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Sicurezza Lavoro
Il sistema legislativo: esame delle normative di riferimento
FONTI NORMATIVE INTERNAZIONALI
FONTI NORMATIVE COMUNITARIE
FONTI DI ORIGINE STATALE
FONTI NORMATIVE NEGOZIALI
Le fonti internazionali sono quelle che discendono dalle organizzazioni in campo internazionale riconosciute quali l’OIL, L’ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO.
Hanno valore come raccomandazioni o come valori di riferimento.
Le fonti comunitarie sono:
Regolamenti
Direttive.
I regolamenti sono vere e proprie "leggi comunitarie" che devono essere pienamente ottemperate dai destinatari (singoli, Stati membri, organi comunitari). Un regolamento ha immediata efficacia normativa, in tutti gli Stati membri, senza necessità di una trasposizione nel diritto nazionale, in forza della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee.
I destinatari di una direttiva possono essere i singoli, alcuni o tutti gli Stati membri.
Affinché i dettami della direttiva si traducano in un'azione efficace per i singoli cittadini, è necessario un atto di trasposizione ad opera del legislatore nazionale grazie al quale il diritto nazionale venga adeguato agli obiettivi fissati nella direttiva stessa. Di norma soltanto l'atto giuridico che porta al recepimento della direttiva nel diritto nazionale determina il sorgere di diritti soggettivi a favore dei cittadini oppure di obblighi a loro carico.
Dato che agli Stati membri viene unicamente imposto l'obbligo di raggiungere il risultato voluto dalla direttiva, essi dispongono di un margine di manovra che consente di tener conto delle peculiarità nazionali allorché essa viene trasposta nel diritto nazionale. Esiste un obbligo di attuazione entro la data fissata dalla direttiva stessa
Disposizioni giuridiche corrette in base a direttive non possono più essere modificate in contrasto con le disposizioni delle stesse (effetto di sbarramento della direttiva).
le fonti di origine statale sono rappresentate dalle norme giuridiche in vigore pubblicate sulla gazzetta ufficiale o emanate da uffici pubblici. Tali fonti non hanno tutte lo stesso valore, tanto che se alcune di esse entrano in contrasto (cosa non rara) occorre prestare attenzione ad ottemperare a quelle di maggior valore.
Le fonti negoziali sono rappresentate dai contratti collettivi di lavoro e dai regolamenti aziendali.
Regolamenti del potere esecutivo
I regolamenti sono fonti di rango secondario, che oltre alla Costituzione devono essere conformi, a pena di illegalità, anche alla legge (principio di legalità).
Disciplinati da ultimo dalla legge n. 400 del  1988,i regolamenti governativi sono di sei tipi:
- regolamenti di esecuzione;
- regolamenti di attuazione e integrazione;
- regolamenti indipendenti,che regolano, appunto, settori non disciplinati dalla legge e su cui non gravi una riserva di legge assoluta, (sulla cui legittimità costituzionale autorevole dottrina ha avanzato seri dubbi);
- regolamenti organizzativi, che di norma regolano il funzionamento delle pubbliche amministrazioni
- regolamenti di delegificazione,
- regolamenti ministeriali e interministeriali.
Leggi regionali
L'art. 117 della Costituzione, nella sua nuova formulazione, individua tre tipi di competenza legislativa:
- la competenza esclusiva dello Stato;
- la competenza ripartita tra Stato e Regioni (entrambe, nelle materie espressamente indicate);
- la competenza esclusiva delle Regioni, in tutte le materie non enumerate.
Fonti extra ordinem
Le fonti extra ordinem  consistono in fatti e non atti normativi, sono fondate direttamente sulla costituzione materiale; perciò, si applica ad esse il criterio di legittimità e non quello di legalità.
Tra queste vanno ricordate:
- le consuetudini, ossia le regole convenzionali stabilizzate, oggettivizzate, dispiegate nel tempo e nella coscienza giuridica (presentando i caratteri della diuturnitas  e dell' opinio iuris seu necessitatis);
Fonte atipica è ogni fonte a competenza specializzata.
Tra le fonti atipiche si inquadrano le sentenze della Corte costituzionale e i referendum. Entrambi sono previsti dalla Costituzione, ed hanno in comune l'effetto giuridico di eliminare norme vigenti dall'ordinamento (come fanno di regola le leggi abrogatrici) ma sono privi di tutti gli altri caratteri generali della norma giuridica, per cui non sarebbero "fonti" in senso tecnico.

Bando per la formazione INAIL finanziamento

INAIL finanziamentoIn attuazione dell’art. 11, comma 1 lett. b) del d.lgs. 81/2008 e s.m.i., il 19/01/2016, sulla Gazzetta Ufficiale, è stato pubblicato un bando Inail per il finanziamento di una campagna nazionale di rafforzamento della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro nelle piccole, medie e micro imprese.
Le risorse previste per il bando sono pari ad € 14.589.896 ed i fondi saranno assegnati a progetti realizzati in almeno quattro regioni, una per ciascuna delle macro aree nord, centro, sud e isole, che prevedano il ricorso a docenti in possesso di una comprovata esperienza di insegnamento o professionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
 Previsti sei ambiti di intervento. I fondi, trasferiti all’Istituto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, sono frazionati in misura paritaria su sei diversi ambiti di intervento, che spaziano dalla formazione finalizzata all’adozione di modelli organizzativi a quella sugli aspetti organizzativi-gestionali e tecnico-operativi nei lavori in appalto e negli ambienti confinati, alla valutazione e gestione dei rischi in ambiente di lavoro, con particolare riferimento alle differenze di genere. Saranno assegnati a progetti realizzati in almeno quattro regioni – una per ciascuna delle macroaree nord, centro, sud e isole – che prevedano il ricorso a docenti in possesso di una comprovata esperienza professionale o di insegnamento, di durata almeno triennale, in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Necessaria la delega delle imprese beneficiarie. Destinatari della campagna di formazione sono i datori di lavoro, i lavoratori, compresi quelli stagionali, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls/Rlst) delle piccole, medie e micro imprese, e i piccoli imprenditori, mentre i soggetti attuatori previsti dal bando sono le organizzazioni sindacali e datoriali, gli organismi paritetici, le università, il dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, gli ordini e collegi professionali per i propri iscritti, gli enti di patronato e i soggetti formatori accreditati, che potranno presentare la domanda di finanziamento, su delega delle piccole, medie e micro imprese cui sono dedicati i progetti, entro le ore 13 del prossimo 19 aprile, insieme a tutta la documentazione e con le modalità indicate nel bando.

CANTIERE E PULIZIA FINALE

SMANTELLAMENTO CANTIERE E PULIZIA FINALE

Terminati i lavori, il cantiere viene smobilizzato, in particolare vengono rimossi ed allontanati gli elementi di recinzione e di delimitazione provvisoria di cantiere, gli arredi e la segnaletica utilizzata, dopo si procede alla pulizia finale dell’area.
Delimitare la zona interessata dalle operazioni, se tale zona è nell'immediata vicinanza della sede stradale, predisporre la necessaria segnaletica stradale, attenendosi alle norme del codice della strada e al regolamento d'attuazione
Verificare la presenza di eventuali linee elettriche interrate prima di iniziare l'intervento
Effettuare un controllo sulle modalità di imbraco del carico
Durante le fasi di carico/scarico vietare l'avvicinamento del personale e di terzi, mediante avvisi e sbarramenti
Controllare la portata dei mezzi per non sovraccaricarli
Fare uso dei DPI con particolare riferimento al casco protettivo
Prestare particolare attenzione nelle fasi di smantellamento del cantiere che richiedano interventi in quota (scale, ponti su ruote, autocestelli, ecc)
Fare uso di cinture di sicurezza nel caso in cui il personale non risulti assicurato in altro modo contro al rischio di caduta dall’alto
I percorsi pedonali interni al cantiere devono sempre essere mantenuti sgombri da attrezzature, materiali, macerie o altro capace di ostacolare il cammino degli operatori
Limitare il più possibile la movimentazione manuale dei carichi facendo uso di attrezzature di sollevamento
Nella movimentazione manuale, posizionare bene i piedi ed utilizzare le gambe per il sollevamento mantenendo sempre la schiena ben eretta
I lavoratori devono essere informati/formati sui rischi da movimentazione manuale di carichi
Evitare di sollevare materiali di carico troppo pesanti da parte di un singolo lavoratore
Durante la movimentazione manuale di carichi pesanti ai lavoratori usare appositi attrezzi manuali per evitare lo schiacciamento con le funi, con il materiale e con le strutture circostanti
I lavoratori della fase coordinata non devono avvicinarsi alla zona di trasporto materiali pesanti finché la stessa non sarà terminata
Fare uso di abbigliamento adeguato nei periodi freddi
Evitare, per quanto possibile, esposizioni dirette e prolungate al sole
Controllare periodicamente lo stato di efficienza degli utensili e delle attrezzature in dotazione individuale
Evitare l'utilizzo di martelli, picconi, pale e, in genere, attrezzi muniti di manico o d'impugnatura se tali parti sono deteriorate, spezzate o scheggiate o non siano ben fissate all'attrezzo stesso
Rimuovere le sbavature della testa di battuta degli utensili (es. scalpelli) per evitare la proiezione di schegge
Utilizzare sempre l'apposita borsa porta attrezzi
Utilizzare l'utensile o l'attrezzo solamente per l'uso a cui è destinato e nel modo più appropriato
Non appoggiare cacciaviti, pinze, forbici o altri attrezzi in posizione di equilibrio instabile
Riporre entro le apposite custodie, quando non utilizzati, gli attrezzi affilati o appuntiti (asce, roncole, accette, ecc.)
Gli utensili elettrici dovranno essere provvisti di doppio isolamento, riconoscibile dal simbolo del doppio quadrato
Gli utensili elettrici portatili provvisti di doppio isolamento elettrico non dovranno essere collegati all’impianto di terra
Per l’uso degli utensili elettrici portatili saranno osservate le ore di silenzio imposte dai regolamenti locali
Evitare il contatto del corpo con elementi taglienti o pungenti o comunque capaci di procurare lesioni
Tutti gli organi lavoratori delle apparecchiature devono essere protetti contro i contatti accidentali
Le vie d'accesso al cantiere e quelle corrispondenti ai percorsi interni devono essere illuminate secondo le necessità diurne e notturne.

