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CLP 2015, Bando Isi, LIBRETTO DI IMPIANTO


Pubblicità il nuovo portale dedicato ai professionisti della sicurezza che intendono utilizzare, come strumento formativo

linee guida per valutare il rischio stress Pubblica Sicurezza

linee guida per valutare il rischio stress Pubblica Sicurezza
Lo stress legato all'attività lavorativa rappresenta una delle sfide principali con cui l'Europa è chiamata a confrontarsi nel campo della salute e sicurezza sul lavoro. Tale priorità emerge con assoluta evidenza dai dati aggiornati forniti dall'OSHA - Agenzia Europea Sicurezza e Salute del Lavoro. Lo stress lavoro-correlato viene descritto all'art. 3 comma 1 dell'Accordo Europeo dell'B/10/2004 - così come recepito dall'Accordo Interconfederale del 9/6/2008 , quale "condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro". 

All'art. 3 comma 3 si precisa che lo stress non è una malattia, ma una situazione di prolungata tensione che può ridurre l'efficienza sul lavoro e determinare un cattivo stato di salute. All'art. 1 comma 2 si contestualizza il relativo rischio: «Potenzialmente lo stress può riguardare ogni luogo di lavoro ed ogni lavoratore, indipendentemente dalle dimensioni ·dell'azienda o dalla tipologia del contratto o del rapporto di lavoro. Ciò non significa che tutti i luoghi di lavoro e tutti i lavoratori ne sono necessariamente interessati>>. 

Tuttavia non tutte le manifestazioni di stress sul lavoro possono essere considerate come stress lavoro-correlato dato che gli indicatori di stress non si distinguono rispetto all'ambito lavorativo o extralavorativo di origine. Lo stress lavoro-correlato è propriamente quello causato da uno o più dei vari fattori propri del contesto efo del contenuto del lavoro, quali una scarsa corrispondenza fra compiti da eseguire e caratteristiche del lavoratore, conflittualità fra il ruolo svolto e la vita esterna, cattivi rapporti interpersonali, carenze nella gestione dell'organizzazione del lavoro, comunicazioni aziendali insufficienti, inadeguatezza dell'ambiente e degli strumenti di lavoro ecc. 

Le reazioni degli individui ad identiche o simili situazioni possono variare ampiamente sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo: infatti alcune persone riescono ad affrontare le pressioni a cui sono esposte meglio rispetto ad altre. 

Determinante al riguardo può rivelarsi la valutazione personale della propria situazione che ciascun individuo effettua, elemento che sottolinea come lo stress sia il complesso risultato di fattori oggettivi e soggettivi. Ciò posto, la valutazione del rischio stress lavoro-correlato è parte integrante della valutazione dei rischi, e viene effettuata - come per tutti gli altri rischi - avvalendosi del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), con il coinvolgimento del medico competente (MC) e previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS). 

Risulta quindi preliminarmente necessario indicare il percorso metodologico prescelto in grado di identificare correttamente e ponderare i fattori di rischio stress lavoro-correlato - in modo che da tale individuazione discendano, se necessario, la pianificazione e realizzazione di misure di eliminazione o, quando ciò non sia possibile, riduzione al minimo di tali fattori di rischio - oltre al tempo ritenuto necessario per completarne il percorso valutativo. A tale scopo le necessarie attività devono essere compiute con riferimento a tutte le lavoratrici ed a tutti i lavoratori, compresi i dirigenti ed i preposti. 

linee guida per valutare il rischio stress

ExpoTraining ed Expolavoro&Sicurezza

Quest’anno la quinta edizione di ExpoTraining ed Expolavoro&Sicurezza come consuetudine rappresenta a 360 gradi il punto d’incontro tra gli operatori del mondo della sicurezza, lavoro e formazione.

La kermesse è molto variegata poiché abbraccia molti temi ad esempio: la riforma del lavoro, lo sviluppo, la formazione e la crisi, la riforma del settore della formazione, il management.

Sono previsti molti convegni e work shop ad entrata libera per conoscere i contenuti e le date www.expotraining.it. Di seguito una breve rassegna dei convegni previsti.

3 GIUGNO Dalle 11.00 alle 13.00
Forum dell’Impresa e del Management
Ripartire dal valore delle competenze per rimettere in moto il lavoro
Organizzato fa ExpoTraining ed Federmanager Aldai e Manager Italia Milano
SALA TURCHESE 1

3 giugno dalle 14.30 alle 18.00
IL FORUM DEL LAVORO
Il Sistema Elettrico Nazionale tra passato, presente e futuro
Organizzato da Cisl
Sala Verde 1
4 giugno 11.00 ALLE 13.000
SALA VERDE 1
FORUM DEL LAVORO
Le politiche energetiche ambientali: nuovi obiettivi occupazionali
Lavoro – Formazione - Sicurezza
Organizzato da  Cisl

SALA VERDE 2
4 GIUGNO DALLE ORE 14.30 ALLE 18.00
LA PARITA' SCOLASTICA IN ITALIA
Non un SOGNO ma un DIRITTO
Organizzato da Fidae Lombardia

WORK SHOP
3 Giugno

FOCUS SULLA  SICUREZZA

3 Giugno

ASSO.SAFE
MINI CORSO PER L'USO DEL DEFIBRILLATORE DAE EXPO.01
Sala: Stand Asso.Safe - Orario: 10:30

ASSO.SAFE
L'IMPORTANZA DELLA SORVEGLIANZA SANITARIA cod.EXPO.02
Sala: Stand Asso.Safe - Orario: 13:00

