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Ergonomia
Il termine ergonomia deriva dalle parole greche ergon che significa lavoro e nomos che significa legge.
L’ergonomia è quella disciplina che ha come oggetto l’attività umana in relazione alle condizioni ambientali, strumentali ed organizzative in cui si svolge.
Lo scopo dell’ergonomia è quello di adattare il lavoro ai lavoratori in modo tale da ridurne al minimo i disagi fisici, aumentarne la produttività, diminuirne l’assenteismo altre che gli incidenti e le malattie professionali.
Applicando i principi dell’ergonomia è possibile raggiungere, dunque, i seguenti obiettivi:
Miglioramento della qualità del lavoro;
Applicazione delle norme esistenti;
Diminuzione dell’assenteismo;
Riduzione di incidenti e malattie professionali;
Diminuzione di costi per incapacità del personale;
Aumento della produzione
D. Lgs. 81/08 Art 15: Misure generali di tutela :
il rispetto dei principi ergonomici nella organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo.
Tra le norme di buona tecnica risultano di fondamentale importanza la Norma UNI EN 894-3 e la Norma UNI EN ISO 10075-2.
La norma UNI EN 894-3  si riferisce alla sicurezza del macchinario e stabilisce i requisiti ergonomici per la progettazione di dispositivi di informazione e comando definendone l’ubicazione in modo tale che essi si adattino ai requisiti dei lavoratori.
La norma Norma UNI EN ISO 10075-2 stabilisce i requisiti ergonomici relativi al carico mentale con lo scopo di avere un’adeguata progettazione del lavoro in relazione all’utilizzo della capacità umana al fine di creare condizioni di lavoro ottimali evitando sia il sovraccarico che il sottocarico mentale.
Il posto di lavoro è caratterizzato dall’interazione dei seguenti fattori:
Il lavoratore con le sue caratteristiche fisiche, intellettive, con le sue capacità di movimenti, con la sua formazione;
I macchinari, le attrezzature i luoghi in cui vengono svolti i lavori;
Il microclima, il rumore, le vibrazioni e l’illuminazione.
Da attenta analisi del posto di lavoro ne scaturisce il benessere del lavoratore con un conseguente miglioramento dei risultati aziendali in termini di :
Miglioramento del morale dei lavoratori;
Diminuzione delle giornate perse per malattia;
Aumento della produttività.
Attraverso i principi ergonomici, invece di prendere in esame i termini del problema uno alla volta, l’uomo o la macchina, si considera la relazione che li lega.
Compito dell’ergonomia è, dunque, quello di comprendere l’interazione tra l’uomo e la macchina e migliorarne la comunicazione. Si tratta di progettare e costruire ambienti di lavoro che siano “favorevoli” allo sviluppo di una relazione dinamica tra l’operatore e gli strumenti che egli usa e tra l’operatore e gli altri attori sociali con cui coopera.
Il sistema ergonomico uomo-macchina-ambiente
Considerando il rapporto uomo-macchina, la progettazione del posto di lavoro per essere rispondente ai principi ergonomici deve considerare i seguenti fattori:
-  Attrezzature;
-  Macchine;
-  Arredamenti;
Altri componenti utilizzati sul posto di lavoro.
La progettazione degli spazi e delle attrezzature deve essere adattata alle caratteristiche fisiche dei lavoratori ed agli ingombri dei dispositivi da manovrare. Inoltre, i processi lavorativi devono essere organizzati in modo razionale affinché si svolgano senza ostacoli;
Il sistema ergonomico uomo-macchina-ambiente
Considerando, invece, il rapporto uomo-ambiente, la progettazione del posto di lavoro per essere rispondente ai principi ergonomici deve considerare quei fattori che influenzano l’uomo ed il suo operato ed in particolare:
-  l’illuminazione;
-  il microclima;
-  il rumore.
Il sistema ergonomico uomo-macchina-ambiente
Nel rapporto uomo-uomo, la progettazione del posto di lavoro, per essere rispondente ai principi ergonomici, deve considerare anche i rapporti interpersonali tra i lavoratori che operano nell’ambiente di lavoro.
Bisogna considerare;
Il clima organizzativo;
Le relazioni formali ed informali;
Le dinamiche di gruppo;
L’adesione alla cultura organizzativa;
Le dinamiche di comunicazione.
Organizzazione del lavoro
L’ergonomia è strettamente legata non solo ai problemi tecnici ma anche all’organizzazione del lavoro.
Nel rispetto dei principi ergonomici, è di fondamentale importanza distribuire le mansioni ed i compiti lavorativi tenendo conto dell’esperienza e della capacità di ciascun lavoratore evitando le mansioni troppo ripetitive i carichi di lavoro troppo eccessivi o troppo scarsi.
Inoltre per una corretta organizzazione del lavoro, bisogna prevedere il coinvolgimento di tutti i lavoratori e la loro massima partecipazione alle attività lavorative.
Organizzazione del lavoro
Un fattore di fondamentale importanza è rappresentato dalla formazione che è legata allo svolgimento delle mansioni ed ha lo scopo di rendere i lavoratori coscienti del proprio ruolo, delle proprie responsabilità e delle possibilità di sviluppo e di crescita.
I rischi connessi all’organizzazione del lavoro e di natura ergonomica sono quelli legati prevalentemente :
all’uso di videoterminali;
alla movimentazione manuale dei carichi.
Un approccio ergonomico nella organizzazione aziendale garantisce alla impresa una serie di vantaggi soprattutto economici.
In particolare adottando tale approccio avremo:
Meno malattie e meno infortuni;
Maggiore benessere;
Maggiore produttività.
Meno malattie e meno infortuni :
Un’errata organizzazione del lavoro può causare danni fisici al lavoratore e costringerlo a restare lontano dal lavoro.
Invece lo scopo di un approccio ergonomico è quello di risolvere i problemi legati alla sicurezza e ridurre i rischi di infortuni.
Maggiore benessere e produttività:
Un posto di lavoro che rispetta i requisiti ergonomici garantisce il benessere dei lavoratori.
Se il lavoratore ha una mansione che rispetta le sue capacità ed esigenze, si sente più motivato e non sovraccaricato. Tutto ciò genera un miglioramento delle prestazioni ed un aumento della sua produttività.
E’ importante definire i requisiti ergonomici di un’organizzazione aziendale già in fase di progettazione in modo tale da evitare costi aggiuntivi o in modo da contenere i costi.
Di fatti, se si interviene a posteriori per migliorare l’ergonomia del posto di lavoro, acquistando ad esempio nuove attrezzature, ci saranno interruzioni del lavoro e costi maggiori.
Diviene indispensabile, dunque, basare la progettazione, l’organizzazione, la scelta e la disposizione delle attrezzature e dei posti di lavoro sui principi ergonomici al fine di generare condizioni di lavoro a misura d’uomo ed contenere i costi dei processi produttivi.
Inoltre l’applicazione dei principi ergonomici garantisce una partecipazione attiva dei lavoratori che con le proprie capacità contribuiscono all’evoluzione della organizzazione.

