Fini - Al riguardo, i processi di modernizzazione dei contesti organizzativi e dei modelli gestionali del lavoro necessitano di essere costantemente monitorati, al fine di verificare nel tempo l'efficacia o meno delle azioni intraprese, nei diversi ambiti, sul versante della prevenzione".

Testo unico: una 'bussola' per le politiche di prevenzione. Da qui l'auspicio a trovare nell'applicazione rigorosa della legge una direttrice solida nel cammino verso la fatidica soglia degli "zero" infortuni. "Il Testo Unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro costituisce una "sorta" di bussola per le politiche di prevenzione - ha concluso Fini - a partire dalla principale novità rappresentata dall'obbligo, per il datore di lavoro, di sottoporre alcune attrezzature di lavoro a verifiche periodiche, volte a valutarne l'effettivo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza".

Napolitano: "Necessario superare carenze e contraddizioni che ancora rimangono". E, nel corso della presentazione del Rapporto, non è mancato proprio il saluto all'INAIL da parte di Napolitano. "Pur in presenza di una flessione del fenomeno negli ultimi anni, si conferma la necessità di superare le carenze e contraddizioni da tempo rilevate nelle azioni volte alla salvaguardia della salute dei lavoratori e nella diffusione degli strumenti di sicurezza sui luoghi di lavoro - analizza il Capo dello Stato in un messaggio inviato all'Istituto - Una ulteriore riflessione merita l'accertato tasso di crescita delle denunce per malattie professionali: un fenomeno che sta emergendo anche in virtù di una migliore sensibilizzazione sul tema e che merita la più attenta vigilanza considerata la natura spesso silente di patologie fatali".

Schifani: essenziale monitorare l'andamento occupazionale e offrire consulenza alle pmi. Infine, è giunto anche il saluto del presidente del Senato, Renato Schifani. "Le molte tragedie, anche recenti, sui luoghi di lavoro, confermano l'importanza della missione istituzionale affidata all'INAIL al fine di ridurre il fenomeno infortunistico, assicurare i lavoratori che svolgono attività a rischio, garantire il reinserimento nella vita lavorativa degli infortunati sul lavoro - scrive nel suo messaggio, esprimendo "un sentito apprezzamento per gli importanti risultati conseguiti nell'anno 2011" - Estremamente importanti sono le iniziative mirate al monitoraggio continuo dell'andamento dell'occupazione e degli infortuni, alla formazione e consulenza alle piccole e medie imprese in materia di prevenzione, al finanziamento delle imprese che investono nella sicurezza: tali attività strumentali si rivelano, infatti, spesso strategiche per ridurre il fenomeno infortunistico e offrire concrete garanzie ai lavoratori".

fonte inail

Dispositivi di Protezione Individuale per la protezione delle vie respiratorie da agenti biologici aerodispersi
  Circolare n. 15 del 27 giugno 2012

Con la Circolare n.15 del 27 giugno 2012, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha fornito risposta ai numerosi quesiti concernenti l’uso dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) per la protezione delle vie respiratorie.
 
Le valutazioni esposte nella circolare in relazione ai Dispositivi di protezione individuale per il rischio biologico  sono formulate di intesa con il Ministero per lo Sviluppo Economico, il Ministero della Salute e l’INAIL.

• Circolare n. 15 del 27 giugno 2012 (formato .pdf 1,01 Mb)

primo soccorso formazioneArt 3 decreto 15 luglio 2003

Requisiti e formazione degli addetti al pronto soccorso

1. Gli addetti al pronto soccorso, designati ai sensi dell'articolo 12, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, sono formati con istruzione teorica e pratica per l'attuazione delle misure di primo intervento interno e per l'attivazione degli interventi di pronto soccorso.

2. La formazione dei lavoratori designati e' svolta da personale medico, in collaborazione, ove possibile, con il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale. Nello svolgimento della parte pratica della formazione il medico puo' avvalersi della collaborazione di personale infermieristico o di altro personale specializzato.

3. Per le aziende o unita' produttive di gruppo A i contenuti e i tempi minimi del corso di formazione sono riportati nell'allegato 3, che fa parte del presente decreto e devono prevedere anche la trattazione dei rischi specifici dell'attivita' svolta.

