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Grazia Di Michele Tour Fondazione ANMIL

SCAFFALATURE

Pubblicato da Lilino Albanese | 03:00

Utilizzate per lo stoccaggio di prodotti, se installate in ambienti di lavoro, quali magazzini e depositi, archivi, ecc. oppure utilizzate per l’esposizione di merce, se installate in locali adibiti ad attività commerciali.
SCAFFALATURE
Utilizzate per lo stoccaggio di prodotti, se installate in ambienti di lavoro, quali magazzini e depositi, archivi, ecc. oppure utilizzate per l’esposizione di merce, se installate in locali adibiti ad attività commerciali.
In particolare, si possono avere, secondo la portata e sui prodotti da stivare, due tipologie di scaffalature:
o Scaffalature di struttura leggera, per lo stoccaggio di scatole di cartone e di materiali vari
o Scaffalature di struttura robusta per lo stoccaggio di merci pesanti.
Le scaffalature a ripiani, utilizzate per lo stivaggio di merce sfusa o in cartoni, sono costituite da fiancate verticali e ripiani orizzontali con superficie chiusa per l’appoggio dei prodotti e possono essere realizzate in una vasta gamma di portate e fornite di vari accessori, quali contenitori, divisori ecc.
Le scaffalature porta-palletts, utilizzate per il deposito di merci pallettizzate, sono costituite da una struttura metallica dotata di spalle (profili scatolari) e longherine (travi).Il palletts, infatti, viene appoggiato su due longherine parallele tra loro ed agganciate alle spalle, in modo da sfruttare al massimo l’altezza disponibile e gestire con estrema flessibilità il singolo palletts.
PRESCRIZIONI PRELIMINARI
La scaffalatura deve essere accompagnata da informazioni di carattere tecnico e soprattutto dalla garanzia della portata certificata dal costruttore.
Come previsto dal D.Lgs. n.81/08 modificato dal D.Lgs. n.106/09, è obbligatorio effettuare la manutenzione periodica di tutte le attrezzature, ivi compreso le scaffalature.
Interventi/Disposizioni/Procedure per ridurre i rischi
• Verificare che il montaggio delle scaffalature sia eseguito in modo corretto ed “a regola d’arte” da ditte specializzate, che tengano conto anche del tipo di pavimento su cui poggiano
• Verificare l’assetto geometrico, la rispondenza con le tabelle di portata e la funzionalità, in riferimento al genere di merce che deve stivare
• Verificare la verticalità, l’allineamento, il corretto fissaggio di bulloni e tasselli, l’eventuale presenza di parti danneggiate (a causa della ruggine) da sostituire con massima urgenza
• Redigere un verbale di controlli per attestare l’idoneità della scaffalatura, oppure richiedere gli interventi necessari per mettere in sicurezza l’attrezzatura
• Istituire un servizio di manutenzione periodica delle scaffalature, da parte di professionisti capaci di valutare lo stato di conservazione delle strutture e di individuare l’esigenza di interventi che alla vista di persone non competenti possono sfuggire
• Indicare con apposita segnaletica la capacità di portata massima di progetto delle scaffalature e dei solai in Kg/mq, onde evitare che sovraccarichi o urti accidentali possano causare gravi danni, quali il crollo strutturale
• In caso di ripiani con diversa portata, riportare su ogni singolo ripiano un cartello con l’indicazione specifica della sua portata massima
• Ancorare le scaffalature al muro, onde evitare il rischio di ribaltamento e schiacciamento
• Nel caso di distanza dalle pareti, fissare gli scaffali al pavimento e al soffitto, soprattutto in zona sismica
• Poggiare i montanti delle scaffalature sulle basette di ripartizione del peso sul pavimento
• Effettuare una corretta disposizione e garantire un passaggio minimo di 80 cm tra gli scaffali, per consentire una movimentazione agevole e sicura, in riferimento anche alle attrezzature utilizzate
• Verificare che lungo i percorsi non vi siano sporgenze a nessun livello di altezza, onde impedire urti e inciampi
• Verificare che le scaffalature metalliche non presentino spigoli o superfici taglienti
• In caso di utilizzo di scaffalature lignee, effettuare periodicamente trattamenti antiparassitari
• Utilizzare scaffalature costituite da materiali incombustibili, tali da non avere la necessità di essere dotate di resistenza al fuoco
• Evitare scaffali alti e preferire quelli il cui ripiano più alto, sia raggiungibile senza l’utilizzo di scala portatile
• Utilizzare scaffali il cui ripiano inferiore sia ad almeno 15 cm dal pavimento, onde evitare danni ai materiali in caso di limitate perdite d’acqua
• Disporre i carichi sulle scaffalature in modo corretto
• Nel caso di stoccaggio di prodotti alimentari, le scaffalature, pur non essendo a contatto diretto con gli alimenti che sono imballati, devono avere ripiani facili da pulire, in materiale liscio, lavabile e non tossico (da preferire l’acciaio inox oppure una superficie metallica verniciata adeguatamente o zincata)
• Garantire una sufficiente illuminazione delle aree di transito, evitando di formare zone d’ombra e disponendo i corpi illuminanti parallelamente alle scaffalature
• Effettuare la formazione e l’informazione relativa all’uso corretto di tali attrezzature.