ancoraggi posti in quota sulle copertureMontaggio della linea vita, ossia di un insieme di ancoraggi posti in quota sulle coperture alla quale si agganciano gli operatori tramite imbracature e relativi cordini; può essere del tipo temporaneo o stabile. Nel primo caso viene utilizzata per il montaggio di edifici prefabbricati e successivamente smontata, nel secondo caso viene installata sulle coperture dei nuovi edifici in modo stabile, per la loro manutenzione. Inoltre, può essere fissata su diversi tipi di materiali, quali calcestruzzo, laterocemento, legno, e travi in ferro. Generalmente, la linea vita viene utilizzata da lattonieri, muratori, installatori impianti, tecnici antenna e da chiunque debba salire in copertura per lavorazioni o manutenzioni.
In particolare, le linee vita vengono installate per svolgere sulle coperture dei fabbricati (civili e non) i seguenti interventi:
- accesso al tetto per vari usi;
- ispezioni del tetto in tutte le sue parti;
- riparazioni ordinarie e straordinarie;
- installazione di impianti tecnologici (parabole, fotovoltaico, termico-solare);
- pulizia canne fumarie e pulizia gronde;
- rifacimento lastrici solari ed impermeabilizzazioni.
Nei lavori in quota, dove i lavoratori sono esposti a rischi particolarmente elevati per la loro salute e sicurezza, in particolare a rischi di caduta dall’alto, e quando il dislivello è maggiore di quello imposto dalla legislazione vigente (2 mt), devono essere adottate misure di protezione collettive (parapetti, ponteggi, impalcature, reti, ecc), in mancanza di queste e/o per eliminare rischi residui,  occorre utilizzare Dispositivi di Protezione Individuale combinati con ancoraggi singoli o linee vita rigide o flessibili.
Il progettista della linea vita deve prevedere il posizionamento dei dispositivi di ancoraggio, valutando la solidità del solaio ed eventuali zone a rischio di caduta su balconi, terrazzi, vicini all'impianto di ancoraggio.
Il progettista, oltre alla presentazione degli elaborati grafici che rappresentano la prima parte del progetto, è tenuto a verificare, mediante calcoli, la resistenza della struttura di supporto utilizzata per valutarne la capacità di sopportare i carichi indotti da un’eventuale caduta di un operatore. Qualora non siano note le “caratteristiche tecniche dell’elemento costituente la struttura portante, è necessario realizzare, a parte, delle prove di resistenza statica e dinamica su un campione di struttura con un campione di ancoraggio” (UNI EN 795).
La linea vita deve essere progettata affinché il soggetto non abbia una caduta libera superiore a 1,5 metri, considerando il fatto che, in relazione alla tipologia di assorbitori e all’allungamento fisico/metallico del sistema sollecitato, lo spazio di arresto sarà superiore.
Il montaggio della linea vita deve avvenire nel rispetto delle misure di prevenzione degli infortuni secondo quanto previsto dall’ Art. 115 del D.Lgs. 81/08 come integrato dal D.Lgs.106/09 e secondo quanto indicato dalla norma di riferimento UNI EN 795:2002, che specifica “i requisiti, i metodi di prova e le istruzioni per l’uso e la marcatura di dispositivi di ancoraggio progettati esclusivamente per l’uso con dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto.
La legge non impone agli installatori di seguire corsi formativi, ma prevede che questi siano adeguatamente formati e in grado di dimostrare al committente le proprie competenze, ossia devono essere a conoscenza delle peculiarità che caratterizzano il sistema anticaduta, delle problematiche che potrebbe incontrare e delle soluzioni da adottare.
Il montatore della linea vita deve prestare la massima attenzione ai seguenti aspetti:
- attenersi strettamente alle prescrizioni del progetto fornito dal progettista;
- attenersi alle specifiche di montaggio riportate sul manuale tecnico del prodotto;
- verificare e controllare che le caratteristiche strutturali previste dal progetto siano reali;
- verificare la qualità del materiale utilizzato per il montaggio;
Gli installatori di Linee vita devono rilasciare, al termine dell'installazione del sistema anticaduta, la Dichiarazione di corretto montaggio, con la quale dichiarano di avere eseguito il lavoro a regola d'arte. Risulta necessario, quindi, dedicare tempo all’aggiornamento e alla formazione in modo tale da accrescere costantemente le proprie conoscenze relative all’argomento Linee Vita.
Installare parapetti provvisori per proteggere gli operatori durante la fase di montaggio del sistema linea vita.
Verificare la stabilità, la completezza e gli aspetti dimensionali del parapetto di protezione, con particolare attenzione alla consistenza strutturale e al corretto fissaggio, in grado di poter resistere alle sollecitazioni nell’insieme e in ogni sua parte, in relazione alle condizioni ambientali ed alla sua specifica funzione. Non modificare o eliminare un parapetto, ma segnalare al responsabile eventuali non rispondenze del parapetto alla normativa
Fornire idonei dispositivi di protezione individuale con relative informazioni all’uso
Usare i dispositivi di protezione individuale.
PUNTI DI ANCORAGGIO a norma UNI EN 795:2002
I punti d’ancoraggio, definiti un insieme di elementi comprendente il materiale base, l’ancorante e l’elemento da fissare,  sono dispositivi di protezione individuale permanenti, che assicurano le condizioni per la messa in sicurezza dell’operatore, al fine di prevenire infortuni in tutti i luoghi di lavoro in quota, sia all’interno che all’esterno degli edifici. La loro posa avviene solitamente per casi di strutture che richiedono un accesso sporadico alla copertura e l’utilizzo del sistema anticaduta avviene tramite il collegamento dei connettori (corde) del Dispositivo di Protezione Individuale indossato dall'operatore (imbracatura di sicurezza) ai punti di ancoraggio fissati alla struttura.
La norma UNI EN 795:2002 suddivide i punti di ancoraggio in classi a seconda della destinazione d’uso e delle caratteristiche:
• classe A1, comprende ancoraggi strutturali progettati per essere fissati a superfici verticali, orizzontali ed inclinate;
• classe A2, comprende ancoraggi strutturali progettati per essere fissati su tetti inclinati;
• classe B, comprende dispositivi di ancoraggio provvisori portatili;
• classe C, comprende dispositivi di ancoraggio che utilizzano linee di ancoraggio flessibili orizzontali;
• classe D, comprende dispositivi di ancoraggio che utilizzano rotaie di ancoraggio rigide orizzontali;
• classe E, comprende ancoraggi a corpo morto da utilizzare su superfici orizzontali.
ANCORAGGIO A CORPO MORTO - Classe E
Dispositivi di ancoraggio costituiti da masse metalliche modulari o di calcestruzzo (dischi o plinti) o da contenitori colmi di acqua, con la funzione di contrappeso in caso di caduta dell’operatore. Sono dotati di uno o più punti di ancoraggio in base ala numero di operatori che può essere collegato contemporaneamente in rapporto al peso del cosiddetto corpo morto. La classe E comprende ancoraggi a corpo morto da utilizzare solo su superfici orizzontali, considerando che una superficie si intende orizzontale se devia dall’orizzonte per non più di 5°.
Questo tipo di ancoraggio viene utilizzato su tratti di copertura piana limitati per interventi di piccola manutenzione o ispezione, mediante un dispositivo di arresto caduta fisso o retrattile, correttamente innestato al punto di ancoraggio.
LINEA DI ANCORAGGIO VERTICALE OD OBLIQUA
Linee di ancoraggio verticali od oblique, del tipo flessibile o rigido. La linea verticale od obliqua flessibile è costituita da una fune tesa, quella verticale od obliqua rigida è costituita da una guida metallica.
Questo tipo di ancoraggio, al quale può essere agganciato un solo operatore alla volta, risulta idoneo per spostamenti o lavori su piani verticali o molto inclinati, quali coperture a falde o di tipo voltato, tralicci e scale. In particolare, la linea di ancoraggio verticale rigida è idonea per installazioni definitive e un uso frequente, mentre la linea di ancoraggio verticale flessibile è idonea per installazioni provvisorie e un uso non frequente.
PUNTI DI ANCORAGGIO FISSI - Classe A
Dispositivi di ancoraggio fissi, che secondo la norma UNI EN 795:2002, possono essere progettati in due classi:
o classe A1, ancoraggi strutturali progettati per essere installati su superfici verticali, orizzontali ed inclinate;
o classe A2 , ancoraggi strutturali progettati per essere installati su coperture inclinate.
Questa tipologia di ancoraggio è utilizzata su coperture di medio-piccole dimensioni, su cui sono previsti interventi di manutenzione di modesta entità e di breve durata.
PUNTI DI ANCORAGGIO PROVVISORI - Classe B
I dispositivi provvisori portatili di classe B sono costituiti da sistemi che sfruttano l’appoggio a contrasto con strutture portanti. Le tipologie più diffuse sono le seguenti:
o trave trasversale, composta da un elemento da porre a contrasto con la struttura che circoscrive l’apertura all’interno della quale è necessario calarsi;
o perni con ritenuta, da inserire in asole di strutture portanti, quali i profilati in acciaio;
o treppiede, utilizzato al di sopra di aperture nei solai o come dispositivo di ancoraggio per il recupero di un infortunato e per questo dotato di verricello.
Questa tipo di ancoraggio provvisorio viene utilizzato in casi particolari, dove non esistono soluzioni alternative o per interventi occasionali quali: operazioni di recupero, lavori entro aperture nei solai, tetti, lucernari.
ROTAIE DI ANCORAGGIO RIGIDE ORIZZONTALI - Classe D
I dispositivi di ancoraggio conformi alle norme UNI EN 795:2006 - classe D sono costituiti da rotaie o canaline rigide, dotate di un punto di ancoraggio mobile che scorre liberamente lungo la stessa canalina o rotaia, fissate a due o più punti della struttura, in modo permanente. La linea di ancoraggio si definisce orizzontale quando devia dall’orizzonte per non più di 15°. Questo tipo di ancoraggio può essere utilizzato contemporaneamente da due o più operatori, su tutti i tipi di coperture, anche a geometrie complesse e molto estese, per interventi di manutenzione frequenti.
Nei lavori in quota, dove i lavoratori sono esposti a rischi particolarmente elevati per la loro salute e sicurezza, in particolare a rischi di caduta dall’alto, e quando il dislivello è maggiore di quello imposto dalla legislazione vigente (2 mt), devono essere adottate misure di protezione collettive (parapetti, ponteggi, impalcature, reti, ecc), in mancanza di queste e/o per eliminare rischi residui,  occorre utilizzare Dispositivi di Protezione Individuale combinati con ancoraggi singoli o linee vita rigide o flessibili.

