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LAVORI IN QUOTA

attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m
Lavoro in quota: attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m. rispetto ad un piano stabile (art. 107 D. Lgs. 81/08 e s.m.i.).
In moltissime situazioni lavorative si è di fatto esposti al rischio di caduta dall’alto.
Ad esempio:
Lavori su tetti e coperture di edifici, Lavori su pareti di edifici e/o di strutture di costruzione,  Lavori su parti elevate di impianti, su tralicci e pali.
La causa principale dei decessi sui cantieri avviene per cadute dall’ alto che si verifica principalmente per la mancanza, l’errato montaggio o lo smontaggio di alcune parti dei dispositivi di protezione collettivi o per il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione individuale cinture o imbracature di sicurezza.
PRINCIPALI PERICOLI
Caduta dall’alto: in seguito alla perdita di equilibrio del lavoratore e/o all’assenza di adeguate protezioni (collettive o individuali).
Caduta di materiale dall’alto: lesioni (schiacciamenti, cesoiamenti, colpi, impatti, tagli) causate dall’investimento di masse cadute dall’alto.
Il rischio di caduta dall’alto può portare ad infortuni gravi, gravissimi o nel peggiore dei casi ad incidenti mortali, nello svolgimento delle attività lavorative questo tipo di rischio si può manifestare soprattutto se si adottano comportamenti scorretti.
Per il rischio di caduta di materiale dall’alto, durante i lavori in quota è opportuno che la zona sottostante venga debitamente confinata al fine di evitare che qualche attrezzo o materiale utilizzato durante la lavorazione, cadendo, vada a colpire il personale. Gli operatori a terra dovranno essere dotati di dispositivi di protezione individuale per la protezione della testa.
PERICOLI SUSSEGUENTI ALLA CADUTA
Sollecitazioni trasmesse al corpo dall’imbracatura: Nella fase di arresto della caduta le decelerazioni devono essere contenute entro i limiti sopportabili senza danno del corpo umano.
Sospensione inerte del lavoratore: a seguito di perdita di conoscenza, può indurre la cosiddetta “patologia causata dalla imbracatura.
Oscillazione del corpo con urto contro ostacoli (effetto pendolo): quando esiste il rischio di caduta, può accadere che il lavoratore, sottoposto al cosiddetto “effetto pendolo”, possa urtare contro un ostacolo o al suolo.
Sospensione cosciente: può comportare un rischio dovuto alla compressione dei vasi degli arti inferiori e al conseguente disturbo del ritorno di sangue
venoso.
Nella sospensione inerte, la “patologia causata dall’imbracatura”, consiste in un rapido peggioramento delle funzioni vitali in particolari condizioni fisiche e patologiche. Questi disturbi non si verificano nel caso di una sospensione prolungata con un soggetto cosciente, in quanto questo modifica da solo continuamente i punti di appoggio nella sua imbracatura. Per ridurre il rischio da sospensione inerte è fondamentale che il lavoratore sia staccato dalla posizione sospesa al più presto.
Obblighi del datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota
Il datore di lavoro, qualora i lavori temporanei in quota non possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure.
I criteri da seguire nella scelta devono essere:
priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
 dimensioni delle attrezzature di lavoro confacenti alla natura dei lavori da eseguire, alle sollecitazioni prevedibili e ad una circolazione priva di rischi.
La scelta del tipo più idoneo di sistema di accesso ai posti di lavoro temporanei in quota deve essere fatta in rapporto alla frequenza di circolazione, al dislivello e alla durata dell’impiego.
Il sistema di accesso adottato deve consentire l’evacuazione in caso di pericolo imminente.
Il passaggio da un sistema di accesso a piattaforme, impalcati, passerelle e viceversa non deve comportare rischi ulteriori di caduta.
Nella valutazione dei rischi e nella loro gestione la normativa dà la precedenza a misure di protezione collettive (ponteggi, trabattelli,parapetti,ecc.) sulle misure di protezione individuale come i DPI.
Ciò significa che già in fase di progettazione della struttura, si deve scegliere un sistema di arresto caduta specifico per le lavorazioni da eseguire, tenendo presente che non esiste un sistema adatto a tutte le situazioni e che in ogni caso la caduta è un evento pericoloso.
In particolare la scelta di un sistema non adatto alla situazione contingente si può configurare come un rischio aggiuntivo per i lavoratori che potrebbero maturare la sensazione di essere protetti dal sistema inadeguato quando questo invece non è vero.
PROTEZIONI CONTRO LE CADUTE DALL’ALTO
•  Collettive: ponteggio metallico fisso, parapetti, reti di sicurezza, ecc.
•  Personali: dispositivi di protezione individuale (DPI) quali elmetti di protezione, dispositivi anticaduta, dispositivi di ancoraggio, imbracatura per il corpo, ecc.
•  Temporanee: ponteggio metallico fisso, parapetti mobili, ecc.
•  Fisse: parapetti e sistemi ?ssi di ancoraggio.
Nel caso in cui sulle coperture, su ripiani di lavoro, ecc., devono svolgersi dei lavori di
manutenzione con una frequenza elevata, devono essere predisposti dei sistemi di protezione permanente.
Ovviamente ci riferiamo ad interventi di manutenzione e regolazione da svolgersi frequentemente
in luoghi di lavoro sopraelevati. In questi casi è da evitare il ricorso a sistemi anticaduta individuali quali linee vita e/o punti di ancoraggio.
PROTEZIONE PERMANENTI
Gli impalcati e ponti di servizio, le passerelle, le andatoie, che siano posti ad un'altezza maggiore di 2 metri, devono essere provvisti su tutti i lati verso il vuoto di robusto parapetto e in buono stato di conservazione.
I posti di lavoro o di passaggio sopraelevati devono essere provvisti, su tutti i lati aperti, di parapetti normali con arresto al piede o di difesa equivalenti.
Un parapetto normale deve soddisfare le seguenti condizioni:
a ) costruito con materiale rigido e resistente;
b ) abbia un'altezza utile di almeno un metro;
c ) sia costituito da almeno due correnti, di cui quello intermedio posto a circa metà distanza fra quello superiore ed il pavimento;
É considerato «parapetto normale con arresto al piede» il parapetto completato con fascia continua poggiante sul piano di calpestio ed
alta almeno cm 15.
É considerata equivalente ai parapetti, qualsiasi protezione, quale balaustrata, muro, ringhiera e simili, realizzante condizioni di
sicurezza contro la caduta verso i lati aperti, non inferiori a quelle presentate dai parapetti stessi.
PROTEZIONE COLLETTIVE
Adeguate impalcature o ponteggi o idonee opere provvisionali o comunque precauzioni atte ad eliminare i pericoli di caduta di persone.
Si intende per "opera provvisionale“ ogni manufatto che venga realizzato in un cantiere
a servizio dei lavori da effettuare, siano essi limitati ad una o più fasi delle operazioni costruttive,
siano da riferirsi a tutta l'attività del cantiere e sino allo smobilizzo dello stesso
Le opere provvisionali devono essere allestite con buon materiale e a regola d’arte,
proporzionate ed idonee allo scopo; esse devono essere conservate in efficienza per la intera durata del lavoro.
Prima di reimpiegare elementi di ponteggi di qualsiasi tipo si deve provvedere alla loro verifica per eliminare quelli non ritenuti più idonei.
Parapetti temporanei; Ponteggi  e Reti anticaduta
PROTEZIONE INDIVIDUALE
Dove le misure di protezione collettiva non bastano da sole ad evitare o a ridurre sufficientemente i rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro in relazione al rischio residuo subentra l’obbligo di adottare Dispositivi di Protezione Individuale (D.P.I.).
Si definisce DPI qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata o tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro,nonché ogni completamento o accessorio destinato a tale scopo.
SISTEMI DI PROTEZIONE CONTRO LE CADUTE DALL’ALTO
Il sistema di protezione anticaduta deve essere assicurato, direttamente o mediante connettore lungo una guida o linea vita, a parti stabili delle opere fisse o provvisionali.
I DPI che proteggono dai rischi di caduta dall’alto si definiscono come parte di un “sistema anticaduta”
perché, a differenza di altri DPI che  sono in grado di proteggere l’operatore nel momento stesso in cui vengano indossati (per esempio un elmetto o un paio d’occhiali), i DPI che proteggono dai pericoli di caduta, presi singolarmente, NON sono in grado  di fornire tale protezione.
Infatti una imbracatura, da sola, non arresta la caduta, ma deve essere dotata di un cordino  con un moschettone in grado di collegarsi ad un punto d’ancoraggio sicuro.
Tutti i sistemi e/o i dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto devono essere collegati a punti di ancoraggio sicuri.
I punti di ancoraggio sicuri possono essere costituiti da sistemi di ancoraggio più complessi, comprendenti uno o più ancoraggi e DPI di protezione delle cadute, collegati opportunamente tra di loro.
