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Quando i livelli di esposizione al rumore sono maggiori dei valori superiore di azione (LEX,8h > 87 dB(A) e/o Lpicco > 137 dB(C)), il datore di lavoro deve redigere il programma aziendale di riduzione esposizione o PARE secondo l'art. 192 c. 2 D. Lgs 81/08 e s.m.i. e Norma UNI/TR 11347:2015.
Il documento elenca tutte le misure tecniche e organizzative volte a ridurre l’esposizione al rumore sottoforma di schede di sintesi, che devono riportare le mansioni con esposizione maggiori dei valori superiori di azione e l’elenco delle sorgenti di rumore con livelli di rumore Laeq maggiori di 80 dB(A).
Il pare deve contenere:
  • elenco delle attività per le quali si verifica il superamento, riportanti i livelli e i valori di picco presenti;
  • misure tecniche e/o organizzative che si intendono adottare;
  • risultati attesi;
  • tempi di attuazione di ogni singola misura;
  • funzione aziendale e persona incaricata dell’attuazione della singola misura;
  • modalità di verifica dei risultati;
  • data prevista di attuazione.
Interventi tecnici
Un’intera appendice della norma UNI 11347 fornisce indicazione in merito alla valutazione e scelta degli interventi di insonorizzazione finalizzati a ridurre i livelli di esposizione al rumore. Vengono fornite indicazioni di carattere generale, con illustrazione dei pro e contro dell’intervento esaminato,  specifiche, in funzione di alcune situazioni tipo.
Interventi organizzativi
Tra gli interventi di carattere organizzativo la norma UNI 11347 fornisce utili indicazioni sulle modalità di identificazione delle aree rumorose, che potranno avvenire mediante mappe di rumore con curve di isolivello per consentire di posizionare idonea segnaletica.
Il PARE dovrà essere allegato al DVR e indicherà le azioni per la riduzione dell'esposizione al rumore per tutte quelle situazioni che superano i valori previsti dalla legislazione vigente.
Il PARE nella sua attuazione ha come obiettivo ultimo quello di riportare i singoli livelli di esposizione al rumore ai valori consigliati (da 75 a 80 db(A) per gli ambienti industriali).
Laddove possibile sarà anche necessario valutare la possibile sostituzione delle sorgenti di rumore con altre aventi emissione sonora minore.
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I dispositivi di protezione sono scelti ed adottati a seguito della valutazione dei rischi e in base al programma delle misure di Prevenzione e Protezione adottate.
Il datore di lavoro, in collaborazione con il RSPP e consultando il Medico Competente, il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza e a seguito di indagini ambientali, fonometriche, informazioni di letteratura tecnica, ma anche segnalazioni dei lavoratori o fornitori di DPI, individua le tipologie di DPI più idonee e valuta le caratteristiche dei DPI disponibili sul mercato, scegliendo quelli che soddisfano sia le specifiche esigenze di natura protettiva, sia gli aspetti ergonomici e di accettabilità da parte degli utilizzatori finali. 
I D.P.I. devono:
• essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un rischio maggiore;
• essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
• tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
• poter essere adattati all'utilizzatore secondo le sue necessità;
• l’uso dei DPI è strettamente individuale; laddove ciò non fosse possibile essi devono essere correttamente immagazzinati e manutenuti, e ne devono essere garantite le condizioni di igienicità
Devono essere dotati di:
• dichiarazione di conformità da parte del produttore;
• marcatura CE;
• NOTA INFORMATIVA rilasciata dal produttore.
La scheda tecnica che accompagna il dispositivo di protezione individuale deve essere consultata prima dell’utilizzazione dello stesso, sono riportate le seguenti informazioni:
• istruzioni di deposito, impiego, pulizia, manutenzione, disinfezione;
• le prestazioni ottenute agli esami tecnici effettuati per verificare i livelli o le classi di protezione del DPI;
• gli accessori utilizzabili con il DPI e le caratteristiche dei pezzi di ricambio appropriati;
• le classi di protezione adeguate a diversi livelli di rischio ed i corrispondenti limiti di utilizzazione;
• la data ed il termine di scadenza del DPI o di alcuni suoi componenti;
• il tipo di imballaggio appropriato per il trasporto del DPI;
• il significato della marcatura; 
• nome, indirizzo e numero di identificazione degli organismi notificati che intervengono nella fase di certificazione del DPI
Inoltre sulla confezione o sul DPI sono impressi i pittogrammi che indicano il tipo di protezione offerta dal dispositivo.
