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L
LINEA DI ANCORAGGIO
INEA DI ANCORAGGIO VERTICALE OD OBLIQUA

Trattasi di linee di ancoraggio verticali od oblique, del tipo flessibile o rigido. La linea verticale od obliqua flessibile è costituita da una fune tesa, quella verticale od obliqua rigida è costituita da una guida metallica.
Questo tipo di ancoraggio, al quale può essere agganciato un solo operatore alla volta, risulta idoneo per spostamenti o lavori su piani verticali o molto inclinati, quali coperture a falde o di tipo voltato, tralicci e scale. In particolare, la linea di ancoraggio verticale rigida è idonea per installazioni definitive e un uso frequente, mentre la linea di ancoraggio verticale flessibile è idonea per installazioni provvisorie e un uso non frequente.
SCHEDA TECNICA
Nei lavori in quota, dove i lavoratori sono esposti a rischi particolarmente elevati per la loro salute e sicurezza, in particolare a rischi di caduta dall’alto, e quando il dislivello è maggiore di quello imposto dalla legislazione vigente (2 mt), devono essere adottate misure di protezione collettive (parapetti, ponteggi, impalcature, reti, ecc), in mancanza di queste e/o per eliminare rischi residui,  occorre utilizzare Dispositivi di Protezione Individuale combinati con ancoraggi singoli o linee vita rigide o flessibili.
Il posizionamento della linea di ancoraggio deve essere stabilito da un progettista, tenendo conto dei rischi derivanti dall’insorgenza dell’effetto pendolo e dal dimensionamento del tirante d’aria.
La linea vita deve essere progettata affinché il soggetto non abbia una caduta libera superiore a 1,5 metri, considerando il fatto che, in relazione alla tipologia di assorbitori e all’allungamento fisico/metallico del sistema sollecitato, lo spazio di arresto sarà superiore.
Questo tipo di ancoraggio (linea verticale od obliqua) richiede che sia fissato l’estremo superiore della linea ed anche l’estremo inferiore per obbligare alla regolazione continua, manuale o automatica, del dispositivo di scorrimento
I punti di fissaggio della fune o guida verticale devono avere le caratteristiche di resistenza di un punto di an-coraggio fisso. Il dispositivo assorbitore di energia può essere integrato direttamente nella linea.
In entrambi i casi (linea rigida o flessibile), le guide devono essere dotate di dispositivo di fine corsa posto in corrispondenza delle loro estremità, in grado di arrestare lo scorrimento del dispositivo guidato ed evitarne il suo distacco involontario. Nel caso di fune flessibile collegata a un punto superiore, questa deve essere attrezzata con un contrappeso posto all’estremità inferiore associato a relativo dispositivo di fine corsa.
Questo sistema richiede precisi requisiti di resistenza del punto di ancoraggio, quali:
o l’utilizzo del dispositivo può avvenire solo da parte di personale preventivamente informato, formato ed addestrato sulle sue modalità di utilizzo, secondo le prescrizioni indicate dal produttore.
o l’utilizzo del dispositivo richiede movimenti lenti, che assecondino lo scorrimento del dispositivo lungo la propria linea guida
o le parti in fibra tessile costituenti la fune flessibile e le cinghie dell’imbracatura, se mal conservate o utilizzate in presenta di parti taglienti o ruvide, sono soggette a facile deterioramento.
Il montaggio della linea vita deve avvenire nel rispetto delle misure di prevenzione degli infortuni secondo quanto previsto dall’ Art. 115 del D.Lgs. 81/08 come integrato dal D.Lgs.106/09 e secondo quanto indicato dalla norma di riferimento UNI EN 795:2002, che specifica “i requisiti, i metodi di prova e le istruzioni per l’uso e la marcatura di dispositivi di ancoraggio progettati esclusivamente per l’uso con dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto.
Gli  installatori devono essere adeguatamente formati e in grado di dimostrare al committente le proprie competenze, ossia devono essere a conoscenza delle peculiarità che caratterizzano il sistema anticaduta, delle problematiche che potrebbe incontrare e delle soluzioni da adottare.
Gli installatori di Linee vita devono rilasciare, al termine dell'installazione del sistema anticaduta, la Dichiarazione di corretto montaggio, con la quale dichiarano di avere eseguito il lavoro a regola d'arte. Risulta necessario, quindi, dedicare tempo all’aggiornamento e alla formazione in modo tale da accrescere costantemente le proprie conoscenze relative all’argomento Linee Vita.
Usare i dispositivi di protezione individuale

IL CONTESTO AMBIENTALE E LE PERSONALITA’ INDIVIDUALI
Per contesto ambientale si intende principalmente il luogo, l’ambiente, in cui avviene la comunicazione.
Quindi esso denota dove avviene la comunicazione (principalmente se la comunicazione ha una finalità formativa si tratterà di una sala o un’aula appositamente allestita, etc.)
Questo aspetto è da tenere in considerazione perché molto spesso gli interlocutori danno importanza a ciò che costituisce l’oggetto della comunicazione, l’argomento trattato, alla luce di quello che è il contesto ambientale.
Soprattutto per le tematiche inerenti la sicurezza nei luoghi di lavoro, utilizzare una giusta comunicazione ha sicuramente un impatto e una valenza superiore rispetto ad una comunicazione  approssimativa e improvvisata.
Certamente forme di comunicazione basate su dialoghi e colloqui impostati come le normali e quotidiane conversazioni che si fanno, magari tra una pausa di lavoro e l’altra, o anche occasionalmente, tra i corridoi o nei luoghi di ritrovo, sono da evitare, in quanto ad esse non viene data la necessaria attenzione e il conseguente recepimento. 
Quindi il contesto è il "luogo" (fisico o relazionale) in cui avviene lo scambio comunicativo, ovvero la "situazione" in cui l'atto comunicativo si inserisce (e a cui si riferisce).
Esso è l’ambiente all’interno del quale avviene il processo comunicativo ed è uno degli elementi che ne può alterare l’esito.
Infatti una comunicazione effettuata in un contesto non adatto ne risente in termini di significato ed efficacia.
Il contesto è pertanto l’insieme della situazione generale e delle particolari circostanze in cui ogni evento comunicativo è, per forza di cose, inserito.
Tipicamente in un processo comunicativo bisogna preventivamente considerare i possibili “rumori” per renderli nulli o inefficaci, limitandone i danni.
Tuttavia quando ci si rende conto della presenza di un “rumore” imprevisto si può utilizzare la cosiddetta “ridondanza”, cioè l’ausilio di un messaggio secondario atto ad assicurare la riuscita della comunicazione.
Ad esempio nel caso in cui due persone stiano dialogando e vicino a loro ci sia un martello pneumatico che provoca rumore, l’emittente, oltre al suo messaggio verbale di saluto, farà anche un cenno con la mano (e quest’ultimo costituisce il messaggio di ridondanza, cioè ulteriore ma necessario a confermare il saluto).
Un altro elemento che caratterizza la comunicazione e di cui bisogna tenere conto è costituito dalle personalità individuali di ogni interlocutore, in quanto è bene sapere in partenza che le informazioni fornite ad ogni individuo vengono sicuramente, in maniera inconscia, filtrate e selezionate, da quelli che sono gli aspetti della propria personalità, istruzione e situazione culturale e sociale, oltre agli stati d’animo, alle emozioni e ai sentimenti, che fanno sì che ci formiamo più facilmente un’opinione piuttosto che un’altra, dando perciò un significato a volte diverso da quello che ci viene comunicato in partenza.
Quando si parla di comunicazione si è portati a ritenere che tutto il processo di trasmissione/recezione del messaggio ruoti intorno allo strumento della parola, del linguaggio; potente mezzo di cui solo l’uomo è dotato.
In realtà questa è una visione estremamente riduttiva del fenomeno comunicativo e ne rappresenta solo l’aspetto più superficiale.
Ogni comunicazione umana avviene su diversi livelli che permettono di veicolare i messaggi dal mittente al destinatario. Il livello verbale è solo quello più percepibile ed evidente ma, accanto ad esso agiscono contestualmente il livello paraverbale e non verbale .
Secondo una ricerca condotta negli anni 70 dallo studioso Albert Mehrabian, psicologo ed antropologo statunitense di origine armena, si è riusciti a quantificare l’incidenza che ciascun livello espressivo produce nella comunicazione, permettendo di sviluppare un modello la cui efficacia è ancora oggi riconfermata.
Pertanto in un processo comunicativo finalizzato a trasmettere un’informazione in maniera efficiente ed efficace è opportuno tenere presente, per chi svolge il ruolo di comunicatore e di formatore, le personalità individuali e lo stato emozionale degli interlocutori (destinatari), cercando a priori di comprendere bene il “contesto” in cui deve avvenire la formazione, di capire le necessità dei formandi, coinvolgendoli anche sull’esporre le proprie esperienze e situazioni, ma soprattutto mirando ad una esposizione degli argomenti mirata e precisa nei contenuti, senza usare un linguaggio fazioso, capace di generare pregiudizi e valutazioni fuorvianti di quanto si vuole comunicare.