4. Per le aziende o unita' produttive di gruppo B e di gruppo C i contenuti ed i tempi minimi del corso di formazione sono riportati nell'allegato 4, che fa parte del presente decreto.

5. Sono validi i corsi di formazione per gli addetti al pronto soccorso ultimati entro la data di entrata in vigore del presente decreto. La formazione dei lavoratori designati andra' ripetuta con cadenza triennale almeno per quanto attiene alla capacita' di intervento pratico.

Articolo 45 d lgs 81 - Primo soccorso

1. Il datore di lavoro, tenendo conto della natura della attività e delle dimensioni dell’azienda o della unità produttiva, sentito il medico competente ove nominato, prende i provvedimenti necessari in materia di primo soccorso e di assistenza medica di emergenza, tenendo conto delle altre eventuali persone presenti sui luoghi di lavoro e stabilendo i necessari rapporti con i servizi esterni, anche per il trasporto dei lavoratori infortunati.

2. Le caratteristiche minime delle attrezzature di primo soccorso, i requisiti del personale addetto e la sua formazione, individuati in relazione alla natura dell’attività, al numero dei lavoratori occupati ed ai fattori di rischio sono individuati dal Decreto Ministeriale 15 luglio 2003, n. 388(N) e dai successivi Decreti Ministeriali di adeguamento acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.
3. Con appositi Decreti Ministeriali, acquisito il parere della Conferenza permanente, acquisito il parere della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano,
vengono definite le modalità di applicazione in ambito ferroviario del Decreto Ministeriale 15 luglio 2003, n. 388 e successive modificazioni.
 
Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente

• Art. 45, co. 1: arresto da due a quattro mesi o ammenda da 750 a 4.000 euro [Art. 55 co. 5 lett. a)]

Art. 34, co. 2-bis . Il datore di lavoro che svolge direttamente i compiti di cui al comma 1-bis deve frequentare gli specifici corsi formazione previsti agli articoli 45 e 46.

Articolo 36 - Informazione ai lavoratori

1. Il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione:
a) sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro connessi alla attività della impresa in generale;
b) sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione dei luoghi di lavoro;
c) sui nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di cui agli articoli 45 e 46;
d) sui nominativi del responsabile e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione, e del medico competente.

2. Il datore di lavoro provvede altresì affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione:
a) sui rischi specifici cui è esposto in relazione all’attività svolta, le normative di sicurezza e le disposizioni aziendali in materia;
b) sui pericoli connessi all’uso delle sostanze e dei preparati pericolosi sulla base delle schede dei dati di sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica;
c) sulle misure e le attività di protezione e prevenzione adottate.

3. Il datore di lavoro fornisce le informazioni di cui al comma 1, lettere a) e al comma 2, lettere a), b) e c), anche ai lavoratori di cui all’articolo 3, comma 9.

4. Il contenuto della informazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le relative conoscenze. Ove la informazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica della comprensione della lingua utilizzata nel percorso informativo.

Buongiorno a tutti,

ho un dubbio inmerito al discorso datore di lavoro e deleghe: se in una società composta da tre soci (tutti e tre membri del consiglio di amministrazione), di cui due sono amministratori delegati, si decide di affidare al terzo socio l'incarico di "datore di lavoro e RSPP interno", occorre fare la delega, o facendo comunque parte del consiglio di amministrazione, non è necessaria ?

Grazie a tutti

2006

formazione d lgs 81Indicazioni operative per la formazione ed aggiornamento dei Responsabili e degli Addetti del Servizio di Prevenzione e Protezione ai sensi dell’art. 32 del D.Lgs. 81/08 e dell’ Accordo della Conferenza Stato Regioni del 26.01.2006 (in G.U. n. 37 del 14.02.2006).

1) SOGGETTI FORMATORI

I soggetti deputati alla realizzazione dell’attività formativa si distinguono in due tipologie:

A) soggetti legittimati “ope legis” a svolgere la formazione nei confronti di ogni tipologia di utenza:

• Regioni e Province Autonome
• Università
• ISPESL
• INAIL
• Istituto italiano di medicina sociale
• Dipartimento dei VV.F., del soccorso pubblico e della difesa civile
• Amministrazione della Difesa
• Scuola superiore della Pubblica Amministrazione
• Associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori
• Organismi paritetici.