DUMPER
Il dumper è una macchina utilizzata esclusivamente per il trasporto e lo scarico del materiale, costituita da un corpo semovente su ruote, munito di un cassone.
Lo scarico del materiale può avvenire posteriormente o lateralmente mediante appositi dispositivi oppure semplicemente a gravità. Il telaio della macchina può essere rigido o articolato intorno ad un asse verticale. In alcuni tipi di dumper, al fine di facilitare la manovra di scarico o distribuzione del materiale, il posto di guida ed i relativi comandi possono essere reversibili.
PRESCRIZIONI PRELIMINARI
L'attrezzatura/macchina deve essere accompagnata da informazioni di carattere tecnico e soprattutto dal libretto di garanzia e dalle istruzioni d'uso e manutenzione, riportanti le indicazioni necessarie per eseguire, senza alcun rischio, la messa in funzione, l'utilizzazione, il trasporto, l'eventuale installazione e/o montaggio (smontaggio), la regolazione, la manutenzione e le riparazioni della macchina stessa.
Tale documentazione deve, inoltre, fornire le informazioni sull'emissione di potenza sonora e sulle vibrazioni prodotte.
Prima dell'introduzione in cantiere di utensili, attrezzature a motore, macchinari ecc. dovranno essere eseguite periodicamente verifiche sullo stato manutentivo, ad opera di personale qualificato in grado di procedere alle eventuali necessarie riparazioni.
Qualora vengano compiute operazioni di regolazione, riparazione o sostituzione di parti della macchina, bisognerà utilizzare solo ricambi ed accessori originali, come previsto nel libretto di manutenzione e non modificare alcuna parte della macchina.
MISURE DI PREVENZIONE
• Prima di utilizzare la macchina accertarsi dell'esistenza di eventuali vincoli derivanti da limitazioni di carico (terreno, pavimentazioni, rampe), ostacoli, limiti di ingombro. In caso di spostamenti su strada, informarsi preventivamente delle eventuali limitazioni di ingombro, carico della pavimentazione stradale, ecc
• Verificare sempre la consistenza del terreno ed in caso di vicinanza di opere di sostegno, assicurarsi anche dello stato di queste ultime, onde evitare, per il sovrappeso della macchina, il cedimento del muro ed il ribaltamento del mezzo
• Verificare preventivamente che, nella zona di lavoro, non vi siano cavi, tubazioni interrate, interessate dal passaggio di gas e/o acqua
• In caso di lavori notturni, verificare, preventivamente la zona di lavoro ed utilizzare tutte le luci disponibili
• Mantenere sempre puliti da grasso, olio e fango, i gradini di accesso e gli appigli per la salita al posto di guida
• Non utilizzare, come appigli per la salita sulla macchina le tubazioni flessibili né i comandi, in quanto non offrono garanzie per una sicura tenuta; inoltre, lo spostamento di un comando può provocare un movimento della macchina o dell'attrezzatura di scavo
• Non salire o scendere dalla macchina quando questa è in movimento
• Dopo essere saliti in cabina, usare la macchina solo rimanendo seduti al posto di guida, rimanere sempre con la testa, il corpo e gli arti, dentro la cabina di guida in modo da non esporsi ad eventuali rischi presenti all'esterno (rami, caduta di gravi, ecc.)
• Prima di muovere la macchina garantirsi una buona visione della zona circostante; pulire sempre i vetri della cabina di guida
• Prima di avviare la macchina regolare e bloccare il sedile di guida in posizione ottimale
• Utilizzare la macchina a velocità tali da poterne mantenere costantemente il controllo
• Non usare la macchina per trasportare oggetti che non siano stati adeguatamente fissati ad appositi supporti o opportunamente imbracati
• Durante le manovre ed il caricamento del mezzo, vietare a chiunque di sostare in vicinanza del mezzo meccanico; anche l'operatore durante le fasi di carico e scarico del mezzo non dovrà sostare al posto di guida
• Per l'esecuzione di manovre in spazi ristretti, l'operatore dovrà farsi supportare da altra persona a terra
• L'operatore dovrà astenersi dal salire sul cassone del mezzo meccanico, qualora fosse necessario e dovrà procedere con massima cautela controllando preventivamente che le proprie scarpe siano prive di fango e/o bagnate nella suola e che i pedalini di salita (di tipo antiscivolo) siano puliti
• In caso di arresto della macchina, riportare i comandi in folle ed inserire il freno; non abbandonare mai la macchina con il motore acceso
• Chiudere la macchina nelle soste per il pranzo o alla fine della giornata lavorativa, per evitare avviamenti a personale non autorizzato
• Prestare la massima attenzione nell’attraversare zone con irregolarità superficiali; si potrebbe interrompere la continuità dell'aderenza o della trazione sul terreno della macchina con pericolo di scivolamenti laterali e/o ribaltamenti
• Evitare l'attraversamento e/o il superamento di ostacoli; nel caso in cui ciò non fosse possibile, ridurre la velocità, procedere obliquamente, portarsi sul punto di "bilico", bilanciare la macchina sull'ostacolo e scendere lentamente
• Indossare indumenti aderenti al corpo, evitando assolutamente abiti con parti sciolte e svolazzanti, eventuali capelli lunghi vanno tenuti legati
• Evitare che gli interventi di manutenzione vengano effettuati da personale inesperto o non autorizzato. Al termine dell'intervento, rimettere a posto tutte le protezioni della macchina (carter, ecc.), che erano state asportate per eseguire la manutenzione stessa
• Tutti gli interventi di manutenzione dovranno essere eseguiti senza la presenza di personale nella cabina guida, a meno che si tratti di personale esperto, incaricato di collaborare all'operazione
• Non eseguire mai interventi di manutenzione con il motore acceso, salvo ciò sia prescritto nelle istruzioni per la manutenzione della macchina
• In caso di intervento in luogo chiuso (officina) o ambiente confinato (galleria) predisporre un sistema di depurazione o allontanamento dei gas di scarico
• Verificare la presenza della targhetta con i dati del costruttore e indicazioni sulla potenza sonora emessa dalla macchina
• Verificare che i comandi e gli indicatori principali siano facilmente accessibili e che le interferenze elettromagnetiche parassite (EMC, radio e telecomunicazioni, trasmissione elettrica o elettronica dei comandi) non provochino accidentalmente movimenti della macchina o delle sue attrezzature
• Verificare che i comandi siano disposti, disattivati e/o protetti in modo tale da non poter essere azionati inavvertitamente, in particolare quando l'operatore entra o esce dal suo posto
• Gli autocarri dovranno essere dotati di freno di servizio, di soccorso e di stazionamento, efficiente in tutte le condizioni di servizio, carico, velocità, stato del terreno e pendenza previste dal produttore e corrispondenti alle situazioni che si verificano normalmente.
• L'operatore dovrà essere in grado di rallentare e di arrestare la macchina per mezzo del freno di servizio. In caso di guasto del freno di servizio dovrà essere previsto un freno di soccorso.
• Dovrà essere previsto un dispositivo meccanico di stazionamento per mantenere immobile la macchina già ferma; questo freno di stazionamento dovrà essere bloccabile e potrà essere combinato con uno degli altri dispositivi di frenatura
• Verificare la presenza di protezioni al motore e agli organi di trasmissione del moto
• Verificare che le parti mobili e/o le parti calde del mezzo meccanico siano munite di protezioni per ridurre al minimo il rischio di schiacciamenti, cesoiamenti, tagli e contatto con superfici calde. Schermi e ripari devono essere progettati in modo da rimanere ben fissati al loro posto. L'apertura e il bloccaggio devono poter essere effettuati in modo facile e sicuro. Nei casi in cui l'accesso è necessario solo raramente, devono essere montati ripari fissi smontabili per mezzo di attrezzi. Nei casi in cui l'accesso è necessario di frequente per motivi di riparazione o di manutenzione, possono essere installati ripari mobili. Per quanto possibile schermi e ripari devono rimanere incernierati alla macchina quando sono aperti
• Verificare periodicamente l’integrità dei tubi flessibili e dell'impianto oleodinamico. Tubi e tubi flessibili dovranno essere installati, montati e se necessario fissati in modo tale da
ridurre al minimo il contatto con superfici calde, l'attrito o altri danni esterni non intenzionali
• Dovrà essere possibile l'ispezione a vista di tubi e relativi accessori, tranne per quelli posizionati all'interno di elementi strutturali. Ogni componente o elemento della macchina in grado di deviare un possibile getto di fluido potrà essere considerato un dispositivo di protezione sufficiente. I tubi flessibili che dovranno sopportare una pressione superiore 15 Mpa (150 bar) non dovranno essere muniti di raccordi smontabili
• Verificare la presenza delle seguenti strutture protettive:
­ ROPS in caso di ribaltamento;
­ FOPS contro la caduta di oggetti dall'alto.
Gli autoribaltabili compatti provvisti di cabina dovranno essere progettati e costruiti in modo tale da accogliere una struttura FOPS di livello I, mentre gli autoribaltabili compatti provvisti di attrezzatura di autocaricamento dovranno essere dotati di una struttura FOPS di livello II
• Gli autoribaltabili compatti con potenza <=45kW non richiedono necessariamente una cabina
• Verificare che le macchine movimento terra siano dotate di:
­ luci di arresto e indicatori di direzione per macchine con velocità per costruzione superiore a 30 Km/h;
­ un dispositivo di segnalazione acustica comandato dal posto dell'operatore, il cui livello sonoro deve essere di almeno 93 dB(A) a 7 m di distanza dall'estremità frontale della macchina;
­ un dispositivo che permetta di installare un mezzo di segnalazione luminosa rotante
• Verificare che il mezzo meccanico sia dotato di sistemi di accesso adeguati, che garantiscano accesso sicuro al posto dell'operatore e alle zone da raggiungere per la manutenzione
• Le macchine per le quali è previsto che l'operatore stia seduto dovranno essere dotate di un sedile regolabile concepito in modo ergonomico, in grado di attenuare le vibrazioni e che mantenga l'operatore in una posizione stabile e gli permetta di comandare la macchina in tutte le condizioni operative prevedibili
• Verificare che il livello di potenza sonora all'interno della cabina non sia superiore a 85 dB(A)
• Nel caso in cui il posto dell'operatore sia provvisto di un sedile reversibile (con rotazione di 180°) per la marcia in avanti e indietro, il senso del movimento impresso al comando dello sterzo dovrà corrispondere al voluto mutamento della direzione di marcia della macchina
• Verificare che la forma e la posizione del posto dell'operatore siano tali da garantire visibilità sufficiente della zona di guida e della zona di lavoro. Per ovviare ad una visione diretta insufficiente, dovranno essere previsti dei dispositivi supplementari, quali specchietti, congegni ad ultrasuoni o dispositivi video
• Gli specchietti retrovisori esterni dovranno garantire una sufficiente visibilità. Il finestrino anteriore e, se necessario, quello posteriore, dovranno essere dotati di tergicristallo e di lavacristallo motorizzati. Dovrà essere previsto un sistema di sbrinamento dei finestrini anteriori
• Controllare l'efficienza delle luci e dei dispositivi di avvertimento e segnalazione: avvertitore acustico e sistema di segnalazione luminosa
• Verificare la presenza del dispositivo di blocco per l'azione ribaltabile del cassonetto al limite della sua corsa e la buona efficienza dei dispositivi di chiusura delle sponde
• Prevedere un dispositivo meccanico di supporto del cassone per sostenere il cassone nella posizione sollevata. Il cassone deve poter essere abbassato fino alla posizione di trasporto, anche a motore spento
• Se il cassone ribaltabile può essere aperto manualmente, il dispositivo di comando dell'apertura deve essere progettato e installato in modo tale che l'apertura e la chiusura possano avvenire in modo sicuro, per esempio dal posto dell'operatore o da un lato diverso da quello che si trova nella direzione di scarico
• Se il cassone ribaltabile non è visibile all'operatore quando questi si trovi in posizione seduta, deve essere previsto un indicatore della posizione del cassone che segnali che quest'ultimo non è in posizione di trasporto
• L'attrezzatura di autocaricamento deve essere progettata in modo tale da poter caricare unicamente il cassone della macchina sulla quale è montata
• Qualora esista il rischio di perdita di stabilità durante lo scarico a causa del gelo o dell'incollamento del carico al cassone, è necessario prevedere adeguate misure per facilitare lo scarico, per esempio riscaldando il cassone stesso
• Verificare che le direzioni di spostamento della macchina nonché i movimenti delle sue attrezzature siano chiaramente indicati sull'unità di comando, la quale deve essere anche protetta contro azionamenti involontari (es. pulsanti incassati). Bloccare i comandi nel modo "disattivato" per evitare ogni possibile azionamento involontario o non autorizzato

Utilizzo del PC Rischi

Pubblicato da Lilino Albanese | 13:00

Attrezzature informatiche, quali personal computer o elaboratore elettronico, monitor, tastiera, mouse, accessori opzionali ed apparecchiature connesse, quali l’unità a dischi, la stampante, il plotter ed altro.