Il datore di lavoro provvede, in collaborazione con il RSPP, affinché i DPI siano stoccati in spazi idonei.
Formazione e addestramento all’uso
Il datore di lavoro deve organizzare e predisporre la formazione e l’addestramento all’uso (in particolare per i DPI di terza categoria) per tutto il personale che dovrà utilizzare i DPI, in particolare al momento dell’inserimento dell’operatore in reparto e a seguito di consegna di nuovi DPI.
Consegna e gestione
I DPI adottati per le diverse mansioni e reparti e le loro caratteristiche vengono riportati in un’apposita scheda e vengono consegnati ai singoli lavoratori dal datore di lavoro. Al momento della consegna il lavoratore firma l’apposito Modulo Consegna DPI, in cui dichiara di aver ricevuto i DPI, in quantità tot e si impegna ad utilizzarli e conservarli in maniera opportuna. Tale modulo di consegna andrà controfirmato dal Datore di lavoro.
Per i DPI per cui il costruttore ha specificato la data di scadenza, prima della consegna ai lavoratori dovrà essere verificata la data di scadenza del DPI, in modo da non fornire ai lavoratori dispositivi non più efficaci in quanto scaduti.
Inoltre, almeno una volta all’anno, il datore di lavoro o suo incaricato controlla la data di scadenza, ove presente, dei DPI tenuti a magazzino.
Verifica sull’utilizzo e sull’appropriatezza 
Il datore di lavoro e i preposti verificano periodicamente:
• l’effettivo ed il corretto utilizzo dei DPI da parte dei lavoratori;
• l’utilizzo non promiscuo di uno stesso DPI in dotazione personale (es. maschere, occhiali, guanti, scarpe, ecc.) da parte di più operatori;
• che i DPI siano riposti in luogo idoneo quando non utilizzati.
Inoltre, i controlli sull’utilizzo dei DPI sono effettuati anche in occasione di: 
• sopralluoghi di RSPP, Medico Competente, RLS
• analisi dell’andamento infortunistico.
Le modalità di verifica ed eventuale segnalazione di mancato o scorretto utilizzo dei DPI sono riportate ed elencate come NON conformità, per adottare opportune azioni correttive.
Pulizia e manutenzione
Il Datore di Lavoro, con la collaborazione di tutte le figure aziendali, compresi i lavoratori, assicura per tutti i DPI consegnai e in magazzino, il mantenimento nel tempo delle loro caratteristiche specifiche, attraverso la pulizia o la loro sostituzione.

Ogni azienda deve procedere alla pianificazione e alla registrazione delle attività periodiche di controllo, manutenzione e verifica delle risorse strumentali (macchine, attrezzature, veicoli, strutture e impianti) in dotazione ai lavoratori in modo da prevenire e/o ridurre l'incidenza di danni a persone o cose derivanti da anomalie causate da rotture, mal funzionamenti, sovraccarichi di lavoro.
Si tratta di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria (preventiva e in emergenza) su macchine, attrezzature, impianti, strutture dell’azienda effettuati sia da squadra di manutenzione interna che da ditte esterne specializzate.
Per effettuare i controlli periodici e le operazioni di manutenzione ordinaria, programmata e straordinaria, l’azienda mette a disposizione le risorse strumentali utilizzate.
Gli interventi di manutenzione da realizzare sono quelli previsti nei manuali o libretti di istruzione per l'uso consegnati dal fornitore a corredo della macchina/attrezzatura/impianto.
Tutte le operazioni di manutenzione vanno programmate attraverso apposito scadenzario.
In caso di adozione/acquisto di una nuova risorsa il datore di lavoro o suo incaricato aggiorna lo scadenzario stesso con le nuove operazioni di manutenzione.
La registrazione di tutti gli interventi manutentivi realizzati deve essere effettuata in apposito modulo firmato dai responsabili di manutenzione e controfirmato dal datore di lavoro.