Tali soggetti, istituzionalmente abilitati a formare, valutare ed attestare direttamente l’attività formativa, non necessitano di percorsi di accreditamento particolari per la realizzazione dei corsi e il conseguente rilascio dei relativi attestati.
Nel caso delle Associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori e degli Organismi paritetici l’attività formativa potrà essere erogata direttamente o avvalendosi di altre strutture formative per le quali non sono richiesti ulteriori requisiti se non quello di rappresentarne strutture di diretta ed esclusiva emanazione.
Negli altri casi, le strutture esterne di cui i soggetti sopra evidenziati intendano avvalersi, devono possedere i requisiti di accreditamento e di esperienza formativa e professionale indicati al punto 2 della presente nota.
Il possesso dei requisiti è accertato dall’ente titolare del corso che se ne assume la responsabilità e che rilascia i relativi attestati.

B) I soggetti formatori individuati dall’Accordo e cioè:

a. i soggetti pubblici, che possono erogare la formazione, anche tramite le proprie strutture periferiche, limitatamente al proprio personale (sia esso collocato a livello centrale che periferico):
• Ministero del lavoro e delle politiche sociali
• Ministero della Salute
• Ministero delle attività produttive
• Ministero dell’Interno: Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali e Dipartimenti di Pubblica Sicurezza
• Formez.
b. le Istituzioni scolastiche, riconducibili alle seguenti tipologie di istituti che possono erogare la formazione limitatamente al personale (proprio e delle altre istituzioni scolastiche):
• tecnici industriali, aeronautici, agrari, nautici,
• professionali per industria e artigianato, per l’agricoltura, per le attività marinare.
c. gli Ordini e collegi professionali di cui all’art. 98 comma 1 e 2 del D. Lgs. 81/08 che possono erogare la formazione limitatamente ai propri iscritti.

Tali soggetti (a, b, c) sono ritenuti idonei a formare, valutare ed attestare direttamente l’attività formativa svolta per i destinatari sopra specificati e non necessitano di percorsi di accreditamento particolari per la realizzazione dei corsi e il conseguente rilascio dei relativi attestati.
Il personale docente impiegato per l’attività formativa deve essere in possesso di esperienza professionale e/o formativa almeno biennale maturata in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro.
Qualora i suddetti soggetti intendano avvalersi di soggetti formatori esterni alla propria struttura, questi ultimi devono possedere i requisiti di accreditamento e di esperienza formativa e professionale indicati al punto 2 della presente nota.

Il possesso dei requisiti è accertato dall’ente titolare del corso che se ne assume la responsabilità e che rilascia i relativi attestati.

2) STRUTTURE FORMATIVE ESTERNE

Le Associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori e gli Organismi paritetici (si veda punto 1A), potranno realizzare l’attività formativa direttamente oppure avvalendosi di strutture di loro diretta ed esclusiva emanazione. In questo caso non è richiesto il rispetto dei requisiti di cui al punto 4.2.2. dell’Accordo.
In tutti gli altri casi, i soggetti di cui al punto 1A e 1B che non intendono gestire direttamente le attività formative, devono avvalersi di strutture formative esterne in possesso dei seguenti requisiti:
a) iscrizione nell’elenco regionale ai sensi della L. R. 19/02 per l’ambito della Formazione Superiore e/o Continua;
b) dimostrazione del possesso di un’esperienza professionale e/ o formativa almeno biennale maturata in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro. L’esperienza può essere anche autocertificata e sottoposta ai normali controlli da parte della amministrazione regionale.
c) utilizzo di docenti in possesso di un’esperienza professionale e/o formativa almeno biennale maturata in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro L’esperienza può essere anche autocertificata e sottoposta ai normali controlli da parte della amministrazione regionale.