Utilizzo del PC Rischi

Utilizzo del PC Rischi
In particolare, per personal computer o elaboratore elettronico s’intende un insieme di apparecchiature progettate e costruite per l’acquisizione, l’archiviazione e l’emissione programmata dei dati. Il personal computer, infatti, si compone di una unità centrale con il compito di elaborare e conservare delle informazioni e di più unità periferiche che consentono di interfacciare con l’utente svolgendo funzioni di acquisizione dei dati (tastiera, mouse, joystick, scanner, ecc.) e di emissione dei dati (monitor, stampante, plotter ecc.).
Per videoterminale, s’intende uno schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di procedimento di visualizzazione utilizzato.
Per stampante, s’intende l’unità periferica di output che permette di trasferire su carta le informazioni digitali contenute nel computer.
Per plotter, s’intende l’unità periferica di output specializzata nella stampa di supporti di grande formato, utilizzato prevalentemente per la stampa di progetti architettonici, meccanici, elettrici, topografici e nel settore della grafica e della pubblicità.
Requisiti minimi previsti dall’ Allegato XXXIV del D. Lgs. 81/08 come modificato dal D. Lgs. n. 106/2009.
Schermo.
La risoluzione dello schermo deve essere tale da garantire una buona definizione, una forma chiara, una grandezza sufficiente dei caratteri e, inoltre, uno spazio adeguato tra essi.
L'immagine sullo schermo deve essere stabile; esente da farfallamento, tremolio o da altre forme di instabilità.
La brillanza e/o il contrasto di luminanza tra i caratteri e lo sfondo dello schermo devono essere facilmente regolabili da parte dell'utilizzatore del videoterminale e facilmente adattabili alle condizioni ambientali.
Lo schermo deve essere orientabile ed inclinabile liberamente per adeguarsi facilmente alle esigenze dell'utilizzatore.
È possibile utilizzare un sostegno separato per lo schermo o un piano regolabile.
Sullo schermo non devono essere presenti riflessi e riverberi che possano causare disturbi all'utilizzatore durante lo svolgimento della propria attività.
Lo schermo deve essere posizionato di fronte all’operatore in maniera che, anche agendo su eventuali meccanismi di regolazione, lo spigolo superiore dello schermo sia posto un pò più in basso dell’orizzontale che passa per gli occhi dell’operatore e ad una distanza degli occhi pari a circa 50-70 cm, per i posti di lavoro in cui va assunta preferenzialmente la posizione seduta
Tastiera e dispositivi di puntamento.
La tastiera deve essere separata dallo schermo e facilmente regolabile e dotata di meccanismo di variazione della pendenza onde consentire al lavoratore di assumere una posizione confortevole e tale da non provocare l'affaticamento delle braccia e delle mani.
Lo spazio sul piano di lavoro deve consentire un appoggio degli avambracci davanti alla tastiera nel corso della digitazione, tenendo conto delle caratteristiche antropometriche dell’operatore.
La tastiera deve avere una superficie opaca onde evitare i riflessi.
La disposizione della tastiera e le caratteristiche dei tasti devono agevolarne l'uso. I simboli dei tasti devono presentare sufficiente contrasto ed essere leggibili dalla normale posizione di lavoro.
Il mouse o qualsiasi dispositivo di puntamento in dotazione alla postazione di lavoro deve essere posto sullo stesso piano della tastiera, in posizione facilmente raggiungibile e disporre di uno spazio adeguato per il suo uso.
Piano di lavoro.
Il piano di lavoro deve avere una superficie a basso indice di riflessione, essere stabile, di dimensioni sufficienti a permettere una disposizione flessibile dello schermo, della tastiera, dei documenti e del materiale accessorio.
L’altezza del piano di lavoro fissa o regolabile deve essere indicativamente compresa fra 70 e 80 cm. Lo spazio a disposizione deve permettere l’alloggiamento e il movimento degli arti inferiori, nonché l’ingresso del sedile e dei braccioli se presenti.
La profondità del piano di lavoro deve essere tale da assicurare una adeguata distanza visiva dallo schermo.
Il supporto per i documenti deve essere stabile e regolabile e deve essere collocato in modo tale da ridurre al minimo i movimenti della testa e degli occhi.
Sedile di lavoro.
Il sedile di lavoro deve essere stabile e permettere all'utilizzatore libertà nei movimenti, nonché una posizione comoda. Il sedile deve avere altezza regolabile in maniera indipendente dallo schienale e dimensioni della seduta adeguate alle caratteristiche antropometriche dell’utilizzatore.
Lo schienale deve fornire un adeguato supporto alla regione dorso-lombare dell’utente. Pertanto deve essere adeguato alle caratteristiche antropometriche dell’utilizzatore e deve avere altezza e inclinazione regolabile. Nell’ambito di tali regolazioni l’utilizzatore dovrà poter fissare lo schienale nella posizione selezionata.
Lo schienale e la seduta devono avere bordi smussati. I materiali devono presentare un livello di permeabilità tali da non compromettere il comfort dell’utente e pulibili.
Il sedile deve essere dotato di un meccanismo girevole per facilitare i cambi di posizione e deve poter essere spostato agevolmente secondo le necessità dell’utilizzatore.
Un poggiapiedi sarà messo a disposizione di coloro che lo desiderino per far assumere una postura adeguata agli arti inferiori.  Il poggiapiedi non deve spostarsi involontariamente durante il suo uso.
Computer portatili
L’impiego prolungato dei computer portatili necessita della fornitura di una tastiera e di un mouse o altro dispositivo di puntamento esterni nonché di un idoneo supporto che consenta il corretto posizionamento dello schermo.
Spazio
Il posto di lavoro deve essere ben dimensionato e allestito in modo che vi sia spazio sufficiente per permettere cambiamenti di posizione e movimenti operativi.
Illuminazione
L'illuminazione generale e specifica (lampade da tavolo) deve garantire un illuminamento sufficiente e un contrasto appropriato tra lo schermo e l'ambiente circostante, tenuto conto delle caratteristiche del lavoro e delle esigenze visive dell'utilizzatore.
Riflessi sullo schermo, eccessivi contrasti di luminanza e abbagliamenti dell’operatore devono essere evitati disponendo la postazione di lavoro in funzione dell'ubicazione delle fonti di luce naturale e artificiale.
Riflessi ed abbagliamenti
Si dovrà tener conto dell’esistenza di finestre, pareti trasparenti o traslucide, pareti e attrezzature di colore chiaro che possono determinare fenomeni di abbagliamento diretto e/o indiretto e/o riflessi sullo schermo.
Le finestre devono essere munite di un opportuno dispositivo di copertura regolabile per attenuare la luce diurna che illumina il posto di lavoro.
Rumore
Il rumore emesso dalle attrezzature presenti nel posto di lavoro non deve perturbare l'attenzione e la comunicazione verbale.
Radiazioni
Tutte le radiazioni, eccezion fatta per la parte visibile dello spettro elettromagnetico, devono essere ridotte a livelli trascurabili dal punto di vista della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori
Parametri microclimatici
Le condizioni microclimatiche non devono essere causa di discomfort per i lavoratori.
Le attrezzature in dotazione al posto di lavoro non devono produrre un eccesso di calore che possa essere fonte di discomfort per i lavoratori.
Radiazioni
Tutte le radiazioni, eccezion fatta per la parte visibile dello spettro elettromagnetico, devono essere ridotte a livelli trascurabili dal punto di vista della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori.
Interfaccia elaboratore/uomo
All'atto dell'elaborazione, della scelta, dell'acquisto del software, o allorché questo venga modificato, come anche nel definire le mansioni che implicano l'utilizzazione di unità videoterminali, il datore di lavoro terrà conto dei seguenti fattori:
a) il software deve essere adeguato alla mansione da svolgere;
b) il software deve essere di facile uso adeguato al livello di conoscenza e di esperienza dell'utilizzatore. Inoltre nessun dispositivo di controllo quantitativo o qualitativo può essere utilizzato all'insaputa dei lavoratori;
c) il software deve essere strutturato in modo tale da fornire ai lavoratori indicazioni comprensibili sul corretto svolgimento dell’attività;
d) i sistemi devono fornire l’informazione di un formato e ad un ritmo adeguato agli operatori;
e) i principi dell’ergonomia devono essere applicati in particolare all’elaborazione dell’informazione da parte dell’uomo.
Interventi/Disposizioni/Procedure per ridurre i rischi
• Verificare l’integrità dei cavi delle apparecchiature elettriche utilizzate e l’efficienza dell’interruttore di alimentazione (Art. 80 del D.Lgs. n.81/08 come modificato dal D.Lgs. n.106/09)
• Regolare con cura la posizione, l'altezza e la distanza del monitor
• Disporre il monitor perpendicolare alle fonti luminose
• Inclinare il monitor per eliminare eventuali riflessi
• Collocare monitor e documenti alla stessa distanza dagli occhi il più lontano possibile, purchè siano leggibili
• Regolare contrasto, luminosità e caratteri del monitor (sfondo chiaro e lettere scure)
• Ammiccare spesso e fissare oggetti o persone lontani
• Utilizzare schermi protettivi durante l’uso intensivo dei videoterminali per evitare l’affaticamento visivo
• Pulire periodicamente monitor e schermo antiriflessi se presente
• Schermare finestre con tende ergonomiche adeguate al lavoro al PC
• Schermare e ridurre luci artificiali, usare lampada da tavolo
• Mantenere polsi distesi e dritti nella digitazione, con avambracci paralleli al pavimento e bene appoggiati sul tavolo
• Assumere una postura rilassata con il tronco sullo schienale tra 90 e 110° ed adottare abitudini lavorative idonee a salvaguardare il proprio benessere fisico
• Evitare di mantenere la stessa posizione per tempi prolungati
• Utilizzare stampanti o plotter non rumorosi ed eventualmente spostare quelli rumorosi in altri locali (Art. 192 del D.Lgs. n.81/08 come modificato dal D.Lgs. n.106/09)
• Al momento di prelevare la stampa dal plotter, prestare molta attenzione in caso di presenza di lama per il taglio della carta
• Evitare di sostituire il toner alla stampante e al plotter se non si è addestrati a svolgere tale operazione
• Effettuare la sostituzione del toner alla stampante e al plotter, in modo da non generare polvere ed indossando una mascherina facciale (Allegato IV punto 2 del D.Lgs. n.81/08 come modificato dal D.Lgs. n.106/09)
• In presenza di eventuali anomalie, segnalarle immediatamente al preposto
• In caso di non utilizzo, lasciare le attrezzature in perfetta efficienza e spegnere tutti gli interruttori
• Effettuare un idoneo numero di ricambi d’aria dei locali (Allegato IV punto 1 del D.Lgs. n.81/08 come modificato dal D.Lgs. n.106/09)
• Effettuare la formazione e l’informazione relativa all’uso corretto di tali attrezzature

