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sgsl mogIl decreto emanato dal Ministero del Lavoro renderà più agevole il percorso delle piccole e medie imprese per l’adozione e l’efficace attuazione
dei modelli organizzativi. “È uno strumento strategico di prevenzione”, spiegano gli esperti Inail che hanno partecipato ai lavori della Commissione consultiva permanente

Con decreto ministeriale del 13 febbraio 2014 sono state recepite le
procedure semplificate per  l'adozione e la efficace attuazione dei  modelli di organizzazione e di gestione della sicurezza nelle piccole e  medie imprese, ai sensi dell'art. 30, comma 5-bis, del decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i., anche noto come Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il documento, approvato dalla Commissione Consultiva nella seduta del 27 novembre 2013, ha lo scopo di fornire alle piccole e medie imprese, che decidano di  adottare un modello di organizzazione e gestione della salute e  sicurezza, indicazioni organizzative semplificate, di natura operativa, utili alla predisposizione e alla efficace attuazione di un sistema aziendale idoneo a prevenire le conseguenze dei reati previsti dall'art.
25-septies, del decreto legislativo n. 231/2001.

Le piccole e medie imprese potranno modificare ed integrare la  modulistica, disponibile nella presente sezione, a seconda della  complessità tecnico organizzativa della struttura aziendale.
Se ne dà avviso sulla Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2014.



*** Modelli semplificati SGSL, modulistica e decreto

d lgs 81
Il saggio si propone di dimostrare che la matrice dell’organizzazione prevista dalle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, non comporta alcuna modifica, alcuna variazione rispetto al normale assetto organizzativo aziendale, generando, anzi, in ragione dell’aderenza della prima nei confronti del secondo, un rilevante vantaggio funzionale e ciò in quanto le misure tecnico-gestionali di sicurezza e salute migliorano il processo produttivo ed il lavoro ad esso necessario, così da rendere l’attività aziendale più efficace ed efficiente, capace, in quanto sicura e salubre, di garantire, insieme al rispetto delle persone e delle regole, business e performances.

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art. 65, comma 2, del D.Lgs 81/08

Pubblicato da Lilino Albanese | 19:00

SENTENZA
art. 65, comma 2, del D.Lgs 81/08sul ricorso numero di registro generale 958 del 2008, proposto da Oasi di Kufra Gestioni Alberghiere S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Nunzio Chillemi e Gaetano Colletta, con domicilio eletto presso Gaetano Avv. Colletta in Latina, Centro Latina Fiori Torre 4 Magnolie;
contro

Azienda Usl di Latina, in persona del Direttore Generale pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Massimo Valleriani, con domicilio eletto in Latina, Viale P.L. Nervi Latina Fiori Torre 2G;

per l’annullamento

del provvedimento prot. n. 6318/DP07 del 2.7.2008 con cui il Responsabile del servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Azienda USL di Latina non ha autorizzato la Società ricorrente ad esercitare nel proprio albergo “Oasi di Kufra” sito nel Comune di Sabaudia via Lungomare km 29,880, un’attività di fitness ed estetica.
Visti il ricorso e i relativi allegati.
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Azienda Usl di Latina.
Viste le memorie difensive.
Visti tutti gli atti della causa.

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 19 dicembre 2013 il dott. Santino Scudeller e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale.
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

D.Lgs 81/08
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Il decreto finalmente chiarisce i casi in cui è necessario attivare l'organizzazione prevista per i cantieri temporanei o mobili e di conseguenza quando è necessario l'ausilio del coordinatore della sicurezza, sia in fase di progettazione che di esecuzione di lavori, per la tutela della salute e della sicurezza degli operatori che svolgono la loro attività nei settori degli spettacoli e delle fiere.




Titolo XI del D.Lgs. 81/08Il Titolo XI del D.Lgs. 81/08 disciplina i provvedimenti che le aziende devono assumere per valutare e prevenire i rischi da atmosfere esplosive, ovvero miscele in aria di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie e/o polveri a condizioni atmosferiche.
L’obbligo di adottare misure per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono essere esposti al rischio di atmosfere esplosive, deriva dal recepimento della direttiva europea 1999/92/CE (D.Lgs 233/03) e vige dal 01.07.2003.