ASSO.SAFE
SOFTWARE DVR VERSUS UOMO cod.EXPO.03
Sala: Stand Asso.Safe - Orario: 14:00

ASSO.SAFE
LA VERA MANUTENZIONE DEI PRESIDI ANTINCENDIO cod.EXPO.04
Sala: Stand Asso.Safe - Orario: 16:00

HIRELIA
Workshop di presentazione del protocollo formativo Back School at Work – La prevenzione del mal di schiena -
Sala: SALA TURCHESE 2 - Orari: 10:30, 12:30

HIRELIA
SICUREZZA A 3D Quando la formazione sui comportamenti diventa una risorsa per lo sviluppo organizzativo
Sala: SALA TURCHESE 2 - Orari: 14:00, 17:00

WISE TRAINING
Quale formazione scegliere per affrontare lo stress lavoro-correlato
Sala: SALA MEETING 4 - Orario: 16:00

WISE TRAINING
Formazione esperienziale: anche sulla sicurezza?
Sala: SALA MEETING 4 - Orario: 17:00

4 Giugno

AIESIL
WORK & FOOD - LEGALITA' E SICUREZZA: DAL PRODUTTORE AL CONSUMATORE
Sala: SALA VERDE 3 - Orari: 10:00, 13:00

ASSO.SAFE
L'IMPORTANZA DELLA CERTIFICAZIONE DEL FORMATORE/A.S.P.P. cod.EXPO.05
Sala: Stand Asso.Safe - Orario: 10:00

ASSO.SAFE
MANUTENZIONE DELE PORTE REI cod.EXPO.06
Sala: Stand Asso.Safe - Orario: 13:00

ASSO.SAFE
PRESENTAZONE DEI SERVIZI DI PATERNARIATO E DELLA PIATTAFORMA DI E-LEARNING cod.EXPO.07
Sala: Stand Asso.Safe - Orario: 15:30

HIRELIA
AGGIORNAMENTO 2.0 La formazione per gestire il rischio residuo che non c'era e adesso c'e'
Sala: SALA TURCHESE 2 - Orari: 14:00, 17:00

AIESIL
LA MANDORLA DI TORITTO CULTIVAR FILIPPO CEA. Un`eccellenza pugliese, un`eccellenza italiana, per una buona agricoltura eco-sostenibile
Sala: SALA VERDE 3 - Orari: 15:00, 18:00

5 Giugno

NETWORK GTC
La gestione della Sicurezza per gli studi professionali e Le nuove professionalità richieste dal mercato
Sala: SALA ARANCIONE 1 - Orario: 10:00

HIRELIA
Workshop di presentazione del protocollo formativo Back School at Work
Sala: SALA TURCHESE 2 - Orari: 10:30, 12:30

HIRELIA
LA SICUREZZA NELLINCLUSIONE DEI LAVORATORI STRANIERI Dal rapporto con i lavoratori stranieri, una sfida ai modelli tradizionali di valutazione, prevenzione e gestione dei rischi.
Sala: SALA TURCHESE 2 - Orari: 14:00, 17:00
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IL CONVEGNO E' PROMOSSO DA AiNTS- Associazione italiana Non Technical Skill

Dispositivi di Protezione Individuale
Durante le attività lavorative le nostre mani possono essere esposte non solo a rischi meccanici (impatti, tagli, graffi e abrasioni), ma anche - come riportato anche nell’allegato VIII del D. Lgs. 81/2008 in relazione ai guanti di protezione – a rischi termici, chimici, biologici e elettrici. O ai rischi correlati all’esposizione a vibrazioni, radiazioni ionizzanti o contaminazione radioattiva.

Per poter dare qualche breve informazione sui guanti di protezione idonei per affrontare questi rischi ci soffermiamo sui documenti correlati al progetto multimediale Impresa Sicura - elaborato da EBER, EBAM, Regione Marche, Regione Emilia-Romagna e Inail. Un progetto che è stato validato dalla Commissione Consultiva Permanente per la salute e la sicurezza come buona prassi nella seduta del 27 novembre 2013 e che ha prodotto diversi materiali relativi alla prevenzione in vari comparti lavorativi (metalmeccanica, cantieristica navale, lavorazione del legno, calzature, ...) e un documento (“ ImpresaSicura_DPI”) sui Dispositivi di Protezione Individuale.

Dopo aver parlato delle caratteristiche dei guanti e aver illustrato le specificità dei guanti per la protezione dai rischi meccanici, il documento si sofferma sui guanti di protezione contro i rischi termici.

Questa tipologia di DPI protegge le mani dell’operatore dai rischi termici che l’allegato VIII del Testo Unico indica come derivanti da:
- materiali caldi o freddi: i guanti devono garantire l’isolamento contro il caldo o il freddo;
- temperatura dell’ambiente: i guanti devono garantire la non infiammabilità;
- contatto con fiamme: i guanti devono garantire la resistenza alla fiamma;
- lavori di saldatura: i guanti devono garantire la protezione e la resistenza alla radiazione e alle proiezioni di metalli fusi.
Inoltre relativamente al rischio termico l’art. 4 del D. Lgs. 475/92 classifica i DPI in tre categorie:
- “I categoria (protezione da rischi di lieve entità): devono proteggere dai rischi derivanti dal contatto o dall’urto con oggetti caldi, che non espongono ad una temperatura superiore ai 50 °C;
- II categoria: per la protezione dai rischi non indicati nella I e III categoria;
- III categoria (protezione da rischi di morte o di lesioni gravi o permanenti): da utilizzarsi in attività che si svolgono in ambienti con condizioni equivalenti a: una temperatura d’aria non inferiore a 100 °C, con o senza radiazioni infrarosse, fiamme o materiali in fusione; una temperatura d’aria non superiore a -50 °C”.