POLVERI E FIBRE
POLVERI E FIBRE
Danni all'apparato respiratorio ed in generale alla salute del lavoratore, derivanti dall'esposizione a materiali in grana minuta, o rilascianti fibre minute, o che possono dar luogo a sviluppo di polveri, gas, vapori, nebbie, aerosol.
Intossicazione causata dall'inalazione dei gas di scarico di motori a combustione o di fumi o di ossidi (ossidi di zinco, di carbonio, di azoto, di piombo, ecc.) tossici originati durante la combustione o la saldatura o il taglio termico di materiali di varia natura.
Valutazione e Classificazione dei Rischi
Irritazione delle vie respiratorie e degli occhi
MISURE PREVENTIVE   
- Aerare gli ambienti durante le operazioni di utilizzo.
- Utilizzare idonei DPI, nonché l’adozione di corrette procedure di lavoro.
- Se si opera in ambienti ristretti o scarsamente ventilati ridurre al minimo il tempo di esposizione anche attraverso l'attivazione di impianti di aspirazione localizzati.   
Inalazione di fibre di amianto per rottura dei manufatti   
- Prima dell'inizio dei lavori gli operai devono essere informati e formati sulle tecniche di rimozione dell'amianto, sull’uso delle maschere respiratorie e sulle procedure per la rimozione, la decontaminazione e pulizia del luogo di lavoro.
- Il trattamento preliminare della superficie deve essere effettuato con attrezzature idonee che impediscano la liberazione di fibre di amianto nell'ambiente.
- Provvedere all’irrorazione con specifico prodotto incapsulante dei manufatti e di tutte le zone esposte a deposizione di polvere e di sfridi durante le operazioni di rimozione.
ISTRUZIONI OPERATIVE
• Il datore di lavoro valuta i rischi per la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza di polveri ed attua le misure necessarie per eliminare o ridurre tali rischi.
• Nelle lavorazioni che comportano la formazione di polveri devono essere adottati sistemi di abbattimento e di contenimento il più possibile vicino alla fonte. Nello stabilire le prescrizioni deve essere tenuto presente in particolare modo quanto segue:
­ Pericolosità delle polveri;
­ Flusso di massa degli emissioni;
­ Condizioni meteorologiche;
­ Condizioni dell’ambiente circostante.
• Di regola nelle attività edili è sufficiente provvedere ad inumidire il materiale polverulento (scavi e demolizioni) e, ove del caso, segregare l’area di lavorazione per contenere l’abbattimento delle polveri (lavori di sabbiatura). Per il caricamento di prodotti polverulenti (cemento sfuso) nei silos, l’aria di spostamento deve essere raccolta e convogliata ad un impianto di depolverizzazione.
Polveri di legno
• Effettuare la sorveglianza sanitaria con periodicità annuale o con periodicità diversa decisa dal medico competente con adeguata motivazione
• Attenersi scrupolosamente alle istruzioni e misure in difesa delle polveri da adottare al fine da evitare la loro concentrazione nell’ambiente
• Effettuare la formazione e l’informazione degli addetti relativa all’esposizione alle polveri
• Durante l’utilizzo saranno presi gli accorgimenti per evitare contatti con gli occhi
• In caso di inalazione di polvere ad elevata concentrazione, portarsi in ambiente non inquinato e consultare un medico
• Effettuare la detersione frequente delle mani e delle superficie esposte con acqua e saponi ipoallergeni
• Indossare i necessari dispositivi di protezione individuale verificandone preventivamente l’integrità e/o lo stato di efficienza seguendo quanto specificato sul manuale d'uso e manutenzione
• Verificare l'uso costante dei DPI da parte di tutto il personale operante
• Segregare le lavorazioni a rischio di diffusione delle polveri nell’ambiente di lavoro in locali separati, in modo da ridurre il numero degli esposti 
• Predisporre sistemi di aspirazione localizzata alla fonte di emissione, senza ricircolo in ambiente di lavoro e in modo tale da rimanere al di sotto dei 5 mg di polvere per mc di aria, previsti dalla normativa
• Predisporre idonei sistemi di ventilazione generale dei locali, evitando che l’operatore sia investito dal flusso d’aria polverosa
• Garantire il ricambio dell’aria dei locali
• Effettuare la pulizia costante dell’ambiente e delle attrezzature, con periodicità giornaliera e al di fuori dell’orario di lavoro, evitando l’uso di scope o di aria compressa ed utilizzando aspiratori industriali dotati di filtri assoluti (filtro HEPA con efficienza del 99,9%), per evitare il riciclo delle polveri più fini nell’ambiente di lavoro
• Attuare le norme igieniche generali relative alla pulizia del luogo di lavoro
• Effettuare una corretta gestione e smaltimento dei residui di lavorazione
• Verificare la corretta applicazione delle procedure di prevenzione e l’effettiva diffusione delle stesse tra le maestranze, anche con l’ausilio di campionamenti ambientali
• Indossare idonei indumenti protettivi, che vanno “depolverati” sul luogo di lavoro con attrezzi aspiranti e riposti in armadietti appositi, almeno a doppio scomparto
Polveri di amianto
• Interdire la zona di lavoro con apposite segnalazioni
• Nello svolgimento del lavoro dovranno essere prese tutte le precauzioni per proteggere le zone adiacenti non interessate dalla contaminazione da polvere o detriti contenenti amianto
• Pulire ogni giorno, con aspirazione a secco o con metodo ad umido, qualsiasi zona al di fuori dell'area di lavoro o di passaggio che sia stata contaminata da polvere o da altri residui conseguenti alle lavorazioni svolte
• L'impresa deve elencare ed affiggere nel locale dell'equipaggiamento e nel locale di pulizia le procedure di lavoro e di decontaminazione che dovranno essere eseguite dagli operai
• La zona di rimozione deve essere, ove possibile, circoscritta e/o confinata, ricoprendo il pavimento e gli arredi sottostanti il punto di lavoro o sigillando o semplicemente chiudendo le aperture di comunicazione del locale con l’esterno
• L'impresa deve indicare nel Piano di Lavoro le procedure che gli operai devono seguire all'accesso e all'uscita della zona di lavoro attraversando correttamente il sistema di decontaminazione
• Provvedere alla aspirazione delle superfici e di tutte le zone esposte a deposizione di polvere e di sfridi durante le operazioni di rimozione
• Provvedere all’impacchettamento dei manufatti con teli in plastica di adeguato spessore ed indicanti il contenuto di MCA
• Le superfici dei manufatti in cemento-amianto devono essere accuratamente pulite ad umido allo scopo di rimuovere lo sporco che può impedire il fissaggio dell'incapsulante
• Le acque di lavaggio devono essere veicolate lungo i canali di gronda e successivamente filtrate
• Provvedere alla raccolta dei residui e/o dei detriti di materiale probabilmente contaminato in appositi big-bags indicanti il contenuto di MCA
• Pulire i canali di gronda ove si riscontri presenza di accumulo di fibre inumidendo la crosta presente fino ad ottenere una fanghiglia densa che viene raccolta e smaltita come rifiuto contenente amianto
• Raccogliere in appositi sacchi di tutto il materiale a perdere (tute in tyvek, filtri delle maschere, facciali filtranti, guanti, etc.) e successivo smaltimento come MCA
• Fino al prelevamento da parte della ditta autorizzata al trasporto, i rifiuti devono essere depositati in un'area, chiusa ed inaccessibile agli estranei. Possono essere utilizzati in alternativa anche container scarrabili, purché chiusi anche nella parte superiore e posti in un'area controllata
• Allontanare i rifiuti dall'area di lavoro in modo da ridurre il più possibile la dispersione di fibre seguendo dettagliatamente le modalità indicate nel Piano di Lavoro
• I materiali rimossi e di risulta (compresi filtri dell'acqua), opportunamente imballati ed etichettati, saranno conferirti a trasportatore autorizzato che li consegnerà a discarica autorizzata. La titolarità del trasportatore e della discarica e le relative procedure amministrative devono essere opportunamente documentate nel Piano di Lavoro
• Nei lavori eseguiti ad un’altezza superiore a 2 m. allestire idonee opere provvisionali dotate di parapetti regolamentari atte ad eliminare il pericolo di caduta di persone e di cose
• Il parapetto del ponteggio, ove presente, deve sovrastare il filo dell’ultimo impalcato di almeno 1.20 mt.
• Sui tetti a falda i parapetti di protezione di ponteggi, ponti a sbalzo, opere provvisionali in genere, devono essere tali da non consentire il passaggio dell’operatore in fase di caduta
• Nei luoghi di transito, all'altezza della copertura deve essere sistemato un impalcato di sicurezza (mantovana parasassi) contro la caduta di materiali dall'alto. Tale protezione può essere sostituita con una chiusura continua in graticci sul fronte del ponteggio, qualora presenti le stesse garanzie di sicurezza, o con il transennamento dell’area sottostante
• In mancanza di impalcati o parapetti, si deve fare uso di cintura di sicurezza con bretelle collegate a fune di trattenuta
• Evitare di assumere posizioni disagevoli (su scale o spazi ristretti) perché eventuali contraccolpi possono far perdere l’equilibrio all’operatore
• Provvedere alla aspirazione delle superfici liberate dalle lastre e di tutte le zone esposte a deposizione di polvere e di sfridi durante le operazioni di rimozione
• Trasportare le lastre impacchettate in zona appositamente definita per lo stoccaggio temporaneo
• Depositare i manufatti su appositi pallets
• Provvedere al trattamento superficiale delle lastre sul lato interno
• Eseguire monitoraggi ambientali (prelievo di campioni di aerodispersi): durante l'esecuzione delle operazioni di rimozione delle lastre in CA per verificare il livello di esposizione personale del lavoratore
• I lavoratori devono osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro/dirigenti/preposti utilizzando correttamente i dispositivi di protezione messi a disposizione (quali maschere filtranti e indumenti non riutilizzabili)
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie, per esempio:
• semimaschere o quarti di maschere con filtro antipolvere classe P2; (P3 se il valore limite viene superato di 10 volte);
• semimaschere antipolvere classe FFP2 (FFP3 se il valore limite viene superato di 10 volte);
• respiratori a filtro a ventilazione forzata e casco o cuffia classe TH2P (TH3P se il valore limite viene superato di 20 volte).

testo coordinato del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n.81

Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n.81
Disponibile on line il testo coordinato del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n.81 settembre 2015 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro con tutte le disposizioni integrative e correttive.
Per testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (noto anche con l'acronimo TUSL) è una norma della Repubblica Italiana, emanata con il decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81
In ambito legislativo, la denominazione Testo unico è tra l'altro erronea, in quanto la sicurezza è di competenza concorrente tra Stato e Regioni, ai sensi dell'art. 117 comma 3 della Costituzione Italiana; difatti all'art.1 comma 2 si sottolinea la clausola di cedevolezza di questo decreto legislativo, ovvero nel caso in cui un soggetto con competenza in materia di sicurezza (regioni) legiferi in opposizione al d.lgs. 81/2008, esso viene a decadere sul territorio di competenza dell'organo legiferante.


Novità in questa versione:
• Corretto l’importo massimo previsto per l’ammenda all’art. 284 comma 1;
• Inseriti gli interpelli dal n. 26 al n. 28 del 31/12/2014, le precisazioni all’interpello n. 20/2014 del 31/12/2014, e gli interpelli dal n. 1 al n. 5 del 23 e 24/06/2015;
• Inserite le circolari n. 34 del 23/12/2014, n. 35 del 24/12/2014, n. 3 del 13/02/2015, n. 5 del 3/03/2015 e n. 22 del 29/07/2015;
• Inserito il decreto interministeriale n. 201 del 18 novembre 2014, recante norme per l'applicazione, nell'ambito dell'amministrazione della giustizia, delle disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro (avviso pubblicato nella G.U. n. 15 del 20 gennaio 2015);
• Abrogazione del comma 5 dell’art. 3, ai sensi dell’art. 55, comma 1, lettera e), del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 (SO n.34 alla G.U. 24/06/2015, n.144, in vigore dal 25/06/2015);
• Modifica dell’art. 88, comma 2, lettera g-bis), ai sensi dell'art. 16, comma 1, della legge 29 luglio 2015, n. 115 (G.U. 03/08/2015, n.178, in vigore dal 18/08/2015);
• Inserite le modifiche agli artt. 3, 5, 6, 12, 14, 28, 29, 34, 53, 55, 69, 73-bis (nuovo articolo), 87, 98 e 190, introdotte dal d.lgs. 14 settembre 2015, n. 151 recante “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n.183” (G.U. n. 221 del 23/09/2015 - S.O. n. 53, in vigore dal 24/09/2015).