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SGSL piccole e medie imprese

Pubblicato da Lilino Albanese | 18:33

PMISemplificate le procedure per le piccole e medie imprese che decidano di adottare un modello di organizzazione e gestione della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (MOG) per prevenire le conseguenze dei reati commessi con violazione delle norme antinfortunistiche.

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Enrico Giovannini, ha firmato il decreto che semplifica l'adempimento degli obblighi giuridici in materia di salute e sicurezza tenendo conto della struttura organizzativa dell'impresa. Il modello di organizzazione e gestione della salute e sicurezza non è infatti obbligatorio e deve essere valutato dalla Direzione aziendale in base alle proprie necessità gestionali ed organizzative.

Dal momento in cui la Gazzetta Ufficiale pubblicherà l'avviso, le piccole e medie imprese potranno utilizzare la modulistica pubblicata nella presente sezione "Sicurezza nel lavoro", che potranno modificare e integrare a seconda della complessità organizzativa e tecnica aziendale.

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In qualsiasi contesto formativo, non si può prescindere dall’inquadrare il target di riferimento.

Questo deve essere il più possibile omogeneo soprattutto da un punto di vista culturale cioè delle competenze e delle conoscenze attinenti un ambito tematico-argomentativo specifico.

Per cui la definizione “lavoratori” rientra in una macro-area troppo astratta perché si possa offrire loro un percorso formativo adeguato se non vengono preventivamente suddivisi in settori di appartenenza professionale in concomitanza del loro ambito di rischio in funzione del comparto di attività.

Esattamente come pianificato dall’Accordo Stato-Regioni che prevede una correlazione tra durata minima di erogazione e apprendimento per ciascuna categoria di rischio: bassa, medio e alta in 4, 8 e 12 ore, (individuazione delle macrocategorie di rischio e corrispondenze ATECO 2002-2007).

Discorso a sé stante riguarda il cambiamento di mansione, addestramento e specificità peculiari di attività. Sono casi che necessitano di corsi formativi separati e non possono essere cumulabili con ciò che è definito sia corso base che aggiornamento.

L’aggiornamento previsto per tutte le figure professionali ha scadenza quinquennale e deve essere, così come è esposto dall’Accordo Stato-Regioni e così come vuole la buona prassi formativa, impostato non come una mera rielaborazione e riproposizione di tematiche e argomenti già esposti durante l’erogazione dei corsi base, ma come evoluzione, approfondimenti e innovazione significativa in modo che realmente apporti un valore aggiunto alla conoscenza base.

 

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Quando si parla di formazione dei lavoratori per la prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro ci riferiamo all’art.37 del D.Lgs 81/2008 di cui l’Accordo Stato-Regioni definisce i percorsi.

Percorsi qualificanti, che demandano alla parte di responsabilità il lavoratore, qualunque attività svolga all’interno della catena produttiva.

Formare alla sicurezza significa suscitare consapevolezza e coscienza, dare i mezzi necessari perché questo avvenga in modo proattivo, empirico e non avvalersi solo di una formazione astratta, formale e fine a sé stessa, insomma infondere quella cultura alla sicurezza così tanto decantata ma ancora molto poco praticata.

Affermazioni che si traducono in termini formativi, nel dare il giusto equilibrio tra lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche, ponendo il lavoratore/discente in una posizione di centralità lungo il percorso di acquisizione delle nozioni e informazioni necessarie attraverso una forte interazione e, lì dove venisse meno, incentivarlo con esercitazioni, lavori di gruppo e richiedendo delle prove pratiche o effettuare simulazioni di rischi che possono presentarsi nei luoghi di lavoro.