norma ISO 9001:2015

Pubblicato da Lilino Albanese | 05:30

norma ISO 9001:2015
Gli obiettivi dell’audit dei sistemi di gestione della qualità definiti dalla norma ISO 9001:2015 sono rimasti sostanzialmente gli stessi, quali:
· verificare l’adeguatezza del sistema di gestione per la qualità;
· verificare la conformità al Sistema di Gestione
· verificare l’efficacia del Sistema di Gestione.
Emergono dubbi, fra gli "addetti ai lavori" riguardanti la scarsa auditabilità della norma, ritenuta meno prescrittiva rispetto alla versione 2008.
In realtà la norma non è in assoluto meno prescrittiva, tuttavia in essa prevale un approccio "prestazionale“, orientato al conseguimento dei risultati (conformità di prodotti e servizi, soddisfazione del cliente, realizzazione degli obiettivi per la qualità, miglioramento del sistema di gestione).
Sono diminuite per le prescrizioni relative alla documentazione generale del sistema di gestione (il manuale qualità e le sei classiche procedure "di gestione", non sono più espressamente richiesti) che talvolta hanno prodotto in passato, come effetto, un irrigidimento dell'apparato documentale.
Continuano invece a esistere nell'edizione 2015 numerose prescrizioni puntuali (in molti casi più precise e dettagliate, rispetto all'edizione 2008, come nel caso delle prescrizioni relative alla gestione dei processi e degli obiettivi) relative a diversi aspetti della gestione, e che nel loro insieme configurano una "prescrizione generale di risultato".
Da parte dell'audit team occorrerà perciò valutare se il rispetto delle singole prescrizioni elementari produce il soddisfacimento di tale "prescrizione generale", poiché in caso contrario l'audit team non sarebbe di fronte a un "sistema" ma a un insieme di elementi scollegati.
Ciò veniva richiesto anche in passato, ma con la nuova edizione i sistemi di gestione qualità dovranno essere predisposti affinché sia possibile condurre tale valutazione in modo più accurato e oggettivo.
Ancor più che l'edizione 2008, la nuova ISO 9001 non si presta ad approcci di audit "per elementi" (requisiti), per "uffici/reparti", o per "mansioni". Dovrà essere adottato un APPROCCIO ALL'AUDIT PER PROCESSI.
Per ottenere evidenze della coerenza fra la conformità di tipo puntuale e l'efficacia complessiva del sistema di gestione il team
dovrebbe partire dai processi, esaminarne i risultati e il modo in cui tali risultati sono gestiti, dal punto di vista del loro perseguimento e da quello della gestione del follow up (in termini di correzione, miglioramento, sviluppo, ecc.)
Occorrerà anche verificare che i processi siano stati istituiti dall'organizzazione a partire da obiettivi dell'organizzazione pertinenti alla qualità, a loro volta coerenti con la Politica per la Qualità, e che il tutto tenga conto del contesto dell'organizzazione stessa.
Buona parte delle informazioni di audit e in particolare quelle relative all'individuazione dei processi e alla documentazione che l'organizzazione ha ritenuto di elaborare per la loro gestione, dovrebbero essere raccolte prima dell'audit in campo.
In particolare, per quanto attiene, sempre, alla documentazione, dovrebbe essere valutata con cura la sua adeguatezza, e in particolare, le questioni a cui andrebbe cercata risposta dovrebbero includere le seguenti:
1. Esiste una rappresentazione dei processi sufficientemente completa e dettagliata, anche come "mappa" da utilizzare per un idoneo percorso di audit?
02. Le procedure e le istruzioni sono adeguate per:
- argomento/contenuto (grado di copertura dei processi, nella misura necessaria)?
- grado di dettaglio?
- esattezza (correttezza delle informazioni in esse contenute)?
- stato di aggiornamento?
- coerenza interna
- reciproca coerenza?
- chiarezza?
- completezza?
- allineamento al quadro cogente (riferimenti normativi, ecc.)?
- coerenza con le politiche del SGQ?
Una volta che le procedure documentate siano state ritenute adeguate da parte del team di audit, si passerà alla verifica della loro applicazione, attraverso l'audit in campo.
Dapprima è necessario valutare, almeno per il periodo di transizione alla nuova norma (2015 – 2018) se l’azienda ha condotto una valutazione dei rischi sufficientemente completa e accurata, come base per giustificare il ricorso a un sistema di gestione qualità "leggero" dal punto di vista documentale.
La eventuale conferma del vecchio sistema documentale, nella transizione alla nuova edizione, è il risultato di un attento riesame della documentazione, per valutarne l'adeguatezza a fronte del nuovo approccio alla Gestione Qualità, o è avvenuta in modo "automatico"?
Il team di audit dovrà possedere più che nel passato competenze tecniche relative al tipo di organizzazione auditata, dal momento che la valutazione potrebbe in vari casi basarsi soprattutto sull'osservazione diretta dei processi e delle attività, quando non fosse disponibile un completo percorso documentale da seguire, né quindi una formale checklist costruita su tale percorso.
Gli auditor dovrebbero inoltre disporre di competenze che si estendono ad altri sistemi di gestione, considerato che questi potrebbero essere stati istituiti dall'organizzazione a integrazione e supporto della gestione per la qualità, come strumenti per affrontare al meglio le istanze provenienti dalle pertinenti parti interessate (diverse dal cliente) nel contesto esterno o interno, allo scopo di migliorare il sistema qualità, ottenere e accrescere la soddisfazione del cliente, assicurare la conformità dei prodotti e servizi ai requisiti
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Pubblicato da Lilino Albanese | 04:00

Regolamento dell’Organismo di Vigilanza
Ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001 si deve instituire in azienda un Organismo di Vigilanza (di seguito indicato anche con OdV) il cui compito è quello di vigilare sul funzionamento e l’attuazione del Modello di organizzazione, gestione e controllo.
Il regolamento ODV disciplina l’attività dell’OdV i cui principi ispiratori sono onorabilità, autonomia, indipendenza, poteri di iniziativa e di controllo, al fine di garantire l’efficiente vigilanza sulla corretta ed efficace attuazione del MO e prevenire o rilevare situazioni di responsabilità, nello svolgimento delle attività aziendali, connesse al compimento di reati da soggetti in posizione apicale o subordinata e da quanti hanno relazioni e coinvolgimento nelle attività aziendali o svolte per l’azienda o in conto dell’azienda stessa (tali soggetti in seguito saranno indicati anche come “destinatari”).
Nello specifico l’OdV svolge i seguenti compiti:
a) occuparsi dell’applicazione del MO, avendo cura di diffonderne la conoscenza e l’osservanza, e di verificarne, avvalendosi delle funzioni aziendali di competenza, la corretta attuazione;
b) predisporre i necessari aggiornamenti qualora subentrino non conformità o modifiche nell’organizzazione aziendale;
c) assicurarsi che tutti i destinatari operino nel rispetto delle leggi e del Codice Etico, in ottemperanza alle procedure aziendali a cui il MO si riferisce;
d) condurre gli accertamenti interni alla luce di segnalazioni riguardanti eventuali violazioni;
e) raccogliere e archiviare i dati e le informazioni derivanti dalle indagini condotte e promuovere apposite iniziative e soluzioni a fronte di eventuali azioni correttive proposte.
La scelta dei componenti viene effettuata tra soggetti dell’azienda o esterni ad essa, con comprovata esperienza e competenza professionale e con riconosciuti requisiti di onorabilità, correttezza, imparzialità, indipendenza e autonomia.
L’azienda mette a disposizione dell’OdV risorse logistiche e finanziarie per consentirne lo svolgimento delle attività.
L’OdV ha poteri di spesa autonomi e, causa l’attività di controllo che deve esercitare, si colloca tipicamente ai vertici della struttura gerarchica nell’organigramma aziendale.
La revoca all’incarico, prima della sua scadenza stabilita,  per ogni componente dell’Organismo di Vigilanza non può essere resa esecutiva se non per giusta causa.
A tal proposito si stabilisce che tale revoca per giusta causa è da intendersi quando:
• si verifica l’impossibilità fisica, ad esempio dovuta ad un prolungato periodo di malattia, tale da impedire al componete dell’OdV l’espletamento dei sui compiti, in riferimento alla durata delle attività dell’OdV stesso.
• siano pervenute modifiche nel profilo etico e morale del componente e nelle sue caratteristiche di onorabilità e professionalità, quali comportamenti non coerenti con le funzioni da svolgere in qualità di componente di un OdV o addirittura interdizioni a norma di legge, condanne, etc.
Ogni componente dell’OdV potrà comunque recedere in ogni momento dall’incarico presentando preavviso in modo da dare all’azienda la possibilità di procedere alla sostituzione garantendo la continuità dell’ azione dell’OdV.
Per il personale interno, facente parte dell’OdV, l’incarico decade automaticamente al cessare del rapporto di lavoro con l’azienda.
La conclusione dall’incarico per un componente dell’OdV non costituisce decadenza dell’intero OdV, giacché come detto è prevista la sostituzione dei componenti che revocano l’incarico. Si precisa che il nuovo incaricato avrà come scadenza del proprio mandato quella prevista per l’intero OdV, da cui si procede poi per l’eventuale ulteriore rinnovo.
L’Organismo di Vigilanza è preposto a svolgere i compiti di vigilanza sull’osservanza ed efficacia del Modello Organizzativo ai sensi del D.Lgs. 231/01. Esso altresì è dotato di poteri ispettivi e di controllo e per questo ha libero accesso a tutti i documenti e a tutte le informazioni presenti in azienda e necessarie allo svolgimento dei compiti stabiliti.
Le attività e i compiti dell’OdV riguardano:
- il controllo sull’effettiva applicazione del Modello Organizzativo, con la conseguente verifica della rispondenza tra i principi in esso riportati e i reali comportamenti tenuti in azienda, alla luce anche delle ispezioni condotte e delle segnalazioni ricevute;
- verificare l’idoneità del Modello Organizzativo rispetto all’azione di prevenzione per possibili illeciti e reati, e valutarne la funzionalità nel tempo, curandone gli aggiornamenti o adeguandolo ad eventuali nuove necessità ed esigenze;
- diffondere in azienda la comprensione dei principi delineati nel Codice Etico;
- curare la documentazione necessaria all’attuazione del Modello;
- procedere alla raccolta, elaborazione e archiviazione di tutti i dati e le informazione relative alle verifiche sull’osservanza del Modello;
- coordinarsi con le funzioni aziendali per controllare i settori, soprattutto quelli delle cosiddette aree “sensibili”, e le attività ritenute a rischio per la commissione di reati;
- condurre le necessarie ispezioni all’interno dell’azienda;
- accertare le violazioni e informare la direzione, procedendo anche ad applicare le sanzioni disciplinari stabilite;
- riferire periodicamente alla direzione sullo stato di attuazione del Modello e in merito a quanto svolto.