>>>> Scarica d lgs 81 settembre 2015

IMBRACATURA SBRACATURA DEI CARICHI

Pubblicato da Lilino Albanese | 23:30

SBRACATURA DEI CARICHIIMBRACATURA/SBRACATURA DEI CARICHI
Imbracatori:
- scelgono le brache in funzione del carico da sollevare in base alle disposizioni ricevute;
- imbracano il carico;
- verificano la corretta imbracatura;
- se necessario guidano il carico durante il suo trasferimento e durante la fase di deposito mantenendosi in posizioni di sicurezza rispetto sia al mezzo che al carico trasportato;
- sbracano il carico (l’operazione di liberare le brache deve essere eseguita senza l’ausilio del mezzo di sollevamento anche nel caso in cui le brache rimangano bloccate dal carico. In questa eventualità si dovrà procedere ad un nuovo sollevamento ed un nuovo posizionamento che permetta di toglierle liberamente in alternativa può essere utilizzato un paletto metallico nei casi in cui la situazione lo consenta);
- ripongono le brache e gli eventuali altri accessori di sollevamento utilizzati nell’apposito deposito.
RISCHI
Caduta dall’alto del personale addetto durante l’imbracatura o la sbracatura
MISURE PREVENTIVE
Le misure di sicurezza adottate sono compatibili con le norme di legge in vigore e consistono sostanzialmente in:
- impiego di opere provvisionali, quali impalcature, ponteggi, ponti mobili, cestelli idraulici su carro;
- difese applicate alle strutture a piè d'opera, o contestualmente al montaggio, quali balconcini, mensole, passerelle, parapetti, tesature di cavi;
- difese applicate alle strutture immediatamente dopo il montaggio quali reti, poste all'interno e/o all'esterno dell'opera in corso di realizzazione, ancorate ai sistemi previsti in fase di progettazione e costruzione della carpenteria;
- attrezzature di protezione anticaduta (imbracature di sicurezza) collegate ai sistemi di ancoraggio progettati e definiti negli elementi di carpenteria, da adottare in tutte le fasi transitorie di montaggio e di completamento delle protezioni.
Caduta del carico sollevato (se male assicurato, per rottura delle funi)
MISURE PREVENTIVE
- Non correggere mai con la mani la posizione del carico in posizione sospesa.
- Abbandonare il raggio d’azione della gru o del mezzo di sollevamento
- Non sostare mai sotto il carico
- Le manovre per il sollevamento e trasporto dei carichi devono essere disposte in modo da evitare il passaggio dei carichi sospesi sopra i lavoratori e sopra i luoghi per i quali la eventuale caduta del carico può causare pericolo. Qualora tale passaggio non si possa evitare, le manovre per il sollevamento e/o trasporto dei carichi devono essere tempestivamente preannunciate con apposite segnalazioni in modo da consentire, ove sia praticamente possibile, l’allontanamento delle persone che si trovino esposte al pericolo dell’eventuale caduta dei carichi.
- L’imbracatura dei carichi deve essere effettuata usando mezzi idonei per evitare la caduta del carico o il suo spostamento dalla primitiva posizione di ammaraggio.
Ferite, tagli alle mani durante le operazioni di imbracatura e sbracatura dei carichi.
MISURE PREVENTIVE
-Usare guanti di protezione
ISTRUZIONI OPERATIVE
• Agganciare i carichi con un angolo al vertice (angolo di inclinazione) il più acuto possibile. Più l'angolo di inclinazione è acuto, minore è lo sforzo sopportato dagli accessori di imbracatura.
• Quando la massa è sorretta da una braca a quattro bracci, solo due di questi sostengono effettivamente il carico.
• Le macchine, i manufatti in calcestruzzo e altre parti di costruzioni sono provvisti di punti di presa. Agganciare e movimentare i carichi sempre da questi punti.
• Tra le brache e gli spigoli vivi del carico interporre sempre una protezione o uno spessore.
• Controllare sempre il dispositivo di  sicurezza contro sganciamenti, tale dispositivo di sicurezza deve assolutamente chiudere l’apertura d’imbocco del gancio. In caso di difetti, avvisare il preposto.
• Controllare le imbracature, che devono risultare senza fessure,  tagli, schiacciamenti, nodi
• Il materiale da sollevare deve essere idoneo con l’imbracatura scelta
• Controllare se i materiali possono essere sollevati nello stato in cui si trovano (impacchettaggio intatto, palette di legno stabili, nessun elemento pericolante
• Il materiale deve essere trasportato in posizione ben equilibrata (tenere in considerazione il baricentro del carico).
• Fissare le imbracature, applicare le catene, le cinghie o le funi intorno al materiale da trasportare in modo da rendere impossibile qualsiasi spostamento del carico durante l’operazione di sollevamento e trasporto.
• L’imbracatore deve trovarsi in una posizione di lavoro sicura, in modo da scansare il carico qualora dovesse fare movimenti imprevisti
• L’imbracatore deve avere sempre contatto visivo con il gruista o con l’addetto al mezzo di sollevamento
• Sorvegliare da distanza ravvicinata,se senza essere esposti a rischi  l’operazione di sollevamento del carico.
• Controllare quando il carico si trova di poco sopra il suolo, se è è in equilibrio e se i punti d’imbracatura sono ben stabili
• se sì: segnale gestuale «carico
• Se il carico si rovescia o i punti d’imbracatura si spostano dare subito con le mani il segnale «stop».
Forche pallet
Utilizzare cinghie, funi o catene.
Se possibile, trasportare i carichi sul pallet.
Le forche devono essere adatte alle dimensioni del pallet.
Il carico deve essere legato saldamente in modo da non perdere alcun pezzo e deve essere appoggiato fino in fondo alle forche.
Con il carico sollevato le forche-pallet devono essere leggermente inclinate all'indietro.
Catasta unica di assi
Trasportare la catasta con una braca a due bracci. La merce deve essere imbracata ben stretta e a senso alternato.
I ganci devono trovarsi sopra la catasta con l'imbocco verso l'esterno.
Catasta doppia di assi
Le cataste doppie devono essere sempre più alte che larghe.
Fascio di ferri di armatura
Avvolgere due volte il fascio sullo stesso lato con una braca a due bracci.
L'imbocco dei ganci deve essere rivolto verso l'esterno.
Una volta imbracato, il fascio deve piegarsi il meno possibile.
Ferri di armatura singoli
Appoggiare i ferri di armatura su un legno squadrato e fissarli con filo di ferro o cordino.
Barelle per puntelli
Utilizzare funi o catene (a due bracci).
Imbracare la barella lungo i montanti verticali e i sostegni.
L'imbocco dei ganci deve essere rivolto verso l'esterno.
Imbracare i singoli puntelli come per i il fascio di ferri di armatura
Attenzione: il fascio di tubi deve essere compatto anche all’interno.
Tubi in calcestruzzo (senza punti di presa)
Afferrare solo con morse o tenaglie che non possono aprirsi da sole.
Fissare sempre sia le morse che le tenaglie.
Cassetta porta-attrezzi
Trasportare gli attrezzi e i materiali di piccole dimensioni in contenitori stabili.
Avvolgere in modo stretto e a senso alternato la cassetta con la braca a due bracci; non effettuare l'imbracatura a partire dalle maniglie di presa.
Le cassette portaattrezzi non devono mai essere lasciate sospese ad una gru.
La posizione dell’operatore non deve mai essere:
- al di sotto di carichi sospesi, in ogni fase della manovra, riferito anche a parti del corpo es. mani, piedi ecc.;
- nella direzione preferenziale verso la quale può avvenire la caduta del materiale o la proiezione di parti di esso
- in prossimità di carichi non stabili e/o non adeguatamente trattenuti in posizione da attrezzature: brache, capre, rastrelliere ecc.
- in direzione di possibili oscillazioni del carico imbracato
- tale da consentire l’investimento da materiali sospesi, che cadono per fuoriuscita o cedimento dell’imbracatura o del mezzo di sollevamento.
Rispettare le tecniche elementari di movimentazione, quali:
- conoscere il peso del carico in relazione alla portata del mezzo e degli accessori di sollevamento;
- controllare l’esistenza di fratture latenti (cd. peli furbi) nelle lastre o nei blocchi;
- imbracare correttamente il carico;
- effettuare il sollevamento in tre momenti fondamentali: accosti ,stacchi, sollevi;
- non effettuare mai sollevamenti con tiro obliquo;
- effettuare un movimento per volta: sollevamento , traslazione ecc.;
- trasportare il carico in posizione più vicina a terra possibile;
- sbracare correttamente il carico liberando manualmente le brache;
- calzare correttamente il carico;
- Rispettare i modi di segnalazione concordati.
- Evitare disattenzioni occasionali o sistematiche (per confidenza con le manovre, sottovalutazione del rischio, vicinanza di strade, abitazioni, ambiente di lavoro rumoroso, assunzione di alcool o droghe).
- Evitare interazioni con persone estranee alla manovra
- Evitare l’uso di telefonia mobile (incompatibile con la manovra in atto).
- Evitare ritmi di lavoro accelerati rispetto alla normale esecuzione delle manovre.
- Liberare le brache senza l’ausilio del mezzo di sollevamento