rspp
RESPONSABILITA’ DEL R.S.P.P.
Il RSPP è un soggetto di prevenzione con compiti di consulenza che opera in posizione di neutralità. La legge non prevede sanzioni contravvenzionali per il responsabile del servizio di prevenzione e protezione; tuttavia egli è responsabile del reato di evento se l'infortunio si verifica a causa della consulenza erroneamente resa.In passato più volte la giurisprudenza aveva considerato quella del RSPP come una figura integrativa e strumentale del datore di lavoro ed avulsa da responsabilità penali, ma ora sembra riscontrarsi nelle decisioni della Corte di Cassazione una sorta di ripercussione della sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee del 15 novembre 2001 e della conseguente emanazione del D. Lgs. N. 195/2003 con il quale, su espresso indirizzo della Comunità europea, è stata introdotta in Italia la specifica qualifica professionale del responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
Non risponde direttamente delle violazioni alle norme di sicurezza (risponde sempre il datore di lavoro anche se la violazione è commessa per colpa del RSPP) in caso di infortunio o malattia professionale il RSPP risponde, sia penalmente che civilmente, per imperizia o negligenza o imprudenza se esiste nesso causale tra le lesioni ed il comportamento dello stesso.
• Potere-dovere del RSPP di segnalare la situazione di pericolo ai soggetti muniti delle necessarie possibilità di intervento
• Già in precedenza la Corte di Cassazione aveva (sentenza della sez. IV n. 41947 del 21 dicembre 2006) condannato un RSPP sostenendo che, pur essendo questi un semplice ausiliario del DDL e privo di effettivo potere decisionale, potesse essere chiamato a rispondere, anche penalmente, per lo svolgimento della propria attività allorquando, agendo con imperizia, negligenza, imprudenza o inosservanza di leggi e discipline, abbia dato un suggerimento sbagliato o abbia trascurato di segnalare una situazione di rischio, inducendo, così, il DDL ad omettere l’adozione di una doverosa misura prevenzionale. Il RSPP risponde insieme al DDL di un evento dannoso derivante dal suggerimento sbagliato o dalla mancata segnalazione essendo a lui ascrivibile un titolo di “colpa professionale”.
La Corte di Cassazione ha ribadito che l’assenza di una capacità immediatamente operativa da parte del RSPP nella struttura aziendale non esclude che una eventuale inottemperanza allo svolgimento dei suoi compiti, ed in particolare una
• mancata individuazione e segnalazione dei fattori di rischio delle
lavorazioni
• una mancata elaborazione delle procedure di sicurezza,
• nonché una mancata informazione e formazione dei lavoratori, possa costituire una omissione rilevante ai fini della individuazione della responsabilità penale tutte le volte in cui un sinistro sia oggettivamente riconducibile a una situazione pericolosa ignorata dal RSPP.

cantiere
LOCALI DI RICOVERO E RIPOSO
Locali prefabbricati con struttura in acciaio zincato verniciato e pareti in lamiera preverniciata con isolamento in poliuterano, da adibire al ricovero degli addetti durante le intemperie e alla consumazione dei pasti o al riposo nei cantieri edili o comunque nei lavori eseguiti all’aperto. Generalmente sono dotati di sedili e tavoli e sono riscaldati durante la stagione fredda.
I locali ad uso ricovero e riposo devono essere previsti quando la sicurezza e la salute dei lavoratori lo richiedono.
I locali non devono essere a diretto contatto con il terreno, ma possibilmente sollevati o con il pavimento su vespaio aerato.
Devono essere dotati di serramenti interni ed esterni apribili per consentire l’aerazione naturale.
Devono essere illuminati con luce naturale ed integrati con impianto di illuminazione artificiale.
Devono essere ben rifiniti, dotati di pavimentazione e possedere buona coibenza termica ed avere un’altezza minima interna pari a 2,40 mt.
Devono essere riscaldati durante la stagione fredda.
Devono essere previsti in numero sufficiente ed appropriato in funzione del tipo di attività o salubrità.
Devono essere di dimensione sufficiente ed essere dotati di un numero di tavoli e sedili con schienali in funzione del numero dei lavoratori.
Devono essere adottate misure adeguate per la protezione dei non fumatori contro gli inconvenienti del fumo.
Quando il tempo di lavoro è interrotto regolarmente e frequentemente e non esistono locali di riposo, devono essere messi a disposizione del personale altri locali affinché questi possa soggiornarvi durante l'interruzione del lavoro nel caso in cui la sicurezza o la salute dei lavoratori lo esiga.
Tali locali devono essere ubicati in prossimità dei posti di lavoro, ma separati dalle zone operative più intense e convenientemente protetti dai rischi connessi con le attività lavorative.
SPOGLIATOIO
Locali prefabbricati con struttura in acciaio zincato verniciato e pareti in lamiera preverniciata con isolamento in poliuterano, da adibire ad uso spogliatoio nei cantieri edili.
Generalmente sono dotati di armadietti a doppio scomparto con chiave, di panche, di impianto elettrico completo di lampade, interruttori e prese a tenuta stagna e conformi alle norme CEI, e di impianto di messa a terra.
I locali ad uso spogliatoio devono essere previsti quando si devono usare indumenti di lavoro specifici e quando per motivi di salute o di decenza non si può chiedere di cambiarsi in altri locali
I locali adibiti ad uso spogliatoio non devono essere a diretto contatto con il terreno, ma possibilmente sollevati o con il pavimento su vespaio aerato.
Devono essere dotati di serramenti interni ed esterni apribili per consentire l’aerazione naturale.
Devono essere illuminati con luce naturale ed integrati con impianto di illuminazione artificiale.
Devono essere ben rifiniti, dotati di pavimentazione e possedere buona coibenza termica ed avere un’altezza minima interna pari a 2,40 mt.
In caso di altezza netta interna compresa fra m 2,40 e m 2,70, deve essere prevista l’aerazione forzata.
Devono essere riscaldati durante la stagione fredda.
Devono essere previsti in numero sufficiente ed appropriato in funzione del tipo di attività o salubrità
Devono essere di dimensione sufficiente, permettere di rivestirsi senza impacci e tenute in condizioni appropriate di igiene.
Devono essere separati per sesso, ma per aziende fino a 5 dipendenti è accettabile lo spogliatoio unico con differenti turni di utilizzo concordati nell’ambito dell’orario di lavoro.
Devono essere convenientemente arredati, muniti di sedili, e dotati di attrezzature per chiudere a chiave gli indumenti personali durante le ore di lavoro.
Devono essere previsti armadi a doppio scomparto per separare gli indumenti di lavoro da quelli personali quando si svolgono attività lavorative insudicianti, infettanti, con sviluppo di fumi e vapori, quando si usano sostanze venefiche, corrosive ed infettanti, o sostanze comunque pericolose.
Tali locali devono essere comunicanti con i locali docce e lavabi.
Tali locali devono essere ubicati in prossimità dei posti di lavoro, ma separati dalle zone operative più intense e convenientemente protetti dai rischi connessi con le attività lavorative.
Alla pulizia ed alla manutenzione dei locali deve essere destinato personale in numero sufficiente.

ARMATURA DI SCAVI IN TERRENI GRANULARI
Nei terreni dove non è possibile realizzare neanche uno scavo di profondità minima oppure nei siti urbani dove bisogna evitare qualsiasi depressione del terreno, l’armatura viene realizzata con le seguenti modalità: si effettua lo scavo per circa 30 cm, si infiggono nel terreno le due pareti verticali con una leggera inclinazione e si dispongono i puntoni di contrasto; poi si realizza il successivo scavo e si posa un secondo blocco di armatura con pareti aventi la stessa inclinazione di quelle superiori. Questa procedura permette di raggiungere notevoli profondità in terreni senza coesione e richiede attrezzature specifiche e mano d’opera qualificata.
Il tipo di armatura e le dimensioni, la disposizione ed il numero dei suoi elementi, devono essere scelti in relazione alla natura, alle condizioni ed alla spinta dei terreni da attraversare, ed in modo che le strutture resistenti lavorino con un adeguato margine di sicurezza. A tal fine esistono apposite tabelle tecniche, riferite alle condizioni e al tipo di terreno nonché alla profondità e larghezza dello scavo, che forniscono le dimensioni di traverse, montanti, puntoni, pannelli in legno.
Le armature di sostegno ed i rivestimenti provvisori devono essere messi in opera di pari passo con l'avanzamento dello scavo, limitando al minimo gli spazi non protetti nella successione delle operazioni, e devono essere mantenuti sino alla costruzione del rivestimento definitivo.
Durante la realizzazione dell’armatura di sostegno, la benna dell’escavatore deve essere collocata nello scavo in modo da costituire una protezione addizionale in caso di frana del terreno.
Durante il montaggio dell’armatura deve essere disponibile una scala, per accedere e uscire dallo scavo, ad una distanza non superiore a 3 metri dalla zona di lavoro.
L’armatura deve essere realizzata dall’alto verso il basso: i primi puntoni vanno collocati ad una profondità massima di cm. 20 dalla superficie del terreno e i successivi secondo lo schema predisposto in fase di progettazione dell’armatura.
Quando tra armature e terreno si utilizza un pannello di legno o di acciaio, il puntone non deve essere direttamente installato sul pannello, ma collocato sull’elemento verticale che lo sostiene.
Dopo aver installato almeno due puntoni sulla coppia di montanti verticali, si può procedere alla sistemazione del puntone posto in basso. E’ importante ricordare che questa armatura di contrasto necessita di almeno due puntoni per ogni coppia di montanti verticali.
In caso di utilizzo di puntelli d’acciaio predisposti perpendicolarmente ai montanti o ai pannelli in legno, occorre sempre verificare la compatibilità del carico trasmesso dall’acciaio al legno stesso.
Le tavole di rivestimento delle pareti degli scavi devono sporgere di “almeno 30 cm” dai bordi.
Prima di collocare le tavole di armatura e fissarle con i puntelli di sbadacchiatura, rimuovere il materiale minuto dalle pareti dello scavo e dai bordi superiori.
Qualora non sia possibile garantire la resistenza delle armature, queste devono essere sottoposte ad una particolare sorveglianza onde seguirne la deformazione e l'eventuale spostamento.
Qualora le sollecitazioni determinate dalla pressione del terreno tendano a deformare le strutture di sostegno o a provocare lo scardinamento delle armature si deve provvedere alla tempestiva sostituzione degli elementi compromessi o all'adozione di altre misure di emergenza. A tal fine deve essere tenuto pronto per la messa in opera, un numero sufficiente di elementi di armatura di rimpiazzo.
Verificare la stabilità del terreno prima dell’avvicinamento dei mezzi meccanici.
La rimozione finale dell’armatura deve essere effettuata con cautela e da operai qualificati, procedendo dal basso verso l’alto e verificando che l’armatura non sia sottoposta a pressioni supplementari dovute a movimenti successivi del terreno.
Impartire tempestivamente agli addetti le necessarie informazioni per la corretta movimentazione di carichi pesanti o ingombranti.
Rispettare le istruzioni ricevute per un’esatta e corretta posizione da assumere nella movimentazione dei carichi.
Per carichi pesanti o ingombranti la massa deve essere movimentata con l’intervento di più persone al fine di ripartire e diminuire lo sforzo.
La movimentazione e la posa degli elementi di protezione dello scavo deve avvenire con l’ausilio di mezzi meccanici di sollevamento.
Fornire idonei dispositivi di protezione individuale (caschi e calzature di sicurezza) con relative informazioni all’uso.
Usare i dispositivi di protezione individuale.