Il possesso dei suddetti requisiti è accertato dall’ente

Un Tribunale ha condannato per il reato di omicidio colposo, in concorso fra loro, il responsabile dei lavori nonché coordinatore per la progettazione e per l'esecuzione di un cantiere edile installato per dei lavori di ampliamento di uno stabilimento industriale, ed il legale rappresentante dell’impresa appaltatrice per aver cagionata la morte di un lavoratore dipendente della ditta appaltatrice medesima commettendo il fatto in violazione di alcune norme antinfortunistiche ed in particolare, per quanto riguarda il coordinatore, degli articoli 2 e 4, commi 1 e 2, e 5, del D. Lgs. n. 494 del 1996 e, per quanto riguarda il legale rappresentante dell’impresa appaltatrice, degli articoli 4 ed 8 del medesimo D. Lgs. n. 494 del 1996. L'operaio infortunato, salito sulla copertura di un capannone, costituita in parte da pannelli in vetroresina traslucidi non calpestabili, senza alcun mezzo di protezione né individuale né collettivo, durante le operazioni di dismissione della preesistente copertura grecata del capannone stesso nonché di predisposizione per il successivo montaggio di nuovi tegoli, poggiando il proprio peso su uno dei suddetti pannelli in vetroresina ne ha provocato lo sfondamento precipitando al suolo da un'altezza di circa dieci metri, riportando trauma cranio - encefalico e trauma toracico che ne hanno determinato il decesso.

La Corte d'Appello ha confermata la sentenza di condanna degli imputati emessa dal Tribunale. Tale Corte ha ritenuto indubitabile che il coordinatore avesse assunto una specifica posizione di garanzia che lo esponeva a responsabilità per le conseguenze derivanti dalla violazione degli obblighi connessi a tale posizione. La stessa ha posto, altresì, in evidenza che dalle indagini era emerso che prima dell'avviamento dei lavori di ampliamento del capannone vi era stata una riunione tecnica di coordinamento alla quale aveva partecipato anche il coordinatore e durante la quale si era stabilito che, essendo i lavori di rimozione di una scossalina che ricopriva il tetto del vecchio capannone da eseguire "in quota", si rendeva necessaria, come del resto previsto dal piano di sicurezza, la predisposizione di dispositivi di protezione individuali e collettivi contro il rischio di caduta dall'alto, risultati del tutto assenti nel caso concreto. Al committente del resto, con una lettera inviata per conoscenza anche al coordinatore, era stato fatto presente che il capannone commissionato presentava lucernai a raso, ottenuti mediante distanziamento dei tegoli, non pedonabili per cui veniva consigliato di collocare una rete anti - caduta sotto le lastre traslucide, al di sotto delle quali non vi era alcuna struttura, e ciò "al fine di scongiurare spiacevoli eventi". Il coordinatore pertanto, ha sostenuto la Corte di Appello, era assolutamente consapevole della natura dei lavori che la ditta appaltatrice avrebbe dovuto eseguire "in quota" e della peculiare pericolosità degli stessi e non aveva provveduto a verificare l'applicazione delle disposizioni del piano operativo di sicurezza elaborato dalla ditta stessa con opportune azioni di effettivo controllo e non aveva neanche valutata la specifica proposta avanzata dall’impresa diretta a migliorare la sicurezza in cantiere, proprio con riferimento alle lastre traslucide poste sul tetto del capannone.

Quindi, ha sostenuto la Corte di Appello nella sua sentenza di conferma della condanna, se il coordinatore fosse intervenuto sui luoghi verificando l'assenza dei dispositivi di sicurezza sia individuali (cinture di sicurezza con bretelle collegate a dispositivi di trattenuta) che collettivi, (come, ad esempio, la predisposizione di reti di protezione in corrispondenza delle lastre traslucide), l'evento non si sarebbe verificato. La stessa Corte non ha altresì condivisa l’osservazione difensiva del coordinatore secondo cui il ruolo ricoperto da questa figura non impone un obbligo di presenza costante in cantiere, in quanto, in base alle norme di riferimento, grava certamente sullo stesso l'obbligo di verificare, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l'applicazione da parte delle imprese esecutrici delle disposizioni di loro pertinenza contenute nel piano di sicurezza, nonché la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro, obblighi da intendersi necessariamente connessi a chi conduce effettivamente il cantiere. Quanto al rilievo dell'appellante che ha prospettata l'abnormità della condotta dell'operaio infortunato per essersi questi portato sul tetto del capannone mentre avrebbe dovuto invece lavorare restando all'interno di un cestello elevatore presente in cantiere, la Corte di Appello non ha condiviso tale tesi in quanto dalle indagini è emerso chiaramente che il lavoratore non avrebbe potuto eseguire talune operazioni se non portandosi sulla copertura zincata del capannone abbandonando il cestello stesso.
Per quanto riguarda poi le motivazioni della difesa del rappresentante legale della impresa appaltatrice la Corte di Appello ha semplicemente fatto osservare che dal piano operativo per la sicurezza redatto dalla stessa ditta risultava che era stata prevista, in relazione all'esecuzione di lavori di dismissioni della copertura del capannone, la presenza, in relazione alla possibilità di caduta dall'alto, di andatoie e parapetti, prescrivendosi anche l'adozione di cinture di sicurezza con fune di trattenuta vincolata ad elementi stabili del fabbricato, precauzione questa risultata assente in cantiere