Diamo qualche informazione su alcune tipologie di guanti per i rischi termici:
- guanti di protezione per i rischi derivanti da calore e/o fiamma: la normativa di riferimento è la UNI EN 407 che “regolamenta i DPI da utilizzare in ambienti caldi con temperatura dell’aria uguale o superiore a 100 °C, con o senza radiazioni infrarosse, fiamme o materiali in fusione, quindi di III categoria. Il guanto conforme alla citata norma deve rispondere anche a requisiti previsti in altre norme che sono richiamate nella UNI EN 407”. Nel documento sono presentate le sei prove per definire la conformità del DPI;
- guanti di protezione per saldatori: la normativa di riferimento è la UNI EN 12477 (Guanti di protezione per saldatori); essa “detta i requisiti che debbono avere i guanti di protezione da utilizzarsi nelle operazioni di saldatura manuale dei metalli, nel taglio e nei procedimenti connessi. Si annota che i guanti di protezione per procedimenti di saldatura speciali non rientrano nello scopo del campo di applicazione della norma in trattazione”. Questi guanti devono proteggere da: “piccoli spruzzi di metallo fuso, breve esposizione con contatto ad una fiamma limitata, calore convettivo, calore da contatto, raggi UV dell’arco, resistenza elettrica, aggressioni meccaniche (abrasione, taglio, strappo e perforazione)”. Secondo le caratteristiche prestazionali vengono suddivisi in due tipi: tipo A (destrezza minore) e tipo B (destrezza maggiore);
- DPI per i rischi derivanti da freddo: “per i guanti da utilizzarsi in condizioni atmosferiche non eccezionali o estreme di freddo, è sufficiente che il costruttore marchi CE il guanto, non necessitando alcuna omologazione. Invece per i guanti da utilizzarsi in condizioni estreme di temperatura, fino a -50 °C, la normativa di riferimento è la UNI EN 511 (Guanti di protezione contro il freddo); essa specifica i requisiti ed i metodi di prova che proteggono contro il freddo trasmesso per convezione o conduzione fino a -50 °C”. IL documento riporta indicazione sulle prove previste per la conformità e sui criteri per scegliere il guanto di protezione contro il freddo.

Veniamo ai guanti di protezione contro i rischi chimici.

I guanti di protezione contro gli agenti chimici sono regolati dalla norma UNI EN 374/1/2/3: 2004 e i “requisiti di base per i guanti a resistenza chimica sono:
- penetrazione: “diffusione, a livello non molecolare, di un prodotto chimico e/o microorganismo, attraverso porosità, cuciture, punte di spillo o altre imperfezioni del materiale del guanto di protezione”. I guanti sono a tenuta “quando sottoposti a prova in conformità alla UNI EN 374-2 (Prove di perdita d’aria e di acqua) ed entrambe le prove devono essere superate”;
- permeazione: “processo con il quale un prodotto chimico si diffonde attraverso il materiale del guanto di protezione a livello molecolare. La permeazione comprende quanto segue: assorbimento delle molecole del prodotto chimico nella superficie di contatto (esterna) di un materiale; diffusione delle molecole assorbite nel materiale; desorbimento delle molecole dalla superficie opposta (interna) del materiale”. Ogni combinazione guanti di protezione/prodotto chimico di prova “è classificata in termini di tempo di passaggio, in base a ciascun prodotto chimico per il quale il guanto impedisce la permeazione”. Nel documento è presente un elenco dei prodotti chimici rispetto i quali è stato osservato che il tempo di permeazione è di almeno 30 minuti.

Anche i guanti di protezione contro gli agenti biologici, come quelli per gli agenti chimici, sono regolati dalla norma UNI EN 374/1/2/3:2004: “viene infatti assunto per convenzione che i guanti sottoposti a prova di penetrazione (almeno livello 2) secondo la norma EN 374 parte 2, opponendo valida barriera contro perdita di acqua e di aria, proteggano contro microrganismi (batteri e funghi). È importante ricordare che tale assunto non si applica alla protezione dai virus. I guanti devono pertanto essere sottoposti ad ulteriori prove per definire la capacità d’essere barriera impermeabile e offrire valida protezione contro agenti virali e microrganismi potenzialmente patogeni”.

Nel documento si presentano anche i guanti medicali monouso che costituiscono una “barriera fisica tra la cute delle mani e l’ambiente esterno e quindi rappresentano un DPI indispensabile per prevenire i rischi anche nell’ambiente sanitario”. Si dividono in:
- guanti da esaminazione non sterili: “usati per le procedure diagnostiche o assistenziali che non richiedono tecniche asettiche I guanti medicali monouso non sterili sono dispositivi utilizzati in ambiente sanitario per proteggere il lavoratore da possibili infezioni e contaminazioni da materiale biologico (sangue, feci, etc.) e da agenti chimici (es. disinfettanti)”;
- guanti chirurgici sterili: “usati per il contatto con aree del corpo normalmente sterili. I guanti medicali monouso sterili sono dispositivi utilizzati in ambiente sanitario per proteggere il lavoratore (come per i guanti non sterili) e contemporaneamente per proteggere il paziente da possibili infezioni e contaminazioni”.