Gli ancoraggi destinati alla protezione individuale devono essere resi riconoscibili chiaramente e deve esserne indicato l’uso esclusivo per la funzione suddetta.
Il punto di ancoraggio può essere strutturale (fisso) o mobile.
ancoraggio strutturale: Elemento o elementi fissati in modo permanente a una struttura, a cui si può applicare un dispositivo di ancoraggio o un dispositivo di protezione individuale.
punto di ancoraggio mobile: elemento mobile aggiuntivo montato sulla linea di ancoraggio o sulla rotaia di ancoraggio, a cui si può applicare il dispositivo di protezione individuale.
DPI ANTICADUTA
I DPI anticaduta sono DPI di III categoria e sono soggetti a particolari procedure di certificazione CE.
Inoltre devono comprendere:
1) un dispositivo di presa del corpo;
2) un sistema di collegamento raccordabile a un punto di ancoraggio sicuro.
I DPI anticaduta sono classificati in III categoria perché la loro protezione è per i rischi di morte o di lesioni gravi e a carattere permanente, diventa quindi fondamentale l’addestramento degli operatori per utilizzare tali DPI
Questi dispositivi sono obbligatori non solo per lavori in quota o con pericolo di caduta dall'alto, ma anche per lavori entro pozzi, cisterne e simili. Infatti in caso di infortunio del lavoratore, esso deve poter essere estratto il più velocemente possibile dal pozzo/cisterna o simile.
Devono essere progettati e fabbricati in modo tale che, se utilizzati nelle condizioni prevedibili di impiego, il dislivello del corpo sia il minore possibile per evitare qualsiasi impatto contro un ostacolo, senza che la forza di frenatura raggiunga la soglia in cui sopravvengono lesioni corporali o quella di apertura o di rottura di un componente DPI per cui possa prodursi la caduta dell’utilizzatore.
Devono inoltre garantire che al termine della frenatura l’utilizzatore abbia una posizione corretta, che gli consenta se necessario di attendere i soccorsi.
I sistemi anti-caduta non hanno come obbiettivo quello di impedire una caduta (compito svolto da parapetto o sistema di protezione collettiva) ma hanno come obiettivi primari:
• Arrestare la caduta nel minor tempo possibile (in modo da evitare che la persona, cadendo, raggiunga velocità tali da non poter più essere fermata in sicurezza);
• Arrestare la caduta evitando, per quanto possibile, danni alla persona;
• Mantenere, una volta arrestata la caduta, la persona in posizione eretta senza impedire la respirazione;
• Non devono limitare troppo i movimenti del lavoratore per consentirgli di effettuare il lavoro previsto.
LIVELLI DI PROTEZIONE
CADUTA TOTALMENTE PREVENUTA
Situazione in cui la caduta è impossibile: si impedisce di raggiungere lati verso il vuoto.
CADUTA CONTENUTA
Situazione in cui si impedisce di cadere verso il vuoto: cadute lungo piani inclinati senza raggiungere lati verso il vuoto.
CADUTA LIBERA LIMITATA
Situazione in cui la caduta nel vuoto è limitata entro 0,6 m: cadute nel vuoto con intervento immediato del dispositivo di trattenuta.
CADUTA LIBERA
Situazione in cui la caduta nel vuoto è superiore a 0,6 m: cadute nel vuoto con intervento immediato del dispositivo di trattenuta e assorbitore di energia
DPI ANTICADUTA –  CLASSIFICAZIONE
Dispositivi individuali per il posizionamento e la trattenuta sul lavoro
Consentono a chi deve operare  in altezza con sostegno su pali o altre strutture, di poter lavorare con entrambe le mani libere.
I sistemi di trattenuta servono a prevenire le cadute dall’alto,impedendo al lavoratore in quota di raggiungere la zona in cui sussiste il rischio di cadute dall’alto.
Questi sistemi non sono destinati all’arresto delle cadute.
Sistemi di arresto di caduta
Tali dispositivi comprendono:
Imbracatura per il corpo;
Assorbitore di energia;
Sistema di collegamento ad un punto di ancoraggio sicuro.
Tali dispositivi devono essere ancorati ad un punto fisso.
L’imbracatura per il corpo  è un supporto per il corpo che ha lo scopo di arrestare la caduta,cioè un componente di un sistema di arresto caduta. L’imbracatura per il corpo può comprendere cinghie, accessori, fibbie o altri elementi disposti e montati opportunamente per  sostenere tutto il corpo di una persona e tenerla durante la caduta e dopo l’arresto della caduta.
L’elemento o gli elementi di attacco del dispositivo anticaduta  possono essere collocati in modo che, durante l’uso dell’imbracatura per il corpo, si trovino davanti al torace (attacco sternale), al centro di gravità, o  alle spalle  o alla schiena dell’utilizzatore (attacco dorsale).
Il cordino è un elemento di collegamento tra l’imbracatura per il corpo e un adatto punto di ancoraggio,
sia fisso che scorrevole su guide rigide o flessibili. Un cordino può essere costituito da una corda di fibra sintetica, da una fune metallica, da una cinghia o una catena. Un assieme formato da cordino e un elemento
di dissipazione di energia serve a limitare a 6 KN la forza che agisce su l’attacco di una imbracatura in un arresto di caduta.
Dispositivi di discesa
Dispositivi utilizzati per il salvataggio e l’evacuazione di emergenza per mezzo dei quali una persona può scendere da sola, o con l’assistenza di una seconda persona a velocità limitata da una posizione elevata ad una posizione più in basso.
Deve essere predisposta, nell’ambito della valutazione dei rischi, una procedura che preveda l’intervento di emergenza in aiuto dell’operatore, rimasto sospeso al sistema di arresto caduta, che necessiti di assistenza o aiuto da parte di altri lavoratori.
Quindi, nel caso in cui nei lavori in quota, si rende necessario l’uso di un sistema di arresto caduta, all’interno della unità di lavoro deve essere prevista la presenza di lavoratori che posseggano la capacità di operativa di garantire autonomamente l’intervento di emergenza in aiuto dell’operatore sospeso al sistema di arresto caduta.
SCELTA DEI DPI ANTICADUTA
Per una corretta valutazione dei rischi e quindi una scelta appropriata dei DPI il datore di lavoro deve:
Aspetti Tecnici
- individuare la posizione del luogo di lavoro e valutarne i rischi;
- individuare il metodo di accesso al luogo di lavoro più semplice da realizzare con i relativi rischi connessi;
- valutare per entrambi i casi le misure tecniche preventive già esistenti o realizzabili;
- valutare le possibilità di riorganizzazione del processo lavorativo e di accesso che ridurrebbero il rischio;
- valutare la solidità strutturale del luogo di lavoro e le possibilità di ancoraggi sicuri.
La scelta di un sistema non adatto alla situazione  in cui ci si trova ad operare può rappresentare un rischio aggiuntivo per i lavoratori che potrebbero maturare la sensazione di essere protetti dal sistema inadeguato quando questo invece non è vero.
Aspetti Oggettivi
- caratteristiche del luogo di lavoro (posizione, conformazione, ecc.);
- esposizione ai rischi ambientali (altitudine, pericoli naturali, ecc.);
- esposizione ai rischi dovuti all’attività umana (vicinanza di attività pericolose, ecc.).
Un altro elemento da non trascurare è la formazione dei lavoratori.
La formazione però non deve essere fatta soltanto sulla tecnica di impiego e utilizzo del dispositivo di protezione: è necessario che vengano anche affrontate in modo completo le problematiche e le procedure del lavoro in altezza.
Tutti i lavoratori in quota che utilizzano DPI anticaduta, indipendentemente dal tipo di lavoro svolto, devono ricevere una formazione con addestramento pratico sul loro uso.
Aspetti Soggettivi
- efficienza fisica del soggetto che deve operare in quota;
- paura del vuoto, vertigini, condizioni di affaticamento;
- condizioni patologiche, inadeguatezza psicofisica;
- competenza specifica del soggetto che deve operare in quota e necessità di formazione.
Elementi fondamentali ai fini del buon funzionamento di tutti i sistemi di prevenzione e di protezione contro la caduta dall’alto utilizzati nei lavori
con funi, sono quelli legati alla capacità del lavoratore di saperli gestire con competenza e professionalità, quali:
-  l’idoneità psico-fisica del lavoratore; l’informazione e la formazione adeguate e qualificate del lavoratore, in
relazione alle operazioni previste; l’addestramento qualificato e ripetuto del lavoratore sulle tecniche
operative, sulle manovre di salvataggio e sulle procedure di emergenza.
Ogni squadra di lavoro che effettua lavori in quota deve essere composta, per quanto riguarda il numero di lavoratori e alle loro capacità operative, in modo da poter garantire
autonomamente l’intervento di emergenza in aiuto degli operatori sospesi.
Per garantire il soccorso dell’operatore in situazioni di emergenza, è indispensabile prevedere l’intervento necessario. Deve essere predisposta un’apposita procedura di allertamento del soccorso pubblico.
Tale allertamento deve avvenire nel momento in cui viene inequivocabilmente appurata una situazione di emergenza o un incidente, e non all’insorgere di eventuali successive difficoltà.

