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SICURNET 81 LAVORO è il nuovo sistema software per il monitoraggio e la gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro ai sensi del D. Lgs. 81/08 come modificato e corretto da D. Lgs. 106/09, pensato per le grandi aziende (numero dipendenti >50), Enti, Studi di consulenza
I datori di lavoro, gli RSPP, i grandi studi di consulenza per la sicurezza, possono trovare in SICURNET 81 LAVORO un valido aiuto ed uno strumento informatico potente, efficace ed esaustivo per la redazione di tutta la documentazione prevista ai sensi della vigente normativa.
CARATTERISTICHE PRINCIPALI
  • Redazione DVR (ai sensi del D. Lgs 81/08 e s.m.i.); valutazioni per fasi lavorative e valutazione per mansione.
  • Attività prototipo: 150 attività aziendali già precompilate e valutate.
  • Redazione DVR semplificato ai sensi del DECRETO-LEGGE 12 MAGGIO 2012, N. 57.
  • Redazione Piano di emergenza e evacuazione.
  • Redazione DUVRI ai sensi dell'art. 26, comma 3, D. Lgs. 81/08 e s.m.i.
  • Valutazione rischi specifici: Rumore, Vibrazioni Meccaniche, MMC (NIOSH, SNOOK&CIRIELLO, OCRA e MAPO) e Lavoratrici Madri.
  • Redazione modulistica per i rischi da esposizione ad agenti biologici e agenti cancerogeni-mutageni.
  • Valutazione esposizione agenti chimici pericolosi con MOVARISCH.
  • Valutazione Rischio Stress L.C. : raccolta dati oggettivi e soggettivi.
  • Pianificazione e scadenzario di tutte le attività e scadenze nell'ambito della gestione del SPP in CLOUD/WEB:
    • Planner di tutte le attività/scadenze aziendali
    • Scadenziario avanzato con notifica via mail e/o sms
    • Report scadenze in rtf
    • Calendari con vista per giorno-mese-anno
    • Importazione calendari e scadenziari in MS Outlook
    • Interfacciamento con GOOGLE CALENDAR
  • Registro infortuni e Registro antincendio.
  • Gestione sorveglianza sanitaria con relative scadenze e redazione cartella sanitaria e di rischio.
  • Gestione permessi: consente di personalizzare l'accesso al software in base al proprio profilo, creando vari utenti con relativi permessi (di lettura, modifica, cancellazione) per la condivisione in rete di lavori e archivi.
  • Condivisione in rete LAN dei lavori e degli archivi di base.
  • Monitoraggio completo dei dipendenti (valutazione rischi, ubicazione nei reparti/postazioni, DPI consegnati, Protocollo di Sorveglianza Sanitaria, partecipazione corsi di formazione aziendale).
  • Archivi di base: Categorie ISTAT-Ateco 2007, Attività Prototipo, CheckList di Verifica (Ambienti di lavoro, Fattori di Rischio, Attrezzature di lavoro, Antincendio, ecc.), Macchine, Attrezzature, Sostanze, Impianti, DPI, Segnaletica, Protocollo Sanitario. Gli archivi di base sono aperti a qualunque modifica ed implementazione da parte dell'utente, il quale potrà personalizzare ed arricchire la propria banca dati.
  • Importazione guidata dipendenti da fogli excel: tramite mappatura dei campi si potranno importare in pochi minuti tutti i dati anagrafici ed i recapiti dei dipendenti.
  • Mansionario aziendale: con la possibilità di elaborare e stampare una valutazione rischi per mansioni
  • Allegati integrativi: possibilità di archiviare file in formato testuale (WORD e TXT). Tali file saranno stampati in coda al DVR.
  • Gestione formazione/informazione dei dipendenti: inserimento corsi di formazione/informazione/addestramento "una tantum" o con periodicità. Tutti i corsi rinnovabili saranno segnalati nello scadenzario.
PER SCARICARE LA VERSIONE DEMO CLICCA QUI

Attrezzatura necessaria per effettuare il “taglio al plasma”, ossia un procedimento efficace per tagliare l'acciaio ed altri metalli (e talvolta anche altri materiali). Il plasma, gas inerte soffiato ad alta velocità da un ugello, per poter tagliare, utilizza il principio del taglio termico, che consiste nel conferire calore al materiale metallico fino a portarlo alla temperatura di fusione e rompere così la continuità della lamiera. Risulta particolarmente indicato per il taglio di lamiere sottili in acciaio inossidabile e leghe leggere che, grazie alla colonna di plasma sottile e penetrante, riesce a tagliare utilizzando potenze elettriche relativamente basse. Lo spessore minimo tagliabile col plasma è di 0,5 mm con condizioni superficiali accettabili. Inoltre il plasma non da deformazioni termiche sugli spessori sottili, e per quest’ultimi permette di ottenere buona qualità dei tagli con costi contenuti (inferiori sia al taglio laser che a quello ossiacetilenico).

PRESCRIZIONI PRELIMINARI

L'attrezzatura/macchina deve essere accompagnata da informazioni di carattere tecnico e soprattutto dal libretto di garanzia e dalle istruzioni d'uso e manutenzione, riportanti le indicazioni necessarie per eseguire, senza alcun rischio, la messa in funzione, l'utilizzazione, il trasporto, l'eventuale installazione e/o montaggio (smontaggio), la regolazione, la manutenzione e le riparazioni della macchina stessa. Tale documentazione deve, inoltre, fornire le informazioni sull'emissione di potenza sonora e sulle vibrazioni prodotte. Sono vietati la fabbricazione, la vendita, il noleggio e la concessione in uso di attrezzatura a motore, macchinari ecc. non rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di sicurezza. Prima dell'introduzione di utensili, attrezzature a motore, macchinari ecc. dovranno essere eseguite periodicamente verifiche sullo stato manutentivo, ad opera di personale qualificato in grado di procedere alle eventuali necessarie riparazioni. Qualora vengano compiute operazioni di regolazione, riparazione o sostituzione di parti della macchina, bisognerà utilizzare solo ricambi ed accessori originali, come previsto nel libretto di manutenzione e non modificare alcuna parte della macchina.