Il lavoratore deve essere messo nelle condizioni di poter operare avendo piena cognizione della sua mansione e del suo ruolo nella catena produttiva, delegando a lui la sua parte di onere all’interno dell’azienda la quale, a sua volta, deve assicurare il pieno assolvimento delle norme e delle pratiche per prevenire i rischi e gli incidenti.

Da ciò si evince quanto il rapporto per la creazione di una ambiente professionale più sicuro sia bidirezionale e quanto ciascuno possa addurre il proprio impegno perché ciò sia possibile.

elearning 81, elearning dlgs81, elearning 81 sgsl,elearning 81, elearning 81 elearning 81 elearning 81In relazione all’Allegato I dell’Accordo Stato-Regioni possiamo avvalerci di una piattaforma di e-learning per erogare corsi di formazione e aggiornamento per tutte le figure professionali.

Gli strumenti che l’e-learning mette a disposizione devono essere sapientemente utilizzati e calibrati in funzione degli obiettivi formativi, del target a cui ci si rivolge e del materiale che si ha intenzione di diffondere.

Il punto n. 3 dell’Accordo, “ Metodologia di insegnamento/apprendimento ”, la lettera a) sottolinea l’importanza del bilanciamento tra lezioni, esercitazioni, relative discussioni e lavori di gruppo.

In e-learning non è solo possibile ma è quanto di più auspicabile.

Il tutor è una figura centrale e determinante senza la quale non si può parlare di e-learning ma sarebbe più appropriato menzionare la FAD, come suggerisce lo stesso Accordo.

La verifica e la valutazione di apprendimento finale, sebbene non sia prevista obbligatoria per i lavoratori che seguono i corsi base, deve essere effettuata in presenza, così come definito dall’Accordo, e si può espletare o con un test o con un colloquio.

Nel caso in cui la scelta dovesse ricadere sul test, la piattaforma di e-learning ci mette a disposizione la possibilità di creare una serie di domande e di gestirle per set, cioè per categoria, e di poterle offrire all’occorrenza in modo casuale automaticamente pescate da ciascuna categoria, risultando differenti per ciascun utente ma con il medesimo grado di difficoltà.
Per ultimo abbiamo il costante monitoraggio e tracciabilità della presenza e della costanza di ciascun utente lungo tutto il percorso formativo così come richiesto dall’Accordo.

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Un macchinario che non rispetti questi requisiti è considerato non conforme e non può essere collocato sul mercato UE
Una breve guida per l’identificazione di macchinari da costruzione non conformi .


Le apparecchiature per l’edilizia che vengono collocate per la prima volta sul mercato UE ed EEA devono essere conformi allenorme europee corrispondenti e rispettare tutti i criteri di sicurezza e tutela ambientale in vigore.

Un macchinario che non rispetti questi requisiti è considerato non conforme e non può essere collocato sul mercato UE.

Queste linee guida permettono di distinguere facilmente tra macchinari conformi e non conformi. Esse descrivono solo quei criteri essenziali che possono essere verificati anche senza possedere conoscenze e informazioni tecniche approfondite.

Pertanto, questo documento non vuole essere esaustivo ma è strutturato in modo da rappresentare uno strumento di "primo avvertimento".

Comunque, se uno o più elementi non sono in linea con i criteri è molto probabile che l’apparecchiatura in
questione non sia conforme .

L’importazione di apparecchiature da costruzione non conformi all’interno dell’UE, la loro vendita e il loro utilizzo sono unproblema serio per il settore dei macchinari da costruzione europeo.

Esso è una fonte di concorrenza sleale e compromette l’abilità dei costruttori in buona fede di sviluppare nuove soluzioni tecniche.

I macchinari non conformi hanno una maggiore probabilità di causare incidenti, senza contare il fatto che essi spesso non rispettano gli standard ambientali richiesti dall’UE .

In particolare, una gru a torre è un macchinario che può utilizzare componenti modulari. In questo documento saranno fornite anche indicazioni sull’utilizzo della modularità .