DVR-DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHI

VALUTAZIONE RISCHI
La valutazione dei rischi è uno strumento finalizzato alla programmazione delle misure di protezione e prevenzione, quindi, alla più generale organizzazione della prevenzione aziendale volta a salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Il D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (come modificato al D. Lgs. 106/09) ribadisce con ancor più forza l’obbligo della valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28. La valutazione riguarderà anche la scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché la sistemazione dei luoghi di lavoro, tutti i rischi ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all'età, alla provenienza da altri Paesi. Secondo l’art. 28 del D. Lgs. n.81/08 come modificato dal D. Lgs. 106/09 il documento redatto a conclusione della valutazione, deve avere data certa e contenere:
- una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l'attività lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa. La scelta dei criteri di redazione del documento è rimessa al datore di lavoro, che vi provvede con criteri di semplicità, brevità e comprensibilità, in modo da garantirne la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione;
- l'indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati;
- il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
- l'individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell'organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri;
- l'indicazione del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o di quello territoriale e del medico competente che ha partecipato alla valutazione del rischio;
- l'individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.
Il documento sarà utilizzato come guida da tutti i soggetti facenti parte del sistema organizzativo della sicurezza per applicare al meglio tutte le misure da adottare durante le varie lavorazioni in relazioni ai fattori di rischio presenti. Tutti saranno tenuti alla piena osservanza ed applicazione delle misure di sicurezza riportate nel presente documento. Le misure, i dispositivi di protezione individuale e le cautele di sicurezza sono: - tassativamente obbligatorie;
- da impiegare correttamente e continuamente;
- da osservare personalmente.
Il documento dovrà essere custodito presso l'unità produttiva alla quale si riferisce la valutazione dei rischi (art. 29 comma 4, D. Lgs. 81/08 e s.m.i.).
Il DVR dovrà essere sottoposto a revisione, ad opportuni intervalli di tempo, per assicurarne l'adeguatezza e l'efficacia nel tempo. Sarà pertanto necessario rielaborare una valutazione dei rischi, ogni qualvolta si introduca un cambiamento tale da modificare la percezione dei rischi sul luogo di lavoro, ad esempio quando viene avviato un nuovo sistema di lavorazione, vengono adottati nuovi agenti chimici e nuove attrezzature
L’art. 29 comma 3 del D. Lgs. 81/08 come modificato dal D. Lgs. 106/09 ribadisce, inoltre, che la valutazione dei rischi debba essere immediatamente aggiornata in occasione di modifiche del processo produttivo o dell'organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e della sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione e della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità. A seguito di tale rielaborazione, le misure di prevenzione debbono essere aggiornate.
La valutazione dei rischi e la conseguente elaborazione del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) costituisce obbligo non delegabile del DdL (Datore di Lavoro) ed è mirato ad individuare e registrare tutti i rischi per la salute, in grado cioè di causare infortuni e malattie professionali, presenti nella propria azienda, definire le modalità adeguate per eliminarli o gestirli (cioè ridurli grandemente), fornire a tutti i suoi Collaboratori (Dirigenti, Preposti, Lavoratori) i mezzi, gli strumenti, le informazioni e l’addestramento adeguati e necessari per tutelare la salute durante l’attività lavorativa.
Il DVR documenta l’organizzazione che il DdL ha predisposto per controllare l’efficacia e l’efficienza del processo di prevenzione dei danni alla salute, in modo da poter intervenire tempestivamente per modificare ed adeguare tutte le misure (strutturali ed organizzative) predisposte, secondo il metodo della revisione periodica programmata e del miglioramento continuo.
Il documento di valutazione dei rischi (DVR) è lo strumento attraverso il quale il Datore di Lavoro (DdL) effettua “ la valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza” (D.Lgs. 81/08, art. 2).
I FATTORI DI RISCHIO
Strutture Agenti
Macchine
Impianti Elettrici
Incendio-esplosioni
PER LA SALUTE
(Rischi di natura
igienico ambientale)
Agenti Chimici
Agenti Fisici
Agenti Biologici
PER LA SICUREZZA E LA SALUTE
(Rischi trasversali)
Organizzazione del lavoro
Fattori psicologici
Fattori ergonomici
La valutazione dei rischi e la conseguente elaborazione del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) costituisce obbligo non delegabile del DdL (Datore di Lavoro) ed è mirato ad individuare e registrare tutti i rischi per la salute, in grado cioè di causare infortuni e malattie professionali, presenti nella propria azienda, definire le modalità adeguate per eliminarli o gestirli (cioè ridurli grandemente), fornire a tutti i suoi Collaboratori (Dirigenti, Preposti, Lavoratori) i mezzi, gli strumenti, le informazioni e l’addestramento adeguati e necessari per tutelare la salute durante l’attività lavorativa.
Il DVR documenta l’organizzazione che il DdL ha predisposto per controllare l’efficacia e l’efficienza del processo di prevenzione dei danni alla salute, in modo da poter intervenire tempestivamente per modificare ed adeguare tutte le misure (strutturali ed organizzative) predisposte, secondo il metodo della revisione periodica programmata e del miglioramento continuo.
Il DVR deve essere predisposto dal DdL su misura della sua specifica Azienda: deve indicare criteri e metodi adottati per l'analisi di ogni tipologia di rischio, contestualizzando tale analisi alle fasi di lavorazione, alle mansioni ed ai lavoratori esposti ai rischi; deve considerare i rischi specifici per le lavoratrici ed i lavoratori; deve contenere riferimenti alle specifiche valutazioni previste dalle norme (quali ad esempio agenti chimici, agenti cancerogeni e mutageni, rischio incendio), in rapporto anche ad eventuali disposizioni contenute nella relazione sanitaria redatta dal medico competente.
Il documento indica gli "attori" coinvolti nel processo di valutazione; indica cioè come sono stati coinvolti i dirigenti, i preposti, i lavoratori, R.S.P.P., R.L.S., Medico Competente; in quali fasi e con quali modalità queste figure hanno partecipato al processo di valutazione.
Nella fase di stima dell’esposizione ai rischi individuati, il documento deve considerare l’efficacia e l’efficienza delle misure di prevenzione e protezione già introdotte dal datore di lavoro. Si analizzano le cause e circostanze di ciascuno dei rischi indicando le misure tecniche, organizzative e procedurali per contenerli al livello più basso possibile e/o ridurli con interventi programmabili nel tempo, in una logica di miglioramento continuo della sicurezza e salute dei lavoratori. Gli orientamenti comunitari indicano l’utilità di avviare le attività di valutazione dei rischi (assegnare un valore ad ognuno), separando i rischi individuati in due categorie:
- rischi ben noti per i quali si identificano prontamente le misure di controllo
- rischi per i quali è necessario un esame più attento e dettagliato
Individuazione dei pericoli per la sicurezza dei lavoratori
Si descrive la sequenza ordinata delle lavorazioni nel ciclo lavorativo, articolate nei diversi ambienti fisici, illustrando gli elementi rilevanti per l’individuazione dei pericoli, anche in relazione alle modalità di lavoro: articolato su turni, in cantieri fissi/mobili, ecc..
L'analisi non trascurerà le situazioni di lavoro che esulano dalla routine (manutenzione, pulizia, arresto e riattivazione di impianti, cambio di lavorazioni).
Si dovranno coinvolgere i lavoratori e i loro rappresentanti per raccogliere le loro conoscenze ed esperienze; si esamineranno il registro infortuni ed eventuale altra documentazione disponibile al fine di identificare i pericoli presenti sulla base degli eventi negativi avvenuti nel passato nell’azienda.
L’impiego di check list di pericoli, seppure di utilità, non può essere considerato come l’unico mezzo disponibile per la loro individuazione.
Questa fase si effettua considerando la efficacia e la efficienza delle misure di prevenzione e protezione già introdotte, in riferimento non solo all’obiettivo di contenere e minimizzare i rischi , ma anche a quello del miglioramento continuo della sicurezza e salute dei lavoratori durante il lavoro.
Si analizzeranno le cause e circostanze di ciascuno dei rischi considerando sia le carenze di tipo tecnico come quelle di tipo procedurale/organizzativo; inoltre si dovranno attentamente valutare i comportamenti rischiosi con lo scopo di eventualmente correggerli con misure informative e formative dirette ai lavoratori
Qualora emergano situazioni “fuori norma” si effettueranno immediatamente interventi correttivi.
A conclusione di questa fase e’ opportuno indicare i pericoli presi in considerazione per i quali la valutazione concluda circa l’assenza d’esposizione e dunque per la non necessità di prevedere ulteriori misure di prevenzione particolari.
Si descriverà il criterio utilizzato con riguardo ai passaggi in cui la metodologia di valutazione assunta preveda che si debbano fare delle scelte, particolarmente in relazione alle due categorie di   rischi:
rischi ben noti per i quali si identificano prontamente le misure di controllo rischi per i quali è necessario un esame più attento e dettagliato
I criteri e i metodi devono consentire l'attribuzione del giudizio sintetico di rilevanza del rischio.
Si assume che per alcuni rischi (in particolare quelli non riconducibili ad un confronto con uno standard normativo o tecnico di riferimento) la valutazione dei rischi potrà basarsi sul contributo della soggettività del/dei valutatore/i nell'attribuire loro maggiore o minore rilevanza.
Andranno indicate misure tecniche, organizzative e procedurali atte a eliminare o quantomeno ridurre il livello di rischio determinato dalla valutazione. Queste misure dovranno essere attentamente esplicitate con riferimento anche e soprattutto alle risorse da mettere a disposizione, alle strutture ed ai mezzi necessari, nonché alle persone incaricate del controllo sull’effettuazione delle attività.
Quando l’entità del rischio è riferibile alla mancata messa in atto di quanto previsto dalla normativa, le misure di tutela e di messa a norma non devono essere programmate nel tempo, ma attuate immediatamente.
La valutazione dei rischi esamina in maniera sistematica tutti gli aspetti dei luoghi di lavoro, per definire le possibili od eventuali cause di lesioni o danni. La valutazione dei rischi è stata strutturata ed attuata in modo da consentire di identificare i luoghi di lavoro (reparti, ambienti, postazioni di lavoro), identificare i pericoli e le fonti potenziali di rischio, presenti in tutte le fasi lavorative di ogni area aziendale, individuare i soggetti esposti, direttamente o indirettamente, anche a pericoli particolari, stimare i rischi, considerando adeguatezza e affidabilità delle misure di tutela già in atto, definire le misure di prevenzione e protezione, atte a cautelare i lavoratori, secondo le seguenti gerarchie ed obiettivi, programmare le azioni di prevenzione e protezione.
Nella valutazione dei rischi sono state seguite le seguenti operazioni:
- identificazione dei fattori di rischio; 
- identificazione dei lavoratori esposti;
- stima dell'entità delle esposizioni;
- stima della gravità degli effetti che ne possono derivare;
- stima della probabilità che tali effetti si manifestino;
- verifica della disponibilità di misure tecniche, organizzative, procedurali, per eliminare o ridurre l'esposizione e/o il numero di esposti;
- verifica dell'applicabilità di tali misure;
- definizione di un piano per la messa in atto delle misure individuate;
- verifica dell'idoneità delle misure in atto;
- redazione del documento;
- definizione di tempi e modi per la verifica e/o l’aggiornamento della valutazione.
Gli strumenti metodologici seguiti per la valutazione del rischio sono riconducibili essenzialmente alle linee guida della CEE, alle norme tecniche comunitarie di riferimento per specifici settori di attività, alle Linee Guida di Coordinamento delle Regioni. Effettuare la valutazione dei rischi comporta una serie di azioni descritte nel seguente diagramma di flusso:
Individuare i pericoli e i rischi
Individuare i fattori sul luogo di lavoro che sono potenzialmente in grado di arrecare danno e identificare i lavoratori che possono essere esposti ai rischi.
Valutare e attribuire un ordine di priorità ai rischi
Valutare i rischi esistenti (la loro gravità, probabilità ecc.) e classificarli in ordine di importanza. È essenziale che ogni attività volta a eliminare o prevenire i rischi sia fatta rientrare in un ordine di priorità.
Decidere l’azione preventiva
Identificare le misure adeguate per eliminare o controllare i rischi.
Intervenire con azioni concrete
Mettere in atto misure di protezione e di prevenzione attraverso un piano di definizione delle priorità (probabilmente non tutti i problemi possono essere risolti immediatamente) e specificare le persone responsabili di attuare determinate misure e il relativo calendario di intervento, le scadenze entro cui portare a termine le azioni previste, nonché i mezzi assegnati per attuare tali misure.
Controllo e riesame
La valutazione dei rischi dovrebbe essere revisionata a intervalli regolari per garantire che essa sia aggiornata. Tale revisione deve essere effettuata ogniqualvolta intervengono cambiamenti significativi nell’organizzazione o alla luce dei risultati di indagini concernenti un infortunio o un «quasi incidente».
La quantificazione e relativa classificazione dei rischi deriva dalla stima dell'entità dell'esposizione e dalla gravità degli effetti; infatti, il rischio può essere visto come il prodotto della Probabilità (P) di accadimento per la gravità dei possibili effetti del Danno (D): Rischio = Probabilità x Danno.
Quando si eseguono valutazioni dei rischi, occorre sempre considerare la presenza potenziale sul luogo di lavoro di lavoratori provenienti da altre imprese (ad esempio, addetti alle pulizie, guardie giurate, addetti alla manutenzione) o altre persone provenienti dall’esterno (ad esempio, clienti, visitatori, «passanti»).
Queste persone dovrebbero essere considerate a rischio, ma dovrebbe anche essere prestata attenzione all’eventuale introduzione di nuovi rischi sul luogo di lavoro attraverso la loro presenza.
PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO
I fattori di rischio presenti nei luoghi di lavoro, in conseguenza dello svolgimento delle attività lavorative sono stati ordinati in tre categorie: Rischi per la sicurezza (di natura infortunistica) dovuti a: strutture, macchine, impianti elettrici, sostanze e preparati pericolosi, incendio ed esplosioni. Rischi per la salute (di natura igienico - ambientale) dovuti a: agenti chimici, agenti fisici, agenti biologici. Rischi trasversali (per la salute e la sicurezza) dovuti a: organizzazione del lavoro, fattori ergonomici, fattori psicologici, condizioni di lavoro difficili.
RISCHI RIGUARDANTI LAVORATICI GESTANTI secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151; RISCHI CONNESSI ALLE DIFFERENZE DI GENERE: differenze di rischio legate, alle differenze di genere (es. movimentazione dei carichi per maschi e femmine), per dar luogo poi a misure organizzative specifiche.
RISCHI CONNESSI ALLE DIFFERENZE DI ETA': differenze di rischi legate alle differenze di età (es. movimentazione dei carichi per maschi anziani o rischi generici per i neo-assunti), per dar luogo poi a misure organizzative che prendano in considerazione questi aspetti. RISCHI CONNESSI ALLA PROVENIENZA DA ALTRI PAESI: le differenze di rischio legate alla provenienza da altri paesi (es. comprensione della cartellonistica, delle istruzioni, ecc.), per dar luogo poi a misure organizzative che prendano in considerazione questi aspetti.