Toner

Pubblicato da Lilino Albanese | 02:00

Materiale non omogeneo, ossia di una polvere finissima con particelle di carbone, ferro e resina, utilizzato nelle fotocopiatrici e in alcune stampanti per la riproduzione di copie o di stampe di dati digitali
Materiale non omogeneo, ossia di una polvere finissima con particelle di carbone, ferro e resina, utilizzato nelle fotocopiatrici e in alcune stampanti per la riproduzione di copie o di stampe di dati digitali. Praticamente il toner si imprime sulla carta, costituendo il testo e le immagini stampate. Originariamente il toner era costituito solo da polvere di carbone, ma in seguito, allo scopo di migliorarne la qualità, alle particelle di carbone è stato aggiunto un polimero, ossia particelle fuse dal calore del forno di fusione, che si attaccano perfettamente alle fibre del foglio di carta, fornendo una maggiore qualità stampa. Anche le dimensioni delle particelle di toner, che inizialmente erano di 12 micrometri, oggi si sono ridotte notevolmente per incrementare la risoluzione di stampa.
Il toner tradizionale è di colore nero, tuttavia per le stampanti e fotocopiatrici a colori, oggi esistono toner nei colori fondamentali che sono giallo, magenta e ciano.
Nelle prime macchine, il toner veniva versato mediante un contenitore in una apposita apertura, attualmente, invece si fa uso di cartucce usa e getta che una volta esaurite, possono essere rigenerate da aziende specializzate.
PROCEDURE DI LAVORO
• Attenersi scrupolosamente alle istruzioni riportate nelle schede di sicurezza dei prodotti impiegati
• Il datore di lavoro valuta i rischi per la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza di agenti chimici ed attua le misure necessarie per eliminare o ridurre tali rischi
• Conoscere le caratteristiche delle sostanze utilizzate, nello specifico le concentrazioni, le modalità d'uso ed i tempi di contatto
• Effettuare la formazione e l’informazione relativa all’uso corretto di tali sostanze
• Se si opera in ambienti ristretti o scarsamente ventilati ridurre al minimo il tempo di esposizione
• Comunicare, da parte dei lavoratori esposti, le eventuali allergie pregresse
• Aerare gli ambienti durante le operazioni di utilizzo di tali prodotti (Allegato IV Punto 2.1 del D.Lgs. n.81/08 come modificato dal D.Lgs. n.106/09)
• Evitare di mangiare, bere e fumare durante l’uso di tali prodotti, perché possono favorire un maggior assorbimento del prodotto tossico
• Evitare di disperdere il toner, manomettendo le cartucce o pulendo l’interno delle stampanti con getti d’aria
• Non utilizzare aspirapolveri normali, perché la polvere di toner è così fine da attraversarne i filtri, utilizzare, invece, appositi aspiratori con filtri speciali.
• Durante la rigenerazione delle cartucce, utilizzare apposite cappe aspiranti
• Poiché le polveri di toner contengono, secondo recenti ricerche, sostanze cancerogene, verificare che le operazioni di rigenerazione avvengano in ambienti dotati delle necessarie apparecchiature di sicurezza
• Evitare di sostituire il toner, se non si è addestrati a svolgere tale operazione
• Sostituire il toner attenendosi alle prescrizioni del produttore e non disperdere i contenitori vuoti nell’ambiente
• Effettuare la sostituzione del toner in modo da non generare polvere ed indossando una mascherina facciale
• Indossare i necessari dispositivi di protezione individuale
• Verificare l'uso costante dei DPI da parte di tutto il personale operante.

Misure di prevenzione incendi
Misure di prevenzione incendi
Attuazione delle misure preventive
Tra le misure preventive da porre in essere nei luoghi di lavoro possono essere indicate quelle concernenti:
• la realizzazione di impianti elettrici costruiti a regola d’arte ;
• l’adozione e la corretta manutenzione dell’impianto di messa a terra, dei dispositivi differenziali e dell’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche (quando necessario);
• la corretta manutenzione ed il coretto utilizzo di macchine, impianti ed apparecchiature elettriche;
• il corretto stoccaggio ed utilizzo di tutti i prodotti infiammabili o facilmente combustibili, evitando di depositarne grandi quantitativi in aree non presidiate, se non munite dei necessari dispositivi di sicurezza antincendio;
• il divieto di utilizzare fiamme libere senza la preventiva autorizzazione e solo dopo aver preso tutte le ne cessarie precauzioni del caso;
• l’adozione di opportuni contenitori per i liquidi infiammabili;
• la delimitazione, mediante idonea segnaletica, delle aree dove non è ammesso l’accesso di mezzi a motore a combustione interna;
• l’adozione e la vigilanza del rispetto della segnaletica di sicurezza;
• l’adozione di:
1. opportuna segnaletica concernente le planimetrie dei luoghi di lavoro ove siano riportate le indicazioni concernenti: le vie di esodo, le scale di emergenza, l’ubicazione dell’ interruttore dell’alimentazione elet- trica dell’area, il posizionamento degli estintori e degli idranti ecc.;
2. eventuali indicazioni comportamentali concernenti pericoli specifici dell’area;
• la vigilanza del rispetto del “divieto di fumo” nelle aree interessate da tale divieto;
• la rimozione dalle aree di lavoro di materiali combustibili di scarto come quelli di lavorazione, arredi lignei obsoleti, carta, cartoni, stracci;
• la predisposizione di opportune regole comportamentali concernenti il controllo del proprio posto di lavoro prima delle interruzioni ovvero alla fine della giornata lavorativa (es.: togliere tensione alle macchine, depositare le sostanze infiammabili in siti ad esse assegnati, ecc.).
Realizzazione di impianti elettrici a regola d'arte. (Norme CEI)
Misura di prevenzione molto importante.
Mira alla realizzazione di impianti elettrici a regola d'arte
Consegue lo scopo di ridurre le probabilità d'incendio, evitando che l’impianto elettrico costituisca causa d’innesco.
Molto numerosa è la casistica delle anomalie degli impianti elettrici le quali possono causare principi d'incendio: corti circuiti, conduttori flessibili danneggiati, contatti lenti, surriscaldamenti dei cavi o dei motori, guaine discontinue, mancanza di protezioni, sotto-dimensionamento degli impianti, apparecchiature di regolazione mal funzionanti, ecc.
Collegamento elettrico a terra
La messa a terra di impianti, serbatoi ed altre strutture impedisce che su tali apparecchiature possa verificarsi l'accumulo di cariche elettrostatiche prodottesi per motivi di svariata natura (strofinio, correnti vaganti ecc.).
La mancata dissipazione di tali cariche potrebbe causare il verificarsi di scariche elettriche anche di notevole ener-gia le quali potrebbero costituire innesco di eventuali in-cendi specie in quegli ambienti in cui esiste la possibilità di formazione di miscele di gas o vapori infiammabili.
Installazione di impianti parafulmine
Le scariche atmosferiche costituiscono anch'esse una delle principali cause d'incendio.
Specialmente nelle zone ad alta attività ce-raunica è necessario realizzare impianti di protezione contro le scariche atmosferiche (parafulmine o "gabbia di Faraday").
Essi creano una via preferenziale per la scarica del fulmine a terra evitando che esso possa colpire gli edifici o le strutture che si vogliono proteggere.
Dispositivi di sicurezza degli impianti di distribuzione e degli utilizzatori di sostanze infiammabili
Al fine di prevenire un incendio gli impianti di distribuzione di sostanze infiammabili vengono dotati di dispositivi di sicurezza quali ad esempio: termostati; pressostati; interruttori di massimo livello, termocoppie per il controllo di bruciatori, dispositivi di allarme, sistemi di saturazione e sistemi di inertizzazione, ecc.
Ventilazione dei locali
Sotto l'aspetto preventivo, la ventilazione naturale o artificiale di un ambiente dove possono accumularsi gas o vapori infiammabili evita che in tale ambiente possano verificarsi concentrazioni al di sopra del limite inferiore del campo d'infiammabilità.
Nel dimensionare e posizionare le aperture o gli impianti di ventilazione necessario tenere conto sia della quantità che della densità dei gas o vapori infiammabili che possono essere presenti.
Impiego di strutture e materiali incombustibili
Quanto più ridotta la quantità di strutture o materiali combustibili presente in un ambiente tanto minori sono le probabilità che possa verificarsi un incendio.
Pertanto potendo scegliere tra l'uso di diversi materiali dovrà sicuramente essere data la preferenza a quelli che, pur garantendo analoghi risultati dal punto di vista della funzionalità e del processo produttivo, presentino caratteristiche di incombustibilità.
Adozione di pavimenti ed attrezzi antiscintilla
Tali provvedimenti risultano di indispensabile adozione qualora negli ambienti di lavoro venga prevista la presenza di gas, polveri o vapori infiammabili.

Gestione Contenziosi 231

Pubblicato da Lilino Albanese | 04:30

Gestione Contenziosi 231
Regolare le operazioni che intervengono nella gestione dei contenziosi riferiti a procedimenti giudiziali e arbitrali verso terzi e gestire le azioni comportamentali dei soggetti coinvolti.  L’intento è quello di procedere alla valutazione dei rischi da reato previsti dal MO in modo da garantirne l’attuazione e l’adozione delle misure di prevenzione e protezione ed assicurare la loro adeguatezza, efficacia ed efficienza nel tempo in corrispondenza degli obiettivi della politica aziendale e nel rispetto della normativa vigente.
 La procedura si applica all’intero processo e alle relative attività svolte in azienda.
RIFERIMENTI NORMATIVI E DEFINIZIONI
Norme o Leggi principali   
D.Lgs. 231/2001 e s.m.i.
D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.
BS OHSAS 18001:2007
Linee Guida UNI - INAIL