Il CECE, in qualità di organizzazione riconosciuta che rappresenta e promuove i produttori di macchinari da costruzione e i settoricollegati richiama l’attenzione di tutte le autorità e centri di interesse a collaborare per eliminare i macchinari da costruzionenon conformi dall’UE .

breve guida per l’identificazione di macchinari da costruzione non conformiGRU A TORRE Guida Cece

cei en 50522La norma europea CEI EN 50522 (CEI 99-3), in vigore dal 1° aprile 2011, sostituisce la norma CEI 11-1 per la parte riguardante la messa a terra degli impianti a tensione superiore a 1 kV.


La norma CEI 11-1 rimane comunque applicabile fino al 01/11/2013.

Scopo della Norma è di fornire le prescrizioni per la progettazione e la costruzione dei sistemi di messa terra di
impianti elettrici con tensione nominale superiore a 1 kV in c.a., tali da provvedere alla sicurezza delle persone e degli impianti stessi.

La sicurezza delle persone è ritenuta accettabile quando, a seguito di un guasto a terra, in nessuna parte dell’impianto vengano superati i limiti massimi della tensione di contatto ammissibile UTp , tenendo conto del tempo di eliminazione del guasto. I limiti di UTp sono stati determinati assumendo le seguenti condizioni:

- percorso della corrente da una mano ai piedi;
- considerando un valore di impedenza del corpo umano con una probabilità del 50 %;
- ammettendo un 5% di probabilità di fibrillazione ventricolare;
- nessuna resistenza aggiuntiva (ad es. guanti o calzature).

CEI EN 50522Scarica documento UNAE Emilia - Romagna

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La ricerca di fonti energetiche alternative rispetto al petrolio, al carbone e al nucleare, negli ultimi anni in Europa sta determinando il ricorso sempre più massiccio all’energia eolica, che tra il 2000 e il 2012 nei Paesi dell’Ue è cresciuta ogni anno a un ritmo medio pari a quasi il 12%. Se i benefici per l’ambiente sono innegabili, altrettanto non si può dire per la sicurezza e la salute dei lavoratori impiegati in questo settore relativamente nuovo, che li espone a rischi specifici che non devono essere trascurati.

Per l’industria molte sfide da affrontare. Questa la premessa da cui parte il rapporto dell’Eu-Osha “Occupational safety and health in the wind energy sector”, che esamina i rischi per i lavoratori, in relazione alle varie fasi del ciclo di vita delle turbine eoliche sulla terra ferma e in mare aperto, e le sfide che l’industria deve affrontare nell’evoluzione verso un ambiente di lavoro più sicuro. Molti aspetti legati alla costruzione, al mantenimento e allo smantellamento delle turbine eoliche, infatti, sono unici e la rapida espansione del settore può finire per coinvolgere anche operai inesperti, che non sono stati formati per gestire adeguatamente determinati processi e potrebbero non essere pienamente consapevoli dei rischi che devono affrontare.

Carenza di manodopera specializzata. Allo stato attuale, la carenza di manodopera specializzata nel settore eolico, in particolare nella fase operativa e gestionale, è stimata in circa 5.500 unità all’anno ed entro il 2030 potrebbe raggiungere quota 28mila, in mancanza di interventi per invertire la tendenza. La Global Wind Organisation (Gwo), che raggruppa proprietari e produttori di turbine eoliche con l’obiettivo di favorire l’adozione di buone pratiche antinfortunistiche, ha promosso per esempio un’iniziativa che mira a sviluppare standard formativi comuni per il primo soccorso, i lavori manuali, le operazioni in quota, la prevenzione degli incendi e la sopravvivenza in mare aperto.

L’Italia tra i Paesi leader nell’installazione delle turbine. Come sottolineato dal rapporto, allo stato attuale l’Europa è il principale fornitore di turbine eoliche del mondo e dispone di due terzi della capacità globale complessiva di produzione di energia attraverso il vento. Nel 2012, infatti, l’energia eolica prodotta nel continente ha raggiunto i 100 GW, sufficienti a fornire elettricità a 57 milioni di case ogni anno e pari al 7% del fabbisogno energetico dell’Ue. L’Italia, in particolare, nel 2010 figurava al sesto posto per capacità di generare energia eolica, alle spalle di Spagna, Germania, Gran Bretagna, Francia e Portogallo, ed è uno dei Paesi leader nell’installazione di nuove turbine.