formazione elearning

Pubblicato da Lilino Albanese | 06:00

LMS, elearning, formazione elearning

elearning
Un recente rapporto di comScore, Inc, afferma che l'utilizzo multi-piattaforma è aumentato drasticamente tra il 2013 e 2014, tra tutte le generazioni. La popolazione di on-the-go di oggi, accede la maggior parte del contenuto digitale tramite dispositivi palmari piuttosto che PC e laptop. Gli utenti sul posto di lavoro, troppo, sono sempre più esigenti varie applicazioni enterprise sarà disponibile su una varietà di piattaforme mobili. Per soddisfare questa esigenza, un numero crescente di organizzazioni stanno optando per reattivo Learning Management System gestire la loro formazione organizzativa e sviluppo. Per gli studenti, un reattivo LMS realizza un'esperienza di apprendimento senza soluzione di continuità, dando loro un elevato livello di flessibilità per passare da uno a altro e scegliere dove, quando e come accesso a imparare e materiale informativo senza alcuna perdita di informazioni o di rilevamento.

Ecco alcune considerazioni chiave per la selezione di un LMS reattivo.

1. dispositivi di destinazione

Anche se il termine che LMS reattivo implica che la LMS funziona bene su tutti i dispositivi, è indispensabile pre-identificare i dispositivi di destinazione per essere utilizzato e quindi iniziare a valutare i sistemi di gestione di apprendimento che lavorano su tali dispositivi. Alcune cose da considerare alla luce di ciò sono:

• Orientamento e dimensioni del dispositivo: al giorno d'oggi, c'è un enorme afflusso di dispositivi mobili con diverse dimensioni di schermo. È necessario considerare le dimensioni di tutti i dispositivi di destinazione per evitare sorprese più tardi. Si verifica anche se la LMS si adatta alla modalità paesaggio e ritratto in continuo.

• Understanding limitazioni di vari dispositivi: è estremamente importante essere consapevoli di eventuali limitazioni di diverse piattaforme a fin dall'inizio del processo di selezione. Diversi dispositivi hanno il loro modo di rendere l'output e dispone di un insieme specifico di browser integrato ecc che influiscono sul modo contenuto viene consegnato. Per esempio, IE su Windows phone ancora non consente più istanze del browser e quindi pop-up non sono ammessi.

2. prestazioni

Non tutti i dispositivi mobili sono arricchiti con le risorse hardware e software come desktop o laptop. La LMS reattivo dovrebbe essere sufficientemente in grado di eseguire il minimo di risorse con prestazioni ottimali su vari dispositivi palmari inferiore di fine.

3. usabilità

Ci sono vari aspetti di usabilità da tenere in mente mentre la scelta di un LMS reattivo. La piattaforma dovrebbe consentire agli utenti di navigare in modo intuitivo all'interno dell'applicazione. Navigazioni dovrebbero essere semplice e facile per gli utenti a capire come voci di menu sono correlate tra loro. Dovrebbe avere un'interfaccia che aiuta la terra gli utenti sulle pagine che effettivamente intendono aprire.

4. sociali elementi

Anche se questa caratteristica si basa soprattutto sulla necessità organizzative, sistemi LMS che offrono caratteristiche sociali come forum di discussione, chat plugins, contenuto condivisione e voto ecc portare in un valore aggiunto in termini di impegno tra gli studenti. Questo è della massima importanza nel mondo di oggi dove informazioni condividendo e collaborando attraverso i confini organizzativi sono diventata una norma.

5. utente contenuto caricato

Alla luce delle suesposte considerazioni, assicurarsi che la LMS reattivo, che permette agli utenti di caricare contenuti sotto forma di immagini, video, documenti ecc da qualsiasi dispositivo che usano, converte tali contenuti in formato compatibile che funziona con tutti i dispositivi di destinazione.

6. larghezza di banda

Oggi, elevata larghezza di banda è facilmente disponibile su desktop e tablet ma simile larghezza di banda su dispositivi palmari è ancora nella sua fase nascente. Considerazione della larghezza di banda variabile è un aspetto importante che incide l'accessibilità della LMS se basato su cloud. In tali casi è bene avere un LMS che funziona bene per la modalità online e offline.

7. accessibilità

Se avete una popolazione di andare sempre su-il discente, è importante investire in un sistema LMS che utilizza la potenza di HTML5 per portare sostegno fuori linea di contenuto incorporato all'interno della piattaforma. Così il vostro studenti possono scaricare un corso o altro materiale di apprendimento da LMS mentre si è connessi a Internet e vederlo offline a loro piacimento. Cercate un sistema in grado di sincronizzare attività del corso online e offline.

8. contenuto

Questa è la considerazione più importante ma spesso ignorata nella selezione di LMS reattivo. Assicurarsi di che avere contenuto reattivo sviluppato che si modella per le dimensioni del dispositivo e la risoluzione dello schermo e riorganizza la stessa conseguenza. Abbiamo scritto in precedenza su perché è importante, le considerazioni e le sfide progettuali e anche condiviso alcune linee guida per la gestione dei progetti di eLearning reattivo. Un contenuto reattivo unica fonte può essere consegnato senza soluzione di continuità su più dispositivi.

attività plurilocalizzate

Pubblicato da Lilino Albanese | 03:00

attività plurilocalizzate
Il criterio territoriale e le attività plurilocalizzate Accanto a questi profili l’accordo 25 luglio 2012 ha dettato anche alcune importanti disposizioni relative all’individuazione degli organismi paritetici competenti e ha definito alcuni criteri operativi nel caso di attività plurilocalizzate e di presenza di più organismi. Infatti, in primo luogo è stato precisato, in modo molto generico e discutibile, che spetta al datore di lavoro accertare che l’organismo paritetico al quale intende rivolgersi sia in possesso o meno dei requisiti richiesti. 
Per quanto riguarda il requisito territoriale, per esigenze di semplificazione l’accordo 25 luglio 2012 ha stabilito che lo stesso debba essere riferito alla provincia (contesto nel quale usualmente operano gli organismi paritetici) e solo qualora siano assenti a livello provinciale dovrà essere verificato se sono comunque presenti a livello regionale; viceversa, se sono assenti sia a livello provinciale che regionale, allora il datore di lavoro non è obbligato a chiedere la collaborazione prevista dalla norma, fermo restando che potrà rivolgersi, comunque, a un livello superiore a quello regionale. Inoltre, per le imprese plurilocalizzate operanti, quindi, in differenti contesti territoriali, l’organismo di riferimento può essere individuato avendo riguardo alla sede legale dell’impresa; nel caso in cui siano presenti più organismi paritetici in possesso dei requisiti previsti dall’art. 2, comma 1, lettera ee), D.Lgs. n. 81/2008, e operanti nel settore e nell’ambito territoriale (provinciale o regionale) in cui ha sede l’attività, il nuovo provvedimento ha previsto che è sufficiente che il datore di lavoro presenti la richiesta anche a uno solo di essi.

