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E-Learning, LMS, Learning Management System, Scorm

L’intera  filiera  tessile-abbigliamento-moda rappresenta in Italia un’attività  importante,  di  qualità pregevole e quantità rilevante. Pur rappresentando meno del 4% del totale dell’Industria manifatturiera sia in termini di imprese che di addetti (rispettivamente 15mila e 130mila secondo gli ultimi dati disponibili  dell’Istat),  il  settore detiene  una  quota  di  imprese esportatrici superiore rispetto alla media (circa 25% rispetto al 21%per l’intera manifattura). La  competitività  a  livello  internazionale dell’intera filiera è dovutaagli  investimenti  in  innovazione,know how, ricerca e sviluppo. Nota  a  parte  deve  essere  fatta per il 2015, in quanto si registraun  picco  negativo  di  3,6  puntinella  produzione  industriale  delsettore  tessile  e  pelli,  nonostantetutti  i  principali  indicatori  del mondo  produttivo  mostrino  una variazione   positiva   nell’anno(con  volume  della  produzione industriale   aumentato   di   un punto  percentuale)  sebbene  conandamenti molto differenziati nei vari comparti del manifatturiero. Dal punto di vista infortunistico si registrano nel 2014 poco più di 1.800 casi accertati nel comparto  del  tessile  e  circa  1.250 nell’abbigliamento.  Il  decremento  complessivo  nell’ultimo  quinquennio  2010-2014  (-38,2%)  è stato  superiore  alla  media  del manifatturiero (-36,2%).

SERBATOI INTERRATI
Interventi di risanamento temporaneo di serbatoi interrati. Il “risanamento temporaneo” consiste nell’applicazione di un rivestimento anticorrosione sulle pareti interne del serbatoio in materiale che sia compatibile con il liquido contenuto, di norma con uno spessore minimo di 2,5 mm o sistemi equivalenti di riconosciuta idoneità, previa bonifica del serbatoio.
Il rivestimento consente di evitare la sostituzione di cisterne con ovvi vantaggi di tipo economico.
I sistemi di risanamento più funzionali per i serbatoi interrati sono quelli che utilizzano resine epossidiche o poliestere. Infatti, una volta applicate all'interno del serbatoio generano un nuovo manufatto che, come una corazza, è inattaccabile dalla corrosione.
In dettaglio, l’intervento prevede le seguenti fasi:
o Verificare lo stato del serbatoio (forature e corrosione) e la sua recuperabilità;
o Sabbiatura delle pareti per eliminare incrostazioni e ruggine per consentire il perfetto ancoraggio del rivestimento da applicare;
o Stuccatura per l’eliminazione di eventuali forature esistenti e porosita; 
o Stesura manuale di resina epossidica;
o Essiccamento per mezzo di aria calda forzata;
o Rilievo dell’assenza di porosità e degli spessori con apposito strumento;
o Applicazione strato finale di rivestimento e copertura antistatica;
o Asciugatura forzata a caldo.
Alla termine delle operazioni deve essere rilasciata la certificazione dell’intervento e il certificato di garanzia fino ad un massimo di 10 anni.
PROCEDURE DI LAVORO
• Attenersi alle misure generali di prevenzione, alle Linee Guida dell’ISPESL per la corretta applicazione dell’art. 66 del D.Lgs. 81/08  “Lavori in ambienti sospetti di inquinamento”  e al D.P.R. n° 177/2011 «Regolamento per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti d’inquinamento o confinati».  In dettaglio, attenersi alle norme previste in materia ambientale dal D.Lgs. 152/2006 e alle “Linee Guida sui Serbatoi Interrati” elaborate dall’ ARPA Lombardia del 2004.
• Tutti i lavoratori in ambienti confinati devono essere adeguatamente informati, formati e addestrati alla loro mansione specifica, tenendo conto dei seguenti aspetti: esposizione ai rischi chimici, ai rischi fisici, ai rischi infortunistici, condivisione e padronanza delle procedure e modalità operative necessarie per ridurre al minimo i rischi lavorativi, utilizzo corretto dei DPI (anche di III categoria, per i quali è obbligatorio un addestramento specifico) e delle relative indicazioni e controindicazioni all’uso, significato della segnaletica di sicurezza e degli allarmi ottico/acustici, gestione ed esecuzione delle procedure di salvataggio/evacuazione.