• Assicurare una idonea ed efficace ventilazione dei locali, ricorrendo all'uso di sistemi di aspirazione localizzata senza ricircolo, per impedire il ristagno di fumi.
• Utilizzare esclusivamente filtri per i fumi che siano a norma CEE.
• Far accedere i lavoratori della fase coordinata nei locali dove l’attrezzatura è stata in uso, solo dopo che gli stessi siano stati adeguatamente aerati.
• Verificare che la macchina sia provvista di cavo di derivazione della corrente elettrica di lunghezza limitata onde evitare che lo stesso possa essere di intralcio e causa di elettrocuzione in seguito a danneggiamenti.
• Verificare la messa a terra dell’attrezzatura prima dell’utilizzo.
• Sostituire i cavi (elettrici o di afflusso del gas) eventualmente deteriorati.
• Effettuare i collegamenti con cura e in modo da non dare luogo a scintillio e surriscaldamento.
• Proteggere i cavi elettrici e i cavi di afflusso del gas da scintille e corpi incandescenti, e disporli, nei limiti del possibile, in modo da non costituire intralcio al passaggio e non essere soggetti a danneggiamenti.
• Prevedere un interruttore unipolare sul circuito primario di derivazione della corrente e di trasformatore a doppio isolamento.
• Effettuare, l'inserimento e il disinserimento della spina dalla presa di alimentazione, a circuito aperto ed ancora prima, disinserire sia l'interruttore della presa che quello della macchina.
• Collegare il cavo di massa al pezzo da tagliare nelle immediate vicinanze della zona nella quale si deve operare.
• Effettuare il collegamento di massa mediante morsetti, pinze, prese magnetiche o altri sistemi che offrano un buon contatto elettrico.
• Allontanare, durante l’uso della macchina, i materiali infiammabili, facilmente combustibili o danneggiabili e nel caso ciò non fosse possibile, proteggere opportunamente detti materiali contro le scintille e l'irraggiamento di calore.
• Predisporre un idoneo contenitore ignifugo per la raccolta dei rifiuti.


Installazione di un impianto elettrico temporaneo per attività di spettacolo, la cui alimentazione viene assicurata da una linea in bassa tensione dell’ente distributore e/o da un gruppo elettrogeno. Tale attività prevede anche la messa a terra del palco e di tutte le strutture in metallo necessarie allo svolgimento dell’evento. 
Il sistema di distribuzione viene realizzato con le seguenti tipologie:
o di tipo TT nel caso di alimentazione dal punto di consegna dell’ente distributore (neutro a terra in cabina e conduttore di protezione collegato all’impianto di terra dell’utente);
o di tipo TN-S (conduttore di protezione separato dal neutro ma ad esso collegato all’origine dell’impianto), ovvero di tipo IT (neutro isolato da terra e conduttore di protezione collegato all’impianto di terra dell’utente) in caso di alimentazione da gruppo elettrogeno.
Gli impianti elettrici collocati nelle strutture temporanee come stand, mostre, spettacoli e fiere comportano un aumento del rischio elettrico, dovuto alla provvisorietà degli impianti, al rischio d'incendio, alla presenza di pubblico ed alle condizioni ambientali che mutano in funzione del luogo d'installazione, per tale motivo la loro esecuzione richiede una maggiore ed attenta valutazione al fine di ridurre il rischio elettrico.
PROCEDURE DI LAVORO
• Gli impianti elettrici nei luoghi "a maggior pericolo di esplosione e di incendio" devono avere caratteristiche particolari ("antideflagranti"). Caratteristiche particolari sono richieste anche per gli impianti realizzati nei luoghi in cui più elevato è il rischio elettrico: le spine e le prese devono avere adeguato grado di protezione contro la penetrazione di acqua.
• Gli apparecchi, gli utensili, i quadri e le condutture, oltre che conformi alle norme CEI, devono sempre essere mantenuti in buono stato e non essere fonte di rischio per i lavoratori
• Gli impianti e i materiali usati devono essere muniti di certificazione di rispondenza alle normative in vigore, ossia i quadri di alimentazione con interruttori selettivi e le canaline copricavo dotate di rampe di attraversamento per disabili.
• Le imprese installatrici sono tenute ad eseguire gli impianti a regola d'arte utilizzando allo scopo materiali parimenti costruiti a regola d'arte. I materiali ed i componenti realizzati secondo le norme tecniche di sicurezza dell'Ente italiano di unificazione (UNI) e del Comitato elettrotecnico italiano (CEI), nonché nel rispetto di quanto prescritto dalla legislazione tecnica vigente in materia, si considerano costruiti a regola d'arte. 
• A fine installazione la ditta installatrice deve rilasciare la “Dichiarazione d’esecuzione a regola d’arte degli impianti elettrici”. In particolare, per i cantieri temporanei e mobili, l’installatore deve rilasciare la seguente documentazione:
o certificato di conformità dell’impianto, corredata di copia del certificato dal quale risulta che l’impresa esecutrice abbia i requisiti tecnico professionali; 
o relazione tecnica dalla quale risulti anche le tipologie dei materiali utilizzati; 
o schema unifilare dell’impianto realizzato; all’uopo è opportuno rammentare che il quadro elettrico a valle del contatore nonché tutti i sottoquadri dovranno contenere un proprio schema.
• Deve essere previsto un dispositivo per l'interruzione di emergenza generale dell’alimentazione degli apparecchi utilizzatori per i quali possa essere necessario interrompere tutti i conduttori attivi per eliminare un pericolo. In altre parole, il comando d'emergenza ha lo scopo di interrompere rapidamente l’alimentazione a tutto l'impianto elettrico, esso deve essere pertanto noto a tutte le maestranze e facilmente raggiungibile ed individuabile 
• I cavi elettrici non devono passare attraverso luoghi di passaggio per veicoli o pedoni; quando questo sia invece necessario, deve essere assicurata una protezione speciale contro i danni meccanici e contro il contatto con i macchinari.
• I cavi che alimentano apparecchiature trasportabili devono essere sollevati da terra in maniera tale da evitare danneggiamenti meccanici
• Le prese a spina usate normalmente per le prolunghe e per alimentare gli utilizzatori devono:
o essere protette da interruttore differenziale che è buona norma non raccolga un numero eccessivo di derivazioni per evitare che il suo intervento non metta fuori servizio contemporaneamente troppe linee
o avere grado di protezione minimo IP 44
o essere dotate di interblocco meccanico per utilizzatori che assorbono potenze superiori a 1000 W.
• Nelle zone accessibili al pubblico le prese devono essere protette singolarmente contro le sovracorrenti e gli alveoli devono essere protetti con schermo o coperchio. Le prese con corrente nominale superiore a 16 A devono essere con interblocco meccanico.
• Ridurre al minimo lo svolgimento dei cavi di alimentazione mediante l’uso di avvolgicavo; staccare le spine dalle prese agendo sulla spina e non sul cavo di alimentazione.
• L’impianto elettrico deve essere dotato di impianto di messa a terra e di interruttori differenziali ad alta sensibilità o di altri sistemi di protezione equivalenti
• Per prevenire i rischi da incendio o esplosione gli impianti devono essere protetti contro:
o il sovraccarico (ogni corrente che supera il valore nominale e che si verifica in un circuito elettricamente sano);
o il corto circuito (ogni corrente che supera il valore nominale e che si verifica in seguito ad un guasto di impedenza trascurabile fra due punti in tensione). In entrambi i casi la protezione è realizzabile attraverso l'installazione di interruttori automatici o di fusibili;
o la propagazione dell'incendio (la protezione è realizzabile attraverso l'impiego di sbarramenti antifiamma, cavi e condutture ignifughe od autoestinguenti) 
• Garantire un totale isolamento di tutte le parti attive con conduttori elettrici sotto traccia, entro canalette o in tubi esterni (non in metallo)
• Non congiungere i fili elettrici con il classico giro di nastro isolante. Questo tipo di isolamento risulta estremamente precario. Le parti terminali dei conduttori o gli elementi "nudi" devono essere racchiusi in apposite cassette o in scatole di materiale isolante 
• Sostituire tutti i componenti dell' impianto rotti o deteriorati (prese a spina, interruttori, cavi, ecc.) 
• Le prese a spina volanti e gli apparecchi elettrici non devono essere a portata di mano nelle zone in cui è presente acqua
• I passaggi di servizio e gli accessi alle macchine, quadri e apparecchiature elettriche devono essere tenuti sgombri da materiale di qualsiasi tipo, in particolar modo se si tratta di materiali o oggetti infiammabili
• Predisporre appositi cartelli con le principali norme di comportamento per diminuire le occasioni di pericolo, ad esempio un cartello che indichi il divieto di usare acqua per spegnere incendi in prossimità di cabine elettriche, conduttori, macchine e apparecchi sotto tensione 
• L'idoneità dei dispositivi di protezione individuale, come guanti in gomma (il cui uso è consentito fino a una tensione massima di 1000 V), tappetini e stivali isolanti, deve essere attestata con marcatura CE 
• I lavoratori devono essere formati sulle modalità di utilizzo delle attrezzature di lavoro legate all’impianto elettrico ed ai conseguenti rischi 
• I lavoratori devono essere formati sulle procedure atte a far fronte a situazioni di emergenza relative ad incendi o pronto soccorso 
• Non utilizzare mai l'acqua per spegnere un incendio di natura elettrica. Sezionare l'impianto e utilizzare estintori a polvere o CO2 
• Se qualcuno è in contatto con parti in tensione non tentare di salvarlo trascinandolo via, prima di aver sezionato l'impianto.