In occasione di ripetuti interventi di manutenzione straordinaria su una stessa attrezzatura, sarà necessario diminuire la periodicità dei controlli periodici oppure aumentare la frequenza degli interventi programmati.
Per gli interventi di manutenzione effettuati da squadra interna, il datore di lavoro provvede a:
• definire e fornire i dispositivi di protezione individuale necessari;
• verificare l’adeguatezza della formazione, informazione e addestramento degli operatori addetti rispetto agli interventi da attuare, ed eventualmente provvedere all'aggiornamento;
• verificare l’attrezzatura necessaria per l’intervento, assicurarne la disponibilità in azienda, il corretto funzionamento e la consegna agli operatori incaricati della manutenzione;
• vigilare sulla corretta applicazione delle procedure di intervento al fine di verificarne la conformità a quanto specificato nei manuali di uso e manutenzione e nelle eventuali istruzioni operative;
• non effettuare interventi sulle parti di macchine o impianti per i quali il costruttore si è riservato la specifica gestione, attivando per questi il servizio di assistenza previsto;
• verificare, in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, lo stato di sicurezza della macchina al termine dell’intervento manutentivo prima della restituzione alla produzione. La verifica riguarda l’installazione e il corretto funzionamento di ripari di protezione e dispositivi di sicurezza necessari per la tutela della salute e della sicurezza dell’utilizzatore.
Prima di iniziare un intervento manutentivo, l’operatore addetto dovrà informare il Capo Reparto o il preposto e delimitare la zona in modo da non renderla accessibile ad altre persone presenti nell'area (es. utilizzando nastro rosso – bianco se l’area interessata è ampia, oppure collocando un cartello “Macchina in manutenzione” qualora l’intervento non richieda di delimitare la zona); tale disposizione si applica anche in caso di interventi manutentivi effettuati da ditte esterne specializzate.

E’ compito dell’azienda nelle sue figure responsabili individuare le potenziali cause di possibili situazioni di emergenza, farne una valutazione e predisporre misure preventive.
Chiunque rilevi un fatto anomalo o pericoloso (incendio, incidente, infortunio, guasto, ecc.) e non è assolutamente certo di potervi far fronte con successo deve seguire le seguenti procedure:

• dà l'allarme al suo diretto superiore specificando esattamente:
• la natura dell'emergenza
• la presenza di eventuali persone coinvolte o infortunate
• il luogo esatto in cui si trova
• le proprie generalità.
Può quindi attivarsi per tentare di contenere o ridurre il pericolo solo dopo aver valutato attentamente le proprie capacità operative e assicurandosi prima di tutto della propria incolumità.
Il superiore contattato, avvisa immediatamente il Responsabile dell’emergenza (RSE) che, valuta la gravità della situazione di pericolo e decide circa l'attivazione del "Piano di Emergenza", ordinando in tal caso, se necessario, di effettuare le chiamate ai Vigili del Fuoco, Carabinieri/Polizia, Pronto Soccorso.
Inoltre il RSE segue l'evolversi della situazione di pericolo e coordina le operazioni di emergenza mantenendosi in costante contatto con i vari responsabili aziendali. Nel caso giudichi necessario uno sgombero parziale o un'evacuazione totale, fornisce le istruzioni del caso consultandosi preventivamente con la Direzione Aziendale.
Qualora le Organizzazioni di pubblico soccorso e/o pronto intervento eventualmente richieste (Vigili del Fuoco, Polizia, ecc.) prendano il controllo della situazione, il RSE assicura loro tutta la necessaria assistenza.
La fine di una emergenza viene stabilita dal RSE (in seguito alla comunicazioni delle organizzazioni di pubblico soccorso) insieme alla Direzione Aziendale.
Il ripristino della normale attività lavorativa avviene in seguito a sopralluogo effettuato dal RSE che provvede a relazionare sullo stato di fatto nonché sulla eventuale impossibilità di riprendere l'attività lavorativa.
Il Responsabile per l’emergenza
Nomina un Coordinatore per l’emergenza, con il compito di progettare e realizzare il piano di emergenza. Decide la strategia generale di intervento, valutando, in collaborazione con il Coordinatore, le tipologie e le classi delle emergenze prevedibili, disponendo la predisposizione di tutti i mezzi necessari all'attuazione del piano di emergenza. Designa, su proposta del Coordinatore, sentito il Responsabile del personale e i dirigenti interessati, gli incaricati per l’emergenza, dando disposizioni sulle loro dotazioni e l’addestramento necessario.