ATEX
ACCESSO E LAVORAZIONI IN AMBIENTI SOGGETTI A RISCHIO ATEX
Si intende per “atmosfera esplosiva” una miscela con l'aria a condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in cui, dopo accensione, la combustione si propaga all'insieme della miscela incombusta (Art. 288, D. Lgs. 81/08 e s.m.i. e Norma UNI EN 1127-1, punto 3.17). Il pericolo di esplosione è strettamente legato ai materiali ed alle sostanze lavorate, utilizzate, stoccate o rilasciate durante il processo. Alcuni di questi materiali possono subire processi di combustione ed iniziare a bruciare. Questi processi rilasciano una grande quantità di calore ed energia e spesso sono accompagnati da aumenti di pressione e rilascio di materiali pericolosi.  Nella valutazione si devono considerare sostanze infiammabili e/o combustibili ossia tutti quei materiali in grado di formare un'atmosfera esplosiva. Il pericolo di esplosione potenziale si concretizza quando una sorgente di innesco produce l'accensione dei materiali stessi.
In alcuni ambienti confinati si può verificare “la presenza di atmosfere potenzialmente esplosive”, generate dalla presenza di gas infiammabili o polveri combustibili, come all’interno di vasche e fosse biologiche, nei collettori fognari, nell’ambito delle strutture dei depuratori, nei serbatoi utilizzati per lo stoccaggio dei liquami, dove si verifica la presenza di biogas con alta percentuale di metano. Negli altri casi, sorgenti di atmosfera esplosiva costituita da gas sono essere dovuti ai residui di materiale lasciato, a seguito di operazioni di svuotamento, all’interno di tali ambienti che non sono stati poi bonificati o lo sono stati solo parzialmente. Le atmosfere esplosive all’interno di questi ambienti possono anche essere generate da particolari processi che vi abbiano luogo, quali:
o operazioni di verniciatura;
o lavaggio con liquidi e solventi;
o applicazione di rivestimenti superficiali;
o perdite di sostanze infiammabili da tubazioni e valvole;
o reazioni chimiche che possono produrre vapori o gas infiammabili.
Le polveri infiammabili si possono trovare nei silos di stoccaggio, per esempio di cereali e prodotti alimentari, o in serbatoi e contenitori di varia natura. Il rischio di esplosione è associato al sollevamento della polvere presente in residui o depositi (filtri, cicloni) o in corrispondenza al carico ed allo scarico del materiale, ad esempio in prossimità di tramogge, griglie, nastri trasportatori. Il rischio di esplosione sussiste se è presente una sorgente d’innesco che abbia un’energia sufficiente ad accendere la miscela infiammabile.
RISCHI
Sviluppo fiamme-esplosioni per presenza gas o vapori o polveri infiammabili o esplosivi
MISURE PREVENTIVE
- Non utilizzare sostanze infiammabili.
- Attuare provvedimenti per inertizzare le sostanze infiammabili (con azoto, anidride carbonica, ecc.).
- Limitare la concentrazione delle sostanze
- Migliorare la circolazione dell'aria.
Eventuale presenza di gas/nebbie/vapori/polveri esplosive
MISURE PREVENTIVE
- Formazione professionale dei lavoratori. Il datore di lavoro provvede ad una sufficiente ed adeguata formazione in materia di protezione dalle esplosioni dei lavoratori impegnati in luoghi dove possono formarsi atmosfere esplosive.
- Istruzioni scritte e autorizzazione al lavoro.
- Ove stabilito dal documento sulla protezione contro le esplosioni:
a) il lavoro nelle aree a rischio si effettua secondo le istruzioni scritte impartite dal datore di lavoro;
b) è applicato un sistema di autorizzazioni al lavoro per le attività pericolose e per le attività che possono diventare pericolose quando interferiscono con altre operazioni di lavoro.
- Le autorizzazioni al lavoro sono rilasciate prima dell'inizio dei lavori da una persona abilitata a farlo.
ISTRUZIONI OPERATIVE
• L'analisi dei rischi da esplosione tende di norma a prevenire la formazione di atmosfere esplosive e se la natura dell'attività non consente di prevenire tale formazione, di evitare l'accensione ed attenuare gli effetti pregiudizievoli di un'esplosione in modo da garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori.
• La formazione di un'atmosfera esplosiva pericolosa può essere impedita mediante l'adozione di misure tecniche e organizzative specifiche, in maniera non esaustiva di seguito elencate:
o sostituzione delle sostanze infiammabili con altre non infiammabili o meno infiammabili;
o limitazione delle concentrazioni nell'aria delle miscele esplosive (gas, polveri, vapori, ecc.);
o Inertizzazione mediante rarefazione dell'ossigeno nell'aria all'interno di un determinato impianto o della sostanza infiammabile;
o utilizzazione di impianti "chiusi" per impedire la fuoriuscita di miscele esplosive nell'aria;
o presenza di adeguata aerazione naturale o forzata per impedire la concentrazione nell'aria delle miscele esplosive;
o rimozione dei depositi di polveri mediante pulizie regolari negli ambienti.
• Le sorgenti di emissione devono essere individuate sia nelle normali condizioni di normale funzionamento di un impianto, sia in quelle anomale, di avviamento e fermata impianti, attrezzature, sistemi di protezione e tutti i loro dispositivi di collegamento, compresi quelli che non rientrano nella definizione di apparecchi o sistemi di protezione di cui al DPR 126/98, “sono posti in servizio soltanto se dal documento sulla protezione contro le esplosioni risulta che possono essere utilizzati senza rischio in un'atmosfera esplosiva
• Si devono prendere tutte le misure necessarie per garantire che le attrezzature di lavoro con i dispositivi di collegamento a disposizione dei lavoratori, nonché la struttura del luogo di lavoro siano progettate, costruite, montate, installate, tenute in efficienza e utilizzate in modo tale da ridurre al minimo i rischi di esplosione e, se questa dovesse verificarsi, si possa controllarne o ridurne al minimo la propagazione all’interno del luogo di lavoro e dell’attrezzatura
• Le attrezzature di lavoro messe a disposizione dei lavoratori devono essere conformi alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto
• Un’attrezzatura di lavoro che comporti pericoli dovuti ad emanazioni di gas, vapori, o liquidi, ovvero ad emissioni di polveri, fumi o altre sostanze prodotte, usate o depositate nell’attrezzatura di lavoro, deve essere munita di appropriati dispositivi di ritenuta e/o di estrazione vicino alla fonte corrispondente a tali pericoli
• Tutte le attrezzature di lavoro devono essere realizzate in maniera da evitare di sottoporre i lavoratori ai rischi di esplosione dell’attrezzatura stessa e delle sostanze prodotte, usate o depositate nell’attrezzatura di lavoro
• Fughe e emissioni, intenzionali o no, di gas, vapori, nebbie o polveri combustibili che possano dar luogo a rischi di esplosioni sono opportunamente deviate o rimosse verso un luogo sicuro o, se ciò non è realizzabile, contenuti in modo sicuro, o resi adeguatamente sicuri con altri metodi appropriati.
• Qualora l'atmosfera esplosiva contenga più tipi di gas, vapori, nebbie o polveri infiammabili o combustibili, le misure di protezione devono essere programmate per il massimo pericolo possibile.
• Per la prevenzione dei rischi di accensione, conformemente all'articolo 289, si tiene conto anche delle scariche elettrostatiche che provengono dai lavoratori o dall'ambiente di lavoro che agiscono come elementi portatori di carica o generatori di carica. I lavoratori sono dotati di adeguati indumenti di lavoro fabbricati con materiali che non producono scariche elettrostatiche che possano causare l'accensione di atmosfere esplosive.
• Impianti, attrezzature, sistemi di protezione e tutti i loro dispositivi di collegamento sono posti in servizio soltanto se dal documento sulla protezione contro le esplosioni risulta che possono essere utilizzati senza rischio in un'atmosfera esplosiva. Ciò vale anche per attrezzature di lavoro e relativi dispositivi di collegamento che non sono apparecchi o sistemi di protezione ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 126, qualora possano rappresentare un pericolo di accensione unicamente per il fatto di essere incorporati in un impianto. Vanno adottate le misure necessarie per evitare il rischio di confusione tra i dispositivi di collegamento.
• Si devono prendere tutte le misure necessarie per garantire che le attrezzature di lavoro con i loro dispositivi di collegamento a disposizione dei lavoratori, nonché la struttura del luogo di lavoro siano state progettate, costruite, montate, installate, tenute in efficienza e utilizzate in modo tale da ridurre al minimo i rischi di esplosione e, se questa dovesse verificarsi, si possa controllarne o ridurne al minimo la propagazione all'interno del luogo di lavoro e dell'attrezzatura. Per detti luoghi di lavoro si adottano le misure necessarie per ridurre al minimo gli effetti sanitari di una esplosione sui lavoratori.
• Se del caso, i lavoratori sono avvertiti con dispositivi ottici e acustici e allontanati prima che le condizioni per un'esplosione siano raggiunte
• Ove stabilito dal documento sulla protezione contro le esplosioni, sono forniti e mantenuti in servizio sistemi di evacuazione per garantire che in caso di pericolo i lavoratori possano allontanarsi rapidamente e in modo sicuro dai luoghi pericolosi.
• Anteriormente all'utilizzazione per la prima volta di luoghi di lavoro che comprendono aree in cui possano formarsi atmosfere esplosive, è verificata la sicurezza dell'intero impianto per quanto riguarda le esplosioni. Tutte le condizioni necessarie a garantire protezione contro le esplosioni sono mantenute. La verifica del mantenimento di dette condizioni è effettuata da persone che, per la loro esperienza e formazione professionale, sono competenti nel campo della protezione contro le esplosioni.
• Qualora risulti necessario dalla valutazione del rischio:
o deve essere possibile, quando una interruzione di energia elettrica può dar luogo a rischi supplementari, assicurare la continuità del funzionamento in sicurezza degli apparecchi e dei sistemi di protezione, indipendentemente dal resto dell'impianto in caso della predetta interruzione;
o gli apparecchi e sistemi di protezione a funzionamento automatico che si discostano dalle condizioni di funzionamento previste devono poter essere disinseriti manualmente, purché ciò non comprometta la sicurezza. Questo tipo di interventi deve essere eseguito solo da personale competente;
o in caso di arresto di emergenza, l'energia accumulata deve essere dissipata nel modo più rapido e sicuro possibile o isolata in modo da non costituire più una fonte di pericolo.
• Nel caso di impiego di esplosivi è consentito, nella zona 0 o zona 20 solo l'uso di esplosivi di sicurezza antigrisutosi, dichiarati tali dal fabbricante e classificati nell'elenco di cui agli articoli 42 e 43 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1956, n. 320. L'accensione delle mine deve essere fatta elettricamente dall'esterno. Tutto il personale deve essere fatto uscire dal sotterraneo durante la fase di accensione delle mine.
•  Qualora venga rilevata in qualsiasi luogo sotterraneo una concentrazione di gas infiammabile o esplodente superiore all'1 per cento in volume rispetto all'aria, con tendenza all'aumento, e non sia possibile, mediante la ventilazione o con altri mezzi idonei, evitare l'aumento della percentuale dei gas oltre il limite sopraindicato, tutto il personale deve essere fatto sollecitamente uscire dal sotterraneo. Analogo provvedimento deve essere adottato in caso di irruzione massiva di gas.
• Qualora non sia possibile assicurare le condizioni di sicurezza previste dal punto precedente possono essere eseguiti in sotterraneo solo i lavori strettamente necessari per bonificare l'ambiente dal gas e quelli indispensabili e indifferibili per ripristinare la stabilità delle armature degli scavi. Detti lavori devono essere affidati a personale esperto numericamente limitato, provvisto dei necessari mezzi di protezione, comprendenti in ogni caso l'autoprotettore, i quali non devono essere prelevati dalla dotazione prevista dall'articolo 101 del decreto del Presidente della Repubblica n. 320 del 1956 per le squadre di salvataggio.