• Come principio generale, non dovrebbero essere eseguiti lavori all’interno di ambienti confinati, quali vasche, canalizzazioni, tubazioni, serbatoi, recipienti, silos. Qualora si renda necessario operare all’interno, si devono applicare opportune misure tecniche ed organizzative specifiche, quali l’autorizzazione del Datore di lavoro e la nomina di un Responsabile dei Lavori.
• Il Responsabile dei lavori, prima di consentire l’accesso, si accerta che:
o gli spazi confinati siano provvisti di aperture di accesso aventi dimensioni tali da poter consentire l’agevole recupero di un lavoratore privo di sensi;
o il personale addetto ai lavori sia stato informato e formato sui rischi connessi all’accesso a spazi confinati ed autorizzato con “Permesso di Lavoro” scritto;
o sia stata correttamente delimitata e segnalata l’area operativa per evidenziare l’attività in corso ed impedire che persone estranee non possano accedervi;
o sia stata correttamente identificata la sostanza precedentemente contenuta all’interno dello spazio confinato;
o gli eventuali residui ancora presenti nello spazio confinato, siano impompabili o non estraibili con i mezzi a disposizione dall’esterno dello stesso;
o le valvole e i dispositivi dei condotti in comunicazione con il recipiente siano chiuse e bloccate;
o le eventuali tubazioni di collegamento allo spazio confinato siano intercettate da flangie cieche o da altri dispositivi ritenuti idonei e che sui dispositivi di manovra ne sia chiaramente indicato il divieto di manovra;
o sia disposta una adeguata e sufficiente ventilazione forzata;
o sia predisposta la sorveglianza e l’assistenza dall’esterno. L’addetto incaricato all’assistenza deve accertarsi periodicamente che chi opera all’interno risponda ai suoi richiami, qualora non sia visibile;
o sia predisposta idonea illuminazione e, per gli spazi ampi all’interno dei quali non sia visibile da ogni posizione l’uscita, adeguata segnaletica illuminata per le vie d’uscita;
o per gli spazi confinati che hanno contenuto o contengono residui di prodotti petroliferi o derivati o comunque infiammabili e/o combustibili, le attrezzature e l’abbigliamento siano atti ad evitare scintille di origine meccanica o elettrica. In particolare, si assicura che il personale che deve accedervi non indossi scarpe chiodate o indumenti in fibra sintetica, non utilizzi attrezzature ed utensili in ferro, non porti con sé fiammiferi ed accendini, non siano eseguiti lavori a caldo nel locale interessato e in quelli eventualmente adiacenti.
• I sistemi di illuminazione portatili o fissi, utilizzati per lavori all’interno di spazi confinanti devono soddisfare i seguenti requisiti:
o avere l’impugnatura in materiale isolante e non igroscopico;
o avere le parti in tensione, o che possono essere messe in tensione in seguito a guasti, completamente protette in modo da evitare ogni possibilità di contatto accidentale;
o essere munite di gabbia di protezione della lampadina;
o garantire il perfetto isolamento delle parti in tensione dalle parti metalliche eventualmente fissate all’impugnatura;
o devono essere alimentate a tensione non superiore a 25 Volt verso terra (se la corrente di alimentazione di dette lampade è fornita attraverso un trasformatore, questo deve avere avvolgimenti, primario e secondario, separati ed isolati tra di loro);
o essere provviste di un involucro di vetro;
o sia stato rilasciato dal tecnico competente il “Certificato di agibilità” dell’ambiente che attesti che la percentuale di ossigeno e dei gas tossici siano tali da consentire l’ingresso ala personale addetto in condizioni di sicurezza.