La procedura riguarda il processo di identificazione e gestione di tutte quelle operazioni che sono attinenti ad attività di gestione dei contenziosi e che riguardano rapporti e relazioni anche tramite terzi in cui si possono evidenziare comportamenti e azioni a rischio commissione reati, con conseguente danno per l’azienda. A fronte di tale situazione il processo deve essere analizzato in tutte le sue fasi, compresa quella di pre-contenzioso, devono essere individuati gli “attori”, cioè il personale coinvolto, e gli elementi che possono favorire l’insorgere di situazioni di rischio a cui si vuole fronteggiare con le indicazioni contenute nella  presente procedura.
Vengono pertanto individuate le fasi in cui si articola il processo e a cui si riferiscono le attività connesse; esse riguardano:
• l’analisi preliminare e il pre-contenzioso;
• l’apertura del contenzioso o dell’arbitrato;
• la gestione del procedimento;
• la conclusione con la sentenza.
IL CONTROLLO DEL PROCESSO
Tutta l’attività si svolge avendo predefinito e identificato gli operatori coinvolti e le fasi operative. Il controllo del processo riguarda pertanto la rilevazione dei ruoli e dei compiti assegnati per l’espletamento dell’attività in essere e la tracciabilità dei flussi relativi agli atti e alla documentazione.
Infatti l’attività di controllo si basa proprio sulla verifica degli adempimenti e sulla individuazione degli elementi qualificanti la tracciabilità delle fasi in cui si articola il processo.
L‘impossibilità quindi di eseguire una tracciabilità degli atti, come una mancata qualificazione del personale coinvolto, possono costituire ulteriori fattori di rischio.
Pertanto nel controllo del processo, i principali elementi specifici sottoposti a verifica sono i seguenti:
• individuazione delle fasi operative in cui si esplica l’attività e tracciabilità della documentazione, degli atti e delle fonti;
• catalogazione e archiviazione dei documenti aziendali ufficiali diretti ai giudici o ai membri del collegio arbitrale, anche di quelli consegnati per il tramite di legali esterni e periti di parte; altresì tale azione riguarda anche la documentazione relativa ai periti di ufficio designati e ai componenti a giudicare sul contenzioso/arbitrato di interesse dell’azienda;
• possibilità di effettuare una valutazione di congruità formale dei flussi documentabili e di verificare di poter espletare tutte le azioni funzionali al procedimento.
INDICAZIONI COMPORTAMENTALI E OPERATIVE
E’ fatto divieto in tutte le fasi del processo tenere comportamenti tali da eludere le direttive e le procedure aziendali previste per lo svolgimento delle operazioni, così come è fatto divieto fornire informazioni non veritiere o usare metodi che possano indurre a favorire indebitamente l’azienda eludendo gli obblighi di legge.
In particolare l’azienda dispone per quanti coinvolti in tale processo a non adottare comportamenti contrari al Codice Etico e alle indicazioni del MO in tutte le fasi operative ed in particolare nelle seguenti attività:
• nelle convocazioni, sia ufficiali che non, e negli incontri, formali ed informali, anche per il tramite di legali esterni e  esperti con il ruolo di periti di parte, al fine di influenzare il personale coinvolto (giudici, arbitri, appartenenti all’ente giudicante, ausiliari e periti di parte,  per indurlo a favorire indebitamente gli interessi dell’azienda; l’azienda rifiuta tale atteggiamento per quanti operano per conto di essa, ed in particolar modo  quando la Pubblica Amministrazione sia controparte del contenzioso;
• durante il corso del procedimento e in tutte le sue fasi, compresi i casi in cui sono previsti possibilità di accordi, come il tentativo obbligatorio di riconciliazione nelle cause di lavoro, anche per il tramite di legali esterni e periti di parte, con l’intento di ottenere favoritismi e agevolazioni nel superare ostacoli, burocratici e legali,  e vincoli o criticità in moda da garantire, con un operato scorretto, una qualche tutela degli interessi dell’azienda o ottenere dei vantaggi per essa;
• in atto all’effettuazione di ispezioni o all’esecuzione di controlli e delle conseguenti verifiche attuate da parte di esponenti degli organismi pubblici o periti d’ufficio, al fine di influenzarne le decisioni e gli esiti e fuorviarne il parere e il giudizio in modo da favorire l’interesse dell’azienda, anche per il tramite di legali esterni e periti di parte;
• al momento della promulgazione della decisione del contenzioso, al fine di influenzare indebitamente le decisioni dell’organo giudicante e cercare di modificarne gli esiti, o di far variare, anche per il tramite di legali esterni e di periti di parte, le posizioni della Pubblica Amministrazione, soprattutto quando questa sia controparte del contenzioso o arbitrato, o abbia comunque parte attiva nel procedimento.
Al fine di fornire elementi indicatori per il controllo del processo all’Organismo di Vigilanza, ogni settore aziendale coinvolto nel processo deve comunicare, per quanto di competenza e con periodicità definita, in rispondenza al Modello Organizzativo 231, le seguenti informazioni:
• elenco contenziosi in corso
• elenco contenziosi conclusi
• gli elementi di Non Conformità rilevati nel processo.

Documenti sicurezza 81

Pubblicato da Lilino Albanese | 02:00

Il D. Lgs. 81/08 impone al datore di lavoro di produrre opportuna documentazione tecnico-amministrativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Tale documentazione è costituita da tutti gli elaborati cartacei e in forma elettronica che riguardano gli aspetti della sicurezza suoi luoghi di lavoro, come ad esempio:
DVR (Documento Valutazione dei Rischi)
DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze)
Piano di Emergenza ed Evacuazione
Registro antincendio
Nomine addetti, verbali, etc.

A questi si aggiungono tutte le comunicazioni e gli atti stabiliti dalla normativa, autorizzazioni, relazioni, etc., anche in riferimento ad eventuali scadenze e ricorrenze inerenti ad aspetti di natura tecnica e amministrativa che servono a definire lo scenario aziendale sull’organizzazione e  gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro, a fronte anche degli eventuali incidenti e infortuni intercorsi o diretti a determinare il rilevamento di dati statistici e professionali.
I possibili destinatari di tale documentazione sono costituiti da una moltitudine di enti, tra cui il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero della Salute, ASL, INAIL, ISPESL, organismi di vigilanza, vigili del fuoco, etc.
Tali enti hanno il compito di svolgere, anche alla luce della documentazione ricevuta, tutta una serie di servizi, tra i quali:
- erogazione di linee giuda in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro;
- fornire indicazioni per verificare l'adeguatezza dei sistemi di prevenzione e assicurativi e per studiare e proporre soluzioni normative e tecniche atte a ridurre il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali;
- fornire modalità procedurali per lo svolgimento di percorsi formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
- promozione e divulgazione, della cultura della salute e della sicurezza sul lavoro, anche attraverso appositi finanziamenti;
- raccolta e analisi di dati statistici su infortuni e malattie professionali.
In riferimento alla tenuta della documentazione:
1. E' consentito l'impiego di sistemi di elaborazione automatica dei dati per la memorizzazione di qualunque tipo di documentazione prevista dal decreto legislativo 81/08.
2. Le modalità di memorizzazione dei dati e di accesso al sistema di gestione della predetta documentazione devono essere tali da assicurare che:
a) l'accesso alle funzioni del sistema sia consentito solo ai soggetti a ciò espressamente abilitati dal datore di lavoro;
b) la validazione delle informazioni inserite sia consentito solo alle persone responsabili, in funzione della natura dei dati;
c) le operazioni di validazione dei dati di cui alla lettera b) siano univocamente riconducibili alle persone responsabili che le hanno effettuate mediante la memorizzazione di codice identificativo autogenerato dagli stessi;
d) le eventuali informazioni di modifica, ivi comprese quelle inerenti alle generalità e ai dati occupazionali del lavoratore, siano solo aggiuntive a quelle già memorizzate;
e) sia possibile riprodurre su supporti a stampa, sulla base dei singoli documenti, ove previsti dal decreto legislativo 81/08, le informazioni contenute nei supporti di memoria;
f) le informazioni siano conservate almeno su due distinti supporti informatici di memoria e siano implementati programmi di protezione e di controllo del sistema da codici virali;
g) sia redatta, a cura dell'esercente del sistema, una procedura in cui siano dettagliatamente descritte le operazioni necessarie per la gestione del sistema medesimo. Nella procedura non devono essere riportati i codici di accesso.
Nel caso in cui le attività del datore di lavoro siano articolate su vari sedi geografiche o organizzate in distinti settori funzionali, l'accesso ai dati può avvenire mediante reti di comunicazione elettronica, attraverso la trasmissione della password in modalità criptata relativamente alla immissione e validazione dei dati da parte delle persone responsabili.
In ogni caso la documentazione, sia su supporto cartaceo che informatico, deve essere custodita nel rispetto del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di protezione dei dati personali.
La trasmissione di documentazione e le comunicazioni a enti o amministrazioni pubbliche, comunque previste decreto legislativo 81/08, possono avvenire tramite sistemi informatizzati, nel formato e con le modalità indicati dalle strutture riceventi.
E’ opportuno sottolineare che il decreto legislativo 81/08 contiene tutta una serie di allegati (tra cui il citato allegato IV), che sono indicativi degli elementi inerenti alle varie tipologie di aspetti sulla sicurezza da tenere presente e di conseguenza forniscono indicazioni anche sui documenti da produrre o da gestire per quanto riguarda aspetti quali, ad esempio:
Controllo di requisiti
Verifiche di violazioni
Disposizioni concernenti impianti e attrezzature
Valutazioni di rischi e idoneità
Prescrizioni e specifiche
Divieti e obblighi.

COLLAUDO IMPIANTI IDRICI

Pubblicato da Lilino Albanese | 16:31

COLLAUDO IMPIANTI IDRICI
COLLAUDO IMPIANTI IDRICI
Prima della messa in funzione di un impianto idrico devono essere eseguite alcune importanti operazioni:
o il prelavaggio del sistema per l'eliminazione della sporcizia prima della posa dei rubinetti di erogazione
o un lavaggio prolungato ad impianto ultimato, con rubinetterie installate
o la disinfezione della rete con immissione di cloro gassoso o soluzione di ipoclorito di calcio
o un risciacquo finale con acqua potabile sino a che il fluido scaricato non assume le caratteristiche chimiche e batteriologiche dell'acqua di alimentazione.
La disinfezione si attua con apposito dosaggio minimo di disinfettante che deve rimanere in loco almeno 8 h senza prelievo di acqua da parte degli utenti (a tal fine devono adottarsi opportuni provvedimenti, avvisi, segnali, ecc.) e con prelievo di campioni alla fine della disinfezione, per le opportune analisi. I risultati delle prove di disinfezione devono essere allegati, anche se facoltativi, alla dichiarazione di conformità prescritta dalla legge 46/90.
PRESCRIZIONI OPERATIVE
Il collaudo dell’impianto idrico si attua attraverso prove e verifiche in corso d’opera (tipicamente su parti di impianto non più accessibili una volta completati i lavori) e prove e verifiche finali.
Si richiamano le seguenti prove:
o prova idraulica a freddo (messa in pressione delle reti)
o prova idraulica a caldo: riguarda le sole distribuzioni centralizzate di acqua calda e riguarda la messa in funzione dell’impianto con temperatura, superiore di 10°C rispetto a quella di esercizio, principalmente al fine di saggiare gli effetti delle dilatazioni termiche sulle tubazioni
o prova di circolazione e coibentazione della rete di distribuzione ad erogazione nulla: ha lo scopo di determinare l’entità del raffreddamento dell’acqua lungo le reti di distribuzione; deve effettuarsi nel periodo più freddo dell’anno
o prova di erogazione di acqua fredda, con spillamento di acqua fredda da tutte le utenze previste dal calcolo, per verifica di portata e pressione
o prova di erogazione di acqua calda e verifica della capacità di erogazione di acqua calda, al fine di rilevare se l’acqua calda arriva con la portata e la temperatura prevista, per l’intero tempo di spillamento previsto dal progetto
o verifica del livello di rumore.
All’atto della consegna dell’impianto la ditta installatrice deve dichiarare la conformità dell'impianto alla norma UNI 9182 a mezzo della compilazione della dichiarazione di conformità.
PROCEDURE DI LAVORO
• Effettuare da parte del datore di lavoro la valutazione dei rischi per la salute dei lavoratori derivanti dall’utilizzo di attrezzature necessarie a svolgere le mansioni lavorative ed attuare le misure necessarie per eliminare o ridurre rischi
• Attuare la formazione e l’informazione dei lavoratori sulle corrette modalità di esecuzione delle attività e di utilizzo delle attrezzature
• Fissare in modo sicuro i materiali e gli attrezzi sul posto di lavoro
• Fissare i carichi da trasportare in modo che non scivolino e cadano
• Controllare la portata delle zone di magazzinaggio
• Osservare l’altezza permessa dei materiali stivati
• Usare valvole di sicurezza per limitare la pressione nei tubi
• Tenere asciutti i pavimenti
• Rimuovere residui ed ostacoli dall’area di lavoro
• Segnalare gli ostacoli esistenti e le differenze di livello del pavimento
• Per ogni postazione di lavoro è necessario individuare la via di fuga più vicina
• Non stendere cavi, condotte, manichette, ecc. attraverso l’area di lavoro
• Durante l’uso del disinfettante, assicurare la ventilazione o l’aspirazione localizzata quando il lavoro viene svolto in spazi chiusi
• Usare mezzi di protezione sostitutivi nei casi in cui non sia possibile fare ricorso alla aspirazione localizzata
• I lavoratori devono essere formati sulle modalità di utilizzo delle attrezzature di lavoro ed ai conseguenti rischi
• I lavoratori devono essere formati sulle procedure atte a far fronte a situazioni di emergenza relative ad incendi o pronto soccorso
• Gli utensili, gli attrezzi e gli apparecchi per l'impiego manuale devono essere tenuti in buono stato di conservazione ed efficienza e quando non utilizzati devono essere tenuti in condizioni di equilibrio stabile (es. riposti in contenitori o assicurati al corpo dell'addetto) e non devono ingombrare posti di passaggio o
• Deve essere evitato il contatto del corpo dell'operatore con elementi taglienti o pungenti o comunque capaci di procurare lesioni.