VDT
Il corretto posizionamento del videoterminale
Posizionare il monitor, la tastiera, il mouse e il leggio portadocumenti in modo corretto è di fondamentale importanza per assicurare il comfort durante il lavoro ed evitare disturbi.
I disturbi dovuti alla luce diurna
Per eliminare i riflessi, l’abbagliamento e i contrasti eccessivi di chiaro-scuro provocati dalla luce diurna sullo schermo:
- occorre evitare sorgenti con forte luminosità nel centro del campo visivo dell’operatore (sole, lampada) e/o la presenza di superfici con una eccessiva capacità riflettente (lucide);
- davanti e dietro il monitor non devono esserci delle finestre, pertanto negli uffici con due pareti ad angolo finestrate, una di esse deve essere schermata;
- la direzione principale dello sguardo dell’operatore deve essere parallela rispetto alle finestre;
- i posti di lavoro al videoterminale sono da sistemare, per quanto possibile, nelle zone del locale lontano dalle finestre;
- in caso di irradiazione del sole occorre oscurare le finestre (per esempio con veneziane, pellicole antisolari o tende di tessuto pesante).
Per ridurre i disturbi dovuti alla luce diurna si può far uso anche di schermi parasole. I problemi di abbagliamento o di riflessi devono essere eliminati per evitare che inducano ad assumere una posizione errata.
La corretta distanza visiva
La maggior parte degli operatori preferisce una distanza visiva minima che varia da 50 a 70 cm lavorando su schermi delle dimensioni abitualmente in uso: per schermi di 15 pollici è raccomandabile una distanza di 60 cm, per uno schermo di 16 pollici 70 cm. Per gli schermi molto grandi, come quelli utilizzati nelle postazioni di lavoro CAD, sono da prevedere distanze maggiori.
L’altezza del monitor
La direzione normale dello sguardo verso il bordo superiore dello schermo deve seguire una linea leggermente inclinata verso il basso. Ciò presuppone che il monitor sia regolabile in altezza. Quando lo schermo è disposto troppo in alto o troppo in basso si possono verificare disturbi per fenomeni di riflessione causati dall’illuminazione o per l’affaticamento dei muscoli della nuca, delle spalle e della parte superiore della schiena, a causa dell’errata posizione del collo.
Per prevenire questi problemi è importante: non collocare lo schermo sopra l’unità di sistema (computer), perché si troverebbe troppo in alto;
sistemare il computer sotto il tavolo, anche per non essere disturbati dal rumore prodotto dal ventilatore; rialzare il monitor con un supporto se, poggiandolo sulla superficie di lavoro, la sua altezza è insufficiente.
Il monitor inoltre deve essere leggermente inclinato per evitare problemi di riflessione sullo schermo.
La disposizione del monitor, della tastiera e del mouse
I diversi elementi (tastiera, schermo, mouse, leggio portadocumenti) vanno posizionati in funzione dell’attività da svolgere: in un lavoro di interrogazione o di digitazione, il monitor deve essere posizionato di fronte all’operatore. Se invece il tipo di attività comporta la frequente lettura di documentazione, come ad esempio nel lavoro di copiatura, il monitor deve essere posizionato lateralmente e il leggio portadocumenti di fronte.
La tastiera deve essere sistemata davanti all’operatore per evitare che egli debba torcere il collo e il busto. Lo spazio davanti alla tastiera deve essere sufficiente (da 15 a 20 cm almeno) per consentire l’appoggio delle mani e degli avambracci. Ha dato buona prova l’uso di poggiapolsi. Anche per il mouse occorre avere lo spazio necessario per poterlo azionare convenientemente. Il mouse deve essere posizionato accanto alla tastiera, e non ad un livello diverso rispetto ad essa. Durante la digitazione, le spalle devono essere rilassate, gli avambracci, i polsi e le mani devono rimanere allineati in posizione diritta e neutra. I polsi non devono essere piegati in avanti o all’indietro per evitare di provocare una pressione nella loro parte interna. Bisogna evitare di angolare i polsi durante la digitazione o l’uso del mouse per evitare possibili infiammazioni di nervi o tendini.
I documenti e il leggio portadocumenti
Spesso ci si dimentica che il foglio su cui si legge il testo da digitare rappresenta il fattore più importante di sollecitazione per gli occhi ed i muscoli del collo.
Pertanto, nei lavori di copiatura è opportuno utilizzare un leggio portadocumenti accanto al monitor. In questo modo si ha un minore affaticamento della zona cervicale in quanto il video ed il foglio hanno la stessa inclinazione, inoltre diminuisce la differenza di luminosità tra un foglio e schermo perché il foglio inclinato è meno illuminato. È importante disporre il leggio ad una distanza dall’operatore circa uguale a quella dello schermo in modo da evitare di sforzare gli occhi con un continuo accomodamento. I documenti vanno tolti dalle cartelline trasparenti prima di iniziare il lavoro di digitazione affinché non siano inutili riflessi fastidiosi.
Lo stile di battitura
Durante la battitura o l’uso del mouse non bisogna usare più forza di quella necessaria.
I tasti e il mouse vanno premuti delicatamente con le dita il più possibile rilassate.
Per raggiungere i tasti che non sono vicini alla fila centrale della tastiera è bene muovere l’intero braccio, evitando di allungare solo le dita o di piegare i polsi. Bisogna anche evitare di afferrare o stringere il mouse con forza.
Poiché lo sporco può renderne più difficoltoso l’uso, è bene pulire il mouse regolarmente.
Avvertenze
Se l’ambiente lavorativo o i mezzi in dotazione non consentono una sistemazione corretta del proprio posto di lavoro al videoterminale è necessario farlo presente ai propri superiori.
Piano di lavoro, sedia, poggiapiedi
Il piano di lavoro
Il piano di lavoro è un elemento molto importante dell’arredamento di un posto di lavoro al videoterminale.
Grandezza del piano di lavoro
Il piano di lavoro deve offrire posto sufficiente per permettere una disposizione flessibile e confacente dell’attrezzatura.
Per i posti di lavoro dotati di schermi fino a 17 pollici si consiglia di usare tavoli di misure minime 120 X 80 cm. A seconda dell’attività da svolgere e della dimensione degli apparecchi in dotazione si possono prevedere piani di lavoro di dimensioni maggiori o minori. Ergonomicamente migliori sarebbero i tavoli profondi 90 cm.
La superficie del piano di lavoro deve essere poco riflettente e di colore chiaro, non bianco.
Il tavolo deve essere stabile ossia non ci devono essere vibrazioni quando di digita sulla tastiera.
Altezza del piano di lavoro
È raccomandabile scegliere tavoli il cui piano di lavoro possa essere regolato per un’altezza compresa tra 70 e 80 cm.
Nel caso di attività continuative al videoterminale, il piano di lavoro con un’altezza fissa (ancora il più diffuso) si rileva fisiologicamente inadeguato. In questo caso persone basse di statura hanno bisogno quasi sempre di un poggiapiedi per poter lavorare comodamente, mentre per quelle alte di statura è opportuno alzare di alcuni centimetri il piano di lavoro con appositi spessori.
Sotto il tavolo è necessario uno spazio adeguato per i movimenti delle gambe e per infilarvi il sedile. Sarebbe opportuno utilizzare canali passacavi incorporati nel tavolo per evitare il pericolo di inciampare.
Ideali sono i tavoli trasformabili facilmente da scrivania normale a scrivania alta. Sul mercato esistono tavoli che possono essere regolati a diverse altezze manualmente o elettricamente. Una soluzione conveniente è data anche da piccoli scrittoi da collocare accanto al posto di lavoro, pratici per eseguire altre attività.