Il ricorso e le decisioni della Corte di Cassazione.

Entrambi gli imputati hanno fatto ricorso alla Corte di Cassazione riproponendo sostanzialmente le tesi difensive già sottoposte al vaglio dei giudici di merito. Nel ricorso il coordinatore ha sostenuto, fra l’altro, che solo il datore di lavoro sarebbe titolare del potere gerarchico nei confronti dei lavoratori impegnati nel cantiere con l'obbligo di individuare i rischi e prevenirli mentre al coordinatore spetterebbe principalmente la verifica circa il rispetto delle regole dettate dal piano di sicurezza e di coordinamento, senza alcun obbligo di una sua continua e giornaliera presenza in cantiere ed ha sostenuto, altresì, che non vi sarebbe nesso di causalità fra la sua condotta e l’evento infortunistico essendo questo esclusivamente riconducibile alla condotta colposa del datore di lavoro ed alla improvvisa ed autonoma iniziativa del lavoratore. L’ impresa appaltatrice dal canto suo ha sostenuto che i lavori ad essa appaltati non erano da eseguirsi in quota ma solo esclusivamente a terra essendo stati i lavori di copertura affidati dal committente ad altra impresa.
Entrambi i ricorsi degli imputati sono stati rigettati dalla suprema Corte che ha pertanto confermata la loro condanna. Nel far ciò la Sez. IV ha formulato delle osservazioni e delle considerazioni per quanto riguarda la figura del coordinatore. “In tema di infortuni sul lavoro”, ha sostenuto la stessa, “il coordinatore per la progettazione, ai sensi del Decreto Legislativo n. 494 del 1996, articolo 4 ha essenzialmente il compito di redigere il piano di sicurezza e coordinamento (PSC), che contiene l'individuazione, l'analisi e la valutazione dei rischi, e le conseguenti procedure, apprestamenti ed attrezzature per tutta la durata dei lavori; diversamente, il coordinatore per l'esecuzione dei lavori, ai sensi dell'articolo 5 stesso Decreto Legislativo, ha i compiti: (a) di verificare, con opportune azioni di coordinamento e di controllo, l'applicazione delle disposizioni del piano di sicurezza; (b) di verificare l'idoneità del piano operativo di sicurezza (POS), piano complementare di dettaglio del PSC, che deve essere redatto da ciascuna impresa presente nel cantiere; (c) di adeguare il piano di sicurezza in relazione all'evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, di vigilare sul rispetto del piano stesso e sospendere, in caso di pericolo grave ed imminente, le singole lavorazioni”. “Trattasi di figure” ha proseguito la suprema Corte, “le cui posizioni di garanzia non si sovrappongono a quelle degli altri soggetti responsabili nel campo della sicurezza sul lavoro, ma ad esse si affiancano per realizzare, attraverso la valorizzazione di una figura unitaria con compiti di coordinamento e controllo, la massima garanzia dell'incolumità dei lavoratori”.

La Sez. IV ha altresì citate le conclusioni alle quali la stessa Corte di Cassazione è pervenuta nell’esaminare un altro caso in cui il coordinamento per la progettazione e per l’esecuzione veniva fatto dalla stessa figura professionale. In un caso nel quale l'imputato rivestiva entrambe le qualifiche, ha fatto presente la Sez. IV, la stessa Corte “ha ritenuto che le giustificabili lacune del piano di sicurezza redatto in qualità di coordinatore per la progettazione avrebbero dovuto essere colmate attraverso una concreta e puntuale azione di controllo, che competeva allo stesso imputato in qualità di coordinatore per esecuzione, e la cui omissione comportava la sua responsabilità in ordine al sinistro verificatosi" (Sez. 4, n. 18472 del 04/03/2008 dep. 08/05/2008). Anche la Corte suprema quindi, allineandosi a quella di Appello, ha affermato che non vi è alcun dubbio sul nesso di causalità tra il mancato controllo del coordinatore e l'evento, stante l'inosservanza di ogni intervento cautelare finalizzato ad evitare il verificarsi dell’infortunio mortale e l’assenza di dispositivi di protezione individuali e collettivi contro il rischio di caduta dall'alto, la cui predisposizione era stata prevista dal piano di sicurezza della ditta e che, se esistenti, avrebbero impedito l'evento.