In relazione ai rischi correlati all’esposizione a vibrazioni, a radiazioni ionizzanti o a contaminazione radioattiva, si possono utilizzare rispettivamente:
- guanti di protezione contro i rischi da vibrazione: i guanti certificati “anti-vibrazioni” sono “utili ai fini di evitare l’effetto di amplificazione della vibrazione trasmessa alla mano, generalmente riscontrabile per i normali guanti da lavoro, e di attenuare ulteriormente i livelli di vibrazione prodotti dagli utensili impiegati”;
- guanti di protezione contro le radiazioni ionizzanti: “per proteggere dalle radiazioni ionizzanti, il guanto deve contenere un certo quantitativo di piombo indicato come ‘Spessore Equivalente’ di piombo”. I materiali esposti a radiazioni ionizzanti “possono modificare il loro comportamento in dipendenza delle criccature da ozono”. Si ricorda che con “irradiazione” si intende in questo caso “l’esposizione di un essere vivente a radiazione ionizzante da sorgenti esterne (raggi X, radiazioni alfa, beta, gamma o con neutroni)”;
- guanti di protezione contro la contaminazione radioattiva: “per proteggere dalla contaminazione radioattiva, il guanto deve essere impermeabile e deve superare anche la prova di penetrazione prevista dalla norma EN 374-2. Per operazioni da effettuarsi in recinzioni di contenimento, il guanto deve offrire un’elevata resistenza alla permeabilità di vapore acqueo. La misurazione della permeabilità al vapore acqueo può essere quindi un fattore importante nella selezione di un guanto”. Con contaminazione radioattiva si intende la “presenza di sostanze radioattive in o su un materiale, o in un luogo ove sono indesiderate o potrebbero essere dannose”.

Concludiamo questa presentazione dei guanti di protezione riportando qualche informazione sui guanti di protezione contro i rischi elettrici.

Il documento sottolinea che i guanti isolanti contro i rischi elettrici “sono DPI di III categoria (protezione da rischi di morte o di lesioni gravi o permanenti) in quanto destinati a proteggere dai rischi connessi ad attività che espongono a tensioni elettriche pericolose. Assicurano la protezione contro: shock elettrico per contatto diretto accidentale; ustioni dovute all’arco elettrico”.

Riportiamo infine alcune precauzioni d’uso relative ai guanti isolanti per i lavori elettrici:
- “devono essere conservati asciutti, al riparo da agenti inquinanti, da polvere e sporcizia, dal calore e dalla luce solare diretta, venendo riposti al termine dell’uso nell’apposita custodia fornita dal fabbricante e nel rispetto delle indicazioni da lui fornite, in modo che si mantengano le proprietà dielettriche e meccaniche”;
- la loro pulizia “deve avvenire nel rispetto delle indicazioni contenute nelle note informative del fabbricante;
- qualora fossero necessari guanti di protezione per altre tipologie di rischi insieme ai guanti isolanti, i primi vanno indossati sopra;
- non debbono essere piegati o compressi e, prima dell’uso debbono, essere ispezionati visivamente per assicurarsi che non presentino screpolature e tendenza all’invecchiamento;
- sempre prima dell’uso è necessario gonfiare ogni guanto per verificare se sono bucati: qualora anche uno solo dei due dovesse presentare fughe d’aria, devono essere entrambi gettati”.

Scarica Manuali e schede

Pubblicato da Lilino Albanese | 02:00

Scarica Manuali e schede

Scarica Manuali e schede

banca datiBanca Dati
sicurezza lavoro Manuale sicurezza sul lavoro nei cantieri stradali
 sicurezza lavoroManuale di autodifesa del datore di lavoro
 sicurezza lavoroScheda INAIL Insegnanti Scuola Stress
 sicurezza lavoroPonteggi metallici fissi di facciata
 sicurezza lavoro Linee d’Indirizzo per la gestione della sicurezza nelle imprese chimiche
 sicurezza lavoroPrevenzione ergonomica nei supermercati
sicurezza lavoroI rischi nel cantiere edile

manuale datore di lavoro

Pubblicato da Lilino Albanese | 04:30

Il manuale è scaricabile in formato PDF

manuale datore di lavoroFormato PDF

Capitolo 0.0 - Il manuale

Capitolo 1.3 - Buracrazia e valutazione dei rischi

Capitolo 9.1 - La valutazione del rischio chimico

Prossima uscita: CANCEROGENI
Può apparire strano che sia lo SPISAL a produrre un “manuale di autodifesa per il datore di lavoro” ma non è così; l’idea nasce dal disagio che noi stessi proviamo quando dobbiamo, nostro malgrado, adottare i provvedimenti sanzionatori previsti dalla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro nei confronti di imprenditori che, in assoluta buona fede, pensavano di aver fatto tutto ciò che è necessario affidandosi a persone esperte, investendo risorse economiche anche notevoli senza ottenere i risultati attesi.