MACCHINA PER STAMPA OFFSET
MACCHINA PER STAMPA OFFSET
Attrezzatura di diversa grandezza e formato, utilizzata per stampare su carta a più colori.
In dettaglio tale macchina si compone dei seguenti accessori:
o Castelletti di stampa, uno per ogni colore, contenenti i tre cilindri della stampa offset;
o Aspiratori per l’inserimento dei fogli, che alzano il foglio e lo pongono su un piano di scorrimento;
o Squadre di registro, per assicurare che la stampa avvenga per tutti i fogli ad una distanza costante ed univoca.
PRESCRIZIONI PRELIMINARI
L'attrezzatura/macchina deve essere accompagnata da informazioni di carattere tecnico e soprattutto dal libretto di garanzia e dalle istruzioni d'uso e manutenzione, riportanti le indicazioni necessarie per eseguire, senza alcun rischio, la messa in funzione, l'utilizzazione, il trasporto, l'eventuale installazione e/o montaggio (smontaggio), la regolazione, la manutenzione e le riparazioni della macchina stessa.
Qualora vengano compiute operazioni di regolazione, riparazione o sostituzione di parti della macchina, bisognerà utilizzare solo ricambi ed accessori originali, come previsto nel libretto di manutenzione e non modificare alcuna parte della macchina.
UTILIZZO IN SICUREZZA
• Attuare la sicurezza delle macchine, nel pieno rispetto della direttiva macchine e delle altre norme vigenti in materia
• Dotare la macchina di schermi di sicurezza per gli elementi mobili e di gabbie di protezione per i rulli
• Verificare la presenza dei seguenti dispositivi di sicurezza della macchina di stampa:
o Pulsanti per l’arresto di emergenza con blocco nella posizione di fine corsa con pulsante premuto, presenti anche sul quadro di comando e sul controllo laterale alla macchina
o Piattaforma alzapila con discesa controllata da pulsante ad uomo presente, oppure, se a discesa automatica, con dispositivo di arresto automatico a gradini successivi o a sensore
o Cancello di accesso alla zona sottostante la tavola di entrata fogli, con sensore di arresto automatico in caso di apertura e con pulsante posto nella parte sottostante alla tavola, il quale comandi il funzionamento passo-passo ed impedisca l’accidentale chiusura del cancello
o Pedane a protezione dei gruppi di trasferimento, asservite a sensore di posizione che impedisca il funzionamento a velocità normale della macchina durante l’apertura della pedana
• Effettuare le operazioni di pulizia e/o manutenzione degli organi in movimento, a velocità di lavoro estremamente ridotta o ad impulsi, altrimenti tutte le parti in movimento pericolose devono essere rese inaccessibili mediante schermi fissi trasparenti
• Proteggere l’accoppiamento cilindro portalastra/cilindro portacaucciù con riparo chiuso, asservito a sensore di posizione che impedisca il funzionamento a velocità normale della macchina alla rimozione del riparo. Sono tuttavia consentiti il funzionamento a velocità estremamente ridotta o ad impulsi tali da provocare il funzionamento per brevi passi successivi solo mediante obbligatoria pressione e rilascio di un pulsante
• Il riparo dei rulli di bagnatura, il riparo dei rulli delle testate, i ripari posteriore ed anteriore ai rulli di macinazione, il portello di ispezione della zona di traslazione della barra portapinze ed il portello di ispezione della salita fogli del controllo antiscartino devono essere asserviti a sensore di posizione tale che, alla loro rimozione, deve cambiare di stato, impedendo il funzionamento a velocità normale della macchina
• Proteggere gli organi di trasmissione del moto, per evitare il rischio di presa e trascinamento, con dispositivi di interblocco, tali da impedire l’apertura del riparo della zona pericolosa quando la macchina è in movimento e non consente l’avvio quando il riparo è aperto, oppure di fotocellule, che garantiscano lo stesso livello di sicurezza
• Predisporre il dispositivo di arresto di emergenza, dotato di comandi facilmente individuabili, rapidamente accessibili e capaci di bloccare immediatamente il processo pericoloso
• Predisporre che il dispositivo di sblocco di arresto di emergenza sia possibile solo con apposita manovra, che non deve riavviare la macchina, ma solo autorizzare la rimessa in funzione
• Predisporre il dispositivo tale da impedire l’avviamento accidentale o inatteso della macchina, come nel caso di arresto e ritorno dell’alimentazione elettrica
• Effettuare la manutenzione periodica della macchina e verificare l’efficienza dei relativi dispositivi di sicurezza, nonché la tenuta del manuale d’uso e di manutenzione.

carrellista
La formazione del carrellista
E' consigliabile che il carrellista abbia conseguito la patente di categoria  B  o che almeno sia in possesso dei requisiti fisici e psicofisici ritenuti necessari per la guida dei veicoli cui tale patente abilita.
Ad esempio:
- possedere acutezza visiva non inferiore a 12/10 complessivi, con non meno di 4/10 per l’occhio che vede meno;
- possedere campo visivo, senso cromatico e senso stereoscopico normali;
- percepire per ciascun orecchio, la voce di conversazione con fenomeni combinati a non meno di 2 metri di distanza;
- non presentare in uno o più arti alterazioni anatomiche e/o funzionali invalidanti;
- possedere tempi di reazione sufficientemente rapidi e regolari;
- possedere normali reazioni della personalità.
E' inoltre necessario che il carrellista conosca a fondo il mezzo affidatogli. Per questo è consigliabile, prima dell’utilizzo intensivo dello stesso, che l’operatore possa godere di un periodo di addestramento la cui durata verrà definita caso per caso.
Durante la guida di un mezzo di trasporto tra le linee dei reparti, nei magazzini, sui piazzali, i comportamenti da tenere devono essere chiari, per avere garanzie oltre che di un servizio corretto anche di condizioni di sicurezza rispettate.
Le operazioni di carico e scarico del proprio mezzo, se non coordinate da persone responsabili, sono autonomamente decise dal carrellista: egli deve perciò essere in grado di eseguire diverse valutazioni riguardanti il posizionamento del mezzo, le sue capacità di sollevamento, le condizioni di staticità del carico, le aree di manovra e l’esecuzione di queste in condizioni di stabilità, tenuto conto del „traffico" delle aree di transito e di deposito.
E' quindi da evitare qualsiasi comportamento che possa condizionare in modo negativo la sicurezza, come ad esempio l'uso improprio del mezzo o l’esecuzione di azioni o manovre non di competenza (ad. es. spingere altri carrelli o asportare e manomettere dei dispositivi di sicurezza), che comunque possano compromettere la sicurezza delle persone.
Il carrellista deve invece mantenere efficiente il mezzo, usare i mezzi protettivi e segnalare le manchevolezze ed ogni incidente accaduto durante il servizio.
Ogni lavoratore ha le proprie responsabilità, quelle del carrellista sono:
La sicurezza
Il carrello elevatore non è pericoloso, lo diventa per errori o deficienze commesse dal conducente. Il carrellista è responsabile della propria sicurezza e di quella dei suoi compagni di lavoro.
Il carico
Il carrellista non deve mai dimenticare che dall’abilità delle sue manovre dipende la protezione del carico che gli è stato affidato. Una curva troppo stretta o una frenata brusca possono causare la caduta ed il danneggiamento del carico.
Il carrello
Il carrello elevatore è un mezzo di grande valore; è necessario trattarlo con i dovuti riguardi. Un buon carrellista deve trattare il carrello elevatore come se fosse un mezzo proprio.
PROCEDURE DI LAVORO
• I carrelli con conducente trasportato devono essere dotati di:
o un avvertitore acustico che consenta di avvertire le persone esposte
o un sistema di segnalazione luminosa che tenga conto delle condizioni di impiego previste quali, ad esempio, le luci di arresto, le luci di retromarcia, i girofari
• I comandi relativi agli organi del gruppo di sollevamento dei carichi devono avere il ritorno automatico in posizione neutra, inoltre deve essere impedito l’azionamento accidentale delle leve
• Gli organi di comando devono riportare l’indicazione della manovra cui sono asserviti
• Se sulle vie di circolazione sono utilizzati mezzi di trasporto, deve essere prevista per i pedoni una distanza sufficiente, altrimenti evitare il transito contemporaneo di carrelli e pedoni ed è necessaria la presenza di apposita segnalazione
• Il passaggio dei carrelli deve essere segnalato con cartelli e col segnalatore acustico
• Il pavimento su cui transita il carrello deve essere in condizioni tali da non costituire fonte di pericolo (presenza di buche, dislivelli, ecc.)
• Le zone di operazione devono essere ben illuminate così da facilitare il lavoro degli operatori e determinare un minore affaticamento
• I carrelli elevatori su cui prendono posto uno o più lavoratori devono essere sistemati o attrezzati in modo da limitarne i rischi di ribaltamento, ad esempio:
o installando una cabina per il conducente
o mediante una struttura atta ad impedire il ribaltamento del carrello elevatore
o mediante una struttura concepita in modo tale da lasciare, in caso di ribaltamento del carrello elevatore, uno spazio sufficiente tra il suolo e talune parti del carrello stesso per il lavoratore o i lavoratori a bordo
o mediante una struttura che trattenga il lavoratore (cinture di sicurezza) o i lavoratori sul sedile del posto di guida per evitare che, in caso di ribaltamento del carrello elevatore, essi possano essere intrappolati da parti del carrello stesso
• Il conduttore del carrello deve essere espressamente autorizzato a svolgere tale attività e deve essere persona competente e specializzata
• Evitare sterzate improvvise e brusche variazioni di velocità perché possono compromettere la stabilità del carrello specie se carico
• In caso di ribaltamento, il conducente non deve cercare di saltare fuori dal carrello ma deve stringere il volante, puntare i piedi, inclinarsi in direzione opposta al ribaltamento
• Evitare urti con ostacoli fissi ed accertarsi che non vi sia presenza di persone o materiali durante la retromarcia
• Percorrere le discese a marcia indietro
• Quando il carico trasportato limita la visibilità, il moto del carrello deve avvenire in retromarcia
• E’ vietato utilizzare il carrello per operazioni non rispondenti alle caratteristiche tecniche per cui è stato progettato
• Non avvicinarsi con sigarette accese, fiammiferi o altri tipi di fiamme libere per verifiche su batterie o motori a scoppio
• Provvedere a verifiche e manutenzioni sulle batterie utilizzando guanti e occhiali di protezione
• Prima di riempire il serbatoio di carburante, il motore a scoppio deve essere spento
• Non si deve entrare col carrello in ambienti ove vi sia lo sviluppo di gas, vapori o polveri infiammabili (una semplice scintilla potrebbe innescare un esplosione)
• Sia a carrello carico che scarico si deve viaggiare con le forche a circa 20 cm dal suolo
• Non depositare carichi o materiali lungo le vie di fuga o dei mezzi di estinzione
• Le forche devono essere introdotte parallelamente al pallet in modo che il centro del pallet sia posto tra le forche
• Le forche non devono essere introdotte nel pallet forzatamente, ma devono passare liberamente in direzione orizzontale
• Le forche devono essere introdotte lentamente e fino alla spalla
• Avere una corretta divaricazione delle forche quando si devono movimentare dei pallet pesanti
• Non devono esserci pietre o altri oggetti sulle superfici dove vengono appoggiati i pallet, altrimenti il fondo del pallet si rompe
• Controllare che la merce o i contenitori sui quali si appoggia il carico siano in grado di sorreggerlo.