prevenzione e protezione dei rischi
Corso di formazione per datore di lavoro DLSPP Servizio di prevenzione e protezione dei rischi ( in conformità con l’accordo Stato - Regioni – Province autonome del 21/12/2011)
Contenuti:
Modulo normativo-giuridico
•  Il sistema legislativo in materia di sicurezza dei lavoratori
•  La responsabilità civile e penale e la tutela assicurativa
•  La  “responsabilità  amministrativa  delle  persone  giuridiche,  delle  società  e  delle
associazioni, anche prive di responsabilità giuridica” ex D.lgs. n. 231/2001, e s.m.i
•  Il sistema istituzionale della prevenzione
•  I soggetti del sistema di prevenzione aziendale secondo il D.Lgs. 81/2008: compiti,
obblighi, responsabilità
•  Sistema di qualificazione delle imprese

Modulo gestionale – gestione ed organizzazione della sicurezza
•  I criteri e gli strumenti per l’individuazione e la valutazione dei rischi
•  La considerazione degli infortuni mancati e delle modalità di accadimento degli stessi
•  La considerazione delle risultanze delle attività di partecipazione dei lavoratori
•  Il documento di valutazione dei rischi (contenuti specificità e metodologie)
•  Modelli di organizzazione e gestione della sicurezza
•  Gli obblighi connessi ai contratti di appalto o d’opera o di somministrazione
•  Il documento unico di valutazione dei rischi da interferenza
•  La gestione della documentazione tecnico amministrativa
•  L’organizzazione  della  prevenzione  incendi,  del  primo  soccorso  e  della  gestione
delle emergenze

Modulo tecnico – individuazione e valutazione dei rischi
•  I principali fattori di rischio e le relative misure tecniche, organizzative e procedurali
di prevenzione e protezione
•  Il rischio da stress lavoro-correlato
•  Rischi ricollegabili al genere, all’età e alla provenienza da altri paesi
•  I dispositivi di protezione individuale
•  La sorveglianza sanitaria


Modulo relazionale – formazione e consultazione dei lavoratori
•  L’informazione, la formazione e l’addestramento
•  Le tecniche di comunicazione
•  Il sistema delle relazioni aziendali e della comunicazione in azienda
•  La  consultazione  e  la  partecipazione  dei  rappresentanti  dei  lavoratori  per  la
sicurezza: natura, funzioni e modalità di nomina o di elezione dei rappresentanti
dei lavoratori per la sicurezza

RISCHIO STRESS LAVORO CORRELATO

STRESS LAVORO CORRELATO
Lo stress da lavoro è considerato, a livello internazionale, europeo e nazionale, un problema sia dai datori di lavoro che dai lavoratori.
Lo stress, potenzialmente, può colpire in qualunque luogo di lavoro e qualunque lavoratore, a prescindere dalla dimensione dell’azienda, dal campo di attività, dal tipo di contratto o di rapporto di lavoro.

Considerare il problema dello stress sul lavoro può voler dire una maggiore efficienza e un deciso miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, con conseguenti benefici economici e sociali per le aziende, i lavoratori e la società nel suo insieme
Il termine stress, nel linguaggio comune, viene utilizzato per indicare diverse cose e situazioni.
Spesso lo stesso termine è utilizzato sia per indicare le cause dello stress (stressors) sia le conseguenze dello stress (strain).
Il termine stress, nel linguaggio comune, viene utilizzato per indicare diverse cose e situazioni.
Spesso lo stesso termine è utilizzato sia per indicare le cause dello stress (stressors) sia le conseguenze dello stress (strain).
Fenomeno che si verifica in presenza di eventi o caratteristiche di eventi che vengono percepiti dalla persona che li deve affrontare come significativi per il proprio benessere e che vanno oltre le sue capacità di farvi fronte.
In seguito a tale situazione si genera nell’individuo uno stato di tensione psicologica, fisiologica e comportamentale.
Tale tensione può a lungo andare provocare delle conseguenze dannose o patologiche sia a livello individuale che a livello organizzativo. (Cooper, Payne, 1991)
Studiando le reazioni di organismi viventi sottoposti a minacce esterne, Hans Selye, indicato come il “padre” moderno dello stress, scoprì che in tutti gli organismi, dai più semplici ai più complessi, le reazioni seguivano uno schema comune.
La Sindrome generale di adattamento, inizialmente studiata sotto l’aspetto delle reazioni fisiologiche dell’organismo sottoposto a stressor fisici, è stata successivamente riscontrata nei soggetti umani anche nei confronti di stressor psicosociali, ossia generati dalle relazioni tra l’individuo ed il suo contesto.
Infine si è anche constatato che a generare una reazione di stress può anche essere uno stato mentale sollecitato dalla percezione e valutazione dell’importanza attribuita ad uno stressor in un determinato momento.
Tale reazione è indipendente dal fatto che lo stressor sia realmente tale o solo immaginato come tale.
Sebbene nell’accezione comune del termine lo stress venga generalmente inteso come un elemento negativo e venga associato a conseguenze per la salute, le ricerche sullo stress  hanno evidenziato che:
Lo stress è un fenomeno che caratterizza tutti gli esseri viventi. Solo le cose morte non sperimentano stress.
Lo stress è una potente risorsa di cui l’individuo dispone per affrontare sfide e problemi dell’esistenza quotidiana.
Con lo stress si deve imparare a convivere, in particolare nella società moderna.
Lo stress non è una malattia, tuttavia l’esposizione prolungata a condizioni di stress può avere conseguenze negative per i soggetti esposti, sotto forma di patologie fisiche e psicologiche e disturbi del comportamento.
Si distinguono due tipi di stress a seconda dell’impatto positivo o negativo che hanno sull’individuo. Per alcuni una situazione può essere fonte di malessere, per altri la stessa situazione può invece essere facilmente affrontata senza gravi ripercussioni. Solo quando viene percepito negativamente dall’individuo, si ha lo sviluppo di conseguenze negative
Distress (o stress negativo): CONSEGUENZE NEGATIVE
Eustress (o stress positivo): CONSEGUENZE POSITIVE (sensazione di autoefficacia, euforia, ecc.)

In generale lo stress che può dare luogo a possibili conseguenze negative sulla salute, è lo stress negativo o di-stress.
Pertanto è a questo tipo di stress che ci si riferisce quando si affronta il problema del rischio di stress.
Le cause di uno stress negativo possono essere molte e possono derivare sia da eventi estranei al lavoro, come eventi personali o familiari, sia da eventi che si manifestano nell’ambito lavorativo. E’ esclusivamente a questi ultimi che ci si riferisce con il termine “stress lavoro correlato”.
Tra le cause che possono innescare una reazione di stress, vi sono le condizioni di lavoro o di funzionamento dei processi organizzativi o le relazioni nell’ambito del contesto di lavoro che provocano una elevata sollecitazione nell’individuo, a seguito della quale il normale  stato di equilibrio della relazione uomo-lavoro-contesto organizzativo viene sistematicamente e severamente compromesso.
A seguito della sollecitazione l’individuo avverte un forte stato di tensione e la sensazione di non riuscire a far fronte alla “minaccia” con le risorse di cui dispone.
Se questa condizione dura nel tempo si ha come conseguenza uno stress negativo cronico che può dare luogo a conseguenze negative per la salute fisica e psichica dell’individuo.
Pertanto una condizione di stress temporaneo dovuto a momenti di emergenza o a disfunzioni occasionali che si possono manifestare sul lavoro non rappresentano una condizione di stress potenzialmente critico in quanto sono facilmente superabili.
Diverso è il caso di una condizione di lavoro stressante che si manifesta con continuità.
Essa costituisce un potenziale rischio per la sicurezza e la salute ed è ad essa, infatti, che viene dedicata l’attenzione  anche dall’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004, che definisce lo stress lavoro-correlato:
“uno stato che si accompagna a malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali che consegue dal fatto che le persone non si sentono in grado di superare il divario rispetto alle richieste o alle attese nei loro confronti.”
Si è constatato che le persone che presentano le caratteristiche sotto indicate hanno una maggiore resistenza allo stress:
- Ottimismo
- Buon livello di autostima
- Buone capacità di adattamento alle diverse situazioni
- Presenza di una rete di sostegno sociale.
L’indicazione ad occuparsi del rischio stress lavoro correlato, si trova nell’art. 28 del del D.Lgs. 81/08, che si riferisce alla valutazione dei rischi e nel quale si legge che:
la valutazione….deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e salute dei lavoratori…tra i quali anche quelli collegati allo stress-lavoro correlato, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 Ottobre 2004”.
L’accordo europeo è atato accolto in Italia il 9 giugno 2008 nel documento chiamato “Accordo interconfederale per il recepimento dell’accordo quadro europeo sullo stress lavoro correlato concluso l’8 ottobre 2004 tra UNICE/UEAPMA, CEEP e CES”.
Lo stress da lavoro nell’Accordo Europeo dell’8 Ottobre 2004, viene descritto come:
“uno stato che si accompagna a malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali che consegue dal fatto che le persone non si sentono in grado di superare il divario rispetto alle richieste o alle attese nei loro confronti.”
Inoltre viene precisato che:
lo stress non è una malattia ma una esposizione prolungata allo stress può ridurre l’efficienza sul lavoro e causare problemi di salute.
INDIVIDUAZIONE DI UN PROBLEMA DI STRESS LAVORO CORRELATO