• Per la presenza dei rischi di esplosione, incendio, intossicazione e asfissia, l’operazione  deve essere eseguita da almeno tre addetti, formati, informati ed addestrati, ben organizzati e coordinati tra loro:
o un addetto, deputato alla pulizia interna del serbatoio, dovrà indossare abiti e calzature protettivi di tipo antistatico/antideflagrante, non necessari per sostanze non infiammabili; imbragatura con gancio di recupero all’altezza della base del collo al quale sarà legata una fune comunicante con l’esterno; maschera pienofacciale con alimentazione d’aria diretta in leggera sovrapressione rispetto all’ambiente.
o un secondo addetto, anch’esso con imbragatura, avrà compiti di assistenza tecnica diretta al primo durante tutta la fase di bonifica, e di assistenza diretta in caso di situazioni di pericolo e di emergenza. In particolare dovrà favorire l’uscita rapida dal serbatoio del primo addetto o l’eventuale recupero a corpo morto utilizzando allo scopo la fune di recupero, meglio se collegata a treppiede con verricello. Egli dovrà disporre, anche se con obbligo di uso solo in caso di emergenza, di maschera e indumenti analoghi a quelli del primo.
o il terzo addetto, in qualità di sovrintendente, sarà deputato ad operazioni generali (controllo comandi di pompe e ventilatori, recupero secchi in uscita dal serbatoio ecc.), alla fornitura ai colleghi di attrezzi e materiali vari, all’attivazione delle procedure di soccorso quali chiamate alle forze pubbliche e di soccorso (VVFF, centro antiveleni, P.S. ecc).
• Si deve scegliere il dispositivo di ancoraggio più idoneo all’attività lavorativa secondo i due seguenti criteri:
o Se il mezzo principale di accesso in uno spazio confinato è costituito da una scala, il lavoratore deve essere connesso ad un sistema di arresto caduta provvisto di dispositivo di recupero; il sistema permette il recupero del lavoratore in caso di caduta o di incapacità a risalire. Il sistema non deve essere usato da un lavoratore che sale e scende in sospensione.
o Se il mezzo principale di accesso in uno spazio confinato è costituito da un sistema che solleva e fa scendere il lavoratore in sospensione, esso deve essere nello stesso tempo sollevato od abbassato con un argano e deve essere attaccato ad un sistema di arresto caduta provvisto di dispositivo di recupero come dispositivo di sicurezza. Il sistema consente al lavoratore in sospensione di essere sempre agganciato a due funi.
• Usare respiratori nel caso in cui l'aria non possa essere resa respirabile a causa della presenza di gas, fumi o vapori, o a causa dell'assenza di ossigeno. Non tentare mai di migliorare l'aria dello spazio confinato introducendo ossigeno, in quanto potrebbe aumentare il rischio d'incendio o esplosione.

La formazione elearning

Pubblicato da Lilino Albanese | 17:01

La formazione elearning
formazione elearningL’elearning è una metodologia di insegnamento e apprendimento che coinvolge sia il prodotto sia il processo formativo. Per prodotto formativo si intende ogni tipologia di materiale o contenuto messo a disposizione in formato digitale attraverso supporti informatici o di rete. Per processo formativo si intende invece la gestione dell’intero iter didattico che coinvolge gli aspetti di erogazione.
La piattaforma elearning può essere personalizzata, garntendo sempre:
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La nostra piattaforma e-learning è stata progettata per adattarsi ad esigenze didattiche molto diverse:
Enti di formazione, per sostituire o integrare i corsi in aula con quelli online;
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, per realizzare attività didattiche attive e dinamiche, per mettere a disposizione materiale educativo integrativo e per un più semplice processo di valutazione e monitoraggio dell´allievo;
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ROTAIE DI ANCORAGGIO RIGIDE ORIZZONTALI - Classe D
l dispositivi di ancoraggio conformi alle norme UNI EN 795:2006 - classe D sono costituiti da rotaie o canaline rigide, dotate di un punto di ancoraggio mobile che scorre liberamente lungo la stessa canalina o rotaia, fissate a due o più punti della struttura, in modo permanente. La linea di ancoraggio si definisce orizzontale quando devia dall’orizzonte per non più di 15°. Questo tipo di ancoraggio può essere utilizzato contemporaneamente da due o più operatori, su tutti i tipi di coperture, anche a geometrie complesse e molto estese, per interventi di manutenzione frequenti.