sollevamento di persone e di materiali
TRASPORTO DI PERSONE E MATERIALI FRA PIANI DEFINITI IN CANTIERE
Trattasi delle operazioni di sollevamento di persone e di materiali fra piani definiti in cantieri temporanei. In particolare, le prescrizione riguardano le apparecchiature di sollevamento, il cui supporto di carico (cabina oppure piattaforma) ha la corsa guidata e serve piani stabiliti utilizzando un sistema a pignone e cremagliera.
Il personale addetto all’utilizzo dell’apparecchiatura di sollevamento deve essere istruito sulle funzioni dei controlli e dei dispositivi di sicurezza; deve conoscere le istruzioni operative per il corretto utilizzo e le regole di sicurezza; deve essere addestrato su un’apparecchiatura con sistemi di comando simili.
Durante l’uso dell’ascensore, l’addetto deve controllare che non ci siano ostacoli lungo il percorso; non ci sia il rischio di caduta di materiali e di persone dal supporto di carico; che i cancelli di piano e del supporto del carico siano chiusi in maniera corretta.
Durante le operazioni di carico, non si deve superare il carico nominale; deve essere considerato anche il peso dell’operatore e delle persone trasportate; deve essere assicurata la posizione e la stabilità del carico, facendo si che non sporga dalla piattaforma.
Nella valutazione delle condizioni di utilizzo dell’ascensore bisogna considerare anche le condizioni climatiche, quali la presenza del vento e del ghiaccio.
Il sollevamento di persone e’ permesso soltanto con attrezzature di lavoro e accessori previsti a tal fine.
Il sollevamento di persone e materiali nei cantieri è disciplinato dall’ Allegato V (parte II  punto 4) del D.Lgs 81/08 come modificato dal D.Lgs.106/09, che riguarda le attrezzature di lavoro adibite al sollevamento di persone e di persone e cose. Le macchine per il sollevamento o lo spostamento di persone devono essere di natura tale:
- da evitare i rischi di caduta dall’abitacolo, se esiste, per mezzo di dispositivi appropriati;
- da evitare per l’utilizzatore qualsiasi rischio di caduta fuori dell’abitacolo, se esiste;
- da escludere qualsiasi rischio di schiacciamento, di intrappolamento oppure di urto dell’utilizzatore, in particolare i rischi dovuti a collisione accidentale;
- da garantire che i lavoratori bloccati in caso di incidente nell’abitacolo non siano esposti ad alcun pericolo e possano essere liberati.
Su tutti i lati di ciascuna piattaforma di lavoro devono essere previste protezioni per impedire la caduta di persone e materiali. La protezione deve essere fissata in modo sicuro alla piattaforma di lavoro e deve, almeno, essere costituita da corrimano alti almeno 1,1 m, parapiedi alti almeno 0,15 m e corrimano intermedi a distanza non maggiore di 0,55 m dagli altri corrimano o dai parapiedi.
Verificare che il dispositivo di supporto del carico sia idoneo per sostenere i carichi previsti, sia dotato di guide rigide capaci di impedire il disinnesto o l’inceppamento, sia provvisto di dispositivi efficaci che lo mantengano nelle guide in caso di guasto dei pattini o dei rulli di guida normali.
Per impedire che le persone siano colpite da parti in movimento e che cadano nel percorso dell’ascensore, realizzare la protezione del percorso dell’ascensore, installando la recinzione di base, cancelli di piano per ogni punto di accesso con dispositivi di bloccaggio dei cancelli e dispositivi di arresto.
Per consentire un accesso sicuro sotto il supporto del carico ai fini della manutenzione, deve essere fornito un dispositivo di blocco meccanico per creare una distanza verticale minima (un puntello mobile o un mezzo equivalente) di almeno 1,8 m. Tale distanza deve essere garantita sotto l’intera area del supporto del carico. Le operazioni di montaggio e smontaggio dei dispositivi di blocco suddetti devono poter essere effettuate rimanendo all’esterno dell’area di proiezione del supporto del carico.
Gli ascensori con corsa superiore a 2,00 mt devono essere provvisti di un dispositivo di sicurezza atto ad impedire la caduta del supporto del carico e di un dispositivo meccanico per l'arresto del movimento del supporto del carico agli estremi inferiore e superiore della corsa. Inoltre devono essere dotati di interruttori di fine corsa che intervengono prima del dispositivo meccanico.

La videocomunicazione

Pubblicato da Lilino Albanese | 03:00

La videocomunicazione utilizza una tecnica di comunicazione in rete di tipo sincrono.
Conferenza i cui partecipanti si trovano in luoghi fisicamente lontani e attivano una comunicazione grazie ad INTERNET.

La differenza più evidente tra videoconferenza e chatting consiste nel fatto che mentre per chattare è sufficiente installare un software client, spesso gratuito,o utilizzare strumenti comuni come il browser Web, per lavorare in videoconferenza gli utenti che intendono collegarsi devono dotarsi di WebCam, microfono, altoparlanti e ovviamente un software adatto relativamente sofisticato e talora costoso.
Una differenza ben più sostanziale, sul piano dei significati, consiste invece nel fatto che, mentre il chatting permette al singolo attore di mascherarsi dietro un nome di comodo o un avatar, nella videocomunicazione tutti gli interlocutori appaiono per quello che sono, si «rivelano».
Se il chatting rappresenta quindi un'opportunità per chi ha problemi di relazione, la videoconferenza non appare altrettanto motivante.
Di fatto, sul piano delle dinamiche comunicative, la videoconferenza, nella misura in cui viene attuata con attrezzature di qualità e in collegamento molti-molti, riproduce a distanza le stesse situazioni che si avrebbero in una riunione o in una tavola rotonda.
Se attuata in collegamento uno-uno, invece, tende a riproporre una situazione analoga a quella di una telefonata, con in più il supporto dell'immagine degli interlocutori.
La videoconferenza appare utile come forma di interazione contestualizzata: un momento significativo della collaborazione a distanza è rappresentato dalla richiesta di materiali da parte di un interlocutore e dal conseguente invio, da parte di un esperto o di un altro interlocutore, di immagini digitalizzate o testi pertinenti al tema.
Richiesta e risposta possono essere affidati a canali di comunicazione asincrona.
Si giustifica tuttavia l'uso della videocomunicazione laddove è necessario che la trasmissione di dati e informazioni si accompagni a una spiegazione, con riferimenti contestuali in tempo reale ad aspetti contenutistici del materiale in oggetto.
Ad esempio quando c'è bisogno di scegliere tra diverse immagini o tra diversi testi quale sia più opportuno utilizzare, quando è necessario indicare particolari dettagli all'interno di immagini o testi, quando è opportuno attivare uno scambio di valutazioni estetiche su un'immagine in corso di elaborazione o discutere su come commentare un brano.
In un sistema fondato sulla comunicazione sincrona l'approfondimento di un argomento può sfruttare la velocità del "tempo reale” ed essere affidato o a una “lezione” in videocomunicazione (in caso di collegamento uno-a-uno) o a una vera e propria tavola rotonda (in caso di collegamento molti-molti), i cui risultati sono più facilmente condivisibili e recuperabili.
In tal senso si può anche osservare che la videocomunicazione potrebbe rappresentare una tecnica di interazione molto proficua in esperimenti di tutorship a distanza.
Un seconda dimensione significativa è rappresentata dalla condivisione di appunti di lavoro: si può usare ad esempio la lavagna condivisa integrata nel sistema di videoconferenza per discutere, con l'aiuto di disegni e schemi, problemi relativi alla struttura dell'interfaccia di un ipertesto, all'analisi di alcuni materiali,all'individuazione di temi di discussione e di aspetti da sviluppare nel corso della ricerca, o per costruire insieme disegni, schemi e scenari, che potranno poi essere riutilizzati. Al pari del chatting, in pratica, la videoconferenza può supportare efficacemente attività di brainstorming.
Una terza dimensione è suggerita dalla caratteristica «teatralità» del mezzo: nella videoconferenza si possono comunicare informazioni sfruttando alcune peculiarità della visibilità a distanza e puntando sulla dinamica della voce e sulla gestualità.
Un uso significativo della videocomunicazione può essere quello nell'ambito di ipotetiche visite virtuali.
Più in generale, la videoconferenza può rappresentare uno strumento interessante in vari ambiti.
Resta tuttavia molto difficile individuare schemi e caratteristiche in un collegamento in videoconferenza, poiché spesso le modalità dell’ interazione sono determinate da situazioni contingenti. Come in altre forme di comunicazione sincrona, si può osservare che il ruolo dei singoli attori è determinante e può contribuire a connotare lo strumento: alcuni tenderanno ad utilizzarlo soprattutto in funzione della possibilità di effettuare lezioni frontali a distanza, altri cercheranno invece di privilegiare le implicazioni legate al dialogo e alla collaborazione.