Per “ambiente confinato” si intende uno spazio circoscritto, caratterizzato da limitate aperture di accesso e da una ventilazione naturale sfavorevole, in cui può verificarsi un evento incidentale importante, che può portare ad un infortunio grave o mortale, in presenza di agenti chimici pericolosi (ad esempio, gas, vapori, polveri).
In particolare, per “zone ad elevato rischio” si indicano le frazioni di ambiente dove la ventilazione è insufficiente e dove, a causa dei processi lavorativi in atto, la probabilità di accadimento di formazione di atmosfere pericolose è prevedibile ed elevata.
• Attenersi alle misure generali di prevenzione, alle Linee Guida per la corretta applicazione dell’art. 66 del D. Lgs. 81/08  “Lavori in ambienti sospetti di inquinamento”  e al D.P.R. n. 177/2011 «Regolamento per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti d’inquinamento o confinati».
• Tutti i lavoratori in ambienti confinati devono essere adeguatamente informati, formati e addestrati alla loro mansione specifica, tenendo conto dei seguenti aspetti: esposizione ai rischi chimici, ai rischi fisici, ai rischi infortunistici, condivisione e padronanza delle procedure e modalità operative necessarie per ridurre al minimo i rischi lavorativi, utilizzo corretto dei DPI (anche di III categoria, per i quali è obbligatorio un addestramento specifico) e delle relative indicazioni e controindicazioni all’uso, significato della segnaletica di sicurezza e degli allarmi ottico/acustici, gestione ed esecuzione delle procedure di salvataggio/evacuazione. 
• Per l’accesso agli ambienti a rischio certo, quali l’ingresso in una cisterna che contenga residui nocivi con insufficiente ventilazione, si potrà accedere solo se il problema non sia risolvibile in altra maniera, pianificando le operazioni essenziali con l’impiego del minor numero di persone compatibilmente con il compito da svolgere; in questo caso, l’accesso delle persone dovrà comunque essere autorizzato.
• Prima dell’accesso delle persone, deve essere effettuata, a cura del personale addestrato, una misura del contenuto di ossigeno (tramite ossimetro), che deve risultare pari al 21% in volume e, qualora la valutazione dei rischi potenziali abbia evidenziato la possibilità della presenza di un’atmosfera sottoossigenata o la presenza di vapori tossici, si dovrà fare riferimento, per l’esposizione degli operatori, ai valori minimi di soglia dettati dagli standard internazionali per il Treshold Limit Values (TLV).
• Il lavoratore che entra nella zona pericolosa con presenza di agenti chimici pericolosi o in ambienti confinati estesi (es. tubazioni, fognature, scavi estesi, ecc) deve essere dotato di un apparecchio portatile di misurazione in continuo della percentuale di ossigeno.
• Per l’accesso a detti ambienti, devono essere utilizzati solo idonei dispositivi portatili per la protezione delle vie respiratorie, quali l’autorespiratore o, se ritenuto opportuno, una maschera con tubo a rifornimento d’aria; le operazioni devono essere compiute da personale specializzato e idoneamente addestrato e informato sulle operazioni da compiere.
• Le persone che entrano in tali ambienti devono indossare un adeguato abbigliamento protettivo, l’imbracatura di emergenza, i cavi di sicurezza. In particolare, i lavoratori devono indossare una imbracatura completa con attacco sulla schiena collegata mediante una fune ad apposito argano e sopra l’apertura di tali spazi confinati deve essere predisposto un treppiede certificato.
• All’ingresso vi deve essere un’adeguata apparecchiatura di soccorso e di rianimazione pronta all’uso, il cui funzionamento deve essere testato immediatamente prima dell’accesso a tale ambiente.
• Devono essere concordate, tra le persone all’esterno e all’interno, le procedure per il soccorso e che deve essere presente un’unità di soccorso pronta a intervenire.
• All’esterno dell’ambiente deve essere presente sempre una persona che, ove possibile, resti in continuo contatto visivo con gli operatori che si trovano all’interno; questi deve restare pronto a dare l’allarme in caso di emergenza.
• Il lavoratore che entra in ambienti non controllabili visivamente dall’operatore esterno deve essere dotato di un collegamento con interfono o di una ricetrasmittente.
• L’analisi del rischio in questo caso deve anche prevedere se la squadra di emergenza può intervenire con tempestività o deve attendere l’arrivo dei soccorsi; deve riportare inoltre l’attestazione della idoneità del contesto che presenti caratteristiche tali da permettere di compiere le operazioni di soccorso in sicurezza.
• Prima di effettuare le attività negli spazi confinati è necessario ottenere il “permesso di lavoro”, ossia l’autorizzazione al lavoro come strumento volto ad assicurare che tutti gli elementi del sistema sicurezza siano stati messi in atto prima che ai lavoratori venga permesso di entrare e/o lavorare in spazi confinati. L’autorizzazione è altresì uno strumento di comunicazione tra il datore di lavoro, il preposto e i lavoratori.
• Nei lavori in spazi confinati, dove i lavoratori sono esposti a rischi particolarmente elevati per la loro salute e sicurezza, devono essere adottati i Dispositivi di Protezione Collettiva (DPC). I rischi residui, che non possono essere soppressi dai DPC, devono essere eliminati o ridotti mediante l’uso di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). 
• Utilizzare sempre i dispositivi di protezione individuali previsti.
• Verificare l'uso costante dei DPI da parte di tutto il personale operante.