Entro il 2020 darà lavoro a quasi mezzo milione di persone. Nel vecchio continente il settore dà attualmente lavoro a circa 192mila persone. Tra il 2007 e il 2010 il loro numero è aumentato di quasi un terzo, a fronte di un aumento della disoccupazione complessiva pari al 9,6%, e si stima che entro il 2020 saranno più del doppio, arrivando a toccare quota 446mila. Per la produzione e la gestione degli impianti sarà perciò necessario reclutare molti lavoratori qualificati in grado di padroneggiare le nuove tecnologie e i nuovi processi produttivi, che comportano anche nuovi rischi per la salute e la sicurezza degli operai.

Più incidenti nell’ultimo quinquennio. La rapida espansione dell’energia eolica, si legge infatti nel rapporto dell’Agenzia di Bilbao, negli ultimi anni è stata accompagnata da un incremento del numero degli incidenti. Secondo il Caithness Wind Farm Information Forum (Cwif), che li monitora a livello mondiale, dal 1970 a oggi sono stati 1.370, concentrati però soprattutto nell’ultimo quinquennio. Tra il 2008 e il 2012, infatti, ogni anno si sono verificati in media 141 incidenti legati alle turbine eoliche, che nei primi nove mesi del 2013 sono stati 112. I casi mortali, invece, a partire dal 1970 sono stati 144: 87 vittime erano addetti alla costruzione e alla gestione delle turbine, mentre gli altri 57 casi hanno coinvolto persone non impiegate direttamente nella produzione di energia eolica. Questi numeri, come ammesso dallo stesso Cwif, sono però soltanto la punta dell’iceberg e potrebbero rappresentare solo un decimo dei dati reali, perché le statistiche sull’andamento infortunistico in questo settore non sono ancora complete.

bandoLa Camera di Commercio di Avellino pubblica il bando per favorire l’accesso al microcredito, stimolando la crescita e la competitività del tessuto produttivo irpino. La gestione del fondo di garanzia per il microcredito è affidata a Banca Etica.

Il prestito potrà avere un ammontare massimo di 15.000 euro con durata tra i 12 e 60 mesi.

Possono presentare la domanda di finanziamento sia microimprese esistenti con sede legale ed operativa in provincia di Avellino che aspiranti imprenditori che intendono avviare un'impresa in provincia di Avellino.

camera commercio
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La ricerca, sviluppata negli anni attraverso numerosi sopralluoghi in realtà produttive differenti, ha condotto a individuare i molteplici rischi connessi al complesso ciclo produttivo e a proporre soluzioni di prevenzione più aderenti alle realtà industriali.  Il prodotto editoriale è a disposizione di quanti sono coinvolti nelle attività di trattamento di Rifiuti Solidi Urbani (RSU) tramite incenerimento ed eventuale termovalorizzazione.
La ricerca, sviluppata negli anni attraverso numerosi sopralluoghi in realtà produttive differenti, ha condotto a individuare i molteplici rischi connessi al complesso ciclo produttivo e a proporre soluzioni di prevenzione più aderenti alle realtà industriali.

Il prodotto editoriale è a disposizione di quanti sono coinvolti nelle attività di trattamento di Rifiuti Solidi Urbani (RSU) tramite incenerimento ed eventuale termovalorizzazione.

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Dieci anni di informazione sulla sicurezza del lavoro nell’ormai lontano 2004, Mario Valpreda, ex Assessore ed ex Direttore della Sanità pubblica della Regione Piemonte recentemente scomparso, così scriveva nell’editoriale di presentazione della newsletter dedicata alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: “Il sistema pubblico di prevenzione non è solo una struttura contenitore ma ha dietro di sé una grande ricchezza di esperienze, competenze e professionalità che spesso sono chiamate a misurarsi su terreni non abituali.

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