nuova norma ISO 9001

Pubblicato da Lilino Albanese | 11:12

ISO 9001
Il 23 settembre 2015 è stata pubblicata ufficialmente la nuova norma ISO 9001.
Dopo la revisione “leggera” del pacchetto vision 2000, avvenuta tra il 2005 ed il 2009, il nuovo processo di rinnovamento dei “best-seller” della normazione intende essere ben più profondo ed ampliare significativamente i confini della gestione per la qualità.
Se da un lato detto processo è di per sé scontato (tutte le norme tecniche sono infatti soggette a periodica revisione), il suo esito, il successo di mercato della nuova serie ISO 9000, lo è certamente meno.
La rilevanza e l’impatto di tali norme non è di per sé in discussione, ma è altrettanto indiscutibile che, mai come negli ultimi anni, le questioni inerenti la credibilità delle certificazioni ISO 9001 ed i vantaggi competitivi derivanti dall’effettiva applicazione delle norme sulla gestione per la qualità, sono divenuti temi ineludibili.
Non a caso, ISO stessa ha da subito identificato il mutato ed incerto contesto socio-economico contemporaneo come il driver fondamentale per una ineluttabile evoluzione del concetto stesso di qualità.
È indiscutibile che, parlando di ISO 9000, non si possa che partire da quella che ha rappresentato la “chiave di volta” per l’affermazione su scala internazionale delle norme sulla gestione per la qualità: la pubblicazione del pacchetto noto come Vision 2000. In estrema sintesi, si può affermare che tale pacchetto ha:
-Decretato l’evoluzione da un concetto di qualità di tipo prevalentemente “contrattualistico” (il concetto di “assicurazione della qualità”), focalizzato esclusivamente sulla fornitura di un prodotto/ servizio e le relative garanzie, ad un modello di “gestione per la qualità” più pervasivo, basato sul cosiddetto “approccio per processi” (modello PDCA), mutuando anche dalla cultura - di matrice prevalentemente statunitense e nipponica - della “Qualità totale” (Total Quality) concetti come soddisfazione del cliente, orientamento al cliente, miglioramento continuo;
- Determinato una nuova architettura del pacchetto normativo, un assetto che riflette quello attuale e che non verrà ragionevolmente modificato dalla nuova revisione.
In tal senso, la Vision 2000 ha rappresentato una vera e propria “rivoluzione culturale” e
contribuito in maniera decisiva ad edificare una “cultura della qualità”: dal radicamento di alcuni termini sino all’attuazione di processi e pratiche conformi ad un modello divenuto nel tempo davvero “globale”.
In effetti, le nuove edizioni della ISO 9000 ed ISO 9001 non subirono alcuna modifica sostanziale a livello concettuale e - soprattutto - di requisiti di sistema. L’ISO volle infatti dichiaratamente effettuare una “light review” (nel 2008), avente come scopi principali il miglioramento:
- della chiarezza del testo ai fini della massima fruibilità dei documenti;
- della compatibilità con la ISO 14001 (EMS);
- della coerenza con le altre norme della serie ISO 9000;
- della traducibilità del documento nelle varie lingue.
Entrando ora nel merito del processo di revisione, ISO ha iniziato a gettare le basi di quest’ultimo sin dal febbraio 2009 quando, in occasione del meeting di Tokyo, l’ISO/TC176/SC2 “Quality Systems” decise di elaborare un survey on-line, su scala mondiale, indirizzato agli utilizzatori di ISO 9001 e 9004, al fine di comprenderne le aspettative ed ottenere informazioni utili ad assicurare la continua rilevanza di mercato (market relevance) delle norme stesse.
Il survey ebbe luogo tra ottobre 2010 e febbraio 2011 fornendo i primi elementi in ingresso al futuro processo di revisione.
Perché la necessità di cambiare?
- Mantenere rilevanza verso industria e organizzazioni
- Fornire un fondamento consistente per i prossimi 10 anni
- Riflettere l’accresciuta complessità degli ambienti in cui le organizzazioni operano
- Assicurare che gli standards riflettano i bisogni di tutti i gruppi di utilizzatori, non soltanto quelli dei produttori
- Focus su governance aziendale
- Pressioni da parte dell’industria per una più semplice integrazione dei sistemi di gestione
– (Annex SL).
La premessa generale è che, sulla base dell’esperienza degli ultimi dieci anni, la revisione futura della ISO 9001 dovesse considerare, come input:
1. le nuove esigenze relative ai cambiamenti che avevano caratterizzato il sistema socioeconomico globale durante l’ultimo decennio, e che lo avrebbero caratterizzato prevedibilmente in futuro;
2. la necessità di miglioramenti, considerata la precedente applicazione della norma, e i relativi risultati, non pari alle attese.
Riguardo al punto 1 Il sistema socioeconomico a livello globale aveva subito epocali cambiamenti nel periodo 2000-2008, sul piano degli equilibri economici internazionali, dei meccanismi finanziari, delle tecnologie, della cultura e delle "culture", degli impatti fra produzione e ambiente, ecc., e che tali cambiamenti, in modo anche più drammatico, avrebbero continuato a manifestarsi negli anni successivi.
Come conseguenza il "sistema globale” progrediva verso un aumento della complessità, intesa come numero delle variabili da tenere sotto contro e relative interazioni da gestire,da parte delle organizzazioni (tale incremento di complessità investiva gli aspetti regolamentari, dei diritti, dell'etica, ecc.).
Quanto detto avrebbe presto evidenziato l'inadeguatezza degli attuali Sistemi di Gestione, basati su una visione non sufficientemente dinamica e aperta dei fenomeni e su una classificazione troppo meccanica delle aree oggetto di gestione "sistemica” (qualità, ambiente, sicurezza, responsabilità sociale, ecc.).
In definitiva, nasceva l'esigenza di elaborare modelli di gestione più adatti al governo della complessità, nei termini sopra descritti, che consentisse alle organizzazioni di soddisfare con maggiore "intelligenza” e adattività le istanze provenienti dal contesto di appartenenza, allo scopo di stabilire, con tale contesto, una dinamica di rapporti reciprocamente favorevoli.
Riguardo al punto 2 invece servono delle riflessioni.
La ISO 9001 è la norma volontaria più popolare al mondo, ma in generale non vi è chiara evidenza che essa abbia completamente soddisfatto tutte le aspettative delle organizzazioni e dei loro clienti. Questi approcci negativi alla norma derivano da:
1. una malintesa interpretazione della ISO 9001:2000 (e poi della ISO 9001:2008) come norma “meno prescrittiva”, rispetto alle edizioni precedenti e ad altri sistemi di gestione.
2. Una focalizzazione sugli scopi di tipo “certificativo” della norma e, come conseguenza, la priorità data alla “conformità documentale”.
3. Un insufficiente coinvolgimento del cliente in termini di conoscenza dei benefici provenienti dal Sistema di Gestione della Qualità, indagini sulla soddisfazione dei clienti, ecc.
4. Inadeguata conoscenza e applicazione di strumenti per la gestione della qualità strutturati e “scientifici”.
Ecco che la nuova ISO 9001:2015 vorrebbe rispondere alle seguenti necessità:
Una più forte correlazione con altri sistemi di gestione;
Una maggiore capacità di suscitare fiducia.

Il D. Lgs. 81/08 all’art.45

Pubblicato da Lilino Albanese | 05:00

primo soccorso
PRIMO SOCCORSO
Il D. Lgs. 81/08 all’art.45 prevede che il datore di lavoro adotti i provvedimenti in materia di organizzazione di primo soccorso e di assistenza medica di emergenza sui luoghi di lavoro, stabilendo i necessari rapporti con i servizi esterni, anche per il trasporto dei lavoratori infortunati.
Occorre stabilire ed adottare procedure organizzative da seguire in caso di infortunio o malore, individuare e designare i lavoratori per lo svolgimento delle funzioni di primo soccorso (art. 18 comma 1 lettera b) e le risorse dedicate.
Si ricordano le seguenti definizioni:
pronto soccorso: procedure complesse con ricorso a farmaci e strumentazione, orientate a diagnosticare il danno ed a curare l'infortunato, di competenza di personale sanitario;
primo soccorso: insieme di semplici manovre orientate a mantenere in vita l'infortunato ed a prevenire possibili complicazioni in attesa dell'arrivo di soccorsi qualificati; deve essere effettuato da qualsiasi persona.
Tutte le procedure sono adottate dal datore di lavoro, in collaborazione con il medico competente, condiviso dagli addetti al primo soccorso e dai RLS e portato alla conoscenza di tutti i lavoratori.
Nella formulazione del piano si terrà presente:
• le informazioni fornite dal documento di valutazione dei rischi;
• le informazioni fornite dalle schede di sicurezza dei prodotti chimici, qualora utilizzati, che vanno sempre tenute aggiornate;
• la tipologia degli infortuni già avvenuti in passato (informazioni ricavate dal registro infortuni);
• la segnalazione in forma anonima da parte del medico competente della presenza di eventuali casi di particolari patologie tra i lavoratori, per le quali è opportuno che gli addetti al primo soccorso siano addestrati;
• le procedure di soccorso preesistenti, che vanno disincentivate se scorrette o recuperate se corrette.
Si devono, inoltre, precisare ruoli, compiti e procedure, come riportato di seguito:
• chi assiste all'infortunio: deve allertare l'addetto al primo soccorso riferendo quanto è accaduto;
• l'addetto al primo soccorso: deve accertare la necessità di aiuto dall'esterno ed iniziare l'intervento di primo soccorso;
• tutti: a seconda dei casi mettere in sicurezza se stessi e gli altri oppure, se non si è coinvolti, rimanere al proprio posto in attesa di istruzioni;
• la portineria: individuare il miglior percorso per l'accesso al luogo, mantenere sgombri i passaggi, predisporre eventuali mezzi per il trasporto dell'infortunato;
• RSPP: mettere a disposizione dei soccorritori la scheda di sicurezza in caso di infortunio con agenti chimici.
Compiti di Primo Soccorso
Gli incaricati al primo soccorso devono essere opportunamente formati ed addestrati ad intervenire prontamente ed autonomamente per soccorrere chi s'infortuna o accusa un malore e hanno piena facoltà di decidere se sono sufficienti le cure che possono essere prestate in loco o se invece è necessario ricorrere a soccorritori professionisti.
Gli incaricati al primo soccorso devono svolgere i seguenti compiti: al momento della segnalazione, devono intervenire tempestivamente, sospendendo ogni attività che stavano svolgendo prima della chiamata, laddove è possibile saranno temporaneamente sostituiti, in quanto gli incaricati saranno esonerati, per tutta la durata dell'intervento, da qualsiasi altra attività.
L'azione di soccorso è circoscritta al primo intervento su qualsiasi persona bisognosa di cure immediate e si protrae, senza interferenze di altre persone non competenti, fino a che l'emergenza non sia terminata.
In caso di ricorso al 118, l'intervento si esaurisce quando l'infortunato è stato preso dal personale dell'ambulanza o in caso di trasporto in auto in ospedale dal personale del Pronto Soccorso.
Gli interventi di primo soccorso sono finalizzati al soccorso di chiunque si trovi nei locali dell'azienda.
Nei casi più gravi, gli incaricati al P.S., se necessario, accompagnano o dispongono il trasporto in ospedale dell'infortunato, utilizzando l'automobile dell'azienda o un'altra autovettura prontamente reperita.
Qualora un incaricato di P.S. riscontri carenze nella dotazione delle valigette di primo soccorso o nell'infermeria, deve avvisare il coordinatore, il quale provvede a trasferire la segnalazione alla persona che svolge la funzione di addetto alla gestione dei materiali.
Durante le prove d'evacuazione, tutti gli incaricati di P.S. debitamente e preventivamente avvisati ed istruiti da chi organizza la prova, devono rimanere nei luoghi loro assegnati per poter intervenire prontamente in caso di necessità.
In caso di evacuazione non simulata, tutti gli incaricati di P.S. presenti sono impegnati nella sorveglianza delle operazioni (a meno che non svolgano anche la mansione di addetto all'antincendio) ed usciranno solo dopo che si sono completate tutte le operazioni di sfollamento.
Compiti del centralinista/segreteria
Il centralinista/personale di segreteria attiva il 118 solo su richiesta dell'incaricato di P.S. fornendo le seguenti indicazioni:
• numero di telefono dell'azienda;
• indirizzo esatto ed eventuali riferimenti geografici ed istruzioni per raggiungere l'azienda;
• numero degli infortunati;
• tipo di infortunio;
• se l'infortunato parla, si muove, respira;
• eventuale emorragia.
La trasmissione al centralinista/personale di segreteria delle informazioni riferite alle condizioni dell'infortunato deve essere assicurata dall'incaricato di P.S. che richiede l'intervento.
Cassetta di Pronto Soccorso e Pacchetto di Medicazione
Ai fini del primo soccorso le aziende sono classificate in 3 gruppi, A, B e C (art. 1 del D.M. 388/2003), tenuto conto della tipologia di attività svolta, del numero dei lavoratori occupati e dei fattori di rischio:
Gruppo A:
I) Aziende o unità produttive con attività industriali, soggette all'obbligo di dichiarazione o notifica, di cui all'articolo 2, del D. Lgs. n. 334/99, centrali termoelettriche, impianti e laboratori nucleari di cui agli articoli 7, 28 e 33 del D. Lgs. n. 230/95, aziende estrattive ed altre attività minerarie definite dal D. Lgs. n. 624/96, lavori in sotterraneo di cui al D. P.R. n. 320/56, aziende per la fabbricazione di esplosivi, polveri e munizioni.
II) Aziende o unità produttive con oltre cinque lavoratori appartenenti o riconducibili ai gruppi tariffari INAIL con indice infortunistico di inabilità permanente superiore a quattro, quali desumibili dalle statistiche nazionali INAIL relative al triennio precedente ed aggiornate al 31 dicembre di ciascun anno. Le predette statistiche nazionali INAIL sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale.
III) Aziende o unità produttive con oltre cinque lavoratori a tempo indeterminato del comparto dell'agricoltura.
Gruppo B: aziende o unità produttive con tre o più lavoratori che non rientrano nel gruppo A.
Gruppo C: aziende o unità produttive con meno di tre lavoratori che non rientrano nel gruppo A.
Nelle aziende o unità produttive di gruppo A e di gruppo B, il datore di lavoro deve garantire le seguenti attrezzature:
cassetta di pronto soccorso, tenuta presso ciascun luogo di lavoro, adeguatamente custodita in un luogo facilmente accessibile ed individuabile con segnaletica appropriata, contenente la dotazione minima indicata nell'allegato 1 (D.M. 388/2003), da integrare sulla base dei rischi presenti nei luoghi di lavoro e su indicazione del medico competente, ove previsto, e del sistema di emergenza sanitaria del Servizio Sanitario Nazionale, e della quale sia costantemente assicurata, la completezza ed il corretto stato d'uso dei presidi ivi contenuti;
un mezzo di comunicazione idoneo ad attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale.
Mentre nelle aziende o unità produttive di gruppo C, il datore di lavoro deve garantire le seguenti attrezzature:
pacchetto di medicazione, tenuto presso ciascun luogo di lavoro, adeguatamente custodito e facilmente individuabile, contenente la dotazione minima indicata nell'allegato 2 (D.M. 388/2003) da integrare sulla base dei rischi presenti nei luoghi di lavoro, della quale sia costantemente assicurata, in collaborazione con il medico competente, ove previsto, la completezza ed il corretto stato d'uso dei presidi ivi contenuti;
un mezzo di comunicazione idoneo ad attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale.