Idrossido di sodio, meglio noto con la denominazione di soda caustica, ossia un minerale forte, solido a temperatura ambiente, solubile in acqua e venduto commercialmente sotto forma di pasticche biancastre.
E’ un reagente utilizzato nella sintesi di coloranti, detergenti e saponi, nella fabbricazione della carta, nel trattamento delle fibre di cotone, nella produzione di ipoclorito di sodio (candeggina) e di altri sali sodici.
Viene utilizzato sotto forma di soluzione acquosa nei prodotti per sgorgare gli scarichi dei lavandini. 
Classificazione Dei Rischi
o Ustioni gravi per contatto con la pelle    Possibile   
o Lesioni oculari e cecità per contatto con gli occhi   
o Irritazione delle vie respiratorie per inalazione   
o Irritazione delle vie digerenti ed erosione delle mucose gastrointestinale per ingestione   
o Dermatite per contatto prolungati o ripetuti    
PROCEDURE DI LAVORO
• Attenersi scrupolosamente alle istruzioni riportate nelle schede di sicurezza dei prodotti impiegati
• Il datore di lavoro valuta i rischi per la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza di agenti chimici ed attua le misure necessarie per eliminare o ridurre tali rischi
• Conoscere le caratteristiche delle sostanze utilizzate (es. infiammabilità, incompatibilità), nello specifico le concentrazioni, le modalità d'uso ed i tempi di contatto
• Conservare il prodotto in locali adeguatamente areati, con pavimenti in cemento resistenti alla corrosione, e soprattutto non umidi, perché il prodotto a contatto con umidità ed acqua produce calore
• Tenere il prodotto in recipienti ben chiusi, lontano da acidi forti, metalli, alimenti e mangimi.
• Aerare gli ambienti durante l’uso
• Se si opera in ambienti ristretti o scarsamente ventilati ridurre al minimo il tempo di esposizione anche attraverso l'attivazione di impianti di aspirazione localizzati
• Comunicare immediatamente di qualsiasi fenomeno anche lieve di tipo irritativo che dovesse manifestarsi
• Durante l'uso di sostanze del tipo in esame, non devono essere consumati cibi e bevande, perché possono favorire un maggior assorbimento del prodotto tossico
• Prima dell’utilizzo, leggere sempre con attenzione l’etichetta e seguire le istruzioni per l’uso
• L'uso e la conservazione dei prodotti devono avvenire sempre secondo quanto riportato sull'etichetta dei prodotti
• Riporre i prodotti negli appositi armadi al termine delle operazioni di utilizzo
• Non mescolare prodotti diversi perché possono reagire chimicamente fra di loro e sviluppare vapori pericolosi
• In caso di contatto cutaneo, lavare con abbondante acqua corrente per almeno 10-15 minuti ed avvertire il medico
• In caso di contatto con gli occhi, lavare con abbondante acqua corrente a palpebre aperte per almeno 10 minuti, proteggere gli occhi con garza sterile o fazzoletto pulito asciutto e consultare il medico. Non usare colliri o pomate prima della visita dell’oculista
• In caso di ingestione accidentale, sciacquare la bocca con molta acqua senza deglutire, non provocare il vomito e consultare subito il medico, mostrando la scheda di sicurezza del prodotto
• In caso di inalazione, areare il locale, rimuovere il paziente dall’ambiente contaminato, tenerlo in un luogo ben areato e consultare il medico
• Il prodotto non è infiammabile, né combustibile, in presenza di incendio utilizzare misure antincendio e mezzi di estinzione idonei, quali acqua nebulizzata, CO2, schiuma o polveri chimiche in funzione dei materiali coinvolti nell’incendio
• Evitare la dispersione in quantità pericolosa del prodotto in corsi d’acqua, nella rete fognaria, nel suolo e nella vegetazione; in caso di dispersione accidentale avvisare immediatamente le Autorità Competenti
• Indossare i necessari dispositivi di protezione (guanti, tute impermeabili, maschere con filtri e grado di protezione adeguato al rischio, occhiali protettivi, stivali)
• Verificare l'uso costante dei DPI da parte di tutto il personale operante

RIPPER PRESCRIZIONI PRELIMINARI

Pubblicato da Lilino Albanese | 02:00

Macchina per eseguire la rippatura, denominata scarificatore o ripper, ed è in grado di raggiungere profondità rilevanti. Il ripper, composto di 1-4 organi discissori, è portato da un trattore dotato di adeguata potenza e aderenza oppure da una macchina per movimento terra.
Questo tipo di lavor
azione non altera il profilo del terreno ma si limita a interrompere la sua continuità con una serie di tagli paralleli. Per una maggiore efficacia della lavorazione è preferibile l‘esecuzione di due passaggi in direzioni perpendicolari. A parità di profondità la rippatura richiede forze di trazione inferiori. Rispetto all‘aratura ha lo svantaggio di non poter essere sfruttato per l‘interramento di ammendanti e concimi e ha, inoltre, un effetto rinettante di minore entità. La lavorazione potrebbe essere seguita da una semplice erpicatura, ma si rivela necessaria anche una successiva aratura di media profondità allo scopo d‘interrare i fertilizzanti apportati con la concimazione di fondo.
PRESCRIZIONI PRELIMINARI
Le macchine devono essere dotate di:
Manuale di istruzioni: deve contenere informazioni complete sul corretto uso della macchina;
Dati di identificazione: nome ed indirizzo del costruttore, modello, matricola (se esiste), anno di produzione e massa;
Marcatura CE;
Dichiarazione CE di conformità.
Collegamento tra attrezzi e trattrice:
• Le forme irregolari, la presenza di elementi taglienti, l’elevata massa, la necessità in molti casi di provvedere al collegamento tra attrezzi e trattrice con l’intervento contemporaneo di più persone, rendono questa operazione, specie con le attrezzature di tipo portato o semiportato, uno dei momenti più rischiosi nell’impiego di questa tipologia di macchine.
• Durante il collegamento della macchina alla trattrice l’inserimento dei perni nei fori dei tiranti inferiori dell’attacco a tre punti richiede manovre sincrone e armonizzate tra il conducente della trattrice e gli operatori a terra. Queste, se mal concertate, possono risultare molto pericolose.
• Per ridurre i rischi in tutte le fasi di collegamento gli operatori devono utilizzare dispositivi di protezione individuale (DPI), come calzature con puntale rinforzato e guanti in cuoio, in grado di ridurre gli effetti di eventuali piccoli schiacciamenti.
• Anche l’inserimento dell’albero cardanico può essere rischioso. Tale inserimento va effettuato rigorosamente a motore spento e utilizzando solo quello fornito con la macchina operatrice dal costruttore. Occorre, pertanto, porre attenzione: alla presa di potenza prima di attivarne la rotazione; alla corretta sistemazione delle protezioni; al senso di rotazione della presa di potenza ed alla scelta dell’appropriato regime di rotazione.
• Specialmente nell’uso di attrezzi trainati la necessità di elevate forze di trazione può richiedere un appesantimento della trattrice (zavorratura)
• Collegamento dell’albero cardanico alla trattrice; l’albero cardanico deve essere fissato correttamente alla p.d.p. e al lato macchina rispettando il verso di rotazione e fissando le catenelle per evitare la rotazione delle protezioni. L’albero cardanico deve essere dotato di protezioni idonee per tutta la lunghezza dell’albero e dei giunti cardanici sia sull’operatrice che sul trattore. Anche se le zavorre metalliche per trattrici sono di tipo omologato, quelle per le ruote posteriori, ad esempio, spesso superano la massa soglia di pericolo individuata dalla attuale legislazione come sollevabile da una sola persona.
• É quindi opportuno utilizzare idonee attrezzature di sollevamento sia per il posizionamento delle zavorre, sia nelle già ricordate operazioni di aggancio e sgancio degli attrezzi
• Non avvicinarsi all’albero cardanico in rotazione e controllare sempre che la protezione dello stesso sia fermata con le apposite catenelle antirotazione
• Nel caso le macchine operatrici siano provviste di comandi idraulici, si deve porre cura nell’inserimento appropriato delle tubazioni di raccordo al fine di evitare collegamenti errati che potrebbero provocare movimenti indesiderati con conseguenti gravi pericoli.
• Si deve, pertanto, porre attenzione alle indicazioni fornite dal costruttore attraverso i pittogrammi, che devono essere conservati con cura, i codici di riconoscimento (codice a colori) ed il manuale istruzioni.
• Nell’inserimento di tubi idraulici l’operatore deve indossare guanti di protezione contro il rischio chimico di penetrazione e/o di permeazione (EN 374). Quando sono presenti centraline o quadri di comando mobili, deve essere presente un alloggiamento
• idoneo (ergonomico, comodo e sicuro).
• Gli attrezzi per la lavorazione del terreno sono generalmente caratterizzati da masse e dimensioni rilevanti e forme irregolari. Pertanto, possono essere soggetti a problemi di stabilità, sia quando sono isolati, sia quando vengono accoppiati alla trattrice.
• Gli aratri monovomeri e i polivomeri quando staccati dalla motrice, a causa della ridotta base d’appoggio, sono soggetti a facili rovesciamenti sia accidentali, che per urti nelle fasi di aggancio e sgancio dalla trattrice
• Rimedio a tale inconveniente è il sistemarli accuratamente su superfici pianeggianti (preferibilmente con pavimentazione in cemento), avendo cura di lasciare attorno ad essi lo spazio indispensabile per la trattrice in manovra. Le basi di appoggio, se particolarmente ridotte, vanno integrate mediante l’applicazione di piedi stabilizzatori.
• Quando un attrezzo (portato o semiportato) viene accoppiato alla trattrice, divenendo ai fini della circolazione stradale parte integrante della stessa, può alterarne la stabilità e causare difficoltà nella guida e nel lavoro, quindi si rende necessaria una verifica di stabilità.
Contatto con parti meccaniche:
• Le parti meccaniche fisse o mobili delle macchine possono essere frequentemente causa di infortunio agli operatori ed a terze persone. Tra le prime particolare pericolosità presentano, ad esempio, le punte degli organi lavoranti e gli spigoli vivi delle lamiere. Tra le seconde sono da ricordare quelle che con il loro movimento possono essere causa di possibili tagli, urti, impigliamento e trascinamento (organi snodati o rotanti). La prevenzione da questi rischi è assicurata dalla applicazione di protezioni come carter o scudi o di altre soluzioni come ad esempio l’adozione di barriere costituite da reti che impediscono il contatto involontario con le parti pericolose. In molti casi la schermatura di elementi mobili che partecipano alla lavorazione (specialmente utensili lavoranti di tipo attivo) presenta difficoltà di applicazione in quanto suscettibile di limitare la funzionalità della macchina. É allora opportuno delimitare le aree di pericolo, con l’applicazione, in posizioni appropriate, di barre distanziatrici
• Data la loro estrema pericolosità, particolare attenzione deve essere posta agli alberi cardanici assicurandosi, prima dell’uso, della presenza ed efficacia delle protezioni (cuffie ecc.) previste sulla trattrice e sull’operatrice nonché della integrità dell’albero e delle sue protezioni.