Per prodotti fitosanitari si intendono le sostanze o le miscele contenenti una o più sostanze attive, destinate ad essere utilizzate per il controllo degli organismi nocivi delle colture, per il controllo delle piante infestanti nelle coltivazioni e per regolare o favorire le produzioni vegetali.
PROCEDURE DI UTILIZZO
In particolare non mangiare, bere o fumare durante il loro utilizzo, pulire prontamente eventuali sversamenti, segnalare ai superiori ed al Medico Competente eventuali problemi o disturbi che si pensa possano essere legati a prodotti pericolosi. Nella scelta delle sostanze da utilizzare si è rivolta l'attenzione alla scelta di sostanze dotate del minor potenziale dannoso per gli utilizzatori.
I prodotti tossici e nocivi, specie se liquidi, sono custoditi in recipienti a tenuta che recano indicazione della natura e della pericolosità delle sostanze contenute.
Gli ambienti di lavoro, se chiusi, sono mantenuti ventilati.
Agli operatori addetti sono fornite le schede di sicurezza delle sostanze utilizzate ed i DPI previsti per l'uso e la manipolazione di tali sostanze.
Per lavorazioni prolungate si provvede alla rotazione dei turni di lavoro.
I lavoratori addetti sono formati ed informati sulle corrette modalità operative ed in particolare su
   - rischi derivanti dall'esposizione a queste sostanze;
   - misure di prevenzione adottate;
   - contenuto delle schede tecniche di sicurezza;
   - importanza dei DPI e loro corretto utilizzo.
Indossare Dispositivi di Protezione Individuali (D.P.I.) specifici per la manipolazione delle miscele di diserbanti
Non trattare in caso di pioggia, vento e temperature eccessive;
In caso in cui si verifichi una leggera ventilazione disporsi sempre in modo che il  prodotto si disperda alle spalle;
Il getto dell’irrorazione deve essere localizzato esclusivamente sulla fascia vegetativa da proteggere ( es. fascia dei grappoli, vegetazione);
Per evitare versamenti o gocciolamenti dal serbatoio della irroratrice durante il trasporto dal luogo di preparazione della miscela al campo occorre:
a) chiudere le valvole del serbatoio
b) verificare che il tappo del serbatoio sia a tenuta
c) adottare ugelli anti-goccia e verificarne la tenuta
d) nel passaggio da un filare all’altro interrompere il getto dell’irroratore e riaprire gli ugelli solamente al rientro nell’interfilare successivo.
PREPARAZIONE DELLA MISCELA E DELL’IRRORATRICE
- all’aperto e possibilmente nel luogo più prossimo alla coltura
- Evitare reflussi del liquido
- Attenzione al riempimento (schizzi, sversamenti)
- Non adoperare le mani
- Non riempire all’orlo la botte
- Risciacquare i contenitori
- Non lasciare incustoditi prodotti/mezzi
- Segnalare il trattamento in atto
Al termine del trattamento occorre procedere allo smaltimento dei residui di miscela e delle acque di lavaggio delle attrezzature, alla bonifica dei contenitori vuoti dei prodotti
fitosanitari utilizzati ed alla decontaminazione dei Dispositivi di Protezione Individuali.
Togliere e pulire i DPI utilizzati
Al termine delle operazioni riguardanti i trattamenti è opportuno che si proceda al cambio degli indumenti ed effettuare una doccia.
È assolutamente vietato:
- l’abbandono sul suolo, nel sottosuolo, nelle acque superficiali e sotterranee di prodotti fitosanitari inutilizzati e dei loro contenitori vuoti; 
- il versamento sul suolo, nel sottosuolo, nelle acque superficiali e sotterranee dei reflui di lavaggio sia dei contenitori di prodotti fitosanitari bonificati e sia delle acque
residue utilizzate per la pulizia delle macchine e delle altre attrezzature utilizzate per il trattamento. 

Macchina equipaggiata con benna, utilizzata generalmente per lavori di scavo e movimentazione di terra o materiali simili.
Il miniescavatore è costituito da:

  • un corpo base che, durante la lavorazione resta normalmente fermo rispetto al terreno e nel quale sono posizionati gli organi per il movimento della macchina sul piano di lavoro;
  • un corpo rotabile (torretta) che durante le lavorazioni può ruotare di 360° rispetto al corpo base e nel quale sono posizionati sia la postazione di comando che il motore e l'utensile funzionale.
ISTRUZIONI OPERATIVE