MONTAGGIO DELLE SCENOGRAFIE

Pubblicato da Lilino Albanese | 01:00

Montaggio delle scenografie (fondali, quinte, decorazioni, ecc.) mediante la sospensione con propri argani di sollevamento alle rispettive americane o mediante utilizzo di quinte armate.
MONTAGGIO DELLE SCENOGRAFIE
Montaggio delle scenografie (fondali, quinte, decorazioni, ecc.) mediante la sospensione con propri argani di sollevamento alle rispettive americane o mediante utilizzo di quinte armate.
Per il montaggio delle scenografie verranno utilizzati normali attrezzi da lavoro come cacciaviti, avvitatori alimentati a batteria, pinze, forbici, tronchesi, martelli.
• Macchine/Attrezzature
Nella fase di lavoro oggetto della valutazione sono utilizzate le seguenti Attrezzature/Macchine:
o Argani e carrucole
o Ganci, funi e imbracature
o Corde di canapa o nylon, cavi di acciaio
o Utensili manuali (giravite, tronchesi, pinze, forbici, spellabili, seghetto ecc.)
o Utensili elettrici (avvitatore, trapano, ecc.)
• Interventi/Disposizioni/Procedure per ridurre i rischi
A seguito della valutazione dei rischi sono riportati, in maniera non esaustiva, gli interventi/disposizioni/procedure volte a salvaguardare la sicurezza e la salute dei lavoratori:
• Il datore di lavoro ha l'obbligo di far realizzare l’allestimento a imprese qualificate e aventi i requisiti professionali previsti dalla legge
• Tutti i lavoratori devono essere adeguatamente informati, formati ed addestrati sulle corrette modalità di esecuzione delle attività e di utilizzo delle attrezzature
• Gli impianti e i materiali usati devono essere muniti di certificazione di rispondenza alle normative in vigore
• Le costruzioni scenografiche e le apparecchiature tecniche dell’allestimento devono essere strutturalmente conformi alle norme antinfortunistiche
• Gli allestimenti scenografici e impiantistici devono prevedere la presenza di personale formato per l’antincendio
• Gli allestimenti scenografici devono essere saldamente fissati al palco per evitare cadute accidentali e devono essere calcolati e montati per resistere al vento spirante di 28 m/sec.
• A fine montaggio di strutture, impianti e scenografie e prima dell’afflusso del pubblico, dovranno essere presentate le documentazioni di legge relative alle omologazioni antincendio dei materiali utilizzati (si ricorda che al chiuso possono essere utilizzati materiali fino alla classe di reazione al fuoco 1 e all’aperto fino alla classe di reazione al fuoco 2) e dovranno essere rilasciate le dichiarazioni di corretto montaggio delle scenografie, delle strutture porta faro e la dichiarazione di conformità ai sensi del DM 37/08 (o alla regola d’arte) degli impianti
• Prestare la massima attenzione alle operazioni dei mezzi meccanici in movimento, di tenersi sempre a dovuta distanza di sicurezza nel momento in cui i carichi vengono sollevati e trasportati
• E’ vietato durante la permanenza in graticcia e sui ballatoi per la movimentazione delle scene portare appresso qualsiasi materiale e/o oggetto che può provocare il rischio di caduta del materiale dall’alto, con pericolo grave per gli operatori presenti in palcoscenico. Depositare tale materiale prima della rampa di accesso o utilizzare borsa tracolla.
• Non lasciare materiale/attrezzature in posizione di equilibrio instabile. Se ciò fosse indispensabile segnalare la presenza del pericolo ed interdire il passaggio a terzi.
• Prima dell’utilizzo verificare lo stato di conservazione e qualità di corde, catinelle e di tutto il materiale utilizzato per la costruzione degli stangoni per il sostegno di scenografia, impianti illuminotecnica ed amplificazione.
• I tiri manuali devono sollevare carichi adeguati al numero e tipologia delle funi utilizzate ed alle modalità di legatura e fissaggio dei carichi stessi (e portata per tiri motorizzati). E’ vietato giuntare spezzoni di funi. Verificare periodicamente le legature di sicurezza sul mantengo.
• Prestare la massima attenzione alle operazioni di montaggio della scenografia e dei materiali di illuminazione, che presentano per la loro conformazione e per il metodo di montaggio rischi specifici; in particolare, i lavoratori che compiono operazioni ad altezza superiore a mt 2.00 da terra, devono utilizzare cinture di sicurezza fissate ad adeguati ancoraggi
• Prestare la massima attenzione alla presenza di elementi che possono procurare ferite alle mani (creste della zincatura, chiodi, parti metalliche lacerate e distorte che possono pungere e tagliare, ecc.)
• Impartire agli addetti le necessarie informazioni per la corretta movimentazione di carichi pesanti o ingombranti
• Rispettare le istruzioni ricevute per un’esatta e corretta posizione da assumere nella movimentazione dei carichi
• Prima di movimentare a mano gli elementi valutare il loro peso e la loro dimensione ed individuare il modo più indicato per afferrarli, alzati e spostali senza affaticare la schiena
• Per carichi pesanti o ingombranti la massa va movimentata con l’intervento di più persone al fine di ripartire e diminuire lo sforzo
• Movimentare in salita sugli scivoli i materiali dotati di ruote spingendoli e non tirandoli, e di seguire sempre il percorso in discesa degli stessi camminando, senza mai tentare di contrapporsi alla discesa degli elementi particolarmente pesanti scivolando con i piedi uniti sul piano inclinato.
• Attuare gli interventi tecnici, organizzativi e procedurali concretamente attuabili al fine di ridurre al minimo i rischi derivanti dall'esposizione al rumore
• Utilizzare sempre i dispositivi di protezione individuali previsti
• Verificare l'uso costante dei DPI da parte di tutto il personale operante