PROCEDURE DI SBARCO DA UNA PLE

Pubblicato da Lilino Albanese | 02:30

PLE
PROCEDURE DI SBARCO DA UNA PLE (ANCHE SE NON CONSENTITO DALLA NORMATIVA VIGENTE) SU UN PIANO DI LAVORO IN QUOTA
L’uscire dal cestello in posizione elevata, tenendo conto dei supplementari rischi, è attuabile solo se una valutazione scritta a parte evidenzia, che questo modo di lavorare è il più sicuro e più idoneo per accedere al posto di lavoro.
Se l’uscire/risalire per via di operazioni di montaggio, l’architettonica della costruzione, ecc. è indispensabile e il pericolo in altro modo è maggiore, in casi eccezionali, a condizione di aspetti ben definiti in seguito può essere permesso.
1. L’operatore che esce si aggancia a un sistema d’ancoraggio posizionato più in alto, al di fuori del cestello
2. Si sgancia dal punto d’ancoraggio del cestello
3. L’operatore esce, svolge il suo lavoro, un secondo operatore rimane sempre nel cestello
4. L’operatore risale nel cestello nell’identica posizione
5. Si aggancia nel cestello da lavoro al punto d’ancoraggio previsto
6. Si sgancia dal sistema d’ancoraggio al di fuori del cestello.
ISTRUZIONI OPERATIVE
•  Il metodo per salire e uscire non deve creare supplementari forze dinamiche (p. e. in seguito a salti ecc. durante l’uscire e il risalire possono portare al ribaltamento della piattaforma a braccio telescopico, effetto frusta)
• Gli operatori incaricati devono essere informati e addestrati per questa situazione con delle istruzioni d’uso a parte:
• Uso dell’attrezzatura secondo le indicazioni del costruttore e standard vigenti
o Uso di DPI contro la caduta dall’alto e attrezzatura per il soccorso secondo standard vigenti
o Informazione sul metodo per uscire e salire secondo ordine di servizio riferito al progetto
• L’attrezzatura deve essere predisposta solo ed esclusivamente per tali lavori e non deve essere movimentata durante l’uscire o il risalire.
• Escludere un azionamento involontario degli organi di commando (p. e. premendo il tasto d’emergenza)
• Una seconda persona deve essere sempre presente nel cestello da lavoro e sorvegliare la persona uscita. Lei fa risalire la persona uscita in identica posizione dell’attrezzatura 
• Le attrezzature per il salvataggio vengono trasportate nel cestello di lavoro per poter effettuare un salvataggio con propri mezzi.
• Deve essere assicurata una comunicazione efficace fra personale a terra e gli operatori dei lavori in quota
• Nell’uscire e nel salire, assicurarsi tramite DPI contro la caduta dall’alto usando come mezzo di collegamento un sistema a due cordini con assorbitore di energia lunghezza max. sistema < 1.80m. ancorato a un punto d’ancoraggio di portata appropriata (> 6 KN) nella costruzione (non nel cestello)
• Tra piattaforma di lavoro e costruzione adiacente, dovrebbe rimanere sempre un franco verticale di almeno 12 cm. (pericolo di schiacciamento in seguito all’alleggerimento del braccio durante l’uscire).
• Il cestello di lavoro deve essere fissato durante la procedura d’uscita, in maniera che non pendola in direzione non desiderata.
• Determinazione di un punto d’ancoraggio idoneo nella costruzione (edificio, trave, costruzione) da parte del preposto.
• Lo spazio intorno alla PLE deve essere privo di traffico.
• L’attrezzatura deve possedere punti d’ancoraggio per DPI contro la caduta dall’alto predefiniti dal costruttore
• Utilizzare solo il 75% dell’altezza e sbraccio massimo
• L’attrezzatura deve possedere una portata sufficiente.
• Portata utilizzabile richiesta, minimo due persone, attrezzature di lavoro
• Usare piattaforme di lavoro con porta scorrevole o girevole
• Usare PLE possibilmente con piattaforma orientabile, perché questa si lascia orientare meglio nella direzione della parte dedicata all’uscita.