Ovviamente non sempre è così ma, poiché pensiamo che con questi imprenditori volenterosi (come con i lavoratori) non ci sia una contrapposizione ma semplicemente si perseguano gli stessi obiettivi (salute e sicurezza dei lavoratori contestualmente alla necessità di tutelare l’attività produttiva e il lavoro) guardando il problema da punti di vista diversi, riteniamo nostro dovere spenderci in un’attività di assistenza alle aziende che, anche se non può sempre semplificare, almeno renda più facile gestire le cose complicate (e, in tema di sicurezza sul lavoro, le situazioni difficili dal punto di vista tecnico e normativo sono molte).

sicurezza_lavoro
Il manuale

UNI EN 12811-3:2005

Pubblicato da Lilino Albanese | 03:00

UNI EN 12811-3:2005
Il presente studio si inserisce nell'ampito della linea di ricerca L 17 "L'innovazione tecnologica relativa allo sviluppo di strumenti e metodologie atte al miglior.amento della sicurezza delle attrezzature provvisionali utilizzate nei cantieri temporanei o mobili con particolare riferimento ai ponteggi metallici fissi di facciata" (Responsabile Luigi Cortis) del Dipartimento Innovazioni Tecnologiche e Sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici, che fa parte del programma di ricerca P03 "La sicurezza nel settore delle costruzioni" (Responsabile Luigi Cortis).

La linea di ricerca L 17 si propone di stud iare le opere provvisionali impiegate nei cantieri temporanei o mobili mediante l'analisi della normativa europea esistente e l'ind ividuazione di strumenti che ne facilitino l'applicazione.

Lo studio si propone di analizzare il comportamento strutturale dei dispositivi di collegamento montantetraverso nei ponteggi metallici fissi di facciata realizz.ati con sistemi modulari. In particolare se ne vuole determinare il valore nominale della resistenza caratteristica facendo riferimento alla UNI EN 12811-3:2005.

Secondo la suddetta norma la valutazione della resistenza deve essere effettuata sulla base dei risultati delle prove sperimentali, per le quali la stessa fornisce i requisiti da rispettare. Essi risultano comunque generici e riguardano le prove di carico su attrezzature di lavoro in generale.
Dopo un'attenta analisi della norma, viene proposta nel presente lavoro una procedura di prova per la valutazione del dispositivo di collegamento montante traverso, compatibile con i requisiti generali imposti dalla UNI EN 12811-3:2005.



Stress lavoro correlato Banche e Aziende
La Comunità Europea ritiene che in Europa i lavoratori delle banche dei trasporti dei servizi siano più esposti allo stress lavoro correlato La ASL Milano che già dal 2010 si interessa dello stress, fa suo l’invito.

Step dell’intervento Viene inviata una lettera di richiesta documentazione con la compilazione di un questionario Viene fatta un audit presso gli uffici ASL con tutte le figure della sicurezza aziendale, a cui possono partecipare anche i consulenti aziendali Viene inviata una lettera di riscontro o un verbale di prescrizione

Lettera richiesta documentazione Questionario allegato alla richiesta Lettera di riscontro Griglia della meta analisi dello S L C e altro ancora, nel sito www.asl.milano.it

Tra i 36 istituti bancari presenti nei comuni dell’ interland milanese, sono stati scelti 22 tra quellI che avevano almeno 2 filiali in questo territorio. Dato che in questo lasso di tempo del progetto alcuni istituti di credito si sono accorpati, alla fine il numero di quelli analizzati è stato di 18.

Dalla valutazione attenta del materiale, dalla meta analisi compiuta, sono emerse le criticità e le potenzialità di ogni banca. Durante l’audit sono state poi approfonditi gli aspetti negativi del processo di valutazione e son pure state analizzate e valorizzate quelli positivi.

Nelle 6 aziende insufficienti Nessuna informazione iniziale a tutti i dipendenti sull’intenzione dell’azienda di interessarsi dello SLC Gli RLS e/o il MC sono stati esclusi sin dal primo momento dalla partecipazione attiva nel gruppo di lavoro Il percorso di valutazione non ha tenuto conto dell’Accordo Europeo in merito al fatto che il percorso di valutazione del rischio debba essere orientato alle soluzioni Mancano le azioni migliorative e il programma di intervento per bonificare quelle situazioni rivelate a rischio.
Dalle linee guida si sono prese solo le schede della check list, ma niente di quanto in esse veniva scritto come riferimento teorico da cui traevano le loro applicazioni Nelle check list ad alcune variabili sono stati dati dei valori intermedi rispetto al valore biunivoco di presenza / assenza. Il valore intermedio non ha ragione di esistere. Non sono state sviluppate le analisi secondo il genere, l’età, la provenienza da altri Paesi, la tipologia contrattuale di lavoro; secondo i dettami dell’art. 28 c 1 del Dlgs. 81/2008. Affidare a consulenti esterni il processo di valutazione può voler dire che non vi sia stata l’intenzione di gestire questo rischio con le figure interne della sicurezza aziendale.
Nelle 12 aziende sufficienti o buone L’attiva partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori Formazione variegata con progetti dedicati, con e-learning, con programmi Web-tv, con materiali didattici in rete locale, alcuni dei quali hanno vinto dei premi di eccellenza Informazione precisa e attenta con intranet, con news letter, con pubblicazioni aziendali Considerate le differenze di genere, di età, di provenienza da altri Paesi, di tipologia contrattuale stipulata Focus group con gli rls, approfondimento con analisi soggettiva

L’attenzione alla Persona con progetti dedicati, es. People Plan e People Review, l’Assessment e il Development Center, aiuti per la conciliazione casa – lavoro, istituzione Commissione Pari Opportunità, agevolare il part time e concedere l’orario elastico, un servizio di ascolto interno rivolto ai dipendenti, un progetto per il disagio lavorativo Il lavoro svolto dal MC e le relazioni sanitarie annuali appaiono lodevoli e interessanti se il gruppo di lavoro aziendale le ha sapute integrare alle indagini soggettive o a quelle di clima organizzativo. Si è iniziato a parlare di Good – Best Practice con i processi efficaci e virtuosi