Può avvenire attraverso un’analisi di fattori quali:
- L’organizzazione e i processi di lavoro (pianificazione dell’orario di lavoro, grado di autonomia, grado di coincidenza tra le esigenze imposte dal lavoro e le capacità/conoscenze dei lavoratori, carico di lavoro, ecc.).
- Le condizioni e l’ambiente di lavoro (esposizione ad un comportamento illecito, al rumore, al calore, a sostanze pericolose, ecc.).
- La comunicazione (incertezza circa le aspettative riguardo al lavoro, prospettive di occupazione, un futuro cambiamento, ecc.).
- I fattori soggettivi (pressioni emotive e sociali, sensazione di non potere fare fronte alla situazione, percezione di una mancanza di aiuto, ecc.).
La Commissione consultiva permanente  per la sicurezza e la salute sul lavoro ha indicato il seguente percorso di valutazione del rischio stress lavoro correlato:
Valutazione preliminare, con raccolta e analisi dei dati oggettivi verificabili relativi a parametri aziendali e a contesto e al contenuto del lavoro.
Pianificazione eventuali interventi correttivi.
Piano di monitoraggio.
Valutazione approfondita con raccolta di dati relativi alla percezione dei lavoratori, nel caso si evidenzi la presenza di rischio stress.
Valutazione dei dati oggettivi
Si basa su evidenze documentali relative ai cosiddetti “eventi sentinella” (assenteismo, turn-over, infortuni, ecc.) ed ai fattori lavorativi di contesto e di contenuto e viene effettuata mediante apposite check list
Valutazione dati soggettivi
Riguarda la percezione della relazione tra l’individuo ed il suo lavoro con riferimento al contesto ed al contenuto del lavoro. I metodi per rilevare ed intervenire sul problema sono tipicamente quelli della psicologia sociale e della psicologia del lavoro.
Misure per eliminare o ridurre i problemi di stress da lavoro
Possono comprendere:
Misure di gestione e di comunicazione
La formazione dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori
L’informazione e la consultazione dei lavoratori e/o dei loro rappresentanti.
La valutazione dei rischi è uno strumento finalizzato alla programmazione delle misure di protezione e prevenzione, quindi, alla più generale organizzazione della prevenzione aziendale volta a salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Il D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 ribadisce con ancor più forza l’obbligo della valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28.
La valutazione riguarderà anche la scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché la sistemazione dei luoghi di lavoro, tutti i rischi ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all'età, alla provenienza da altri Paesi.
Lo stress legato all’attività lavorativa, i fattori che lo determinano e le conseguenze che ne derivano sono realtà  alquanto diffuse in tutti e 15 gli stati membri dell’Unione europea. Dagli studi condotti oltre la metà dei 147 milioni di lavoratori europei riferisce di lavorare a ritmi molto serrati e di dover rispettare scadenze tassative. Più di un terzo di essi non è in grado di influire sulle mansioni assegnate e più di un quarto non ha la possibilità di determinare il proprio ritmo di lavoro.
Secondo le direttive quadro dell’UE, i datori di lavoro hanno il “dovere di assicurare la sicurezza e la salute dei lavoratori in tutti gli aspetti legati al lavoro”.
Fra i principi di prevenzione sanciti dalla direttiva figurano:
- “la prevenzione del rischio”
- “l’eliminazione dei rischi alla fonte”
- “l’adeguamento del lavoro dell’individuo”
La direttiva stabilisce inoltre che è dovere del datore di lavoro sviluppare “una coerente politica generale della prevenzione”.
Per individuare lo stress legato all'attività lavorativa, le sue cause e conseguenze, occorre analizzare il contenuto del lavoro, le condizioni di lavoro, le condizioni di impiego, le relazioni sociali al lavoro, la salute, il benessere e la produttività.
Si possono ottenere validi risultati con cambiamenti organizzativi piuttosto semplici quali:
• Lasciare al lavoratore tempo sufficiente perché possa svolgere il proprio lavoro in modo soddisfacente.
• Fornire al lavoratore una descrizione chiara del lavoro da svolgere.
• Ricompensare il lavoratore per una buona prestazione di lavoro.
• Prevedere modalità attraverso le quali il lavoratore possa esprimere le proprie lamentele e far sì che esse vengano prese in considerazione seriamente tempestivamente.
• Commisurare il grado di responsabilità al grado di autorità del lavoratore.
• Esplicitare gli obiettivi e i valori dell'organizzazione del lavoro e adeguarli il più possibile agli obiettivi e valori personali del lavoratore.
• Favorire il controllo del lavoratore sul prodotto finale del proprio lavoro e stimolare il giusto orgoglio per il risultato ottenuto.
• Promuovere la tolleranza, la sicurezza e la giustizia sul posto di lavoro.
• Eliminare i fattori di nocività di tipo fisico.
• Individuare fallimenti e successi delle azioni passate e future di promozione della salute sul lavoro, le relative cause e conseguenze; imparare a evitare i fallimenti e a favorire i successi, proponendosi il graduale miglioramento dell'ambiente di lavoro e della salute.
A livello aziendale o nazionale, tutte e tre le componenti presenti sul mercato del lavoro possono prendere in considerazione miglioramenti organizzativi per prevenire lo stress legato all'attività lavorativa e i conseguenti danni alla salute, con particolare riguardo ai seguenti elementi:
• Orario di lavoro. Predisporre gli orari di lavoro in modo da evitare conflitti con esigenze e responsabilità extralavorative. Gli orari dei turni a rotazione dovrebbero essere stabili  prevedibili, con rotazione in avanti (mattino –pomeriggio -  notte).
• Partecipazione e controllo. Consentire ai lavoratori di partecipare alle decisioni o alle misure che hanno ripercussioni sul loro lavoro.
• Quantità di lavoro assegnato. Assicurare che gli incarichi affidati siano compatibili con le capacità e le risorse del lavoratore e consentire possibilità di recupero dopo l'esecuzione di compiti particolarmente impegnativi sul piano fisico o mentale.
• Contenuto. Stabilire le mansioni in modo che il lavoro risulti dotato di significato, stimolante, compiuto e fornisca l'opportunità di esercitare le proprie competenze.
• Ruoli. Definire con chiarezza i ruoli e le responsabilità di lavoro.
• Ambiente sociale. Offrire possibilità di interazione sociale, ivi inclusi sostegno emotivo  sociale e aiuto fra i collaboratori.
• Prospettive future. Evitare ambiguità per quanto riguarda la sicurezza del posto di lavoro e le prospettive di sviluppo professionale; promuovere la formazione permanente e la capacità di inserimento professionale.

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Passo 1: Ogni corso dovrebbe iniziare con un'introduzione e il quiz. L'introduzione dovrebbe tirare nel discente, introdurli ad argomenti del corso e coinvolgerli con il contenuto. Il quiz dovrebbe non solo suscitare curiosità studente sull'argomento ma anche primo li per le informazioni stanno per ricevere.
Se si decide di costruire il vostro corsi di formazione online utilizzando la piattaforma INFOTEL, sarete in grado di accedere il nostro generatore di quiz facile da usare, che può essere utilizzato per creare una scelta multipla o vero o falso quiz in pochi minuti.
Passo 2:
Poi viene il corpo del tuo corso, che in genere si comporre di sezioni 2, 3 e 4. Questo è considerato la carne. Si possono anche avere cinque o sei sezioni del corpo, a seconda della natura dei tuoi contenuti. Ogni sezione dovrebbe includere tra uno e quattro attività.
Le lezioni variano a seconda del contenuto. Tuttavia, alcune procedure ottimali da seguire includono l'integrazione di un sacco di esempi reali, nonché consigli pratici e strategie per l'applicazione di concetti trattati all'interno del tuo contenuto. Aggiungere vari tipi di media (grafici, foto, video, ecc.) per migliorare il contenuto. Un punto per definire la priorità è migliorare la leggibilità, che può essere ottimizzata evitando distrazione grafica.
Utilizzando la piattaforma di INFOTEL, è possibile caricare e incorporare una moltitudine di tipi di supporti migliorati esperienze vostri allievi. Generatore di corso della piattaforma consente di aggiungere e organizzare attività di apprendimento in una manciata di minuti.
Passo 3:
Per concludere il tutto, si aggiungerà una sezione finale. Questo include un quiz di post per scopi di auto-valutazione e una lezione cumulativo o "conclusione", per ricapitolare l'intero corso. È inoltre necessario includere alcune risorse aggiuntive per aiutare i vostri studenti proseguire lungo il loro percorso di maestria attraverso auto-esplorazione.
Una Suite di strumenti per aiutarti a iniziare oggi
Se si segue questo modello, sarete in grado di wow i vostri clienti, deliziare i vostri dipendenti e partner di canale e un impatto soprattutto, risultati di apprendimento positivo per tutti.
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e-learning formazione

e-learning Test

Pubblicato da Lilino Albanese | 03:00

e-learning
Hai un sacco di passione per quello che insegnano.
E 'naturale che si sente la voglia di stipare le lezioni con quante più informazioni possibili.
Nella tua testa, questo è importante e questo è importante, e in nessun modo si poteva mancare la ...
Basta appendere su un secondo.
Il cervello è affascinante. Il cervello studente è ancora più affascinante, perché è ancora - relativamente parlando, naturalmente! - Piuttosto vuoto. Ma questa bella mente, essere-riempita pronta per l'può diventare un buco nero se non si rispettano le regole.
Qual è il punto di insegnamento (e di apprendimento) se gli studenti non ricordo tanto?
Anche se il cervello umano è ancora più di un mistero come la vita nell'universo, la ricerca scientifica ha da tempo confermato che un certo numero di hack che possono aiutare a bloccare la conoscenza all'interno del cervello.
Così qui sono i vostri 5 regole da insegnare da per aiutare gli studenti memorizzare e imparare più profondo.
Ripetizione, chunking e singolo fuoco. Conservando le nuove informazioni è estremamente difficile. Se permettiamo a noi stessi di essere costantemente distratti, il cervello lo trova quasi impossibile codificare correttamente le nuove informazioni e memorizzarlo nella memoria a lungo termine (il che significa semplicemente si dimentica le cose molto molto rapidamente).