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Il Decreto Legislativo n. 81/08 all’art. 30 mette in evidenza l’importanza di adottare un sistema di gestione e di controllo delle procedure per l’attuazione di un modello organizzativo che garantisca l’adempimento degli obblighi giuridici legati alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Qualità, Ambiente.

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Realizzazione di una struttura in profilati di acciaio completamente zincato a caldo, assemblata in opera mediante bullonatura o saldatura, composta da capriate reticolari, arcarecci, controventi di falda e manto di copertura in lamiera grecata o pannelli grecati termoisolanti.
In generale, tale attività avviene secondo le seguenti modalità:
o Allestimento e delimitazione di un’area apposita per lo stoccaggio degli elementi;
o Approvvigionamento e scarico degli elementi strutturali in acciaio;
o Trasporto degli elementi nelle aree di pre-assemblaggio e di montaggio;
o Allestimento dei sistemi di sicurezza ed imbracatura dei pezzi a terra;
o Sollevamento mediante mezzi meccanici e pre-assemblaggio degli elementi strutturali;
o Ricevimento, posizionamento e stabilizzazione in opera degli elementi metallici;
o Fissaggio in quota mediante bullonatura oppure saldatura degli elementi metallici;
o Allestimento delle protezioni antinfortunistiche (parapetti, reti, ecc.).
PROCEDURE DI LAVORO
• Predisporre una zona di stoccaggio dei materiali adeguata, sistemando la superficie di appoggio in modo da renderla piana e livellata nonchè stabilizzata
• Scegliere le aree di stoccaggio nell'ambito di un'area del cantiere facilmente accessibile dai mezzi di movimentazione (gru od altro), predisponendo le necessarie corsie di passaggio per i carrelli ed i mezzi di trasporto
• Accatastare gli elementi in ordine inverso al loro posizionamento sul cantiere per ridurre i tempi di posa e la movimentazione
• Vietare l’accesso ai non addetti ai lavori nell’area di pre-assemblaggio dei pezzi metallici a terra
• Nell'area interessata all'assemblaggio e al montaggio degli elementi in quota, vietare l'accesso ai non addetti al lavoro con appropriata segnaletica e mettere in opera idonee protezioni, quali cavalletti, barriere flessibili o mobili o altro
• Individuare percorsi agevoli e sicuri, per l'accesso ai posti di lavoro, nonché per il rapido abbandono in caso di emergenza e per evitare eventuali investimenti di automezzi
• Non ingombrare posti di passaggio o di lavoro, con materiale, attrezzature od altro
• Sollevare gli elementi strutturali metallici secondo le precauzioni previste dalle norme di sicurezza ed utilizzando unicamente gli accessori in dotazione ai carrelli elevatori (forche) o alle gru
• Nello stoccaggio dei materiali, disporre inferiormente gli elementi più lunghi in modo da ottenere una catasta sufficientemente stabile (Art. 96 del D.Lgs. n.81/08 come modificato dal D.Lgs. n.106/09)
• Prelevare gli elementi metallici dai mezzi di trasporto con idonei attrezzi meccanici, avendo cura di sollevarli in modo che risultino agganciati in due punti simmetrici rispetto alla mezzeria, tenendo presenti le disposizioni della ditta produttrice circa la massima lunghezza degli sbalzi e, nel caso di trasporto verticale di più elementi insieme, usando accorgimenti o utensili atti a tenerli legati fra loro ed in numero tale da essere compatibili con la portata del mezzo di sollevamento
• Verificare che gli ammarri e l'aggancio del componente siano stabili anche rispetto agli eventuali urti ed accelerazioni verticali durante le operazioni di sollevamento e trasporto
• Vietare il transito di persone nella zona di montaggio degli elementi strutturali, perché potrebbe essere interessata da eventuale caduta di materiale o attrezzi dall’alto
• Rendere note a tutto il personale e segnalare acusticamente, le manovre di movimentazione degli elementi
• Assicurarsi che gli elementi di notevole dimensione movimentati con apparecchi di sollevamento siano accompagnati o guidati da apposito personale a terra
• Ridurre al minimo la movimentazione manuale dei carichi e razionalizzarla al fine di non richiedere un eccessivo impegno fisico del personale addetto
• Garantire l'ausilio di attrezzature (leve, palanchini) e di apparecchi di sollevamento idonei per sollevare gli elementi metallici, per la regolazione degli elementi durante il montaggio in quota
• Verificare la rispondenza e lo stato di conservazione in rapporto all'uso delle attrezzature provvisionali di montaggio, di puntellazione e di controventatura, le quali devono essere conformi alle caratteristiche definite nel progetto di montaggio
• Garantire la manutenzione periodica delle attrezzature provvisionali, di puntellazione e di controventatura
• Allestire impalcati idonei sul posto fisso di lavoro (
• Nel caso fossero presenti dei punti non protetti da ponteggi esterni, approntare passerelle di circolazione e parapetti di protezione, onde impedire cadute nel vuoto (Art. 146 del D.Lgs. n.81/08)
• Effettuare la sorveglianza sanitaria preventiva e periodica dei lavoratori esposti a polveri di ferro e di elementi verniciati con periodicità annuale oppure con periodicità stabilita di volta in volta dal medico, mirata al rischio specifico (Art. 41 del D.Lgs. n.81/08 come modificato dal D.Lgs. n.106/09)
• Segregare le lavorazioni a rischio di diffusione delle polveri nell’ambiente di lavoro in aree separate, in modo da ridurre il numero degli esposti (Allegato IV del D.Lgs. n.81/08 come modificato dal D.Lgs. n.106/09)
• In caso di lavori di saldatura a terra o in quota, evitare il diffondersi delle scintille nell'ambiente circostante ed utilizzare delimitazioni o barriere, anche mobili, idonee a contenere scintille e fiamme ed evitare l'esposizione alle radiazioni da parte dei non addetti
• Durante le operazioni di saldatura, verificare che i gas prodotti non interessino le aree di lavoro e, se non risultano sufficientemente diluiti, assicurarsi che siano aspirati e filtrati
• Effettuare la vaccinazione anti-tetanica degli addetti
• Attuare la sicurezza delle macchine, nel pieno rispetto della direttiva macchine e delle altre norme vigenti in materia, predisponendo dispositivi di protezione degli organi di trasmissione, quali: ripari fissi, la cui rimozione richiede l’impiego di un apposito attrezzo, ripari apribili collegati a microinterruttore di blocco del moto, e ripari regolabili, da registrare in funzione delle dimensioni del pezzo di lavorazione in modo da lasciare scoperto solo il tratto di lama necessario per il taglio
• Utilizzare e conservare con la dovuta attenzione e cura tutti gli attrezzi taglienti
• Effettuare la manutenzione periodica delle macchine e verificare l’efficienza dei relativi dispositivi di sicurezza, nonché la tenuta del manuale d’uso e di manutenzione
• Attuare la formazione e l’informazione degli addetti circa l’utilizzo in sicurezza delle macchine
• Vietare l’uso di indumenti che possono impigliarsi, bracciali, orologi, anelli, catenine ed altri oggetti metallici
• Verificare la presenza di un impianto elettrico certificato e conforme alle norme CEI e dotato di comandi di emergenza, capaci di interrompere rapidamente l’alimentazione elettrica in caso di emergenza
• Predisporre tutti gli interventi tecnici, organizzativi e procedurali concretamente attuabili al fine di ridurre al minimo gli eventuali rischi derivanti dall’esposizione al rumore
• Delimitare e segnalare opportunamente le operazioni a ter¬ra che comportano una rumorosità elevata (come ad esempio l'assemblaggio delle parti metalliche mediante spinatura e altri sistemi che comportano la forzatura tra parti metalliche) (
• Predisporre tutti gli interventi tecnici, organizzativi e procedurali concretamente attuabili al fine di ridurre al minimo gli eventuali rischi derivanti dall’esposizione alle vibrazioni, quali l’utilizzo di macchinari a bassa vibrazione e minore impatto vibratorio, l’installazione dei macchinari su basamenti dimensionati in modo da ridurre la trasmissione delle vibrazioni a tutta l’area di lavoro
• Verificare l’uso costante dei D.P.I. da parte di tutto il personale operante