PROCEDURE DI AGGIUDICAZIONE DEGLI APPALTI PUBBLICI
Esistono varie procedure di aggiudicazione di appalti pubblici: la procedura aperta, la procedura ristretta, la procedura negoziata, il dialogo competitivo.
La procedura aperta
La procedura aperta è una procedura in cui ogni operatore economico interessato può presentare un'offerta. Il termine minimo per la ricezione delle offerte è di 52 giorni dalla data di trasmissione del bando di gara. In caso di pubblicazione di un avviso di preinformazione, questo termine può essere ridotto a 36 giorni e comunque mai a meno di 22 giorni.
La procedura ristretta
La procedura ristretta è una procedura a cui ogni operatore economico può chiedere di partecipare e in cui soltanto gli operatori economici invitati dalle amministrazioni aggiudicatrici possono presentare un'offerta. Il termine minimo per la ricezione delle domande di partecipazione è di 37 giorni dalla data di trasmissione del bando di gara. Le amministrazioni aggiudicatrici invitano in seguito, simultaneamente e per iscritto, i candidati selezionati a presentare la loro offerta. I candidati devono essere almeno cinque, salvo il caso in cui non vi sia un numero sufficiente di candidati idonei all’appalto. Il termine per la ricezione delle offerte è di 40 giorni dalla data di invio dell'invito. In caso di pubblicazione di un avviso di preinformazione, questo termine può essere ridotto a 36 giorni e comunque mai a meno di 22 giorni. Eccezionalmente, in caso d'urgenza, le amministrazioni aggiudicatrici possono fissare un termine di ricezione non inferiore a 15 giorni (10 giorni se il bando è trasmesso per via elettronica) per le domande di partecipazione e a 10 giorni per le offerte.
La procedura negoziata
La procedura negoziata è una procedura in cui le amministrazioni aggiudicatrici consultano gli operatori economici da loro scelti e negoziano con uno o più di essi le condizioni dell’appalto.
La procedura negoziata con pubblicazione di un bando di gara è giustificata nei seguenti casi:
in caso di offerte irregolari presentate in esito ad un'altra procedura, purché le condizioni iniziali dell’appalto non siano sostanzialmente modificate;
in casi eccezionali, qualora si tratti di appalti la cui natura o i cui imprevisti non consentano una fissazione preliminare dei prezzi;
nel settore dei servizi, per prestazioni di natura intellettuale che non permettano l'aggiudicazione dell'appalto secondo le norme della procedura aperta o della procedura ristretta;
per lavori realizzati unicamente a scopo di ricerca o di sperimentazione.
La procedura negoziata senza pubblicazione di un bando di gara è giustificata nei seguenti casi:
per qualsiasi tipo di appalto: qualora non sia stata presentata alcuna offerta in esito all’esperimento di una procedura aperta o ristretta;
qualora l’appalto, per ragioni di natura tecnica o artistica ovvero attinenti alla tutela di diritti esclusivi, possa essere affidato unicamente a un operatore economico determinato; in caso di estrema urgenza risultante da eventi imprevedibili;
per gli appalti di forniture: qualora i prodotti in questione siano fabbricati esclusivamente a scopo di ricerca e sviluppo;
nel caso di consegne complementari, per un periodo massimo di tre anni, qualora il cambiamento del fornitore originario obbligherebbe l'amministrazione aggiudicatrice ad acquistare materiali con caratteristiche tecniche differenti; per le forniture quotate e acquistate in una borsa di materie prime;
per l'acquisto di forniture a condizioni particolarmente vantaggiose presso un operatore economico che cessa la sua attività o è in liquidazione giudiziaria;
per gli appalti di servizi, qualora l’appalto debba essere aggiudicato al vincitore, secondo le regole del concorso;