Si definisce lavoratore notturnoLAVORO NOTTURNO
Si definisce come: periodo notturno il “periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l'intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino”.
Quindi il lavoro notturno è quello svolto tra le:
• 24 e le 7,
• 23 e le 6,
• 22 e le 5.
Si definisce lavoratore notturno:
“qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo normale;
qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dai contratti collettivi di lavoro. In difetto di disciplina collettiva é considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga per almeno tre ore lavoro notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi all'anno; il suddetto limite minimo é riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale”.
Va osservato a tale proposito che i due requisiti di cui sopra sono entrambi necessari e sufficienti a definire la figura di lavoratore notturno.
In altri termini è da considerare lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dalla contrattazione collettiva, purché comunque per almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero e indipendentemente dal  numero delle giornate lavorative annue di attività del dipendente.
Il D.Lgs.66/03 all’articolo 2 definisce il campo di applicazione degli obblighi di cui al Decreto medesimo, specificando, al comma 1, che:
Le disposizioni contenute nel presente decreto si applicano a tutti i settori di attività pubblici e privati con le uniche eccezioni del lavoro della gente di mare di cui alla di-rettiva 1999/63/CE, del personale di volo nella aviazione civile di cui alla direttiva 2000/79/CE e dei lavoratori mobili per quanto attiene ai profili di cui alla direttiva 2002/15/CE”.
Il successivo comma 2 stabilisce che per alcune categorie professionali “le disposizioni contenute nel presente decreto non trovano applicazione in presenza di particolari esigenze inerenti al servizio espletato”. Tra tali categorie non vengono menzionati gli infermieri. Il D.Lgs.66/03 trova quindi piena applicazione per gli infermieri di strutture pubbliche o private.
Come sopra menzionato, secondo il D.Lgs.81/08, la verifica dell’idoneità alla mansione per il lavoro notturno è un obbligo a carico del datore di lavoro per tramite del medico competente.
Oltre a ciò l’articolo 11 comma 1 del D.Lgs.66/03 stabilisce che:
“L'inidoneità al lavoro notturno può essere accertata attraverso le competenti strutture sanitarie pubbliche”.
I successivi commi dell’articolo 11 pongono dei vincoli all’effettuazione del lavoro notturno da parte di lavoratrici in gravidanza e madri fino a un anno di età del figlio e di lavoratrici o lavoratori in casi di figli fino a tre anni o di disabili a carico.
Il successivo articolo 14, comma 1 specifica meglio che:
“La valutazione dello stato di salute dei lavoratori notturni deve avvenire a cura e a spese del datore di lavoro, o per il tramite delle competenti strutture sanitarie pubbli-che di cui all'articolo 11 o per il tramite del medico competente di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, attraverso controlli preventivi e periodici, almeno ogni due anni, volti a verificare l'assenza di controindicazioni al lavoro notturno a cui sono adibiti i lavoratori stessi”. 
Pertanto nel caso del lavoro notturno, la verifica preventiva e periodica dell’idoneità alla mansione, ovvero dell'assenza di controindicazioni al lavoro notturno, anche su richiesta del lavoratore può essere svolta, oltre che dal medico compente, anche da strutture sanitarie pubbliche sempre e comunque a carico del datore di lavoro.
Il mancato adempimento dell’obbligo di cui all’articolo 14, comma 1 del D.Lgs.66/03 da parte del datore di lavoro è reato penale sanzionabile, ai sensi dell’articolo 18-bis, comma 2 del medesimo Decreto con l'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da 1.549 euro a 4.131 euro.
NORME COMPORTAMENTALI
• cercare di lavorare durante la notte in ambienti bene illuminati;
• dormire durante il giorno ricreando il più possibile la condizione di buio;
• mantenere un lungo periodo di sonno, eventualmente seguito da un breve riposo evitando di dormire a intervalli;
• alimentarsi durante il lavoro notturno non con semplici spuntini, ma con un pasto;
• evitare l’abuso di caffeina e alcool durante la notte e di sonniferi durante il giorno.
ISTRUZIONI OPERATIVE
SQUADRA ANTINCENDIO E PRONTO SOCCORSO: garantire la presenza dei servizi antincendio e pronto soccorso nei suoi aspetti gestionali (procedure di intervento e di allerta) e di prima assistenza.
ILLUMINAZIONE
deve essere adeguata in generale nell'ambiente per facilitare la visibilità, il mantenimento dello stato di veglia, la corretta esecuzione del lavoro; in casi particolari deve essere appropriata alle mansioni svolte (per esempio, nel caso di sale di controllo di impianti industriali)
RITMI ELEVATI, MONOTONIA E PAUSE DI LAVORO:
l'esecuzione di compiti lavorativi che comportano ritmi di lavoro elevati contrasta con il ciclo biologico che comporta, di notte, in generale, un rallentamento della performance, spesso associato ad una carenza di sonno; pertanto i ritmi di lavoro potrebbero necessitare di un adeguamento, nel senso di un rallentamento ancor più giustificato in quei casi particolari in cui un eventuale errore possa determinare incidenti e/o infortuni. Per gli stessi motivi andrà valutato il contenuto lavorativo in termini di monotonia sia o meno, questo, in associazione con ritmi elevati. Una opportuna intensificazione delle pause lavorative può essere il mezzo adeguato a mitigare i fattori di pericolo relativi ai ritmi elevati e/o alla monotonia.
CARICO MENTALE:
definendo il carico mentale come quello determinato dalla quantità di informazioni che il lavoratore deve trattare nell'unità di tempo, si può ragionevolmente ritenere che l'esecuzione di un lavoro ad elevato carico mentale durante la notte necessiti di maggiori compensazioni rispetto allo stesso lavoro condotto in ore diurne. Tali compensazioni possono essere ricondotte alla possibilità di pause, consentite da una maggiore flessibilità nell'esecuzione del lavoro, dalla possibilità di accedere a zone di ristoro con possibilità di bevande o piccoli pasti caldi.
ORGANIZZAZIONE DEI TURNI
L’ organizzazione del lavoro a turni e, in particolare, del lavoro notturno deve tener conto di quanto consolidato nella letteratura internazionale che individua determinate misure tese ad adeguare le necessità lavorative con il ciclo biologico:
- Rotazione dei turni a breve termine
- Rotazione dei turni in ritardo di fase (mattino, pomeriggio, notte)
- Minor numero possibile di notti consecutive
- Riposi dopo la notte
- Posticipo, se possibile, dell'orario di inizio del mattino
- Cicli possibilmente regolari con il maggior numero di week-end liberi
- Durata del turno modulata in funzione, se possibile, del carico di lavoro fisico e mentale
- Organico adeguato all'impegno lavorativo previsto.
Nel caso di lavoro solitario il fattore di rischio principale (da valutare e per il quale adottare misure e procedure di prevenzione e protezione) è relativo all’organizzazione dei soccorsi in caso di malore o infortunio del lavoratore.
In tal caso i fattori addizionali di rischio sono i seguenti:
- impossibilità o limitata capacità, da parte del lavoratore stesso, di allertare i soccorsi all'esterno del luogo di lavoro
- difficoltà o impossibilità dei soccorritori, se e quando allertati, di accedere all'interno del luogo, dove è necessario l'intervento
- ulteriore difficoltà ad individuare esattamente, una volta all'interno, il punto intervento in caso di situazioni complesse.
Tali fattori addizionali di rischio comportano inevitabilmente il ritardo dell'intervento con effetti a volte fatali.
In caso di lavoro notturno tali fattori addizionali di rischio sono aggravati anche dal fatto che viene pure a mancare la presenza casuale di persone che a diverso titolo possono frequentare il luogo di lavoro (fornitori, clienti, collaboratori, controllori, ecc.).
Il datore di lavoro deve pertanto prevedere sistemi per monitorare in tempo reale lo stato di salute del lavoratore attraverso il controllo del suo stato di coscienza.
Allo stato attuale esistono diverse soluzioni di tipo tecnico per garantire questo monitoraggio:
- telefono cordless o cellulare;
- ricetrasmettitore collegato a soggetti addetti a servizi di sorveglianza;
- trasmettitore di segnale di allarme punto-punto con attivazione manuale;
- trasmettitore automatico collegato ad un sensore di postura del lavoratore (busto eretto = OK, busto orizzontale = allarme);
- sistema a chiamata (manuale o automatica) e risposta manuale (risposta = OK, mancata risposta = allarme).

D.Lgs. 231
Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 231/2001 è stata introdotta nell’ordinamento italiano la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”.
Il D.Lgs. 231, emanato in data 8 giugno 2001 in attuazione della delega di cui all’art. 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300, ed entrato in vigore il 4 luglio 2001, ha inteso adeguare la normativa italiana in materia di responsabilità delle persone giuridiche in conformità alle convenzioni internazionali in materia.
Il Decreto, conformandosi alla normativa internazionale, ha introdotto in Italia la responsabilità dell’ente “per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:
a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso;
b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a).”
Si tratta quindi di responsabilità per la commissione, nell’interesse o a vantaggio dell’ente, di alcuni reati specificamente individuati, da parte di soggetti in posizione “apicale” o sottoposti, nell’interesse o a vantaggio dell’Ente. L’ente non risponde, invece, se i soggetti prima citati hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi (Art. 5, comma 2, D.Lgs. 231).
Quindi per gli illeciti dipendenti da reato ai sensi del D.Lgs. 231/2001, la responsabilità del’ente non elimina la responsabilità penale della persona fisica che ha commesso il reato.
Anzi in taluni casi tali responsabilità, pur essendo distinte ed autonome, possono cumularsi, costituendo motivo di aggravante nell’applicazione delle sanzioni, che vanno dai provvedimenti di natura pecuniaria o cautelare a misure più gravi come l’interdizione dall’attività attraverso la sospensione o revoca di licenze e concessioni, l’esclusione a finanziamenti pubblici o a contrarre con la Pubblica Amministrazione, il divieto alla commercializzazione di beni e servizi.
I reati oggetto del Decreto,e meglio specificati nell’apposito documento allegato al presente modello, riguardano:
- reati contro la Pubblica Amministrazione per appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato;
- reati societari;
- reati informatici e trattamento illecito di dati;
- reati in tema di falsità in monete, carte di pubblico credito e valori di bollo;
- reati con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico;
- delitti contro la personalità individuale;
- reati di abuso di informazioni privilegiate e manipolazione dei mercati;
- reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro, e quelli configurabili come omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro;
- reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro o beni di provenienza illecita.
In riferimento a quanto detto il Decreto stabilisce (Art. 6) che in caso di reato commesso dalle persone indicate sopra (previste dall’Art.5) “l'ente non risponde se prova che:
a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
b) il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento e' stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;
c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;
d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla lettera b)”.
Il Modello Organizzativo 231 deve rispondere, come citato ai sensi del Decreto, ai seguenti requisiti:
“a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati;
b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire;
c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;
d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli;
e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.”
In conformità a quanto stabilito dal Decreto, l’azienda/ente deve perciò dotarsi di un Modello Organizzativo (MO) deliberandone l’approvazione con apposito verbale. Altresì deve dotarsi dell’Organismo di Vigilanza (OdV), come indicato da apposito regolamento, del Codice etico e del Sistema disciplinare per l’applicazione delle sanzioni.
Il Mo si applica a tutti i soggetti coinvolti in attività aziendali. Tali soggetti sono pertanto tenuti ad osservare quanto riportato nel MO e a collaborare con l’OdV per evitare o verificare la presenza di violazioni e non conformità.
Il MO si basa sulla predisposizione di un sistema strutturato ed organico di procedure ed attività di controllo (preventivo ed ex post), in grado di gestire il rischio di reati ai sensi del D.Lgs. 231/2001, individuandone le modalità operative.
Tali modalità prevedono un monitoraggio delle attività e l’applicazione di specifiche sanzioni, (vedere l’allegato Sistema disciplinare) per permettere all’azienda di :
- realizzare la dovuta prevenzione per impedire la commissione del reato o attuare i provvedimenti necessari a fronte di una situazione a rischio reato;
- fornire ai potenziali contravventori la consapevolezza delle situazioni di rischio reato e la posizione di netto rifiuto dell’azienda nei confronti di condotte, comportamenti e azioni a favore di illeciti compiuti per interesse e a vantaggio dell’azienda ma che di fatto la espongono a responsabilità da cui invece la stessa si esime nella maniera più assoluta.
Sono tenuti all’osservanza del MO:
i soggetti in posizione apicale, amministratori, dirigenti, etc., i quali devono conformare tutte le decisioni e le azioni al rispetto del MO, diffondendone la conoscenza e favorendone la condivisione sia per quanti operano internamente all’azienda che per i soggetti esterni, e costituire anche un esempio di comportamento per tutto il personale;
i dipendenti, i quali sono tenuti ad agire nel rispetto del MO e a segnalare all’Organismo di Vigilanza eventuali infrazioni;
tutti quanti operano in relazione con l’azienda in servizi di intermediazione e di fornitura di beni e servizi, affinché siano opportunamente informati delle regole di condotta contenute nel presente MO, adeguandone i comportamenti in tutti i rapporti lavorativi con l’azienda.
I soggetti tenuti al rispetto del MO vengono di seguito anche definiti “destinatari”.
Con l’adozione del MO si intende diffondere la consapevolezza in chi opera nelle attività dell’azienda, o per conto di essa, di poter incorrere, per la violazione delle disposizioni ivi riportate, in sanzioni penali e disciplinari.
Per l’attuazione del MO l’azienda/ente deve predisporre:
- la “mappatura” delle attività aziendali considerate “a rischio reato”;
- l’implementazione di un sistema di procedure e di modelli, per il controllo delle attività aziendali “a rischio reato”, conforme alle disposizioni del Decreto;
- la promulgazione, attraverso il Codice etico aziendale, dei principi di comportamento ai quali tutto il personale deve attenersi;
- l’informazione e la formazione al personale;
- la comunicazione e l’informazione ai soggetti terzi con cui si  intrattengono rapporti e relazioni di lavoro (professionisti esterni, consulenti, fornitori, ecc.);
- il sistema disciplinare atto a sanzionare le violazioni al MO;
- le funzioni e le attività dell’OdV;
- gli obblighi di informazione nei confronti dell’OdV.
L’azienda quindi per l’attuazione del MO si avvale:
- dei responsabili di reparto in riferimento alle attività aziendali considerate “a rischio reato”;
- dell’OdV, a cui sono affidati compiti di verifica e controllo;
- di consulenti interni e/o esterni a cui affidare il compito di “responsabile per la 231” e a cui affidare tutte le funzioni di gestione del modello.
Le attività a rischio, per le quali è prevista l’applicazione delle disposizioni del MO, si riferiscono alla seguenti “aree sensibili”:
- attività sensibili in relazione ai reati contro la Pubblica Amministrazione e nei rapporti con le istituzioni pubbliche,
- attività sensibili in relazione ai reati societari,
- attività sensibili in relazione ai reati informatici e al trattamento illecito di dati;
- attività sensibili in relazione alle norme su sicurezza e tutela dell’igiene e della salute sul lavoro;
- attività sensibili in relazione alla ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro e beni di provenienza illecita, e in tema di falsità in monete, carte di pubblico credito e valori di bollo;