  • L’operatore addetto alla guida del miniescavatore deve conoscere la funzione e il significato di ogni pannello di controllo, lo spegnimento rapido del motore, le possibilità e le limitazioni della macchina, lo spazio necessario per manovrare e la funzione dei dispositivi di sicurezza.
  • Per circolare all’interno del cantiere, è necessario che l’addetto alla guida sia in possesso di patente B; per la circolazione su strade pubbliche è obbligatorio possederla.  
  • Non usare mai l'attrezzatura di scavo per il sollevamento di persone.
  • Tenere, durante gli spostamenti, l'attrezzatura di scavo ad un’altezza dal terreno, tale da assicurare una buona visibilità e stabilità.
  • Utilizzare la macchina sempre a velocità tali da poterne mantenere costantemente il controllo.
  • Mantenere sempre puliti da grasso, olio, fango, i gradini di accesso e gli appigli per la salita al posto di guida.
  • Non utilizzare, come appigli per la salita sulla macchina, né le tubazioni flessibili, né i comandi, in quanto non offrono garanzie per una sicura tenuta; inoltre, lo spostamento di un comando può provocare un movimento della macchina o dell'attrezzatura di scavo.
  • Non salire o scendere mai dalla macchina quando è in movimento.
  • Dopo essere saliti in cabina, usare la macchina solo rimanendo seduti al posto di guida, rimanere sempre con la testa, il corpo e gli arti, dentro la cabina di guida, in modo da non esporsi ad eventuali rischi presenti all'esterno (rami, caduta di gravi).
  • Garantirsi, prima di muovere la macchina, una buona visione della zona circostante; pulire sempre i vetri della cabina di guida.
  • Prima di avviare la macchina regolare e bloccare il sedile di guida in posizione ottimale.
  • Verificare sempre la consistenza del terreno, in caso di vicinanza di opere di sostegno, assicurarsi anche dello stato di queste ultime, onde evitare, per il sovrappeso della macchina, il cedimento del muro ed il ribaltamento del mezzo.
  • Verificare preventivamente che, nella zona di lavoro, non vi siano cavi, tubazioni interrate, interessate dal passaggio di corrente elettrica, gas, acqua.
  • Non si deve utilizzare l’attrezzatura in prossimità di linee elettriche o di impianti elettrici con parti attive non protette, e comunque a distanze inferiori ai limiti riportati nella Tabella I dell’Allegato IX del D.lgs. n.81/08.
  • In caso di lavori notturni, verificare, preventivamente la zona di lavoro; utilizzare comunque, tutte le luci disponibili.
  • Per il carico/scarico ed il trasporto della macchina, utilizzare gli appositi pianali ribassati, dotati di rampe d'accesso di adeguata pendenza e dei necessari sistemi di bloccaggio della macchina; compiere sempre questa operazione in una zona pianeggiante, con terreno di adeguata portanza.
  • I segnali di avvertimento e i pittogrammi di segnalazione dei pericoli devono attenersi ai principi generali della ISO 9244 ed essere realizzati con materiali durevoli.
  • Nel caso di manutenzioni su parti della macchina irraggiungibili da terra, utilizzare scale, piattaforme, ecc. rispondenti ai criteri di sicurezza (appoggi, parapetti, ecc.).
  • In caso di utilizzo di martinetti di sollevamento, controllarne preventivamente l'efficienza; posizionarli solo nei punti della macchina indicati dalle istruzioni per la manutenzione. I martinetti devono essere sempre considerati solo come un mezzo d'opera; il bloccaggio del carico deve essere effettuato trasferendo il peso ad appositi supporti predisposti, di adeguata portata.
  • Le operazioni di sostituzione dei denti delle benne devono essere effettuati utilizzando gli occhiali protettivi, al fine di evitare che i colpi di martello, necessari per estrarre e sostituire i denti consumati, possano provocare la proiezione di schegge, con grave pericolo per gli occhi dell'addetto.
  • Non eseguire mai interventi di manutenzione con il motore acceso, salvo ciò sia prescritto nelle istruzioni per la manutenzione della macchina.
  • In caso di intervento in luogo chiuso (officina) o ambiente confinato (galleria) predisporre un sistema di depurazione o allontanamento dei gas di scarico.
  • In caso di interventi sulla macchina o su parti di essa, con sollevamento delle stesse, bloccare sempre il tutto, utilizzando mezzi esterni; nel caso in cui la stessa non sia stata ancora bloccata adeguatamente, evitare il passaggio di persone, sotto l'attrezzatura o nelle immediate vicinanze.
  • Per la manutenzione dell'attrezzatura di scavo (braccio, benna, lama, ecc.) in posizione sollevata, bloccare la stessa prima di intervenire (con l'apposito dispositivo).
  • In caso di arresto della macchina, riportare i comandi in folle ed inserire il freno; non abbandonare mai la macchina con il motore acceso.
  • Chiudere la macchina nelle soste per il pranzo o alla fine della giornata lavorativa, al fine di evitare avviamenti a personale non autorizzato.
  • Non utilizzare il miniescavatore se si riscontra una qualunque anomalia durante il controllo giornaliero oppure durante il suo uso. Informare immediatamente il responsabile della macchina e la società di noleggio.
  • Prestare la massima attenzione durante l'attraversamento di zone che manifestino irregolarità superficiali, esse potrebbero interrompere la continuità dell'aderenza o della trazione sul terreno della macchina con pericolo di scivolamenti laterali e/o ribaltamenti.
  • Evitare, quando possibile, l'attraversamento e/o il superamento di ostacoli; nel caso in cui ciò non fosse possibile, ridurre la velocità, procedere obliquamente, portarsi sul punto di "bilico", bilanciare la macchina sull'ostacolo e scendere lentamente.

In un contesto, come quello attuale, in cui i progressi di internet hanno trasformato l’economia e le relazioni sociali, la protezione dei dati personali riveste un’importanza fondamentale nel quadro dell’agenda digitale europea. 
Essa infatti è una delle 7 iniziative per la crescita e il rilancio della competitività dell’UE identificate nel quadro più ampio della strategia Europa 2020. 
Per questo motivo, il 25 gennaio 2012, la Commissione europea ha presentato un pacchetto legislativo composto da una proposta di Regolamento e una proposta di Direttiva concernente il trattamento dei dati personali, al fine di modernizzare la vigente normativa che risale al 1995.
La tutela della privacy come già accennato in precedenza, è un problema che travalica i confini nazionali. 
È necessario quindi un quadro legislativo comune ed omogeneo in materia di protezione dei dati personali e di libera circolazione dei dati che sia di portata continentale ovvero mondiale.
Attualmente in Europa vi sono 27 differenti normative in materia di protezione dei dati personali. Questo rappresenta un quadro normativo estremamente disomogeneo e frammentato. 
Nelle normative esistenti a livello nazionale si fa riferimento: Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo – art. 12- In esso si proclama che: “nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione”. 
Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea-art. 8
1- ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano;
2- tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni persona ha il diritto di accedere ai dati raccolti che la riguardano e di ottenerne la rettifica;
3- il rispetto di tali regole è soggetto al controllo di un'autorità indipendente.
Il Regolamento si propone di armonizzare la normativa europea dei 27 Stati membri in tema di privacy e di adeguarla allo sviluppo tecnologico. 
Inoltre, il provvedimento mira a semplificare gli adempimenti burocratici a carico dei titolari, per ridurre i costi connessi alla loro esecuzione.
Le proposte della Commissione europea di riforma della disciplina della protezione dei dati personali hanno portato alla presentazione di un pacchetto di riforme presentato il 25 gennaio  2012 composto da: 
una comunicazione che illustra la ratio della riforma; 
una proposta di regolamento che sostituirà la direttiva 95/46/CE; 
una proposta di direttiva che sostituirà la decisione quadro 2008/977/GAI sul trattamento nell’ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale
La base giuridica 
Con il Trattato di Lisbona, la Carta dei diritti fondamentali dell’UE, acquista lo stesso valore giuridico dei Trattati. Viene introdotto nel Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea (TFUE), l’articolo 16 che fornisce una nuova più ampia base giuridica per l’intervento normativo europeo a protezione dei dati personali e per la libera circolazione di tali dati
Perché la riforma 
La diffusione tecnologica, oltre a favorire i tradizionali scambi di beni e servizi, ha permesso la condivisione globale di informazioni sensibili, sollevando numerose criticità soprattutto in materia di trattamento dei dati personali. Nell’era della digitalizzazione, sempre più individui rendono progressivamente pubbliche sulla rete mondiale le informazioni private che li riguardano e le autorità pubbliche e le imprese possono utilizzare questi dati personali resi pubblici nello svolgimento delle loro attività.
Le carenze percepite 
L’assenza di una chiara tutela globale dei dati personali, incrementa la sfiducia dei consumatori verso i servizi online, rischiando di rallentare lo sviluppo di applicazioni tecnologiche e innovative. 
La frammentazione delle modalità di applicazione della protezione dei dati personali nel territorio dell’Unione, ha incrementato l’incertezza giuridica e la diffusa percezione nel pubblico che le operazioni online comportino notevoli rischi. 
PRINCIPALI ELEMENTI DELLA PROPOSTA DI REGOLAMENTO
Armonizzazione della normativa degli Stati membri attraverso un corpus unico di norme in materia di protezione dei dati personali valido per tutta l’Unione.
La manifestazione del consenso “esplicita” dell’interessato al trattamento dei dati personali.
Introduzione del diritto all’oblio e alla cancellazione dei dati online: chiunque potrà chiedere di cancellare i propri dati se non sussistono motivi legittimi per mantenerli.
Semplificazione del processo relativo alla portabilità dei dati, agevolando l’accesso e il trasferimento degli stessi da un fornitore di servizi a un altro.
Maggiore responsabilità e obbligo di documentazione per il “responsabile al trattamento dei dati” in sostituzione dell’attuale obbligo di notificare tutti i trattamenti alle autorità di protezione dei dati.
Obbligo per l’incaricato al trattamento di notificazione e comunicazione di tutte le violazioni dei dati personali.
Nomina obbligatoria di un “responsabile alla protezione dei dati” per il settore pubblico e nel settore privato, per le grandi imprese.
Applicazione delle norme previste dal Regolamento anche ai dati personali trattati all’estero da imprese che sono attive sul mercato unico e offrono servizi ai cittadini dell'Unione.
Obbligo per gli Stati Membri di istituire Autorità di controllo indipendenti per la protezione dei dati.
Creazione di un Comitato europeo per la protezione dei dati indipendente e composto dal responsabile dell’autorità di controllo indipendente di ciascun Paese e dal garante europeo della protezione dei dati.