per gli appalti di lavori e di servizi: nel limite del 50% dell'importo dell’appalto iniziale, per i lavori o i servizi complementari non compresi nel progetto iniziale e che sono divenuti necessari a seguito di una circostanza imprevista;
per nuovi lavori o servizi consistenti nella ripetizione di lavori o servizi analoghi già affidati all'operatore economico aggiudicatario dell'appalto iniziale, per un periodo massimo di tre anni.
Nelle procedure negoziate con pubblicazione di un bando di gara, il termine minimo per la ricezione delle domande di partecipazione è di 37 giorni dalla data di trasmissione del bando. In caso di urgenza le amministrazioni aggiudicatrici possono fissare un termine non inferiore a 15 giorni (10 giorni se il bando è trasmesso per via elettronica). Le amministrazioni aggiudicatrici invitano, simultaneamente e per iscritto, i candidati selezionati (almeno tre) a negoziare. L'invito comprende tutti i documenti relativi all’appalto e precisa il termine per la ricezione delle offerte, l'indirizzo al quale devono essere trasmesse e la lingua o le lingue in cui devono essere redatte, nonché la ponderazione relativa dei criteri di aggiudicazione dell'appalto.
Dialogo competitivo
Il «dialogo competitivo» è una procedura nella quale la stazione appaltante, in caso di appalti particolarmente complessi, avvia un dialogo con i candidati ammessi a tale procedura, al fine di elaborare una o più soluzioni atte a soddisfare le sue necessità e sulla base della quale o delle quali i candidati selezionati saranno invitati a presentare le offerte; a tale procedura qualsiasi operatore economico può chiedere di partecipare.
Art. 58. Dialogo competitivo
1. Nel caso di appalti particolarmente complessi, qualora ritengano che il ricorso alla procedura aperta o ristretta non permetta l'aggiudicazione dell'appalto, le stazioni appaltanti possono avvalersi del dialogo competitivo conformemente al presente articolo. Il ricorso al dialogo competitivo per lavori è consentito previo parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, e comunque ad esclusione dei lavori di cui alla parte II, titolo III, capo IV. Per i lavori di cui alla parte II, titolo IV, capo II, è altresì richiesto il parere del Consiglio Superiore dei beni culturali. I citati pareri sono resi entro 30 giorni dalla richiesta. Decorso tale termine, l'amministrazione può comunque procedere.
Forcella
Nel dialogo competitivo quale che sia l'oggetto del contratto, le stazioni appaltanti, quando lo richieda la difficoltà o la complessità dell'opera, della fornitura o del servizio, possono limitare il numero di candidati idonei che inviteranno a presentare un'offerta, a negoziare, o a partecipare al dialogo, purché vi sia un numero sufficiente di candidati idonei. Quando si avvalgono di tale facoltà, le stazioni appaltanti indicano nel bando di gara i criteri, oggettivi, non discriminatori, secondo il principio di proporzionalità che intendono applicare, il numero minimo dei candidati che intendono invitare, e, ove lo ritengano opportuno per motivate esigenze di buon andamento, il numero massimo.
Nel dialogo competitivo il numero minimo di candidati non può essere inferiore a sei, se sussistono in tale numero soggetti qualificati. In ogni caso il numero di candidati invitati deve essere sufficiente ad assicurare un'effettiva concorrenza.
Accordo quadro
L'«accordo quadro» è un accordo concluso tra una o più stazioni appaltanti e uno o più operatori economici e il cui scopo è quello di stabilire le clausole relative agli appalti da aggiudicare durante un dato periodo, in particolare per quanto riguarda i prezzi e, se del caso, le quantità previste.