MACCHINA CNC
MACCHINA CNC A TAGLIO AL PLASMA
Macchina a controllo numerico computerizzato, comunemente detta macchina "CNC", costituita essenzialmente di un’unita di controllo (un elaboratore), alla quale sono asserviti dei servomeccanismi, i quali consentono il controllo dei moti di lavorazione, più una serie di sensori che registrano i parametri fondamentali della lavorazione.
Tali macchine, impiegate in tutti i settori della meccanica, sono utilizzate per la lavorazione di materiali metallici di notevoli dimensioni e spessori, e permettono di effettuare con estrema precisione, il “Taglio al Plasma”, ossia un procedimento efficace per tagliare l'acciaio ed altri metalli (e talvolta anche altri materiali). Il plasma, gas inerte soffiato ad alta velocità da un ugello, per poter tagliare, utilizza il principio del taglio termico, che consiste nel conferire calore al materiale metallico fino a portarlo alla temperatura di fusione e rompere così la continuità della lamiera. Risulta particolarmente indicato per il taglio di lamiere sottili in acciaio inossidabile e leghe leggere che, grazie alla colonna di plasma sottile e penetrante, riesce a tagliare utilizzando potenze elettriche relativamente basse. Lo spessore minimo tagliabile col plasma è di 0,5 mm con condizioni superficiali accettabili. Inoltre il plasma non da deformazioni termiche sugli spessori sottili, e per quest’ultimi permette di ottenere buona qualità dei tagli con costi contenuti (inferiori sia al taglio laser che a quello ossiacetilenico).
PRESCRIZIONI PRELIMINARI
L'attrezzatura/macchina deve essere accompagnata da informazioni di carattere tecnico e soprattutto dal libretto di garanzia e dalle istruzioni d'uso e manutenzione, riportanti le indicazioni necessarie per eseguire, senza alcun rischio, la messa in funzione, l'utilizzazione, il trasporto, l'eventuale installazione e/o montaggio (smontaggio), la regolazione, la manutenzione e le riparazioni della macchina stessa. Tale documentazione deve, inoltre, fornire le informazioni sull'emissione di potenza sonora e sulle vibrazioni prodotte. Sono vietati la fabbricazione, la vendita, il noleggio e la concessione in uso di attrezzatura a motore, macchinari ecc. non rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di sicurezza. Prima dell'introduzione di utensili, attrezzature a motore, macchinari ecc. dovranno essere eseguite periodicamente verifiche sullo stato manutentivo, ad opera di personale qualificato in grado di procedere alle eventuali necessarie riparazioni. Qualora vengano compiute operazioni di regolazione, riparazione o sostituzione di parti della macchina, bisognerà utilizzare solo ricambi ed accessori originali, come previsto nel libretto di manutenzione e non modificare alcuna parte della macchina.
PROCEDURE DI LAVORO
• Verificare che la macchina sia provvista di una cappa mobile per la captazione di fumi e polveri, che si movimenta in sincrono con il carro porta torcia plasma, onde permettere l’abbattimento di fumi e polveri nel rispetto delle normative di tutela ambientale
• Assicurare una idonea ed efficace ventilazione dei locali, ricorrendo all'uso di sistemi di aspirazione localizzata senza ricircolo, per impedire il ristagno di fumi
• Utilizzare esclusivamente filtri per i fumi che siano a norma CEE ed a basso assorbimento energetico
• Far accedere i lavoratori della fase coordinata nei locali dove l’attrezzatura è stata in uso, solo dopo che gli stessi siano stati adeguatamente aerati
• Verificare che la macchina sia provvista di cavo di derivazione della corrente elettrica di lunghezza limitata onde evitare che lo stesso possa essere di intralcio e causa di elettrocuzione in seguito a danneggiamenti
• Verificare la messa a terra dell’attrezzatura prima dell’utilizzo
• Sostituire i cavi (elettrici o di afflusso del gas) eventualmente deteriorati
• Effettuare i collegamenti con cura e in modo da non dare luogo a scintillio e surriscaldamento
• Proteggere i cavi elettrici e i cavi di afflusso del gas da scintille e corpi incandescenti, e disporli, nei limiti del possibile, in modo da non costituire intralcio al passaggio e non essere soggetti a danneggiamenti
• Prevedere un interruttore unipolare sul circuito primario di derivazione della corrente e di trasformatore a doppio isolamento
• Effettuare, l'inserimento e il disinserimento della spina dalla presa di alimentazione, a circuito aperto ed ancora prima, disinserire sia l'interruttore della presa che quello della macchina
• Collegare il cavo di massa al pezzo da tagliare nelle immediate vicinanze della zona nella quale si deve operare
• Effettuare il collegamento di massa mediante morsetti, pinze, prese magnetiche o altri sistemi che offrano un buon contatto elettrico
• Allontanare, durante l’uso della macchina, i materiali infiammabili, facilmente combustibili o danneggiabili e nel caso ciò non fosse possibile, proteggere opportunamente detti materiali contro le scintille e l'irraggiamento di calore
• Predisporre un idoneo contenitore ignifugo per la raccolta dei rifiuti
• Posizionare nelle immediate vicinanze della macchina, un estintore
• Adottare le misure di prevenzione incendi previste dalla normativa, provvedendo al rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi da parte dei Vigili del Fuoco
• Predisporre un numero adeguato di estintori portatili in posizioni ben segnalate e facilmente raggiungibili
• Durante l’uso della macchina, prendere le necessarie precauzioni (ripari o schermi) per evitare che radiazioni dirette o scorie prodotte investano altri lavoratori oppure allontanare le persone non protette dalla zona di lavorazione
• Vietare di eseguire i lavori specifici su recipienti o tubi chiusi, che contengano o che abbiano contenuto sostanze pericolose, oppure su recipienti o tubi, anche aperti, che contengano sostanze che se riscaldate danno luogo a reazioni pericolose o ad esplosioni
• Vietare di mangiare, bere o fumare durante lo svolgimento delle attività
• Vietare lo svolgimento dell’attività, in caso di locali non sufficientemente ventilati • Effettuare la pulizia periodica delle superfici da tagliare
• Effettuare la pulizia periodica ed il riordino dell’ambiente di lavoro, a chiusura dell’attività
• Attuare la sicurezza delle macchine, nel pieno rispetto della direttiva macchine e delle altre norme vigenti in materia
• Verificare che la macchina sia conforme alla Norma Europea EN 60974-1 relativa ai simboli di sicurezza
• Utilizzare l’apparecchiatura solo in condizioni ambientali che non eccedano il grado di protezione IP22, per il quale è dichiarata

LA SINDROME DI BURN-OUT

Pubblicato da Lilino Albanese | 02:00

esaurimento emotivo
LA SINDROME DI BURN-OUT
Con il termine  Sindrome del Burn-out  si indica una situazione di affaticamento, perdita di idealismo, insoddisfazione, esaurimento, distacco emotivo, riconducibile ad una concomitanza di sovraccarico lavorativo, scarsa organizzazione, scarso sostegno.
La sindrome del burn-out si manifesta, quindi, attraverso l’esaurimento emotivo, la depersonalizzazione e la ridotta realizzazione del personale.
L’esaurimento emotivo si ha quando l’operatore è emotivamente svuotato dal proprio lavoro e risulta privo di energie fisiche e mentali.
La depersonalizzazione si manifesta attraverso una situazione di progressivo distacco emozionale dal vissuto lavorativo, legato alla profonda insoddisfazione per i compiti svolti ed i risultati ottenuti, che condiziona situazioni di insofferenza e fastidio nei confronti della utenza;
La ridotta realizzazione si ha quando il lavoratore si sente inadeguato al lavoro da svolgere, si sente insoddisfatto e percepisce come inutile la sua attività lavorativa.
Le persone più a rischio sono quelle che sono eccessivamente esposte alle stimolazioni esterne, quelle, cioè, che devono rispondere a molteplici richieste d’aiuto.
Le professioni più esposte sono gli operatori sociale e cioè gli insegnanti, i dipendenti della Sanità, i sacerdoti, dunque, quelle caratterizzate da numerosi contatti diretti con persone in difficoltà.
Il burn-out è un problema che è legato sia all’organizzazione aziendale  che agli individui. I fattori di rischio possono dunque essere sia aziendali che individuali.
Gli effetti e l’insorgenza della sindrome del burn-out dipendono dalle caratteristiche delle singole persone in quanto, persone diverse reagiscono diversamente ad una stessa situazione di stress; ciò dipende dall’età, dall’istruzione, dall’autostima, dallo stile di vita, dal coinvolgimento professionale, dalle aspettative eccessive, dalla competitività.
Relativamente all’organizzazione aziendale, i fattori di rischio sono legati alla compatibilità tra il ruolo e la capacità del lavoratore, al sovraccarico di lavoro, ai ritmi di lavoro, all’inadeguatezza della retribuzione economica, all’autonomia lavorativa, ai rapporti con i colleghi ed  alla conflittualità.
I sintomi del burn-out si manifestano a livello fisico, psicologico e comportamentale.
I sintomi che riguardano il livello fisico sono:
Stanchezza;
Insonnia;
Mal di testa,
Dolori alla schiena;
Dolori al petto,
Crisi d’asma;
Nausea;
I sintomi che riguardano il livello psicologico sono:
Irritabilità;
Apatia;
Distacco emotivo dal lavoro;
Depressione;
Senso di fallimento;
Disinteresse;
Spersonalizzazione.
I sintomi che riguardano il livello comportamentale  sono:
Assenze e ritardi;
Eccessivo uso di farmaci;
Rimandare i contatti con i clienti
Rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento;
Alta resistenza ad andare al lavoro;
Guardare frequentemente l’orologio;
Incapacità di concentrarsi e di ascoltare ciò che dice il cliente.
Il burn-out ha delle conseguenze non solo sull’individuo ma anche sull’azienda, in particolare causa:
Il turnover dei dipendenti;
Perdita di elementi validi;
Maggiori costi relativi soprattutto alla formazione.
Anche nei confronti del burn-out bisogna attuare delle misure preventive.
E’ di fondamentale importanza prevedere un programma di formazione per migliorare la professionalità del lavoratore in modo tale che quest’ultimo possa acquisire delle tecniche e strategie atte alla risoluzione dei problemi.
Il programma di prevenzione deve contenere anche interventi relativi all’organizzazione aziendale con lo scopo di limitare situazioni di stress, garantire attraverso le strutture adeguate il rispetto della professionalità dei singoli individui, bilanciare il numero di dipendenti con il numero dei clienti e distribuire in maniera ottimale le ore ed il carico di lavoro.

L’acido cloridrico
ACIDO CLORIDRICO
L’acido cloridrico, o cloruro di idrogeno, è un acido minerale forte e un acido monoprotico, gas a temperatura ambiente, incolore, dall'odore e dall'azione irritante. I suoi sali vengono chiamati cloruri e sono quasi tutti solubili in acqua;in forma concentrata, la sostanza può causare gravi ustioni per contatto con la pelle, specie se quest'ultima presenta lesioni. Commercialmente, tale prodotto è noto anche con il nome di acido muriatico, che è un acido cloridrico molto diluito con il 90% di acqua distillata.
Dal punto di vista delle applicazioni, l'acido cloridrico è un acido inorganico di grande utilizzo nell'industria chimica e nell’analisi chimica, come reagente. Viene impiegato nel trattamento di minerali e di fosfati grezzi, compare nei processi industriali organici in veste di reagente o di sottoprodotto, viene usato nel decapaggio e nel trattamento superficiale dei metalli.
Ma è nel settore delle pulizie, che trova utilizzo in svariate applicazioni:
o pulizia di cantiere dopo la posa di pavimenti resistenti agli acidi per eliminare tracce di cemento e stucco
o pulizia di pietre (disincrostante per murature)
o pulizia dei servizi igienici (eliminazione di residui calcarei)
Tuttavia il suo utilizzo è sempre sconsigliato visto il suo potere fortemente corrosivo ed è preferibile utilizzare detergenti acidi specificatamente studiati per tali impieghi. Sempre nel campo delle pulizie risulta particolarmente dannoso se utilizzato su marmi e pietre calcaree (le rovina irrimediabilmente). Deve sempre e comunque essere utilizzato da solo e mai mescolato con altre sostanze con le quali potrebbe reagire violentemente con gravi danni per la salute.
Interventi/Disposizioni/Procedure per ridurre i rischi
• Attenersi scrupolosamente alle istruzioni riportate nelle schede di sicurezza dei prodotti impiegati
• Il datore di lavoro valuta i rischi per la salute dei lavoratori derivanti dalla  presenza di agenti chimici ed attua le misure necessarie per eliminare o ridurre tali rischi
• Conoscere le caratteristiche delle sostanze utilizzate (es. infiammabilità, incompatibilità),  nello specifico le concentrazioni, le modalità d'uso ed i tempi di contatto
• Conservare il prodotto in ambienti adeguatamente areati e in contenitori non soggetti a corrosione e protetti da eventuali urti
• Se si opera in ambienti ristretti o scarsamente ventilati ridurre al minimo il tempo di esposizione anche attraverso l'attivazione di impianti di aspirazione localizzati
• Aerare gli ambienti durante l’uso
• Durante l'uso di sostanze del tipo in esame, non devono essere consumati cibi e bevande, perché possono favorire un maggior assorbimento del prodotto tossico
• Impedire il più possibile l'eventuale evaporazione inutile dei prodotti usandone la quantità minima per il lavoro, mantenendo i coperchi sui contenitori e usando contenitori sigillati.
• L'uso e la conservazione devono avvenire sempre secondo quanto riportato sull'etichetta dei prodotti in esame
• Non lasciare in giro indumenti contaminati dai prodotti in esame
• Nel caso di contatto cutaneo con la sostanza, ai lavoratori viene raccomandato di utilizzare le sostanze specifiche indicate per la detersione e di lavarsi con abbondante acqua corrente. Togliere scarpe e vestiti contaminati sotto getto d’acqua e consultare il medico.
• In caso di ingestione, non indurre il vomito perché provoca il rischio di perforazione e chiedere immediatamente l’intervento medico
• Collocare in prossimità del luogo di lavoro docce di emergenza e fontanelle oculari
• Effettuare la sorveglianza sanitaria con periodicità annuale o con periodicità diversa decisa dal medico competente con adeguata motivazione
• Il prodotto non è infiammabile, ma può provocare incendi o esplosioni a contatto con materiali combustibili, perciò tenere lontano da fonti di calore, eliminare tutte le fiamme libere e le possibili fonti di ignizione e vietare di fumare
• Utilizzare misure antincendio e mezzi di estinzione idonei, quali povere chimica o acqua nebulizzata per raffreddare i contenitori integri, facendo attenzione a non immettere acqua nei contenitori 
• Verificare la presenza di impianti elettrici di sicurezza
• Vietare severamente di versare in fogna i residui chimici, contattare le Autorità preposte o Aziende specializzate ed autorizzate allo smaltimento di tali rifiuti secondo la normativa vigente.
• Indossare i necessari dispositivi di protezione (guanti, tute protettive, maschere respiratorie con filtri e grado di protezione adeguato al rischio, occhiali protettivi, stivali) individuale verificandone preventivamente l’integrità e/o lo stato di efficienza seguendo quanto specificato sul manuale d'uso e manutenzione
• Verificare l'uso costante dei DPI da parte di tutto il personale operante
DPI
Guanti in gomma o neoprene
Occhiali di protezione
Maschera con filtri B2P3
Tuta di protezione