L'unico segreto per ricordare le cose è quello di imparare, dimenticare e poi imparare di nuovo. È così che la nostra memoria cementi nuove informazioni.

Come insegnante, la vostra responsabilità è quello di costruire le vostre lezioni in pezzi morso dimensioni che si concentrano su un tema specifico e sono facilmente digeribili.

A volte, si sente il desiderio di condividere tutto quello che sai, allontanandosi dal tuo piano e l'aggiunta di un paio di fatti in più qua e là. Non farlo.

Il cervello è solo in grado di lavorazione così tanto. La memoria di lavoro, dove si manipolano nuovi concetti, può contenere solo una quantità limitata di informazioni alla volta. Oltrepassare quella linea, ei vostri sforzi diventano insignificanti.

Se si rompe il materiale lezione in pezzi più piccoli e impiegare una variegata collezione di tecniche di apprendimento per garantire le nuove informazioni si ripete in vari modi diversi, sarete fondamentalmente trasformando in un uomo che sussurrava memoria. Brill.

Un buon test allieta il cuore di uno studente. Sto scherzando. Ma allieta il cervello dello studente!

Nella manciata di studi che sono stati condotti finora, i ricercatori sono stati in grado di dimostrare come il richiamo di informazioni dalla memoria durante una sessione iniziale di apprendimento aiuta gli studenti ricordano che stesse informazioni significativamente migliore anche mesi più tardi.

La nostra memoria è molto selettivo. Immaginate quanto velocemente sarebbe chiuso se abbiamo cercato di ricordare tutto! L'utilità di un fatto nuovo o idea è in parte determinato da quante volte abbiamo avuto ragione o tentato di richiamarlo. Ogni volta che recuperare le informazioni dalla memoria, cambia il cervello e le bandiere l'informazione come qualcosa di importante da ricordare. Di classe, eh?

Utilizzando brevi quiz di eLearning come strumenti di insegnamento può aumentare notevolmente la capacità degli studenti di memorizzare le informazioni importanti. Provalo subito e ti ringrazio in seguito.

A volte è sufficiente sapere solo dove trovare le informazioni. Un recente studio ha rivelato che è meglio guardare semplicemente il backup delle informazioni che non si ricordi che lotta cercando di ricordare la risposta giusta.

Sai perchè? Poiché il cervello registra i tuoi continui tentativi di ricordare qualcosa come una nuova memoria, così si sta effettivamente imparando il "stato di errore" piuttosto che fare il bastone risposta giusta.

Se questo accade, la prossima volta si tenta di richiamare quella stessa risposta dalla tua memoria, vi ricorderete di aver cercato il tuo cervello per prima ... e questo è tutto.

Quando gli studenti sono alla perdita per la risposta giusta, far loro cercare e rinfrescarsi la memoria. E 'sicuramente meglio così.

Connessioni, collegamenti. Proprio così, i ricordi sono tutti di connessioni. Se si sta cercando di ottenere i vostri studenti a ricordare qualcosa che non significa nulla per loro, rimarrete delusi.

Quando sei primo apprendimento di una nuova concezione, è fondamentale mettere in relazione le conoscenze per cose che già conosci. Quindi, per rendere più facile per i vostri studenti, è possibile iniziare facendo domande che collegano le loro esperienze con ciò che è stato insegnato in classe. In questo modo potrai mostrare loro che cosa hanno bisogno per ricordare, non è solo un compito burocratico, ma un pezzo piuttosto utile di informazioni. Cervello motivato è un cervello impegnato.

Abbracciare le innovazioni. Come educatore, sai cosa vuol dire insegnare nell'era della comunicazione istantanea. Sembra che il mondo non desidera più soffermarsi sui libri di padroneggiare nuove abilità. Interazione, convenienza, personalizzazione - queste sono le forze motrici della formazione moderna. E in mezzo a numerosi strumenti di facilitare la trasformazione, uno brilla come un miraggio - quasi troppo bello per essere vero; video è il cuore del turno. Allora perché non fare un tentativo?

Il nostro cervello elaborano le informazioni in modi diversi. Esperti del settore dell'apprendimento hanno scoperto che l'informazione visiva rappresenta il 55% del nostro apprendimento, informazioni audio per il 38% e il testo del 7%. Dove il video eccelle è nel fornire informazioni in tutti e tre i canali. Indirizzare gli studenti siano essi video, audio o discenti testuali e avrete la migliore possibilità di instillare conoscenze e competenze che bastone.

Se questo suona eccitante, ottenere la vostra guida gratuita per l'insegnamento capovolto per imparare tutto il necessario per iniziare a sfruttare la potenza del video nel campo dell'istruzione.

Per aiutare gli studenti a imparare in modo più efficace, è necessario rendersi conto che l'hack di memoria più efficace è una combinazione di hack. Ma avete ottenuto questo.