INIEZIONI CEMENTIZIE
Trattasi delle operazioni necessarie per iniettare malte cementizie per il consolidamento di murature in genere, previa esecuzione dei fori necessari.
Si prevedono le seguenti fasi:
o Costruzione del ponteggio di lavoro
o Scelta dei punti in cui praticare le perforazioni, effettuata in funzione della diffusione delle fessure e della porosità del materiale
o Asportazione dell'eventuale intonaco lesionato e stuccatura con malta cementizia delle lesioni per evitare risorgenze di miscela
o Esecuzioni di fori mediante rotopercussore o carotatrice o perforatore a corone diamantate
o Pulizia del foro mediante insuffiaggio di aria compressa oppure immissione di acqua a leggera pressione, a seconda delle esigenze
o Iniezione della malta cementizia con idonea attrezzatura per iniezioni
o Eventuale pulitura del materiale tracimato dalla bocca del foro
o Pulizia ed allontanamento dei residui.
PROCEDURE DI LAVORO
• Attenersi alle misure generali di prevenzione nei confronti dei singoli rischi sopra individuati
• Tutti i lavoratori devono essere adeguatamente informati e formati sulle corrette modalità di esecuzione delle attività e di utilizzo delle attrezzature
• Vietare la sosta e l'avvicinamento di persone non addette ai lavori
• La modalità di posa in opera dei prodotti deve essere conforme a quanto riportato nelle schede tecniche
• Nei lavori con rischio di caduta dall’alto, ove non sia possibile disporre di impalcati fissi, i lavoratori devono usare idonea imbragatura di sicurezza
• Accertarsi che le opere provvisionali utilizzate siano eseguite a norma
• I ponti su cavalletti non devono essere utilizzati in prossimità di scavi e, comunque, in situazioni di pericolo
• Non depositare materiali di demolizione o altro sui ponti
• La postazione di lavoro, se sollevata da terra, sarà opportunamente segnalata e protetta nel suo perimetro, delimitata alla base con barriera tale da impedire la permanenza ed il transito sotto la macchina operatrice
• Se si utilizza un trapano elettrico perforatore, mancando una struttura di sostegno dell’apparato occorrerà prestare la massima attenzione durante la fase di rotazione dell’attrezzo, in quanto può dare violenti contraccolpi all’operatore
• Verificare, prima dell’inizio d’ogni fase lavorativa, lo stato d’isolamento dei cavi elettrici d’alimentazione dell’apparato utilizzato per le perforazioni ed attenersi al libretto d’uso della attrezzatura specifica effettivamente utilizzata
• La linea elettrica d’alimentazione sarà aerea, onde evitare rischi di contatto con l’acqua utilizzata per la fase lavorativa
• Verificare che il quadro elettrico di cantiere sia a norma
• Durante la fase di rotazione e penetrazione nella struttura,spruzzare acqua per favorire il raffreddamento dell’utensile
• Impartire tempestivamente agli addetti le necessarie informazioni per la corretta movimentazione di carichi pesanti o ingombranti
• Rispettare le istruzioni ricevute per un’esatta e corretta posizione da assumere nella movimentazione dei carichi. Per carichi pesanti o ingombranti la massa va movimentata con l’intervento di più persone al fine di ripartire e diminuire lo sforzo
• Attuare gli interventi tecnici, organizzativi e procedurali concretamente attuabili al fine di ridurre al minimo i rischi derivanti dall'esposizione alle vibrazioni
• Attuare gli interventi tecnici, organizzativi e procedurali concretamente attuabili al fine di ridurre al minimo i rischi derivanti dall'esposizione al rumore.