Circa l’osservazione più volte fatta in merito al comportamento anomalo del lavoratore che avrebbe provveduto autonomamente a salire sulla copertura del capannone, la Sez. IV ha fatto osservare che “la normativa antinfortunistica mira a salvaguardare l'incolumità del lavoratore non solo dai rischi derivanti da incidenti o fatalità, ma anche da quelli che possono scaturire dalla sue stesse disattenzioni, imprudenze o disubbidienze alle istruzioni o prassi raccomandate, purché connesse allo svolgimento dell'attività lavorativa” ed ancora che “è stato affermato dalla giurisprudenza consolidata di questa Corte il condivisibile principio giuridico che, in caso di infortunio sul lavoro originato dall'assenza o inidoneità delle misure di prevenzione, nessuna efficacia causale esclusiva può essere attribuita al comportamento del lavoratore infortunato, che abbia dato occasione all'evento, quando questo sia da ricondursi anche alla mancanza o insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse a neutralizzare il rischio di siffatto comportamento”.

In merito poi alle affermazioni fatte dal coordinatore circa l’obbligo di controllo delle operazioni poste a carico esclusivo del datore di lavoro e le funzioni poste a carico della figura del coordinatore stesso che non vuole essere una duplicazione di quella del datore di lavoro o del responsabile delle imprese appaltatrici ma trova una sua ragione d’essere ed un proprio ruolo in caso di compresenza di più soggetti che operano nello stesso cantiere e per cui si rende necessario il suo coordinamento, la suprema Corte ha tenuto a precisare che proprio tale azione è risultata mancante nel caso in esame. La Sez. IV ha quindi proseguito richiamando, a proposito, un consolidato indirizzo interpretativo affermatosi nella giurisprudenza di legittimità nell’ipotesi in cui si riscontri la presenza di una pluralità di garanti. “Se più sono i titolari della posizione di garanziaod obbligo di impedire l'evento”, ha quindi concluso la Sez. IV, “ciascuno è, per intero, destinatario di quell'obbligo, con la conseguenza che, se è possibile che determinati interventi siano eseguiti da uno dei garanti, è, però, doveroso per l'altro o per gli altri garanti, dai quali ci si aspetta la stessa condotta, accertarsi che il primo sia effettivamente e adeguatamente intervenuto. Se uno dei garanti è intervenuto e l'altro o gli altri, resi edotti dell'intervento e del tipo di intervento, hanno le capacità tecniche per rendersi conto dei limiti, delle insufficienze di quell'intervento, gli stessi non hanno il diritto di confidare nell'efficacia di quel precedente intervento, anche se effettuato da chi aveva specifiche capacità tecniche, sicché versano in colpa se confidano nello stesso".

Per quanto riguarda, infine, la posizione del datore di lavoro e la sua affermazione di avere informato e formato adeguatamente i propri lavoratori dipendenti sui rischi presenti in cantiere e sulla necessità di utilizzare i dispositivi di protezione individuali, la Sez. IV ha avuto modo di ribadire quanto già affermato in precedenza in occasione di altre sentenze e cioè che il datore di lavoro deve effettuare un controllo continuo e pressante per imporre che i lavoratori rispettino le norme di sicurezza ed adottino le misure in esse previste. “Il datore di lavoro”, ha così concluso la suprema Corte, ”deve avere la cultura e la forma mentis del garante del bene costituzionalmente rilevante costituito dalla integrità del lavoratore, e non deve perciò limitarsi ad informare i lavoratori sulle norme antinfortunistiche previste, ma deve attivarsi e controllare sino alla pedanteria, che tali norme siano assimilate dai lavoratori nella ordinaria prassi di lavoro”.