Lista di controllo

Pubblicato da Lilino Albanese | 02:30

Lista di controlloCharta della sicurezza
Un manifesto per posti di lavoro sicuri e sani
Lavori sui tetti
Come non cadere nel vuoto
Le cadute dall’alto hanno conseguenze gravi. Pertanto è importante adottare sempre le misure di sicurezza richieste, anche quando si eseguono lavori di breve durata.
Lista di controllo Piccoli lavori sui tetti
Si lavora in condizioni di sicurezza sui tetti?
Gli infortuni associati ai lavori sulle coperture hanno spesso conseguenze molto gravi. Per questo motivo è importante adottare un comportamento scrupoloso e rispettoso delle norme di sicurezza.
I pericoli principali sono:
- cadute in piano (inciampare, scivolare, perdere l’equilibrio)
- sfondamento della copertura
- cadute dall’alto oltre il bordo del tetto
Con la presente lista di controllo potete individuare meglio questi pericoli.
Lista di controllo Sega circolare a pendolo
È sicura la sega circolare a pendolo in vostra dotazione?
E viene utilizzata in modo sicuro?
Se le seghe circolari a pendolo sono sempre in perfetto stato e il personale è ben istruito potete ridurre sensibilmente il rischio di infortunio.
Ecco i pericoli principali:
- contatto con la lama circolare che nella posizione iniziale sporge dalla guida trasversale
- schiacciamento delle mani fra il pezzo in lavorazione e la guida trasversale
Con la presente lista di controllo potete individuare meglio queste fonti di pericolo

SCELTA E USO DEI DPI

Pubblicato da Lilino Albanese | 23:30

SCELTA E USO DEI DPI
CRITERI DI SCELTA E USO DEI DPI: IMBRACATURE, ELMETTI, SCARPE E GUANTI PER IL RISCHIO MECCANICO
Imbracature ed elmetti: tipologia, caratteristiche ed utilizzo.
lng. Fabrizio Toselli
Tecnico Commerciale Rotho Blaas srl Sistemi Anticaduta
Normativa nazionale
D.L. del 9 aprile 2008 n° 81 (TESTO UNICO)
D.L. del 03. agosto 2009 n° 106
Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 09. Aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
UNI 11560:2014
Sistemi di ancoraggio permanenti in copertura.
Guida per l’individuazione, la configurazione, l’installazione, l’uso e la manutenzione
Art. 115
Sistemi di protezione idonei per l’uso contro le cadute dall'alto
1. Nei lavori in quota qualora non siano state attuate misure di protezione collettiva come previsto all'articolo 111, comma 1, lettera a), e' necessario che i lavoratori utilizzino idonei sistemi di protezione composti da diversi elementi, non necessariamente presenti contemporaneamente conformi alle norme tecniche, quali i seguenti:
a) assorbitori di energia
b) connettori
c) dispositivo di ancoraggio
d) cordini
e) dispositivi retrattili
f) guide o linee vita flessibili
g) guide o linee vita rigide
h) imbracature
2. Il sistema di protezione, certificato per l'uso specifico, deve permettere una caduta libera non superiore a 1,5 m o, in presenza di dissipatore di energia a 4 metri.
3. Il sistema di protezione deve essere assicurato, direttamente o mediante connettore lungo una guida o linea vita, a parti stabili delle opere fisse o provvisionali.
4. Nei lavori su pali il lavoratore deve essere munito di ramponi o mezzi equivalenti e di idoneo dispositivo anticaduta.

schede cantiere

Pubblicato da Lilino Albanese | 19:40

Il manuale è composto da sei capitoli, tutti costituiti da schede.

schede cantiere

schede cantiere

I primi due capitoli trattano dei rischi a cui sono soggetti gli addetti al cantiere e le persone estranee ad esso.
Si prendono in considerazione i pericoli principali, a partire da quello più grave che è causa di incidenti mortali, ovvero il pericolo di investimento da parte di mezzi d’opera e di veicoli esterni. Di seguito, si esaminano i pericoli di caduta dall’alto, presenti nel caso di lavorazioni eseguite in altezza (es. cadute dai ponti) e di cadute in piano, dovute alla presenza di ostacoli sulla sede stradale. Sono inoltre considerati i pericoli, meno evidenti ma sempre in agguato, di folgorazione, di seppellimento (a causa di franamento del terreno), di urto contro materiali in movimento e quelli provenienti dall’utilizzo di sostanze pericolose, dall’inalazione di polveri e dal rumore. Per ogni pericolo sono rappresentate delle immagini esemplifi cative, con la descrizione sintetica del rischio, di “cosa” si deve prevedere e verifi care prima dell’inizio dei lavori, di “cosa” bisogna osservare durante i lavori, attuando un’idonea segnaletica, e di “cosa” bisogna fare al termine dell’intervento.

Il terzo capitolo si occupa dei D.P.I., ovvero dei Dispositivi di Protezione Individuale (abbigliamento, calzature, casco, ecc.…), indicando le loro caratteristiche, da cosa proteggono e quando devono essere utilizzati.

Nel quarto capitolo si affronta l’argomento più burocratico, riguardante la documentazione necessaria per l’installazione di un cantiere: il PSC, il POS, il Manuale d’uso e manutenzione delle macchine e delle attrezzature, le schede tecniche – tossicologiche delle sostanze usate, l’autorizzazione in deroga per il superamento dei limiti di impatto acustico, i formulari per il trasporto dei rifi uti speciali (materiali di risulta), l’eventuale concessione di occupazione di sede stradale e l’Ordinanza emessa dall’ente proprietario della strada, qualora il cantiere comporti una modifi ca della viabilità.