RLS : consultazione e partecipazione

RLSLa consultazione e la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori, in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, sono  aspetti estremamente importanti, tanto che il D. Lgs. 81/08 prevede al riguardo un’apposita sezione (Sezione VII, Capo III Gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro, Titolo I - Principi comuni).
I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza sono parte integrante dell’attuazione della sicurezza nei luoghi di lavoro, poiché possono fornire informazioni e idee e perché possono collaborare nel consentire di determinare le scelte e l’adozione delle soluzioni più opportune. La "consultazione e partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza“ è da ricercarsi ed attivarsi come ulteriore elemento nella valutazione delle misure per la prevenzione e protezione della salute e la sicurezza dei lavoratori stessi.
La formazione dei lavoratori, e quindi anche quella dei loro rappresentanti, è pertanto intesa come forma tra le più alte e produttive di comunicazione ed informazione e quindi di prevenzione e protezione. Essa rappresenta una delle componenti principali di questo vasto sistema comunicativo tra i diversi soggetti ai sensi del Testo Unico. Costituisce un elemento rilevante e importante per il processo di attuazione della sicurezza nei luoghi di lavoro e come tale deve essere attendibile nei contenuti trasmessi ed efficace nelle metodologie didattiche, affinché possa dare i risultati attesi.
I lavoratori esposti a rischi sul luogo di lavoro e i loro rappresentanti devono essere informati e formati in relazione al risultato della valutazione dei rischi con particolare riguardo:
a) alle misure di prevenzione e protezione adottate;
b) all'entità e al significato dei rischi;
c) ai risultati della valutazione, misurazione o calcolo dei livelli di esposizione;
d) alle modalità per individuare e segnalare gli effetti negativi dell'esposizione per la salute;
e) alle circostanze nelle quali i lavoratori hanno diritto a una sorveglianza sanitaria e agli obiettivi della stessa;
f) alle procedure di lavoro sicure per ridurre al minimo i rischi derivanti dall'esposizione;
g) all'uso corretto di adeguati dispositivi di protezione individuale e alle relative indicazioni e controindicazioni sanitarie all'uso.
Inoltre la struttura aziendale attraverso il datore di lavoro / RSPP deve verificare l'adempimento di tutti gli obblighi relativi:
- al rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi a attrezzature, impianti, luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici;
- alle attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e protezione conseguenti;
- alle attività di natura organizzativa, quali emergenze, primo soccorso, gestione degli appalti, riunioni periodiche di sicurezza, consultazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
- alle periodiche verifiche dell'applicazione e dell'efficacia delle procedure adottate.
- alle attività di sorveglianza sanitaria;
- alle attività di informazione e formazione dei lavoratori;
- alle attività di vigilanza con riferimento al rispetto delle procedure e delle istruzioni di lavoro in sicurezza da parte dei lavoratori;
- alla acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie di legge;
- alle periodiche verifiche dell'applicazione e dell'efficacia delle procedure adottate.
La consultazione in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro può avere come obiettivo esaminare:
a) il documento di valutazione dei rischi;
b) l'andamento degli infortuni e delle malattie professionali e della sorveglianza sanitaria;
c) i criteri di scelta, le caratteristiche tecniche e l'efficacia dei dispositivi di protezione individuale;
d) i programmi di informazione e formazione dei lavoratori ai fini della sicurezza e della protezione della loro salute.
La consultazione e l’attività di partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori interessano, come detto, anche gli argomenti trattati durante la riunione periodica, indetta, almeno una volta all'anno e in particolare nelle aziende e nelle unità produttive che occupano più di 15 lavoratori, direttamente dal datore di lavoro o tramite il servizio di prevenzione e protezione dai rischi. Come già precedentemente detto, a tale riunione partecipano:
- il datore di lavoro o un suo rappresentante;
- il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi;
- il medico competente, ove nominato;
- il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
Nel corso della riunione possono essere individuati:
- codici di comportamento e buone prassi per prevenire i rischi di infortuni e di malattie professionali;
- obiettivi di miglioramento della sicurezza complessiva sulla base delle linee guida per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro.
Della riunione deve essere redatto un verbale che è a disposizione dei partecipanti per la sua consultazione.
L’attività di partecipazione del rappresentante dei lavoratori all’applicazione della sicurezza nei luoghi di lavoro si concretizza, come detto, nel ricevere le segnalazioni dei lavoratori su disfunzioni e malfunzionamenti e a segnalare tempestivamente le deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga a conoscenza sulla base della formazione ricevuta, compresa la presenza di zone e situazioni di rischio.
Inoltre i rappresentati dei lavoratori segnalano incidenti ed eventi di pericolo a fronte dei quali il datore di lavoro ne tiene adeguata considerazione in relazione alla rimozione delle cause che li hanno determinati e delle misure che intende adottare, o che ha già adottato, per porre rimedio alle situazioni createsi.
Infatti anche gli stessi lavoratori, direttamente o tramite il loro rappresentante, sono tenuti a segnalare immediatamente al datore di lavoro o al dirigente o al preposto, qualsiasi infortunio o incidente relativo a cose e/o persone o qualsiasi condizione di pericolo che possa riguardare il luogo di lavoro, l’attività lavorativa, le attrezzature, la presenza di sostanze, etc, in difformità alle informazioni ricevute al riguardo e di cui si venga a conoscenza, come detto, sulla base della formazione ricevuta.
Di tali segnalazioni datore di lavoro e RSPP devono tenere adeguata considerazione sia nei casi, ovviamente, di pericolo grave ed immediato, per attivare le giuste procedure di emergenza, ma anche come ulteriore riscontro per il miglioramento continuo del sistema sicurezza e del processo di applicazione delle misure di prevenzione e protezione adeguate a fronteggiare gli eventi sopra citati.
La partecipazione attiva dei lavoratori, supportati dai loro rappresentanti, all’attuazione delle procedure di sicurezza nei luoghi di lavoro si concretizza fortemente nella capacità di adeguatezza ai compiti e funzioni da svolgere a fronte delle situazioni di emergenza.
Infatti, soprattutto in tali ambiti e contesti, un lavoratore attento, consapevole del proprio ruolo e delle proprie competenze, adeguatamente formato sulle azioni da intraprendere, rappresenta un elemento di positiva risposta all’emergenza e quindi è capace di offrire un maggiore livello di sicurezza per la propria incolumità e per quella degli altri, assicurando così un elevato grado di efficienza ed efficacia al sistema di gestione dell’emergenza stessa.
E’ compito del datore di lavoro, in collaborazione con le figure preposte, redigere il piano di emergenza ed evacuazione riportante le azioni che devono essere eseguite dalle varie funzioni aziendali in caso di segnalazioni di pericolo per persone o cose all'interno e/o all’esterno dell’azienda.
Lo scopo è anche quello di pianificare un sistema di sorveglianza atto a tenere sotto controllo l’eventuale accadimento di incidenti.
Il Piano di emergenza contiene disposizioni per minimizzare i danni alle persone e alle cose in caso di emergenza
Art. 47. Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
Ai sensi dell’art. 47 per il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza valgono le seguenti disposizioni:
1. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è istituito a livello territoriale o di comparto, aziendale e di sito produttivo. L'elezione dei rappresentanti per la sicurezza avviene secondo le modalità di cui al punto 6, di seguito riportato.
2. In tutte le aziende, o unità produttive, è eletto o designato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
3. Nelle aziende o unità produttive che occupano fino a 15 lavoratori il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è di norma eletto direttamente dai lavoratori al loro interno oppure è individuato per più aziende nell'ambito territoriale o del comparto produttivo secondo quanto previsto dal successivo articolo 48.
4. Nelle aziende o unità produttive con più di 15 lavoratori il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è eletto o designato dai lavoratori nell'ambito delle rappresentanze sindacali in azienda. In assenza di tali rappresentanze, il rappresentante è eletto dai lavoratori della azienda al loro interno.
5. Il numero, le modalità di designazione o di elezione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, nonché il tempo di lavoro retribuito e gli strumenti per l'espletamento delle funzioni sono stabiliti in sede di contrattazione collettiva.
6. L'elezione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza aziendali, territoriali o di comparto, salvo diverse determinazioni in sede di contrattazione collettiva, avviene di norma in corrispondenza della giornata nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro, individuata, nell'ambito della settimana europea per la salute e sicurezza sul lavoro, con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, sentite le confederazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Il D. Lgs. 81/08 disciplina altresì le modalità di attuazione  del presente punto.
7. In ogni caso il numero minimo dei rappresentanti di cui al punto 2 è il seguente:
un rappresentante nelle aziende ovvero unità produttive sino a 200 lavoratori;
tre rappresentanti nelle aziende ovvero unità produttive da 201 a 1.000 lavoratori;
sei rappresentanti in tutte le altre aziende o unità produttive oltre i 1.000 lavoratori. In tali aziende il numero dei rappresentanti è aumentato nella misura individuata dagli accordi interconfederali o dalla contrattazione collettiva.
8. Qualora non si proceda alle elezioni previste dai punti 3 e 4, le funzioni di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sono esercitate dai rappresentanti di cui ai successivi articoli 48 e 49, salvo diverse intese tra le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Art. 50. Attribuzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
Fatto salvo quanto stabilito in sede di contrattazione collettiva, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza:
a) accede ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le lavorazioni; b) è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nella azienda o unità produttiva;
c) è consultato sulla designazione del responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione, alla attività di prevenzione incendi, al primo soccorso, alla evacuazione dei luoghi di lavoro e del medico competente;
d) è consultato in merito all'organizzazione della formazione di cui all'articolo 37;
e) riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente alla valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonché quelle inerenti alle sostanze ed ai preparati pericolosi, alle macchine, agli impianti, alla organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli infortuni ed alle malattie professionali; f) riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza; g) riceve una formazione adeguata e, comunque, non inferiore a quella prevista dall'articolo 37;
h) promuove l'elaborazione, l'individuazione e l'attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e l'integrità fisica dei lavoratori;
i) formula osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti, dalle quali è, di norma, sentito;
l) partecipa alla riunione periodica di cui all'articolo 35;
m) fa proposte in merito alla attività di prevenzione; n)   avverte il responsabile della azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività;
o) può fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro o dai dirigenti e i mezzi impiegati per attuarle non siano idonei a garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro.
La consultazione e partecipazione del RLS nell’applicazione della sicurezza nei luoghi di lavoro si rende necessaria in quanto esso rappresenta il tramite tra le figure del datore di lavoro/dirigente, RSPP, e i lavoratori.
Il datore di lavoro effettua la valutazione dei rischi ed elabora il documento di valutazione dei rischi, in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e con il medico competente, nei casi relativi alla sorveglianza sanitaria.
Tali attività sono realizzate previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
La consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza avviene anche per operazioni lavorative particolari.
1. Per tali operazioni lavorative, come quella di manutenzione, per le quali è prevedibile, nonostante l'adozione di tutte le misure di prevenzione tecnicamente applicabili, un'esposizione rilevante dei lavoratori addetti ad agenti cancerogeni o mutageni, il datore di lavoro previa consultazione del rappresentante per la sicurezza:
dispone che soltanto tali lavoratori hanno accesso alle suddette aree anche provvedendo, ove tecnicamente possibile, all'isolamento delle stesse ed alla loro identificazione mediante appositi contrassegni;
fornisce ai lavoratori speciali indumenti e dispositivi di protezione individuale che devono essere indossati dai lavoratori adibiti alle suddette operazioni.
2. La presenza nelle aree di cui sopra dei lavoratori addetti è in ogni caso ridotta al tempo strettamente necessario con riferimento alle lavorazioni da espletare.
Per la valutazione dell’esposizione al rischio amianto (il valore limite di esposizione per l'amianto è fissato a 0,1 fibre per centimetro cubo di aria, misurato come media ponderata nel tempo di riferimento di otto ore), il datore di lavoro è tenuto ad effettuare periodicamente la misurazione della concentrazione di fibre di amianto nell'aria del luogo di lavoro. I risultati delle misure sono riportati nel documento di valutazione dei rischi.
Il campionamento deve essere rappresentativo della concentrazione nell’aria della polvere proveniente dall'amianto o dai materiali contenenti amianto (disposizione così modificata dall'articolo 116 del d.lgs. n. 106 del 2009).
I campionamenti sono effettuati previa consultazione dei lavoratori ovvero dei loro rappresentanti.
Nell’ipotesi in cui l’esposizione non può essere ridotta con altri mezzi ed è pertanto necessario, per rispettare il valore limite, l'uso di specifici dispositivi di protezione individuale, tale utilizzo deve essere intervallato da periodi di riposo adeguati all'impegno fisico richiesto dal lavoro; l'accesso alle aree di riposo deve essere preceduto da idonea decontaminazione. Il datore di lavoro, previa consultazione con i lavoratori o i loro rappresentanti, è tenuto a consentire tali periodi di riposo necessari, in funzione dell'impegno fisico e delle condizioni climatiche.
Qualora dai risultati delle misurazioni della concentrazione di amianto nell'aria emergano valori superiori al valore, il datore di lavoro informa il più presto possibile i lavoratori interessati e i loro rappresentanti del superamento e delle cause dello stesso e li consulta sulle misure da adottare o, nel caso in cui ragioni di urgenza non rendano possibile la consultazione preventiva, il datore di lavoro informa tempestivamente i lavoratori interessati e i loro rappresentanti delle misure adottate.
Poiché, come detto, è indispensabile la collaborazione di tutte le parti interessate alla sicurezza nei luoghi di lavoro ed inoltre che, per poterla efficacemente affrontare, bisogna fare affidamento sia sulle misure tecniche sia, soprattutto, sull'apporto decisivo del fattore umano (i lavoratori) da coinvolgere attraverso una continua e penetrante opera di sensibilizzazione "informazione - istruzione - addestramento - formazione ..., quindi attraverso una cultura di tipo partecipativo“, l'istituzione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza ha voluto regolamentare la partecipazione sistematica all'organizzazione della prevenzione nei luoghi di lavoro, riconoscendo ai rappresentanti dei lavoratori e ai lavoratori stessi il:
- diritto di essere consultati
- diritto di essere informati
- diritto ad una formazione adeguata e specifica
- diritto ad esercitare un costante controllo sull'osservanza delle misure di prevenzione.