Gestione consegna DPI

Pubblicato da Lilino Albanese | 04:00

DPI
I dispositivi di protezione sono scelti ed adottati a seguito della valutazione dei rischi e in base al programma delle misure di Prevenzione e Protezione adottate.
Il Datore di lavoro, in collaborazione con il RSPP e consultando il Medico Competente ed il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza e a seguito di indagini ambientali, fonometriche, informazioni di letteratura tecnica, ma anche segnalazione dei lavoratori o fornitori di DPI, individua le tipologie di DPI più idonee e valuta le caratteristiche dei DPI disponibili sul mercato, scegliendo quelli che soddisfano sia le specifiche esigenze di natura protettiva, sia gli aspetti ergonomici e di accettabilità da parte degli utilizzatori finali.
I D.P.I. devono:
• essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un rischio maggiore;
• essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
• tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
• poter essere adattati all'utilizzatore secondo le sue necessità;
• l’uso dei DPI è strettamente individuale; laddove ciò non fosse possibile essi devono essere correttamente immagazzinati e manutenuti, e ne devono essere garantite le condizioni di igienicità
Devono essere dotati di:
• dichiarazione di conformità da parte del produttore;
• marcatura CE;
• NOTA INFORMATIVA rilasciata dal produttore.
Per tale valutazione è necessario acquisire le schede tecniche dei dispositivi dal fornitore degli stessi.
La scheda tecnica che accompagna il dispositivo di protezione individuale deve essere consultata prima dell’utilizzazione dello stesso, sono riportate le seguenti informazioni:
• istruzioni di deposito, impiego, pulizia, manutenzione, disinfezione;
• le prestazioni ottenute agli esami tecnici effettuati per verificare i livelli o le classi di protezione del DPI;
• gli accessori utilizzabili con il DPI e le caratteristiche dei pezzi di ricambio appropriati;
• le classi di protezione adeguate a diversi livelli di rischio ed i corrispondenti limiti di utilizzazione;
• la data ed il termine di scadenza del DPI o di alcuni suoi componenti;
• il tipo di imballaggio appropriato per il trasporto del DPI;
• il significato della marcatura;
• nome, indirizzo e numero di identificazione degli organismi notificati che intervengono nella fase di certificazione del DPI
Inoltre sulla confezione o sul DPI sono impressi i pittogrammi che indicano il tipo di protezione offerta dal dispositivo.
Il datore di lavoro provvede, in collaborazione con il RSPP, affinché i DPI siano stoccati in spazi idonei.
Non sono dispositivi di protezione individuale:
a) gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non specificamente destinati a proteggere la sicurezza e la salute del lavoratore;
b) le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio;
c) le attrezzature di protezione individuale delle forze armate di polizia e del servizio di mantenimento dell’ordine pubblico
d) le attrezzature di protezione proprie dei mezzi di trasporto stradali
e) i materiali sportivi quando sono utilizzati a tale scopo
f) i materiali per l’autodifesa o per la dissuasione
g) gli apparecchi portatili per individuare o segnalare rischi e fattori nocivi.
I Dispositivi di Protezione Individuale (D.P.I.) devono essere conformi alle norme di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475, integrate dal D.Lgs. n.10/1997.
I D.P.I. devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro.
Formazione e addestramento all’uso
Il datore di lavoro deve organizzare e predisporre la formazione e l’addestramento all’uso (in particolare per i DPI di 3a categoria) per tutto il personale che dovrà utilizzare i DPI, in particolare al momento dell’inserimento dell’operatore in reparto e a seguito di consegna di nuovi DPI.
Consegna e gestione
I dispositivi di protezione sono scelti ed adottati a seguito ed in conformità al programma delle misure di Prevenzione e Protezione individuate con la valutazione dei rischi e sono ad essi adeguati.
La Direzione, con il RSPP e consultando il Medico Competente ed il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, individua le tipologie di DPI più idonee, scegliendo quelli che soddisfano sia le specifiche esigenze di natura protettiva, sia gli aspetti ergonomici e di accettabilità da parte degli utilizzatori. Il SPP definisce i requisiti di alcuni DPI (guanti ad uso medico, mascherine chirurgiche ed altri) per i quali risulta necessaria una valutazione sotto diversi profili, e dei DPI in genrale tenendo conto:
- dell’entità dei rischi da cui proteggere i lavoratori;
- della frequenza dell’esposizione a rischio
- dei rischi indotti dai DPI;
- del rapporto col paziente;
- del comfort;
- delle garanzie tecniche;
- delle prestazioni dei DPI
- delle esigenze di acquisto (prezzi, fornitura, ecc.);
I DPI adottati per le diverse mansioni e reparti e le loro caratteristiche vengono consegnati ai singoli lavoratori dal datore di lavoro. Al momento della consegna il lavoratore firma l’apposito Modulo Consegna DPI, in cui dichiara di aver ricevuto i DPI, in quantità tot e si impegna ad utilizzarli e conservarli in maniera opportuna. Tale modulo di consegna andrà controfirmato dal Datore di lavoro.
Per i DPI per cui il costruttore ha specificato la data di scadenza, prima della consegna ai lavoratori dovrà essere verificata la data di scadenza del DPI, in modo da non fornire ai lavoratori dispositivi non più efficaci in quanto scaduti.
Inoltre, almeno una volta all’anno, il datore di lavoro o suo incaricato controlla la data di scadenza, ove presente, dei DPI tenuti a magazzino.
Verifica sull’utilizzo e sull’appropriatezza
Il datore di lavoro e i preposti verificano periodicamente:
• l’effettivo ed il corretto utilizzo dei DPI da parte dei lavoratori;
• l’utilizzo non promiscuo di uno stesso DPI in dotazione personale (es. maschere, occhiali, guanti, scarpe, ecc.) da parte di più operatori;
• che i DPI siano riposti in luogo idoneo quando non utilizzati.
Inoltre, i controlli sull’utilizzo dei DPI sono effettuati anche in occasione di:
• sopralluoghi di RSPP, Medico Competente, RLS
• analisi dell’andamento infortunistico.
Le modalità di verifica ed eventuale segnalazione di mancato o scorretto utilizzo dei DPI sono riportate ed elencate come NON conformità, per adottare opportune azioni correttive.
Pulizia e manutenzione
Il Datore di Lavoro, con la collaborazione di tutte le figure aziendali, compresi i lavoratori, assicura per tutti i DPI consegnati e in magazzino, il mantenimento nel tempo delle loro caratteristiche specifiche, attraverso la pulizia o la loro sostituzione.
In particolare, gli indumenti indossati che svolgono la funzione di DPI, utilizzati per proteggere il lavoratore da rischi per la salute e sicurezza (indumenti fluorescenti, contro caldo e freddo, che evitano il contatto con sostanze corrosive, nocive, tossiche, agenti biologici, ecc.) e che non sono monouso, sono puliti periodicamente, con periodicità definita, in luogo e modo ben definito, tenendo conto dei rischi che gli indumenti sporchi possono apportare.