Nel quinto capitolo, allo scopo di migliorare i rapporti tra le persone addette ai lavori, che spesso si trovano in confl itto con i cittadini utenti che devono “subire” i disagi provocati dalle opere eseguite sulla strada, si è pensato di predisporre un modello comprendente le informazioni che l’impresa esecutrice dei lavori dovrà comunicare a coloro che si trovano per vari motivi (residenti, commercianti, …) vicini all’area di cantiere. Il modello indica: la tipologia degli interventi che si andranno ad eseguire, i tempi previsti per l’esecuzione degli stessi, i rischi derivanti dal cantiere e le possibili misure per contenere al meglio gli inconvenienti dovuti dalla presenza del cantiere stesso.


Stress lavoro, DPI

Pubblicato da Lilino Albanese | 19:25

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Regolamento REACH

Pubblicato da Lilino Albanese | 02:30

Regolamento REACH

Regolamento REACH
L’Unione europea (UE) ha ammodernato la legislazione europea in materia di sostanze chimiche e istituito il sistema REACH, un sistema integrato di registrazione, di valutazione, di autorizzazione e di restrizione delle sostanze chimiche. Scopo di tale sistema è migliorare la protezione della salute umana e dell’ambiente, mantenendo la competitività e rafforzando lo spirito di innovazione dell’industria chimica europea. È stata inoltre istituita un’Agenzia europea delle sostanze chimiche, incaricata della gestione quotidiana delle esigenze relative al sistema REACH.
 
Il campo d’applicazione del regolamento copre tutte le sostanze fabbricate, importate, commercializzate o utilizzate, in quanto tali o nelle miscele.
Il regolamento esclude dal suo campo d’applicazione:
  • le sostanze radioattive (a cui si applica la direttiva 96/29/Euratom);
  • le sostanze assoggettate a controllo doganale che sono in deposito temporaneo, in zone franche o in depositi franchi in vista di una riesportazione oppure ancora in transito;
  • le sostanze intermedie non isolate;
  • il trasporto di sostanze pericolose; e
  • i rifiuti. 
Il primo documento che presentiamo, a cura della Dott.ssa Angela Ganzi e del Dr. Stefano Sghedoni (Servizio Igiene e Sanità Pubblica Azienda USL Reggio Emilia) si intitola “La vigilanza nazionale, regionale e provinciale sull’applicazione del Regolamento 1907/2006 (R.E.A.C.H): cosa è stato fatto e cosa si farà”.
 
Il Regolamento REACH (art. 1 comma 1) ‘ha lo scopo di assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e dell’ambiente inclusa la promozione di metodi alternativi per la valutazione dei pericoli che le sostanze comportano, nonché la libera circolazione di sostanze nel mercato interno rafforzando nel contempo la competitività e l’innovazione’.
Ma per conseguire questi obiettivi il REACH prevede una corposa ed impegnativa serie di adempimenti sia da parte dell’industria che da parte degli Stati Membri ed è “necessaria una rete di vigilanza e controlli che garantisca l’applicazione uniforme del REACH. E per fare in modo che questa delicata attività, data anche la complessità della norma, sia eseguita al meglio è necessario un coordinamento fra ECHA e gli Stati Membri che si concretizza nel FORUM (Forum for Exchange of Information on Enforcement)”.
 
Nel FORUM i rappresentanti dei 27 Stati Membri “hanno il compito di assicurare che venga intrapresa un’appropriata attività di vigilanza per verificare la completa attuazione delle norme REACH da parte di tutti gli attori della catena di distribuzione: dalla produzione, importazione, uso, distribuzione e immissione sul mercato delle sostanze in quanto tali o nelle miscele o negli articoli”. Infatti non bisogna dimenticare che l’applicazione uniforme del REACH è una priorità. Ed infatti i lavori del forum tendono ad armonizzare le varie operazioni di controllo nei 27 stati membri.
 
Questi nel dettaglio i compiti del FORUM:
- diffonde le buone pratiche e mette in luce i problemi a livello comunitario;
- propone, coordina e valuta progetti di applicazione ed ispezioni congiunte armonizzati;
- coordina gli scambi di ispettori;
- definisce strategie di applicazione e le migliori prassi in materia di applicazione;
- elabora metodi e strumenti di lavoro per gli ispettori locali;
- mette a punto una procedura per lo scambio elettronico di informazioni”.
E il Forum indica: i soggetti da sottoporre a vigilanza (target group); gli obiettivi del controllo (focus, art. sui quali fare vigilanza, metodologia); la quantificazione numerica dei controlli (n°min. di ispezioni in un arco di tempo); gli strumenti da utilizzare in vigilanza (CHECK LIST: EN-Force 1, EN-Force 2, EN-Force 3); modalità di rendicontazione dei controlli; la modalità di Informazione del progetto; modalità di Formazione ispettori;...
 