Approva, sentiti i Dirigenti interessati, il piano di emergenza predisposto dal Coordinatore, e dà disposizioni per la divulgazione, l’informazione e la discussione del piano a tutti i livelli dell’azienda.
In caso di emergenza:
In base alla segnalazione di un’emergenza in corso, il responsabile per le emergenze decide l’attivazione del segnale di “inizio emergenza” ed eventualmente ordina l’evacuazione dell’area interessata o di tutta l’unità produttiva.
Se necessario, attiva il centro operativo e assume il controllo generale dell’unità produttiva, dando indicazioni al coordinatore nel corso dell’emergenza.
Su segnalazione del coordinatore o dei servizi pubblici, decide l’attivazione del segnale di “fine emergenza”.
Addetti all'emergenza antincendio
Tali operatori vanno selezionati tra il personale dipendente motivato, possibilmente volontario, che, oltre ad essere debitamente formato, disponga anche di una discreta agilità fisica, in quanto la tempestività del loro intervento, in molti casi, può evitare che un evento degeneri in modo incontrollato.
Gli addetti delle squadre di emergenza, primo soccorso e antincendio devono:
  • aver frequentato regolare corso per addetto antincendio;
  • possedere una buona conoscenza dell’impiantistica e dell’organizzazione della struttura
  • essere immediatamente reperibili e disponibili in caso di emergenza.

In caso di emergenza:
Gli Addetti all'Emergenza Antincendio lasciano immediatamente il proprio posto di lavoro, si dotano dei mezzi necessari ad affrontare l’emergenza e si dirigono sul luogo dell’emergenza insieme al capo servizio emergenza.
Su disposizione del capo servizio emergenza, gli addetti antincendio dovranno eventualmente disattivare gli impianti (gas metano, elettrico ecc.).
La loro opera procederà sino all'arrivo dei soccorsi esterni ai quali forniranno comunque tutto l’appoggio necessario per una più rapida ed efficace risoluzione dell’anomalia.
Durante gli orari di lavoro deve essere garantita la presenza degli addetti antincendio.


In determinati ambiti lavorativi, non è possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi per cui occorre adottare sistemi ed accorgimenti nel corso delle operazioni di trasporto e di sollevamento.
Dovendo sollevare un carico, maggiore è l’inclinazione del tronco e maggiore risulta il carico dei muscoli dorsali e dei dischi intervertebrali, per cui anche pesi leggeri possono risultare pericolosi se sollevati con il tronco inclinato in avanti.


In generale, si dovranno tenere in considerazione le seguenti indicazioni:
• essere in posizione stabile;
• afferrare il carico con sicurezza e possibilmente sempre con entrambe le mani;
• tenere il carico il più vicino possibile al corpo;
• non depositare o prelevare materiali al di sopra dell’altezza delle spalle o direttamente sul pavimento;
• evitare la torsione del busto girando tutto il corpo e muovendo i piedi;
• tenere la schiena ben eretta e distesa, mai piegare la schiena; in caso di sollevamento di oggetti posti in basso è necessario piegare le ginocchia;
• sia in piedi che seduti la schiena non deve mai essere curva;
• il piano di lavoro deve essere ad un altezza tale da poter tenere i gomiti ad angolo retto
• per lavorare seduti il tavolo deve lasciare sufficiente spazio alle gambe, i piedi devono essere appoggiati sul pavimento o su di un poggiapiedi;
• è sempre bene cambiare con una certa frequenza la posizione del corpo.