Nei lavori in quota, dove i lavoratori sono esposti a rischi particolarmente elevati per la loro salute e sicurezza, in particolare a rischi di caduta dall’alto, e quando il dislivello è maggiore di quello imposto dalla legislazione vigente (2 mt), devono essere adottate misure di protezione collettive (parapetti, ponteggi, impalcature, reti, ecc), in mancanza di queste e/o per eliminare rischi residui,  occorre utilizzare Dispositivi di Protezione Individuale combinati con ancoraggi singoli o linee vita rigide o flessibili.
Il posizionamento della linea di ancoraggio deve essere stabilito dal coordinatore in fase di progettazione o, nei casi in cui tale figura non sia prevista, dal progettista, tenuto conto dei rischi derivanti dall’insorgenza dell’effetto pendolo e dal dimensionamento del tirante d’aria.
Il progettista della linea vita deve prevedere il posizionamento dei dispositivi di ancoraggio, valutando la solidità del solaio ed eventuali zone a rischio di caduta su balconi, terrazzi, vicini all'impianto di ancoraggio.
La distanza tra i punti di ancoraggio di estremità e l’installazione di eventuali ancoraggi intermedi devono essere indicate nel manuale informativo del costruttore.
I binari di scorrimento, al fine di evitare il distacco accidentale del carrello, devono essere dotati di dispositivo di fine corsa posizionato in corrispondenza di uno dei punti di ancoraggio terminali.
L’aggancio al carrello è consentito esclusivamente con cordini muniti di assorbitore di energia conforme alle UNI EN 355 e imbracatura a norma UNI EN 361.
Nel caso sia posizionato lontano dal punto di accesso, si deve prevedere l’installazione di ganci o linee guida supplementari per l’ancoraggio dell’operatore lungo il percorso di collegamento dal punto di accesso alla linea vita.
La linea vita deve essere progettata affinché il soggetto non abbia una caduta libera superiore a 1,5 metri, considerando il fatto che, in relazione alla tipologia di assorbitori e all’allungamento fisico/metallico del sistema sollecitato, lo spazio di arresto sarà superiore.
Il progettista, oltre alla presentazione degli elaborati grafici che rappresentano la prima parte del progetto, è tenuto a verificare, mediante calcoli, la resistenza della struttura di supporto utilizzata per valutarne la capacità di sopportare i carichi indotti da un’eventuale caduta di un operatore. Qualora non siano note le “caratteristiche tecniche dell’elemento costituente la struttura portante, è necessario realizzare, a parte, delle prove di resistenza statica e dinamica su un campione di struttura con un campione di ancoraggio” (UNI EN 795).
Il montaggio della linea vita deve avvenire nel rispetto delle misure di prevenzione degli infortuni secondo quanto previsto dall’ Art. 115 del D.Lgs. 81/08 come integrato dal D.Lgs.106/09 e secondo quanto indicato dalla norma di riferimento UNI EN 795:2002, che specifica “i requisiti, i metodi di prova e le istruzioni per l’uso e la marcatura di dispositivi di ancoraggio progettati esclusivamente per l’uso con dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto.
Gli  installatori devono essere adeguatamente formati e in grado di dimostrare al committente le proprie competenze, ossia devono essere a conoscenza delle peculiarità che caratterizzano il sistema anticaduta, delle problematiche che potrebbe incontrare e delle soluzioni da adottare.
Il montatore della linea vita deve prestare la massima attenzione ai seguenti aspetti:
- attenersi strettamente alle prescrizioni del progetto fornito dal progettista;
- attenersi alle specifiche di montaggio riportate sul manuale tecnico del prodotto;
- verificare e controllare che le caratteristiche strutturali previste dal progetto siano reali;
- verificare la qualità del materiale utilizzato per il montaggio.
Gli installatori di linee vita devono rilasciare, al termine dell'installazione del sistema anticaduta, la Dichiarazione di corretto montaggio, con la quale dichiarano di avere eseguito il lavoro a regola d'arte. E’ necessario, quindi, dedicare tempo all’aggiornamento e alla formazione in modo tale da accrescere costantemente le proprie conoscenze relative all’argomento Linee Vita.Usare i dispositivi di protezione individuale.