Formazione dei preposti

Pubblicato da Lilino Albanese | 14:45

Con l’interpello n. 16 del 29 dicembre 2015, la Commissione per gli interpelli in materia di salute e sicurezza del Ministero del Lavoro risponde all’ A.N.C.E (Associazione Nazionale Costruttori Edili) ritenendo che il preposto addetto al controllo nelle fasi di montaggio e smontaggio dei ponteggi deve partecipare, oltre ai corsi di formazione o aggiornamento disciplinati dall’Allegato XXI del D. Lgs. n. 81/2008 ai sensi dell’art. 136 comma 6 dello stesso decreto anche al corso di formazione previsto dall’art. 37 comma 7, del D. Lgs. n. 81/2008 relativamente alla formazione dei preposto.


Fondi paritetici interprofessionali, Esplosione nelle caldaie, Schede dati di sicurezza SDS, DPI 2016

Fondi paritetici interprofessionali, Esplosione nelle caldaie, Schede dati di sicurezza SDS, DPI 2016Piano nazionale delle ispezioni sui sistemi di gestione sicurezza stabilimenti a rischio incidente rilevante
D.Lgs. 105/2015 VVF DCPREV prot. n.1834 del 12 febbraio 2016
Indicazioni in materia di acquisizioni di beni e servizi e contributi per le attivita' formativeFondi paritetici interprofessionali. Indicazioni in materia di acquisizioni di beni e servizi e contributi per le attivita' formative
Circolare n.10 del 18 02 2016 Ministero del lavoro
NUCLEO INVESTIGATIVO ANTINCENDI Capannelle – ROMALe cause d’incendio e/o di esplosione nelle caldaie e generatori di calore in ambienti domestici
NUCLEO INVESTIGATIVO ANTINCENDI Capannelle – ROMA
Workshop gratuito Innovazione&OpportunitàWorkshop gratuito Innovazione&Opportunità.
Finanziamenti, Formazione, Qualità, Sicurezza,Prossime tappe in Lazio Frosinone Roma Viterbo
Linee guida Regione LombardiaSchede dati di sicurezza SDS
Linee guida Regione Lombardia per la verifica di conformità delle schede dati di sicurezza (SDS)
Regola tecnica per la progettazione, costruzione ed esercizio dei depositi di gas naturaleDepositi di gas naturale Regola tecnica
Regola tecnica per la progettazione, costruzione ed esercizio dei depositi di gas naturale
CONTRIBUTO DEL SISTEMA PREVENZIONISTICO AZIENDALE ALL’ATTIVITÀ DEL MEDICO COMPETENTE
Guida per le imprese
Il LAVORO PROTEGGERE DAI SUOI RISCHI, ABILITARE AI SUOI VANTAGGI
Pier Alberto Bertazzi Università degli Studi & Fondazione IRCCS Ca’ Granda Clinica del Lavoro
DPI 2016
Parlamento europeo Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 20 gennaio 2016
RELAZIONE INTRODUTTIVA AL REGOLAMENTO MEZZI AEREI A PILOTAGGIO REMOTO
ENAC Il nuovo regolamento per i droni
Guardare all’Europa La prevenzione
Confronto tra i sistemi di prevenzione e di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro di Danimarca, Germania.
LA PROGETTAZIONE DELLA SICUREZZA NEL CANTIERE
Pianificazione dei lavori e organizzazione del cantiere