Sarà necessario gestire l’organizzazione del lavoro ad esempio, prima di iniziare a spostare un oggetto è indispensabile valutare:
• il percorso da compiere (la lunghezza del tragitto, la presenza di spazi ristretti, di scale, di pavimenti sconnessi o scivolosi, la temperatura ambiente ecc.);
• la necessità di altri operatori (meglio trasportare il carico in due) o di ausili meccanici;
• le caratteristiche del contenitore (forma, dimensioni, baricentro, afferrabilità e stabilità) e del contenuto (sostanze infiammabili, corrosive, ecc.);
• evitare che i periodi in cui si sollevano i carichi siano concentrati nella giornata, alternarli con altri lavori meno gravosi;
• evitare di spostare oggetti troppo ingombranti tali da impedire la visibilità;
• suddividere i carichi eccessivi in più carichi di peso minore. Se non si può dividere il carico è bene utilizzare un mezzo di trasporto. La regola di suddividere il carico vale anche in caso di pesi leggeri e di percorso lungo, infatti, se il tragitto da percorrere è lungo anche il trasporto di un peso leggero può diventare faticoso.
Anche le modalità di immagazzinamento sono importanti:
• le scaffalature e gli armadi devono essere solidamente ancorati per evitarne il ribaltamento;
• i ripiani non devono essere caricati oltre misura;
• è vietato arrampicarsi sugli scaffali o armadi per prelevare o deporre materiali, è obbligatorio servirsi di scale a norma;
• non lanciare gli oggetti da riporre in alto;
• il materiale deve essere disposto in modo da non presentare sporgenze pericolose e da non intralciare il passaggio e le uscite;
• evitare lo stoccaggio di materiali pesanti al di sopra dell’altezza delle spalle o sul pavimento; mettere i materiali più pesanti a 60-80 cm da terra;
• evitare di formare cataste o pile soprattutto su scaffali alti.

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L’utilizzo di materiali isolanti contenenti amianto negli impianti tecnologici in ambito civile ed industriale è stato particolarmente diffuso in passato soprattutto per coibentare impianti e apparecchiature con temperature di esercizio elevate od utilizzanti fluidi caldi o freddi. I rivestimenti dei manufatti si presentano di aspetto e consistenza diversa, ma generalmente i rivestimenti termici di caldaie e tubazioni varie possono avere un aspetto gessoso, a mattone, terroso o a cartone increspato, solitamente rivestiti da canovacci di stoffa o nastro telato o da guaine o reti in metalliche o plastiche e quindi risultare spesso composti da strati di diversa natura. 
Nella bonifica di grandi strutture coibentate (es. grosse tubazioni o caldaie, serbatoi o elementi coibentati di macchina) è da preferirsi la rimozione dell'intera struttura e la successiva coibentazione in apposita zona confinata.
PROCEDURE DI LAVORO
• Interdire la zona di lavoro con apposite segnalazioni.
• Nello svolgimento del lavoro dovranno essere prese tutte le precauzioni per proteggere le zone adiacenti non interessate dalla contaminazione da polvere o detriti contenenti amianto.
• Pulire ogni giorno, con aspirazione a secco o con metodo ad umido, qualsiasi zona al di fuori dell'area di lavoro o di passaggio che sia stata contaminata da polvere o da altri residui conseguenti alle lavorazioni svolte.
• L'impresa deve elencare ed affiggere nel locale dell'equipaggiamento e nel locale di pulizia le procedure di lavoro e di decontaminazione che dovranno essere eseguite dagli operai.
• Prima dell'inizio dei lavori gli operai devono essere informati e formati sulle tecniche di rimozione dell'amianto, sull’uso delle maschere respiratorie e sulle procedure per la rimozione, la decontaminazione e pulizia del luogo di lavoro.
• L'impresa deve indicare nel Piano di Lavoro le procedure che gli operai devono seguire all'accesso e all'uscita della zona di lavoro attraversando correttamente il sistema di decontaminazione.
• Gli interventi di bonifica di grosse tubazioni o serbatoi devono essere svolti in apposita zona confinata dopo aver rimosso la tubazione o il serbatoio con la coibentazione ancora in opera.
• Vietare l’accesso nel locale o nell’area di lavoro ai non addetti ai lavori.
• Laddove possibile, eseguire l’intervento ad impianto spento o con la porzione interessata disattivata in quanto:
o Le tubazioni con liquidi freddi (centrali di condizionamento) private dell’isolamento producono molta condensa;
o Le tubazioni o parti di impianto con temperature > 60°C provocano problemi di resistenza al calore del glove bag ed elevato calore radiante per gli addetti;
• Per la rimozione della tubazione, l’eventuale taglio deve avvenire in corrispondenza dei punti in cui esistono soluzioni di continuità nella coibentazione dopo aver provveduto ad impregnare tutta la superficie coibentata con idonei prodotti incapsulanti ed averla ricoperta con un telo di polietilene, le cui estremità dovranno essere idoneamente sigillate (anche con nastro adesivo).