Concludiamo ricordando che ad oggi i progetti di vigilanza predisposti dal Forum sono 3:
- REACH-EN-FORCE 1: in questo caso il target group è costituto dai fabbricanti e importatori. L’obiettivo dell'ispezione è l’attuazione della registrazione preliminare/registrazione delle sostanze soggette a regime transitorio (artt. 5-6) la presenza delle SDS (art 31 - disponibilità, lingua e 16 punti);
- REACH-EN-FORCE 2: “lo scopo delle verifiche del REACH-EN-FORCE 2 è fare in modo che i responsabili della formulazione di miscele (DU) rispettino alcuni dei requisiti essenziali dei Reg.
 REACH (obbligo della Comunicazione a valle) e CLP (Notifica della classificazione & E ad ECHA, Archiviazione delle informazioni per 10 anni dopo l'ultima fornitura)”;
- REACH-EN-FORCE 3: è il terzo progetto del Forum e “si propone di verificare l'osservanza degli obblighi di registrazione previsti dal REACH da parte dei Fabbricanti, Importatori e Rappresentanti Esclusivi in stretta collaborazione con le Dogane”.
 
Presentiamo un secondo intervento che ci permette non solo di ripercorrere i vari regolamenti (REACH, CLP E SDS), ma anche di focalizzare l’attenzione su alcune prossime scadenze.
 
In “REACH, CLP, SDS: scadenze, novità, strumenti informativi e prospettive del sistema nazionale e regionale di controllo”, a cura della Dott.ssa Patrizia Ferdenzi (Coordinatrice Attività Vigilanza e Controllo Autorità Competente REACH/CLP) viene fatta un’ampia panoramica sul tema delle preregistrazioni e registrazioni, sulla candidate list (elenco di sostanze estremamente problematiche da cui vengono selezionate le sostanze da inserire nell'Allegato XIV del Regolamento REACH), sulla classificazione e sulle schede di sicurezza.
 
Ci soffermiamo in particolare sulle schede di sicurezza e su alcune indicazioni che riguardano in specifico il Regolamento Europeo 453/2010 che aggiorna l’Allegato II del Regolamento REACH tenendo conto dei nuovi criteri CLP.
Ripercorriamo velocemente, a questo proposito, alcune scadenze passate e future:
- dal 1 dicembre 2010 tutti i fornitori di sostanze e miscele pericolose devono obbligatoriamente fornire SDS conformi all’Allegato I del Reg. 453/2010;
- dal 1 dicembre 2012 non è più valida nessuna deroga per le sostanze (art. 2, comma 6, paragrafo 1 Reg. 453/2010);
- dal 1 giugno 2015 tutti i fornitori di sostanze e miscele pericolose dovranno obbligatoriamente fornire SDS conformi all’Allegato II del Reg. 453/2010;
- dal 1 giugno 2017 non sarà più valida nessuna deroga per le miscele (art. 2, comma 6, paragrafo 2 Reg. 453/2010).
 
Queste sono invece alcune caratteristiche della schede di sicurezza (SDS):
- la SDS deve essere fornita solo se si applicano specifiche proprietà pericolose;
- la SDS prescinde da limiti quantitativi di produzione /importazione;
- la SDS rimane uno strumento destinato all’utilizzatore professionale;
- per gli articoli non è prevista SDS;
- nessuna delle informazioni contenute nella SDS può essere considerata confidenziale (ad eccezione del nome chimico per alcune categorie di pericolo e dietro autorizzazione);
- non vi è alcun obbligo formale di una SDS pronta per tutti i prodotti per cui non vi è obbligo legale di SDS”.
E la SDS va fornita obbligatoriamente:
- “a tutti gli utilizzatori a valle al momento o anteriormente alla prima fornitura delle sostanze o delle miscele pericolose”;
- “successivamente, in occasione di ogni aggiornamento, a tutti coloro che hanno acquistato il prodotto nel corso dei 12 mesi precedenti (tracciabilità e conservazione delle informazioni)”.
 
E la scheda deve essere aggiornata tempestivamente:
a)” non appena si rendono disponibili nuove informazioni che possono incidere sulle misure di gestione dei rischi o nuove informazioni sui pericoli;
b) allorché è stata rilasciata o rifiutata un'autorizzazione;
c) allorché è stata imposta una restrizione”.
 
Concludiamo l’articolo riportando la risposta ad una domanda sulla scheda di sicurezza estesa. Quando si deve trasmettere ai clienti una SDS con allegato lo scenario di esposizione?
 
Nell’intervento si indica che “in conformità all'articolo 31(9) un fornitore deve aggiornare la sua SDS senza indebito ritardo non appena si rendono disponibili nuove informazioni che possono riguardare le misure di gestione del rischio o sui pericoli. Uno scenario di esposizione (ES) è considerato come nuova informazione e quindi non appena questo si rende disponibile dovrà essere effettuato l'aggiornamento della SDS. Questa SDS aggiornata (quella contenente in allegato lo ES) dovrà essere trasmessa senza indebito ritardo a tutti clienti cui è stata fornita la sostanza o la miscela entro i 12 mesi precedenti [Helpdesk REACH Sviluppo Economico]”.
 
La vigilanza nazionale, regionale e provincialesull’applicazione del Regolamento 1907/2006 (R.E.A.C.H): cosa è stato fatto ecosa si farà”, a cura della Dott.ssa Angela Ganzi e del Dr. Stefano Sghedoni - Servizio Igiene e Sanità Pubblica Azienda USL Reggio Emilia (formato PDF, 5.56 MB).
 
REACH, CLP, SDS: scadenze, novità, strumenti informativi eprospettive del sistema nazionale e regionale di controllo”, a cura della Dott.ssa Patrizia Ferdenzi - Coordinatrice Attività Vigilanza e Controllo Autorità Competente REACH/CLP (formato PDF, 8.86 MB).