Il termine comunicazione deriva dal verbo comunicare che nel suo significato originale (latino) vuol dire "mettere in comune" ossia condividere con gli altri pensieri, opinioni, esperienze, sensazioni e sentimenti. 
La comunicazione non è quindi semplicemente parlare ma presuppone necessariamente una relazione e quindi uno scambio.
Il termine “comunicazione” è uno tra i più usato del nostro tempo: si parla di comunicazione a proposito del linguaggio, dei media, della cultura, dell'arte, della politica, della pubblicità, del marketing, etc. Oggi il saper comunicare e il saper usare strumenti e mezzi opportuni per una comunicazione efficiente ed efficace, costituiscono aspetti sempre più importanti in qualsiasi settore e ambito disciplinare.
La comunicazione è quell’attività nella quale ciascuno di noi è quotidianamente coinvolto; essa si può definire come lo scambio di informazioni e significati tra persone, attraverso l'uso di segni o di simboli condivisi.
La comunicazione infatti è lo strumento che rende possibile l'interazione sociale e, quindi, lo scambio, la cooperazione tra gli uomini.
Fino ad ora abbiamo parlato di comunicazione in modo astratto. 
Ma un processo di comunicazione reale non è solo un astratto trasferimento di informazioni codificate. I veicoli sui cui viaggia l'informazione, i segnali, sono entità fisiche: possono essere corpi fisici, o flussi di energia, come vibrazioni sonore, correnti elettriche, radiazioni elettromagnetiche. 
Per trasmettere e ricevere l’informazione sono dunque necessari degli apparati fisici, in grado di produrre energia e segnali, che possano essere trasferiti e ricevuti attraverso un canale, e percepiti dall’uomo mediante i suoi recettori (i sensi  e, quindi, il pensiero).
E poiché la comunicazione è il fondamento su cui si basano sia il pensiero e la conoscenza individuale, sia quella forma di pensiero e conoscenza collettiva che chiamiamo cultura, ne consegue che la natura degli strumenti del comunicare diventa un fattore di trasformazione del pensiero, della cultura e dunque della società.
L'idea che lo studio della comunicazione umana non possa prescindere da una analisi delle tecnologie della comunicazione la dobbiamo allo studioso canadese Marshall McLuhan. 
Egli, nei suoi molti libri e saggi, scritti a partire dagli anni 60, ha proposto una analisi innovativa ed affascinante di numerosi strumenti della comunicazione, dalla scrittura fino alla televisione ed ai computer (anche se purtroppo è scomparso prima della nascita e della diffusione del personal computer, che è stato il primo vero propulsore della rivoluzione digitale). Per designare tali strumenti egli ha utilizzato il termine media (in latino medium significa mezzo), che è divenuto uno dei termini chiave nelle scienze della comunicazione.L'opera di McLuhan non ha mai assunto uno stile accademico e sistematico, ed anzi è caratterizzata da molti slogan ed affermazioni provocatorie. 
Questo stile, come egli stesso disse, gli permetteva di farsi capire da un pubblico vasto, e non solo da una ristretta cerchia di specialisti. 
Tuttavia da questa asistematicità sono conseguiti numerosi fraintendimenti ed incomprensioni, ed il suo pensiero è stato oggetto di vere e proprie guerre ideologiche tra entusiasti sostenitori e critici radicali.Uno dei punti su cui la controversia si è maggiormente soffermata riguarda proprio il concetto di medium. 
Egli, infatti, non ne ha mai dato una definizione rigorosa, limitandosi a scrivere che un medium è "qualsiasi tecnologia che crei estensioni del corpo e dei sensi, dall'abbigliamento al calcolatore". 
In questo modo fu portato a riunire in una sola categoria fenomeni che ricadono nella sfera dei codici, come il linguaggio verbale e la scrittura, le tecnologie che rientrano tra i canali della comunicazione, come la stampa, l'elettricità ed il telefono, o altri che diremmo piuttosto messaggi, come gli abiti, o i quadri. E non solo: per McLuhan anche il treno, le autostrade, l'automazione nelle fabbriche erano dei media.
Ancora più controversa è stata la sua celebre affermazione "il medium è il messaggio". 
Molti hanno interpretato questo aforisma nel senso che nella comunicazione ciò che conta non è il contenuto, quello che si vuole comunicare, ma il mezzo strumentale utilizzato per comunicare. E dunque, se ne potrebbe dedurre, il contenuto è ininfluente. 
Se si tiene conto che questa affermazione cadeva proprio nel mezzo della polemica scatenatasi negli anni 60 sulla funzione dei mezzi di comunicazione di massa (e soprattutto della televisione) nei processi di massificazione culturale, ci si può rendere conto della sua carica provocatoria, e della conseguente reazione di gran parte degli intellettuali tradizionali.A partire da questa idea relazionale dei media, possiamo anche reinterpretare la provocatoria affermazione che il medium è il messaggio: nel momento in cui la comunicazione viene mediata da un apparato strumentale artificiale, qualsiasi esso sia, le caratteristiche tecniche di tale apparato agiscono sulla percezione del messaggio stesso, definendo il campo di possibilità entro cui possono svilupparsi sia la forma sia i contenuti della comunicazione.E poiché la comunicazione è il fondamento su cui si basano sia il pensiero e la conoscenza individuale, sia quella forma di pensiero e conoscenza collettiva che chiamiamo cultura, ne consegue che la natura degli strumenti del comunicare diventa un fattore di trasformazione del pensiero, della cultura e dunque della società.