GRU SU AUTOCARRO
Principi generali per il trasferimento, il posizionamento e la stabilizzazione
POSIZIONAMENTO DELLA GRU SU AUTOCARRO
Per il corretto posizionamento della gru su autocarro è fondamentale scegliere il luogo di sosta più opportuno.
La stabilizzazione o la traslazione della gru su autocarro su un terreno non resistente può provocarne il crollo o il ribaltamento.
La gru su autocarro può essere stabilizzata o traslata solo su terreno resistente.
E’ necessario, scegliere e progettare il percorso e l'ubicazione della gru su autocarro in maniera corretta, nel caso rivolgersi a persone competenti.
Il luogo di posizionamento deve essere scelto in modo tale che i movimenti della gru su autocarro siano eseguiti senza pericolo di collisione e gli stabilizzatori possano essere estratti sulla base di appoggio senza incontrare ostacoli.
Mantenere una distanza di sicurezza di 0,5 m e recintare la zona di pericolo.
Eventualmente sottomurare con piastre di supporto secondo la resistenza del terreno il luogo di posizionamento.
Mantenere una distanza di sicurezza da cantine o simili e soprattutto da scarpate o simili
Scegliere il minimo sbraccio possibile, non sfruttare la gru fino al 100 %, occorre selezionare la corretta lunghezza del braccio per la condizione di carico.
Evitare movimenti di trazione e scegliere il corretto rinvio della fune di sollevamento in relazione al carico.
Selezionare il mezzo d'arresto secondo il peso del carico, il modo d'arresto e l'angolo di inclinazione.
Mantenere una distanza sufficiente dalle linee aeree elettriche.
Quando la gru su autocarro è stabilizzata, i cilindri di stabilizzazione devono trasmettere al terreno forze molto elevate.
Può capitare, in taluni casi, che un unico cilindro di stabilizzazione debba sostenere il peso prossimo a quello della gru su autocarro, compreso il carico da movimentare e trasferire tutto questo peso sul terreno.
Per tutti questi motivi, il terreno deve essere in grado di sostenere il peso della gru e del carico con assoluta sicurezza.
Se la superficie per le piastre di sostegno non è abbastanza grande, sarà necessario procedere a sottomurarla a seconda della resistenza del terreno.
La superficie di sostegno si calcola in base alla resistenza del terreno e al carico verticale della gru su autocarro.
Per le fondazioni delle piastre di sostegno è opportuno utilizzare materiali stabili (ad esempio travi di legno adeguatamente dimensionate).
Gli stabilizzatori della gru su autocarro devono essere posizionati al centro della fondazione, per ottenere una distribuzione uniforme della pressione sulla superficie della fondazione stessa.
STABILIZZAZIONE
Per un funzionamento sicuro della gru su autocarro è necessario che le basi d'appoggio corrispondano a quelle riportate nella tabella delle portate.
Le superfici d'appoggio sui longheroni scorrevoli devono essere concordanti, in modo da garantire il trasferimento di forza tra i longheroni scorrevoli.
La stabilizzazione avviene solo in questi stati di estensione.
Non sono consentite posizioni intermedie tra le basi d'appoggio, in quanto il trasferimento della forza è possibile solo attraverso le superfici d'appoggio laterali.
Una posizione intermedia provoca un'errata immissione della forza del montante superiore a causa della mancanza delle superfici d'appoggio.

La Direzione Aziendale

Pubblicato da Lilino Albanese | 04:00

La Direzione Aziendale
Impegno della Direzione
La Direzione Aziendale si impegna ad applicare il Sistema SGSL con lo scopo di attivare il miglioramento continuo della sua efficacia ed attuazione, nel rispetto delle Norme e delle Leggi vigenti.
A questo scopo, la Direzione ha attivato:
• una comunicazione continua con tutto il personale, a tutti i livelli e per tutte le funzioni aziendali, ribadendo l’importanza di adeguarsi ai requisiti normativi per un futuro miglioramento aziendale;
• la definizione e la condivisione con tutti i collaboratori della Politica aziendale per la Salute e la Sicurezza dei Lavoratori;
• la definizione annuale degli obiettivi dell’Organizzazione, ufficializzati e diffusi attraverso il Piano Annuale degli obiettivi;
• l’effettuazione di Riesami della Direzione periodici;
• la disponibilità di risorse adeguate, sia in termini di struttura organizzativa sia di mezzi e risorse materiali, a garanzia della realizzazione del Piano, in termini di progetti, attività, carichi di lavoro del personale, e delle necessità di operare le scelte giuste su tali basi.
PSSL (Politica aziendale per la Salute e la Sicurezza dei Lavoratori)
La Direzione ha definito la Politica la Salute e la Sicurezza dei Lavoratori, in base alle finalità e agli obiettivi dell’Organizzazione e rivolta all’impegno al soddisfacimento dei requisiti e al miglioramento continuo dell’efficacia del sistema di gestione
Ogni anno la Direzione, prefissati degli obiettivi specifici, valuta se sono conformi alla Politica e redige un Piano Annuale che comprende obiettivi e indicatori del loro raggiungimento.
Gli obiettivi prefissati derivano da un’attenta e oggettiva analisi della situazione interna, dei risultati conseguiti e degli obiettivi futuri.
La Direzione si assicura che la Politica sia compresa, attuata e sostenuta a tutti i livelli dell’Organizzazione, infatti tramite specifica procedura è resa nota mediante l’inserimento nel manuale SGSL e affissa negli spazi aziendali dedicati alla comunicazione e pubblicata sul sito internet aziendale.
La Politica per la Qualità è oggetto di Riesame da parte della Direzione, per accettarne la continua idoneità ed attuazione
Di seguito sono riportati i punti cardine della politica aziendale di salute e sicurezza:
• Deve essere appropriata alla natura e all'entità dei fattori di rischio riscontrati e valutati a livello aziendale;
• Deve prevedere un preciso impegno per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali;
• Deve rispettare la normativa vigente in tema di sicurezza e salute sul lavoro;
• deve essere documentata, attuata e mantenuta sempre attiva;
• deve essere comunicata a tutte le persone che lavorano in azienda affinché siano consapevoli dei propri impegni e dei propri diritti e doveri;
• deve essere resa disponibile e fruibile dalle parti interessate;
• deve essere periodicamente riesaminata per assicurare che si mantenga idonea e precisa nei sui intenti ed impegni.
Pianificazione: Obiettivi e Programmi
Gli obiettivi della politica aziendale sono stilati dalla Direzione (nella figura del datore di lavoro e delle figure aziendali) ed elencati nel Piano Annuale degli obiettivi in modo da renderli quantificati e misurati mediante indicatori specifici, che consentono di verificare il livello raggiunto e individuare le aree di miglioramento.
Gli obiettivi tengono conto della salute e sicurezza dei lavoratori e delle esigenze dell’azienda. Essi sono definiti per tutta l’organizzazione e assegnati ai vari responsabili, nell’ambito delle attività di pertinenza. In ambito di Riesame della Direzione, si verifica il possibile raggiungimento degli obiettivi assegnati e si valuta l’eventuale necessità di rivedere gli stessi, definendo anche nuovi strumenti e risorse.
L’azienda, in sede di Riesame della Direzione, effettua la pianificazione degli obiettivi, specificando processi e attività e le relative risorse necessarie.
La pianificazione può prevedere:
• l’identificazione di nuovi processi e della loro applicazione nell’ambito dell’Organizzazione o la modifica di processi esistenti;
• la definizione di obiettivi per la sicurezza;
• la modifica di parti del manuale SGSL, di Procedure e Istruzioni Operative;
• l’assegnazione di risorse adeguate;
• la rilevazione di dati relativi agli indicatori individuati.
Tutto l’assetto aziendale sarà interessato ed impegnato nell’attuazione diretta di tali punti per cui sarà necessario pianificare anche:
• le riunioni/audit interni;
• l’emissione dei documenti di programmazione e attivazione atti a garantire il corretto svolgimento delle attività più complesse o l’attuazione di nuove prassi;
• i pianti di formazione ed addestramento del personale;
• la manutenzione e le verifiche periodiche di macchinari ed impianti.
Ruoli, compiti ed autorità
La Direzione ha definito i compiti, le responsabilità, le autorità e i rapporti tra il personale interno, garantendo le necessarie deleghe e autonomie e curando il coinvolgimento nel perseguimento degli obiettivi della politica aziendale.
Le figure ed i responsabili in oggetto devono:
• concordare annualmente con la Direzione obiettivi e traguardi in relazione alle Non Conformità emerse;
• dimostrare e comunicare in modo chiaro i Principi della politica aziendale a tutti i dipendenti;
• ricevere e erogare formazione per tutti i dipendenti;
• assegnare priorità, risorse, impegno organizzativo e supporto alle attività di miglioramento nell’ambito della propria funzione;
• riconoscere le prestazioni di collaboratori, clienti e fornitori;
• custodire, se non diversamente indicato, la documentazione assegnata e utilizzata dalla propria funzione, garantendo reperibilità e aggiornamento.
Le funzioni responsabili (in particolar modo il RSGSL e gli auditor interni) sono state ufficializzate con lettera di incarico, in base alle varie competenze ed accettate viste le necessarie disponibilità.
L’organigramma dell’Organizzazione e la relativa procedura, illustra le dipendenze funzionali.
Una copia nominativa dell’Organigramma aziendale è gestito separatamente dalla Direzione che ne cura anche il suo relativo aggiornamento.
I vari compiti e le specifiche responsabilità delle diverse aree/reparti e funzioni aziendali sono altresì descritte nel mansionario aziendale.
Riesame della Direzione
La Direzione riesamina gli obiettivi della politica e la loro attuazione, ad intervalli prestabiliti, in seguito alle Verifiche Ispettive Interne, di norma un paio di volte all’anno secondo il programma stabilito per gli Audit o quando se ne dovesse presentare la necessità.
La direzione deve assicurare la continua idoneità, adeguatezza ed efficacia del sistema di gestione. Tale riesame comprende la valutazione delle opportunità per il miglioramento e le esigenze di modifiche del Sistema, della Politica e degli obiettivi. La sua collocazione temporale tiene conto dello svolgimento della normale attività lavorativa, in modo che sia possibile reperire i dati di base e che il riesame giovi all’avvio delle nuove attività.
Gli elementi in ingresso per il Riesame da parte della Direzione comprendono informazioni riguardanti:
• le azioni a seguire da precedenti Riesami;
• la Politica aziendale;
• il Piano Annuale degli obiettivi;
• la struttura organizzativa;
• le prestazioni dei processi e la conformità del servizio erogato;
• l’analisi dei dati relativi agli indicatori selezionati per verificare il raggiungimento degli obiettivi;
• i risultati degli Audit Interni;
• le Non conformità rilevate;
• lo stato delle Azioni Correttive e Preventive attuate;
• le modifiche che potrebbero avere effetti sul sistema di gestione;
• gli interventi di miglioramento;
• la valutazione dei fornitori;
• l’adeguatezza delle risorse professionali, tecniche e finanziarie;
• i risultati dell’attività di formazione.
In base ai dati in ingresso, il riesame dovrà ottenere dei riscontri oggettivi e registrati in particolar modo:
• le decisioni e le azioni relative intraprese per gli interventi di miglioramento;
• le decisioni e le azioni relative al miglioramento dei servizi in relazione ai requisiti dei Clienti;
• le decisioni e le azioni relative ai bisogni di risorse;
• le decisioni assunte in ordine alle problematiche evidenziate nel corso del Riesame;
• la conferma o la ridefinizione della Politica degli obiettivi;
• l’eventuale aggiornamento della programmazione degli Audit Interni;
• l’eventuale pianificazione di nuove attività di Formazione e Addestramento.
I risultati del riesame e la scelta delle azioni da intraprendere sono condivisi con il personale, a seconda degli ambiti interessati, e possono essere esposti e comunicati tramite un verbale che sarà opportunamente depositato ed archiviato.