La formaldeide
FORMALDEIDE
La formaldeide, o aldeide dell’acido formico, rappresenta il composto organico volatile (VOC) più diffuso e conosciuto. A temperatura ambiente si presenta come un gas incolore, con un odore acre ed irritante. Commercialmente viene prodotta sotto forma di soluzione acquosa, nota con il nome di formalina, ed utilizzata nella fabbricazione di resine sintetiche, colle, adesivi, vernici, impregnati, solventi, conservanti, disinfettanti, deodoranti, detergenti e cosmetici, insetticidi, tarmicidi e antitarme, così come pure nella realizzazione di numerosi materiali da costruzione, per finitura e arredamento come i pannelli di legno composti, truciolati, carte, tessuti sintetici, moquette, rivestimenti plastici, isolanti, ecc.
Inoltre, la formaldeide è presente in concentrazioni considerevoli in tutti i processi di combustione, nel fumo di sigaretta e nell’evaporazione dei derivati del petrolio (benzene).
PRESCRIZIONI PRELIMINARI
Istituti di importanza internazionale hanno proposto i seguenti valori soglia:
• OMS:         valore limite per l’aria esterna 0,1 mg/m3 in 30 minuti;
• ASHRAE: valore guida per ambienti interni pari a 100 mg/m3 in 30 minuti di esposizione.
Dal 1º gennaio 2016 è passata dalla classificazione "sospettato di provocare il cancro" a "può provocare il cancro" (Regolamento (UE) n. 491/2015).
La formaldeide possiede potere mutageno e cancerogeno (è classificata come sostanza con "sufficiente evidenza" di cancerogenicità per l’animale e "limitata" per l’uomo).
PROCEDURE DI LAVORO
• Attenersi scrupolosamente alle istruzioni riportate nelle schede di sicurezza dei prodotti impiegati
• Il datore di lavoro valuta i rischi per la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza di agenti chimici ed attua le misure necessarie per eliminare o ridurre tali rischi
• Conoscere le caratteristiche delle sostanze utilizzate, nello specifico le concentrazioni, le modalità d'uso ed i tempi di contatto
• Effettuare la formazione e l’informazione relativa all’uso corretto di tali sostanze
• Preferire l’uso di prodotti privi di formaldeide o, comunque, di quelli con una minore concentrazione di tale sostanza
• Mantenere l’umidità dell’ambiente tra il 40% ed il 60%, in quanto l’umidità ed il calore aumentano l’emissione
• Garantire una idonea ventilazione dei locali aumentando il numero dei ricambi d’aria, per ridurre i livelli di concentrazione
• Se si opera in ambienti ristretti o scarsamente ventilati ridurre al minimo il tempo di esposizione
• Aerare gli ambienti durante le operazioni di utilizzo di tali prodotti
• Ogni sostanza del tipo in esame deve essere opportunamente conservata e tenuta in ambienti adeguati
• I lavoratori esposti dovranno comunicare eventuali allergie pregresse
• Comunicare immediatamente di qualsiasi fenomeno anche lieve di tipo irritativo che dovesse manifestarsi
• Non mescolare i prodotti perché possono reagire chimicamente fra di loro e sviluppare vapori pericolosi
• Non utilizzare sostanze volatili in acqua bollente, in quanto causano la formazione di vapori irritanti e un’inutile dispersione di prodotto stesso.
• Togliere gli effetti personali metallici che potrebbero venire a contatto con le sostanze
• Durante l’uso saranno presi gli accorgimenti per evitare contatti con la pelle e con gli occhi
• Nel caso di contatto cutaneo esteso ai lavoratori sarà raccomandato di lavarsi abbondantemente con acqua e sapone
• Durante l'uso di sostanze del tipo in esame, non devono essere consumati cibi e bevande
• Effettuare la sorveglianza sanitaria con periodicità annuale o con periodicità diversa decisa dal medico competente con adeguata motivazione (Art. 229 del D.Lgs. n. 81/08)
• Fare uso di creme barriera in caso di sensibilizzazione al prodotto
• Effettuare la detersione frequente delle mani e delle superficie esposte con acqua e saponi ipoallergeni
• Fare uso di guanti idonei al processo lavorativo, fermo restando i limiti posseduti da questi mezzi di protezione ivi compresi quelli di natura irritante od allergizzante in grado quindi di causare dermatite
• Indossare i necessari dispositivi di protezione individuale verificandone preventivamente l’integrità e/o lo stato di efficienza seguendo quanto specificato sul manuale d'uso e manutenzione
• Verificare l'uso costante dei DPI da parte di tutto il personale operante