SAFETY ALL 81 Lavoro è la suite software per il monitoraggio e la gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro ai sensi del D. Lgs. 81/08 e s.m.i. per piccole e medie aziende.
Safety ALL 81 Lavoro si propone come un valido e potente strumento informatico efficace ed esaustivo per la redazione di tutta la documentazione prevista ai sensi della vigente normativa. Consente la redazione del D.V.R. standardizzato per aziende fino a 10 lavoratori secondo le procedure semplificate (Decreto Interministeriale del 30/11/2012) e per realtà organizzative fino a 50 lavoratori senza limiti di stampa e di numero di aziende inserite.
A corredo del software sono fornite 170 attività prototipo, con le relative attività lavorative, descrizione, macchine/attrezzature/sostanze/impianti. Ogni risorsa sarà completata dalla relativa scheda tecnica, con valutazione dei rischi tramite matrice PXD, misure di prevenzione e DPI.
Le attività prototipo sono la base da cui costruire il DVR, facilitando l'inserimento dati e la valutazione dei rischi.
Caratteristiche principali
• Descrizione dell’azienda, del ciclo lavorativo/attività e delle mansioni 
• Individuazione dei pericoli presenti in azienda
• Valutazione dei rischi associati ai pericoli individuati e identificazione delle misure di prevenzione e protezione attuate
• Definizione del programma di miglioramento
• Archivi di base: mansioni, misure di prevenzione, attrezzature di lavoro, materie prime, ecc.
• Gestione e stampa della check list delle famiglie di pericoli
• Scheda riepilogativa dipendenti con formazione eseguita, sorveglianza sanitaria, DPI consegnati, ecc.
• Valutazione dei rischi per area/reparto o per mansione
• Piano di miglioramento con relative scadenze
• Stampa DVR standardizzato in formato rtf, per ulteriori modifiche e personalizzazioni. Possibilità di esportazione in pdf o in formato .docx, .doc, ecc.
• Registro Antincendio
• Registro Infortuni
• Redazione DUVRI
• valutazione rischio stress da lavoro correlato

E' possibile scaricare la demo del software in visione per 15 giorni,



La maggior parte dei carrelli elevatori sono azionati elettricamente tramite batterie di accumulatori installate a bordo. 
In genere al termine della giornata o della settimana lavorativa, è necessario ricaricare le batterie per poter essere pronte all’uso alla ripresa del lavoro.
La ricarica, di solito, avviene senza nessuna sorveglianza o con una sorveglianza generica per esempio durante la notte o il fine settimana.
La sicurezza viene affidata a dispositivi automatici di controllo della corrente di carica e di apertura del circuito a fine carica.
Per i carrelli alimentati da motori elettrici a batteria, si dovrà individuare con particolare attenzione:
- l’ubicazione della zona di  ricarica;
- la tipologia di impianto
- le modalità operative previste per effettuare la connessione ai circuiti di alimentazione delle batterie.
Le stazioni di carica possono essere dislocate:
in luoghi confinati, locali appositamente dedicati alla ricarica delle batterie;
in luoghi non confinati (detti zone di carica) che però presentano pericoli di diversa natura.
RISCHI DURANTE LE OPERAZIONI DI RICARICA
Rischi derivanti dall’elettrolito
L’elettrolito è una soluzione acquosa di acido solforico al 30–35%. Per evitare rischi di contatto è necessario utilizzare appositi DPI: occhiali, guanti e grembiule soprattutto durante l’abboccamento degli accumulatori.
Rischi di surriscaldamento e cortocircuito
Prestare particolare attenzione: 
- al dimensionamento dei cavi di collegamento ed all’usura dell’isolante soggetto a movimento nell’uso e al contatto con la soluzione acquosa di acido solforico; 
- al serraggio dei terminali dei cavi, per evitare che si allentino durante la carica; 
- ai terminali degli accumulatori che possono essere accidentalmente cortocircuitati con attrezzi metallici ed anche con oggetti metallici personali ( es. braccialetti e cinturini). 
Rischi di contatto diretto
Le batterie di accumulatori hanno tensione nominale variabile da 24 V a 120
V, senza riferimenti a terra, quindi, nelle zone di carica può esistere il pericolo di contatto diretto. La protezione è in genere attuata mediante ostacoli e segnaletica di sicurezza.
Rischio di esplosione
Nelle zone di carica esistono pericoli di esplosione derivanti dall’emissione di idrogeno e ossigeno dagli accumulatori.
L’idrogeno è un gas infiammabile e l’ossigeno che va ad aumentare la quantità di ossigeno dell’aria, è un comburente. 
Per tali motivi possono formarsi atmosfere esplosive, con eventuali, ma ingenti danni dovuti sia alla violenza dell’esplosione che alla possibilità di incendio di altri materiali combustibili presenti nelle zone circostanti.
Gli accumulatori sono generalmente al piombo, di tipo aperto, cioè con coperchio che permette il libero sfogo dei gas prodotti.
Durante la carica si ha sviluppo di idrogeno e ossigeno e anche in misura minore, durante la scarica, particolarmente quando gli accumulatori sono soggetti a movimenti e scuotimenti come nel caso di installazione su carrelli.
Lo sviluppo maggiore si ha durante la fase finale della carica a fondo ed in quella di proseguimento della carica oltre la fase di massificazione (sovraccarica).
Quando  in una stessa zona le batterie in carica sono più di una si deve considerare la portata totale di idrogeno.
E’ bene ricordare che l’idrogeno ha come limite inferiore di esplodibilità il 4%  in aria e come limite superiore il 75%, per cui tutte le concentrazioni intermedie di miscele idrogeno-aria sono pericolosissime, in quanto è necessaria pochissima energia (es. temperatura eccessiva, arco elettrico, scintille, fiamma libera ecc.) per provocare un’esplosione.
Inoltre, l’idrogeno è molto più leggero dell’aria, per cui tende a salire ed accumularsi in tutte le sacche eventualmente presenti nella parte alta del locale di carica o dell’armadio o della cassa (come il caso dei carrelli durante la loro attività.
La zona destinata alla carica deve essere ben ventilata, e si deve assolutamente vietare di fumare ed usare fiamme libere.
Dopo aver individuato la zona esclusivamente destinata alla carica e sarà necessario circoscriverla con ostacoli (es. catenelle) che impediscano l’accesso ai non addetti ai lavori, almeno nei periodi di tempo nei quali si svolgono attività legate alla carica delle batterie.
Sulle barriere, particolarmente negli accessi, deve essere apposta la segnaletica di sicurezza bene in vista ed illuminata. 
Le norme CEI 21-5 raccomandano che la zona destinata alla carica si ben ventilata, così da mantenere la concentrazione di idrogeno nell’atmosfera al di sotto del limite inferiore di esplodibilità.
La concentrazione dovrebbe essere mantenuta al di sotto del 25% del limite inferiore di esplodibiltà, cioè inferiore all’1% di idrogeno nell’aria.