PRIMER PER SOTTOFONDI

Pubblicato da Lilino Albanese | 04:00

PRIMER PER SOTTOFONDI
Prodotto in forma liquida-fluida di colore giallo oppure trasparente, utilizzato per il trattamento di massetti cementizi assorbenti prima della messa in opera di un pavimento in legno. Viene impiegato per il risanamento ed isolamento di sottofondi cementizi con umidità residua e per il trattamento antipolvere e consolidante di sottofondi cementizi, di intonaci cementizi e di superfici in calcestruzzo. Il primer, inoltre, può essere utilizzato su supporti lignei, vernici, pavimenti in resina epossidica, come fissativo della pittura da sovrapplicare oppure come agente antievaporante su superfici fresche di malta da ripristino o da intonaco. L’applicazione di questo prodotto avviene con le tecniche convenzionali: a pennello o rullo, se usato come fissativo; a spruzzo con pompa manuale o ad aria compressa, se usato come agente antievaporante.
• Attenersi scrupolosamente alle istruzioni riportate nelle schede di sicurezza dei prodotti impiegati
• Il datore di lavoro valuta i rischi per la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza di agenti chimici ed attua le misure necessarie per eliminare o ridurre tali rischi
• Redigere una valutazione del rischio chimico o autocertificazione che tenga in considerazione: le informazioni contenute nella scheda di sicurezza, il livello, il tipo e la durata dell’esposizione, circostanze di svolgimento del lavoro e quantità in uso della sostanza o del preparato, i valori limite professionali e/o biologici se presenti, gli effetti delle misure preventive e protettive adottate
• Conoscere le caratteristiche delle sostanze utilizzate (es. infiammabilità, incompatibilità), nello specifico le concentrazioni, le modalità d'uso ed i tempi di contatto
• Effettuare la formazione e l’informazione relativa all’uso corretto di tali sostanze
• Acquisire le schede di sicurezza delle sostanze chimiche utilizzate e predisporre idonee tabelle per l’intervento di primo soccorso, in caso di contatto con le sostanze utilizzate
• Verificare la presenza di idonea etichettatura in lingua italiana delle sostanze chimiche utilizzate, che deve indicare obbligatoriamente le eventuali precauzioni particolari da osservare
• Se si opera in ambienti ristretti o scarsamente ventilati ridurre al minimo il tempo di esposizione
• Aerare gli ambienti durante le operazioni di utilizzo di tali prodotti
• Ogni sostanza del tipo in esame deve essere opportunamente conservata e tenuta in ambienti adeguati
• Predisporre idonei sistemi di ventilazione generale dei locali, evitando che l’operatore sia investito dal flusso d’aria polverosa
• Durante la manipolazione del prodotto saranno presi gli accorgimenti per evitare contatti con la pelle e con gli occhi, quali l’utilizzo di idonei DPI, nonché l’adozione delle corrette procedure di lavoro
• Nel caso di contatto cutaneo esteso ai lavoratori sarà raccomandato di lavarsi abbondantemente con acqua e sapone
• In caso di contatto con gli occhi, lavare abbondantemente con acqua e nel caso l’irritazione persista consultare il medico
• In caso di inalazione, portare la persona all’aria aperta e nel caso il malessere persista consultare il medico
• Durante l'uso di sostanze del tipo in esame, non devono essere consumati cibi e bevande
• Raccomandare ai lavoratori di usare crema protettiva delle mani prima dell'uso dei suddetti prodotti
• Fare uso di creme barriera in caso di sensibilizzazione al prodotto
• Effettuare la detersione frequente delle mani e delle superficie esposte con acqua e saponi ipoallergeni
• Lavarsi accuratamente le mani dopo l’utilizzo
• Al termine del lavoro, conservare i suddetti prodotti in idonei contenitori sigillati, in appositi armadietti posti in un luogo asciutto
• Effettuare la sorveglianza sanitaria con periodicità annuale o con periodicità diversa decisa dal medico competente con adeguata motivazione
• Essendo un prodotto infiammabile, durante l'applicazione evitare fiamme libere o scintille e non fumare
• Evitare la dispersione del prodotto nell’ambiente, essendo pericoloso per gli organismi acquatici
• Fare uso di guanti idonei al processo lavorativo, fermo restando i limiti posseduti da questi mezzi di protezione ivi compresi quelli di natura irritante od allergizzante in grado quindi di causare dermatite
DPI
Indumenti di protezione
Semimascherina  in gomma ipoallergenica completa di due filtri intercambiabili
Occhiali di protezione
Guanti di protezione

GOVERNANCE COMPLIANCE RISK MANAGEMENTDecreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007 n. 123 in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

SGSL E REQUISITI DI GOVERNANCE
il modello di organizzazione e gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilita’ amministrativa delle perosne giuridiche, delle societa’ e delle associazioni anche prive di personalita’ giuridica di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, nr 231 deve essere adottato ed efficacemente attuato assicurando un sistema aziendale per l’adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi a:
alle attivita’ di natura organizzativa quali emergenze, primo soccorso, gestione degli appalti, riunioni periodiche di sicurezza, consultazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
il modello organizzativo e gestionale deve in ogni caso prevedere per quanto richiesto dalla natura e dalle dimensioni dell’organizzazione e dal tipo dell’attivita’ svolta un’articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche e i poteri necessari per la verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio nonche’ un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate dal modello.
il modello organizzativo deve altresi’ prevedere un idoneo sistema di controllo sull’attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneita’ delle misure adottate. il riesame e l’eventuale modifica del modello organizzativo devono essere adottati, quando siano scoperte violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all’igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell’organizzazione e nelle attivita’ in relazione al progresso scientifico e tecnologico;
alla periodica verifica dell’applicazione e dell’efficacia delle procedure adottate

SGSL E REQUISITI DI COMPLIANCE
il modello di organizzazione e gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilita’ amministrativa delle perosne giuridiche, delle societa’ e delle associazioni anche prive di personalita’ giuridica di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, nr 231deve essere adottato ed efficacemente attuato assicurando un sistema aziendale per l’adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi a:
il modello organizzativo e gestionale di cui al comma 1 deve prevedere idonei sistemi di registrazione dell’avvenuta effettuazione delle attivita’ di cui al comma 1
rispetto degli standard tecnico strutturali di legge relativi a attrezzature, impianti, luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e e biologici
alla acquisizione di documentazione e certificazioni obbligatorie di legge;

SGSL E REQUISITI DI RISK MANAGEMENT
il modello di organizzazione e gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilita’ amministrativa delle perosne giuridiche, delle societa’ e delle associazioni anche prive di personalita’ giuridica di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, nr 231deve essere adottato ed efficacemente attuato assicurando un sistema aziendale per l’adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi a:
  • il modello organizzativo e gestionale di cui al comma 1 deve prevedere idonei sistemi di registrazione dell’avvenuta effettuazione delle attivita’ di cui al comma 1
  • alle attivita’ di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e protezione conseguenti;