• Se non esistono punti di interruzione utili, si rimuove una parte limitata del coibentante, con la tecnica del glove-bag, poi si procede al taglio o allo smontaggio nella zona liberata dall'amianto, sempre dopo sfasciatura e sigillatura della coibentazione rimasta.
• La movimentazione dei pezzi ottenuti deve essere condotta senza danneggiare la protezione della coibentazione.
• Durante le operazioni devono sempre essere a disposizione le attrezzature per interventi che si rendessero necessari in caso di liberazione di fibre nell’aria (aspiratori con filtri ad efficienza HEPA, incapsulanti, ecc.).
• Le operazioni di scoibentazione di grandi strutture devono essere eseguite nel pieno rispetto delle norme previste per la bonifica dei materiali di amianto friabili, adattandole alla particolarità della situazione dell’intervento.
• Per quanto riguarda la rimozione delle caldaie, quelle in acciaio a corpo unico vengono normalmente rottamate tal quali, dopo aver tagliato i tubi di mandata e di ritorno.
• Quando non è possibile estrarre la caldaia, a motivo delle sue dimensioni, di solito si procede al taglio della stessa con fiamma ossidrica, senza manomettere l’eventuale guarnizione di amianto del portellone.
• Le caldaie in ghisa vengono normalmente scomposte nei singoli elementi sul posto.
• Una caldaia che non è stata preventivamente decoibentata (o le parti di caldaia che sono state originate dalle operazioni di taglio), posta fuori opera, è classificabile come "Apparecchiatura fuori uso contenente amianto in fibre" e potrà essere rottamata solo dopo essere stata completamente decoibentata e decontaminata, con adeguate tecniche, in analogia a quanto prevede il D.Lgs. n.81/08 per i mezzi rotabili.
• Le superfici decoibentate, dopo aspirazione ed accurato controllo visivo, dovranno essere ricoperte con uno strato di incapsulante per bloccare le eventuali tracce di amianto sfuggite alla rimozione.
• E’ fondamentale che il materiale da rimuovere sia bagnato e che venga mantenuto bagnato, per contenere l’aerodispersione di fibre nel cantiere. Materiali poco bagnati e lasciati accumulare per terra asciutti possono determinare concentrazioni di fibre anche dell’ordine di decine di migliaia di fibre per litro di aria.
• Durante la rimozione è necessario nebulizzare in aria frequentemente acqua e/o soluzioni diluite di incapsulante.
• Per limitare la diffusione delle fibre nell’ambiente è assolutamente proibito l’uso di utensili meccanici elettrici ad alta velocità, quali seghe con dischi abrasivi, ed è proibito usare l’aria compressa e l’idropulitrice.
• Particolare attenzione deve essere prestata nel rimuovere l’amianto dalle zone anguste, dagli angoli e dalle parti nascoste o difficilmente accessibili.
• L'amianto rimosso deve essere insaccato immediatamente e comunque prima che abbia il tempo di essiccare.
• Prima della raccolta è buona norma accertarsi che il materiale rimosso sia ancora bagnato, in caso contrario, bagnarlo adeguatamente con getto soffuso di incapsulante.
• Per rimuovere correttamente rivestimenti di amianto friabile, devono lavorare contemporaneamente almeno due squadre di operai prima addetta alla rimozione dell'amianto e la seconda raccogliere e insaccare l'amianto caduto.
• I sacchi appena riempiti devono essere immediatamente sigillati.
• I materiali rimossi e di risulta opportunamente imballati ed etichettati, devono essere conferirti a trasportatore autorizzato che li consegnerà a discarica autorizzata.
• I lavoratori devono osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro/dirigenti/preposti utilizzando correttamente i dispositivi di protezione messi a disposizione (quali maschere filtranti e indumenti non riutilizzabili).
• Utilizzare sempre i dispositivi di protezione individuali previsti.
• Verificare l'uso costante dei DPI da parte di tutto il personale operante.