Per la sicurezza elettrica la normativa di riferimento è:
- Il D. Lgs.  81/08 e s.m.i.;
- Il D.M. 37/08;
- La norma CEI EN 50110-1 e 501101-2;
- La norma CEI 11-27;
- La norma CEI 64-8.
TITOLO III – CAPO III – IMPIANTI E APPARECCHIATURE ELETTRICHE
Art. 80 Obblighi del datore di lavoro  (D. Lgs. 81/08 e s.m.i.)
1. Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché i lavoratori siano salvaguardati dai tutti i rischi di natura elettrica connessi all’impiego dei materiali, delle apparecchiature e degli impianti elettrici messi a loro disposizione ed, in particolare, da quelli derivanti da:
contatti elettrici diretti;
contatti elettrici indiretti;
innesco e propagazione di incendi e di ustioni dovuti a sovratemperature pericolose, archi elettrici e radiazioni;
innesco di esplosioni;
fulminazione diretta ed indiretta;
sovratensioni;
altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili.
2. A tale fine il datore di lavoro esegue una valutazione dei rischi di natura elettrica tenendo in considerazione: 
a) le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro, ivi comprese eventuali interferenze;
b) i rischi presenti nell’ambiente di lavoro;
c) tutte le condizioni di esercizio prevedibili. 
3. A seguito della valutazione del rischio elettrico il datore di lavoro adotta le misure tecniche ed organizzative necessarie ad eliminare o ridurre al minimo i rischi presenti, ad individuare i dispositivi di protezione collettivi ed individuali necessari alla conduzione in sicurezza del lavoro ed a predisporre le procedure di uso e manutenzione atte a garantire nel tempo la permanenza del livello di sicurezza raggiunto con l’adozione delle misure di cui al comma 1. 
3-bis. Il datore di lavoro prende, altresì, le misure necessarie affinché le procedure di uso e manutenzione di cui al comma 3 siano predisposte ed attuate tenendo conto delle disposizioni legislative vigenti, delle indicazioni contenute nei manuali d'uso e manutenzione delle apparecchiature ricadenti nelle direttive specifiche di prodotto e di quelle indicate nelle pertinenti norme tecniche. 
TITOLO III – CAPO III – IMPIANTI E APPARECCHIATURE ELETTRICHE
Articolo 82 - Lavori sotto tensione (D. Lgs. 81/08 e s.m.i.)
1. E’ vietato eseguire lavori sotto tensione. Tali lavori sono tuttavia consentiti nei casi in cui le tensioni su cui si opera sono di sicurezza, secondo quanto previsto dallo stato della tecnica o quando i lavori sono eseguiti nel rispetto delle seguenti condizioni: 
a) le procedure adottate e le attrezzature utilizzate sono conformi ai criteri definiti nelle norme tecniche.
b) per sistemi di categoria 0 e I purché l'esecuzione di lavori su parti in tensione sia affidata a lavoratori riconosciuti dal datore di lavoro come idonei per tale attività secondo le indicazioni della pertinente normativa tecnica; 
c) per sistemi di II e III categoria purché:
1) i lavori su parti in tensione siano effettuati da aziende autorizzate, con specifico provvedimento del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, ad operare sotto tensione;
2) l'esecuzione di lavori su parti in tensione sia affidata a lavoratori abilitati dal datore di lavoro ai sensi della pertinente normativa tecnica riconosciuti idonei per tale attività. 
Articolo 83 - Lavori in prossimità di parti attive (D. Lgs. 81/08 e s.m.i.)
1. Non possono essere eseguiti lavori non elettrici in vicinanza di linee elettriche o di impianti elettrici con parti  attive non protette, o che per circostanze particolari si debbano ritenere non sufficientemente protette, e comunque a distanze inferiori ai limiti di cui alla tabella 1 dell’ALLEGATO IX, salvo che vengano adottate disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi. 
Articolo 84 - Protezioni dai fulmini (D. Lgs. 81/08 e s.m.i.)
1.  Il datore di lavoro provvede affinché gli edifici, gli impianti, le strutture, le attrezzature, siano protetti dagli effetti dei fulmini realizzati secondo le norme tecniche. 
Articolo 85 - Protezione di edifici, impianti strutture ed attrezzature
1. Il datore di lavoro provvede affinché gli edifici, gli impianti, le strutture, le attrezzature, siano protetti dai pericoli determinati dall’innesco elettrico di atmosfere potenzialmente esplosive per la presenza o sviluppo di gas, vapori, nebbie infiammabili o polveri combustibili infiammabili, o in caso di fabbricazione, manipolazione o deposito di materiali esplosivi. 
2. Le protezioni di cui al comma 1 si realizzano utilizzando le specifiche disposizioni di cui al presente decreto legislativo e le pertinenti norme tecniche di cui all‘allegato IX.
Art. 86. Verifiche e controlli
1. Ferme restando le disposizioni del d.P.R. 22 ottobre 2001, n. 462, in materia di verifiche periodiche, il datore di lavoro provvede affinché gli impianti elettrici e gli impianti di protezione dai fulmini siano periodicamente sottoposti a controllo secondo le indicazioni delle norme di buona tecnica e la normativa vigente per verificarne lo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza.
2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, adottato sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono stabilite le modalità ed i criteri per l’effettuazione delle verifiche e dei controlli di cui al comma 1.
3. L’esito dei controlli di cui al comma 1 è verbalizzato e tenuto a disposizione dell’autorità di vigilanza.
TITOLO IV CAPO II  NORME PER LA PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI SUL LAVORO NELLE
COSTRUZIONI E NEI LAVORI IN QUOTA
SEZIONE II - DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE
Art. 117. Lavori in prossimità di parti attive 
1. Ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 83, quando occorre effettuare lavori in prossimità di linee elettriche o di impianti elettrici con parti attive non protette o che per circostanze particolari si debbano ritenere non sufficientemente protette, ferme restando le norme di buona tecnica, si deve rispettare almeno una delle seguenti precauzioni: 
mettere fuori tensione ed in sicurezza le parti attive per tutta la durata dei lavori;
posizionare ostacoli rigidi che impediscano l'avvicinamento alle parti attive;
tenere in permanenza, persone, macchine operatrici, apparecchi di sollevamento, ponteggi ed ogni altra attrezzatura a distanza di sicurezza.
2. La distanza di sicurezza deve essere tale che non possano avvenire contatti diretti o scariche pericolose per le persone tenendo conto del tipo di lavoro, delle attrezzature usate e delle tensioni presenti e comunque la distanza di sicurezza non deve essere inferiore ai limiti di cui all’allegato IX o a quelli risultanti dall’applicazione delle pertinenti norme tecniche.